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Documento sulla manovra economico finanziaria del governo ed il suo impatto sugli enti localie le regioni

a cura del Coordinamento nazionale degli enti locali della federazione della sinistra.
I tagli dei trasferimenti agli EELL, previsti dalla manovra recentemente approvata dal Parlamento, per circa 6,4 miliardi di euro, che seguono tagli già operati nell’ultimo triennio dal governo Tremonti-Berlusconi per oltre 20 miliardi, DELINEANO CON CHIAREZZA UNA SCELTA GRAVISSIMA: scaricare sui cittadini più deboli i costi della crisi mettendo in discussione la possibilità dei Comuni e degli altri Enti Locali di garantire DIRITTI COSTITUZIONALI FONDAMENTALI come il diritto all’inclusione sociale, alla casa alla scuola, alla mobilità, alla salute ecc.
In particolare i tagli al comparto degli EELL sono per il 2013 di 1 miliardo per i Comuni, 0,4 per le Province, 0,8 per le Regioni ordinarie e 1,0 per le Regioni autonome; per il 2014 rispettivamente di 2,0; 0,8; 1,6 e 2,0 miliardi di euro.
A ciò si aggiungono ulteriori tagli sulla sanità di 2,5 miliardi per il 2013 e 5 miliardi nel 2014.
A regime, insomma, questa manovra sugli enti locali e sulla sanità vale 11,4 mld, pari al 23% della correzione del deficit prevista nella manovra stessa. L’effetto di questi tagli ai trasferimenti alle Regioni sulla Sanità sono gli ingiusti ed odiosi ticket che rischiano di aumentare anche in quelle Regioni dove già esistono a causa dei deficit accumulati e dei relativi piani di rientro e che molto spesso – al Sud in particolare – sono una forte limitazione del diritto alla salute soprattutto dei ceti più deboli, a causa di vecchie o nuove gestioni sbagliate da parte dei governi regionali.
Questi numeri cambiano radicalmente il quadro dei rapporti finanziari fra Stato ed Enti Locali e sono destinati, soprattutto nella fase di predisposizione dei bilanci preventivi per il 2012 a fine anno – quando si sommeranno gli effetti delle manovre pregresse con l’attuale – A COMPROMETTERE OGNI MARGINE RESIDUO DI AUTONOMIA E DI ADEGUATEZZA DEGLI ENTI LOCALI NEL GARANTIRE SERVIZI AI CITTADINI E DI ATTIVARE POLITICHE DI SOSTEGNO ALLO SVILUPPO.
Non si tratta solo di un pericoloso attacco all’autonomia dei comuni e degli altri enti locali che ne mette in discussione quel ruolo positivo di ente di prossimità più vicino ai bisogni dei cittadini, ma è anche un attacco diretto alle condizioni di vita dei cittadini più deboli che pagheranno i costi di questa sciagurata politica con tagli ai servizi  sociali o con aumento di tasse e tariffe comunali.
Infatti, le misure economico-finanziarie contenute nella manovra per il 2012-2014 riguardanti, in particolare per il comparto dei Comuni, non solo non sostengono –come già evidenziato – processi veri di sviluppo e di crescita economica e non tutelano il reddito reale dei ceti più deboli ed i consumi aumentando la domanda interna, ma sono addirittura in aperto contrasto e in palese violazione del processo di attuazione del cosiddetto federalismo fiscale e municipale che, in questo modo – come la FDS aveva sin dall’inizio sostenuto – diventerà solo una copertura di una scelta centralistica di tagli lineari ed indistinti.
Tali tagli costringeranno i comuni e gli altri enti territoriali a sottostare solo ad una scelta perdente fra drastico ridimensionamento e/o privatizzazione dei servizi o vendita del patrimonio, tradendo ogni principio fondante del federalismo stesso. Va, in particolare, denunciata un’ambigua norma inserita al Senato – nell’ambito del capitolo liberalizzazioni dei servizi e delle attività economiche – tesa a incentivare, con apposite premialità, la privatizzazione dei servizi pubblici locali, in netta contrapposizione con lo spirito referendario affermatosi con la vittoria sulla pubblicizzazione dell’acqua.
La manovra è, insomma, inaccettabile perché ancora una volta prevede tagli insopportabili sui bilanci comunali, che seguono quelli già effettuati negli anni precedenti, in percentuali irragionevoli e del tutto sproporzionate rispetto al peso dei Comuni sul deficit della P. A.
I tagli colpendo o azzerando la spesa per lo sviluppo, gli investimenti e la spesa per il sociale, incideranno gravemente su questo settore delicatissimo che già risulta ampiamente sottodotato rispetto ai bisogni reali.
La stessa regionalizzazione del PATTO DI STABILITA’ – sbandierata come positivo risultato dalle associazioni autonomiste, a partire dall’ANCI – è assolutamente insufficiente e limitata, sia perché esclude tutte le Regioni che nel triennio precedente o abbiano sforato il patto o siano sottoposte a piani di rientro del deficit sanitario, sia perché in generale sarà assai arduo utilizzare positivamente questa opportunità IN UN QUADRO DI FORTE RIDUZIONE DELLE RISORSE STATALI DESTINATE AGLI ENTI LOCALI. E’ certo che il combinato disposto fra manovre correttive e decreti attuativi del federalismo fiscale e municipale determinerà l‘assenza di ogni coordinamento fra finanziamenti statali e regionali delle funzioni e dei servizi costituzionalmente garantiti, a partire dalla sanità e dal welfare.
Va, infine, denunciato il concreto rischio che di fatto si reintroduca l‘IRPEF sulla prima casa attraverso un meccanismo, previsto dalla manovra, di taglio di una serie di agevolazioni, detrazioni e deduzioni fiscali anche per i redditi bassi, a cominciare dai contributi sociali e pensionistici obbligatori: tale meccanismo diventerà automatico, in base ad un’ambigua “clausola di salvaguardia” dei saldi della manovra, se non verranno definite nuove compensazioni nell’ambito della prevista riforma fiscale ed assistenziale e di riordino della spesa in materia sociale. Anche in questo caso, aldilà di astrusi tecnicismi, si afferma un principio gravissimo e cioè che i saldi della manovra – frutto di tagli lineari – sono prioritari rispetto al diritto costituzionale alla casa ed al principio della progressività dell’imposta. Per i Comuni si realizzerebbe, peraltro, la beffa che il Governo Berlusconi dopo aver abolito l‘ICI anche per le prime case di lusso – privando i Comuni di un notevolissimo gettito – reintrodurrebbe una tassazione per la prima casa soprattutto dei redditi più bassi, i cui gettiti, al netto delle eventuali addizionali, andrebbe allo Stato e non ai Comuni stessi.
La manovra è – insomma – iniqua perché, aggravando ulteriormente quanto già stabilito lo scorso anno, carica sulle spalle dei Comuni e degli altri enti territoriali l’obiettivo di riduzione della spesa pubblica. Infatti, mentre gli effetti derivanti dalla riduzione di spesa a carico delle amministrazioni centrali, a partire dai tagli ai costi impropri della politica, appaiono incerti e aleatori, i tagli sui fondi dei Comuni sono immediati e certi.
Peraltro l’effetto immediato più evidente della manovra è, paradossalmente secondo alcuni osservatori del mondo dell’informazione ma non certo per noi, che Regioni, Province e Comuni STANNO IN QUESTE SETTIMANE UTILIZZANDO IN MANIERA SEMPRE PIU’ CONSISTENTE ED INDISCRIMINATA – e secondo noi sbagliata – LA FACOLTA’ PREVISTA DAI DECRETI ATTUATIVI SUL FEDERALISMO DI AUMENTARE TRIBUTI: Regioni, fino al 2013 solo quelle con deficit sanitario, e Comuni LE ADDIZIONALI IRPEF; le Province LE ALIQUOTE SULLA RCA AUTO. Molti Comuni in aggiunta, stanno introducendo la tassa di soggiorno in attesa di altri “tributi di scopo “.
Infatti, recenti notizie giornalistiche ci informano che fino alla metà di luglio ben 5 regioni (Campania, Lazio, Molise, Calabria e Puglia) e 180 comuni hanno aumentato le addizionali IRPEF e 36 Province l’aliquota sulle assicurazioni auto. Undici Milioni di cittadini e due milioni di automobilisti stanno, insomma, già sperimentando sulla loro pelle gli effetti perversi ed antipopolari di questo federalismo ingiusto coniugato alle manovre liberiste dei tagli lineari.
Pur comprendendo che in molti casi, soprattutto a livello di comuni e province, tali odiosi aumenti di tasse e tributi sono motivati dall’esigenza di non tagliare servizi per i più deboli, COME FEDERAZIONE DELLA SINISTRA RITENIAMO NECESSARIO RIBADIRE LA NOSTRA CONTRARIETA’ A TALI AUMENTI perchè connotano un atteggiamento difensivo e, di fatto, rassegnato alla filosofia che nella crisi devono, quasi inevitabilmente, pagare prioritariamente i lavoratori a reddito fisso ed i pensionati.
Proponiamo pertanto alcuni obiettivi generali, da articolare localmente, tenendo conto del fatto che un‘iniziativa di lotta delle AUTONOMIE LOCALI di contrasto alla manovra del governo non può limitarsi – come spesso è avvenuto in passato – ad una protesta che, di fatto, termina con l’approvazione ormai avvenuta, senza una visibile opposizione parlamentare, ma deve saper costruire una iniziativa duratura e coordinata degli enti locali e dei cittadini:
1 – Proporremo in tutti i consigli comunali, provinciali e regionali ordini del giorno contro la manovra ed i primi perversi effetti del federalismo, O.d.G. finalizzati a stimolare dal basso le associazioni autonomistiche tradizionali (ANCI, UPI, LEGAUTONOMIE, COORD.  REGIONI ) ed in ogni caso a costruire coordinamenti locali diretti fra enti locali, in modo da evidenziare che la battaglia contro i tagli e per l’autonomia è un pezzo della battaglia più generale del sindacato e dei movimenti conto la crisi.
2 – Ci opporremo in tutte le Regioni agli aumenti dei ticket sanitari previsti dalla manovra governativa individuando nei bilanci altre possibilità di risparmio, non odiose socialmente, e valorizzando le buone pratiche in tal senso di alcune Regioni.
3 –Ci opporremo agli aumenti delle aliquote IRPEF sui redditi da lavoro dipendente almeno fino a 40000 euro lordi ed all’introduzione indiscriminata della tassa di soggiorno che rischia di compromettere l’economia turistica, concordando con le Regioni e con gli operatori del settore possibili misure alternative.
4 –Costruiremo a livello locale vertenze territoriali capaci di coinvolgere gli utenti dei servizi che rischiano l’aumento delle tariffe o la chiusura (es. asili nido, servizi sociali ecc. ) evidenziando con “scioperi alla rovescia “ o con altre iniziative anche simboliche le vere vittime di queste politiche governative.
La manovra, in conclusione, viola l’articolo 119 della Costituzione e la stessa legge delega n.42 che detta i criteri generali di coordinamento della finanza pubblica.
In particolare, la riduzione delle risorse attraverso i tagli lineari, coniugata ai vincoli del federalismo, rappresenta una grave violazione dei principi costituzionali in materia di autonomia di entrata e di corrispondenza fra finanziamento integrale e funzioni pubbliche esercitate; peraltro mette in discussione il principio costituzionale dell’universalità e dell’appropriatezza di tutti i servizi riconosciuti per legge come essenziali: DIRITTI E SERVIZI RISCHIANO DI NON ESSERE PIU’ GARANTITI IN MANIERA OMOGENEA E QUALIFICATA SU TUTTO IL TERITORIO NAZIONALE.
Proponiamo pertanto una risposta unitaria forte e chiara del mondo delle autonomie, dell’ANCI e di tutti i Comuni le Province e le Regioni che invitiamo a pronunciarsi con ordini del giorno contro questa iniqua manovra.
Riteniamo infatti fondamentale che la protesta contro la manovra non riguardi solo i Sindaci ed i Presidenti ma coinvolga tutti i consiglieri comunali, provinciali e regionali delle varie istituzioni lavorando sul territorio al coinvolgimento dei cittadini, che sono le vere vittime degli effetti della manovra del Governo.
Proponiamo, pertanto, a tutti i Comuni ed agli altri enti territoriali di adottare tutti gli strumenti necessari per evitare l’impatto della manovra stessa sui cittadini anche attraverso il ricorso alla Corte Costituzionale.
Roma 26 7 2011


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