Posts Tagged 'satira'

1° Maggio, Fassino contestato a Torino. E’ atteso il bis anche a Senago!

Bis atteso anche a Senago quando Fassino verrà  a chiudere la campagna elettorale della coalizione guidata da Fois. Questa volta la replica non verrà dai manifestanti dei centri sociali ma dalle migliaia di lavoratori umiliati e logorati dalle manovre attuate dal governo Monti che il suo partito (PD) continua a sostenere e votare in parlamento. E poi ci chiediamo: cosa avrà mai da dire Fassino su Senago?

§

da la Repubblica del 1 maggio 2012

Fischi quando Fassino parla dal palco di piazza San Carlo

Primo maggio di tensione a Torino, fischi a Fassino e scontri tra polizia e no Tav.  Finito il tradizionale corteo del Primo Maggio, alcuni esponenti No Tav e giovani dei centri sociali (circa cinquecento) si sono diretti davanti al municipio con l’obiettivo di issare sul balcone due strisicioni per chiedere la liberazione degli attivisti No Tav arrestati qualche mese fa. Dall’interno  sono intervenuti due vigili che lo hanno impedito. A quel punto la folla davanti al municipio ha cominciato a rumoreggiare, tentando di sfondare il portone d’ingresso. E’ scattata la carica della polizia che ha disperso….

continua a leggere su Repubblica

Annunci

L’armata Brancaleone sta per partire!

Sinistra Ecologia Libertà (sinistra – ah ah ah)

Partito Democratico (CENTRO)

Italia Dei Valori (destra)

Insieme per Senago (quà e là ma sparirà)

E’ questa l’armata Brancaleone al completo pronta per la conquista del governo di Senago. Ci manca solo la Farfalla e poi saranno al completo (forse è solo questione di ore).

Nel video in esclusiva, prodotto dalla BBC-Senago, possiamo vedere il discorso di Brancaleone rivolto all’armata, tutta schierata davanti al prode candidato. Potete vedere, in prima fila, i principali esponenti dei partiti che rappresentano, dai segretari ai censori.


Qualcuno dovrà salvare Senago … da loro!

Allacciate le cinture: arriva il 2012! Tanti auguri, ne abbiamo bisogno

Ridi che una risata li seppellirà: LAS PELOTAS!

Iniziamo oggi una nuova rubrica satirica in collaborazione col noto vignettista, ma non solo (www.stonefree.it), Marco Baroni (scrivi a: the.baron@tiscali.it).
Buone … risate!

Trota o uccello?

Las Pelotas è una nuova serie di vignette dedicate a questo periodo. Testimoni di queste freddure sono Evaristo ed Ernesto, due simpatici testicoliche possono essere rappresentativi di tanti che se ne vedono in giro di questi tempi. Penso che questa serie avrà successo e se questo avverrà dovrò ringraziare per sempre un gruppetto di miei coetanei me li hanno proprio scassati fino ad arrivare a ideare una serie scjonata.

Una ronda per Penati

pubblicato in Il Manifesto da Alessandro Robecchi

Ma il Filippo Penati di cui si parla tanto, colpevole di concussione secondo la Procura e “solo”  di corruzione secondo il Gip, è lo stesso Filippo Penati che andava distribuendo lezioncine di legalità a destra e a sinistra (soprattutto a sinistra)? E’ per caso lo stesso Filippo Penati che diceva amenità tipo “Milano non è la capitale del Burundi, ma ci sono troppi rom e clandestini”? Si tratta della stessa persona? Il Filippo Penati di cui oggi il Pd discute animatamente se debba dimettersi da tutte le cariche, fare un passo indietro, rinunciare alla prescrizione in modo da essere da esempio per la diversità della sinistra di fronte alla questione morale, è per caso lo stesso Filippo Penati che un tempo faceva il presidente della Provincia di Milano e – primo gonzo in tutta Italia – sganciava 250.000 euro ai comuni che volevano organizzare le ronde? Il famoso sceriffo della sinistra che sapeva illuminare le plebi oppresse con frasi come “Basta parlare di accoglienza, i rom non sono mica i Gipsy Kings?”. Come mai il Pd vuole liberarsi di lui adesso che l’hanno beccato, mentre prima – quando sembrava un Calderoli qualunque – lo faceva crescere nelle gerarchie e nelle cariche del partito? Persino Pierferdinando Casini disse (aprile 2009): “Penati mi fa venire il latte alle ginocchia se segue la Lega sul terreno delle ronde”. Erano i tempi del decreto sicurezza, dei sindaci sceriffi. Erano i tempi del “Non si può lasciare la sicurezza alla destra!”. Tempi in cui il Pd – oggi tanto impegnato a sembrare “diverso” – si sbracciava tanto per essere “uguale”. Passati appena un paio d’anni, Penati non va in carcere perché la prescrizione per i reati di corruzione è stata dimezzata. Una specie di nemesi storica: law & order non tirano più, a far paura non sono i Rom ma la Borsa, non gli stranieri ma i banchieri, non il Burundi, ma la crisi. La stella degli sceriffi era di latta, la paura percepita era una truffa e la sinistra che si travestiva da destra una farsa orribile e vergognosa. E’ sempre antipatico dire: “Io l’avevo detto”, e allora non lo dirò. Dopotutto, Penati non è mica i Gipsy Kings!

Tremonti, un giallo che non funziona

pubblicato in Il Manifesto di domenica 31 luglio da Alessandro Robecchi
Gentile editore, le invio una breve sinossi della trama del mio prossimo giallo a sfondo politico. Cordiali saluti.
Il ministro del Tesoro, capo della Guardia di Finanza, si sente pedinato dalla Guardia di Finanza. C’è il fondato sospetto che il Presidente del Consiglio ce l’abbia con lui, il che lo spinge a pagare l’affitto ogni settimana in contanti a un inquisito suo amico, e a sostenere che è tutto regolare, pur essendo una cosa che se fai nella vita vera arriva la Guardia di Finanza e ti fa un culo così. Quale Guardia di Finanza? Quella che tifa Tremonti o quella che tifa Berlusconi contro Tremonti? Sempre che l’affitto non lo pagasse invece il solito imprenditore, come da verbali, e allora la Guardia di Finanza dovrebbe andare anche da lui. Abbiamo abbastanza Guardia di Finanza in Italia o dobbiamo prendere degli stagionali? In ogni caso, la giusta esigenza di Tremonti di non dormire in una caserma della Guardia di Finanza, dove non si sentiva sicuro, lo ha spinto a dormire a casa di Milanese, dove invece si sentiva sicuro. Sicuro di fare una figura di merda. Nel frattempo il Presidente del Consiglio, quello che ha amici nella Guardia di Finanza che forse spiavano e pedinavano il ministro del Tesoro capo della Guardia di Finanza, è minacciato di morte da Gheddafi. Senza dubbio una mossa pubblicitaria: ora Gheddafi starà simpatico a tutti. O forse solo un modo per sviare l’attenzione e confondere chiunque, compresa la Guardia di Finanza, che non sa più chi pedinare: Tremonti? Gheddafi? L’imprenditore che paga l’affitto? Tutti si aspettano da un momento all’altro le dimissioni di qualcuno, ma siccome l’economia traballa e i famosi mercati ci cacano in testa, nessuno si dimette. Fine.
Gentile Robecchi, la sua trama fa schifo, non è credibile, è troppo assurda. Affitto in contanti? Pedinamenti? Va bene la fiction e la fantasia, ma non esageriamo! Quale paese potrebbe sopportare tanto senza cominciare una sommossa? Cordialmente, l’Editore.

Silvio triste, solitario y final

pubblicato in Il Manifesto di Alessandro Robecchi.

Se un uomo anziano e stanco riesce ancora a far incazzare gli ebrei, i cattolici, le donne e i magistrati nel volgere di qualche ora significa che dietro il cerone sopravvive il guizzo del vecchio comico, che la pera cotta e il bicchiere per la dentiera possono attendere in camerino ancora un po’. Però – lo dico da critico dell’umorismo – il repertorio andrebbe un po’ aggiornato. Va bene, la barzelletta sugli ebrei è un classico (ne ha raccontate di peggiori). Quella sulle donne non conformi allo standard dei suoi casting è già sentita, tanto che deve potenziarla con una bestemmia. Ma che diamine, perché limitarsi. E gli omosessuali? Possibile che non gli venga in mente niente di buono? E il naso dei neri? Pensa di cavarsela con una battuta sull’abbronzatura di Obama? E i terroni, niente? Possibile che la Lega non gli passi sottobanco qualche storiella dismessa da Calderoli? E i cinesi? Vogliamo dimenticarci qualche freddura razzista sui cinesi? Noi pubblico del vecchio guitto siamo un po’ delusi. L’ultima barzelletta sui poveri, per dire, si chiamava “manovra correttiva”, era troppo lunga per far ridere e non era nemmeno sua, ma di Tremonti. C’è un modo infallibile per sapere quando un comico sta chiudendo la sua parabola: è quando invece delle risate del pubblico deve mettere quelle finte, come nelle sit-com di quart’ordine, e quando ride solo lui. Ma attenti a dare per finito questo grande entertainer: come ogni artista con un grande repertorio, tiene sempre in tasca la zampata buona. Ultimamente preferisce le piccole platee, ma quando torna nei grandi teatri, come la Camera dei deputati, la stoffa si vede ancora. Ed è lì che la risata è esplosa spontanea, alla barzelletta (vecchia e mai finita) della Salerno – Reggio Calabria che sarà conclusa entro il 2013. Boato e risate sguaiate, deputati piegati in due, richieste di bis e applausi. Non solo platea e loggione, ma un intero paese, un intero continente, gli ridono in faccia. Date retta, finirà per mancarci. Speriamo prestissimo.


Rifondazione c’è!

Inserisci il tuo indirizzo e-mail per iscriverti a questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi per e-mail.

Segui assieme ad altri 8.116 follower

Luca Mercalli: PREPARIAMOCI

Calendario delle pubblicazioni

maggio: 2018
L M M G V S D
« Mar    
 123456
78910111213
14151617181920
21222324252627
28293031  
Annunci