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Morire di lavoro, morire di schiavitù.

Paola è morta lavorando a 3 euro l’ora, a 40° d’afa

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PUGLIA: Paola è l’ennesima vittima di quella schiavitù socialmente accettata, chiamata “lavoro“. Paola aveva 49 anni ed è morta nel modo più assurdo possibile, lavorando.

Come si può nell’anno 2015, morire lavorando?
Come possono accadere tragedie come questa in una società che pretende di definirsi “civile”?
Come può accadere di morire mentre si tenta di guadagnarsi da vivere?

Sembra assurdo no? Dicono che lavorare serve a vivere, allora qualcuno ci spiega come mai la gente continua a morire lavorando?

Come si può permettere che un essere umano lavori otto, nove ore al giorno, in un tendone, con temperature che spesso superavano i 40° ? Paola era una bracciante di San Giorgio Jonico ed è subito diventata un fantasma per i media di regime, che ne hanno ignorato la notizia.

Paola la mattina del 13 luglio per il caldo eccessivo che ha arrestato il suo cuore, a quanto pare, la paga si aggirava sui 27-30 euro al giorno, circa 3 euro l’ora. Secondo la ricostruzione del sindacato, Paola è stata trasportata al cimitero senza nemmeno ricevere l’intervento del 118 e senza essere sottoposta ad autopsia.

Colpa del caldo? Colpa della fatica?
No, colpa di questo sistema fatto di ricchi e poveri, di sfruttati e sfruttatori, di padroni e di schiavi.

E’ il caso di dirlo, oggi nel moderno mondo datato 2015, si continua a morire di SCHIAVITU’….

Daniele Reale

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Non siamo razzisti…siamo peggio.

razzismo-fascista
La sim­bo­lo­gia del pogrom si era già espressa, a Quinto di Tre­viso, col rogo delle sup­pel­et­tili di uno degli alloggi desti­nati ai pro­fu­ghi: raz­ziate, get­tate in strada e date alle fiamme tra la folla plau­dente. Ora il maca­bro festino dell’intolleranza si arric­chi­sce di un det­ta­glio ancor più espli­cito: le minacce al pre­fetto di Roma, Franco Gabrielli, reo di non aver ceduto al ricatto dei cit­ta­dini «esa­spe­rati» di Casale San Nicola.In uno sgan­ghe­rato mes­sag­gio via Face­book, l’autore delle minacce, il vice­pre­si­dente, leghi­sta, del con­si­glio regio­nale delle Mar­che, inde­gno della carica isti­tu­zio­nale che rico­pre, pro­mette «olio di ricino» al «porco di un comunista».

Siamo ormai a un punto di svolta allar­mante, con Sal­vini che vomita quo­ti­dia­na­mente ingiu­rie e cli­ché raz­zi­sti come: «Smet­tete di coc­co­lare migliaia di clan­de­stini. Acco­glie­teli in pre­fet­tura o a casa vostra, se pro­prio li volete».

Men­tre il sistema di acco­glienza dei pro­fu­ghi mostra tutta la sua ina­de­gua­tezza, men­tre sugli sco­gli di Ven­ti­mi­glia il gruppo di gio­vani esuli con­ti­nua a resi­stere da più di un mese, abban­do­nato da ogni isti­tu­zione cen­trale, il blocco fascio­le­ghi­sta, aiz­zato da capo­rioni quali Zaia e Sal­vini, imper­versa da Nord a Sud, gui­dando la rivolta dei «pro­prie­tari del ter­ri­to­rio»: marce, molo­tov, cas­so­netti incen­diati e saluti romani.

Arduo è que­sta volta giu­sti­fi­care i ten­tati pogrom con la reto­rica della guerra tra poveri, seb­bene alcuni media per­si­stano. Non siamo in peri­fe­rie estreme, degra­date e abban­do­nate, ma in un comune tutt’altro che povero, ammi­ni­strato da un mono­co­lore leghi­sta, e in un sob­borgo romano tutto ville e piscine.

In realtà, gli impren­di­tori poli­tici del raz­zi­smo, spal­leg­giati da quelli mediali, non fanno che legit­ti­mare od orga­niz­zare pro­te­ste che si nutrono di una per­ce­zione deli­rante degli altri: quella che li col­loca, sim­bo­li­ca­mente e fat­tual­mente, nella sfera dell’estraneità all’umano. Solo così è spie­ga­bile come si possa par­te­ci­pare o con­sen­tire al lan­cio di sassi e bot­ti­glie con­tro il fur­gone che a Casale San Nicola tra­spor­tava i dician­nove gio­vani richiedenti-asilo, già sgo­menti per aver dovuto abban­do­nare d’un tratto la siste­ma­zione pre­ce­dente e ter­ro­riz­zati dalla torma degli scalmanati.

In realtà, coloro che si sono lasciati gui­dare dai fascio­le­ghi­sti niente sanno dei pro­fu­ghi allog­giati o da allog­giare nel «loro ter­ri­to­rio»: non ne cono­scono nep­pure le nazio­na­lità. Gra­zie al mar­tel­la­mento mediale dovreb­bero, però, essere edotti dell’epopea che li vede tra­gici eroi del nostro tempo: la fuga da mondi in fiamme o in sfa­celo, l’estenuante tra­ver­sata peri­gliosa del Medi­ter­ra­neo, i cada­veri, anche di bam­bini, abban­do­nati alle acque nostre, le madri che sbar­cano orfane dei figli e i figli che appro­dano orfani dei geni­tori… Ma quel che forse sanno non li muove a pietà, non fa scat­tare la molla dell’empatia o solo della com­mi­se­ra­zione: il deli­rio pro­duce anche anaf­fet­ti­vità, com’è ben noto.

Nulla sanno di ognuno di loro. E di tutti non pos­sono dire nean­che che sono ladri e rapi­tori di bam­bini, come dicono abi­tual­mente degli «zin­gari». Eppure li hanno già cata­lo­gati come nemici della loro medio­cre tran­quil­lità bor­ghese o piccolo-borghese, che essa alber­ghi nelle ville con piscina di Casale San Nicola oppure in alloggi ordi­nari di Quinto di Treviso.

Sanno o dovreb­bero sapere quali gaglioffi siano i mili­tanti di Casa­Pound, Forza Nuova, Mili­tia Chri­sti, Fra­telli d’Italia, Lega Nord e via dicendo. Eppure è a loro che si affi­dano «per pro­teg­gere il nostro ter­ri­to­rio dagli extra­co­mu­ni­tari». Così una resi­dente di Casale San Nicola all’inviato del Cor­riere della Sera, Fabri­zio Ron­cone, in una dichia­ra­zione pre­ce­duta dal clas­sico «Noi non siamo raz­zi­sti, ma…», sublime per emble­ma­ti­cità razzista.

La molla dell’empatia, ma verso i difen­sori del loro ter­ri­to­rio, è invece scat­tata nel M5S: una dele­ga­zione, costi­tuita da par­la­men­tari e da con­siglieri comu­nali e muni­ci­pali di Roma, si è affret­tata a rice­vere il «comi­tato spon­ta­neo di Casale San Nicola, riu­nito in presidio».

Niente di nuovo. Del pari, tutt’altro che ine­dita nella sto­ria ita­liana recente è la ten­ta­zione del pogrom. Ma è pro­prio que­sto a farci temere: il fatto che nulla cambi, se non in peg­gio, dopo quasi quarant’anni d’immigrazione in Italia.

Anna Maria Rivera da “Il Manifesto”

Razzismo al sole

Razzismo al sole (http://www2.rifondazione.it/primapagina/?p=6342)
di Stefano Galieni – Come fare a dissuadere i venditori ambulanti dal loro lavoro? In ogni città e Comune, dove sembrano essere percepite come il problema principale della vita collettiva, si ricorre ai mezzi che si ritengono più opportuni. A Roma come a Genova si susseguono le retate, a Ventimiglia, nell’inseguire un ragazzo sorpreso in siffatta attività che attenta evidentemente alla sicurezza dello Stato, finisce che questi muoia annegato, a Forte Dei Marmi, nella costa della Versilia, si trova un mezzo più suadente, si toglie loro l’ombra. Può sembrare una scelta surreale che richiama a logiche assurdamente punitive, ma questo è. Il sindaco Umberto Buratti (Pd) – a sentir lui a causa delle lamentele dei turisti – ha deciso di far recintare il pontile in cui spesso gli ambulanti si fermavano per riposare e non essere colpiti dai raggi del sole. L’ombra è insomma vietata e gli ambulanti, ovviamente immigrati, si ritrovano a dovreste restare sotto la canicola. «Nessun accanimento contro gli abusivi – replica il sindaco – La rete sotto il pontile garantisce il “decoro” e non è nella maniera più assoluta indirizzato a lasciare sotto il sole cocente gli “extracomunitari” che vogliono riposarsi». Ma di fatto questo accade e fa ridere sentir dire che il provvedimento scoraggerà eventuali bivacchi o l’abbandono di rifiuti vari. Si tratta insomma di “contrastare comportamenti non conformi alla buona educazione” Ma di fatto – ed è esplicitamente dichiarato – l’intento è un altro. Si vuole richiamare l’attenzione sulla necessità di poter finanziari, magari con l’ausilio di privati, maggiori controlli sul territorio. Viene da pensare alle ormai vetuste ronde padane. Ed è sempre il sindaco, che evidentemente sente particolarmente il problema, che afferma testualmente: «La situazione dell’ordine pubblico è oggettivamente difficile e le forze dell’ordine, con i mezzi a disposizione, fanno anche troppo. Purtroppo non ci è consentito investire risorse in questa direzione ed io ho fatto quanto era nelle mie possibilità, ho scritto anche a Roma per chiedere un “modifica della legge” (?). Forse il sindaco andrebbe informato meglio da Roma, forse le risorse spese per certi lavori potevano essere meglio utilizzate, forse è il caso di pensare che la vendita ambulante per molti è il solo modo per campare onestamente e scoraggiarla o punirla è il miglior modo per spingere verso la marginalità. Forse da Roma dovrebbero anche rispondere in maniera più intelligente e invece di fomentare una ennesima patetica emergenza “l’invasione degli ambulanti” (ottimo filone cinematografico per fantascienza demenziale) dovrebbero e potrebbero dissuadere i sindaci da operazioni così inutili quando non dannose.

Lega e Legalità

Sarebbe facile provare un sentimento di rivalsa, al vedere il partito di Bossi alle prese con le indagini della magistratura per numerosi e gravi capi d’accusa.

Invece si provano solo disgusto e preoccupazione.

 Questi i fatti: la Lega, ipotizzano i magistrati che indagano, ha usato i soldi del partito, erogati dallo Stato, cioè da tutti noi, per le esigenze personali del suo capo e dei familiari: ristrutturazione della villa di Bossi, cene, viaggi.

La Lega Nord avrebbe anche, secondo le notizie diffuse dai mezzi di informazione, investito all’estero i fondi del partito (a Cipro e in Tanzania: pensate un po’, anche nell’odiatissima Africa, esportatrice di migranti). Il trattamento di questi fondi si sarebbe avvalso, sempre secondo le informazioni della stampa, anche della “consulenza” di sospetti esponenti della ‘ndrangheta.

Per tutti questi movimenti di denaro le accuse, mosse dalle Procure di Milano, Napoli e Reggio Calabria, sono di appropriazione indebita, riciclaggio di denaro, truffa ai danni dello Stato, falso. La Lega infatti avrebbe anche presentato un bilancio falso per coprire le operazioni illecite, fatte anche con i fondi dei rimborsi elettorali.

Risulta indagato, tra gli altri, Francesco Belsito, tesoriere della Lega, che ha rassegnato le dimissioni dai suoi incarichi di partito. Coinvolti nello scandalo sono anche gli uffici di segreteria di Umberto Bossi e il Sin.Pa (sedicente Sindacato Padano) di Rosy Mauro.

 Silvio Berlusconi ha subito espresso solidarietà ai suoi amici leghisti. Ma, vista la persona, forse i fedeli di Bossi non saranno stati contenti della generosità del Cavaliere.

 Insomma, ecco che cosa è successo: il partito che ha sempre tuonato contro “Roma ladrona” è stato probabilmente scoperto con le mani nel sacco nel più squallido scandalo da prima Repubblica.

Questa è la moralità di chi si erge a paladino della legalità.

 Qui a Senago questo partito, per far dimenticare i precedenti scandali (quello di Boni) ed il coinvolgimento della Lega nell’affaire Vasche, ha iniziato a tuonare contro una immaginaria invasione di Rom. Si atteggiano a inflessibili protettori della legalità.

Adesso aspettiamo che si inventino qualcosa di più fantasioso per tentare di far smettere di parlare della corruzione così vicina al loro caro leader.

 I sengahesi si ricordino, al momento di andare al voto, della natura di questo partito.

La cortina fumogena

Il partito xenofobo denominato “Lega Nord” ha deciso di fare la campagna elettorale a Senago contro i Rom.

Ha addirittura pensato, per alimentare la sua campagna di odio razziale, di costituire come suo strumento propagandistico una sorta di “Comitato Anti Nomadi” o qualcosa del genere.

Contemporaneamente, sono comparse sui muri della città di Senago, scritte all’aerosol (sgrammaticate) che insultano chi è di fede islamica.

Chissà perché, queste scritte non hanno suscitato scandalo in nessun soloncino nostrano…

Ma il fatto eclatante che sfuggito alla riprovazione dei più è che questo partito non teme di dichiarare che non vuole né campi Rom illegali, né campi Rom legali!

Questo rivela che ai razzisti verdi non importa il rispetto di quella legalità che reclamano con alti lai: il rifiuto dei campi legali vuol dire il rifiuto della legge. Ma poi, incoerentemente, i leghisti si sperticano nelle lodi alle forze dell’ordine.

La verità è che si stanno arrampicando sugli specchi.

E che, in questa difficile impresa, non disdegnano armi sporche. Nemmeno sporchissime, come la costituzione di un Comitato antizigano per rinfocolare odio e timore nei cittadini.

Ma, a proposito della vicenda che ha scatenato il febbrile attivismo dei razzisti, va detto che nell’area senaghese “difesa dall’invasione” non si è visto un solo Rom e in realtà non si sa nemmeno che cosa effettivamente sia successo: si sa solo che l’area è stata spianata e poi è stata messa sotto sequestro.

Insomma, non c’è nessun campo Rom abusivo, ma ai leghisti di Senago conviene parlare di questi inesistenti Rom.

Altrimenti si dovrebbe parlare del fatto che sono stati i leghisti a far commissariare Senago; del fatto che un altissimo esponente del loro partito, Boni, è indagato per corruzione; del fatto che l’assessore regionale che vuole fortemente le vasche di laminazione a Senago si chiama Belotti ed appartiene al partito denominato “Lega Nord”.

Si dovrebbe parlare di questo, altro che di inesistenti Rom! Quella dei Rom è solo una cortina fumogena: la verità, quella che questi signori vorrebbero nascondere ai cittadini di Senago, è che si dovrebbe temere di più la devastazione del nostro territorio, venduto per interessi politici, che non una tetra favola scritta in maniera sgrammaticata sui muri.


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