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Primarie Regione Lombardia, scegli Andrea Di Stefano

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Dove si vota

A SENAGO si vota presso la sede di partito del circolo PD in via Garibaldi, 33.

Come si vota

Si vota dalle ore 8.00 alle ore 20.00 di sabato 15 dicembre 2012. Occorre portare con sé la carta di identità e la tessera elettorale (per chi ne è in possesso). Chi non potesse raggiungere il proprio seggio potrà chiedere ai coordinamenti provinciali di votare fuori sede entro le ore 20 di giovedì 13 dicembre.

La partecipazione alle Primarie del Patto Civico è aperta a tutte le cittadine e i cittadini italiani residenti in Lombardia, in possesso dei requisiti previsti dalla legge; alle cittadine e ai cittadini dell’Unione Europea residenti in Lombardia; alle cittadine e ai cittadini di altri Paesi, residenti in Lombardia e in possesso di regolare permesso di soggiorno e carta d’identità; ai giovani residenti in Lombardia che abbiano compiuto i 16 anni entro il 15 dicembre 2012. Gli elettori dovranno versare un contributo alle spese organizzative di almeno 1 euro e fornire i propri dati anagrafici.

Non è possibile il voto all’estero e fuori da regione Lombardia.

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Primarie Regione Lombardia: Andrea Di Stefano

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Ma un operaio potrebbe mai partecipare alle primarie ?

La domanda di questo post potrebbe facilmente essere catalogata come questione novecentesca.

Il tema potrebbe ritenersi da sinistra dello scorso secolo e quindi superato. In diverse occasioni si è osservato come venga bollato come novecentesco ciò che si richiama ai valori e ai diritti.

Gli etichettatori moderni, che si battono per il superamento delle vetustà e del vecchiume, sono un po’ gli stessi che anni fa si lamentavano della storica anomalia italiana. Alla fine tanto hanno fatto tanto hanno detto, finché questo capitolo di storia italiana è stato superato ed il nuovo corso, incarnato in piena regola dai Monti e dai Marchionne di turno, sta avendo pieno svolgimento: superato l’articolo 18, stravolte le regole previdenziali, distrutta la scuola e l’università pubblica e portato ormai al collasso il sistema sanitario nazionale pubblico e come canta qualcuno il “bello deve ancora venire”.

I modernizzatori ci paventano un futuro che, probabilmente, ad essere lungimiranti, può definirsi settecentesco da prima rivoluzione industriale o al massimo ottocentesco rievocando le condizioni narrate nei romanzi di Charles Dickens. I diritti a cui si fa riferimento nella modernità di lorsignori sono ormai una netta regressione a tempi lontani, quando esisteva il lavoro minorile e quando la giornata di otto ore era ben al di là da venire. Questa è la loro bella modernità !.

Tornando alla domanda chiave del post, pensiamo sia molto difficile, al di là delle caricature e delle classificazioni, dare una risposta che possa essere convincente e soprattutto rispondere affermativamente al quesito:

Ma un operaio potrebbe partecipare alle primarie ? E potrebbe lo stesso lavoratore sedersi oggi nel Parlamento italiano ?

E’ evidente che un lavoratore dipendente o autonomo che vive del proprio salario, nella Costituzione Italiana, ha uguali dignità e diritti e ci mancherebbe altro. Di fronte alla legge ha ugualmente la possibilità di candidarsi e di ricevere voti che lo portino alla Camera se maggiore di 25 anni ed al Senato se ha almeno 40 anni di età.

Ma il problema non è questo ! Il diritto di far parte dell’elettorato passivo, oltre che attivo, appartiene a tutti, ma il cittadino che vive del reddito del proprio lavoro, per chi un lavoro ha ancora la fortuna di avercelo, ha le facoltà di far sapere al proprio vicino di casa di essere candidato e quindi potenzialmente votabile ed eleggibile alle elezioni ?

Il clima di grande partecipazione alle primarie dei giorni scorsi sembra aver diffuso grande ebbrezza nella parte di centrosinistra (praticamente solo il PD) che ha organizzato e gestito il tutto. La vulgata generale ha trattato l’evento come le primarie del PD, e non poteva essere altrimenti, e chi vi ha partecipato da esterno a tale partito ne è uscito con le ossa rotte. Volendo essere però più precisi ed articolati va detto che la partecipazione è risultata essere inferiore per più di un milione di voti rispetto alle primarie che nominarono Prodi candidato alla Presidenza del Consiglio nel 2005.

Inoltre, l’alternativa più a sinistra all’interno dei cinque candidati, quella rappresentata da Nichi Vendola, non è stata in grado di superare i voti raccolti a suo tempo da Fausto Bertinotti quando quest’ultimo si presentò all’analoga kermesse di sette anni fa.

Nei giorni immediatamente precedenti il primo turno si è posta al centro dell’attenzione la polemica relativa alle spese che i candidati alle Primarie PD hanno affrontatdo per sostenere la propria propaganda elettorale. Tra le ultime news vi era la discussione tra Sposetti, bersaniano doc ed ex tesoriere DS e Bonafè, portavoce dell’entourage di Matteo Renzi. L’ultima sfida era incentrata sulla convention alla storica Leopolda, luogo renziano per eccellenza, dove si è tenuta una full immersion di quasi chiusura della campagna di Matteo Renzi per le Primarie. Sposetti accusa che il costo dell’iniziativa sarebbe di 350 mila euro, mentre Bonafè, responsabile organizzazione di Renzi, risponde che la cifra si attesterebbe invece attorno ai 100mila euro.

Ora quale sia la cifra, come direbbe Renzi dell’articolo 18, non ce ne può fregare di meno. Ce ne cale invece di capire come si possa spendere una cifra che, presa per buona la stima prudenziale, è il costo di un monolocale in una città italiana e dilapidata in un singolo fine settimana di campagna elettorale per le primarie. Ma chi vi paga il ragionier Spinelli ???

Ed allora per la vera campagna elettorale che facciamo ? Ci giochiamo un resort a Malindi ? Oppure un’attico a Manhattan ? La politica dovrebbe essere più misurata nelle proprie manifestazioni, soprattutto in tempi in cui le ristrettezze economiche portano ai sacrifici a noi noti. E’ invece una cifra dell’altro mondo quella spesa per una “non campagna elettorale”.

Non entriamo poi nel merito del fatto che questa campagna elettorale per le primarie stia servendo ad unire o dividere il PD, anche qui può valere il giudizio espresso da Renzi sull’articolo 18. I commenti di Renzi quando già si profilava il ballottaggio durante lo scrutinio della scorsa domenica, erano un florilegio di “noi” e “loro”, a segnare e marcare nettamente più le differenze che le continuità. Quindi la risposta sul significato delle primarie come elemento di coesione la danno i protagonisti stessi. I ricorsi ed i controricorsi delle ultime ore per portare a votare chi non si è espresso al primo turno, e probabilmente chi non si riconosce in questo centrosinistra, la dicono tutta sui mezzi leciti e meno leciti con cui si persegue la vittoria.

Tornando a bomba, potrebbe un normale cittadino affrontare una campagna elettorale o pre-elettorale di questo tipo ?

Il Partito Democratico, piaccia o non piaccia, ed il primo che se ne duole è forse il PD stesso, è erede di due esperienze politiche popolari quali il Partito Comunista Italiano e il Partito Popolare Italiano-Democrazia Cristiana. Questo solo per significare che la propria storia è la storia di chi dovrebbe avere a cuore la partecipazione attiva dei cittadini, ma non solo come deleganti di qualche leader locale e/o nazionale, ma come possibili rappresentanti di alcune istanze. Ebbene domandiamoci se nel mondo di oggi, nell’Italia di oggi, che affronta il ballottaggio delle Primarie domenica prossima, potremmo assistere alla candidatura di un normale cittadino che non abbia alle spalle il potente finanziatore o Mecenate di turno, magari con sede alle Isole Cayman, piuttosto che il consolidato potere di alcune cooperative, (Penati docet).

Nei giorni scorsi, in puro stile americano è emerso che il Dottor Riva delle acciaierie ILVA  di Taranto, negli anni scorsi aveva finanziato tanto il PDL quanto il PD. Il PDL in misura maggiore, ma non aveva fatto mancare contributi elettorali al Partito Democratico. Una politica che si sostanzia di un finanziamento da parte di un qualsivoglia gruppo industriale è una politica che si presta a dare un servizio al finanziatore di turno e si allontana ancor di più dalle istanze e dai bisogni del popolo. Un a politica simile soddisfa invece le richieste di chi paga un piccolo obolo per evitare di pagare un giorno l’intera cifra a cui sarebbe tenuto. E questa cifra oggi emerge come qualcosa che è composta dei diritti al lavoro e nel lavoro e della tutela ambientale e della salute della cittadinanza tutta come il caso ILVA ci indica ogni giorno di più ed in modo sempre più drammatico.

Il Partito Comunista Italiano, e più recentemente anche il Partito della Rifondazione Comunista sono riusciti a far eleggere in Parlamento operai, impiegati, piccoli artigiani e persone che normalmente vivono del proprio lavoro.

Oggi, stante il livello di americanazzazione del sistema politico di casa nostra potremmo assistere ad analoghe situazioni ?

Si dirà sempre il solito discorso un po’ classista , retrò e vetero comunista, ma negli ultimi anni la fisionomia del Parlamento è passata attraverso una vera involuzione. In Parlamento è sempre meno rappresentato il paese reale, con le sue realtà, le professioni e le contraddizioni estremamente eterogenee che si vivono nell’Italia del nuovo millennio. In Parlamento siedono oggi solo o quasi esclusivamente liberi professionisti con un giro di affari di notevole spessore, che va ad aumentare grazie alla carica parlamentare. Questo fenomeno è spiccatamente più presente nel centrodestra ovviamente. Anche nel centrosinistra va però prendendo piede questa cattiva abitudine. Dobbiamo chiedere e pretendere una riaffermazione del principio costituzionale per cui a tutti i cittadini appartengono stessi diritti e medesimi doveri.

Che sia in atto, purtroppo anche nell’area di centro-sinistra, un radicale e drastico cambiamento del DNA e dei valori fondanti per cu si fa politica è ormai innegabile. La questione operaia, o del lavoro salariato in generale, non è più all’ordine del giorno e la lotta di classe, almeno come paradigma di azione politica è stato da tempo superato, sempre e comunque nell’ottica della modernizzazione neoliberista di cui si accennava all’inizio. Anche il linguaggio dei protagonisti delle primarie ce lo indica. Quando si parla dei collaboratori di un avversario dello stesso partito, come degli scagnozzi di … mi pare che dopo il berlusconismo anche lo slang camorristico o giù di lì sia stato pienamente introiettato e sdoganato, anche nell’alveo del centrosinistra.

Il cambio enorme e la mutazione genetica sta proprio nella incapacità consolidata di dare una risposta affermativa alla domanda iniziale.

Potrebbe oggi un operaio essere eletto al Parlamento Italiano quando un fine settimana alla Leopoplda può costargli la casa ???

A proposito di primarie

Le primarie, solo una parodia di democrazia?

27 novembre 2012- Fonte: ilfattoquotidiano.it

di Fabio Marcelli –

Confesso che alla fine, ma proprio alla fine, ci sono cascato anch’io. Con la modica spesa di due euro e impiegando quindici minuti, non di più, del mio tempo prezioso, ho contribuito al successo delle primarie del centrosinistra. Un po’ per amore (non del candidato prescelto ma di mia moglie che me l’aveva chiesto), un po’ per una vecchia affinità, nonostante nel frattempo ne sia rimasto ben poco. Ho votato per Vendola, quello dei cinque supereroi nonostante tutto più vicino alla mia sensibilità e ai miei orientamenti. Che però, com’era prevedibile, ha fatto un po’ un buco nell’acqua. Anche se ora il buon Bersani, intimorito dalla resistibile ascesa del rottamatore amico dei finanzieri, ne chiede insistentemente l’alleanza. Ma qui si rientra per molti versi nella politique politicienne. Ho voluto provare l’ebbrezza del votante alle primarie. Ora torniamo ad occuparci della politica seria.

E facciamolo a partire delle affermazioni di quello che, secondo me ingiustamente, continua a passare per il profeta dell’antipolitica. Dice Beppe Grillo che le primarie sono solo bromuro sociale. Forse esagera. E’ però un dato di fatto che in questo Paese la democrazia reale, quella che consente al cittadino di dire la propria sulle scelte che riguardano la sua vita, è in crollo verticale. Non abbiamo mai brillato al riguardo, a dire il vero, se non nei giorni magici della Resistenza, culminata nell’approvazione di una Costituzione in buona parte disapplicata, quando non oggi disattesa ed apertamente violata. O del sessantotto e anni successivi coi grandi movimenti nelle scuole e nelle fabbriche. Oggi invece la democrazia vera è a rischio in Italia. Nonostante il relativo successo delle primarie.

Si pensi all’impossibilità per i cittadini di dire la propria sui progetti di sviluppo urbanistico o sull’assetto del territorio. Ben lo sanno coloro che si oppongono da anni a progetti insensati come il Tav o coloro che lottano contro altri progetti analoghi che si traducono in puro sperpero di denaro pubblico e in privatizzazione del suolo e del sottosuolo urbano.

Si pensi ai lavoratori della Fiom, discriminati da Marchionne con il plauso sostanziale di tutte o quasi le forze politiche e al forte ulteriore arretramento della democrazia nei posti di lavoro rappresentato dal recente accordo sulla produttività, approvato nonostante l’opposizione della Cgil.

Si pensi all’arbitrio di padroni come Riva, che chiudono la fabbrica senza uno straccio di potere pubblico che proceda alla dovuta requisizione degli impianti e alla loro ristrutturazione secondo criteri ambientalmente sani. Si pensi all’affossamento di ogni democrazia nelle scuole rappresentato dalla legge c.d. ex Aprea, che attribuisce il potere decisionale sugli indirizzi scolastici alle imprese.

Si pensi all’impossibilità di disporre spese, al soffocamento di quel potere di scelta politica implicito in ogni sovranità che si rispetti, che deriva dalle leggi sul pareggio del bilancio decretate a livello europeo, che significano sostanzialmente la subordinazione della politica ai “mercati” finanziari, cioè ai poteri forti, rappresentati istituzionalmente da Banca centrale europea, Commissione europea e, paradossalmente il più illuminato fra i tre, Fondo monetario internazionale.

Si pensi alla sottrazione costante di risorse ai beni pubblici, all’istruzione, alla democrazia, alla salute, alla cultura. O alla diminuzione che si registra da molti anni dei salari reali, che sta precipitando nella povertà, se non nella miseria, quote crescenti della popolazione italiana.

Si pensi alla repressione poliziesca e giudiziaria che si abbatte su chiunque si opponga a questo andazzo, come denunciato dal recente convegno dei giuristi democratici svoltosi al Maschio Angioino di Napoli.

Di fronte a questa deprivazione effettiva e dolorosa di democrazia reale che si registra su tutti questi piani e anche su altri, le primarie del centrosinistra rischiano in effetti di sembrare solo un po’ di cipria messa a coprire il colorito terreo di un moribondo.

Certo, la gente che in massa si è diretta alle urne ha dimostrato l’esistenza di un bisogno di partecipazione diffuso. Di cui va preso atto e che va rispettato. Ma a me pare drammatico che questo bisogno debba alla fine accontentarsi di scegliere fra Bersani, Renzi, Vendola, Puppato e Tabacci. Ovvero, nel secondo turno che si annuncia, fra Renzi e Bersani. Fra i due meglio il secondo, sia ben chiaro. Ma a forza di accontentarsi del meno peggio si fa una brutta fine…

Ne deriva in effetti l’esigenza di un’alternativa profonda e radicale rispetto all’attuale governo Monti e ai guasti gravi che ha arrecato e continua ad arrecare, guasti dei quali si è accorta fortunatamente anche la Camusso. Di un rigetto netto e totale del Tav, del Fiscal Compact e di tutte le altre scelte politiche attuate ad esclusivo beneficio dei poteri forti. Di un’effettiva redistribuzione del reddito. Di una difesa degli spazi reali di democrazia, tra cui, come ho ricordato recentemente, le centinaia di istituti scolastici occupati in tutta Italia.

Decisamente, le primarie del centrosinistra stanno strette rispetto a tutto questo. Poco più di unoscimmiottamento dell’analoga esperienza statunitense, esse hanno tuttavia saputo raccogliere una significativa spinta partecipativa che dovrebbe però ora trovare ben altre strade e modalità di espressione. Costruendo un polo effettivamente e pienamente alternativo alle politiche fin qui praticate. Pena la definitiva liquidazione della democrazia nel nostro Paese.

1 Comment

  1. francesco lucat scrive:

    Qualcuno mi spiega la ragione per cui Paolo Ferrero (Rectius: Rifondazione Comunista) continua da un paio d’ anni a ripetere queste cose e non se la fila nessuno? Come è che Marco Revelli, che ha espresso fiducia e soddisfazione per l’avvento di Mario “Schettino” Monti al governo (“Finalmente ci siamo liberati di Berlusconi” – pensa te…)oggi può invocare la mobilitazione delle masse (che ci vuole, sia ben chiaro) senza che nessuno gli tiri, amichevolmente, un’ orecchia?
    Continuiamop a cadere dalla padella nella brace: dalla padella di Berlusconi alla brace di Monti (molto peggio lui del caimano). Adesso dovremmo scegliere fra la padella di Bersani e la brace di Renzi? Ma mi faccino il piacere!!!!

Ambrosoli

Ambrosoli si rende disponibile ma non si sa bene a che cosa

Lombardia / PRIMARIE, IL CENTROSINISTRA DISORIENTATO
Che primarie saranno (se ci saranno)? Le spacceranno per nuove. Nel senso che il centrosinistra lombardo (Pd, Idv, Sel) si è dato altre 48 ore di tempo per stabilire regole e modalità per assecondare il desiderio dell’avvocato Umberto Ambrosoli di partecipare marcando nella maniera più netta la sua distanza dai partiti. Faranno un «passo indietro» (forse) e si metteranno a disposizione del «patto civico» messo a punto dal suo comitato. Lo spacceranno per un successo, ma è vero il contrario.
C’è chi dice che i salotti milanesi di fatto abbiano commissariato il Pd. E, comunque, non è ancora detta l’ultima parola, perché sia i partiti che Ambrosoli hanno chiesto ancora tempo per prendere una decisione che i giornali mainstream già danno per scontata. Ma non è così, e soprattutto bisognerà vedere come reagiranno gli altri candidati (soprattutto Andrea Di Stefano e Alessandra Kustermann) all’idea che le regole delle primarie le scriverà Ambrosoli – parola del resto mai utilizzata ieri dal Comitato che in maniera criptica ha cercato di spiegare cosa sta succedendo dietro le quinte di un pasticcio incomprensibile a qualunque elettore di centrosinistra. Ieri sera il Pd avrebbe dovuto sbrogliare la matassa in una riunione rinviata per un lieve malore del segretario regionale Martina. Oggi, nuova riunione in vista.
Quello che è evidente è che l’avvocato figlio dell’eroe borghese non ha alcuna intenzione di passare per il candidato del centrosinistra. Non è un dettaglio, o un vezzo da snob, è il tentativo di smarcarsi anche da evidenti pressioni sulla formazione di una eventuale giunta di centrosinistra. Il messaggio è: ghe pensi mì (l’avevamo già sentita, e del resto questi partiti se lo meritano). Per esempio. C’è un dettaglio macroscopico che salta subito all’occhio. La candidatura della ginecologa Alessandra Kustermann, comunque vadano a finire le primarie – o come diavolo le chiameranno – per Ambrosoli è un brutto affare piuttosto ingombrante, soprattutto se per l’assessorato alla sanità ha già in mente un nome diverso dalla celebre professionista milanese (unica donna presente in competizione) che ha tutte le carte in regola per puntare addirittura più in alto. In queste ore farsi spiegare dai politici le cose come stanno è impossibile, a meno di perdere tempo decifrando balbettii incomprensibili e imbarazzanti. Una pantomima penosa, sicuramente il modo peggiore per cominciare una campagna elettorale dopo 17 anni di strapotere del centrodestra.
L’unico soggetto che ha avuto l’ardire di virgolettare una dichiarazione è il Comitato che sostiene Ambrosoli, il quale «ha manifestato la piena disponibilità a prendere parte a forme di partecipazione popolare dell’elettorato lombardo che intende discutere e sostenere un progetto di patto civico». Quale progetto? Lo sottoscriveranno anche gli altri candidati? Non si sa. E ancora: «La forma partecipativa indicata è quella di una prima giornata indetta da un comitato civico entro la metà di dicembre in tutta la regione e in rete, che consentirà ai cittadini di valutare il progetto di cambiamento e contribuire allo sviluppo della campagna elettorale». Il comitato sottolinea che «nelle prossime 48 ore Ambrosoli renderà note le linee progettuali costituenti il patto civico che è all’origine della sua dichiarazione di disponibilità». Si, vabbé, il patto, ma le primarie?
13/11/2012 10:22 | POLITICAITALIA | Fonte: il manifesto | Autore: Luce Manara (Da Controlacrisi.org)

Primarie, un successo!

Quelli che VOGLIONO GOVERNARE!

Milano, Napoli, Genova, Senago

=

Levatevi di torno, DIMETTETEVI!

Si abbiamo votato anche noi!

Ebbene si, abbiamo votato anche noi!

1035 feroci elettori della Federazione della Sinistra, che non avevano niente di meglio da fare perchè disoccupati, si sono recati domenica 22 gennaio a votare alle primarie per il candidato Sindaco della coalizione perdente, formata da PD, SEL e Insieme per Senago, rompendo le mitiche uova nel paniere.

“Tutto da rifare” gridano i 25 votanti dalle file del PD. “Tutto regolare” ululano i 23 ragazzini sostenitori di Fois. “Va bene così” affermano, 2 in tutto,  i petulanti vertici di All toghether per Senago (vi abbiamo anche formulato lo slogan per la vostra campagna elettroale n.d.r.).

Intanto uno spettro continua ad aggirarsi per Senago. Tremate!


Rifondazione c’è!

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SinistraSenago: per la Senago che vogliamo!

Massimo Gatti: consigliere della provincia di milano

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