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Pd, il partito americano

— Luciana Castellina, 29.5.2014

Dentro il voto. Non più di sinistra, né di centrosinistra. Neanche una reincarnazione della vecchia Dc

Il risultato italiano del voto del 25 maggio non è di quelli che possono essere frettolosamente giudicati. Mi limito a qualche considerazione provvisoria.

Mentre gli spostamenti dell’elettorato negli altri paesi europei appaiono abbastanza leggibili, i nostri sono più complicati. Per molte ragioni: innanzitutto perché sono entrate in scena forze che prima non c’erano, e non solo che si sono ingrandite o rimpicciolite.

Fra queste metterei anche il Pd, che non è più la continuazione dei partiti che l’hanno preceduto. E’ un’altra cosa, nuova: non più un partito di sinistra, e nemmeno di centrosinistra. Non direi neppure una reincarnazione della vecchia Dc: anche in quel partito coesistevano interessi e rappresentanze sociali molto diverse, ma ciascuna era fortemente connotata ideologicamente, aveva proprie specifiche culture e leader di storico peso. Anche il partito renziano è un arcobaleno sociale, ma le sue correnti sono assai meno chiare, hanno un peso assai minore, scarsi riferimenti nella tradizione di tutte le formazioni che l’hanno preceduto in questi quasi 25 anni.

Se si dovesse trovare una similitudine direi piuttosto che si tratta del Partito democratico americano. Che certo non oserebbe mai prendersela a faccia aperta con i sindacati cui è sempre stato legato, ma certo include nelle sue file – basti guardare ai finanziamenti che riceve – ceti diversissimi per censo, potere reale, cultura.

Se dico Partito democratico americano è perché il nuovo partito renziano segna soprattutto un passaggio deciso all’americanizzazione della vita politica: forte astensione perché una fetta larga della popolazione è tagliata fuori dal processo politico inteso come partecipazione attiva e dunque è disinteressata al voto; assenza di partiti che non siano comitati elettorali; personalizzazione dettata dalla struttura presidenziale. Il fatto che in Italia ci si stia avvicinando a quel modello è il risultato del lungo declino dei partiti di massa, che ha colpito anche la sinistra, e della riduzione della competizione agli show televisivi dei leaders che tutt’al più i cittadini possono scegliere con una sorta di twitter: “mi piace” o “non mi piace”.

E’ un mutamento credo assai grave: immiserisce la democrazia la cui forza sta innanzitutto nella politicizzazione della gente, nel protagonismo dei cittadini, nella costruzione della loro soggettività che è il contrario della delega in bianco.

Inutile tuttavia piangere di nostalgia, una democrazia forte fondata su grandi partiti popolari non mi pare possa tornare ad esistere, o almeno non nelle forme che abbiamo conosciuto. Prima ancora di pensare a come ricostruire la sinistra dobbiamo ripensare il modello di democrazia, non abbandonando il campo a chi si è ormai rassegnato al povero scenario attuale: quello che Renzi ci ha offerto, accentuando al massimo il personalismo, il pragmatismo di corto respiro, la rinuncia alla costruzione di un blocco sociale adeguato alle trasformazioni profonde subite dalla società (che è mediazione in nome di un progetto strategico fra interessi diversi ma specificamente rappresentati e non un’indistinta accozzaglia unita da scelte falsamente neutrali.)

Detto questo credo sia necessario evitare ogni demonizzazione di quel 40 e più per cento che ha votato Pd: non sono tutti berlusconiani o populisti, e io sono contenta che dalle tradizionali zone di forza della vecchia sinistra storica siano stati recuperati al Pd voti che erano finiti a Forza Italia o a Grillo. Perché il voto al Pd per molti è stato un voto per respingere il peggio, in un momento di grande sofferenza e confusione della società italiana. Non vorrei li identificassimo tutti con Renzi, sono anche figli della storia della sinistra.

Tocca a noi adesso convincere che ci sono altri modi per respingere il peggio: assai più difficili, nei tempi più lunghi, ma ben altrimenti efficaci per avviare la ricerca di una reale alternativa. E qui veniamo al che fare nostro, di noi sinistra diffusa o organizzata in precari partiti nati dalle ceneri di altri partiti. A me l’esperienza della lista Tsipras, nonostante i tanti errori che l’hanno accompagnata, è parsa positiva. Lo dimostrano anche i dati elettorali: il risultato è stato ovunque superiore alla somma dei voti di Rifondazione e di Sel, segno che ci sono forze disponibili che non vanno sprecate e che i partiti esistenti dovrebbero essere in grado di associare al processo di ricostruzione della sinistra italiana evitando di chiudere la ricerca nei rispettivi recinti. Teniamo conto che queste forze sono molto più numerose dei dati elettori: laddove l’esistenza della lista di Tsipras era conosciuta (le grandi città) le nostre percentuali sono state il doppio di quelle raggiunte in periferia dove non è arrivata alcuna comunicazione.

Fra le forze aggregate alla lista Tsipras ci sono come sappiamo molti di quei micromovimenti quasi sempre locali, che si autorganizzano ma restano frammentati. Sono una delle ricchezze specifiche del nostro paese, dove c’è per fortuna ancora una buona dose di iniziativa sociale. Questa presenza sul territorio è la base da cui ripartire, intrecciando l’iniziativa dei gruppi con quella dei partiti e coinvolgendo nella lotta per specifici obiettivi e nella costruzione di organismi più stabili in grado di gestire le eventuali vittorie (penso all’acqua, per esempio) anche chi ha votato Pd. Un partito in cui sono tanti ad essere con noi su molti obiettivi:il reddito garantito; i diritti civili; la salvaguardia dell’ambiente; la rappresentanza sindacale,… . Accompagnando questo lavoro sul territorio con un’analisi, una riflessione comune per combattere il primitivismo di tanta protesta, il miope basismo spesso anche teorizzato: la sinistra ha bisogno di rappresentare i bisogni ma, diovolesse, anche di Carlo Marx per aiutare a capire come soddisfarli.

So, per lunga esperienza, quanto sia difficile, ma penso non si debba stancarsi di riprovare. Voglio dire che la cosa più grave che potrebbe avvenire è di limitarsi ad una opposizione declamatoria, o peggio a rifugiarsi nel calderone del Pd pensando di potervi giocare un qualsiasi ruolo. Il Pci – consentitemi questo amarcord – è stato per decenni un grande partito di opposizione, ma ha cambiato in concreto l’Italia ben più di quanto hanno fatto i socialdemocratici italiani da sempre nel governo. E però perché, pur stando all’opposizione, ha avuto un’ottica di governo: vale a dire si è impegnato a costruire alternative, non limitandosi a proteste e denunce. Ma soprattutto perché non ha ritenuto che le elezioni fossero il solo appuntamento, e che far politica coincidesse con fare i deputati o i consiglieri comunali.

E’ possibile, tanto per cominciare, consolidare la rete dei comitati Tsipras? E’ possibile che Rifondazione e Sel – cui nessuno chiede nell’immediato di sciogliersi nel movimento – si impegnino però a lavorare assieme a loro per un più ambizioso progetto di sinistra? E’ possibile cominciare a creare nuove forme di democrazia che ricostruiscano il rapporto cittadino-istituzioni?

Vogliamo almeno provarci?

LETTERA AD ISCRITTI E SIMPATIZZANTI

ferrero2012

Roma, 24/4/2013

Cari compagni e care compagne di Rifondazione Comunista,

innanzitutto buon 25 aprile e buon primo maggio.

Vi scrivo dopo la rielezione a Presidente della Repubblica di Giorgio Napolitano. Si tratta di un esito che abbiamo contrastato e che è finalizzato alla costruzione di un governo tra PD e PDL (la prosecuzione del governo Monti e cioè il contrario di cosa avevano detto in campagna elettorale). Che ha prodotto una grave strappo costituzionale, trasformando nei fatti la nostra in una repubblica presidenziale. Non si era mai vista una contrattazione tra Presidente e alcuni partiti sulla sua elezione e non si era mai visto un Presidente che nei fatti minaccia le proprie dimissioni “davanti al paese” nel caso in cui il futuro governo non segua l’agenda da lui indicata. Se le elezioni avevano chiesto cambiamento, la risposta è stata l’arroccamento.

Noi abbiamo sostenuto in questi giorni l’unica scelta sensata e cioè di votare Rodotà: un Presidente che rappresentasse un segnale di ascolto alla domanda di cambiamento e contemporaneamente il volto migliore della società italiana. Per questo sabato abbiamo organizzato e partecipato alle manifestazioni contro la rielezione di Napolitano. La via che noi proponevamo non è stata imboccata. Questo la dice lunga sul centro sinistra, sul suo profilo politico e sul suo fallimento per quanto riguarda il cambiamento del paese, il rilancio della democrazia, una seria lotta contro le destre e le loro politiche. Il centro sinistra si è dilaniato nell’incapacità di ascoltare il paese, di delineare una alternativa politica e sociale e nei prossimi giorni si troverà a dar vita ad un governo di larghe intese che aumenterà le contraddizioni. Parallelamente il Movimento 5 Stelle si è dimostrato incapace ad utilizzare la propria forza per determinare un esito positivo a tutta la partita.

A questo fallimento occorre dare una risposta: perché larga parte dei giovani non ha un lavoro o è destinato al precariato a vita, milioni di famiglie non arrivano alla fine del mese, la politica del governo Monti non ha fatto altro che aggravare la crisi e produrre licenziamenti. Perché le tessere del PD stracciate o bruciate in piazza rappresentano plasticamente la disperazione di un popolo di sinistra che vorrebbe cambiare ma che non sa più come fare.

A questo tornante storico noi arriviamo in condizioni di estrema debolezza dopo la bruciante sconfitta elettorale di Rivoluzione Civile. Un risultato tanto più deludente perché si trattava di una scelta largamente condivisa nel partito e perché all’inizio della campagna elettorale, la candidatura di Ingroia aveva suscitato notevole interesse e forti speranze. Io penso che le elezioni le abbiamo perse in campagna elettorale. Per i compromessi a cui siamo stati obbligati nella costruzione delle liste ma soprattutto per l’incapacità – nella comunicazione televisiva – di mettere al centro la questione sociale e per la subalternità mostrata nei confronti del PD. Mentre eravamo entrati bene in campagna elettorale, mano mano che questa si è sviluppata, è venuta meno la ragione di fondo del voto per Rivoluzione Civile. Molti dei nostri o non hanno votato o hanno votato Grillo per dare un segnale di rottura.

Io penso che questa sconfitta è pesante ma non è la parola fine sulla nostra esperienza politica: per certi versi le elezioni le abbiamo perse proprio perché i nostri contenuti e il nostro progetto politico sono stati marginalizzati nella campagna elettorale. La sconfitta elettorale non mette in discussione le ragioni dell’esistenza di Rifondazione Comunista ma ci obbliga ad una forte innovazione, ad una svolta.

Non mette in discussione le ragioni dell’esistenza di Rifondazione innanzitutto perché il tema comunismo è più che mai attuale dentro questa crisi organica del capitale, che mostra appieno la sua incapacità a dare una risposta alle domande di democrazia, giustizia sociale e sostenibilità ambientale.

In secondo luogo perché Rifondazione Comunista rappresenta un tessuto di militanza e di intelligenza politica indispensabile per qualsiasi progetto di alternativa.

Per questo ritengo che – mentre il centro sinistra si disgrega insieme alla seconda repubblica – siamo chiamati ad una svolta, ad un salto di qualità.

Dobbiamo innanzitutto rimettere in piedi Rifondazione Comunista. Dobbiamo rilanciare l’iniziativa politica e sociale sui territori e riorganizzare il partito in un processo di rinnovamento adeguato ai compiti e alle risorse che abbiamo. Occorre superare ogni vincolo burocratico o i rimasugli correntizi. Occorre – nella difficoltà – ricostruire il senso di appartenenza a Rifondazione Comunista e parallelamente aprirci verso l’esterno, non chiuderci nelle nostre stanze. Per questo – pur con vari dissensi – abbiamo scelto di non fare il congresso subito: ci saremo trovati con 4 o 5 documenti, con spinte centrifughe a destra e a sinistra, in un congresso lacerante e ripiegato su se stesso. Un congresso che avrebbe – quello si – affossato il partito. Abbiamo deciso al contrario di fare uno “straordinario congresso” che intrecci tre elementi: la ripresa immediata del lavoro politico, un forte lavoro di riflessione articolato in convegni e seminari, la ridefinizione del modo di funzionare di Rifondazione e dello stesso modo di fare il congresso in modo che non sia calato dall’alto ma un percorso partecipato. Arriveremo quindi entro l’anno a fare il congresso ma in tempi e modi tali da preservare e rafforzare la nostra comunità, non di indebolirla ulteriormente.

Il rilancio di Rifondazione Comunista per noi deve procedere di pari passo con la proposta di costruire un soggetto unitario della sinistra, antiliberista, alternativo alle destre come al centro sinistra, da costruire su basi democratiche sul principio una testa un voto. Abbiamo sempre detto che Rifondazione è necessaria ma non sufficiente e questa è la nostra bussola. Rilanciamo quindi il progetto di Rifondazione Comunista e parallelamente proponiamo a livello nazionale e territoriale la costruzione di un processo unitario a sinistra, che sia democratico e non di vertice: abbiamo provato prima con la Federazione della Sinistra e poi con Rivoluzione Civile e abbiamo visto che gli accordi di vertice non funzionano, è necessario il pieno coinvolgimento dei compagni e delle compagne.

Oggi vi sono in campi vari progetti di aggregazione a sinistra, che esprimono progetti politici diversi e rischiano di essere tra loro escludenti, consolidando l’attuale diaspora della sinistra. Noi Comunisti dobbiamo avere un orientamento chiaro: in primo luogo dialogare ed interloquire con tutti questi processi e con il complesso delle forze che a sinistra si muovono sul terreno antiliberista e si pongono l’obiettivo di costruire l’opposizione al prossimo governo di larghe intese. In secondo luogo proporre a tutti la costruzione dell’opposizione e di un processo unitario di sinistra – fatto su basi democratiche e partecipate – che metta al centro il contrasto alle politiche europee e la connessione con le altre forze della sinistra europea. Noi ci battiamo per costruire un nuovo spazio pubblico unitario della sinistra di alternativa, per la costruzione in Italia della sinistra europea, sulla scia di Syriza, del Front de Gauche, di Izquierda Unida.

E’ quindi necessario che i compagni e le compagne di Rifondazione Comunista operino per il rilancio del partito: Attraverso una svolta nella sua vita interna e nella capacità di costruire un movimento popolare di opposizione alle politiche neoliberiste. Attraverso la costruzione di un percorso di aggregazione della sinistra antiliberista. Questi sono i due cardini su cui far marciare oggi la nostra proposta politica. In questa direzione vi invito sin da subito ad organizzare la partecipazione la più larga possibile alla manifestazione indetta dalla Fiom per il 18 maggio prossimo.

Saluti Comunisti

Paolo Ferrero

REGOLAMENTO VIII CONGRESSO PRC

Partito della Rifondazione Comunista

 

VIII Congresso Nazionale

 

REGOLAMENTO CONGRESSUALE

 

 

1. L’ VIII Congresso Nazionale del Partito della Rifondazione Comunista è convocato a Napoli dal 2 al 4 dicembre 2011, con all’ordine del giorno la discussione e l’approvazione dei documenti politici e delle modifiche allo Statuto, nonché l’elezione degli organismi dirigenti e di garanzia.

 

2. I documenti licenziati dal C.P.N. – documento proposto dal C.P.N., documenti alternativi sottoscritti nel corso del C.P.N. che indice l’VIII congresso da almeno il 3% delle/dei componenti il C.P.N. o presentati da almeno 500 iscritte/i (di cui al massimo il 25% iscritti in una medesima Regione) – assumono carattere di documenti congressuali nazionali e sono gli unici che verranno presentati, discussi e votati nei Congressi di Circolo. Per stabilire l’esito delle votazioni relativo ai documenti congressuali si farà riferimento alle votazioni avvenute nei Congressi di Circolo, verbalizzate sugli appositi moduli predisposti.

La somma dei voti riportati dai rispettivi documenti ne costituirà per ognuno la base politica di consenso.

Per l’elezione delle/dei delegate/i ai Congressi di Federazione ed a quello Nazionale si procederà ad un recupero proporzionale dei resti con il meccanismo previsto dal successivo art. 12.

 

3. A tutti i documenti nazionali viene riconosciuta pari dignità:

– diritto ad essere stampati in un’unica pubblicazione, posti a conoscenza delle/degli iscritte/i in modo da svolgere i Congressi con la dovuta informazione.

– diritto ad essere illustrati nei Congressi di Circolo. Al fine di garantire tale diritto è consentita la presentazione dei documenti nei Congressi di Circolo anche a iscritt/e di altre Federazioni.

– diritto a essere presentati nei Cpf che eleggono le commissioni federali per il congresso.

– pari trattamento economico.

– diritto ad essere presentati nei circoli con apposite riunioni di illustrazione e approfondimento.

Il giornale del Partito, Liberazione, pubblicherà nel loro assieme tutti i materiali del Congresso e definirà, in accordo con la Commissione Nazionale per il Congresso, gli spazi per il dibattito.

 

4. Le Federazioni, in accordo con la Commissione Nazionale per il Congresso, fissano il calendario di svolgimento dei Congressi di Circolo e la data del Congresso di Federazione.

 

5. Il Comitato Politico Nazionale elegge una Commissione Nazionale per il Congresso formata da  9 componenti.

Il Comitato Politico di Federazione elegge una Commissione per il Congresso composta da:

a) per le Federazioni sino a 500 iscritte/i da un massimo di 7 componenti,

b) per le Federazioni con oltre 500 iscritte/i da un massimo di 9 componenti.

La Commissione per il Congresso Nazionale è formata, proporzionalmente, in base alla percentuale registrata di sottoscrittori ai documenti congressuali da parte dei componenti del Comitato Politico Nazionale. E’ invitato il Presidente del Collegio Nazionale di Garanzia.

La Commissione per il Congresso di Federazione è formata in base alla percentuale di sottoscrittori ai documenti congressuali da parte dei componenti dei Comitati Politici Federali. E’ invitato il Presidente del Collegio Provinciale di Garanzia.

Le/i componenti la Commissione per il Congresso sono elette/i con votazione delle/dei componenti il Comitato Politico Nazionale per quella Nazionale, delle/dei componenti del Comitato Politico Federale per quella di Federazione, sulla base delle proposte avanzate dai sottoscrittori ai vari livelli dei documenti congressuali nazionali, riuniti distintamente per ogni singolo documento.

Ad ogni documento nazionale è garantita la presenza di almeno un rappresentante nella Commissione per il Congresso Nazionale e di almeno un rappresentante nelle Commissioni per il Congresso di Federazione, purché iscritto alla Federazione stessa.

 

6. Compiti della Commissione per il Congresso sono:

a) sovrintendere e coordinare le diverse fasi dell’iter congressuale.

b) assicurare il rispetto del presente Regolamento Congressuale.

c) dirimere controversie e rispondere a eventuali contenziosi e reclami che possono sorgere durante la fase congressuale.

d) controllare la regolarità del tesseramento.

e) designare:

– la Commissione di Federazione, le compagne/i che partecipano ai Congressi di Circolo, quelle/i che non essendo iscritte/i al Circolo vengano indicate/i per la presentazione dei documenti Congressuali nazionali.

– la Commissione Nazionale, le compagne/i che partecipano, in rappresentanza della Direzione nazionale, ai Congressi di Federazione.

Queste/i compagne/i possono essere elette/i come delegate/i ai Congressi di riferimento (Federazione, Nazionale).

f) le decisioni sono assunte a maggioranza semplice dei votanti. In caso di parità il voto del Presidente è decisivo.

 

7. Emendabilità dei Documenti Congressuali.

Contributi emendativi ai singoli Documenti Congressuali Nazionali, possono essere proposti da componenti del Comitato Politico Nazionale loro sottoscrittori.

Vengono assunti se sottoscritti nel corso del C.P.N. da almeno 3 componenti del Comitato Politico Nazionale sottoscrittori dei Documenti di riferimento, ed in questo caso sono resi noti attraverso la pubblicazione del materiale congressuale.

Non è prevista alcuna loro presentazione nei Congressi. Nei Congressi di Circolo, di Federazione e Nazionale saranno sottoposti al voto delle/degli aderenti ai singoli Documenti Congressuali Nazionali di riferimento, se richiesto da almeno una/un iscritta/o, e registrati unicamente se approvati o respinti. I contributi emendativi approvati verranno inviati all’istanza congressuale superiore assumendo il carattere di proposta di modifica.

 

8. Possono essere presentati alla Presidenza del Congresso di Circolo, secondo il calendario dei lavori proposto dalla Presidenza e approvato dal Congresso stesso, ordini del giorno, contributi di carattere integrativo, sostitutivo o di modifica dei testi, ai singoli Documenti Congressuali Nazionali.

Separatamente, le/gli aderenti ai singoli Documenti Congressuali Nazionali, apriranno su di essi la discussione.

Sono accolti i contributi approvati a maggioranza dei voti validi dei votanti ed inviati all’istanza congressuale superiore, assumendo il carattere di proposta di modifica.

 

9. Modalità di votazione.

Il voto per l’elezione degli organismi dirigenti e di garanzia è segreto.

La Commissione elettorale avanza una proposta numerica per l’organismo dirigente e di garanzia che sottopone al voto palese dell’Assemblea. Successivamente avanza una proposta di modalità per la votazione: lista bloccata o aperta.

Laddove lo richieda almeno il 20% delle/degli aventi diritto della platea congressuale la lista è aperta.

In caso di lista bloccata, la Commissione Elettorale avanza la proposta nominativa, proporzionalmente per ogni singolo Documento Congressuale Nazionale e viene votata senza preferenza.

È possibile, eccezionalmente, presentare altre liste nell’ambito di uno stesso documento, laddove lo richieda almeno il 20% tra le/gli aventi diritto al voto nei Congressi di circolo, il 15% nei Congressi di Federazione e in quello Nazionale del Documento stesso.

In tal caso ne discutono e votano esclusivamente le/gli aderenti di quel Documento Congressuale Nazionale.

Risultano elette/i secondo l’ordine di presentazione le/i candidate/i delle rispettive liste, proporzionalmente ai voti ottenuti.

Liste distinte non possono essere costituite e presentate sulla base di alcun documento politico locale.

In caso di lista aperta la Commissione Elettorale avanza proposte nominative per ogni Documento Congressuale Nazionale con una maggiorazione sino al 20% delle/degli eligende/i (e comunque con una maggiorazione di almeno una unità) per i Congressi di Circolo, per i Congressi di Federazione e Nazionale.

Le preferenze attribuibili devono essere pari al 60% delle/degli eligende/i.

In tal caso risultano elette/i le/i candidate/i in ordine decrescente rispetto alle preferenze riportate.

 

10. I Congressi di Circolo, il Congresso di Federazione e Nazionale devono concludersi con la convocazione delle/degli neo-elette/i del Collegio di Garanzia per procedere alla elezione della/del sua/o Presidente, degli organismi dirigenti, per l’elezione della/del Segretaria/o e della/del Tesoriera/e.

11. Per l’elezione delle/dei delegate/i dei circoli ai congressi federali e delle/dei delegate/i dalle federazioni al Congresso nazionale e ai regionali sarà cura di ogni organizzazione prevedere la parità, nelle loro composizioni, di donne e di uomini, salvo che la presenza di genere sul totale degli iscritti non lo renda impossibile e in ogni caso assicurare che la presenza di un sesso rispetto all’altro non sia inferiore al 40% a partire dal livello federale. Per l’ elezione degli organismi dirigenti e di garanzia va rispettata la parità, nelle loro composizioni, tra la presenza di donne e quella di uomini. Analoga regola vale per la formazione dei comitati direttivi di circolo e federazione, per la direzione nazionale, per le segreterie.

Analoga cura dovrà essere posta nel garantire una presenza adeguata di lavoratrici e di lavoratori, delle/degli Giovani Comuniste/i.

La designazione delle/dei delegate/i dovrà essere proporzionale ai consensi ottenuti dai singoli Documenti Congressuali Nazionali ed elette/i con la stessa metodologia applicata per l’elezione degli organismi dirigenti e di garanzia, con l’applicazione della norma per il recupero dei resti (art. 12).

 

12. Per garantire un rapporto di proporzionalità tra i consensi ottenuti dai singoli Documenti Congressuali Nazionali nei Congressi di Circolo e l’invio delle/dei delegate/i alle istanze congressuali superiori si istituisce un meccanismo di recupero dei resti.

Nei Congressi di Circolo vengono elette/i delegate/i in numero pari ai quozienti pieni realizzati da ogni singolo Documento congressuale Nazionale, attribuendo l’ultima/o delegata/o (con quoziente non pieno) al documento che ottiene il resto più alto.

Per il recupero dei resti, quale ne sia la percentuale, vengono indicate/i delle/dei delegate/i supplenti per ogni singolo documento.

Nei Congressi di Federazione verranno recuperate/i tante/i delegate/i supplenti (scelte/i tra quelle/i con i resti più alti) quante/i ne sono necessarie/i per ottenere una composizione della platea congressuale di Federazione corrispondente in modo proporzionale ai consensi espressi globalmente sui Documenti congressuali Nazionali in tutti i Congressi di Circolo della Federazione.

 

13. Svolgono i Congressi tutti i Circoli regolarmente costituiti a norma dello Statuto.

I Comitati Direttivi uscenti provvedono a:

– far pervenire alle/agli iscritte/i i documenti congressuali nazionali.

– comunicare almeno 7 giorni prima a tutte/i le/gli iscritte/i la data, l’ora, il luogo di svolgimento dell’assemblea congressuale e l’orario delle votazioni dei documenti nazionali.

– pubblicizzare la convocazione del Congresso in modo che ogni cittadina/o, interessata/o possa parteciparvi.

– invitare ai lavori congressuali i rappresentanti delle istituzioni, dei partiti e di tutte le associazioni, organizzazioni democratiche presenti sul territorio.

 

14. All’apertura del Congresso di Circolo, gli organismi dirigenti e di garanzia decadono avendo esaurito i propri compiti.

Si procede ad eleggere la Presidenza del Congresso su proposta del Comitato Direttivo uscente.

Hanno diritto di voto solo le/gli iscritti con tessera regolarmente registrata – cartellino e quota tessera versata – del 2010, che abbiano rinnovato la tessera per l’anno 2011.  Per le/i nuove/i iscritte/i la tessera deve essere fatta almeno 7 giorni prima della data di apertura del Congresso.

Le/i nuove/i iscritte/i nell’ambito del Congresso hanno diritto di parola e non di voto.

L’elenco delle/degli iscritte/i, qualora venisse richiesto da una iscritta/o, potrà essere consultato e sara’ allegato al verbale del Congresso.

Le/i delegate/i saranno elette/i in rapporto al numero delle/degli iscritte/i al 31 dicembre 2010.

La Presidenza del Congresso propone all’inizio l’ordine dei lavori che prevede i tempi di discussione e d’intervento, l’orario delle votazioni (eccetto la votazione dei documenti nazionali) in modo da consentire la massima partecipazione.

 

15. La discussione è introdotta dalla/dal Segretaria/o uscente o da altra/o compagna/o designata/o dal Comitato Direttivo uscente.

Illustra i temi politici ed organizzativi del Congresso, presenta un bilancio dell’attività del Circolo (relazione di 15 minuti).

Subito dopo vengono illustrati i Documenti Congressuali Nazionali (15 minuti) da parte di sostenitrici/ori designate/i che, qualora non fossero iscritte/i al Circolo, lo possono fare solo se indicate/i con comunicazione scritta dalla Commissione per il Congresso della Federazione.

Al termine del dibattito, se richiesto dalle/dai presentatrici/ori dei Documenti Congressuali Nazionali possono effettuare una replica di 10 minuti.

L’intervento conclusivo sarà tenuto dalla/dal compagna/o indicata/o dalla Commissione per il Congresso (15 minuti), al temine delle votazioni sui Documenti Congressuali Nazionali.

Dopo la relazione e la presentazione dei Documenti Congressuali Nazionali la Presidenza propone la nomina delle Commissioni (verifica poteri, politica, elettorale).

La composizione delle Commissioni avviene con il criterio adottato per la Commissione per il Congresso (art. 5). Vengono elette con voto palese

 

16. Esaurito il dibattito si procede agli adempimenti congressuali nel seguente ordine:

– relazione Commissione Verifica Poteri atta a certificare la validità dell’Assemblea Congressuale.

– discussione e votazione.

– votazione dei Documenti Congressuali Nazionali, che avviene nell’orario precedentemente stabilito e per appello nominale degli aventi diritto.

– relazione Commissione Politica.

– discussione, votazione sul Documento o Documenti finali.

– discussione e votazione degli eventuali contributi ai Documenti Congressuali Nazionali, da parte dei loro votanti.

– elezione organismi dirigenti e di garanzia.

 

17. Al Congresso di Federazione partecipano delegate/i elette/i nei Congressi di Circolo, secondo le modalità decise dal Comitato Politico di Federazione. Il rapporto iscritte/i-delegate/i di norma non potrà essere inferiore ad 1 ogni 10 iscritte/ i. Il Congresso elegge inoltre i delegati ai Congressi Regionali, in ragione di uno ogni 30 iscritti (o frazione superiore a 15), salvo deroga motivata ed autorizzata dalla Commissione Congressuale Nazionale. Ai Congressi di Federazione verranno recuperate/i tante/i delegate/i supplenti come indicato dall’art. 12. Partecipano con diritto di parola ma non di voto se non elette/i delegate/i consigliere/ i comunali, provinciali, regionali, nonché i componenti del Comitato Politico Federale e del Collegio di Garanzia uscenti. Partecipa una/un compagna/o designata/ o dalla Commissione Nazionale per il Congresso. Tale compagna/o fa parte della Presidenza del Congresso e può essere delegata/ o al Congresso Nazionale.

18. All’apertura del Congresso gli organismi dirigenti e di garanzia della Federazione decadono avendo esaurito i propri compiti.

Si procede ad eleggere la Presidenza del Congresso su proposta del Comitato Politico uscente, tenendo in considerazione il risultato congressuale. Il Congresso di Federazione è introdotto da una relazione della/del Segretaria/o che illustra i temi del Congresso ed espone un bilancio dell’attività svolta.

Al termine, la Presidenza propone la nomina delle Commissioni – Verifica Poteri, Politica, Elettorale – determina i tempi e le modalità del dibattito, delle operazioni di voto dei documenti e dell’elezione delle/dei delegate/i, degli organismi dirigenti e di garanzia.

Le modalità della loro composizione sono analoghe a quelle previste per le Commissioni per il Congresso. Le conclusioni del Congresso saranno tenute dalla/dal compagna/o indicata/o dalla Commissione Nazionale per il Congresso.

 

19. Alla Presidenza possono essere presentati ordini del giorno che non si configurano come documenti politici locali con riferimento a quelli congressuali nazionali. La Presidenza ne dà notizia e li trasmette alla Commissione Politica.

 

20. I Congressi Regionali saranno convocati dalla Direzione Nazionale. Al congresso Regionale partecipano le/i delegate/i elette/i nei congressi di federazione. Se non elette/i delegate/i partecipano con diritto di parola le/i consiglieri regionali, e le/i componenti del Comitato politico regionale e del Collegio regionale di Garanzia uscenti. Dopo la relazione della/del segretaria/o la Presidenza propone la nomina delle commissioni – verifica poteri, politica, elettorale – e determina i tempi e le modalità del dibattito, delle operazioni di voto per gli organismi dirigenti e di garanzia (a livello regionale è composto da 5 compagne/ i) per cui valgono le procedure già indicate per i congressi di federazione. Eventuali contenziosi dovranno essere sottoposti al Collegio Nazionale di Garanzia che nei successivi tre giorni dovrà esprimere il proprio parere. Il Congresso verrà convocato dalla Direzione Nazionale e verrà concluso da una/o compagna/o indicato dalla direzione stessa.

 

22. Al Congresso Nazionale partecipano le/i delegate/i elette/i dai Congressi di Federazione in ragione di una/un delegata/o ogni 90 iscritte/i (o frazione superiore a 45).

Per le Federazioni estere, una/un delegata/o ogni 45 iscritte/i (o frazione superiore a 22), garantendo comunque la presenza di una/un delegata/o.

Partecipano inoltre con diritto di parola e non di voto se non elette/i delegate/i  le/i componenti del Comitato Politico Nazionale e del Collegio Nazionale di Garanzia uscenti.

 

23. All’apertura del Congresso gli organismi dirigenti e di garanzia nazionali decadono avendo esaurito i propri compiti. Si procede ad eleggere la Presidenza del Congresso su proposta della Direzione uscente, tenendo in considerazione il risultato congressuale.

Il Congresso è introdotto da una relazione del Segretario che illustra i temi politici ed organizzativi del Congresso ed il bilancio dell’attività svolta.

Al termine, la Presidenza propone la nomina delle Commissioni – Verifica Poteri, Politica, Elettorale – determina i tempi e le modalità del dibattito, delle operazioni di voto dei documenti, dell’elezione degli organismi dirigenti e di garanzia.

 

24. Per l’elezione degli organismi dirigenti e di garanzia, per la determinazione delle/dei delegate/i si utilizzerà il meccanismo della proporzionale pura. Nel caso di parità di voti o resto uguale per tutti i Documenti Congressuali Nazionali, si dà luogo all’elezione di una/un delegata/o per ciascun documento.

 

25. Il presente Regolamento Congressuale, con le integrazioni demandante alle Federazioni, ha validità per tutte le operazioni ed in tutte le istanze congressuali.

 

26. La validità dei Congressi è quella certificata dalla Commissione Verifica Poteri, sancita dal voto del Congresso.

Il Verbale del Congresso con allegato l’elenco delle/degli iscritte/i, il Documento della Commissione Verifica Poteri, i contributi emendativi ai Documenti Congressuali Nazionali deve essere inviato, al termine del Congresso, ai livelli congressuali superiori.

Al verbale da inviare al Nazionale deve essere allegato anche l’elenco delle/degli iscritte/i del 2010 corredato dai relativi indirizzi.

Il mancato invio, o l’invio di una sola parte di esso, annulla la partecipazione alle istanze congressuali successive.

 

* * * * *

 

 

ALLEGATO al regolamento sulle scadenze congressuali

 

Al fine di garantire un corretto svolgimento dei congressi e il rispetto della pari dignità tra i documenti (art. 3 del regolamento congressuale) viene disposto il seguente calendario congressuale:

 

Pubblicazione su Liberazione dei materiali congressuali:

 

entro il 9 ottobre 2011

 

Presentazioni dei documenti nei Comitati politici federali con relativa sottoscrizione:

 

dal 10 al 16 ottobre 2011

 

Congressi di circolo (nelle federazioni con meno di 400 iscritti):

 

dal 17 ottobre al 13 novembre 2011

 

Congressi di circolo (nelle federazioni con 400 o più iscritti):

 

dal 17 ottobre al 20 novembre 2011

 

Congressi di federazioni con meno di 400 iscritti:

 

17-18-19-20 novembre 2011

 

Congressi di federazioni con 400 o più iscritti:

 

24-25-26-27 novembre 2011

 

Congresso nazionale:

 

Napoli 2-3-4 dicembre 2011

 

Le commissioni provinciali per il congresso dovranno assicurare (in accordo con i direttivi di circolo) una corretta ripartizione dei congressi di circolo all’interno delle date sopra indicate.

 

___________________________________________________________________________

 

(Approvato al Cpn del 23 settembre 2011)


Rifondazione c’è!

Luca Mercalli: PREPARIAMOCI

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