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MILANO E’ LIBERA!

Milano, ore 15,01: MILANO E’ STATA LIBERATA DALLE FORZE PARTIGIANE ENTRATE IN CITTA’ SIN DALLA PRIMA MATTINATA DI IERI.

E’ iniziato tutto alle 8,00 di domenica mattina.

Prima uno sparuto gruppo di partigiani è entrato timidamente in città, dove ha cercato di liberare i molti prigionieri tenuti al bando dalla destra. Sono stati liberati gruppi di poveri commercialisti, liberati scantinati interi dov’erano tenuti prigionieri famosi Architetti, Avvocati, Notai e Imprenditori d’ogni razza.

Sono poi riusciti ad occupare alcuni dei luoghi nevralgici dove risiedeva la becera destra facinorosa e da dove governava e controllava la città imponendo la propria tirannia.

Così sono caduti in mano ai partigiani prima la Scala, Luini (che fa i migliori panzerotti di ilano), poi il castello Sforzesco, la Rinascente, la Borsa, e via via che passava il tempo sempre più gente scendeva in piazza con le bandiere rosse ed aiutava i partigiani ad occupare tutti luoghi simbolo dell’economia e della politica di questa città fino a che oggi, alle 15,01, le bandiera rossa della liberazione svettava tra le mani della “Madunina”.

E’ stato allora che il CNL ha diramato questo comunicato:

“Italiani, ora che Milano è stata liberata, nessuno più potrà fermarci. All’8 settembre di Milano seguirà un nuovo 25 aprile per la nostra Nazione. Ora finalmente si può gridare, “FORZA ITALIA COMUNISTI”!

Nella foto aerea (ANSA-PRAVDA-AEROFLOT), appena scattata, si vede la città di Milano assediata dalle bandiere rosse.

I partigiani lanciano ora un appello: “Le colpe dei genitori non devono ricadere sui figli: BATTMAN, resisti nel tuo bunker, verremo a liberare anche te da quella vecchia arpia!”

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Piccole e grandi differenze

In un gioco tra i più frequenti nelle riviste di enigmistica, ci si esercita a trovare le differenze tra due disegni. A volte il compito risulta arduo perchè sono piccole sottigliezze che si celano tra i tratti dell’autore e che si individuano soltanto con un colpo d’occhio davvero impeccabile.

Questo ovviamente non vale per i due candidati che si affronteranno al ballottaggio per le elezioni milanesi il 29-30 maggio e che si sono affrontati fino a qualche giorno fa per il primo turno delle elezioni del Consiglio Comunale e del sindaco di Milano. Si pensi a Letizia Moratti e Giuliano Pisapia. In questo caso la sgraziata e arrogante campagna elettorale del centro destra berlusconian-morattiano stride così fortemente con un atteggiamento deciso, ma per nulla aggressivo, del canidato di sinistra. Inoltre, la solita tendenza a gettare fumo negli occhi dei cittadini è questa volta smascherata in modo evidente. Pisapia, durante la campagna elettorale, ha sempre parlato di Milano e dell’amministrazione di una città che è stata spesso presa a modello come prototipo per una politica nazionale che segue a ruota ciò che avviene nel capoluogo lombardo. Letizia Moratti e l’ingombrante Silvio Berlusconi hanno spesso trasferito la partita in un ambito sostanzialmente diverso, cercando la polemica, l’accusa calunniosa ed infamante, ma tacendo in modo imbarazzante le proprie incapacità amministrative e la propria gestione così poco oculata. Basterebbe pensare all’esercito di consulenti ed allo stuolo di comparse lautamente stipendiati di cui si è circondata in questi cinque anni la prima cittadina di Milano. Berlusconi ha impostato la campagna elettorale come un referendum sulla sua persona e lo ha clamorosamente e sonoramente perso.

Giuliano Pisapia, si diceva, non è un moderato. Non lo è per frequentazioni politiche, ma lo è forse per la sua capacità di coniugare la sua provenienza dalla cosiddetta “buona borghesia” milanese con la sua radicalità politica mai in discussione. Lo è nel temperamento, così lontano e diametralmente opposto alla retorica berlusconiana ed alla protervia dei demagoghi di centrodestra come La Russa, Bossi, Santanchè ed altri.

E forse, questa tornata elettorale dovrebbe insegnare qualcosa anche ai maestri e padri fondatori del PD, sempre pronti a dispensare le ricette con cui si vincono sicuramente le contese elettorali. Secondo i demiurghi D’Alema, Veltroni e Cacciari i candidati sono da scegliersi in ambito centrista, con minori connessioni possibili con ambienti legati al  lavoro ed agli operai e con una buona dose di appoggio da parte delle gerarchie cattoliche. Questo è, a grandi linee, l’identikit del candidato ideale per vincere le elezioni senza spaventare l’elettorato cosiddetto moderato e conquistando il famigerato centro. Quel centro che, dati alla mano, non ha forse la consistenza che piacerebbe ai terzopolisti Casini, Fini e Rutelli che escono decisamente ridimensionati da un confronto che li vede schiacciati.

In questa tornata elettorale a Milano, come a Napoli, dove De Magistris, sostenuto da IdV e FdS va al ballottaggio contro la destra escludendo il candidato del PD, si registrano i risultati più interessanti. Questi esiti dovrebbero comunicare ai teorici della vocazione maggioritaria del Partito Democratico e della autosufficienza del PD che esiste un  panorama politico dichiaratamente di Sinistra ed alla sinistra del PD stesso che non può essere fagocitato ed assorbito nelle semplici logiche dell’alternanza, ma che chiede un rinnovamento ed una alternativa che il Partito Democratico da solo non può, non è capace e forse non vuole nemmeno offrire.

Spesso tra le differenze emerge anche la grande distanza che caratterizza l’elettorato del PD dal gruppo politico che lo dirige. Oggi la base di quel partito vede cose che i propri dirigenti nazionali e locali non vedono o preferiscono non guradare.

Per tornare alle piccole e grandi differenze tra Pisapia e Moratti sarebbe utile soffermarsi per un istante sui quartieri generali in cui i candidati milanesi hanno fissato i loro comitati elettorali. Questo aspetto appare di per sè una piccolezza nel gioco delle differenze citato all’inizio, ma analizzando bene i luoghi deputati ad ospitare i candidati, si capisce che la differenza non è poi così sottile.

La candidata di centro destra aveva il suo comitato elettorale presso la Fondazione Cariplo, mentre Pisapia situava il proprio al Teatro dell’Elfo. La differenza inizia a farsi più marcata quando consideriamo che si tratta, per la prima, di una fondazione che nasce direttamente da una banca e per il secondo di un teatro.  Sono in gioco due visioni politiche sostanzialmente diverse in questa scelta. Nella scelta di un teatro si indica di privilegiare la cultura, il mondo della comunicazione attraverso le forme artistiche ed un mondo che ha la sua stretta connessione con la scuola, la formazione ed anche le università. Una sensibilità che non trova riscontro e risonanza nella controparte di centro destra. Del resto il destino che il mondo della scuola in ogni ordine e grado ha avuto con le amministrazioni di centrodestra e la sua situazione di sfacelo è sotto gli occhi di tutti. Letizia Moratti è stata inoltre Ministro della Pubblica Istruzione e dell’università e Ricerca prima della Gelmini e questo la dice lunga…

Scegliendo una banca non si può che ammiccare alle simpatie per il mondo speculativo e un po’ arraffone dei furbetti di casa nostra, dove le banche decidono che Parmalat è affidabile e scaricano sui risparmiatori i debiti di Callisto Tanzi. E’ il mondo dell’economia globale, nel senso deteriore del termine, del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale, che con un termine un po’ forte, ma del tutto vicino alla realtà, potremmo chiamare i veri affamatori di popolo, quelli che soffiano sul fuoco delle privatizzazioni, delle esternalizzazioni e così via. Quel mondo confindustriale che applaude il manager di Thyssenkrupp e si straccia le vesti per l’ “eroico Marchionne”.

Ed allora forse, una differenza che appariva così sottile all’inizio, comincia con lo scavare una voragine da cui emergono poi due mondi totalmente diversi e così in grado di mostrare per l’ennesima volta, se ancor ce ne fosse bisogno, che la equidistanza in politica, così cara talvolta ai dirigenti del PD, è l’illusione più sciocca a cui si possa credere. Illusione nella quale non solo cade la sinistra moderata italiana, visto che il direttore del Fondo Monetario Internazionale, quello Strauss-Kahn oggi implicato in problemi di giustizia non di poco conto, era il candidato in pectore destinato a divenire, per il Partito Socialista Francese, il principale favorito alla presidenza della Repubblica.

In sostanza, senza tirare in ballo i concetti di destra e sinistra parodiati anche da Gaber in una famosa canzone, le differenze ci sono e sarebbe bene che a sinistra facessimo tutto per metterle in evidenza piuttosto che seguire i cattivi profeti alla Cacciari che tentano invece di sfumare il tutto giocando a chiudere gli occhi.

La fogna a Senago.

La verità sta emergendo. Il nostro territorio sta morendo soffocato dall’urbanizzazione selvaggia ed incontrollata. Sta morendo di immondizia e di schifezze di cui nessuno vuole occuparsi e da cui la politica tende a smarcarsi.

Ed intanto in regione stanno a trattare su dove andare a rifilare la fogna del Seveso. Senago è il destinatario prediletto, forse il migliore, perchè uno scambio (10 milioni di euro) basterebbe a far accettare l’inaccettabile delirio che si prospetta. Ed il Sindaco di questo paese (Rossetti) se ne sta in sordina ad ascoltare, senza prendere le decisioni e le posizioni che il consiglio comunale stesso le aveva ordinato: “No alle vasche di laminazione”. Ed intanto rifiuta il confronto con i cittadini e col comitato anti vasche, aspettando che il tempo decida per lei e forse arrivi a decidere l’irreparabile per il nostro territorio.

Invitiamo a leggere questi due buoni articoli che spiegano del perchè si è arrivati a questa situazione e mostrano come la soluzione non può certo stare nella realizzazione delle vasche di laminazione a Senago.

Perchè il seveso allaga Milano (Corriere della Sera).

Seveso e Lambro soffocati dal cemento (city).

 

Esondazione Seveso, Gatti: “Occorre più chiarezza sulle risorse e sui progetti!”

Pubblicato il 6 ottobre 2010 da massimogatti

Milano, 6 ottobre 2010. La commissione provinciale ambiente, aperta per l’occasione dall’intervento del Presidente della Provincia di Milano, nonché assessore provinciale all’ambiente, si è riunita nel pomeriggio di oggi a Palazzo Isimbardi per discutere dell’emergenza dovuta all’esondazione del Seveso del 18 settembre scorso.

Il capogruppo in Provincia di Milano per Lista civica un’Altra Provincia-PRC-PdCI, Massimo Gatti, intervenendo in Commissione ha dichiarato: “L’emergenza Seveso tanto emergenza non è dal momento che è da 25 anni, non 25 mesi, che il fiume esonda; ultima, in ordine di tempo, l’esondazione avvenuta la prima settimana di agosto. Mi sarebbe piaciuto che Podestà rendesse conto in aula della completa incapacità ad affrontare la questione da parte di Comune, Provincia e Regione, tutte governate da PDL e Lega Nord. Cos’hanno fatto per prevenire la situazione di emergenza che si è creata il 18 settembre? Assolutamente nulla. Occorre maggior chiarezza in merito ai fondi con i quali si intende far fronte ai milioni di euro di danni prodotti dall’esondazione. Sulla stampa è apparso che fondi non ce ne sono. Dove pensano di recuperarli PDL e Lega nord dopo i pesanti tagli agli enti locali voluti dal Ministro Tremonti? Per quanto riguarda la costruzione di un canale di 11, 2 km che dovrebbe convogliare parte delle acque verso il fiume Lambro, suggerisco a Podestà di verificare gli studi già fatti con competenza dagli uffici provinciali i quali dimostrano che questa soluzione presenta molti aspetti critici. Occorrono serietà e chiarezza per porre fine a questa situazione di emergenza continua che sta procurando enormi danni e disagi non più tollerabili alla cittadinanza e alla vita di tutti i giorni. Occorre rispettare tutte le comunità locali e non scaricare sul Comune di Senago la cattiva gestione del Comune di Milano con opere fortemente penalizzanti di un territorio periferico rispetto alla grande città”.

E Senago si trova proprio in mezzo!

Dal sito ufficiale di Alessandro Robecchi

Milano. Sarà una grande opera a cura del Comune (Letizia Moratti), della Regione Lombardia (Roberto Formigoni) e del Governo italiano (Silvio Berlusconi) a caratterizzare l’Expo milanese del 2015. Si tratta di una enorme figura di merda, che sorgerà accanto ai grattacieli di City Life. La figura di merda di Milano sarà alta 170 metri, aperta al pubblico, visibile a tutti e già se ne parla in tutto il mondo. “Stiamo facendo la più grande figura di merda del mondo e diventeremo famosi per questo”, ha detto la sindaca di Milano Letizia Moratti alla conferenza stampa di presentazione. La grande opera, finanziata da capitali pubblici (le multe dei cittadini milanesi e i soldi risparmiati dalla città su servizi, trasporti e asili nido) e privati, sorgerà vicino al nuovo centro direzionale, dove architetti pazzi stanno realizzando grattacieli storti e altre orribili speculazioni edilizie. “Finalmente la città avrà un simbolo all’altezza della sua fama – ha detto il governatore della Lombardia Formigoni – e tutto il mondo potrà ammirare la nostra figura di merda”. Per tutti gli altri lavori dell’Expo del 2015 il ritardo è spaventoso e si dubita addirittura che i lavori saranno finiti per tempo, ma una cosa è certa: la figura di merda è l’unica cosa sicura al momento, e anche l’unica opera per cui si sono trovati i terreni. Per tutti gli altri progetti previsti, si pensa ora a una collocazione degna, come per esempio il tinello di casa Moratti, il cantiere della Darsena sui Navigli (che si prevede terminerà nel 2745), o il parcheggio dello Stadio Meazza. Alla cerimonia di presentazione non sono mancate le polemiche. “Chi dice che non facciamo niente per Milano non sa quello che dice e lancia accuse a vuoto – ha tuonato la sindaca – Guardate il plastico! Guardate che immensa figura di merda che stiamo facendo”. Purtroppo, alla grande figura di merda di Milano si potrà arrivare solo in macchina, perché le nuove linee della metropolitana non sono più in programma e quelle che si riusciranno a realizzare saranno subito allagate dall’esondazione del fiume Lambro, che si ripete da decenni ogni volta che piove. “Il Comune, la Provincia e la Regione, tutte a guida Pdl – si legge nel comunicato – lasceranno a Milano un segno tangibile della loro competenza e del loro governo del fare: una gigantesca figura di merda visibile anche dal Duomo”.
Nella foto, Milano come apparirà a turisti e visitatori dell’Expo nel 2015.

Di Alessandro Robecchi

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… e a Senago faranno una grande vasca piena di merda, grazie al suo Sindaco e alla giunta a guida PDL-LEGA! (commento della redazione)


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