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A proposito della carta d’intenti di PD, SEL e PSI

di Paolo Ferrero

La Carta d’intenti dei Democratici e Progressisti nelle ultime 10 righe è molto chiara. PD, SEL e PSI si impegnano a:

– vincolare la risoluzione di controversie relative a singoli atti o provvedimenti rilevanti a una votazione a maggioranza qualificata dei gruppi parlamentari convocati in seduta congiunta;

– assicurare la lealtà istituzionale agli impegni internazionali e ai trattati sottoscritti dal nostro Paese, fino alla verifica operativa e all’eventuale rinegoziazione degli stessi in accordo con gli altri governi; 

 – appoggiare l’esecutivo in tutte le misure di ordine economico e istituzionale che nei prossimi anni si renderanno necessarie per difendere la moneta unica e procedere verso un governo politico-economico federale dell’eurozona.

Con questo accordo il Fiscal Compact non si cambierà mai perché quel trattato la Germania non è disponibile a rinegoziarlo, si può solo disdettare unilateralmente.
Qui si dice chiaramente che la politica economica impostata da Monti continuerà. Del resto visto che i simboli hanno il loro valore, forse non è un caso che quello schieramento abbia abbandonato non solo la parola sinistra ma anche quella centro sinistra.

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NO TAV, parla Monti a nome del governo del PD

Monti (e il PD che lo sostiene),

immagina cosa possiamo dirti sentendoti e guardandoti ………………..!

MONTI E’ SENATORE A VITA, PENSA CHE MONOTONIA

Ci pensate che monotonia, avere un futuro come Monti Senatore a vita?

Lui non dovrà attendere come migliaia di precari che un’agenzia interinale lo chiami una volta ogni 6 mesi per incredibili acrobazie nel mondo del lavoro.
Lui non dovrà utilizzare la potenza della creatività per capire come arrivare a fine mese.
Lui non assaporerà l’ebrezza del ricatto del padrone quando ti minaccia di non rinnovarti il contratto.
Lui non dovrà mai inventarsi fughe e nascondigli per evitare d’incontrare il padrone di casa che vuole l’affitto.
Lui non conoscerà mai il sapore della sfida di famiglie che saltano nella crisi, di progetti di vita impossibili.

Monti è condannato alla monotonia, noi ad assaporare la potenza creativa delle precarietà.

Che culo! eh?

Pensioni, ADDIO! Grazie PD per avercele tolte!

Con l’ultima manovra economica del nuovo governo Monti, ha avuto compimento il disegno, iniziato nel 1992, di scardinare il sistema pensionistico per portarlo ad un livello insignificante ed inutilizzabile. Insomma è stato conseguito il loro obbiettivo iniziale di distruggere il sistema pensionistico.

Il tutto ovviamente a vantaggio delle assicurazioni private e delle banche che, proprio in questo momento, si stanno ben bene sfregando le mani, pronte a contare i lauti guadagni che i prossimi anni gli porteranno.

Mentre da un lato si continuano a pagare baby pensioni, vedi per esempio quelle dei parlamentari – inutile approfondire perchè tutti ormai sanno -, dall’altro si riducono drasticamente i parametri di calcolo per la pensione e contemporaneamente si elimina la pensione di anzianità, oltre che aver inalzato gli anni minimi di contribuzione a 42 anni ed 1 mese. Per ora. Perchè dal prossimo anno ci sarà il costante adeguamento, in crescendo, per l’aumento dell’aspettativa di vita. Aumento di 3 mesi di contibuti ogni due anni. Una bella beffa nella beffa dentro la beffa.

In sostanza chi, per esempio come me lavora da quando aveva 17 anni (il sito INPS non lo prevede e “decide” che devi aver inziato a lavorare ad almeno 18 anni), sarà costretto a da andare in pensione quando ne avrà 66. Quindi con 49 anni di lavoro effettivo.

Vabbè, a riuscire ad arrivarci a quell’età, con lo stress quotidiano cui siamo sottoposti, uno potrebbe anche farcela a lavorare. Ma a ben pensarci, chi ti vuole più a lavorare dopo una certa età? Soprattutto se non hai particolari ed elevate specializzazioni. Ho di fronte a me l’esperienza attuale e drammatica di diversi amici, cassaintegrati o licenziati per crisi o bancarotta delle aziende (che dopo aver fatto bottino per anni alle prime difficoltà se la squagliano lasciando tutti sul lastrico), in umile ricerca di un qualsiasi lavoro e nessuno che li vuole prendere a lavorare con sè. Nonostante l’esperienza che anni di lavoro ha loro procurato, sono troppo vecchi e quindi poco malleabili. Hanno dai 45 ai 55 anni.

Ma tutto questo in realtà cela, dietro di sè, una grande oscura manovra: l’instaurazione di un sistema pensionistico privato.

Non ci sono completamente riusciti con l’istituzione delle pensioni integrative di categoria, con le quali si sono FREGATI il TFR dei lavoratori, ed allora hanno ben pensato a qualcosa di più sottile e congeniale che si sviluppa su due linee parallele.

La prima che obbligherà i lavoratori, anche coloro che non lo hanno ancora fatto, ad aderire in modo forzoso ad una di queste forme di pensione privata, in modo da vedersi coprire gli anni bui che gli spetteranno quando prima o poi si vedranno, in età avanzata, proiettati (per non dire espulsi) fuori dal sistema di lavoro senza alcuna possibilità di reintegro.

La seconda obbligherà gli stessi a computare una forma di risparmio forzoso per garantirsi un cuscinetto economico per la dissocupazione di cui sopra e quindi favorendo ancora una volta le banche detentrici finali del risparmio effettivo, col quale portanno tornare a far respirare i loro profitti.

Insomma, una bella truffa realizzata coi guanti di velluto.

Oltre a tutto questo e dulcis un fundo, si parla ora di mettere mano al sogno di Berlusconi: l’ARTICOLO 18. Forse è ancora una volta, come per le pensioni, la sua lunga manina che guida tutti questi burattini.

O forse, con somma tristezza, è la doppia mano carpiata PDL-PD che ha portato al compimento totale del duopolio che loro hanno sempre voluto. E forse ci sono riusciti. Sulle spalle di tutti i lavoratori.

La bancarotta dello stato era forse la soluzione meno traumatica, almeno dal punto di vista dell’equità.

Ma forse è giunta l’ora della RIBELLIONE, nobile parola che ci conduce ad un dissenso vero che ci induce ad urlare un forte NO, una delle parole più semplici e corte del vocabolario, la parola più urgente ed essenziale, forse la più selvaggia. Un NO alla brutalità della politica, no alla follia delle ingiustizie economiche che ci circondano. Contro queste cose, il NO non è mera negazione: il NO assume un forte valore propositivo, costruttivo e creativo.

Ci dispiace solo per gli amici del PD che, assieme ai benpensanti del parlamento hanno approvato, ed approveranno, le manovre del governo dei BANCHIERI.

NO col sistema NON ci STO!

MANOVRA “SALVA ITALIA” aumenta PRECARIETA’ LAVORO, DISSOCUPAZIONE e COSTO VITA

MANOVRA – MASSIMO ROSSI (FDS): “SALVA ITALIA” AUMENTA PRECARIETA’ LAVORO E VITA E INCREMENTA DISOCCUPAZIONEMassimo Rossi, portavoce nazionale della Federazione della Sinistra, ha dichiarato:

“Mentre, passato Natale, partono gli allarmi per l’inevitabile crollo dei consumi, la manovra “salva Italia” prevede paradossalmente la liberalizzazione selvaggia degli orari e delle aperture festive e domenicali delle attività commerciali. Volendo/potendo: giorno e notte senza giornate di riposo neppure nelle festività civili e religiose. Misure ad esclusivo vantaggio della grande distribuzione ma a danno certo per l’occupazione, i consumatori, i cittadini, la qualità della vita di milioni di persone private del piccolo commercio di quartiere o vicinato. Tra tagli, aumenti Iva e liberalizzazione chiuderanno infatti migliaia di negozi (CONFESERCENTI ne prevede 76.000!), che non potranno reggere la concorrenza, e le nuove assunzioni di lavoratori schiavi non compenseranno che in minima parte i posti di lavoro persi. Crescerà la precarietà, già oggi a livelli intollerabili! Complimenti da parte di Federdistribuzione, la potente associazione della grande distribuzione privata …una dei voraci sponsor di questo Governo dei poteri forti!”

Merry crisi

Consigli ai compagni del PD

Consigli ai compagni del Pd per fare bella figura in società.

Ricordare che il governo Monti non è un governo di sinistra. Giusto. Quindi sostenere la decisione di votarlo per responsabilità e senso dello Stato. Deplorare gli estremisti che si lamentano, ricordando quello che c’era prima. Contemporaneamente, recarsi alla manifestazione della Cgil che contesta le misure del governo Monti. Informarsi con garbo se sia meglio votare la manovra con la mano destra e tenere il cartello Giù-le-mani-dalle-pensioni con la sinistra. Per i mancini, invertire. Ricordare con veemenza che è grazie alle pressioni del Pd che si salvano le pensioni più basse dall’inflazione. Deplorare con un rapido inciso che grazie all’inflazione aumentata (benzina, Iva, ecc.) le pensioni decenti saranno presto indecenti anche loro. Sostenere gli sforzi del governo Monti che ci dà più credibilità in Europa. Incrociare le dita nella speranza che prima di finire la frase precedente l’Europa ci sia ancora. Sollevare con veemenza la questione dell’Ici della Chiesa cattolica. Minimizzare con eleganza e tatto la questione dell’Ici della Chiesa cattolica. Dispiacersi dell’assenza, nella manovra, della patrimoniale. Aggiungere pudicamente: “però per le grosse fortune”. Dolersi per i sacrifici del ceto medio. Consolarsi ricordando che però la prima alla Scala si è svolta in un clima di elegante sobrietà. Se qualcuno nomina il ministro Fornero, ribattere ricordando il ministro Gelmini e far notare l’indiscutibile evoluzione della specie. Approvare l’Ici sulla prima casa. Disapprovare l’Ici sulla prima casa. Ricordare la sacrosanta tassa su yacht ed elicotteri, vanto del comunismo nel mondo. Deplorare l’insufficiente azione sui capitali scudati, che poteva essere più alta. Rivendicare la tassazione sui capitali scudati che sarà bassa, ma è meglio di niente. Dolersi del fatto che i capitali scudati non si trovano più ed è difficile tassarli. Indignarsi per quest’ultima triste realtà e sbottare: “Ci vorrebbe un governo veramente liberale”! Oh, cazzo, questa vi è scappata. Ricominciare da capo.

(di Alessandro Robecchi – pubblicato in il Manifesto)

Lo scandalo delle frequenze

PRIMA era un problema di buongoverno, e poteva già bastare. Adesso è anche un dovere, e non si può sfuggire, davanti ai sacrifici chiesti ai cittadini. E i cittadini cominciano ad essere informati. Sanno che si devono assegnare le frequenze digitali televisive. Capiscono perfettamente che quelle frequenze sono proprietà dello Stato e dunque appartengono a tutti. Apprendono infine che le frequenze valgono sul mercato  –  come ha spiegato qui Giovanni Valentini  –  16 miliardi, cioè più di metà della manovra.

E dunque, com’è possibile che questo bene pubblico così importante venga regalato agli operatori tv attraverso il “beauty contest” deciso dal governo Berlusconi, cioè quel “concorso di bellezza” che cede gratuitamente le frequenze a Rai e Mediaset?

Il governo ha un’unica strada davanti a sé, coerente con la cultura del mercato e della concorrenza di Mario Monti: blocchi subito quella falsa gara gratuita e indichi un’asta regolare, che non regali ma valorizzi le frequenze a vantaggio dei conti pubblici. E dichiari che le risorse serviranno a restituire alle pensioni fino ai duemila euro quella difesa dall’inflazione che la manovra ha tolto, sopra i 936 euro.

In questo modo, il concetto di rigore acquista un senso, e persino quello di equità e di solidarietà. E si cancella ogni fantasia di “patti” politici all’ombra della tv che sarebbero inaccettabili perché scellerati. Com’è evidente, nessuno

cerca vendette. Soltanto l’interesse generale. E non si dica che non si è ancora studiato il dossier-frequenze. Non serve uno studio particolare: basta il buonsenso, e il senso del dovere.

(da Repubblica del 7 dicembre 2012)

Politici in discarica!

E’ nato il governo Monti, un governo non votato dal popolo italiano quindi un governo fuorigioco, abusivo ed ai limiti della democrazia, presieduto da un ricco figlio di banchieri e quindi, come molti suoi simili, incapace di comprendere come la gente comune deve fare per arrivare a fine mese.

E’ pur vero che non era più possibile andare avanti in questo modo, lo si diceva da anni ed il parlamento sembrava oramai uno stadio durante una partita giocata da un governo che dava costantemente il meglio della propria tragedia, ma questo purtroppo è quanto è avvenuto e la situazione di oggi è solo peggiorata.

Come ho già avuto modo di dire, nella mia lunga vita mi vedo tornare agli anni ’30 e ’40 del secolo scorso, in piena dittatura, ma cos’è cambiato adesso da allora? Mah!

Forse è giunta l’ora per tutti di aprire gli occhi, o ci troveremo a mendicare ai semafori e a dormire alle stazioni. Permettetemi allora una battuta, mi è rimasta solo un poco d’ironia (che per ora non si paga): PIL = Partitito Italico Ladri, ecco cos’è oggi il parlamento.

E mentre l’Italia affoga sotto alluvioni e frane, tanto al nord quanto al centro ed al sud, questi politici trovano il modo di finanziare Roma capitale (ma non lo era già capitale?). Provate allora a sentire cosa ne pensa la gente che è rimasta senza casa. Ah è vero, l’ICI risolverà tutto. Povera Italia, poveri noi.

(lettera alla redazione)

Senago, la posta di Castelletto chiude: un’anteprima del governo Monti.

 

(Continua la saga dei nostri simpatici testicoli “las pelotas”, qui intenti a rappresentare il passaggio di testimone tra i ministri dell’economia del nostro paese)

Da tempo corrono voci fondate che la posta di Castelletto si avvia alla chiusura e come spesso accade in questi casi, gli ultimi a saperlo o ad essere informati sono i cittadini. D’altronde, soprattutto di questi tempi, per loro è meglio che i diretti interessati, cioè i cittadini e i lavoratori addetti, non sappiano, o meglio ancora non decidano sulle sorti dei servizi che vengono prima privatizzati e poi tagliati se essi non sono più che remunerativi.

Ormai è questa la politica che impera:  liberalizzazioni, privatizzazioni e svendita del patrimonio pubblico che sono solo visti come “rogne” per uno Stato o un Comune.

Per loro il privato è bello, è sinonimo di efficienza, di produttività, di solidità e forse è per questo che non vengono tassati i grandi patrimoni.

Intanto i cittadini continuano a pagare le tasse, anche per quelli che le evadono, pagano i servizi e, nel “tempo libero”, pagano i debiti contratti dal governo e la speculazione finanziaria delle banche.

Ma tornando alle questioni locali, mentre i nostri politici stanno “affilando le armi” per le prossime elezioni amministrative, noi perdiamo un altro pezzo di servizi, dopo la chiusura del distretto socio sanitario, dell’URP di Castelletto, la soppressione del pulmino del mercato del lunedì, dei servizi di trasporto pubblico e la sospensione di Agenda 21 e del bilancio partecipato, queste ultime le uniche iniziative che avevano appunto lo scopo di costruire un percorso partecipativo con i cittadini per le scelte amministrative della nostra città.

In compenso si continuano a costruire palazzi e residenze che naturalmente, con gli oneri di urbanizzazione, servono loro per finanziare opere pubbliche (quali?), ma non servono ne a famiglie bisognose nè aiutano giovani in cerca di una casa per metter su famiglia, anzi a questi giovani gli regalano due “belle” vasche di laminazione, utili per fargli respirare i “profumi” della merda depositata dai fiumi in piena.

E’ da più di vent’anni che si continua a portare avanti questa politica scellerata in nome del mercato dell’efficienza e della competitività e il risultato è che abbiamo un sistema pubblico e sociale in via di estinzione, un sistema produttivo allo sbando fra cassa integrazione e chiusure d’aziende e un’ ambiente sempre più sull’orlo del collasso e dell’emergenza, mentre lo Stato è indebitato e commissariato e i bilanci dei comuni sono prossimi all’estinzione. Alla faccia del federalismo, mantre i lavoratori, i pensionati, gli studenti e i giovani non sanno più dove sbattere la testa per “sopravvivere” in questa realtà.

Ciò nonostante, diabolicamente si persiste con pervicacia e arroganza a sostenere, sia a livello più generale che territoriale, scelte politiche che la realtà ha dimostrato essere disastrose e si chiede a noi tutti di concorrere nei sacrifici per la salvezza della nazione.

No non ci stiamo, è ora di finirla con questi metodi.

Come hanno detto gli studenti nelle manifestazioni di questi giorni:” essere responsabili per noi significa non rinunciare a una battaglia per riappropriarci del nostro spazio e decidere le scelte per nostro futuro”.

Ed è da qui che bisogna ricominciare, da un idea di democrazia in cui uno Stato e un Comune, sono prima di tutto dei e per i cittadini.

 

 


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