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I tanti colori della protesta e la solita opaca risposta

Ci sono due/tre canzoni che risuonano nella testa pensando alle manifestazioni dl 14 novembre ed alla dura repressione di chi ha voluto stroncare sul nascere la partecipazione alla vita pubblica che non deve più appartenere alla politica dei giorni nostri e soprattutto delle generazioni future, almeno secondo i benpensanti del Belpaese. Sulle canzoni ci torneremo dopo…

Non staremo a commentare i giornali dei giorni successivi alle manifestazioni. Il solito suono monocorde di chi pubblica da 40 anni lo stesso editoriale per difendere il potere costituito e per attaccare chi cerca di rovesciare con poche, tante o nessuna speranza le logiche dominanti e prova il proprio assalto al cielo. Si badi bene un assalto al cielo del tutto pacifico.

C’erano lavoratori, pubblici dipendenti, insegnanti, ricercatori, ma erano soprattutto studenti universitari e medi quelli che hanno partecipato e affollato le manifestazioni europee contro l’austerità. C’era ancora ed intatta la possibilità di rinsaldare diversi spezzoni di storia del nostro paese con una coesione intergenerazionale che manca da tempo. Quella stessa coesione che ha sempre provocato un brivido lungo la schiena di chi siede nelle stanze dei bottoni.

Già perché negli ultimi decenni ha fatto breccia l’idea che ciò che manca alle giovani generazioni è stato sottratto loro dai loro padri, dalle loro madri. Le garanzie dei genitori sono il motivo dell’eterna condanna dei figli alla precarietà oppure ancor peggio alla inoccupazione. Tutto questo viene da più parti accettato come un ineluttabile destino e senza nessuna alternativa o possibilità di invertire una rotta tracciata in un solco profondo. La lacerazione intergenerazionale è quello che ha permesso e permette tuttora a chi è in sella di rimanerci dettando le regole a tutti gli altri.

La partecipazione per molti dei ragazzi e delle ragazze nei cortei del 14 novembre era probabilmente una sorta di battesimo della protesta e della partecipazione alla vita pubblica di un paese ormai asfittico e afasico. Si è svolto inoltre in un momento drammatico e probabilmente con pochi termini di paragone con qualsiasi altro periodo storico finora vissuto.

Cortei multicolori, sovrapposizioni di voci, suoni che si confondevano rendendo un vero e variegato arcobaleno la partecipazione a questa ennesima presa di coscienza ed ennesima presa d’atto che gli studenti prima di altri vogliono prendere in mano il proprio futuro quando non addirittura il proprio presente. Un futuro che non è deciso qui in Italia, che non è deciso da un governo tecnico o politico di qualsiasi colore questo sia, ma purtroppo da una tecnocrazia che risiede altrove e che pianifica in altre sedi quello che viene poi applicato in ogni singolo paese.

E non è quindi così peregrino che quando gli interlocutori sono così lontani, anche in una manifestazione, per lunghi tratti pacifica, composta inoltre da molte persone minorenni, si abbia la voglia ed il desiderio di andare ad interloquire con chi detta le regole. Si voglia cioè far sapere a chi decide che sebbene il silenzio assordante stia circondando il clima politico ed il merito delle scelte operate, c’è ancora chi dissente e protesta. C’è ancora chi ha saputo mantenere attivo un sistema immunitario che è stato in grado di produrre anticorpi preziosi contro le ricette neoliberiste che in modo assoluto tendono ad assorbire ogni cosa. L’Europa è nel pieno di una recessione che è frutto delle manovre politiche che la Troika sostiene.

Nascono in questi frangenti gli obiettivi anche solo simbolici quali il superamento di una immaginaria zona rossa, la presenza presso la sede della Banca Centrale Europea, presso gli uffici della Commissione Europea e del Fondo Monetario Internazionale. Questi soggetti dettano le linee guida ed i governi nazionali sono meri esecutori. Governi buoni e governi meno buoni provano a ritagliare ancora un piccolo spazio di autonomia per la politica, ma lo stesso finiscono per capitolare di fronte alle continue richieste di austerità.  perché sembra ormai assodato che tutti noi abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità ! Ma chi lo ha fatto ?  Non certo chi ha continuato a vivere del proprio reddito da lavoro e che oggi forse non sa se potrà godere della pensione maturata. Il nostro governo è un fiero e convinto esecutore della logica dell’austerità  che porta a manovre di tipo recessivo e che conduce in un tunnel da cui non si intravvede alcuna luce da seguire e quindi nessuna via di uscita.

L’uscita non è ancora visibile, ma non sembra nemmeno concretizzarsi una situazione in cui va migliorando la condizione quotidiana che ognuno di noi vive giorno dopo giorno.

Ebbene la risposta che i governi riescono a dare alle istanze di chi manifesta ogni giorno è una risposta che si inquadra solo nell’ambito della logica repressiva. Le richieste e le istanze di chi protesta sono solo un problema di ordine pubblico che va risolto con i soliti modi. Guai ai giovani che si avvicinano alla politica con l’intento di fare scelte e prendere decisioni che possano incidere ed allora in questo caso la violenza e le manganellate delle forze dell’ordine sono addirittura di tipo preventivo. Che non si azzardino i giovani a pensare che siamo in una democrazia in cui poter esprimere pareri, opinioni ed anche dissenso e protesta.

E gli editoriali dei vari giornali che si sbracciano a chi grida più forte contro la violenza nelle piazze dovrebbero fare i conti con questa violenza preventiva, che ha guidato la polizia italiana nelle tante manifestazioni che si sono articolate nelle nostre città. E non saremo a disquisire delle traiettorie dei fumogeni, perché sembra di essere ripiombati all’analisi balistica del proiettile che uccise Kennedy attraversandogli il corpo circa tre volte cambiando altrettante volte direzioni. Oppure potrebbe sembrare di rivivere l’assurda teoria del calcinaccio e del proiettile che lo disintegra a cui abbiamo assistito nel post-omicidio di Carlo Giuliani. Pensiamo che in questi diversivi e in queste digressioni, a cui si prestano in modo supino e prono i mass media di casa nostra, ci sia un po’ tutta la storia di casa nostra. Pensiamo sia un insulto per le normali intelligenze parlare delle traiettorie dei fumogeni. E’ molto più semplice dire che siamo nel pieno di una strategia del terrore che si manifesta ancor prima in chi detiene il potere di fronte all’esasperazione di chi non ha più nulla da perdere.

Una violenza preventiva perché come al solito la partecipazione fa paura e la presa di coscienza di giovani generazioni di un futuro sempre più tetro non deve essere in grado di sfociare con una proposta che in modo costruttivo possa svolgersi attraverso i canali politici e sociali di una nuova lotta di classe che secondo lorsignori è ormai un vocabolo del passato oltre ad essere un retaggio della politica novecentesca. Peccato che Marchionne e i suoi accoliti continuino da sempre a lottare per la loro classe e contro la nostra.

E’ la modernità bellezza direbbero in puro stampo holywoodiano parafrasando gli eroi della celluloide. Quella modernità che ha tappato la bocca ai Magnifici 5 delle Primarie del centrosinistra che non sono ancora riusciti ad esprimere un commento sulla violenza delle forze dell’ordine delle manifestazioni del 14 novembre. Anche Vendola forse sarà distratto dall’approsimarsi di un voto a cui ognuno partecipa ponendo nel proprio Pantheon qualsivoglia persona purché non di sinistra.

E le canzoni tornano a tormentare il pensiero accompagnandolo come una colonna sonora assordante ed è allora il caso di alzare il volume ed ascoltarle soffermandoci sulle strofe di Guccini in Canzone per Silvia e di De Andrè in La Domenica delle Salme:

“… sempre l’ignoranza fa paura ed il silenzio è ugugale a morte !”

“… voi avevate voci potenti, lingue allenate a battere il tamburo, voi avevate voci potente adatte per il vaffanculo !”

Oggi è sempre più evidente che il semplice “vaffanculo” non basta più !

Ma se volete la carica giusta ascoltatevi Cyrano del già citato Francesco Guccini. Forse farebbe bene anche a Mario Monti ed alla sua compagnia di giro !

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Siamo in democrazia, potete scegliere: alta velocità o manganellate in testa

di Alessandro Robecchi, pubblicato in Il Misfatto

Il revival dell’estate: la manganellata della polizia torna prepotentemente di moda! – Per una volta, la Lega unisce l’Italia: Bobo Maroni invia poliziotti meridionali a picchiare montanari piemontesi  – La lentezza dei trasporti è un problema nazionale: le bastonate della polizia ci hanno messo dieci anni da Genova alla Val di Susa!

Il must dell’estate 2011? Il livido da manganello! La cicatrice da carica della polizia, il setto nasale deviato e l’intossicazione da lacrimogeno. Si sa che le mode hanno i loro corsi e ricorsi e così, passati dieci anni da Genova 2001, rieccoci ad apprezzare alcuni tratti stilistici che credevamo dimenticati. Certo, qualche avvisaglia del revival si era vista in piccole avanguardie attentissime all’evoluzione del costume, per esempio la sala Bunga-Bunga della discoteca di Arcore, dove le ragazze già mesi orsono si vestivano da poliziotte (e poi, dopo gli scontri, da infermiere). Piccoli segnali, ma nulla in confronto alla presentazione ufficiale della stagione estiva, avvenuta settimana scorsa in Val di Susa. “La musica elettronica ci aveva un po’ distratto – dice un funzionario di Polizia – ma ora siamo tornati alle vecchie care percussioni: non avete idea di come suoni la testa di un No-tav, il nostro comandante dice che è fatta apposta”. Nostalgia, dunque? “Ma no – risponde un questurino – c’è stata un’evoluzione. A Genova picchiammo Boys-scout, suorine, pacifisti con le mani alzate che erano venuti apposta. Oggi, invece, bastoniamo direttamente cittadini del luogo, insomma, facciamo servizio a domicilio”.
Come tutti sanno, ogni moda, dalla minigonna, ai pantaloni a zampa di elefante, alla mano pesante della polizia, ha le sue radici sociali. “Ovvio – dice un funzionario della celere – e anche qui la lezione viene da Genova 2001. Oggi se non hai il numero di Bisignani come puoi fare carriera? Solo spaccando qualche testa, come è avvenuto dieci anni fa: tutti i funzionari filmati mentre picchiavano cittadini disarmati sono stati promossi!”. “Però – aggiunge – non dovete pensare che lo facciamo solo per lavoro, ci vuole passione!”. Come dopo ogni sfilata che si rispetti, anche dopo le bastonate distribuite in Val di Susa, lo stilista si è fatto avanti per prendere l’applauso della platea. Bobo Maroni, ha percorso per ultimo la passerella, e ha raccolto unanimi consensi dal governo e anche da parte dell’opposizione: “La Lega – ha detto – è sempre vicina ai popoli e alla loro autodeterminazione. A meno che non ci sia in ballo un affare da parecchie centinaia di milioni di euro. In quel caso sappiamo picchiare la gente anche meglio degli altri, e lo abbiamo dimostrato. Ci siamo esercitati sugli ultras degli stadi, ora sui cittadini della Val di Susa e domani chissà, ogni italiano potrebbe avere il suo livido da manganello. Oltretutto costa meno di un piercing o di un tatuaggio: è gratis e offre lo Stato italiano!”.


Rifondazione c’è!

Luca Mercalli: PREPARIAMOCI

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