Posts Tagged 'gelmini'

Sui tetti per difendere la ricerca pubblica – seconda puntata

Alla fine la Riforma Gelmini delle università pubbliche italiane è diventata legge, appena in tempo per essere un indigesto regalo natalizio per studenti e ricercatori. La sua attuazione aspetterà ora il vaglio dei decreti attuativi, uno scoglio forse non così semplice da valicare, visto lo stallo che anche la riforma federalista sta attraversando in questa analoga fase. La ministra ha continuato con i suoi slogan di grande ed epocale riforma ed anche noi punto per punto cerchiamo di smentire queste parole d’ordine piuttosto abusate oltre che falsificanti di una legge che mette in luce solo il disprezzo di questo governo nei confronti di ogni cosa pubblica.

In una spinta tesa a moralizzare gli atenei italiani si è detto che non doveva essere più permesso assumere in una università figli, figlie, mogli, mariti e parenti in genere. Ebbene cosa prevede questa epocale riforma al riguardo ? Semplicemente che non sarà possibile assumere persone che hanno legami di parentela fino al quarto grado con dipendenti che lavorano nello stesso dipartimento. Dipartimento e non Università ! Questo è un passaggio fondamentale ! Sapete quanto tempo impiega il barone di turno a chiedere il trasferimento da un dipartimento in cui ha sempre operato (definiamolo A) ad un dipartimento differente (chiamiamolo B)  ? Probabilmente un giorno e basta una richiesta scritta al direttore del dipartimento B che la accoglierà senza alcun rilievo. Nel frattempo, un parente molto stretto (anche di primo grado) verrà assunto nel dipartimento A e tutto avverrà a norma di legge, di legge Gelmini ovviamente ! Questa è la lotta a parentopoli che opera il Governo Berlusconi.

Cosa cambia poi soprattutto sul fronte studentesco ? Una cosa molto semplice: il fondo per il diritto allo studio subisce un taglio di finanziamento dell’ordine del 90-95%. Il 10% delle borse di studio viene destinato ai capaci e meritevoli che risiedono nella regione in cui è situata l’università. Questo piace sicuramente agli amici in camicia verde della Lega Nord, che hanno fortemente voluto e sponsorizzato il provvedimento. In realtà, a voler ben guardare, forse la Corte Costituzionale potrebbe avere qualche rilievo da sollevare. Ma il peggio deve ancora venire ! Il fondo per il diritto allo studio viene sostituito con una sorta di prestito d’onore, in sostanza un mutuo che permetterà, a detta del Governo, ai meritevoli di studiare nella futura università del post-riforma in cui le tasse necessariamente lieviteranno per effetto dei tagli sul comparto scuola/università/ricerca. Questo prestito dovrà poi essere restituito una volta raggiunto il conseguimento della laurea. In sostanza i giovani impareranno semplicemente prima ad essere dei buoni debitori in una società a misura di banca e non di uomo.

Ma come arginerà la fuga dei cervelli il nostro mirabolante governo con questa legge ? L’università italiana esporta all’estero un gran numero di ricercatori e ha la scarsa capacità di attrarre studiosi dall’estero in Italia. Questo è un dato storico che negli ultimi anni è diventato ormai un triste primato. Nell’ottica di una riforma che per ben una dozzina di volte riportava nel testo che il provvedimento doveva risultare senza ulteriori oneri a carico della finanza pubblica si capisce benissimo che non si investe in ricerca e quindi in futuro e parafrasando i fratelli Coen verrebbe proprio da dire che, non puntando sul proprio futuro, l’Italia non è un paese per giovani !

La figura del ricercatore universitario assunto a tempo indeterminato, come la conosciamo oggi, è destinata a scomparire e verrà sostituita da una figura precaria che avrà un contratto di tre anni rinnovabile per altri tre. Alla fine del ciclo di sei anni si potrebbe, vincendo un concorso e se l’università di riferimento avrà una situazione finanziaria che lo permetterà, avere la possibilità di stabilizzare finalmente la propria posizione. Questo, a conti fatti non prima dei 36-38 anni per i più fortunati. Si capisce bene che in realtà siamo in presenza di un forte incentivo ai giovani a fuggire e molto presto da questo paese. Altro che diminuzione dell’età media in cui si prende servizio in una università italiana.

Ma i concorsi che premieranno davvero i più meritevoli come funzioneranno ? In realtà le università chiameranno da un elenco i candidati risultati idonei in una graduatoria nazionale, ma potranno introdurrre alcuni criteri di selezione che loro ritengono facciano al caso proprio e spesso questo potrà tradursi con una discrezionalità che molto spesso in passato è stato sinonimo di clientele e baronie e che in futuro non verrà certo cancellato.

Dulcis in fundo la Riforma Gelmini impone alle Università pubbliche l’ingresso di soggetti privati all’interno dei Consigli di Amministrazione. Generalmente un privato che entra in un consesso del genere lo fa perchè guidato da interessi specifici e probabilmente condizionerà, mediante finanziamento ad hoc, gli indirizzi di ricerca su cui l’ateneo deve puntare. Tutto questo metterà le università al servizio dei privati ed inoltre toglierà totalmente la libertà di ricerca che finora è stata elemento forte della ricerca di base delle università pubbliche italiane. Una privatizzazione mascherata in cui ancora una volta si privatizzano i profitti socializzando le perdite. I privati investono anche nelle università straniere dove il sistema universitario è certamente migliore del nostro, ma in nessun modo possono pilotare la ricerca di base decidendo le linee guida dei gruppi di ricerca.

Un giorno statistiche alla mano sapremo se le promesse del ministro Gelmini sono divenute realtà o se invece quelle cassandre che hanno lanciato una serie di allarmi salendo sui tetti a chiedere una riforma diversa hanno invece avuto ragione cogliendo nel segno. Purtroppo nel frattempo saremo qui a sperimentare ancora le nefaste politiche scolastiche ed universitarie di questo centrodestra.

PER IL RITIRO DEL DDL GELMINI



 

Sui tetti per difendere la ricerca pubblica – prima puntata

Da più parti, ci si chiede perchè oggi gli operai salgono sulle torri ed i carri ponte delle fabbriche, i migranti sulle gru dei cantieri, gli studenti sui monumenti delle piazze italiane e i ricercatori sopra i tetti delle università. La risposta fondamentalmente è una sola: per essere visibili e forse anche ascoltabili. Perchè il paradosso ci induce ad andare più in alto, o più lontano, perchè da vicino nessuno riesce a comprendere il diritto negato all’altro. Nelle università italiane, ancora oggi, ricercatori e studenti salgono sui tetti, ed in modo assolutamente pacifico, semplicemente perchè qualcuno sta distruggendo quel poco di ricerca e di università pubblica che ancora rimangono in un’Italia sempre più votata al cieco autolesionismo e che qualcuno vorrebbe vedere abbeverarsi solo alla fonte del Grande Fratello.

Se volessimo buttarla sul ridere potremmo dire che saliamo sui tetti perchè, come i famosi nani sulle spalle degli ancor più famosi giganti, vogliamo vedere più lontano. Ma la visuale si perde inesorabilmente su un panorama desolato. Il disegno di legge Gelmini purtroppo ha la vista ed il fiato molto corto. La ministra Gelmini, come ha già fatto in tutte le altre scuole di ogni ordine e grado, taglia finanziamenti anche alla ricerca universitaria. E lo fa con l’arroganza e la protervia di chi sembra voler moralizzare un mondo ormai totalmente privo di etica.  Come se proprio nel Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana fossimo in presenza di chicchessia che possa vagamente fare la morale a qualcuno.

Quando la ministra parla della riforma dell’università inizia a snocciolare una serie ormai nota di slogan. Una serie di parole d’ordine assolutamente vuote che stridono ancor più ferocemente con la realtà dei contenuti della riforma. La controriforma, come dovremmo veramente chiamarla, porta il nome della Gelmini, ma è assolutamente ed innegabilmente opera del suo collega Tremonti che opera una riforma a suon di tagli ed all’insegna del risparmio. Nemmeno un euro di investimento !!! A fronte di ciò che fanno Germania e Stati Uniti, per portare due soli esempi, che pur in presenza di manovre economiche da lacrime e sangue, investono ulteriormente nella ricerca con una lungimiranza che non abita negli italici confini.

Ma veniamo un po’ all’analisi di queste parole d’ordine che il Ministro Gelmini indica come punti di forza della riforma universitaria: lotta alle parentopoli, eliminazione dello strapotere dei baroni (notoriamente i professori ordinari con maggior potere), più diritto allo studio, nuovo sistema di governo delle università, lotta alla fuga dei cervelli, valorizzazione del merito, valutazione della ricerca e della didattica, lotta alla autoreferenzialità delle università, apertura degli atenei a collaborazioni con soggetti esterni e privati, lotta alla precarietà, ingresso con un ruolo stabile ed a tempo indeterminato negli atenei ad una età inferiore alla media anagrafica attuale. Una serie di elementi che ci porterebbero a dire che sarebbe veramente opportuno sostenere un disegno di legge che si prefigge di risolvere tutta questa serie di problemi che davvero influiscono sulla scarsa efficienza ed efficacia del sistema universitario del nostro paese.

Il primo falso mito di questa riforma è uno dei più palesemente falsi ed inverosimili: la lotta alle baronie. Il Ministro dovrebbe spiegarci per quale ragione la Conferenza dei Rettori delle Università Italiane (CRUI) ha sposato e caldeggiato fin dall’inizio l’approvazione di questo progetto di riforma e ne chiede tuttora a gran voce la sua rapida conversione in legge. E se non sono baroni proprio i rettori ??? Nella nuova università ridisegnata da Gelmini, il Consiglio di Amministazione assumerà ogni potere sia di ordine politico per la scelta delle linee guida dell’ateneo che per le questioni di ordine meramente economico. Ebbene i nuovi CdA non verranno più eletti, come avviene oggi, ma verranno nominati dal Rettore. Quindi nelle università si procederà ad eleggere un Rettore, cosa che già avviene, che provvederà ovviamente a circondarsi di un gruppo di provata fedeltà, che mai e poi mai potrà sfiduciarlo perchè direttamente a lui legato. Tutto questo nell’ottica ministeriale dovrebbe togliere potere a chi finora lo ha gestito nelle università italiane. Invece fa cadere ogni minimo sistema di controllo. Si spaccia per democratizzazione un lento ed inesorabile declino verso la dittatura. E i baroni sentitamente ringraziano…

(continua)

Milano, manganellate contro gli studenti

Sul tetto con studenti e lavoratori

COMUNICATO STAMPA

Scuola, Patta (PRC): “ Sul tetto con studenti e lavoratori contro la distruzione dell’università italiana”

Milano, 25 novembre 2010.

In merito all’occupazione del tetto del Dipartimento di Fisica dell’Università Statale di Milano da parte degli studenti e dei lavoratori in mobilitazione contro la riforma universitaria, che proseguirà anche stanotte, il segretario provinciale del PRC-Federazione della Sinistra, Antonello Patta, ha dichiarato:

“Questo pomeriggio sono salito sul tetto del Dipartimento di Fisica per portare il sostegno di Rifondazione agli studenti e ai lavoratori in mobilitazione per chiedere il ritiro della controriforma dell’università. La sciagurata riforma portata avanti dal ministro della ‘distruzione’ pubblica Gelmini va fermata per non condannare a un triste destino il sistema universitario italiano e per restituire un futuro ai lavoratori, agli studenti e all’interno paese. Condanniamo inoltre con forza le cariche contro gli studenti, senza reali motivi di ordine pubblico. Auguriamo a questi ragazzi, sottoposti in questi ore ai necessari accertamenti medici, di uscire presto in buone condizioni di salute”.

Partito della Rifondazione Comunista

Federazione di Milano

Ufficio stampa

 

Si torna a scuola, nel caos

06/09/2010 17:22 | CONOSCENZAITALIA | Fonte: rassegna

Nonostante il trionfalismo del ministro Gelmini, per il secondo anno consecutivo l’apertura delle scuole avviene all’insegna del caos più totale. L’incertezza degli alunni che non sanno per quante ore settimanali frequenteranno, soprattutto se hanno chiesto tempo pieno e tempo prolungato; l’incertezza delle famiglie che non sanno a quale santo votarsi se i loro figli non saranno ammessi al tempo pieno; l’incertezza dei precari che non sanno se avranno il posto di lavoro; l’incertezza dei docenti di ruolo sull’orario; l’incertezza dei dirigenti a organizzare le classi, visto che aumentano gli alunni e diminuiscono i posti; l’incertezza dei direttori amministrativi che non sanno in base a quale budget finanzieranno i piani dell’offerta formativa; l’incertezza degli studenti delle superiori appena “riformate” che faranno più latino e meno laboratorio se sono ai tecnici e meno italiano e più informatica se sono al classico  …   continua a leggere


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