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Milano: l’expo e le bufale di Renzi.

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Di bufale ormai siamo stati abituati a sentirne innumerevoli ogni giorno, ma nel comizio finale alla Festa dell’Unità il presidente del Consiglio ha superato ogni limite. Ci vuole una bella faccia tosta a indicare Expo come un’esperienza virtuosa da imitare, al punto di indicare, come avvenuto qualche giorno fa, Giuseppe Sala, l’ad di società Expo, come un ottimo futuro sindaco di Milano. Proviamo a vedere come realmente stanno le cose:

1. “Nutrire il pianeta, energia per la vita” è lo slogan con il quale Milano si è aggiudicata l’Expo. Ora nessuno è tanto ingenuo da credere che un evento, anche di sei mesi, possa risolvere il problema della fame nel mondo; ma in tutti questi mesi dal grande circo di Expo non è uscita nemmeno una proposta per cercare di modificare quelle regole economiche, commerciali e finanziarie, che condannano 800 milioni di persone a soffrire la fame (e la sete) in un mondo dove c’è cibo in eccesso. Nulla di nulla.

2. La settimana prima di Pasqua Sala dichiarò che per andare in pareggio sarebbe stato necessario vendere 24 milioni di biglietti a 22 euro. Come il Fatto evidenzia quotidianamente, siamo decisamente lontani da tali obiettivi. A pagare il deficit saranno i cittadini milanesi e lombardi attraverso il taglio dei servizi municipali e se invece il disavanzo verrà – come si sussurra – ripianato attraverso l’intervento della Cassa Depositi e Prestiti questo significherà solo che il debito sarà stato suddiviso tra tutti gli italiani.

3. Certo noi cittadini milanesi abbiamo potuto accedere ad una grande “fiera”, assistere a qualche spettacolo anche di valore, visitare in città ogni tipo di mostra, ma a quale prezzo per la collettività? Se lo Stato aveva un paio di miliardi da investire sarebbe stato molto più utile puntare su investimenti produttivi visto il dramma della disoccupazione. Tanto più che delle decine di migliaia di posti di lavoro annunciati a Milano non c’è traccia. Intanto aspettiamo che qualcuno delle centinaia di volontari che ha lavorato gratuitamente ci racconti come grazie a ciò sia riuscito a trovare un lavoro.

4. In sei mesi abbiamo assistito, esponendoci agli sberleffi dei media di tutto il mondo, all’arresto di alcuni tra i massimi collaboratori di Sala, alle gare d’appalto bloccate dai magistrati, alle cupole politico-affaristiche svelate dalle inchieste ecc. Per non parlare dei padiglioni di casa nostra non conclusi nemmeno in tempo per l’inaugurazione ufficiale o del raddoppio dei costi del Padiglione Italia.

5. Piccolo ma significativo particolare: nel tentativo disperato di riempire sito e parcheggi sono perfino arrivati ad offrire biglietti scontati a chi si sarebbe recato ad Expo con la propria auto, fregandosene altamente sia di anni di  impegno contro l’inquinamento urbano da auto, sia del danno che così sarebbe stato arrecato all’azienda municipale dei trasporti pubblici. Non poco per chi aspira a fare il sindaco!

In questa situazione portare Expo come esempio e proporre Sala come sindaco è una follia. Come si può affidare la gestione di una metropoli complessa come Milano a chi nasconde i conti, a chi non si è mai accorto (ammesso che sia così) delle truffe dei suoi principali collaboratori, a chi non termina la commessa ricevuta nei tempi previsti?

Ma Sala è ben introdotto nei salotti che contano a Milano e a Roma, gli amici di Renzi all’Expo hanno avuto un ottimo trattamento e grande visibilità, sa muoversi in modo compatibile all’insieme del mondo politico; che c’è da lamentarsi? E infatti alla candidatura di Sala aveva pensato anche una parte significativa della destra; d’altra parte è stato direttore generale del Comune di Milano con la Moratti e in seguito è stato confermato alla società Expo dall’attuale giunta di centrosinistra. Con la candidatura Sala siamo di fronte alle prove generali del Partito della Nazione che non è altro che l’ennesima versione del patto del Nazareno che questa volta non ha per protagonisti diretti solo Renzi e Berlusconi ma l’insieme di quei poteri soprattutto finanziari e immobiliari che hanno in Milano il loro punto di forza.

Ma la partita non è chiusa, e non solo perché la magistratura milanese deve ancora dire l’ultima parola su Expo, ma anche perché, soprattutto in un periodo di crisi, le priorità dei cittadini milanesi (e non solo) dovrebbero essere altre: lavoro, casa, assistenza sanitaria e servizi funzionanti… sempre che ve ne sia la consapevolezza.

di Vittorio Agnoletto

“Expò, la fiera della schiavitù che si inaugura il Primo Maggio!”.

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Questo Primo Maggio sarà senza l’articolo 18. Basterebbe questa constatazione per sottolineare che ogni vuota e retorica celebrazione della ricorrenza, ogni sanremese Concertone, sono oramai totalmente fuori contesto .

Il Primo Maggio è nato come data di lotta e ora torna ad esserlo. Giornata di lotta per i tanti lavoratori che rischiano i diritti, il salario o il proprio lavoro, ultimi quelli della Whirpool e dell’Auchan, che il Primo Maggio saranno costretti a lavorare in attesa di essere licenziati.

Questo Primo Maggio sarà prima di tutto una giornata di lotta contro il governo. Renzi ha dimostrato quanto fosse vera l’affermazione di Giuseppe Di Vittorio che la Costituzione doveva entrare nelle fabbriche per realizzarsi davvero.

Completando l’opera avviata dal suo grande sponsor Marchionne e dai suoi predecessori, l’attuale presidente del consiglio con il Jobsact ha definitivamente abolito ogni libertà di chi lavora e garantito all’impresa un potere assoluto di stampo medievale.

Reduce da questo successo, il governo ha quindi iniziato a procedere allo smantellamento anche della costituzione formale, dopo aver cancellato quella reale. L’Italicum e le altre riforme cancellano l’equilibrio tra i poteri previsto dalla nostra Carta e creano la figura di un capo del governo padrone assoluto delle istituzioni del paese. Si chiude così il cerchio, dalla fabbrica, alla società, alle istituzioni.

Questo è proprio ciò che chiedeva l’ ufficio studi della Banca Morgan, quando il 28 maggio 2013 scriveva che le costituzioni antifasciste europee sono troppo segnate dal pensiero socialista e dal peso della sinistra e che per questo sono un ostacolo da rimuovere, per realizzare le riforme liberiste chieste della finanza internazionale.

Come scriveva Primo Levi , il fascismo si ripresenta in ogni epoca e sempre in forme diverse. Ed è bene ricordare che tra gli scopritori di Renzi c’è quel Tony Blair che è consigliere lautamente retribuito della banca Morgan.

Naturalmente Renzi non avrebbe mai realizzato la sua resistibile ascesa da solo o con i suoi pur considerevoli appoggi finanziari. Decisivo, come per un’altra scalata al potere negli anni 20 del secolo scorso, è stato il sostegno istituzionale della più alta carica dello stato, quel presidente Napolitano verso il quale la storia democratica futura non sarà impietosa nel paragone con Vittorio Emanuele III. E ancora più importante è stato il potere bancario e finanziario europeo, impersonato da Mario Draghi. Che assieme al suo predecessore Trichet scrisse il 5 agosto del 2011 una lettera nella quale sono contenute tutte le disposizioni attuate e in via di realizzazione da parte dei governi della Repubblica; dalle pensioni, ai licenziamenti, allo smantellamento dei contratti nazionali e dello stato sociale, alle privatizzazioni. Così da noi viene realizzata in modo e per vie diverse quella stessa politica che la famigerata Troika ha imposto e vuol continuare ad imporre alla Grecia.

Per questo chi vuole difendere i diritti del lavoro, lo stato e l’eguaglianza sociale oggi ha di fronte a sé il governo Renzi come primo e più diretto avversario. Ora l’accelerazione brutale sulle riforme fa sì che l’opposizione oggi comprenda anche vasti settori del sindacalismo confederale, la Cgil in primo luogo, e gran parte della vecchia classe dirigente del PD e del centro sinistra. Ma costoro, pur nella onesta indignazione che esprimono, sono destinati a mostrare le stesse debolezze e contraddizioni dei liberali di novant’anni fa verso il fascismo. La vecchia leadership del centrosinistra e CGIL CISL UIL sono corresponsabili di molte delle riforme economiche e politiche liberiste, fino a quelle dei governi Monti e Letta. La loro opposizione attuale è quindi debolissima e sostanzialmente inefficace, cosa che Renzi ha compreso perfettamente e che usa per rafforzare il proprio potere.

La resistenza sociale che sicuramente vedremo crescere ed organizzarsi è quella che sarà in corteo a Milano il Primo Maggio contro Expo. Quella fiera è diventata la prima grande opera del nuovo regime.

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L’Expo si è avvolta nella bandiera della nazione, si alimenta della propaganda a reti unificate, condanna come antipatriottico chiunque la contesti. Che invece ne ha ben motivo, tra lavoro sottopagato gratuito, speculazione sulle aree, ruberie varie, il tutto sotto la sponsorizzazione e l’occhio vigile delle peggiori multinazionali del cibo.

Expo è la vetrina del peggio di questo paese e delle peggiori ipocrisie della globalizzazione, e per questo è diventata così importante. Expo è la fiera di tutto ciò che il mondo del lavoro nei suoi momenti più duri e veri ha combattuto con la data del Primo Maggio e non è un caso che ora essa sia diventata anche una scusa per cancellare il diritto di sciopero.

I movimenti ambientalisti, i precari, le lavoratrici ed i lavoratori organizzati nel sindacalismo conflittuale si troveranno assieme contro il modello Expo, e saranno l’embrione di quella coalizione sociale che può davvero contrastare il governo Renzi e ciò che rappresenta.

Il Primo Maggio sarà di lotta contro il governo in tutta Italia, ma la sua capitale quest’anno è a Milano.

Giorgio Cremaschi da “Controlacrisi”

Expo, milioni di tangenti e lavoratori gratis

no expoCome hanno già scritto nei giorni scorsi Livio Pepino e Paolo Ber­dini su que­sto gior­nale, non ci si può stu­pire né scan­da­liz­zare più di tanto di fronte alle nuove rive­la­zioni sulle maxi­tan­genti pagate per l’Expò. Ma con­ti­nuare ad indi­gnarsi sì. Se la sta­gione di tan­gen­to­poli è finita in vacca e gli stessi mec­ca­ni­smi si ripro­du­cono al qua­drato, è anche per­ché l’opinione pub­blica, all’inizio scossa e indi­gnata, si è acquie­tata di fronte al cam­bio della guar­dia. Solo che in quella occa­sione, agli inizi degli anni Novanta, furono per­se­guiti solo i cor­rotti, poli­tici o fun­zio­nari che fos­sero, molto meno o niente affatto i cor­rut­tori. Così il sistema del malaf­fare è rima­sto in piedi, solo scal­fito, ma non com­pro­messo nella sua cri­mi­nale efficacia.I cor­rut­tori hanno scal­zato i cor­rotti nell’assunzione delle cari­che poli­ti­che. Quella bor­ghe­sia così priva di spi­rito webe­riano ha spaz­zato via ogni media­zione poli­tica ed ha deciso di rap­pre­sen­tarsi diret­ta­mente da sé stessa. Così è comin­ciato ed è pro­se­guito il lungo ven­ten­nio ber­lu­sco­niano. Così, dopo la paren­tesi dei Monti e dei Letta, prende il volo il periodo renziano.Era stato cal­co­lato che la cor­ru­zione della pub­blica ammi­ni­stra­zione e del potere poli­tico, da noi malat­tia antica e finora incu­ra­bile, costa al nostro paese più di 60 miliardi all’anno. Più dello scia­gu­rato fiscal com­pact, che qua­lora non venisse abo­lito, peserà sul bilan­cio circa 50 miliardi ogni anno per venti anni a par­tire dal 2016. Un costo spa­ven­toso, ma che ha un altro riflesso deva­stante: quella di inge­ne­rare una sfi­du­cia cro­nica dei cit­ta­dini nell’efficienza del set­tore pub­blico ed è quindi per­fet­ta­mente fun­zio­nale alla pro­pa­ganda in favore della eli­mi­na­zione dell’intervento pub­blico diretto in eco­no­mia e delle pri­va­tiz­za­zioni, cui l’attuale governo nuo­va­mente si accinge per tenere fede ai vin­coli europei.

Ma c’è un altro risvolto della fac­cenda. A fine luglio dello scorso anno venne fir­mato tra Expò 2015 e i sin­da­cati con­fe­de­rali e di cate­go­ria, un accordo che tra le altre cose pre­vede l’uso mas­sic­cio di “volon­ta­riato” (18.500 unità lavo­ra­tive) per la durata dell’esposizione. Il com­pito di que­sti volon­tari non è certo quello di assi­stere per­sone in dif­fi­coltà, ma di svol­gere le clas­si­che fun­zioni acco­glienza dei visi­ta­tori della mostra e degli ope­ra­tori eco­no­mici. Un “agire comu­ni­ca­tivo rela­zio­nale” indi­spen­sa­bile per mani­fe­sta­zioni di que­sto genere e facente parte a pieno titolo della catena della for­ma­zione del valore. Solo che non è pagato. E’ lavoro ser­vile. Tale accordo è stato pre­sen­tato come un modello da gene­ra­liz­zare per tutti i grandi eventi. Se così fosse si aggiun­ge­rebbe, come ulte­riore chance a dispo­si­zione dei datori di lavoro, alla distru­zione del diritto del lavoro e dei diritti dei lavo­ra­tori con­te­nuto nel decreto Poletti appena votato dalle Camere a colpi di fiducia.

Impos­si­bile a que­sto punto non sta­bi­lire un rap­porto di reci­proca cau­sa­lità tra i due fatti: il lavoro non pagato e le maz­zette distri­buite. Vi è solo da chie­dersi se è a causa del milione e 200mila euro – ma è solo uno dei tanti pos­si­bili esempi – che stando alla cro­naca l’imprenditore vicen­tino Enrico Mal­tauro, e chissà quant’altri, ha dovuto ver­sare alla “cupola” dei soliti noti, che poi ven­gono a man­care soldi per pagare i lavo­ra­tori, oppure se è la cer­tezza di potere con­tare sul lavoro ser­vile che aumenta i mar­gini eco­no­mici per pagare laute tan­genti. Entrambe le cose, ver­rebbe da dire.

17/05/2014 09:30 | POLITICAITALIA | Fonte: Il Manifesto | Autore: Alfonso Gianni

Commento:

Milano ha bisogno di 18500 volontari con un turn over di circa 500 ogni due settimane per almeno 5 ore di lavoro al giorno,per sei mesi di evento. Un’enormità di forza- lavoro gratuita.
Le mansioni dei volontari vanno dall’”indirizzamento delle persone verso le biglietterie” al “supporto al visitatore in coda in caso di bisogno”. Insomma, mansioni simili a quelle di stewart e hostess alle quali si aggiungono competenze di guida turistica all’interno dei padiglioni dell’Esposizione. Poi però qualcuno lo pagano,non dei volontari;assumeranno ben 640 persone di cui 340 apprendisti sotto i 30 anni e 300 contratti a tempo determinato.Poi ci saranno gli stagisti,saranno 195 e percepiranno un rimborso spese di 516 euro mensile più i buoni pasto.Lo hanno definito “il Volano”della nostra economia.Avvisatela, l’economia, di girare coi pesi nei risvolti,hai visto mai dovesse impennarsi e schizzare alle stelle?
(Da controlacrisi.org)

 

E Senago si trova proprio in mezzo!

Dal sito ufficiale di Alessandro Robecchi

Milano. Sarà una grande opera a cura del Comune (Letizia Moratti), della Regione Lombardia (Roberto Formigoni) e del Governo italiano (Silvio Berlusconi) a caratterizzare l’Expo milanese del 2015. Si tratta di una enorme figura di merda, che sorgerà accanto ai grattacieli di City Life. La figura di merda di Milano sarà alta 170 metri, aperta al pubblico, visibile a tutti e già se ne parla in tutto il mondo. “Stiamo facendo la più grande figura di merda del mondo e diventeremo famosi per questo”, ha detto la sindaca di Milano Letizia Moratti alla conferenza stampa di presentazione. La grande opera, finanziata da capitali pubblici (le multe dei cittadini milanesi e i soldi risparmiati dalla città su servizi, trasporti e asili nido) e privati, sorgerà vicino al nuovo centro direzionale, dove architetti pazzi stanno realizzando grattacieli storti e altre orribili speculazioni edilizie. “Finalmente la città avrà un simbolo all’altezza della sua fama – ha detto il governatore della Lombardia Formigoni – e tutto il mondo potrà ammirare la nostra figura di merda”. Per tutti gli altri lavori dell’Expo del 2015 il ritardo è spaventoso e si dubita addirittura che i lavori saranno finiti per tempo, ma una cosa è certa: la figura di merda è l’unica cosa sicura al momento, e anche l’unica opera per cui si sono trovati i terreni. Per tutti gli altri progetti previsti, si pensa ora a una collocazione degna, come per esempio il tinello di casa Moratti, il cantiere della Darsena sui Navigli (che si prevede terminerà nel 2745), o il parcheggio dello Stadio Meazza. Alla cerimonia di presentazione non sono mancate le polemiche. “Chi dice che non facciamo niente per Milano non sa quello che dice e lancia accuse a vuoto – ha tuonato la sindaca – Guardate il plastico! Guardate che immensa figura di merda che stiamo facendo”. Purtroppo, alla grande figura di merda di Milano si potrà arrivare solo in macchina, perché le nuove linee della metropolitana non sono più in programma e quelle che si riusciranno a realizzare saranno subito allagate dall’esondazione del fiume Lambro, che si ripete da decenni ogni volta che piove. “Il Comune, la Provincia e la Regione, tutte a guida Pdl – si legge nel comunicato – lasceranno a Milano un segno tangibile della loro competenza e del loro governo del fare: una gigantesca figura di merda visibile anche dal Duomo”.
Nella foto, Milano come apparirà a turisti e visitatori dell’Expo nel 2015.

Di Alessandro Robecchi

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… e a Senago faranno una grande vasca piena di merda, grazie al suo Sindaco e alla giunta a guida PDL-LEGA! (commento della redazione)


Rifondazione c’è!

Proposta di legge di iniziativa popolare: FIRMA anche TU!

SinistraSenago: per la Senago che vogliamo!

Massimo Gatti: consigliere della provincia di milano

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