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La teoria del “male minore” è fuori gioco

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Siamo contenti per l’esito del primo turno delle amministrative, ma soltanto a metà. La dura battuta d’arresto del Pd ci conforta, ma non ci nascondiamo che schiude prospettive nefaste. Questa ambivalenza è il nocciolo del problema, lo specchio più lucido della situazione.

Diciamoci una prima verità: le alternative al Pd sono pessime. L’odierno disastro discende in larga misura proprio daI trionfo del berlusconismo, reso oggi ancor più infestante dalla presenza di Salvini.

Non meno inquietante è la forza del M5S, che si dice post-ideologico ma è solo la rincorsa delle pulsioni prevalenti. Grillo ha rivelato un volto orrendo sui migranti, i diritti civili, persino gli ebrei, e l’unico valore agitato dai grillini (oltre alla trasparenza, in un contesto che occulta tutto ciò che conta) è la legalità. Come nell’Italia dei valori, planata nello squallore dei Razzi e degli Scilipoti.

Dunque il risultato elettorale è allarmante. Roma e Milano rischiano di cadere in mano a dilettanti allo sbaraglio e di essere fagocitate dalle lobbies, che peraltro hanno imperversato già in questi anni. Il guaio è tanto più grave in quanto – con buona pace di Renzi e dei suoi ventriloqui – si è trattato di un voto politico, ben più di quello delle europee di due anni fa. Allora si votò sulla faccia di uno sconosciuto e sul più classico degli scambi clientelari (i famigerati 80 euro). Oggi tutti conoscono Renzi e – sulla propria pelle – il valore delle sue sparate. Per di più molti vedono sullo sfondo il referendum di ottobre e sanno che un buon risultato del Pd sarebbe strumentalizzato dal fronte del Sì.

Ma dalla natura politica di questo voto discende una conseguenza immediata. Alla sconfitta del Pd anche a Roma e Milano potrebbe far seguito, appunto, quella nel referendum. Quindi a cascata le dimissioni di Renzi, la fine anticipata della legislatura, nuove elezioni (con l’Italicum) e magari la vittoria dei 5Stelle o del centrodestra. E se immaginare le due capitali d’Italia in mano a Grillo e agli eredi di Berlusconi è disperante, l’idea del paese governato da Salvini o Di Maio fa rizzare i capelli in testa. Quindi? Bisogna per questo correre ai ripari e darsi da fare per un miracoloso recupero dei candidati Pd in corsa per i ballottaggi? Difficile. La verità è che quando le cose si complicano per davvero, non esistono soluzioni miracolistiche. Ogni scelta comporta sacrifici. Si tratta quindi di capire qual è veramente la posta in gioco, quali i pro e quali i contro. Schematizzando al massimo, abbiamo di fronte due ipotesi alternative.

La prima è un classico: scegliere «responsabilmente» il cosiddetto «male minore». Sperare che il 19 Giachetti e Sala (oltre che Fassino e Merola) vincano; che in ottobre il No sia battuto; che Renzi e i suoi «ottimamente rimangano» a Palazzo Chigi e raccolgano i meritati allori alle prossime politiche.

Questa eventualità comporta un indubbio vantaggio, anche grazie alla nuova Costituzione: la «stabilità», invocata a gran voce da Napolitano e dalla ministra Boschi. Tradotto in volgare: un’altra legislatura tutta renziana, senza l’ombra di un’opposizione politica e senza contrappesi istituzionali. Una cosa soltanto non ci si dovrebbe nascondere in questa ipotesi: optando anche questa volta per il «male minore», alla prossima non andrà meglio ma ancora peggio. Perché quel male non sa di essere tale e si sentirà pienamente legittimato a perseverare, con effetti sempre più rovinosi.

Poi c’è l’altra possibilità, che nasce da un preciso convincimento: che l’attuale scempio – uno scenario politico al cospetto del quale metà dell’elettorato è colto da conati di fuga – abbia (tra le altre) una causa fondamentale: l’assenza, da 25 anni, di una sinistra degna di questo nome in grado di incidere sulla scena nazionale.

Il sogno di chi negli anni ’80 e ’90 del secolo scorso (e furono in tanti, variamente dislocati) volle riscrivere la storia d’Italia distruggendo i partiti di massa e «purificandola» dal fattore K e da un possente movimento operaio, si è realizzato. Ma si è rivelato un incubo che ha liberato una corruzione senza precedenti e i mostri dell’antipolitica e del populismo.

Chi rilegge la storia in questi termini, oppone alla rassegnazione del «male minore» un appello al coraggio. Ritiene necessario rompere il circolo vizioso, operare per la crisi irreversibile del renzismo costi quel che costi: anche una transizione, pericolosa, attraverso una fase di governo delle forze più retrive. In compenso vede, a giustificare il prezzo, la fine di uno dei governi peggiori della storia repubblicana e, soprattutto, la possibile implosione del Pd: quindi l’opportunità di ricostruire la sinistra, con un ceto politico radicato nel mondo del lavoro e libero da mestieranti rapaci.

Se è possibile trarre una morale da queste considerazioni, forse è la seguente: non c’è – come parrebbe a prima vista – da una parte l’avventurismo, dall’altra la prudenza.

Piuttosto si contrappongono due diverse prudenze o, se si preferisce, due versioni speculari dell’avventurismo, tra le quali tutti siamo chiamati, inesorabilmente, a scegliere.

C’è da una parte l’avventurismo consapevole di chi ritiene vitale far saltare il tappo dell’oligarchia «democratica» – la premiata ditta – per riavviare un processo a sinistra, a sua volta indispensabile per salvare il paese. E c’è, dall’altra, l’avventurismo nascosto e inconsapevole di chi, temendo il peggio, preferisce tenere in vita lo scenario esistente.

In ogni caso è bene guardare in faccia senza infingimenti la contraddittorietà del quadro. Tenendo presente un dettaglio. Nessuno detiene il copyright del senso di responsabilità: men che meno chi – avendo diretto la politica nazionale in questi trent’anni – ha più di chiunque contribuito al disastro in cui il paese oggi versa.

di Alberto Burgio da “Il Manifesto”

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Se tutto è merce la corruzione vince

corruzione

Dalle liste elet­to­rali impre­sen­ta­bili al voto di scam­bio in Sici­lia è tutto un pul­lu­lare di mer­ci­mo­nio e cor­ru­zione. Niente di nuovo si dirà, ripen­sando al Mose e all’Expo, alla tele­no­vela infi­nita delle tan­genti e delle car­riere spia­nate a figli e amanti con tanto di rolex e di viaggi all’estero a spese della col­let­ti­vità. Vero.

Del resto si parla sem­pre della poli­tica come se altrove tutto fosse in ordine. Non lo è. Baste­rebbe guar­dare con atten­zione al mondo uni­ver­si­ta­rio – per dirne una – per capire che anche la famosa «società civile» gronda cor­ru­zione, con i suoi bravi corol­lari di pro­ter­via, ille­ga­lità, clientelismo.

Ma ora, a com­pli­care il qua­dro, scop­pia que­sto mega­scan­dalo trans­na­zio­nale della Fifa. Si sco­pre un sistema ven­ten­nale di favo­ri­ti­smi e taglieg­gia­menti che, stando agli inqui­renti, ha frut­tato ai ver­tici dell’organizzazione qual­cosa come 150 milioni di dollari.

Per cor­rotto che sia, il nostro paese non è dun­que un’eccezione. La cor­ru­zione dilaga, fa sistema. Si ha l’impressione che rap­pre­senti, die­tro le quinte, la vera logica nella ripro­du­zione dei poteri e nell’assunzione delle deci­sioni. Ma se è così, che cosa se ne deve dedurre? Che que­sta è, para­dos­sal­mente, la regola? Che depre­care è, oltre che vano, insulso?

Così a prima vista par­rebbe. Tanto più che, in tema di cor­ru­zione, si usa fare un ragio­na­mento per lo meno ambi­guo. La cor­ru­zione, si dice, è, come altre pato­lo­gie sociali (come l’evasione fiscale, per esem­pio), ine­stir­pa­bile. Di recente Raf­faele Can­tone ha par­lato di «limiti fisio­lo­gici» della cor­ru­zione, per dire appunto che sarebbe uto­pi­stico imma­gi­nare di eli­mi­narla totalmente.

Il guaio di un discorso del genere è che rischia di con­fon­dere le idee, non chia­rendo che la fisio­lo­gia di cui si tratta attiene alla soglia di tol­le­ra­bi­lità siste­mica (dice quanta cor­ru­zione una società può sop­por­tare senza implo­dere), non al giu­di­zio morale.

Non ci sono feno­meni cor­rut­tivi sani come non c’è un’evasione fiscale buona, anche se è vero che, al di sotto di un dato livello quan­ti­ta­tivo, né gli uni né l’altra met­tono a repen­ta­glio la tenuta finan­zia­ria o morale della società.

La cor­ru­zione è sem­pre pato­lo­gica. Lo è per una ragione che rara­mente capita di vedere espli­ci­tata. Il punto è anche eco­no­mico: la cor­ru­zione osta­cola il benes­sere col­let­tivo per­ché inter­fe­ri­sce nella distri­bu­zione delle risorse, deter­mina l’aumento del costo delle opere pub­bli­che, ini­bi­sce gli inve­sti­menti, riduce la pro­dut­ti­vità sistemica.

La cor­ru­zione distrugge il prin­ci­pio di uguaglianza

Ma l’aspetto essen­ziale con­cerne la rela­zione sociale, nel senso che la cor­ru­zione viola diritti fon­da­men­tali e distrugge il prin­ci­pio di ugua­glianza. Chi cor­rompe e chi si lascia cor­rom­pere deter­mina per sé – pro­prio come chi opera den­tro filiere mafiose o sotto la coper­tura di logge segrete – con­di­zioni di van­tag­gio che discri­mi­nano quanti riman­gono esclusi dal patto corruttivo.

L’essenza della cor­ru­zione è quindi la vio­lenza: l’istituzione di pri­vi­legi e la nega­zione degli altrui diritti alla pari dignità e alla par­te­ci­pa­zione egua­li­ta­ria alla dina­mica sociale. Il che signi­fica che una società in cui la cor­ru­zione è dif­fusa e radi­cata è una società vio­lenta, nella quale la pre­va­ri­ca­zione è dive­nuta o rischia di dive­nire costume, forma etica.

Limiti fisio­lo­gici o meno, al cospetto della cor­ru­zione ci si dovrebbe quindi sem­pre indi­gnare e si dovrebbe rea­gire con deter­mi­na­zione, esi­gen­done la più decisa repres­sione. Resta però vero che il dato quan­ti­ta­tivo può fare la dif­fe­renza sul ter­reno delle con­se­guenze sociali (mate­riali e morali) dei feno­meni cor­rut­tivi. E allora la domanda che ci si deve porre di fronte alle noti­zie di que­ste ore è sem­plice: che cosa è suc­cesso e quando, per­ché nelle nostre società la cor­ru­zione dive­nisse, appunto, nor­ma­lità, ethos, sistema?

Qui la rispo­sta chiama in causa ine­vi­ta­bil­mente la que­stione morale. Certo ci sono anche pro­blemi isti­tu­zio­nali: la qua­lità dei sistemi di con­trollo sui com­por­ta­menti e sui con­flitti d’interesse; il grado di dif­fi­coltà delle leggi e di opa­cità delle pro­ce­dure e quello di discre­zio­na­lità dei deci­sori. Ma, al dun­que, l’integrità dei cit­ta­dini, dei pub­blici uffi­ciali e delle forze poli­ti­che rimane il fattore-chiave. Al riguardo, quel che si può dire è che nel corso di que­sti 25–30 anni, di pari passo con il radi­carsi dell’individualismo social­dar­wi­ni­stico neo-liberale, è dav­vero avve­nuta una sorta di muta­zione etico-antropologica.

Tutto oggi è merce e la ric­chezza e il potere sono tutto. Anche per chi è al ter­mine della pro­pria vita, quasi che potere e denaro potes­sero esor­ciz­zare la morte. È una regres­sione pro­fonda e gene­rale, che non rispar­mia certo i più gio­vani, nati e cre­sciuti in que­sto clima etico. E che espone la società a un tasso ele­vato di vio­lenza distrut­tiva. Come ben sapeva Adam Smith, il capi­ta­li­smo senza puri­ta­ne­simo dis­solve le società. Non crea gli alveari con­tenti di Man­de­ville: sca­tena le guerre fra­tri­cide di Hobbes.

È dif­fi­cile dire in che misura oggi la cor­ru­zione abbia supe­rato i limiti fisio­lo­gici e se il sistema implo­derà. Certo, per stare al nostro paese, non siamo messi bene per niente. Quanto la cor­ru­zione ci costi rimane un mistero (quei famosi 60 miliardi annui sti­mati dalla Corte dei conti essendo sol­tanto l’indice medio cal­co­lato dieci anni fa da Daniel Kau­f­mann), men­tre è un fatto che siamo il paese più cor­rotto in ambito Ue, Ocse e tra i G20.

Allora è curioso quel che è acca­duto in que­sta cam­pa­gna elet­to­rale a Mat­teo Renzi, il quale, per soste­nere Vin­cenzo De Luca in Cam­pa­nia, non ha tro­vato di meglio che fare il verso al peg­gior Moro, quello del «non ci lasce­remo pro­ces­sare». Ha detto, papale papale, che il Pd «non accetta lezioni di lega­lità da nes­suno». Come dire: siamo imper­mea­bili, sordi, refrat­tari.

Com­pli­menti, dav­vero un bel lap­sus. È pro­prio vero che, quando cade l’ultimo resi­duo della ver­go­gna, capita di dire anche l’indicibile.

Alberto Burgio – “Il Manifesto”

CAMBIA LA GRECIA CAMBIA L’EUROPA

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GRECIA:

Dichiarazione di Jean-Luc MELENCHON (Front de Gauche, deputato di Sinistra europea/GE)

«Finalmente! La catena sta per spezzarsi. La Grecia sta per liberarsi dall’odiosa Troika europea. Dal 2010, con il pretesto dell’ “aiuto europeo”, la Grecia è saccheggiata, la recessione è permanente e ogni anno va perduto un quarto del PIL, l’intero sistema pubblico è devastato, i beni del paese sono svenduti, la popolazione martirizzata. Nel frattempo il sistema finanziario si è gonfiato a colpi di tassi d’interesse insopportabili. La banca centrale europea, che ha rifiutato i suoi prestiti a tasso zero, ha ricomprato dalle banche i loro titoli del debito greco e incassato degli interessi pagati da un popolo dissanguato! Anche la Francia e la Germania . incassano interessi sulle somme prestate dal meccanismo europeo di stabilità. Ora questo saccheggio vergognoso può cessare se il popolo greco lo decide dando a Syriza la maggioranza parlamentare. Un nuovo memorandum europeo doveva essere inflitto all’inizio di febbraio sotto la bacchetta della Troika. La finanza non mollerà la presa senza lottare con tutti i suoi mezzi. Dobbiamo essere coscienti che sta per cominciare un terribile braccio di ferro. Merkel e Hollande non molleranno i loro alleati greci di destra e del Pasok senza lottare con tutte le proprie forze. La finanza mondiale si irrigidirà. Per quanto sia dura la prova che i greci stanno per affrontare, sarà sempre meno dell’agonia senza fine inflitta dall’Unione Europea. La lotta investirà tutto il vecchio continente. Finalmente! La catena sta per spezzarsi. Il 2015 può essere l’inizio della liberazione del vecchio continente. Grazie alla Grecia! Oggi Atene domani Madrid. E non vediamo l’ora che sia Parigi! JLM».

La strada della speranza è aperta: la Sinistra Europea con il popolo greco e Syriza

Le elezioni anticipate in Grecia: la strada della speranza è aperta!

La sconfitta del governo di coalizione greco nella votazione finale di oggi per l’elezione del Presidente della Repubblica porta il paese a elezioni anticipate il 25 gennaio.
Si tratta di una sconfitta delle politiche di austerità estrema imposte al popolo greco da parte della troika, in accordo con la governance autoritario del governo di Samaras.
La strada della speranza è ora aperta, non solo per la Grecia, ma per l’Europa nel suo complesso. Con un mandato determinante dato a SYRIZA attraverso il verdetto popolare, un governo di sinistra in Grecia può porre uno stop al regime del memorandum e innescare progressivi sviluppi in tutta Europa.
La Sinistra europea ei suoi alleati impegnano tutte le loro forze in una campagna europea dinamica di solidarietà e sostegno politico al popolo greco e a SYRIZA..
Gli occhi e le speranze di tutti i popoli d’Europa sono ora in Grecia.

Partito della sinistra europea
lunedi, december 29, 2014

Caro Ingroia, non ti curar di loro, ma “guarda e passa”

I veleni del Pd contro Rivoluzione civile

E’ una vera campagna diffamatoria quella scatenata contro Ingroia e la lista Rivoluzione civile dai supporter, mediatici e non, del Partito democratico, con in pole position Repubblica e la terza rete della Rai tv.

Prima la vicenda della candidatura di Andolina, shakerata come un cocktail dalla televisione amica dei Democrat, per trasformare un caso di proporzioni e merito limitati nella dimostrazione incontrovertibile che tutti, nessuno escluso, hanno i propri scheletri nell’armadio. Ora l’invettiva di Ilda Bocassini, che si è inventata di sana pianta una surreale polemica contro l’ex pm di palermo colpevole, ohibò, di aver osato paragonarsi a Giovanni Falcone. E questo per aver egli detto di essere stato, come Falcone, “oggetto di critiche (eufemismo, ndr) dai colleghi magistrati” e di avere riconosciuto in Paolo Borsellino il proprio maestro.

Nelle parole di Ingroia, in realtà,  non è possibile rintracciare alcuna enfasi autocelebrativa, nè il tentativo di lucrare rendite politiche issandosi sulle spalle di Falcone e mettendosi – come chiosa velenosamente il foglio di Ezio Mauro – “sullo stesso solco di un martire”.

Chi invece si ingaggia in una gratuita, sgradevolissima impresa di denigrazione (Ingroia?, “piccola figura di magistrato” (…) la cui distanza da Falcone è “misurabile in milioni di anni luce”) è la Bocassini, che interpretando i “sentimenti” di una larga fetta della magistratura, si erige in realtà a censore morale della scelta di Ingroia di impegnarsi in politica. E, guarda caso, proprio nelle liste di Rivoluzione civile. Si guarda bene, l’Ilda nazionale, dal pestare i piedi a Pietro Grasso, ben più corazzato competitor, che dei meriti conseguiti in qualità di magistrato si è fatto più e più volte vanto. Ma, si sa, Grasso è candidato nelle liste del Pd…

A suffragare il carattere “politico” dell’attacco è poi sopraggiunta – in un battibaleno – la dichiarazione del Presidente di Corte d’appello di Roma, Giorgio Santacroce, che così ha tuonato: “Non mi piacciono i magistrati che non si accontentano di far bene il loro lavoro, ma si propongono di redimere il mondo”. A “redimere” il mondo – ammesso che il mondo debba essere redento e non, piuttosto, cambiato – devono infatti restare altri, i soliti noti, che non hanno dato proprio grande prova di sè.

Che il ferro va battuto finchè è caldo l’hanno capito bene i media amici di Bersani e soci, i più preoccupati per l’entrata in scena di Rivoluzione civile e impegnati come non mai a spacciare la merce avariata del “voto utile”.

Repubblica, però, va oltre e ci fa capire molte cose, non soltanto offrendo alla polemica una spettacolre rilevanza, come si usa fare per le notizie davvero importanti. Repubblica (nell’edizione di oggi, per la penna di Piero Calaprico) mostra fino in fondo il nervo scoperto di amici e compari e affonda il colpo decisivo: “Mentre le inchieste su quello che combina Cosa nostra oggi a Palermo e in Italia sembrano languire – scrive Calaprico – l’ex procuratore aggiunto palermitano si è dedicato soprattutto a riesaminare il “passato”: come la trattativa, circa vent’anni fa, tra Stato e mafia, che tante critiche ha suscitato per i titoli di reato ipotizzati, per le telefonate registrate tra il Quirinale e l’ex ministro Pietro Mancino, per l’utilizzo dei documenti falsificati da Ciancimino”.

Capito dove batte la lingua?

Avanti, dunque, caro Ingroia, non ti curar di loro, “ma guarda e passa”.

Dino Greco
da Liberazione (www.liberazione.it)

Il v(u)oto utile, quello inutile, i futili idioti ed i soliti stronzi (Prima parte)

Ad ogni campagna elettorale che si rispetti, puntuale sul primo binario, ferma il treno del voto utile. Ad ogni campagna elettorale da che l’Italia ha deciso di dotarsi di sistemi elettorali costruiti praticamente con materiale escrementizio. Chiedo sempre scusa al letame da cui nascono e continueranno fortunatamente a nascere meravigliosi e profumatissimi fiori, parafrasando il poeta De Andrè, ma purtroppo non è altrettanto nobile il materiale con cui si fertilizza la politica italiana. Da che lo spirito del maggioritario ed i suoi frutti amari albergano e pervadono questo paese il voto non è più quello che è sempre stato. Non è più la semplice e nobile azione utile a scegliere partiti e loro candidati da cui i cittadini vogliono farsi rappresentare ed in misura proporzionale alle proprie scelte.

Così, guardandoci intorno ed anche un po’ indietro nel tempo, negli ultimi anni abbiamo assistito a richiami al voto utile a sinistra da parte del PD veltroniano. Il “patetico Walter” epigono del “giovane Werther”, se non altro per i dolori provocati alla sinistra, diceva che era necessario scegliere e votare PD ed i suoi candidati per non far vincere Berlusconi ed i suoi accoliti e/o alleati.

Ma chi candidava Veltroni alle Elezioni Politiche del 2008 ???? Due soli esempi: Paola Binetti, la supercattolica intransigente e Massimo Calearo, il rappresentante di Confindustria del Veneto. Due esempi di dialogo cristallino tra modi diversi di concepire la famiglia ed i valori (sempre e solo cattolici) la prima e le relazioni tra imprenditori e sindacati (sempre e solo a favore di Marchionne) il secondo.  Ora, non per fare dietrologia, ma pare acclarato che, sia Binetti, ora capolista nell’UDC e quindi con Mario Monti, che Calearo, transitato per i Responsabili di centrodestra e quindi a sostegno delle ultime agoniche fasi del Governo Berlusconi, non gravitino più nell’area PD.

Ma il voto utile, che veniva chiesto per questi candidati ad elettori di sinistra, non era domandato perché questi candidati fossero un argine alla destra ?? Almeno così pareva ! Altrimenti l’utilità dove starebbe ? Era un po’ la logica del “…ma anche” quella per cui “candidiamo gli operai, ma anche gli imprenditori, la guardia ma anche il ladro, il bianco ma anche il nero, Coppi ma anche Bartali ed alla fine li rappresentiamo tutti noi !”

Ci sarebbe anche un terzo coniglio uscito dal cilindro del buon Veltroni…

Do you remember Pietro Ichino ??? Anche lui, PD di stampo liberal, ha oggi scelto di andare direttamente con Mario Monti. Forse perché alla fin fine, tra la fotocopia e l’originale, si preferisce sempre questa seconda opzione ed Ichino ha seguito il richiamo della foresta liberale e liberista.

Rimanendo invece ad altre elezioni, anch’esse trascorse, ma a livello regionale, anche nel 2010 il voto utile era a favore del PD, che in quel periodo aveva come suo principale condottiero il candidato, ex-sindaco di Sesto San Giovanni ed ex-Presidente della Provincia di Milano, Filippo Penati, detto Robespierre. No scusate mi è scivolata la tastiera !  Robespierre era detto l’Incorruttibile, Penati forse…, invece…, dunque…ehhhm, …booooh !!

Non credo sia il caso di tornare sui recenti trascorsi e sulle attuali disavventure politiche, “ma anche” giudiziarie del fu avversario di Formigoni Roberto nelle ultime Elezioni Regionali. Meglio consolarsi con l’impegno politico attuale e futuro per favorire la vittoria di Umberto Ambrosoli sul barbaro Roberto Maroni ed all’interno di questo risultato, lavorare per ottenere un successo ed una buona affermazione della lista Per un altra Lombardia guidata da Andrea Di Stefano.

Se volessimo invece compiere un volo pindarico un po’ a più lungo raggio e tornando indietro ancora di più nel tempo, dovremmo andare a ripercorrere le richieste di voto utile che pervennero nel 1995, allorché ancora per le Elezioni Regionali in Lombardia, l’Ulivo chiedeva il voto per Diego Masi, poi transitato per il Patto Segni, poi per Rinnovamento Italiano con Lamberto Dini ed infine approdato a Forza Italia (partito oggi scomparso, ma creato da un brillante (im)prenditore brianzolo poi fondatore del PDL). Per quanto riguarda Diego Masi pare che il bollettino dia sempre l’ennesima risposta: non più pervenuto; ma le sue ultime tracce riportano sempre nell’ambito del centrodestra.

Sempre in quegli anni si votava, nel 1997, per l’Elezione diretta del Sindaco di Milano e l’Ulivo, in quella campagna elettorale, tutta giocata dentro Assolombarda, associazione degli industriali della Regione Lombardia, opponeva all’imprenditore Gabriele Albertini, il giovane imprenditore Aldo Fumagalli, responsabile dei giovani di Confindustria della Regione. Il tizio in questione non vinse e ovviamente non convinse ed inoltre non trascorse nemmeno un giorno da consigliere comunale dell’opposizione. Forse non una scelta di grande rispetto nei confronti dei milanesi che lo sostennero; ma del resto lo stesso Bruno Ferrante, che oggi si occupa dell’Ilva di Taranto, candidato contro Letizia Moratti nelle Elezioni Comunali del 2006 riservò ai propri elettori lo stesso servizio.

Oggi del citato Aldo Fumagalli non rimane grande traccia in politica e qualcuno vocifera che si tratti forse del Fumagalli che fa il paio con il Brambilla di uno sketch di Aldo, Giovanni e Giacomo. Insomma non ha trovato e non ha assaggiato “la cadrega” e quindi è andato via…!

Ora è da ritenersi così utile il voto ad una coalizione o ad un partito così poco attento nella scelta del cavallo su cui puntare ? Quanto meno definiremmo quel partito o quella coalizione un pessimo scommettitore !!

(continua)

Le dimissioni di Boni e le vasche di Belotti

Davide Boni, leghista, presidente del Consiglio regionale della Lombardia, si è dimesso dalla sua carica in seguito alle indagini per corruzione che lo vedono coinvolto, come informano le agenzie di stampa e i siti dei maggiori quotidiani italiani.
Boni segue l’esempio di altri esponenti del suo partito che si sono dimessi nei giorni scorsi per gli stessi motivi. Il gruppo dirigente della Lega non ha chiesto affatto le sue dimissioni, anzi gli ha rinnovato la fiducia.
Che cosa significano per i senaghesi queste notizie?

Boni è stato assessore al territorio prima dell’attuale (Daniele Belotti, anche lui leghista) e gli ha lasciato il posto nel maggio 2010, quando è stato chiamato a presiedere il Consiglio Regionale. Da quel momento è stato Belotti a proseguire l’opera di Boni, sostenendo la “soluzione” delle vasche per rimediare ai disastri delle piene del Seveso.
Belotti ha così portato a termine una prima parte del lavoro di Boni, progettando una raffica di vasche: tre a Vertemate, una a Cantù, due a Carminate; sono inoltre allo studio altre vasche a Lentate, Varedo, Paderno e Milano.
La Provincia, prono ente attuatore, ha già aggiudicato i lavori con gara d’appalto per il raddoppio del canale scolmatore e le vasche di Senago. I progetti sono già finanziati.

Ora, se Boni è fuori gioco dal punto di vista istituzionale, non lo è dal punto di vista politico perché –così sembrerebbe- ha la fiducia di Maroni e del cosiddetto “triumvirato” (il direttorio della Lega): dunque può ancor influire sulle scelte di Belotti, il quale, dal canto suo, per sua stessa dichiarazione (Corriere della Sera, cronaca di Bergamo, 8 marzo 2012), all’investitura non era molto competente in merito ambientale ed urbanistico.

Senago continua a correre un grande rischio: la costruzione delle vasche di Senago è uno tra i primi lavori che dovrebbero partire. Il rischio è stato aumentato dal fatto che per troppo tempo le istituzioni a Senago non si sono opposte davvero ai progetti di marca leghista.

Però Boni si è dimesso perché investito dallo scandalo che riguarda proprio il suo passato di assessore all’urbanistica ed all’ambiente ed anche Belotti, a sua volta, è stato indebolito dalle dimissioni di Boni e da tutta la bufera di scandali che ha di recente investito la Lega.
Sarebbe dunque importante che la nuova amministrazione di Senago si inserisca subito e con decisione nella situazione politica regionale, per riprendere in mano da protagonista la vicenda: sarebbe il momento giusto.

Riassumendo: il rischio è grande e molto vicino, ma la proposta dell’assessore leghista è complessivamente più debole, oggi. Per questo occorre a Senago un sindaco che sappia agire rapidamente, con decisione e nella direzione giusta.
Questo sindaco è Stefano Palazzolo.

Indagato il tesoriere della Lega Nord. Scooby Doo pensaci tu!!!

Mentre la lega fa guardare ai senaghesi il dito, la luna sta precipitando sul carroccio.Parlano di finti campi nomadi per nascondere i loro grossi GUAI!!!

La notizia è di oggi:

Le accuse dei magistrati: truffa ai danni dello Stato e finanziamento illecito ai partiti. Nell’inchiesta anche due uomini d’affari: Scala e Bonet. Al lavoro le Procure di Milano, Napoli e Reggio Calabria Emergono contatti con la ‘ndrangheta. L’ira di Maroni: “Belsito deve andarsene, facciamo pulizia”

di EMILIO RANDACIO

Leggi l’articolo completo sul sito de La REPUBBLICA

Guarda le foto del blitz dei Carabinieri in via Bellerio

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Lega, indagato il tesoriere Belsito
«Fondi per pagare i conti di Bossi»

Le ipotesi di reato: appropriazione indebita e truffa ai danni dello Stato. Si indaga inoltre per riciclaggio … continua a leggere sul Corriere del Sera

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… Emerge infatti dai decreti di perquisizione non solo che i conti della Lega sono falsi ma che i soldi pubblici distratti dal tesoriere Francesco Belsito sarebbero stati usati per sostenere «i costi della famiglia Bossi» … continua a legger su La Stampa

LA CENSURA HA COLPITO!!!

Il sito di “sinistrasenago” è stato colpito dalla censura.

“Siamo stati costretti a togliere l’articolo satirico dal nostro sito …” affermano i redattori del blog e continuano “… all’alba di ieri si sono presentati in redazione la polizia postale accompagnata dai censori in persona, costringendoci alla chiusura immediata del blog finchè non fosse stato rimosso l’articolo incriminato”.

Immaginatevi lo stupore nella redazione nel vedersi censire un articolo che accusava proprio della censura imperante nel nostro paese. Se non è veggenza questa!

La politica a Senago è in mano loro. Aiutateci a liberarla. Lasciamoli a casa finalmente, loro hanno già la pensione, noi nemmeno il lavoro.

La redazione di Rifondazione Comunista è però riuscita a recuperare uno stralcio dell’articolo censurato che pubblichiamo per volontà dei nostri lettori.

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SONDAGGI ELEZINI SENAGO 2012

Pubblichiamo i primi sondaggi relativi alle elezioni amministrative di Senago.

L’agenzia ADN-SCROTOS ha diramato i dati ufficiali dei primi sondaggi realizzati su Senago. Un campione significativo di 1085 votanti ha risposto alle domande relative alle intenzioni di voto, soverchiando, nei risultati,  ogni attuale pronostico proveniente dalle segreteri dei partiti che sono attualmente tutte in fibrillazione. Di seguito le percentuali dei risultati. Ricordiamo che l’ettendibilità (forbicione) dei sondaggi, in riferimento alla credibilità già dimostrata in passato dalla suddetta agenzia, permane nell’ordine del +-9%.

Partito Democratico –> 11,01%

SEL –> 24,51%

Insieme per Senago –> 1,8%

Federazione della Sinistra –> 18,86%

Lega Nord – alleanza di destra –> 15,85%

PDL –>   6,88%

UDC –> 0,00034%

La Farfalla (Rossetti) –> -1,003% (è volata via)

Italia Dei Valori  –> Boh?

Altri –> 20,2 %

In evidenza SEL che si conferma primo partito di Senago, seguita della Federazione della Sinistra al 18,86% con la quale si profila il testa a testa per il seocondo turno. Drammatico invece il crollo di Insieme per Senago che precipita rovinosamente all’1,8% rimanendo quindi, stante così la situazione, priva di un proprio consigliere.

Dalle segreterie sembra già profilarsi un accordo SEL-Federazione della Sinistra per fare un apparentamento anti-doppio turno, con Sindaco Fois e 6 assessori della Federazione.

I grandi sconfitti, Insieme per Senago, si appellano alla Santa Inquisizione e pare siano già state formate le prime squadracce della censura che hanno il compito di censurare ogni voce contro i loro grandi maestri.

Nelle foto già pubblicate dalle principali testate giornalistiche, si vedono i grandi maestri di IPS che la Digos ha provveduto a schedare, pur essendo ignoti i loro nomi, e di cui sono stati diramati alcuni identikit per la loro identificazione. Si teme per la libertà di stampa e soprattutto per l’integrità dei siti internet delle altre forze politiche, già preda di attacchi censori di hackeraggio pare proprio da parte dei grandi maestri della loggia Insieme per Senago. Ecco i loro volti. Se qualcuno riconoscesse qualche persona nota in questi volti, è pregato di segnalarlo immediatamente alla redazione o direttamente all’FBI (della Digos pare ci sia poco da fidarsi perchè – notizie giornalistiche di terza mano – sembra che un elemento di loro ne faccia parte da quando c’era la DC).

Nella prima immagine, ANSA-AUTOVELOX, un militante, la mano operativa della banda. Elemento giudicato pericoloso per i materiali contundenti che usa portarsi appresso.

La seconda immagine è l’identikit dalla libellula ancestrale – età stimata 78 anni – l’immagine risale dagli archivi della CIA dai tempi di Piazza Fontana. Nulla si sa di più dettagliato, ma pare che sia alla regia di un sistema di macinazione delle giovani menti di cui ama attorniarsi, per coltivarne nuove leve.

Infine l’identikit di quello che sembra il capo della banda di Insieme per Senago. Il suo volto non è noto e l’unico elemento di identificazione è questo identikit diramato dai servizi segreti del KGB durante l’ultima operzione operata dal Partito Comunista Sovietico in Italia contro la Balena Bianca (DC). E’ la mente pensante ed operativa delle azioni di hackeraggio compiute sin’ora a Senago di cui sono state vittime decine di siti internet. Sembra comunque che l’intera banda sia ora totalmente allo sbando, soprattutto dopo la presa visione dei sondaggi qui pubblicati.

§

Uno spettro si aggira per Senago. Attenti, mangia anche i bambini!

Si abbiamo votato anche noi!

Ebbene si, abbiamo votato anche noi!

1035 feroci elettori della Federazione della Sinistra, che non avevano niente di meglio da fare perchè disoccupati, si sono recati domenica 22 gennaio a votare alle primarie per il candidato Sindaco della coalizione perdente, formata da PD, SEL e Insieme per Senago, rompendo le mitiche uova nel paniere.

“Tutto da rifare” gridano i 25 votanti dalle file del PD. “Tutto regolare” ululano i 23 ragazzini sostenitori di Fois. “Va bene così” affermano, 2 in tutto,  i petulanti vertici di All toghether per Senago (vi abbiamo anche formulato lo slogan per la vostra campagna elettroale n.d.r.).

Intanto uno spettro continua ad aggirarsi per Senago. Tremate!


Rifondazione c’è!

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Massimo Gatti: consigliere della provincia di milano

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