Posts Tagged 'Donne'

Sul volantino di Lerici: contro il femminicidio, per il femminismo

Se ingrasso è colpa del barattolo di Nutella che mi sta davanti, non è colpa mia, se lo faccio fuori a cucchiaiate. Ovvio, la Nutella è dolce, cremosa: mi tenta; non ingrasso per la mia smoderata golosità di dolci, ma per l’azione tentatrice della crema di nocciole! Eh no, questo discorso non fila, non è logico: dovessi andare da un dietista a raccontare questa cosa, verrei sicuramente (e giustamente) preso in giro!

Il volantino recentemente affisso dal parroco di San Terenzo di Lerici, Piero Corsi, viaggia sullo stesso binario: «Le donne e il femminicidio. Facciano sana autocritica: quante volte provocano?». Non per essere a tutti i costi anticlericali, ma gli unici che devono fare autocritica sono gli stessi sacerdoti, che pensano e scrivono cose del genere, per questa ragione siamo così sicuri che la Chiesa (o almeno una parte della Chiesa) abbia seriamente fatto i conti con la “questione femminile”, oltre la Mulieris dignitatem di Giovanni Paolo II? Lasciamo in sospeso questa domanda e vediamo da dove il prete ligure ha preso spunto per il breve messaggio: la fonte è il sito ultrareazionario “Pontifex.org” un blog vicino alle posizioni della destra estrema, che non si risparmia attacchi violenti contro le donne, gli omosessuali, i laici e gli atei. Sono parecchi i post in cui viene odiosamente condannata la condizione moderna della donna, colpevole di abbandonare il focolare domestico e la cura della prole, per dedicarsi a professioni altrimenti destinate esclusivamente agli uomini.  Ad esempio, in un articolo di Giovanni Toffal, intitolato “Le donne facciano le donne”, si legge: “arrivò il sessantotto. Anarchici, rivoluzionari, figli dei fiori, libertini, sinistri, pagani, atei, agnostici e femministe, insinuarono che la donna poteva realizzarsi maggiormente uscendo di casa […] la classe politica invece di perdere tempo a parlare di quote rosa e baggianate analoghe, dovrebbe piuttosto impegnarsi a varare politiche famigliari che permettano alla donna di fare la madre e la moglie a tempo pieno senza costringerla ad andare a lavorare”. In un’intervista di Bruno Volpe ad Arduino Bertoldo, vescovo emerito di Foligno, si leggono alcune scioccanti dichiarazioni dell’alto prelato: “Se una donna cammina in modo particolarmente sensuale o provocatorio, qualche responsabilità nell’evento la ha e voglio dire che dal punto di vista teologico anche tentare è (è ndr) peccato. Dunque anche una donna che camminando o vestendosi in modo procace suscita reazioni eccessive o violente, pecca in tentazione”. Gettate queste premesse non è stato difficile giungere alla fonte del volantino incriminato: “Le donne e il femminicidio facciano sana autocritica, quanto volte provocano?”, il pezzo firmato dallo stesso Bruno Volpe si lascia andare a dichiarazioni pericolosamente misogine e ai limiti di ogni sopportazione. Per il blogger la colpa delle violenze sulle donne non dovrebbe essere attribuita nella maggior parte dei casi agli uomini, come fanno i media, ma alle donne stesse, vere macchine tentatrici (le donne – si legge nell’articolo – sempre più spesso provocano, cadono nell’arroganza, si credono autosufficienti e finiscono con esasperare le tensioni esistenti. Bambini abbandonati a loro stessi, case sporche, piatti in tavola freddi e da fast food, vestiti sudici e da portare in lavanderia, eccetera…).

Gli esempi possono essere infiniti, mi fermo per rispetto alla decenza e per rispetto alle donne. Questo piccolissimo saggio di grande letteratura giornalistica dimostra in modo lampante quale sia la considerazione della donna tuttora vigente presso le frange più estrema della Chiesa cattolica. Nella prospettiva orribilmente maschilista di quelle persone ogni movimento di emancipazione femminile è sinonimo di regresso sociale, in quanto pericolo estremo per la famiglia naturalmente costituita. Una donna non può lavorare e progredire nel suo lavoro, non può assumere posizioni di responsabilità sugli uomini, poiché dimenticherebbe i suoi obblighi di madre devota e sposa fedele. Irrita ancora di più la giustificazione insensata delle violenze sulle donne; un uomo ha tutto il diritto di stuprare se “tentato” dalla serva di Satana, anzi dopo l’atto violento deve pure rimanere impunito: non è colpa sua. La colpa è attribuire alla morale deviata delle donne moderne, che preferiscono uscire di casa, anziché rimanere sotto il tetto coniugale, per prendersi cura di marito e prole.

L’estremo male dell’occidente è la donna libera, ma chi avrà mai istillato nella mente della donna questa insubordinazione verso il focolare? I comunisti, ovviamente, il male dei mali, il male sommo! Una simile visione della società ci riporta indietro ai tempi del libro Cuore, anzi no a tempi della Caccia alle streghe! Per questa ragione è utile, soprattutto in un momento di grave crisi del lavoro, recuperare tutte quelle idee che hanno animato la lotta di emancipazione della donna, depurandole da ogni fanatismo, in modo da tutelare quell’uguaglianza tra i sessi, che è legalmente sancita dalla nostra Costituzione. Signori cari, nel rispetto delle credenze religiose dell’altro, bisogna rendersi conto che si sta chiudendo il 2012, non siamo più ai tempi di Pio X: i problemi sociali sono cambiati e così anche la mentalità con la quale ci si approccia ad essi. Si spera che i gestori di quel sito, dopo il mare di polemiche appena sorto, facciano marcia indietro, rispetto le posizione precedentemente prese: sarebbe un auspicabile segno di intelligente autocritica.

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Donne!E’ arrivato l’arrotino

 

di Eleonora Forenza (Liberazione del 13 febbraio 2011)
Eh sì.. l’arrotino deve aver saputo che in piazza ci siamo anche noi, con le nostre parole e le nostre pratiche. Noi che vogliamo affilare le lame della nostra intelligenza e della nostra passione politica perché pensiamo che l’indignazione non basti per produrre una radicale trasormazione. Noi che in piazza porteremo l’ombrello rosso per ripararci dall’ombra, dall’ombra lunga del Cupolone. Noi che speriamo che mille riot ci aiutino a riannodare il filo della “rivoluzione più lunga”, quella femminista, che ha prodotto non solo un avanzamento dal punto di vista legislativo, ma soprattuto un radicale cambiamento nel senso comune: appunto una rivoluzione nella società, nella cultura, nella politca diffusa ancor prima che nelle istituzioni. Noi che, come scriveva Carla Lonzi, «cerchiamo l’autenticità del gesto di rivolta, e non lo sacrificheremo né all’organizzazione né al proselitismo». Tantomento al perbenismo.
Noi che siamo tutte egiziane, perché pensiamo che dalla società, e non dagli accordi di Palazzo, possa partire un cambiamento reale della politica. In Egitto come in Italia. E quindi sentiamo su di noi quotidianamente («se non sempre, quando?» recita giustamente il documento di alcuni collettivi femministi) la responsabilità di agire il cambiamento.
Noi che siamo tutte egiziane, perché non lasciamo sola nessuna, neanche la nipote di Mubarak. Perché rifiutiamo ogni distinzione tra donne perbene e donne permale.
Noi che non siamo indignate, ma furiose tutti i giorni, per i casi di femminicidio relegati alla cronaca nera.
Perché siamo precarie e vogliamo reddito per tutte. Perché siamo anziane, siamo giovani madri e la mancanza di welfare ci toglie libertà. Perché siamo lesbiche, e quindi ci tolgono diritti. Perché ci stuprano in casa, nei Cie, e rispondono “sicurezza”. Perché la violenza maschile è condotta di Stato.
No care, questa non è una mignottocrazia. Magari lo fosse!
No, il problema è il potere dei nani, non la premiata ”buona condotta” delle onorevoli ballerine. La regressione sociale, culturale, politica che viviamo si può capire davvero solo indagando il nesso fra neoliberismo autoritario e nuove forme del dominio maschile, tra crisi del capitalismo e crisi del patriarcato. Come il capitalismo, il maschile in crisi non smette di produrre dominio, anzi diviene più violento proprio perché non più egemone.
Sia chiaro: per noi la fine del governo Berlusconi è esigenza primaria. E infatti vogliamo uno sciopero generale (questo sì, se non ora, quando?)e generalizzato, diffuso, che blocchi i flussi di merci e i flussi di comunicazione, le strade, i binari. La nostra rivoluzione quotidiana non prevede deleghe, ma partecipazione e conflitto nella società, nei luoghi di studio, di lavoro, nei partiti, nelle case. Perché sappiamo che non basta mandare a casa Papi, ma occorre produrre un nuovo senso comune: Berlusconi è una icona del maschio italiano, il berlusconismo è un’autobiografia della nazione, dell’italietta sessista e perbenista. I corpi che diventano merce ci parlano non solo di un processo onnivoro di mercificazione, ma anche di una sessualità maschile incapace di relazione tra soggetti, e che ha bisogno di esibire potere, di renderti oggetto. Per noi la relazione tra i sessi è questione politica, e la questione morale non è indagine scandalistica nel privato, ma connessione tra personale e politico: è critica del potere, trasformazione della politica da luogo di dominio maschile in spazio pubblico, processo di liberazione di donne e uomini.
Vi chiediamo allora, quando passa l’arrotino, di non fare le brave bambine italiane, di non restare in casa, ma di scendere in piazza, affilare gioiosamente le lame, e andare ovunque. Dobbiamo far vibrare tutti i giorni questa oscena italietta con le nostre dita affilate, per etica della responsabilità e principio di piacere. La libertà è sempre nelle nostre mani. Per questo oggi, come sempre, siamo in piazza indecorose, libere e ribelli. Siamo tutte ladies riot, più autoderminate che mai.

Rifondazione c’è!

Luca Mercalli: PREPARIAMOCI

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