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Il v(u)oto utile, quello inutile, i futili idioti ed i soliti stronzi (Ottava e… forse ultima parte)

Simbolo-Rivoluzione-civile

 

Vogliamo realizzare una rivoluzione civile per attuare i principi di uguaglianza, libertà e democrazia della Costituzione repubblicana, nata dalla Resistenza.

Vogliamo realizzare un “nuovo corso” delle politiche economiche e sociali, a partire dal mezzogiorno, alternativo tanto all’iniquità e alla corruzione del ventennio berlusconiano, quanto alla distruzione dei diritti sociali, del lavoro e dell’ambiente che ha caratterizzato il governo Monti.

Il voto a Rivoluzione Civile, rappresentata da Antonio Ingroia, è quindi un voto dilettevole ed utilissimo per diverse ragioni.

Per l’Europa dei diritti, contro l’Europa delle oligarchie economiche e finanziarie.

Vogliamo un’Europa autonoma dai poteri finanziari e una riforma democratica delle sue istituzioni. Siamo contrari al Fiscal Compact che taglia di 47 miliardi l’anno per i prossimi venti anni la spesa, pesando sui lavoratori e sulle fasce deboli, distruggendo ogni diritto sociale, con la conseguenza di accentuare la crisi economica. Il debito pubblico italiano deve essere affrontato con scelte economiche eque e radicali, finalizzate allo sviluppo, partendo dall’abbattimento dell’alto tasso degli interessi pagati. Accanto al Pildeve nascere un indicatore che misuri il benessere sociale e ambientale;

Per la legalità e una nuova politica antimafia

che abbia come obiettivo ultimo non solo il contenimento ma l’eliminazione della mafia, che va colpita nella sua struttura finanziaria e nelle sue relazioni con gli altri poteri, a partire da quello politico. Il totale contrasto alla criminalità organizzata, alla corruzione, il ripristino del falso in bilancio e l’inserimento deireati contro l’ambiente nel codice penale sono azioni necessarie per liberare lo sviluppo economico;

Per la laicità e le libertà.

Affermiamo la laicità dello Stato e il diritto all’autodeterminazione della persona. Siamo per una cultura che riconosca le differenze. Aborriamo il femminicidio, contrastiamo ogni forma di sessismo e siamo per la democrazia di genere. Contrastiamo l’omofobia e vogliamo il riconoscimento dei diritti civili, degli individui e delle coppie, a prescindere dal genere. Contrastiamo ogni forma di razzismo e siamo per la cittadinanza di tutti i nati in Italia e per politiche migratorie accoglienti;

Per il lavoro. Non vogliamo più donne e uomini precari.

Siamo per il contratto collettivo nazionale, per il ripristino dell’art. 18 e per una legge sulla rappresentanza e la democrazia nei luoghi di lavoro. Vogliamo creare occupazione attraverso investimenti in ricerca e sviluppo, politiche industriali che innovino l’apparato produttivo e la riconversione ecologica dell’economia. Vogliamo introdurre un reddito minimo per le disoccupate e i disoccupati. Vogliamo che le retribuzioni italiane aumentino a partire dal recupero del fiscal drag e dalla detassazione delle tredicesime. Vogliamo difendere la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro;

Per le piccole e medie imprese, le attività artigianali e agricole.

Deve partire un grande processo di rinascita del Paese, liberando le imprese dal vincolo malavitoso, dalla burocrazia soffocante. Vanno premiate fiscalmente le imprese che investono in ricerca, innovazione e creano occupazione a tempo indeterminato. Vanno valorizzate le eccellenze italiane dall’agricoltura, alla moda, al turismo, alla cultura, alla green economy;

Per l’ambiente.

Va cambiato l’attuale modello di sviluppo, responsabile dei cambiamenti climatici, del consumo senza limiti delle risorse, di povertà, squilibri e guerre. Va fermato il consumo del territorio, tutelando il paesaggio, archiviando progetti come la TAV in Val di Susa e il Ponte sullo Stretto di Messina. Va impedita la privatizzazione dei beni comuni, a partire dall’acqua. Va valorizzata l’agricoltura di qualità, libera da ogm, va tutelata la biodiversità e difesi i diritti degli animali. Vanno creati posti di lavoro attraverso un piano per il risparmio energetico, lo sviluppo delle rinnovabili, la messa in sicurezza del territorio, per unamobilità sostenibile che liberi l’aria delle città dallo smog;

Per l’uguaglianza e i diritti sociali.

Vogliamo eliminare l’IMU sulla prima casa, estenderla agli immobili commerciali della chiesa e delle fondazioni bancarie, istituire una patrimoniale sulle grandi ricchezze. Vogliamo colpire l’evasione e alleggerire la pressione fiscale nei confronti dei redditi medio-bassi. Vogliamo rafforzare il sistema sanitario pubblico e universale ed un piano per la non-autosufficienza. Vogliamo il diritto alla casa e il recupero del patrimonio edilizio esistente. Vogliamo un tetto massimo per le pensioni d’oro e il cumulo pensionistico. Vogliamo abrogare la controriforma pensionistica della Fornero, eliminando le gravi ingiustizie generate, a partire dalla questione degli “esodati”;

Per la conoscenza, la cultura, un’informazione libera.

Affermiamo il valore universale della scuola, dell’università e della ricerca pubbliche. Vogliamo garantire a tutte e tutti l’accesso ai saperi, perché solo così è possibile essere cittadine e cittadini liberi e consapevoli, recuperando il valore dell’art.3 della Costituzione, rendendo centrali formazione e ricerca. Vogliamo portare l’obbligo scolastico a 18 anni. Vanno ritirate le riforme Gelmini e il blocco degli organici imposto dalle ultime leggi finanziarie. E’ necessario accantonare definitivamente qualsiasi progetto di privatizzazione del sistema di istruzione e stabilizzare il personale precario. Vogliamo valorizzare il patrimonio culturale, storico e artistico, come afferma l’art. 9 della Costituzione. Vogliamo una riforma democratica dell’informazione e del sistema radiotelevisivo che ne spezzi la subordinazione al potere economico-finanziario. Vogliamo una legge sul conflitto di interessi e che i partiti escano dal consiglio di amministrazione della Rai. Vogliamo il libero accesso a Internet, gratuito per le giovani generazioni e la banda larga diffusa in tutto il Paese;

Per la pace e il disarmo.

Va ricondotta la funzione dell’esercito alla lettera e allo spirito dell’articolo 11 della Costituzione a partire dal ritiro delle truppe italiane impegnate in missioni di guerra. Va promossa la cooperazione internazionale e l’Europa deve svolgere un’azione di pace e disarmo in particolare nell’area mediterranea. Va abrogata la riforma Monti delle Forze Armate, vanno tagliate le spese militari a partire dall’acquisto dei cacciabombardieri F35 e di tutti i nuovi armamenti.

Per una nuova questione morale ed un’altra politica.

Vogliamo l’incandidabilità dei condannati e di chi è rinviato a giudizio per reati gravi, finanziari e contro la pubblica amministrazione. Vogliamo eliminare i privilegi della politica, la diaria per i parlamentari, porre un tetto rigido ai compensi dei consiglieri regionali e introdurre per legge il limite di due mandati per parlamentari e consiglieri regionali. Vogliamo una nuova stagione di democrazia e partecipazione.

 

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Il v(u)oto utile, quello inutile, i futili idioti ed i soliti stronzi (Settima parte)

Il voto di tutti è utile e la sua utilità è una sorta di terapia che deve avere una validità soprattutto su chi lo esercita. Si deve uscire dal seggio traendo un sospiro di sollievo e sapendo che si è fatto il meglio perché il paese imbocchi finalmente la strada del cambiamento. Non si vota usando la logica del “turarsi il naso” !

A lungo andare si può solo soffocare. Si rischia l’ipossia oppure l’anossia, cioè la carenza o la totale assenza di ossigeno. Queste provocano seri danni ad ogni tessuto periferico ed anche al cervello !

Per parlare ancora del sistema elettorale nazionale è paradigmatico un esempio:

Bruno Tabacci con la sua lista Centro Democratico, che fa parte dell’alleanza di Bersani, con un dato che oscilla tra 0,5% e 1 % (dato raccolto da quasi tutti gli istituti demoscopici) probabilmente entrerà in Parlamento; se Rivoluzione Civile di Antonio Ingroia si fermasse invece al 3,99% ne rimarrebbe fuori. Tutto questo vi pare democratico ???? Le liste di piccolissima entità, racchiuse in una coalizione hanno soglie di sbarramento per l’ingresso nelle istituzioni o addirittura non ne hanno. Chi non appartiene ad una coalizione deve raggiungere il 4% a livello nazionale alla Camera e l’8% in ogni regione per vedere qualche eletto al Senato. Secondo questa logica Tabacci sarebbe un trionfatore delle elezioni ! Penso che nemmeno nelle barzellette potrebbe essere vero ed invece è così !

Nella Carta d’intenti firmata da Bersani e Vendola è scritto che:

“I democratici e i progressisti s’impegnano altresì a promuovere un “patto di legislatura” con forze liberali, moderate e di Centro, d’ispirazione costituzionale ed europeista, sulla base di una responsabilità comune di fronte al passaggio storico, unico ed eccezionale, che l’Italia e l’Europa dovranno affrontare nei prossimi anni.”

Questo fuga ovviamente ogni dubbio sul fatto che la volontà del centrosinistra, sempre più centro e poco di sinistra, è quella di rincorrere l’alleanza con Monti, Fini e Casini. Si capisce anche che il voto utile è una richiesta che serve ad eliminare chi davvero potrebbe rompere con una politica piegata alle logiche ed ai ricatti dell’Europa delle banche e del mondo della speculazione. Rivoluzione Civile è una forza politica che combatte i diktat del mondo finanziario capovolgendo il paradigma sul debito e concentrandosi su altri parametri sociali. Il lavoro, la formazione, la scuola pubblica, la sanità ed i servizi, le pensioni ed una seria lotta all’evasione fiscale devono essere elemento di valutazione della validità di un paese e non certo gli spread usati come un maglio per abbattere lo stato sociale, così come fatto da Monti e dalle tecnocrazie europee e mondiali.

Ma lasciamoci con un indovinello che rivela quanto sia opportunistico e ipocrita il modo di fare politica a seconda delle convenienze e non secondo i valori che dovrebbero guidare almeno a sinistra la lotta per la dignità di un popolo.

Chi ha pronunciato le seguenti parole ?

“Dateci un voto meravigliosamente inutile, sono visceralmente stufo di vivere nella società dell’utilitarismo.”

Chi avrà mai detto le ultime e famose parole qui sotto riportate ?

“E poi, a chi chiede un voto utile, risponderei: utile a chi? A cosa?”

L’aggettivazione, la prosa, il ritmo sono inconfondibili. È il 5 aprile 2008, Nichi Vendola, presidente della Puglia al primo mandato, chiede un voto per la Sinistra –  l’Arcobaleno, «la fabbrica della speranza» nel frattempo cannoneggiata dagli appelli al «voto utile» di Walter Veltroni e compagni democratici.

A ruoli oggi un po’ cambiati Vendola si accoda a quelli che compiono l’estremo tentativo ed estremamente paradossale di chiedere il voto ad elettori di sinistra per traghettare quello stesso voto a destra per fare il governo con la destra di Monti, Casini e Fini.

Per chiudere la saga del voto utile, ammesso che possa mai essere definitivamente chiusa e premesso che potrebbero seguire altre ed eterne puntate, passiamo ad una proposta che potrebbe un po’ collocarsi tra la provocazione ed il voto di scambio.

La personale previsione di chi scrive è che il testa a testa di cui si parla per ciò che concerne il Senato sia più velleitario (da parte della destra) e paventato (da parte del centrosinistra). Lo spauracchio Berlusconi serve a convincere gli indecisi a collocarsi su forze politiche e su coalizioni di maggiore consistenza elettorale.

Ritengo che l Senato il centrodestra berlusconiano, non aspiri a vincere, ma a far perdere la maggioranza assoluta al centrosinistra. Bersani e Vendola affermano di voler essere autonomi dal centro di Monti, che viene corteggiato un giorno sì e l’altro pure per il dopo voto.

Pare che l’accordo sia già fatto e che non dipenda dal risultato del voto. Piaccia o non piaccia a SEL che ha la legittima aspirazione a spostare l’asse del governo più a sinistra.
E’ disposto il centrosinistra a veicolare un certo numero di voti a Rivoluzione Civile, nelle regioni storicamente rosse come Emilia Romagna, Toscana, Liguria, Marche e Umbria ???

La domanda non è peregrina. Questa operazione che altri hanno già suggerito potrebbe raccogliere i famosi due piccioni con una una fava. In queste regioni non è assolutamente in discussione il premio di maggioranza alla coalizione di Bersani. Se anche venisse meno un 4-5% di voti al centrosinistra questo avrebbe ugualmente la maggioranza assoluta. Rivoluzione Civile potrebbe raggiungere il quorum sottraendo un certo numero di senatori alle minoranze di queste regioni (Monti, Berlusconi e Grillo).

Favorirebbe l’ingresso di una sinistra in parlamento che tutto può essere fuorché collusa con Berlusconi ed il berlusconismo. Inoltre permetterebbe a Pd e SEL di essere ancora più autonomi, sempre che davvero lo vogliano, da Monti, Fini e Casini.

E quindi alla fine la domanda è sempre la stessa:

davvero il centrosinistra chiede il voto utile per non dipendere dai voti di Monti ?

oppure chiede il voto utile perché come già ampiamente dimostrato vuole a tutti i costi la normalizzazione del paese ?

Sappiamo cosa questo voglia significare. Le istanze sociali e popolari vengano continuamente compresse e rimangono inespresse in quanto assenti ancora una volta da istituzioni che non rappresentano più i cittadini ??

Il v(u)oto utile, quello inutile, i futili idioti ed i soliti stronzi (Sesta parte)

I sondaggi demoscopici a fini politico-elettorali, elemento che caratterizza le campagne elettorali, soprattutto da quando Silvio Berlusconi è sceso in campo, vengono ormai adoperati come arma di distrazione di massa. Nelle ultime due settimane di campagna elettorale possono essere effettuati sondaggi, raccolti i dati, ma non pubblicati ufficialmente attraverso gli organi di stampa.

Ebbene proprio tra gli ultimi sondaggi pubblicati e pubblicabili ne emergeva qualcuno che, guarda caso, ha iniziato a far emergere che il consenso a Rivoluzione Civile rischiava di essere al di sotto della fatidica soglia del 4%, quella che serve per avere accesso all’elezione di rappresentanti alla Camera dei Deputati. Chiaramente ogni sondaggio è credibile fino ad un certo punto, ma alcune chiavi di lettura decisamente parziali nascondono in realtà la volontà di indurre un certo risultato cercando di cristallizzare tutto così come è registrato dagli istituti demoscopici.

Berlusconi docet. Dal 1994 con Forza Italia ha fatto uso spregiudicato delle scienze statistiche, grazie allora al sondaggista  di fiducia Gianni Pilo. Altri sondaggisti si sono poi alternati nel ruolo della sirena incantatrice ancella berlusconiana che diffonde dati al limite della demenza senile.

Il sondaggio invece che registrare una vera tendenza e portare ad evidenziare un dato, che è solo ed esclusivamente, se affidabile, una fotografia istantanea, viene utilizzato per indurre gli indecisi a schierarsi e soprattutto per ricollocare il voto di coloro i quali hanno intenzione di premiare con la loro scelta i partiti minori. Questo avviene in modo spregiudicato e costante da che in Italia non abbiamo più un sistema elettorale che permette di avere un Parlamento speculare rispetto al paese; in poche parole questo succede da che in Italia non abbiamo più un sistema elettorale di tipo proporzionale.

Sulla base dei sondaggi e solo sulla base di quelli che piacciono a lorsignori (metteteci dentro chi vi pare…) si definisce utile oppure inutile il voto ad una certa compagine.

Perché non si dovrebbe avere la legittima ambizione di andare ben oltre i sondaggi che gli istituti demoscopici di turno ci propinano ? Perché ad un partito, lista o coalizione deve essere impedito di sognare e di lavorare per il raggiungimento di un risultato certamente imprevisto anche da parte dei migliori statistici ?

Pensiamo al risultato di Luigi De Magistris a Napoli due anni fa. Nessuno ipotizzava nemmeno la minima possibilità per lui di arrivare al ballottaggio ed oggi De Magistris è il primo cittadino del capoluogo campano. I sondaggi non sempre sono una scienza esatta.

Pensiamo a Syriza, la forza politica greca che ha più elementi in comune con il programma delle forze politiche che si riconoscono in Rivoluzione Civile. Syriza è passata dal 2% al 30% dei consensi e tutto questo in tempi brevissimi, nell’arco di due elezioni tenutesi a distanza di due anni o poco più. Certo se avessero ascoltato i sondaggi…

La campagna ed il tema del voto utile appartengono ormai al nostro modo di fare politica e di fare soprattutto propaganda politica da che i sistemi elettorali sono stati via via inquinati da meccanismi e logiche di tipo maggioritario-uninominale.

In questi sistemi elettorali avviene generalmente che il primo classificato, come numero di voti e con uno scarto anche irrisorio sul secondo classificato, prende tutto. Tutti gli altri non accedono nemmeno ad un un misero diritto di tribuna e ad una minima rappresentanza. Questo avviene con sistemi elettorali basati sui collegi uninominali.

Guarda caso la proposta del PD per la prossima legislatura sarà quella di ritornare proprio ai collegi uninominali. Il Regno Unito è un modello che ha molto da insegnare da questo punto di vista. I cittadini che si recano alle urne sono ormai decisamente meno della metà degli aventi diritto e partiti che hanno una consistenza vicina o anche superiore al 10% talvolta non sono minimamente rappresentati in Parlamento.

Da che la cultura del maggioritario si è introdotta, con tutta la sua antidemocraticità nelle nostre istituzioni,  si vuole far ritenere inutile, o rendere inutile ogni voto che non va a chi vince. Da allora la politica ha istituzionalizzato una gerarchizzazione del voto.

In sostanza, come già detto altrove, se esistono voti inutili, lo sono di conseguenza anche gli elettori che quei voti esprimono. Sistemi elettorali siffatti ci dicono che esistono elettori di serie A ed elettori di serie e categorie inferiori. In barba alla Costituzione Italiana. E’ forte in questo senso la nostalgia per la prima repubblica in cui valeva forte il principio “Una testa un voto” e nessuno si permetteva mai di dire ad altri che il loro voto non era utile. Ricordiamo che il premio di maggioranza dell’attuale legge elettorale, il noto Porcellum è ancor più truffaldino della Legge Truffa voluta negli anni del secondo dopoguerra dalla Democrazia Cristiana. Ebbene allora il PCI si battè contro questo abominio della democrazia. Oggi il Partito Democratico, piegato al volere della governabilità ed ai diktat della BCE accetta ogni strumento che trasformi in maggioranza ciò che maggioranza non è.

Il v(u)oto utile, quello inutile, i futili idioti ed i soliti stronzi (Quarta parte)

Le elezioni si avvicinano e con la campagna elettorale che volge al termine la questione “voto utile” diviene una sottile battaglia psicologica nella quale ognuno piega la logica a proprio uso e consumo. Si finisce con il leggere alcune affermazioni degne di un reparto psichiatrico. La sindrome bipolare e lo sdoppiamento della personalità condite da acuti attacchi di schizofrenia la fanno ormai da padrone. Ora sappiamo quanto insistentemente il candidato Pierluigi Bersani abbia spinto sull’acceleratore per definire l’utilità del voto al PD e l’inutilità del voto alla lista di Rivoluzione Civile. Su questo sarebbe bene ricordare quello che altri hanno già affermato e cioè che “non esistono voti inutili !” semplicemente perché qualora esistessero significherebbe svilire il senso civico di ogni cittadino.

Se esistesse il voto utile esisterebbe anche quello inutile ed esisterebbe di conseguenza l’elettore inutile. L’articolo 48 della Costituzione Italiana invece recita così: “Il voto è personale libero, eguale, segreto e il suo esercizio è un dovere civico che non può essere limitato”.

bersenzi

A dar manforte al vecchio rivale, giunge anche il giovane Matteo Renzi, quello che durante le primarie divideva il popolo degli elettori PD a lui favorevoli e a lui contrari  in NOI  e LORO, a sottolineare ulteriormente come la situazione vedesse ormai la convivenza di due partiti in uno solo.  Oggi anche Renzi sembra usare gli stessi argomenti di coloro i quali fino a pochi giorni fa voleva rottamare. Infatti Renzi, come Finocchiaro, D’Alema, Veltroni e lo stesso Bersani sono tutti sullo stesso carro e nel medesimo coro intonano la solita gracchiante e stonata canzone che il voto a Rivoluzione Civile farebbe vincere Silvio Berlusconi ed il centrodestra. Addirittura si arriva a dire che, o si vota Partito Democratico oppure tutti gli altri voti equivalgono ad un sostegno al mafioso di Arcore (definizione di Bossi Umberto da Cassano Magnago).

Probabilmente anche la vicenda del Monte dei Paschi di Siena ha creato nervosismo nell’ambiente del probabile futuro Presidente del Consiglio ed i fatidici sondaggi hanno iniziato a registrare dati non sempre incoraggianti. Ed allora tra minacce di sbranamenti a chi metteva in discussione l’onorabilità del Partito Democratico e banche sbranate davvero ecco che sembra più utile e dilettevole tornare alla vecchia trita e ritrita litania del voto utile.  Il festival dell’incoerenza delle dichiarazioni su MPS ha visto il meglio quando nei giorni scorsi Bersani si sbracciava affermando che: “Le banche fanno le banche e noi facciamo politica e non siamo per niente coinvolti nella vicenda !” D’Alema di par suo ripeteva invece che orgogliosamente era stato proprio il PD a pretendere che venisse cambiato il CdA di MPS. Sembrava riecheggiare l’intercettazione di Piero Fassino che anni fa con Consorte ridacchiava via etere dicendo: “Ma allora abbiamo una banca ?” In realtà Unipol-BNL sarebbe stata la seconda, visto che MPS era già il giocattolo di casa.

Insomma decidetevi ! O contate qualcosa oppure non contate nulla in MPS e quindi lasciate che le cose facciano il loro corso, anche quello giudiziario…

travaglio

Altri illustri commentatori come Marco Travaglio si sono recentemente cimentati con le continue farneticazioni secondo cui si vogliono vedere assorbiti nel centrosinistra tutti i voti “non di destra”. Ebbene sarebbe anche utile che venisse spiegato all’elettorato per quale ragione, coloro i quali si ritengono l’unica alternativa al berlusconismo abbiano trascorso gli ultimi 14 mesi a sostegno del Governo Monti dove convivono contemporaneamente, facendo convergere il proprio voto sugli stessi provvedimenti, tanto il Partito Democratico quanto il Popolo delle Libertà, l’Unione di Centro e Futuro e Libertà per l’Italia.

Qualcuno obietterà che si trattava di una situazione di emergenza nazionale e che un governo tecnico non ha colore. Ebbene il colore delle decisioni prese lo abbiamo invece visto ed abbiamo avuto modo di capire cosa possa attendere gli italiani che avranno in sorte, dopo queste elezioni, un probabile governo Bersani-Monti.

Gli esodati ancora oggi ringraziano !!!!

Ma sembra ancor più sottile la battaglia psicologica che si combatte tra Mario Monti  e Pierluigi Bersani. Ogni giorno sembra che le schermaglie per fingersi avversari debbano superare il bon ton istituzionale. Tutto poi si ricuce. Ognuno cerca di marciare separatamente dall’altro per poi unire i rispettivi voti e i propri consensi dopo il 25 febbraio. In un impeto di onnipotenza o forse di disperazione Bersani avrebbe detto o forse twittato: Ma quale sinistra è quella che fa vincere la destra ?”

Risposta lapidaria di Antonio Ingroia sempre via twitter: “La tua !”

Ora sarebbe opportuno capire per quale ragione una lista come Rivoluzione Civile che presenta un proprio programma fortemente alternativo a tutto quello che viene indicato e va per la maggiore tra le altre coalizioni si dovrebbe sentire additata come fiancheggiatrice delle destre. Se pensiamo ai favori compiuti alla destra berlusconiana proprio dal centrosinistra può tornare alla mente la mancata legge sul conflitto di interessi mai messa in agenda per avendo governato per circa 7-8 anni degli ultimi 20. Si può pensare alle tante missioni militari, non ultima la guerra in Mali, votate e finanziate lautamente da Bersani e da tutto il PD. Tutto questo sta ancora lì a dimostrare ed in modo paradigmatico come oggi vi sia una continuità di fondo tra centrodestra e centrosinistra che deve certamente preoccupare.

E non bastano certo i distinguo dell’ultima ora sugli F-35 votati e voluti anche da Prodi e D’Alema in tempi non sospetti. Abbiamo già parlato di Veltroni e delle candidature nel solco del “ma anche…” e non ci dilungheremo nel sottolineare chi negli ultimi anni il centrosinistra di governo ha più giovato alla destra piuttosto che adoperarsi per una politica vicina ai valori storici della sinistra come il lavoro, la scuola e la sanità pubblica, i diritti sociali e civili e tanto altro ancora.

Ed il dramma psicologico sembra continuare con Bersani che ogni qualvolta si affaccia sui teleschermi per spiegare la propria linea programmatica l’elettorato si comporta come il Mar Rosso di fronte a Mosè.

Si passa ormai alla ripicca bella e buona: Bersani avrebbe detto “ci vogliono impedire di vincere”, ma ci sembra quasi tautologico affermare che lo scopo delle elezioni, di ogni elezione che si rispetti è quello di fare il possibile, legalmente si intende, per vincere, e quindi di conseguenza per non far vincere gli avversari. Oggi Bersani sembra scoprire tutta questa cattiveria da parte dei suoi competitors. Avversari che lo stesso PD ha alimentato per tutti questi ultimi 14 mesi con un sostegno pressoché illimitato ed incondizionato.

Chi è causa del suo mal…

Caro Ingroia, non ti curar di loro, ma “guarda e passa”

I veleni del Pd contro Rivoluzione civile

E’ una vera campagna diffamatoria quella scatenata contro Ingroia e la lista Rivoluzione civile dai supporter, mediatici e non, del Partito democratico, con in pole position Repubblica e la terza rete della Rai tv.

Prima la vicenda della candidatura di Andolina, shakerata come un cocktail dalla televisione amica dei Democrat, per trasformare un caso di proporzioni e merito limitati nella dimostrazione incontrovertibile che tutti, nessuno escluso, hanno i propri scheletri nell’armadio. Ora l’invettiva di Ilda Bocassini, che si è inventata di sana pianta una surreale polemica contro l’ex pm di palermo colpevole, ohibò, di aver osato paragonarsi a Giovanni Falcone. E questo per aver egli detto di essere stato, come Falcone, “oggetto di critiche (eufemismo, ndr) dai colleghi magistrati” e di avere riconosciuto in Paolo Borsellino il proprio maestro.

Nelle parole di Ingroia, in realtà,  non è possibile rintracciare alcuna enfasi autocelebrativa, nè il tentativo di lucrare rendite politiche issandosi sulle spalle di Falcone e mettendosi – come chiosa velenosamente il foglio di Ezio Mauro – “sullo stesso solco di un martire”.

Chi invece si ingaggia in una gratuita, sgradevolissima impresa di denigrazione (Ingroia?, “piccola figura di magistrato” (…) la cui distanza da Falcone è “misurabile in milioni di anni luce”) è la Bocassini, che interpretando i “sentimenti” di una larga fetta della magistratura, si erige in realtà a censore morale della scelta di Ingroia di impegnarsi in politica. E, guarda caso, proprio nelle liste di Rivoluzione civile. Si guarda bene, l’Ilda nazionale, dal pestare i piedi a Pietro Grasso, ben più corazzato competitor, che dei meriti conseguiti in qualità di magistrato si è fatto più e più volte vanto. Ma, si sa, Grasso è candidato nelle liste del Pd…

A suffragare il carattere “politico” dell’attacco è poi sopraggiunta – in un battibaleno – la dichiarazione del Presidente di Corte d’appello di Roma, Giorgio Santacroce, che così ha tuonato: “Non mi piacciono i magistrati che non si accontentano di far bene il loro lavoro, ma si propongono di redimere il mondo”. A “redimere” il mondo – ammesso che il mondo debba essere redento e non, piuttosto, cambiato – devono infatti restare altri, i soliti noti, che non hanno dato proprio grande prova di sè.

Che il ferro va battuto finchè è caldo l’hanno capito bene i media amici di Bersani e soci, i più preoccupati per l’entrata in scena di Rivoluzione civile e impegnati come non mai a spacciare la merce avariata del “voto utile”.

Repubblica, però, va oltre e ci fa capire molte cose, non soltanto offrendo alla polemica una spettacolre rilevanza, come si usa fare per le notizie davvero importanti. Repubblica (nell’edizione di oggi, per la penna di Piero Calaprico) mostra fino in fondo il nervo scoperto di amici e compari e affonda il colpo decisivo: “Mentre le inchieste su quello che combina Cosa nostra oggi a Palermo e in Italia sembrano languire – scrive Calaprico – l’ex procuratore aggiunto palermitano si è dedicato soprattutto a riesaminare il “passato”: come la trattativa, circa vent’anni fa, tra Stato e mafia, che tante critiche ha suscitato per i titoli di reato ipotizzati, per le telefonate registrate tra il Quirinale e l’ex ministro Pietro Mancino, per l’utilizzo dei documenti falsificati da Ciancimino”.

Capito dove batte la lingua?

Avanti, dunque, caro Ingroia, non ti curar di loro, “ma guarda e passa”.

Dino Greco
da Liberazione (www.liberazione.it)

Il v(u)oto utile, quello inutile, i futili idioti ed i soliti stronzi (Terza parte)

Ancora ci pare di ricordare, o comunque si narra nelle terribili notti di plenilunio, la storia di una campagna elettorale di qualche anno fa. Non troppo distante né nello spazio e nemmeno nel tempo. Si trattava di andare a votare nel 2009 per il ballottaggio per l’elezione del Sindaco di Senagh, dal latino Sanacum, cioè luogo salubre, ma questo era molto tempo fa, decisamente prima che qualcuno decidesse che nel piccolo comune si dovessero costruire delle vasche di laminazione per il contenimento delle acque putride e luride di un fiume che tutti i comuni lambiva, tutti i comuni fuorchè Senagh, per l’appunto.

Senagh era un piccolo comune alle porte di Milano, un comune che confinava, ma forse confina ancora a sud con Bollate, ad ovest con Garbagnate Milanese e Cesate, a nord con Limbiate ed invece a est con Paderno Dugnano. Nel piccolo comune (ventimila abitanti più o meno), il primo turno di elezioni comunali si era concluso con la vittoria del sindaco uscente tale Enrico Parrocchia, espressione di un centrosinistra formato da liste civiche , da Italia dei Valori e da generici zozzi comunisti, probabilmente gli ancestrali abitanti delle putride acque di cui sopra. Il primo turno di votazione aveva sancito inoltre l’esclusione dal ballottaggio, in quanto meno votato tra tutti i contendenti, del candidato del Partito Democratico, un certo Gianfranco Sale, che in quella occasione decise di fare corsa da solo. In effetti il PD, in quei tempi guidato da Rocco Brillante, si sentiva ormai poco affine agli altri partiti di centrosinistra.

Capitò che il candidato della Lega Nord, Riccardo Barbaro, anch’egli escluso dal turno di ballottaggio perché classificatosi terzo dopo il primo turno di elezione, si accordasse al secondo turno con la candidata del centrodestra senaghese Franca Bianchetti Ombretti, giunta per pochi voti alle spalle del sindaco uscente. Si costituì così ufficialmente il cosiddetto apparentamento.

Ebbene ragionando di voto utile in voto utile la logica e la matematica bersaniana, traslate nel piccolo paese di quei giorni, avrebbero voluto ed avrebbero dovuto suggerire che il secondo turno utilmente vedesse gli elettori ed i militanti ed anche perché no i dirigenti locali del Partito Democratico esprimere una indicazione di voto favorevole al sindaco uscente. Insomma per non favorire Berlusconi. Niente di più, niente di meno. 

Invece, dati alla mano e testimonianze telefoniche all’orecchio, raccontano di una grande attività e di un notevole fermento all’interno del PD per traghettare voti, i propri voti e quelli dei propri elettori, transitoriamente per il solo turno di ballottaggio delle elezioni comunali verso il centrodestra. Fu così che si registrò la vittoria dell’alleanza di centrodestra e probabilmente con il decisivo apporto dei “democratici” e fu così che il PD iniziò ad esercitarsi nell’aiuto a Berlusconi, ma pare che allora di tutta questa storia Bersani, Veltroni, Franceschini, D’Alema, Bindi, Finocchiaro ed altri dirigenti nazionali di quel partito non si accorsero.

Se aggiungiamo l’aggravante che in un voto di ballottaggio partecipano solo i primi due contendenti e che la propria opzione politica viene esclusa dal regolamento elettorale quando non ci si classifica al primo oppure al secondo posto diviene chiara l’operazione condotta nel piccolo paese di Senagh.

Che volete che sia mai ? Si tratta solo di storie da piccolo paese ! E forse anche solo di frutto della fantasia perversa e malata di qualche maligno. Vecchie leggende metropolitane, parto della fantasia degli Zozzi (i comunisti di cui sopra, nemmeno lontani parenti dei più simpatici elfi e degli spassosissimi gnomi). Comunque sono  cose che non si raccontano più nemmeno ai bambini per non farli addormentare con il rischio che vengano poi assaliti dagli incubi notturni.

Il v(u)oto utile, quello inutile, i futili idioti ed i soliti stronzi (Seconda parte)

Ma veniamo ai giorni nostri ed alle proposte veramente indecenti della campagna elettorale appena iniziata. Oggi fortunatamente, oppure no, oppure booooh, non è più Walter Veltroni a guidare il PD. Pierluigi Bersani, suo successore, butta però sul tavolo della discussione ancora lo stesso spettro: quello del voto utile. Anche qui verrebbe da chiedersi a chi sarà poi utile questo voto.

Sappiamo ormai tutti che non si tratta di un possibile accordo di desistenza quello proposto da Bersani e Franceschini per conto della coalizione PD-PSI-SEL ad Antonio Ingroia, leader di Rivoluzione Civile.

La desistenza tecnicamente prevede che si chieda un sacrificio ad un partito o ad una lista e si sia pronti, in cambio di quel sacrificio, a fare altrettanto o comunque a concedere un riconoscimento dal punto di vista politico. Insomma direbbero gli antichi un “do ut des”.

Due piccoli esempi:

Caso 1

La lista A su richiesta del (o mediante accordo col) partito-coalizione B non presenta il proprio simbolo e propri candidati nella regione X per l’elezione del Senato della Repubblica. La lista A in quella regione indica ai propri elettori di votare il partito B. Tutto questo al fine di non far vincere il partito-coalizione C oppure la lista D, ideologicamente più lontani da A. In cambio il partito-coalizione B non presenta sue candidature al Senato in un’altra regione, diciamo Y, non necessariamente di pari peso politico, oppure non è presente in alcune circoscrizioni alla Camera, lasciando ai propri elettori l’indicazione di votare per la lista A qui invece presente.

Caso 2

Alternativamente la lista A non si presenta con il suo simbolo e suoi candidati autonomi in una regione, ma i suoi candidati vengono inseriti all’interno della lista di candidati del partito-coalizione B permettendone l’elezione in un certo numero. In questo caso vi sono generalmente accordi politici che implicano anche la condivisione di programmi comuni almeno su punti dirimenti della futura azione del governo che nascerà dopo il voto. Questo caso non si configura nemmeno tecnicamente come una desistenza.

Queste sono due possibili forme di accordo politico dal punto di vista tecnico. Ora è chiaro che i tempi attuali sono un po’ stretti perché si pratichi la seconda ipotesi ed è abbastanza difficile che si pratichi  la prima ipotesi in quanto politicamente difficile da realizzare con liste ormai complete ed in fase di presentazione. Ma nessuna di queste ipotesi è oggi sul tavolo.

Il PD chiede a Rivoluzione Civile di farsi da parte e basta !

 “Altrimenti si partirà con il solito tormentone per cui la presenza di una sinistra di alternativa fa un favore a Berlusconi e così dicendo da qui al 25 febbraio. Insomma non vorrete che noi si vada in giro dicendo queste brutte cose sul vostro conto ?” sembra minacciare Bersani. 

E questo in ragione del fatto che in alcune regioni italiane (Campania, Sicilia e Lombardia su tutte) i consensi di Rivoluzione Civile, a detta dei cosiddetti democratici, potrebbero essere quelli che sottraggono al PD la facoltà di raggiungere la maggioranza assoluta dei senatori eletti. Bersani avrebbe anche aggiunto:

“Chi non vota PD a questo punto consegna il suo voto a Berlusconi e questa è matematica !”

Ora, chi scrive questo post ha quel minimo di formazione scientifica che permette di usare un po’ di logica. Capiamo che in campagna elettorale anche il vocabolario possa e debba essere stravolto a proprio uso e consumo ed in nome del risultato finale, ma mi permetterei di dire a Bersani, che ha alle spalle brillanti studi, ma non in ambito scientifico, di non avventurarsi troppo in definizioni ardite su matematica e altro.

La matematica, ci perdoni il segretario PD e futuro premier, è altro ! Chieda anche al Professor Odifreddi, il matematico impertinente che, fortunatamente per lui, ha transitato per un periodo molto breve all’interno del Partito Democratico, prima di rassegnarsi al fatto che posizioni di sinistra e di forte laicità là dentro venivano vissute con un certo fastidio. Insomma caro Pierluigi Bersani ci spiace doverle far sapere che matematica e politica sono cose diverse. Quindi non sarà sicuramente possibile accettare la sua candidatura alla prossima Medaglia Fields (il corrispettivo del Premio Nobel per i matematici).

Ma torniamo seriamente ad un ragionamento politico.

Perchè ed in quale misura il Partito Democratico si arroga il diritto di ritenere come sottratti a sè i voti espressi a favore di altri partiti e soprattutto della lista Rivoluzione Civile ?

In questo momento è probabilmente dimostrabile che il voto a Rivoluzione Civile è un voto che può provenire probabilmente  da elettori delusi dal centrosinistra, magari per una liasion con Monti, che ha approvato molti provvedimenti poco graditi a sinistra durante l’azione di governo negli ultimi 13 mesi.

fields

Ma il voto a Rivoluzione Civile può essere anche un voto di elettori intenzionati inizialmente a privilegiare la scelta del Movimento CinqueStelle, attualmente un po’ in fase di riflusso per alcune uscite di Beppe Grillo.

Oppure ancora Rivoluzione Civile starebbe recuperando al voto quella larga fetta di elettorato disilluso che rischiava  di andare ad alimentare ulteriormente l’astensione.

O infine, ed ancor più semplicemente, si tratta degli elettori che in passato si sono già riconosciuti nelle forze di sinistra che hanno partecipato alla formazione di Rivoluzione Civile e parliamo quindi degli elettori di Italia dei Valori, dei Verdi, del Partito dei Comunisti Italiani del Partito della Rifondazione Comunista insieme a tanti altri cittadini che oggi non sentono di riconoscersi all’interno dei partiti, ma partecipano all’interno di associazioni, movimenti, liste civiche ed altro ancora e che, come Società Civile, intervengono nel processo democratico del nostro paese.

Quindi il PD commette due diversi errori uno di merito ed uno di metodo nel ritenere facilmente riversabile sulle proprie liste il voto che invece premierà Rivoluzione Civile. E’ anzitutto da dimostrare che l’assenza di Rivoluzione Civile porterebbe tutti i suoi potenziali elettori a dare il proprio consenso alla coalizione PD-SEL. Inoltre questo atteggiamento tradisce un concetto proprietario della democrazia: quello che guarda caso molto spesso viene rimproverato a Berlusconi, proprio lui l’odiato nemico.

Chichen Itza

Ci insegnano inoltre, e la realtà lo sta a dimostrare, che in politica il vuoto non esiste e che uno spazio lasciato vuoto finisce presto o tardi per essere riempito. Con opzioni che possono essere di volta in volta differenti. Oggi il PD reduce dell’esperienza di sostegno al Governo Monti porta con sé l’eredità di aver sostenuto e votato per:

– la riforma Fornero delle pensioni che ha introdotto un allungamento della vita lavorativa per alcune generazioni di lavoratori che farebbe impallidire lo scalone di maroniana memoria (a confronto la piramide di Chichen-Itzà è un giocattolo)

– la modifica dell’articolo 18, che introducendo motivazioni economiche per operare dei licenziamenti ingiusti ha ristretto il valore e l’applicazione dello statuto dei lavoratori

– il fiscal compact ed il pareggio di bilancio in Costituzione che impongono riduzioni tali e drammatiche che i tempi dei sacrifici non finiranno praticamente mai e nemmeno arriveranno quelli della redistribuzione

– la riforma del lavoro che ha creato un numero di circa 400mila esodati che senza possibilità di avere un lavoro , ma con il combinato disposto dell’aumento del numero di anni di contributi anche senza la possibilità di andare in pensione, si trovano a non avere alcun reddito nè da lavoro e nemmeno dal sistema previdenziale

– i continui tagli di finanziamento alla scuola pubblica ed al sistema sanitario nazionale che riducono drasticamente servizi e diritti alla cittadinanza mantenendo invece i caccia F-35  e non modificando significativamente le spese militari e mantenendo i privilegi del finanziamento pubbico alle scuole ed università private e telematiche

– l’introduzione dell’IMU anche sulla prima casa di abitazione che diviene la beffa finale per chi crede  ancora alla possibiltà di avere davvero un sistema fiscale equo

Non si capisce a questo punto come, chi ha potuto votare questa serie di amenità e tanto altro ancora insieme a Monti e a Berlusconi possa oggi ergersi a baluardo oppure ad ancora di salvezza o semplicemente a clausola di salvaguardia delle politiche progressiste e democratiche in questo paese.

Chi finora ha sostenuto la linea del sacrificio a senso unico dei soliti noti per il mantenimento del privilegio di soliti pochi non può lamentarsi della eventuale fuga del proprio elettorato che cerca altrove quello che non trova più nel vecchio partito di riferimento.

Ci spiace concludere con un aggiornamento delle ultime ore. Pare che Bersani abbia categoricamente escluso che il prossimo governo possa introdurre una tassa patrimoniale. Non c’è che dire abbiamo raggiunto il fondo e continuiamo ancora a scavare, purtroppo anche un bel solco nei confronti dei democratici e dei progressisti che abitano questo paese.

Pare che Gad Lerner in un afflato di fideismo politico-elettorale a favore del PD si sia trovato a chiedere a Sandro Ruotolo, candidato in Campania per Rivoluzione Civile:  “Che gusto si prova ad ostacolare per l’ennesima volta la vittoria della sinistra ?”.

In tutta sincerità e dati i programmi in gioco la domanda andrebbe probabilmente rivolta a Bersani che per l’ennesima volta, e come il suo predecessore Veltroni, candida rappresentanti di Confindustria per la precisione l’ex direttore generale Giampaolo Galli e dell’Azione Cattolica ed anche qui per la precisione l’ex-vicepresidente Ernesto Preziosi per rassicurare tutti che con la sinistra il PD non ha più nulla a che fare.

Vorremmo intanto rassicurare Bersani che noi ce ne eravamo già accorti !

Il v(u)oto utile, quello inutile, i futili idioti ed i soliti stronzi (Prima parte)

Ad ogni campagna elettorale che si rispetti, puntuale sul primo binario, ferma il treno del voto utile. Ad ogni campagna elettorale da che l’Italia ha deciso di dotarsi di sistemi elettorali costruiti praticamente con materiale escrementizio. Chiedo sempre scusa al letame da cui nascono e continueranno fortunatamente a nascere meravigliosi e profumatissimi fiori, parafrasando il poeta De Andrè, ma purtroppo non è altrettanto nobile il materiale con cui si fertilizza la politica italiana. Da che lo spirito del maggioritario ed i suoi frutti amari albergano e pervadono questo paese il voto non è più quello che è sempre stato. Non è più la semplice e nobile azione utile a scegliere partiti e loro candidati da cui i cittadini vogliono farsi rappresentare ed in misura proporzionale alle proprie scelte.

Così, guardandoci intorno ed anche un po’ indietro nel tempo, negli ultimi anni abbiamo assistito a richiami al voto utile a sinistra da parte del PD veltroniano. Il “patetico Walter” epigono del “giovane Werther”, se non altro per i dolori provocati alla sinistra, diceva che era necessario scegliere e votare PD ed i suoi candidati per non far vincere Berlusconi ed i suoi accoliti e/o alleati.

Ma chi candidava Veltroni alle Elezioni Politiche del 2008 ???? Due soli esempi: Paola Binetti, la supercattolica intransigente e Massimo Calearo, il rappresentante di Confindustria del Veneto. Due esempi di dialogo cristallino tra modi diversi di concepire la famiglia ed i valori (sempre e solo cattolici) la prima e le relazioni tra imprenditori e sindacati (sempre e solo a favore di Marchionne) il secondo.  Ora, non per fare dietrologia, ma pare acclarato che, sia Binetti, ora capolista nell’UDC e quindi con Mario Monti, che Calearo, transitato per i Responsabili di centrodestra e quindi a sostegno delle ultime agoniche fasi del Governo Berlusconi, non gravitino più nell’area PD.

Ma il voto utile, che veniva chiesto per questi candidati ad elettori di sinistra, non era domandato perché questi candidati fossero un argine alla destra ?? Almeno così pareva ! Altrimenti l’utilità dove starebbe ? Era un po’ la logica del “…ma anche” quella per cui “candidiamo gli operai, ma anche gli imprenditori, la guardia ma anche il ladro, il bianco ma anche il nero, Coppi ma anche Bartali ed alla fine li rappresentiamo tutti noi !”

Ci sarebbe anche un terzo coniglio uscito dal cilindro del buon Veltroni…

Do you remember Pietro Ichino ??? Anche lui, PD di stampo liberal, ha oggi scelto di andare direttamente con Mario Monti. Forse perché alla fin fine, tra la fotocopia e l’originale, si preferisce sempre questa seconda opzione ed Ichino ha seguito il richiamo della foresta liberale e liberista.

Rimanendo invece ad altre elezioni, anch’esse trascorse, ma a livello regionale, anche nel 2010 il voto utile era a favore del PD, che in quel periodo aveva come suo principale condottiero il candidato, ex-sindaco di Sesto San Giovanni ed ex-Presidente della Provincia di Milano, Filippo Penati, detto Robespierre. No scusate mi è scivolata la tastiera !  Robespierre era detto l’Incorruttibile, Penati forse…, invece…, dunque…ehhhm, …booooh !!

Non credo sia il caso di tornare sui recenti trascorsi e sulle attuali disavventure politiche, “ma anche” giudiziarie del fu avversario di Formigoni Roberto nelle ultime Elezioni Regionali. Meglio consolarsi con l’impegno politico attuale e futuro per favorire la vittoria di Umberto Ambrosoli sul barbaro Roberto Maroni ed all’interno di questo risultato, lavorare per ottenere un successo ed una buona affermazione della lista Per un altra Lombardia guidata da Andrea Di Stefano.

Se volessimo invece compiere un volo pindarico un po’ a più lungo raggio e tornando indietro ancora di più nel tempo, dovremmo andare a ripercorrere le richieste di voto utile che pervennero nel 1995, allorché ancora per le Elezioni Regionali in Lombardia, l’Ulivo chiedeva il voto per Diego Masi, poi transitato per il Patto Segni, poi per Rinnovamento Italiano con Lamberto Dini ed infine approdato a Forza Italia (partito oggi scomparso, ma creato da un brillante (im)prenditore brianzolo poi fondatore del PDL). Per quanto riguarda Diego Masi pare che il bollettino dia sempre l’ennesima risposta: non più pervenuto; ma le sue ultime tracce riportano sempre nell’ambito del centrodestra.

Sempre in quegli anni si votava, nel 1997, per l’Elezione diretta del Sindaco di Milano e l’Ulivo, in quella campagna elettorale, tutta giocata dentro Assolombarda, associazione degli industriali della Regione Lombardia, opponeva all’imprenditore Gabriele Albertini, il giovane imprenditore Aldo Fumagalli, responsabile dei giovani di Confindustria della Regione. Il tizio in questione non vinse e ovviamente non convinse ed inoltre non trascorse nemmeno un giorno da consigliere comunale dell’opposizione. Forse non una scelta di grande rispetto nei confronti dei milanesi che lo sostennero; ma del resto lo stesso Bruno Ferrante, che oggi si occupa dell’Ilva di Taranto, candidato contro Letizia Moratti nelle Elezioni Comunali del 2006 riservò ai propri elettori lo stesso servizio.

Oggi del citato Aldo Fumagalli non rimane grande traccia in politica e qualcuno vocifera che si tratti forse del Fumagalli che fa il paio con il Brambilla di uno sketch di Aldo, Giovanni e Giacomo. Insomma non ha trovato e non ha assaggiato “la cadrega” e quindi è andato via…!

Ora è da ritenersi così utile il voto ad una coalizione o ad un partito così poco attento nella scelta del cavallo su cui puntare ? Quanto meno definiremmo quel partito o quella coalizione un pessimo scommettitore !!

(continua)


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