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Meno dieci… nove… otto… Racconta come festeggerai la fine del Puzzone!

di Alessandro Robecchi

Un grande concorso per tutti i frequentatori di questo piccolo sito. Dite come festeggerete l’addio al governo del signor Silvio Berlusconi. Champagne a go-go nei ristoranti pieni della penisola? Spogliarelli in piazza? Une cena romantica con il vostro compagno? Sesso estremo? Parata militare con lo scolapasta in testa? E’ il momernto per dimostrare la creatività del popolo italiano, finalmente il popolo della libertà, liberato dal peggior ciarlatano che abbia mai calcato la scena politica. Festeggiare vendendo azioni Mediaset, per chi ce le ha, è già un gesto molto diffuso, basta vedere il grafico di quando Ferrara ha parlato di dimissioni e l’impennata del titolo quando Silvio ha smentito: anche nell’ora suprema è riuscito a fare dei soldi. In ogni caso è bene che affluiscano qui tutte le proposte di festeggiamento. Un corteò a suon di clacson come quando si vincono in mondiali? Perché no? La pacifica invasione della Mondadori? Sarebbe un’idea. Naturalmente sono ben accetti anche suggerimenti per il festeggiamento privato, che so, cospargersi di Nutella, mangiare dodici bigné, fare il trenino per casa con trombette e cappellini confezionati con le pagione di Panorama… Qualunque festeggiamento adotterete, naturalmente, tenere a portata di mano carta e penna, servono a prendere i nomi di quelli che dicono: “Io non l’ho mai conosciuto”. Nelle prossime ore saranno migliaia. Coraggio, dunque, dite come festeggerete lo storico evento. Non è che abbiamo tanti motivi d’orgoglio, da queste parti, ma questi giorni possono darcene uno!
Nella foto, Silvio Berlusconi lascia il governo aiutato da alcuni volontari

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I mille volti e risvolti del berlusconismo

E’ certamente innegabile che Berlusconi ed il suo governo stiano in questi giorni attraversando una fase travagliata e non godano di ottima salute. Come diversi sondaggisti ci spiegano non siamo comunque alla fine del periodo che dal 1994 ad oggi, con diverse sfaccettature possiamo definire berlusconismo. Una categoria, si badi bene, che non avrà necessariamente termine alla fine dell’ultimo esecutivo presideuto da Silvio Berlusconi. Inoltre, una definitiva uscita di scena dalla politica italiana di un ingombrante personaggio quale è l’attuale presidente del Consiglio non sembra possa avvenire in modo così pacifico e tranquillo. Quanto meno è decisamente poco mansueto l’atteggiamento del primo ministro che appare sempre più come un despota autoritario in perfetto stile sudamericano avvinghiato al potere e lontano anni luce dalle necessità e dai bisogni del paese reale.

Ad oggi, più che per mozioni di sfiducia dei vecchi e nuovi oppositori o situazioni che hanno molto a che vedere più con il codice penale che con l’amministrazione responsabile di un paese non sembrano emergere motivazioni che portino alla caduta immediata del quarto governo Berlusconi. La crisi è però sempre dietro l’angolo e probabilmente sarà la Lega Nord a cogliere l’occasione di fare lo sgambetto finale al governo per i noti problemi che l’approvazione del federalismo sta attraversando. Sarebbe poi utile analizzare quali danni subiremmo, anche a Senago, dall’approvazione di una riforma federale come quella voluta dalla maggioranza. Quanto meno registreremmo ovunque un netto aumento della pressione fiscale.

Ma ammettendo anche l’imminente tramonto di Berlusconi cosa rimane del berlusconismo ? Rimane la leva autoritaria di chi governa un paese con la logica di un consiglio di amministrazione e che non consente che le decisioni possano essere messe anche minimamente in discussione. Rimane Marchionne che è l’altra faccia della medaglia del berlusconismo padronale che abbatte ogni regola nel mondo del lavoro. Rimane la Confindustria che sembra rammaricarsi di una fuoriuscita di Fiat da Federmeccanica, ma poi coglie la palla al balzo, dopo Pomigliano e Mirafiori, per ritenere l’accordo, o meglio il ricatto imposto ai lavoratori, un modello esportabile da usare in tutte le future trattative. C’è in gioco, e non solo alla FIAT, la fine del contratto nazionale. Rimane un modello di contratto di lavoro in cui lo sciopero è proibito, la rappresentanza sindacale concessa solo a chi si sottomette e gli orari di lavoro assolutamente una esclusiva decisione del potere padronale.

Fortunatamente resta la FIOM e la resistenza di quei lavoratori che hanno bocciato il ricatto che alla fine passa soltanto per i voti di chi non vedrà, almeno in prima persona, stravolti i propri ritmi di vita. Questa vicenda, diretta emanazione di un modo di governare autoritario e assolutamente lontano dal dialogo ci lascia anche il fronte di una opposizione sempre più debole. Un Partito Democratico in totale crisi di identità che balbetta qualche piccola rimostranza, ma poi si allinea al voto positivo sia per Pomigliano che per Mirafiori. Un Partito Democratico che, dopo le primarie di Napoli, non può certo ergersi a modello alternativo.

Rimane anche la speranza che sta negli occhi di chi aspetta i risultati al di fuori dei cancelli FIAT e di chi crede ancora che la Repubblica Italiana è e rimane fondata sul lavoro e non sulle logiche del mercato. Rimangono coloro i quali difenderanno la Costituzione da strappi e stravolgimenti in ogni sua parte.  I comunisti sono e saranno sempre con queste lotte e queste speranze.

Consiglieri comunali PDL e Lega in chiesa

PDL e LEGA, ovvero coloro che si autodefiniscono difensori della cristianità e dei valori morali.

E’ evidente che per costoro il rispetto non è un valore!

Da qualcuno avranno pure preso no?

Presidio in Piazza San Babila per chiedere le dimissioni di Berlusconi

Popolo Viola, Rifondazione Comunista aderisce e partecipa al presidio in Piazza San Babila per chiedere le dimissioni di Berlusconi

Milano, 8 novembre 2010. In merito al presidio organizzato dal Popolo Viola per chiedere le dimissioni di Berlusconi (ore 18 in Piazza San Babila a Milano), il Segretario provinciale di Rifondazione Comunista-Federazione della Sinistra, Antonello Patta, ha dichiarato:

“Il Governo Berlusconi è ormai al capolinea e rischia di trascinare nell’abisso un paese già in ginocchio e senza prospettive. Impunità, disprezzo delle regole democratiche, odio nei confronti di chi è “diverso”, assenza di qualsiasi politica pubblica per il lavoro e l’ambiente, sono la pesante eredità di una maggioranza che in questi giorni sta andando in frantumi di fronte al fallimento delle sue stesse promesse. PDL e Lega lasciano in eredità all’Italia una situazione di pesante crisi, non solo economica, ma anche morale e civile. Una crisi sempre negata, che oggi invece viene scaricata sui soggetti che più di altri ne hanno già pagato le conseguenze: lavoratori, giovani e pensionati. Per uscire da questa situazione di estremo degrado che colpisce le istituzioni democratiche del nostro paese, è necessaria la più ampia mobilitazione possibile di tutte le forze politiche e sociali, per chiedere le dimissioni del Governo Berlusconi-Bossi-Tremonti e avviare un grande processo di ricostruzione civile e democratica dell’Italia, a partire dal rispetto e dalla piena attuazione dei principi e dei diritti sanciti dalla Costituzione. Per queste ragioni e con lo stesso spirito unitario con cui abbiamo partecipato al No-B-day, saremo presenti alla mobilitazione lanciata per questa sera dal Popolo Viola di Milano”.

Silvio triste, solitario y final

pubblicato in Il Manifesto di Alessandro Robecchi.

Se un uomo anziano e stanco riesce ancora a far incazzare gli ebrei, i cattolici, le donne e i magistrati nel volgere di qualche ora significa che dietro il cerone sopravvive il guizzo del vecchio comico, che la pera cotta e il bicchiere per la dentiera possono attendere in camerino ancora un po’. Però – lo dico da critico dell’umorismo – il repertorio andrebbe un po’ aggiornato. Va bene, la barzelletta sugli ebrei è un classico (ne ha raccontate di peggiori). Quella sulle donne non conformi allo standard dei suoi casting è già sentita, tanto che deve potenziarla con una bestemmia. Ma che diamine, perché limitarsi. E gli omosessuali? Possibile che non gli venga in mente niente di buono? E il naso dei neri? Pensa di cavarsela con una battuta sull’abbronzatura di Obama? E i terroni, niente? Possibile che la Lega non gli passi sottobanco qualche storiella dismessa da Calderoli? E i cinesi? Vogliamo dimenticarci qualche freddura razzista sui cinesi? Noi pubblico del vecchio guitto siamo un po’ delusi. L’ultima barzelletta sui poveri, per dire, si chiamava “manovra correttiva”, era troppo lunga per far ridere e non era nemmeno sua, ma di Tremonti. C’è un modo infallibile per sapere quando un comico sta chiudendo la sua parabola: è quando invece delle risate del pubblico deve mettere quelle finte, come nelle sit-com di quart’ordine, e quando ride solo lui. Ma attenti a dare per finito questo grande entertainer: come ogni artista con un grande repertorio, tiene sempre in tasca la zampata buona. Ultimamente preferisce le piccole platee, ma quando torna nei grandi teatri, come la Camera dei deputati, la stoffa si vede ancora. Ed è lì che la risata è esplosa spontanea, alla barzelletta (vecchia e mai finita) della Salerno – Reggio Calabria che sarà conclusa entro il 2013. Boato e risate sguaiate, deputati piegati in due, richieste di bis e applausi. Non solo platea e loggione, ma un intero paese, un intero continente, gli ridono in faccia. Date retta, finirà per mancarci. Speriamo prestissimo.

La fine della politica.

Guardate e soprattutto ascoltate questo video. Il risultato è senza parole. Come è senza parole la scelta che milioni di italiano hanno fatto adottandolo a capo del nostro governo.

Quella che ascolterete non è solo una barzelletta, come a molti potrebbe sembrare. E’ l’addio alla politica e con essa alla democrazia!!!

guarda il video


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