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La sinistra non comunista ha fallito. Quando un libro nero della socialdemocrazia?

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Il comunismo è stato sconfitto dalla storia”, dicevano. Eppure a ormai oltre vent’anni dalla caduta del socialismo reale quali sono i successi portati a casa della sinistra spogliata del marxismo e della storia dei movimenti a esso ispirati nel XX secolo? Nessuno. E ora perchè non imbastire un processo intellettuale anche sui crimini della “socialdemocrazia” sulla falsariga dei vari libri neri del comunismo?

Chiunque abbia fatto politica negli ultimi vent’anni conosce molto bene quei personaggi che si sono autonominati i rappresentanti della “sinistra” e che dall’alto del loro scranno pontificano indisturbati ormai da troppo tempo. Costoro quando sentono parlare di comunismo mettono, metaforicamente, “mano alla pistola”. Ben si comprende il perchè del resto dal momento che si tratta di una classe politica che ha costruito il proprio potere proprio sulla base dello sgretolamento dell’ideologia comunista, anzi sono stati proprio dei personaggi attivi in questo processo acquisendo prebende e potere parallelamente alla distruzione del passato e di quella tradizione politica che nel corso del XX secolo ha permesso alle classi lavoratrici di conquistare come mai prima diritti e dignità. Pensateci bene, chi ha mai sancito in modo scientifico che il socialismo fosse una ideologia sbagliata e fallimentare? nessuno. Eppure costoro demolendo le impalcature del passato hanno acquisito prestigio e potere facendo credere che una volta distrutte le ideologie passate, ovvero il “totalitarismo” comunista, più nulla si sarebbe frapposto nel percorso verso la democrazia e il benessere globale. Oggi però che sono passati più di vent’anni da quelle scelte scellerate possiamo dire con forza che questi personaggi hanno fallito e che le soluzioni da loro proposte alle presunte criticità del comunismo non solo si sono rivelate completamente fallimentari ma hanno anche creato danni sociali e culturali senza precedenti.

Il dichiarare morta l’unica alternativa seria mai concepita dall’uomo, peraltro basata su criteri scientifici e non metafisico/religiosi, ha sostanzialmente reso il capitalismo come l’unico orizzonte possibile e lo ha quindi rafforzato al punto da farlo diventare esso stesso (lo è sempre stata per la verità) una ideologia estremista e pervicace senza più alcun ostacolo a frapporsi sul suo cammino. E questa assenza di alternative è stata responsabile di aberrazioni e di disgrazie umane di immani proporzioni, disgrazie e lutti che si potrebbe e si dovrebbe a questo punto contare esattamente come hanno fatto i “democratici” che hanno prodotto quel guazzabuglio di testi di dubbie fonti come i vari “libri neri del comunismo”, dove vengono peraltro proposti dati che non corrispondono non solo con la realtà, ma con il buonsenso. Dato che sparlare del comunismo conveniva eccome ( e conviene ancora), qualsiasi diceria contro questo o quel feroce dittatore comunista è stato preso per oro colato senza alcun tipo di verifica storiografica. Al contrario di fronte ai crimini quotidiani commessi dal capitalismo e dal sistema economico vigente regna una sostanziale indifferenza figlia di una evidente propaganda che ormai è diventata quasi goebbelsiana per il modo con cui arriva a distorcere la realtà per piegarla alla propria visione della storia.

Ma a distanza di anni non è forse giusto il momento di fare un “processo”, perlomeno intellettuale, alla socialdemocrazia e alla democrazia? Quando si scriverà un libro nero di tutte le malefatte direttamente e indirettamente causate dal “mondo libero”? Quando i personaggi che nel giro di trent’anni hanno dissipato ogni conquista del comunismo e del marxismo verranno messi di fronte al dato di fatto del loro totale fallimento? E a ben guardare non si tratta di un fallimento che vediamo solo noi, e quindi opinabile, ma di un fallimento sotto gli occhi di tutti in quanto ormai, come è stato ampiamente dichiarato, le differenze tra destra e sinistra sembrano essere venute completamente meno, schiacciate dal peso dell’unica cosa che conta: la finanza e il profitto. Ma di questo appiattimento la colpa è chiaramente di coloro che hanno deciso di uccidere il marxismo e il comunismo senza aver saputo proporre nient’altro, anzi avendo accettato di diventare dei semplici “poliziotti buoni” che si danno il cambio con i “cattivi” della destra nel sigillare lo status quo del sistema capitalistico.

Ecco quindi che ci sembra che i tempi siano finalmente maturi per incalzare i becchini del comunismo e chiedere loro conto di quello che si configura non tanto come un “tradimento”, quanto di un autentico assassinio, l’assassinio della sinistra. E a incalzare coloro che continuano a dichiararsi e a storcere il naso di fronte a termini come comunismo, marxismo, socialismo reale, c’è la realtà; una realtà di concentrazione delle ricchezze nelle mani di pochi, di guerre civili e nazionalismi che provocano migliaia di morti, di assenza di valori, di esseri umani trattati come schiavi. Una realtà che li incalza, e prima o dopo chiederà il conto.

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E se avessimo ragione ? Sarebbe solo l’ennesima volta !

A sentire le proposte economiche che maturano fuori degli italici confini viene alla mente un vecchio saggio. Un saggio signore per l’appunto, a cui non mancava quel filo di barba bianca che conferisce ancor più saggezza e che avrebbe detto:

“Uno spettro si aggira per l’Europa, lo spettro del comunismo”.

Infatti, a sentire le proposte in ambito economico e fiscale di alcuni leader europei, sembra quasi di rivivere l’esperienza di qualche congresso ormai trascorso del Partito della Rifondazione Comunista. O qualche seduta degli incontri dei Social Forum di Porto Alegre. Ed invece si tratta di riunioni tra capi di stato, decisamente liberali della cara e vecchia Europa.

Sembrano ormai crollati alcuni inviolabili tabù ! Tempo fa, solo qualche anno fa, il PRC presentava insistentemente proposte relative all’introduzione di una tassa patrimoniale per far pagare le rendite e non solo il reddito da lavoro (generalmente dipendente) e per poter mettere ordine a quella selva infinita (“selvaggia, aspra e forte” avrebbe detto il sommo poeta Dante Alighieri) della finanziarizzazione e della speculazione nel mercato globale delle borse.

I comunisti, generalmente lungimiranti, proponevano già 10-12 anni fa la cosiddetta Tobin Tax, che oggi sembra essere in fase di studio avanzato da parte della Comunità Europea e potrebbe essere prossima una sua introduzione. Si tratta, come noto, di una tassa sui guadagni ottenuti mediante transizioni finanziarie muovendo denaro da un capo all’altro del mondo e senza che questo venga minimamente impegnato all’interno di una qualsiasi industria manifatturiera e non. Ebbene i comunisti venivano tacciati di essere i soliti rozzi e poco avvezzi alle logiche del mercato, anche dai loro alleati di centro-sinistra, Ulivo compreso. Lo stesso Tobin, premio Nobel per l’economia ed economista rigorosamente conservatore, vedendo che la tassazione da lui proposta era usata come cavallo di battaglia per proposte fiscali alternative da parte di partiti più che progressisti, piano piano si dissociava.

Fa piacere, con qualche anno di ritardo, notare che invece le proposte di patrimoniale e Tobin Tax non siano più quella efferata bestemmia che appariva un tempo, ma siano viste come una modalità praticabile per far pagare chi finora ha evaso e trafugato altrove i propri ingenti guadagni senza versare un obolo all’erario statale.

Quindi, anche se sempre inascoltati, come quando si proponeva l’aumento della tassazione delle rendite, adeguandoci al resto dell’Europa, passando cioè al 20% invece dell’attuale 12,5% si aveva assolutamente ragione. Oggi addirittura viene messo in pratica dal governo di centro-destra. Peccato essere stati tacciati di voler bloccare il mercato e la sua salvifica economia trainante e trionfante. E peccato anche che coloro i quali definivano irricevibili le nostre proposte le facciano proprie oggi. Povero Bersani deve essere proprio a corto di idee. E non vogliamo ricordare anche l’ormai scomparso Padoa Schioppa, così riottoso nei confronti di una tassa patrimoniale. L’allora Ministro dell’Economia del secondo governo Prodi, mai sufficientemente vituperato (il Governo ed anche il Ministro), lasciò il suo segno nella storia per aver operato il famoso cuneo fiscale tutto a favore delle aziende e per aver lasciato ai posteri la battuta stupida ed improvvida, oltre che di cattivo gusto, sui giovani “bamboccioni”.

Comunque, poichè il ruolo della Cassandra inascoltata, ma che finisce sempre per stare dalla parte della ragione, non è neanche poi così simpatico da svolgere, sarebbe bene rispolverare anche un po’ di altre proposte politiche in ambito di economia che i comunisti sostengono da tempo. E magari metterle in atto !

Resistono di converso alcuni luoghi sacri ed inviolabili che non è possibile invece toccare e nemmeno sfiorare.

Non è possibile, come si dovrebbe invece, e da tempo immemorabile, fare una seria e decisa lotta all’evasione fiscale. La perdita di gettito per l’erario pubblico pare si aggiri ad una cifra attorno ai 125 miliardi di euro l’anno calcolando la sola evasione IRPEF. Se andassimo ad aggiungere i meccanismi di erosione ed elusione che coinvolgono anche i versamenti di contribuzione INPS avremmo poi cifre da capogiro da reinvestire nel comparto pensioni che renderebbero superflua qualsiasi iniziativa relativa al settore della previdenza. Persino la prima riforma previdenziale del governo Dini nel 1995, che introdusse il sistema contributivo, non sarebbe stata necessaria recuperando l’evasione della contribuzione INPS e separando adeguatamente previdenza ed assistenza. Stesso destino avrebbero avuto tutti i ritocchi alla previdenza operati da ogni governo che si è succeduto da allora ad oggi alla guida del Belpaese. Poiché a Confindustria è cara la previdenza perché da quel fondo ricava i denari per pagare la cassa integrazione ed è caro sempre a Marcegaglia, Montezemolo e soci sostenere la previdenza privata, una gran bella spinta all’indebitamento INPS porta di conseguenza alla inderogabilità di ogni taglio che si propone in ambito previdenziale ed alla indispensabilità di fare ricorso ai famigerati fondi pensione di gestione ovviamente più che privata. Banche ed Assicurazioni ringraziano.

Non è inoltre possibile diminuire la spesa in ambito militare, perché è ben noto che il nostro paese, da potenza militare e bellica quale è, deve dotarsi di aerei da guerra sofisticati come gli “Eurofighters” e di portaerei all’altezza dei nostri rilevanti compiti nelle missioni di cosiddetta pace come la ben nota “Cavour”. In quelle missioni, sembra che si usino soldi pubblici per pagare i taleban perché ci attacchino, ma con un po’ meno solerzia di quella che usano contro altri eserciti. In sostanza spendiamo il doppio degli altri paesi, perché nel nostro eterno doppiogiochismo vogliamo stare con l’acquasanta, ma tenerci comunque buono il diavolo, perché non si può mai sapere. La recente esperienza in Libia ne è una controprova evidente. Baciamo le mani a Gheddafi e poi partecipiamo ai bombardamenti su Tripoli. Wikileaks proprio in questi giorni sembra avere rivelazioni interessanti a proposito del nostro tenere i piedi in due scarpe nella “missione umanitaria” in Afghanistan (http://www.indianexpress.com/news/italy-paid-taliban-not-to-attack-its-troops-wikileaks/831163/).

Ma ancora incrollabile ed inattaccabile resiste la sacra, e non potrebbe essere altrimenti, inviolabilità degli interessi della chiesa cattolica apostolica romana. Nessuno è pronto a proporre un taglio al famigerato 8 per mille e nemmeno una revisione forte di alcuni privilegi accordati agli edifici di proprietà della Santa Sede che, pur essendo dedicati ad attività lucrative quali alberghi ed attività turistiche in genere, non sono soggetti al pagamento dell’ICI. Al riguardo il buon vecchio Bersani, quando faceva il Ministro delle attività produttive contribuì anch’egli a garantire la sopravvivenza dei privilegi di Oltretevere. Pare di sentirlo, un po’ caricaturato da Crozza, con il suo “Oh ragassi, non possiamo mica fare la guerra al Vaticano, quelli lì con le guardie svissere ci battono !”

Chissà che come su Tobin Tax e patrimoniale tra qualche decennio ci scopriremo ad avere ragione anche di questi inviolabili tabù, così dispendiosi dal punto di vista economico, ma così vantaggiosi dal punto di vista del ritorno elettorale.

Ultima annotazione. Sarebbe opportuno far sapere che l’economia reale non è quella che segue l’indice MIB della  Borsa di Piazza Affari, bensì quella legata al mondo produttivo. Oggi la crisi parte dalle tantissime dismissioni ed esternalizzazioni, quando non addirittura dalle migrazioni, operate dalle industrie manifatturiere che, come Marchionne insegna, trasferiscono altrove i propri centri di produzione lasciando il paese senza più un tessuto produttivo. La borsa è e rimane pura e semplice speculazione. Se le manovre economiche devono essere condotte al fine di guadagnare liquidità che poi viene ancora bruciata nelle piazze affari di tutto il mondo allora è bene che nessuna manovra economica venga più realizzata. Quindi la crisi finanziaria se la paghino le banche che l’hanno generata e le agenzie di valutazione che ancor peggio speculano giocando nel doppio ruolo di investitori e di valutatori. Giocatori ed arbitri allo stesso tempo.

Ultimissimo elemento. I comunisti erano i soli che contestavano il Trattato di Maastricht per le implicazioni economiche che conteneva e per l’assoluta assenza di contenuti sociali e questo già dai primi anni ’90. Ora per effetto di quel trattato siamo l’Europa che siamo, cioè delle banche e non dei popoli !

E’ necessario ulteriormente ribadire, e a questo punto senza alcuna modestia, che avevamo ragione ? 


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