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Il Programma di Potere al Popolo – 7 – SCUOLE, UNIVERSITA’, RICERCA

La scuola, l’università e la ricerca sono state massacrate dalla mannaia neoliberista. Taglio dei fondi e attacchi alla libertà d’insegnamento e ricerca, precarizzazione del lavoro e blocco dei salari sono la norma da decenni a questa parte. Noi crediamo che la formazione sia un pilastro della democrazia, e quindi vogliamo una scuola pubblica di qualità, finalizzata all’acquisizione di un sapere critico e non di semplici competenze funzionali alle logiche mercatiste, gratuita fino ai più alti gradi, laica e aperta davvero a tutte e tutti; vogliamo un’Università pubblica, gratuita, con un reale dritto allo studio per chi non ha i mezzi, e vogliamo che la ricerca nel nostro paese sia libera da interessi e pressioni economiche e possa svilupparsi in autonomia, vivendo dei soli finanziamenti pubblici e mettendosi al servizio della collettività. In tal senso assumiamo la LIP Per la Scuola della Costituzione, www.lipscuola.it, come base di partenza per un progetto complessivo che segni una radicale discontinuità con le politiche scolastiche degli ultimi trent’anni, riconoscendo la piena autonomia del soggetto collettivo e plurale che ne ha costituito la genesi e ne caratterizza il percorso.

Per questo lottiamo per:

  • la cancellazione della legge 107/15 e di tutte le altre riforme che hanno immiserito la scuola, l’università e la ricerca e le hanno messe al servizio delle esigenze delle imprese;
  • la copertura totale del fabbisogno di posti negli asili nido e nella scuola dell’infanzia pubblica;
  • il rilancio della collegialità e della vita democratica nelle scuole, con l’abolizione della figura del “dirigente-manager”;
  • l’introduzione di un limite massimo di 20 alunni per classe e la generalizzazione del tempo pieno per il primo ciclo d’istruzione, l’elevamento dell’obbligo scolastico (e non formativo ) a 18 anni;
  • l’eliminazione dell’alternanza scuola-lavoro;
  • l’abolizione dei test INVALSI;
  • la difesa del carattere pubblico dell’istruzione, con l’abolizione di ogni finanziamento alle scuole private;
  • un serio adeguamento salariale per il personale docente e non docente di ogni ordine e grado, l’assunzione di tutti i precari con 36 mesi di servizio e la cancellazione del precariato per il futuro;
  • la gratuità degli studi universitari e postuniversitari pubblici;
  • l’obbligo della remunerazione dei dottorati e di ogni tipologia di collaborazione con i dipartimenti universitari;
  • l’abolizione dell’ANVUR;
  • un aumento consistente della quota di PIL destinata all’istruzione, il potenziamento dei fondi d’Istituto, l’aumento del Fondo di Finanziamento Ordinario per gli Atenei sulla base del numero degli iscritti e non di criteri premiali;
  • una seria politica pubblica di sostegno alla ricerca, la gratuità dei libri di testo e la certezza del diritto allo studio fino ai più alti gradi, con pari condizioni in tutto il territorio nazionale;
  • un piano straordinario di edilizia scolastica con particolare riferimento alla sicurezza antisismica.

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Il Programma di Potere al Popolo – 6 – ECONOMIA, FINANZA, REDISTRIBUZIONE DELLA RICCHEZZA

L’articolo 3 della Costituzione è incompatibile con le scelte scellerate in materia di economia e finanza fatte dai governi di qualunque colore negli ultimi trent’anni. Ribadiamo la necessità di cancellare l’obbligo del pareggio di bilancio inserito in Costituzione e la volontà di disobbedire al Fiscal Compact. Crediamo inoltre che sia urgente trasferire ricchezza dalle rendite e dai capitali al lavoro e ai salari, ricostruire il controllo pubblico democratico sull’economia contro disoccupazione di massa, precarietà, povertà. Vogliamo colpire realmente l’evasione fiscale, che sottrae oltre 110 miliardi ogni anno ai salari e alla spesa sociale, e lottare per redistribuire la ricchezza tra chi ha sempre di più e chi ha sempre meno.

Per questo lottiamo per:

  • un’imposta sui grandi patrimoni: l’1% più ricco degli italiani detiene il 25% della ricchezza nazionale, 415 volte quello che è posseduto dal 20% più povero della popolazione;
  • il ripristino della progressività del sistema fiscale secondo il dettato costituzionale (art. 53), diminuendo le tasse sui redditi bassi e aumentandole su quelli più alti: l’Irpef, quando fu introdotta, prevedeva 32 scaglioni di reddito, con l’aliquota più bassa al 10% e la più alta al 72%, mentre ora gli scaglioni sono 5 con la prima aliquota al 23% e l’ultima al 43%;
  • una lotta seria alla grande evasione ed elusione fiscale, a partire da quella delle grandi multinazionali (Google, Amazon, Apple..);
  • la fine dei trasferimenti a pioggia alle imprese e della continua riduzione delle tasse sui profitti;
  • il recupero dei capitali e delle rendite nascoste;
  • politiche di contrasto dei rapporti con i cosiddetti “paradisi fiscali” da parte delle aziende italiane;
  • la fine delle privatizzazioni e delle esternalizzazioni, il blocco della svendita del patrimonio manifatturiero, la ripubblicizzazione delle industrie e delle infrastrutture strategiche privatizzate negli anni passati;
  • la fissazione di un tetto per gli stipendi e le liquidazioni dei grandi manager;
  • la nazionalizzazione della Banca d’Italia e la creazione di un Polo finanziario pubblico per il credito a partire dalla ripubblicizzazione di Cassa Depositi e Prestiti – per sostenere gli Enti locali in progetti di pubblica utilità – e delle principali banche;
  • il ripristino della separazione tra banche di risparmio e di affari;
  • l’istituzione di una commissione per l’audit sul debito pubblico, in funzione della sua rinegoziazione e ristrutturazione, andando a colpire la quota del debito detenuta dal grande capitale speculativo e per una conferenza internazionale sul debito. Il debito pubblico italiano non dipende dall’aver vissuto “al di sopra delle nostre possibilità”: il rapporto tra entrate e uscite dello stato è in attivo, al netto degli interessi, da circa 25 anni (per 672 miliardi dal 1980 al 2012), ma ci siamo indebitati ulteriormente per pagare alla finanza privata 2.230 miliardi di interessi a tassi di usura.

Il Programma di Potere al Popolo – 5 – PREVIDENZA

L’attacco al lavoro in questi anni è stato sistematico. Si è rivolto contro le persone al lavoro, contro chi, avendo lavorato tutta una vita, si è visto togliere il diritto ad una pensione certa e dignitosa, contro le disoccupate e i disoccupati.

Le “riforme” previdenziali che si sono succedute, dalla Dini alla Maroni, alla Fornero, hanno ridotto notevolmente l’ammontare dell’assegno pensionistico, ed hanno aumentato continuamente l’età pensionabile.

Gli effetti della legge Fornero sono stati violentissimi per tutti i soggetti coinvolti: per i lavoratori in produzione che non ce la fanno a continuare a lavorare in età avanzata, per le donne su cui grava ingiustamente il doppio carico del lavoro produttivo e riproduttivo; per i giovani che trovano un nuova barriera nell’accesso al lavoro dalla forzata permanenza degli adulti/anziani. Negli ultimi tre anni gli occupati sono aumentati di 1 milione tra gli ultracinquantenni, mentre i contratti precari sono aumentati di 500mila unità.

Le controriforme pensionistiche sono state giustificate dallo spettro della mancata tenuta del sistema pensionistico. Ma il rapporto tra contributi versati e pensioni erogate, al netto dell’assistenza e delle tasse, è in attivo dal 1996, grazie principalmente ai contributi dei lavoratori dipendenti che versano molto di più di quanto prendano poi.

Per questo lottiamo per:

  • l’abolizione della “riforma” Fornero;
  • un trattamento pensionistico dignitoso, proporzionato all’ultimo salario percepito;
  • il diritto alla pensione a 60 anni di età o a 35 anni di contributi per tutti;
  • l’adeguamento delle pensioni minime al reale costo della vita, per una vecchiaia dignitosa;
  • l’introduzione di un minimo di pensione, con 15 anni di contributi, compresi i contributi figurativi, per non condannare alla miseria chi ha avuto una vita lavorativa discontinua
    l’introduzione per le pensioni future di un massimo di pensione e di cumulo dei trattamenti pensionistici a 5000 euro lordi mensili;
  • la soppressione delle Casse previdenziali private e riconduzione nella gestione INPS della previdenza dei lavoratori ordinisti;
  • la separazione tra previdenza e assistenza.

Il Programma di Potere al Popolo – 4 – PER I DIRITTI DELLE LAVORATRICI E DEI LAVORATORI, PER IL DIRITTO AL LAVORO

Ogni giorno ci dicono che siamo “fuori dal tunnel”, che l’occupazione è tornata ai livelli precedenti alla crisi,  e che questo è avvenuto grazie alle “riforme strutturali” e al Jobs Act in particolare.

È un’assoluta falsità. Le ore lavorate tradotte in posti di lavoro segnano ancora un milione di posti in meno rispetto al periodo pre-crisi, e la crescita del numero di occupati registra solo l’aumento dei contratti precari, del part-time imposto, della sottoccupazione.  Le politiche dei governi Renzi e Gentiloni non hanno fatto altro che regalare risorse alle imprese – oltre 40  miliardi negli ultimi tre anni – mentre si è dato il via libera definitivo ai licenziamenti illegittimi, ai demansionamenti, alla videosorveglianza, alla massima precarietà, sia per il lavoro dipendente che per quello autonomo, che spesso lo è solo di nome, dato ad esempio l’alto numero di partite IVA che nascondono lavori subordinati pagati con salari da fame e senza alcun diritto.

Ma non si tratta solo degli ultimi anni. Dal pacchetto Treu alla legge 30, dal Collegato Lavoro all’articolo 8, dalla legge Fornero al Jobs Act, precarizzazione e perdita di diritti sono diventati la regola, i salari si sono impoveriti, la ricchezza si è spostata dal lavoro al capitale e alla rendita. Se sei donna poi, il tuo lavoro costa meno ed è più precario. Se sei giovane, sei ancora più sfruttato e il lavoro è persino gratuito (stage, tirocini, alternanza scuola/lavoro..). Cresce l’emigrazione di massa  verso altri paesi: non si tratta solo della “fuga dei cervelli” ma di  un vero e proprio esodo di migliaia di persone – più di quante ne arrivino – che se ne vanno per cercare il lavoro e il salario che qui non trovano più. Di lavoro si continua a morire, con la deregolamentazione delle tutele per la sicurezza sul lavoro, la prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali. La democrazia sui luoghi di lavoro è attaccata tutti i giorni, insieme al diritto di sciopero.

Per questo lottiamo per:

  • la cancellazione del Jobs Act, della legge Fornero sul lavoro, e di tutte le leggi che negano il diritto ad un lavoro stabile e sicuro;
  • la cancellazione delle principali forme di lavoro diverse dal contratto a tempo indeterminato, a partire dal contratto a termine “acausale” e dai voucher;
  • la messa fuori legge del lavoro gratuito, a qualsiasi titolo prestato;
  • il contrasto effettivo al caporalato, alle moderne forme di schiavismo, al lavoro nero o “grigio”;
  • la cancellazione dell’articolo 8 della legge 148/2011 – che dà alla contrattazione aziendale la possibilità di derogare in senso peggiorativo rispetto al contratto nazionale e alle leggi – e del cosiddetto Collegato Lavoro;
  • l’abolizione degli Ordini professionali, l’introduzione di un compenso equo ed esigibile per le lavoratrici e i lavoratori autonomi, e l’estensione ad essi degli ammortizzatori sociali previsti per il lavoro dipendente;
  • il ripristino dell’originario articolo 18 e la sua estensione alle imprese con meno di 15 dipendenti;
  • il ripristino della scala mobile;
  • la fine delle discriminazioni di genere e della disparità salariale;
  • misure incisive per la sicurezza sul lavoro, aumentando fondi e risorse per i controlli;
  • la difesa e il recupero di un reale diritto di sciopero, attraverso la modifica della l. 146/90;
  • una legge sulla democrazia nei luoghi di lavoro che garantisca a tutte e tutti il diritto di scegliere liberamente la propria rappresentanza sindacale: tutte/i elettori e tutte/i eleggibili senza il vincolo della sottoscrizione degli accordi.

Per impedire che continui la fuga delle giovani e dei giovani dall’Italia e riaffermare il diritto al lavoro per tutte e tutti, è necessario un Piano per il Lavoro centrato su:

  • la riduzione dell’orario di lavoro a 32 ore settimanali, tanto più necessaria a fronte dei processi in atto di automazione delle produzioni;
  • investimenti pubblici in politiche industriali e nella riconversione ecologica delle economia;
  • assunzioni pubbliche per potenziare e riqualificare il welfare (i dipendenti pubblici in Italia in rapporto alla popolazione sono ai livelli più bassi d’Europa: 5,2% contro l’8,5 della Francia, il 7,9 della Gran Bretagna, il 6,4 della Spagna, il 5,7 della Germania);
  • la riduzione dell’orario di lavoro nell’arco della vita, cancellando la controriforma Fornero.

Il Programma di Potere al Popolo – 3 – PACE E DISARMO

Il rischio che la “guerra a pezzi” che affligge il pianeta diventi organica e trascini il mondo in un devastante conflitto generale segna il nostro tempo. Non a caso riprende la corsa al riarmo con un ruolo particolarmente aggressivo dell’amministrazione Trump, che chiede a tutti i paesi della Nato di portare le proprie spese militari al 2% del PIL. Il nostro paese si è trovato e rischia di trovarsi sempre più coinvolto in guerre di aggressione a causa degli automatismi dell’adesione alla Nato e per la responsabilità piena e complice dei governi che si sono succeduti negli ultimi 30 anni; per il medesimo vincolo di subalternità sul nostro territorio proliferano basi militari vecchie e nuove (Sicilia, Campania, Sardegna), si installano nuove bombe nucleari a Ghedi ed Aviano, aumentano la produzione, le spese e gli impegni militari all’estero, sia nel quadro della Nato che del nascente esercito europeo: una spesa media di 800 milioni di euro l’anno per le “missioni” militari all’estero e per il riarmo, circa 500 milioni di euro all’anno per la diaria dei 50 mila soldati di stanza nelle basi militari Usa e Nato, 80 milioni di euro al giorno per le spese militari generali.

La fuoriuscita dai trattati militari è la condizione per impedire il coinvolgimento del nostro paese nelle guerre imperialiste del XXI secolo, per una sostanziale riduzione delle spese militari, lo smantellamento delle armi nucleari e delle basi militari, per una politica di disarmo, neutralità e cooperazione internazionale.

Per questo lottiamo per:

  • la rottura del vincolo di subalternità che ci lega alla NATO e la rescissione di tutti i trattati militari;
  • la ratifica da parte dell’Italia del “Trattato ONU di interdizione delle armi nucleari” del 7 luglio 2017, in coerenza con l’art. 11 della Costituzione;
  • il ritiro delle missioni militari all’estero;
  • la cancellazione del programma F35 e degli altri programmi militari e la riconversione civile dell’industria bellica;
  • la cancellazione del MUOS in Sicilia, lo smantellamento delle basi militari in tutto il paese,la rimozione delle bombe nucleari presenti sul territorio e la restituzione a fini civili dell’uso del territorio, problema particolarmente grave in realtà come la Sardegna.

Il Programma di Potere al Popolo – 2 – UNIONE EUROPEA

Negli ultimi 25 anni e oltre, l’Unione Europea è diventata sempre più protagonista delle nostre vite. Da Maastricht a Schengen, dal processo di Bologna al trattato di Lisbona, fino al Fiscal Compact, le peggiori politiche antipopolari vengono giustificate in nome del rispetto dei trattati.

I ricchi, i padroni delle grandi multinazionali, delle grandi industrie, delle banche, le classi dominanti del continente approfittano di questo ”nuovo” strumento di governo che, unito al “vecchio” stato nazionale, impoverisce e opprime sempre più chi lavora. L’Unione Europea è uno strumento delle classi dominanti che favorisce l’applicazione delle famigerate e impopolari “riforme strutturali” senza nessuna verifica democratica.

Il “sogno europeo” dei tanti che hanno creduto nella possibilità di costruire uno spazio di pace e progresso si è scontrato con la dura realtà di un’istituzione al servizio degli interessi di pochi. Noi ci sentiamo naturalmente vicini ai tanti popoli che vivono nel nostro stesso continente, con i quali la nostra storia si è intrecciata e si intreccia tuttora e che soffrono come noi a causa di decenni di politiche neoliberiste; insieme a tutti costoro vogliamo ricostruire il protagonismo delle classi popolari nello spazio europeo.

Per questo lottiamo per:

  • rompere l’Unione Europea dei trattati;
  • costruire un’altra Europa fondata sulla solidarietà tra lavoratrici e lavoratori, sui diritti sociali, che promuova pace e politiche condivise con i popoli della sponda sud del Mediterraneo;
  • rifiutare l’ossessione della “governabilità”, lo svuotamento di potere del Parlamento, il rafforzamento degli esecutivi, l’imposizione di decisioni dall’alto perché “ce lo chiede l’Europa”;
  • il diritto dei popoli ad essere chiamati ad esprimersi su tutte le decisioni prese sulle loro teste a qualunque livello– comunale, regionale, statale, europeo – pregresse o future, con il ricorso al referendum.

Il Programma di Potere al Popolo – 1- DIFESA E RILANCIO DELLA COSTITUZIONE NATA DALLA RESISTENZA

La nostra Repubblica è fondata su chi lavora: questo è scritto nel primo articolo della nostra Costituzione, nata dalla lotta di liberazione dal nazi-fascismo. Il Referendum del 4 dicembre ha mostrato la chiara volontà del popolo italiano di difendere la carta costituzionale.

Noi vogliamo non solo difenderla, ma attuare pienamente le idee che erano espressione di chi ha partecipato alla Resistenza, la costruzione di una nuova società fondata sulla dignità e i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, l’eliminazione di ogni discriminazione, il principio di eguaglianza sostanziale, i diritti sociali, la salvaguardia del patrimonio ambientale e artistico, il ripudio della guerra.

Per questo lottiamo per:

  • ridare centralità e dignità alle lavoratrici e ai lavoratori;
  • far sì che ogni discriminazione di sesso, etnia, lingua, religione, orientamento sessuale venga superata, rimuovere ogni ostacolo di carattere economico e sociale che limita l’uguaglianza;
  • abrogare l’articolo 7 con il richiamo ai Patti Lateranensi, per la piena affermazione del principio di laicità dello Stato in tutte le sfere della vita pubblica;
  • promuovere e supportare la cultura e la ricerca scientifica, salvaguardare il patrimonio ambientale e artistico;
  • ripudiare la guerra e dare un taglio drastico alla spesa militare;
  • rimuovere il vincolo del pareggio di bilancio, inserito di recente con la modifica dell’articolo 81, che sacrifica le vite e la dignità delle lavoratrici e dei lavoratori in nome dell’equilibrio fiscale e dei parametri europei;
  • ripristinare il Titolo V della Costituzione com’era prima della riforma del 2001;
  • contrastare in ogni modo CETA, TISA, TTIP, trattati internazionali aberranti che vorrebbero cancellare ogni parvenza di sovranità popolare e democratica in nome del primato del profitto;
  • ripristinare l’elezione del Parlamento attraverso un vero sistema proporzionale, contro il maggioritario e il rafforzamento del potere esecutivo;
  • contrastare e sciogliere le organizzazioni fasciste, requisire i loro patrimoni e riutilizzarli per finalità sociali, proprio come si fa per le mafie.

MUTUALISMO, SOLIDARIETÀ E POTERE POPOLARE

Le condizioni di vita delle classi popolari peggiorano sempre di più, per ciò che riguarda la salute, l’istruzione, ma anche più semplicemente la possibilità di godere di tempo liberato da dedicare ad uno sport, un hobby, etc.

In quest’ottica mutualismo e solidarietà non sono semplicemente un modo per rendere un servizio, ma una forma di organizzazione della resistenza all’attacco dei ricchi e potenti; un metodo per dimostrare nella pratica che è possibile, con poco, ottenere ciò che ci negano (salute, istruzione, sport, cultura); una forma per rispondere, con la solidarietà, lo scambio e la condivisione, al razzismo, alla paura e alla sfiducia che altrimenti rischiano di dilagare.

Le reti solidali e di mutualismo sono soprattutto una scuola di autorganizzazione delle masse, attraverso la quale è possibile fare inchiesta sociale, individuare i bisogni reali, elaborare collettivamente soluzioni, organizzare percorsi di lotta, controllare dal basso sprechi di denaro pubblico e corruzione.

Tutti i punti precedenti sono strettamente intrecciati con la questione centrale, la necessità di costruire il potere popolare. Per noi potere al popolo significa restituire alle classi popolari il controllo sulla produzione e sulla distribuzione della ricchezza; significa realizzare la democrazia nel suo senso vero e originario.

Per arrivarci abbiamo bisogno di fare dei passaggi intermedi e, soprattutto, di costruire e sperimentare un metodo, che noi abbiamo chiamato controllo popolare. Il controllo popolare è, per noi, una palestra dove le classi popolari si abituano a esercitare il potere di decidere, autogovernarsi e autodeterminarsi, mettendo in discussione le istituzioni e i meccanismi che le governano. Per questo chiamiamo controllo popolare la sorveglianza sulla compravendita di voti alle elezioni, le visite ai Centri di Accoglienza Straordinaria, le battaglie per il diritto alla residenza e all’assistenza sanitaria per i senza fissa dimora, la vigilanza sui ritardi e gli abusi nei rilasci dei permessi di soggiorno, la battaglia contro l’allevamento intensivo di maiali nel Mantovano, quella contro la TAP in Salento, la TAV in Val Susa, l’eolico selvaggio in Puglia, Basilicata, Molise, il DASPO nei centri urbani. Insomma, chiamiamo controllo popolare tutte le battaglie che in questi anni hanno testimoniato la resistenza delle classi popolari e vivificato il nostro Paese.

Costruire il potere popolare significa anche ridurre le disuguaglianze, evitare speculazioni e contrastare efficacemente le organizzazioni criminali che avvelenano e distruggono la nostra terra, sottraendo loro bassa manovalanza, reti clientelari e occasioni per fare affari; significa far vivere nelle pratiche sociali una prospettiva di società alternativa al capitalismo
È per questo, insomma, che crediamo e speriamo che il nostro compito non si esaurisca con le elezioni, ma che il lavoro che riusciremo a mettere in campo ci consegni, il giorno dopo le urne, un piccolo ma determinato esercito di sognatori, un gruppo compatto che continui a marciare nella direzione di una società più libera, più giusta, più equa.

Noi ci stiamo, chi accetta la sfida?

Il Programma di Potere al Popolo: Introduzione

Centinaia di proposte. 4 settimane di scrittura collettiva.
L’unica forza politica con un programma elaborato da migliaia di persone.

Dov’era il no, faremo il sì!

Crediamo nella giustizia sociale, nell’uguaglianza, nella cooperazione, nella solidarietà.

Ci siamo battuti e continueremo a batterci, durante e dopo le elezioni, per contrastare la barbarie che oggi ha mille volti: il lavoro che sfrutta e umilia, la povertà e l’ineguaglianza, i migranti lasciati annegare in mare, i disastri ambientali, i nuovi fascismi, la violenza sulle donne, la crescente repressione, i diritti negati. Nel mondo in cui viviamo 8 persone hanno la stessa ricchezza di 3,6 miliardi di essere umani; c’è la capacità di produrre cibo per 12 miliardi di abitanti, ma un miliardo di persone soffre la fame. Questa è la conseguenza di scelte politiche precise che hanno trasferito poteri e risorse ai ricchi e ai potenti in una dimensione senza precedenti, smantellando i diritti, privatizzando e mercificando ogni cosa, assumendo la competizione di tutti contro tutti come criterio di ogni relazione sociale. A tutto questo diciamo NO, ma accanto al NO c’è il SI che vogliamo costruire.

E’ il #poterealpopolo, la riappropriazione di sovranità popolare a tutti i livelli ed in tutti gli ambiti della società.

E’ la riaffermazione del diritto ad un lavoro liberato dalla precarietà e dallo sfruttamento, la riconquista dei diritti sociali, la salvaguardia della natura, l’affermazione dei diritti delle donne.

Il programma che presentiamo per le elezioni politiche parla del nostro paese, ma è connesso a tutti quei movimenti e soggetti politici che ovunque nel mondo si battono contro lo sfruttamento, la distruzione di vita, diritti, democrazia, in una parola contro il capitalismo che oggi si presenta con il volto della barbarie del neoliberismo. Quei movimenti che, in tanta parte d’Europa e del mondo, sono la vera novità, perché dicono con chiarezza che va costruita un’alternativa alle politiche degli ultimi tre decenni ed indicano con altrettanta chiarezza l’avversario.

Siamo donne e uomini che combattono e ripudiano l’oppressione razzista, di classe, di sesso, la guerra, la devastazione della natura e della vita. Siamo persone e organizzazioni, democratiche e antifasciste, comuniste e socialiste, femministe e ambientaliste. Veniamo da storie differenti, ma vogliamo costruirne una comune tra chi non si rassegna all’ingiustizia, allo sfruttamento, alla sopraffazione dilaganti e vuole cambiare le cose.

Siamo popolo ribelle.

Vogliamo riprenderci il presente e il futuro.

CasaPound, Forza Nuova ed altre vecchie conoscenze

Sarà poi così vero che non è possibile fare nulla contro le continue manifestazioni ed i perenni rigurgiti fascisti che assalgono il nostro paese ?

Sarà poi così vero che, come si racconta anche nella nostra città, non è più tempo di forti contrasti tra opposti estremismi ? Così dovrebbe essere, ma temiamo che qualcuno voglia fare sprofondare le cose o meglio derubricare tutto ad una situazione di questo tipo.

Non si tratta di opposti estremismi perchè da una parte c’è l’ANTIFASCISMO che rappresenta la Resistenza che ha dato vita alla nostra Repubblica promuovendo la liberazione dell’Italia dal gioco nazifascista. Dall’altra c’è chi si ritiene fiero erede del Fascismo e quindi fuorilegge. Incompatibile con la nostra Costituzione e con la vita democratica del nostro paese.

Qualcuno difende la libertà da parte di soggetti, quali CasaPound e Forza Nuova, autochiaratisi fascisti del nuovo millennio, di poter manifestare una loro posizione e di poter avere agibilità e spazi pubblici dove veicolare le proprie insane teorie politiche.

Il fatto che un simbolo di una forza politica si trovi su una scheda elettorale concede in automatico, secondo alcuni, il diritto a quel soggetto politico di poter avere a disposizione uno spazio pubblico.

Secondo chi scrive, ma diremmo anche secondo la Costituzione Repubblicana nata dalla Resistenza Antifascista, alcuni soggetti politici non dovrebbero potersi presentare alle elezioni perchè semplicemente non dovrebbero esistere !! Sempre che la suddetta Costituzione, su cui giurano Ministri, Presidenti del Consiglio ed anche i Sindaci delle nostre città, abbia ancora un valore….

Quello che è avvenuto recentemente a Macerata dimostra come la carica di odio razziale e xenofobia possano generare un mostruoso brodo di coltura in cui vengono generati atti di terrorismo.

Quello che è avvenuto a Macerata non può essere definito alrimenti e chi ha definito  patriota un individuo come Luca Traini che ha attentato alla vita di Mahamadou Toure, 28enne maliano, Jennifer Otioto nigeriana di 29 anni, Gideon Azeke nigeriano 26enne, , Wilson Kofi 20enne ghanese, Festus Omagbon, 32enne nigeriano e Omar Fadera 23enne del Gambia è a sua volta un terrorista !!

Le suddette CasaPound e Forza Nuova non hanno semplicemnte espresso sostegno e solidarietà all’attentatore, cosa che sarebbe già degna di ogni orma di biasimo e di condanna. Hanno offerto la propria tutela legale dichiarandosi disponibili a pagare le spese legali che Traini dovrà affrontare mettendo nero su bianco la loro rivendicazione all’attentato perpetrato inneggiando al Duce ed al patriottismo fascista.

Alcuni comuni italiani si stanno dotando di risoluzioni che impegnano tutte le forze politiche che vogliano chiedere uno spazio pubblico a sottoscrivere un documento in cui si dichiara il rispetto per la Costituzione della Repubblica Italiana e ci si dichiara apertamente antifascisti impegnandosi a non diffondere in alcun modo e sotto alcuna forma materiale di propaganda fascista e/o nazista evitando quindi ogni apologia di fascismo e nazismo.

A Brescia, recentemente, una sentenza del TAR ha dato torto a CasaPound che, non avendo avuto accesso ad uno spazio pubblico, in quanto non sottoscrittore del documento in questione, aveva fatto ricorso. CasaPound sosteneva, in nome della libera espressione del proprio pensiero politico, che la sottoscrizione di un simile documento fosse lesiva della ibertà di opinione e della manifestazoione del proprio libero pensiero.

Questa sottoscrizione non dovrebbe comportare alcun problema per chi si riconosca pienamente nei valori della Repubblica Italiana nata dalla Resistenza. Se sussistono problemi allora probabilmente si è fascisti !! La deduzione logica appare assolutamente banale, ma ogni tanto giova anche ricordare e sottolineare ciò che dovrebbe essere scontato. Forse perchè così scontato non è !!

E si badi bene che il fascismo non è un’idea, bensì un reato !!

Quando anche Senago si doterà di una simile dichiarazione, certificando che il diritto all’uso di uno spazio pubblico appartiene solo a coloro che risiedono pienamente nei confini stabiliti dalla Costituzione ??

 


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