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Alcuni manifesti apparsi a Senago….(seconda parte)

Per riprendere la discussione relativa ai manifesti in cui si citava una presunta sudditanza ed obbedienza del PRC senaghese nei confronti delle istituzioni milanesi, ci corre l’obbligo di citare alcuni eventi realmente accaduti ed assolutamente non smentibili e nemmeno confutabili.

Nel manifesto in questione che i cittadini senaghesi possono ammirare presso le postazioni elettorali alla posizione n. 1 si parla di una delibera di Giunta del Comune di Milano ed esattamente la n. 2566 del 12.12.2014.

A espressa domanda su un post facebook su quanti fossero gli assessori del PRC che hanno votato a favore della delibera stessa, alcuni interlocutori hanno detto di non conoscere la risposta. Sapevano tuttavia che vi erano due eletti PRC nel Consiglio Comunale di Milano.

Correndo il rischio di essere pedanti, e forse anche noiosi, alcune precisazioni sono d’obbligo. I due consiglieri comunali eletti a Milano (Basilio Rizzo e Anita Sonego) vennero eletti nella lista Sinistra per Pisapia che conteneva candidati appartenenti  a diversi soggetti politici e non solo al PRC. Inoltre, uno dei due eletti divenne Presidente del Consiglio Comunale (Basilio Rizzo tra l’altro indipendente e non aderente al PRC).

La domanda sul post di facebook era ovviamente retorica perchè nessun membro del PRC fu mai assessore nella Giunta Pisapia per tutto il mandato amministrativo.

Una delibera di Giunta immediatamente esecutiva non passa attraverso il voto e l’approvazione del Consiglio Comunale e il PRC che non aveva alcun assessore in quella giunta, non ebbe nemmeno modo di esprimere un parere in Consiglio Comunale a Milano.

Ma veniamo ad eventi a noi più vicini, almeno geograficamente. Una sera di diversi anni fa Sinistra Senago ed il Movimento Cinquestelle locale si incontrarono per discutere di Vasche di Laminazione e di strategie per una più corretta opposizione alla loro realizzazione. Alla serata era presente anche il Dott. Viscomi che fu uno degli animatori della protesta contro la realizzazione delle vasche. Ebbene in quella sera, Sinistra Senago ebbe modo di esprimere la propria opinione relativa ad un percorso difensivo che in quella fase si stava intraprendendo.

L’idea chiave che andava per la maggiore era quella di proporre l’allargamento del canale scolmatore per evitare la realizzazione delle vasche di laminazione. Una sorta di riduzione del danno usato per mostrare comunque la buona volontà di Senago. Sappiamo tutti che quella posizione fu quella che venne assunta anche dall’amministrazione comunale per un certo periodo.

Ebbene, ed anche qui vogliamo essere noiosi e ripetitivi allo sfinimento (Repetita iuvant !!), Sinistra Senago espresse già da allora l’opinione che l’allargamento del Canale Scolmatore di Nord-Ovest non era null’altro che un Cavallo di Troia per portare ancora più acqua del Seveso e più velocemente nelle future vasche.

Il PRC, che aderisce a Sinistra Senago, era fermo su quella posizione e quindi sarebbe bene che alcuni manifesti restituissero dignità e verità alla questione invece di diffondere infamanti elucubrazioni da parte di chi per un certo periodo sposò in pieno una linea difensiva che coincise perfettamente con quella dell’impiccato che sceglie l’albero a cui legare la corda.

Sinistra Senago ha mai affermato che la proposta di allargamento del canale scolmatore fosse una posizione in malafede o che fossero in malafede coloro i quali la sostenevano come M5S ??

Certamente no !!

Possiamo ritenere ingenua quella posizione ??

Probabilmente sì, visti i risultati a posteriori ed aggiungeremmo che fu un tantino suicida.

Indubbiamente con il senno del poi avevamo ragione !! E ci permettiamo di dire che non fu con tutta probabilità la migliore strategia difensiva tra quelle possibili. Insomma sempre un po’ come la Juventus a Cardiff !!

Ora su facebook questi chiarimenti erano stati pubblicati da alcuni tra noi in risposta alla sollecitazione che il manifesto forniva. Qualcuno ha visto bene di cancellarli. Come sempre i paladini della giustizia, dell’onestà e della legalità lavorano imperterriti e non si fermano mai.

Alcuni manifesti apparsi a Senago….(prima parte)

In questi giorni, gli ultimi che ci condurranno al primo turno delle elezioni amministrative, hanno fatto la loro comparsa sulla scena alcuni manifesti relativi alle Vasche di Laminazione del Movimento Cinquestelle. In questi manifesti si insinuerebbe che il Circolo di Senago del Partito della Rifondazione Comunista avrebbe avuto un atteggiamento morbido e servile nei confronti del PRC milanese. Quest’ultimo, per la sola ragione di essere nella maggioranza di Pisapia, avrebbe condiviso la scelta delle Vasche di Laminazione a Senago.

Credo sia doveroso raccontare tutta la storia e soprattutto la verità ai cittadini. Chi ha affisso questi manifesti si scorda di raccontare che Sinistra Senago ed il PRC locale, unici probabilmente su tutto il fronte politico senaghese, non hanno creduto come altri, magari tra gli stessi ideatori del manifesto, alla fandonia che l’allargamento del canale scolmatore potesse essere una linea di eventuale compromesso con il Comune di Milano e la Regione Lombardia per evitare le vasche sul nostro territorio.

Sinistra Senago, nella quale si colloca il PRC, ha prima di tutti e nonostante tutti, avvisato che un canale di maggiore portata sarebbe stato solo prodromico alla costruzione delle vasche. Quanto ai rapporti con i nostri (del PRC) rappresentanti al Comune di Milano siamo prontissimi a fornire documentazione in cui sollecitiamo e sensibilizziamo chi stava allora nel Consiglio Comunale di Milano per il PRC.

Ci pare invece ampiamente testimoniata l’azione di Massimo Gatti, ex-consigliere provinciale della sinistra (l’Altra Provincia) che in diverse occasioni ha appoggiato e sostenuto la nostra battaglia contro le vasche.

Fare di tutta l’erba un fascio non ci sembra il modo migliore e più trasparente per fare informazione. E crediamo che questo dovrebbe stare assolutamente a cuore anche a coloro i quali si dipingono, in diverse occasioni, come gli incontrastati paladini della giustizia e della legalità. E bene che i cittadini ricevano le giuste informazioni e non notizie rimasticate e rielaborate alla ricerca di un facile consenso.

Non nascondiamo parecchia delusione nei confronti di questa operazione che appare davvero strumentale. Forse qualcuno dovrebbe invece raccontarci le posizioni di Mattia Calise, già consigliere Comunale a Milano per M5S, ed il suo voto sulle Vasche di Laminazione a Paderno e Lentate sul Seveso ?? O illustrarci le opere ed il supporto del gruppo consiliare regionale M5S ?? Non pervenuto, un po’ come Dybala e Higuain ieri sera a Cardiff !!

Per quanto attiene inoltre alla legalità ci chiediamo se l’utilizzo del nostro simbolo possa essere così ampiamente disponibile a qualsivoglia campagna denigratoria. Probabilmente la novella Justice League di cui sopra risponderà a breve.

Seveso, Massimo Gatti: “Milano va sott’acqua e lor Signori pensano ad EXPO”

Milano, 8 luglio 2014. Dichiarazioni di Massimo Gatti, già Capogruppo in Provincia di Milano per Lista un’Altra Provincia-PRC-PdCI:

Ormai a Milano sembra diventata un’abitudine: piove un po’ di più e il Seveso allaga strade e cantine, mettendo in crisi la città di EXPO. L’ennesima esondazione sembra stupire soltanto lor Signori, che dopo avere cementificato di tutto e di più, oggi si stracciano le vesti per coprire una nuova pessima figura internazionale di Milano.

Da sempre abbiamo sostenuto che le vere grandi opere di cui il nostro paese ha bisogno sono il riassetto idrogeologico e la manutenzione di strade ed edifici pubblici, invece che investire milioni di euro in opere inutili e dannose, come le nuove autostrade. Le risorse ci sarebbero, eccome! Lo dimostrano i faraonici preparativi di EXPO e il corollario di malaffare, corruzione e mafie che sta ruotando intorno a questo evento. Basterebbe avere il coraggio e il buon senso di fermare questo circolo vizioso per evitare l’ennesima emergenza Seveso e restituire un po’ di respiro a territori massacrati da traffico e inquinamento.

I veri responsabili di questa situazione, che non affrontano queste emergenze, sono i ‘sapientini’ al Governo nazionale e Regione Lombardia, che naviga di male in peggio da Formigoni a Maroni. A ciò si aggiunge l’inadeguatezza di troppi enti locali, a partire da Milano. In questi ultimi mesi a loro disposizione, le giunte provinciali si applichino diligentemente alle opere idrauliche, anziché sperperare denaro pubblico e spartirsi i posti.

L’unica garanzia è la partecipazione popolare, i comitati, le associazioni e qualche amministratore coraggioso, che con tenacia e passione impongano come priorità la salute pubblica e la cura del territorio.

#no2giugno USB-Vigili del Fuoco: “No a parate militari e carnevalesche. Prestiamo soccorso nelle zone terremotate”

L’USB VV.F ha diramato due comunicati per chiedere al presidente Napolitano, e al governo, che i Vigili del fuoco non vengano mandati a esibirsi in “parate militari o carnevalesche”, ma che vengano piuttosto adoperati nelle zone colpite dai due devastanti sismi. Il sindacato inoltre denuncia “i tagli lineari” che il corpo dei VV.F sta subendo, e che si ripercuotono sui cittadini in momenti drammatici come questi. Infine Usb VV.F denuncia l’irresponsabilità di chi, subito dopo il primo sisma, ha dato il via libera alle aziende a riprendere le attività produttive, permettendo che altri operai morissero nella seconda violenta scossa di ieri; e annuncia una proposta di legge che, modificando il ruolo della Protezione Civile, metta i VV.F al centro della macchina dei soccorsi.

I Vigili del fuoco aderenti a USB chiedono che i propri lavoratori “non vengano mandati ad esibirsi in una sfilata, ma a prestare la loro opera di soccorso tecnico urgente alla popolazione delle zone terremotate”. Nel comunicato si specifica che il Corpo nazionale dei VV.F “è un ente sociale che non ha mai avuto alcun motivo di partecipare a parate militari o carnevalesche”, ed è “ incomprensibile e inaccettabile in questo momento la scelta di impegnare un folto gruppo di lavoratori per la sfilata del 2 giugno, lasciando al contempo alcune zone terremotate prive di operatori”. Nel comunicato si denunciano inoltre i tagli lineari che hanno messo in ginocchio l’intero corpo dei VV.F, e che di conseguenza si rivelano deleteri per la sicurezza dei cittadini: “oggi, infatti, il soccorso tecnico urgente alla popolazione è assicurato solo ed esclusivamente con il raddoppio dei turni del personale VV.F. e con la certezza che i lavoratori non saranno retribuiti, perché il Dipartimento non ha fondi e si appresta a nuovi tagli lineari. Tagli che oggi si dimostrano drammaticamente irresponsabili, in quanto hanno anche contribuito a rendere sempre più precaria la sicurezza nei luoghi di lavoro, come risulta dalla lugubre conta dei lavoratori morti in Emilia”.

Questo perché, secondo la denuncia dell’USB VV.F, non solo qualcuno ha permesso che quei capannoni sotto cui sono morti gli operai nei due sismi fossero costruiti senza rispettare le leggi in materia antisismica, ma nessuno avrebbe, inoltre, effettuato attenti controlli fra il primo e il secondo sisma, permettendo che altri operai morissero nella seconda forte scossa di terremoto di ieri. Nel comunicato si legge: “in questo momento i Vigili del Fuoco sono il primo ente preposto alla incolumità privata e pubblica, a ricercare la catena di responsabilità di chi ha autorizzato la lavorazione in capannoni con travi poggiate sui pilastri senza essere ancorate. Come lavoratori si interrogano, ed interrogano quella politica che fino a ieri considerava la sicurezza come un onere per le imprese e ha fatto in modo di ridurre, se non eliminare, i controlli per garantirla”. Ecco perché chiedono al presidente Napolitano e al governo di “porre fine alle parate di essere considerati per la loro professionalità”.

Nel secondo comunicato L’USB VV.F denuncia “la mancata applicazione del principio di precauzione da parte delle autorità politiche e tecniche in Emilia”, e ritiene “una grave imprudenza” l’autorizzazione concessa alle aziende delle zone terremotate di riprendere le attività produttive subito dopo il primo devastante sisma. “Non è accettabile – prosegue il comunicato – che un Paese civile anteponga le ciniche logiche dell’economia alla vita dei suoi cittadini”. Ed è la stessa USB VV.F a fare autocritica, relativamente a presunte concessioni a riprendere le attività produttive date proprio da tecnici dei Vigili del fuoco: “sarà compito della magistratura accertare le responsabilità, sarà compito anche di questo sindacato richiedere un indagine interna, per chiarire se i Vigili del Fuoco in questo frangente hanno fatto tutto quello che dovevano, per scongiurare quanto accaduto. Non possiamo infatti sottrarci a domande importanti, se è vero quanto affermato da alcuni giornali. Se alcune delle strutture che sono crollate avevano avuto il via libera alla ripresa lavori da parte dei nostri tecnici, dovremo domandarci se oggi esistono gli strumenti idonei per dare risposte certe. Risposte che, se sbagliate, costano la vita delle persone”. Intanto il sindacato chiede di fermare le attività produttive nelle zone interessate dal sisma, e dai conseguenti crolli e indebolimenti di strutture ed edifici, e auspica “che venga da subito istituita una cassa integrazione speciale per garantire un reddito a chi non lavora, e che vengano istituiti fondi ad hoc per intervenire nei luoghi di lavoro per la messa in sicurezza degli stessi”.

Infine USB VV.F annuncia che, relativamente alla Protezione Civile, e al fine di dotare l’Italia “di un sistema efficiente di salvaguardia”, presenterà una proposta di legge “che mira ad ottimizzare e migliorare il sistema di Protezione Civile, ponendo i Vigili del Fuoco al centro di questa organizzazione”.

30/05/2012 17:04 | WELFAREITALIA | Autore: luigi mazza (Da Controlacrisi.org)

Milano, la città della bolla speculativa. Intervista a Basilio Rizzo

Cosa sta succedendo al territorio di Milano, quanto si è costruito, perché in dieci anni sono stati dati in pasto al cemento sette ettari del territoriosenza una pianificazione a salvaguardia dei terreni e della loro sostenibilità? Lo chiediamo al Presidente del Consiglio Comunale di Milano, Basilio Rizzo, che negli anni si è impegnato a placare una certa logica di urbanistica, analizzando anche l’ascesa di Ligresti e soprattutto sottolineando il problema del Piano casa. Quali sono le origini di una così selvaggia urbanizzazione della città?

A Milano è avvenuto un consumo poco intelligente del territorio, fatto con il meccanismo della bolla speculativa, costruendo senza la certezza di vendere, ma con la sicurezza di avere finanziamenti dalle banche. Gli immobili sono stati poi messi a garanzia dei prestiti successivi, creando la situazione paradossale di aumentare l’edificazione, senza dare risposte ai problemi sociali della città, che sono quelli delle abitazioni a basso prezzo per i ceti medi. Tutto questo ha generato il fenomeno dei grandi spazi abbandonati a se stessi, con costruzioni, anche le più recenti, che di fatto non vengono concepiti per essere venduti. Oggi il problema è ancora più evidente, dato che gli immobili costruiti sono fuori dalla portata economica di chi ha bisogno di casa.

Politicamente, quali possono essere gli strumenti per rimediare alla politica delle costruzioni e degli abbandoni edilizi?

L’attuale Giunta lavorerà per trovare dei provvedimenti che penalizzino l’operatore, che, per lungo tempo, è stato in possesso di immobili sfitti, non permettendo più a questo di costruire altro. Il più delle volte questi operatori non hanno neanche tentato di mettere gli immobili sul mercato. Degli accorgimenti normativi potrebbero indirizzarsi verso un’intensificazione dell’IMU sugli immobili non utilizzati, ma ben presto si dovrà arrivare allo studio di provvedimenti specifici, come avviene in altri Paesi, che indichino che dopo 3-4 anni (come il provvedimento dei conto correnti dormienti) se un proprietario ha un immobile privo di contratto (di vendita o di affitto) dovrà rassegnarsi a concederlo alle istituzioni, che dovranno riutilizzarlo socialmente. In questo modo si realizzerebbe la sovranità dell’ente pubblico in merito a questo tipo di problematiche.

Le migliaia di abitazioni sfitte saranno finalmente destinate a chi necessita di una dignitosa dimora?

C’è un grande patrimonio di edilizia residenziale pubblico inutilizzato e credo che una delle prossime scelte dell’Amministrazione sarà quella di recuperare le migliaia di alloggi sfitti che ci sono a Milano. Si partirà dal patrimonio pubblico, con degli investimenti di risanamento ed adeguamento delle norme necessarie, perché è intollerabile che, di fronte ad un bisogno così ampio, esistano alloggi, anche di natura pubblica, che non vengano utilizzati.

Quali sono state le debolezze istituzionali che hanno permesso questa marcia libera dell’annientamento del suolo?

Guardando al recente passato, si può imputare alla Giunta che ci ha preceduti di non aver utilizzato i freni del PGT (Piano di governo del territorio), per impedire alle aree agricole di arrivare a diritti edificatori. Si è consegnato un piano, in vigore, che non individua assolutamente terreni non edificabili. Quindi si è concesso anche ad aree a destinazione agricola di esercitare diritti volumetrici. Nel nostro PGT le aree a parco non avranno diritti di edificazione e per le altre aree si dovrà tornare sempre in Consiglio Comunale per decidere se costruire o meno.

AMBIENTEITALIA | Fonte: E – il mensile on line | Autore: lorenzo giroffi(Da Controlacrisi.org)

Villa Adriana: la villa della vergogna!

“Costruì una splendida villa a Tivoli, così da intitolare i vari edifici con i celebri nomi dei provincie e di luoghi famosi, come la Licia, l’Accademia, il Pritaneo, il Canopo, il Pecile, Tempe; per non tralasciare nulla dipinse anche gli inferi” Con queste rapide parole un misteriosissimo storico, vissuto durante il declino dell’Impero romano, descrive la magnificenza della villa che l’Imperatore Adriano si fece costruire presso Tivoli. Già da queste parole emerge il carattere spettacolare e speciale di quel complesso di edifici: un magnifico insieme di elementi architettonici rappresentanti luoghi particolarmente significativi dell’Impero romano. Così il complesso di strutture richiama i luoghi dell’Atene classica (il Pecile, che è una ricostruzione dell’Agorà e dei portici di Atene), le regioni esotiche, ricche ed evocative dell’Egitto (il Canopo: un Nilo in miniatura ornato da colonne). Il desiderio di un solo uomo portò alla costruzione di teatri marittimi con isole, biblioteche, cupole svettanti. Tutto questo è testimonianza di un popolo che già aveva conoscenze architettoniche elevate (Vitruvio, che fu il modello per l’architettura moderna, all’epoca della costruzione era già morto da più di cento anni!) capaci di dar vita a creazioni fantasiose e stravaganti.

Nel complesso di Villa Adriana regna la memoria di luoghi e persone che vissero “quando gli dei non c’erano più e Cristo non ancora, tra Cicerone e Marco Aurelio […] un momento unico in cui è esistito l’uomo, solo”, per dirla come Flaubert. Già si possono immaginare in luoghi del genere le sfarzose feste dell’imperatore, le effigi di dei antichi, i santuari per il suo prediletto Antinoo, deificato dopo una morte misteriosa in Egitto (probabilmente un suicidio rituale in onore dell’Imperatore). Tra le rovine di Tivoli una giovane Marguerite Yourcenar ideò uno dei romanzi più importanti del ‘900: le Memorie di Adriano.

Siamo a Corcolle, nel 2012, queste amenità storiche (protette dall’UNESCO)  rischiano di essere deturpate profondamente per la costruzione di una discarica tendenzialmente abusiva. Stupisce il beneplacito di Palazzo Chigi per adibire una dismessa cava, situata ad un chilometro dal sito della Villa, a luogo di stoccaggio per i rifiuti solidi urbani della città di Roma. Quello che preoccupa è anche il serissimo rischio di inquinamento delle falde acquifere, considerando il fatto che parliamo di zone densamente abitate, la contaminazione delle acque potabili risulta essere uno dei punti più allarmanti di questa vergognosa vicenda. Ma le Istituzioni dinanzi a questa chiarissimo (tentativo di ) stupro del territorio e dei beni (comuni) culturali dove sono? Il prefetto Giuseppe Pecoraro, commissario romano ai rifiuti, è il principale attore di ciò, complici e assieme attori sono l’amministrazione della Provincia, ma anche il governo. Il ministro Ornaghi certamente non si è distinto per durezza e intransigenza nella condanna del fattaccio, le sue reazioni insipidissime sono state “rimango contrarissimo”, ma poi che dire del Ministro Cancellieri che ha ringraziato Monti, per la fiducia data al prefetto Pecoraro. Ma cosa ci si può aspettare, citando il bell’ articolo di Sergio Rizzo (già attivo nella difesa dei beni culturali) sul Corriere  (http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/12_maggio_24/20120524NAZ23_19-201315423420.shtml), da un ministro che “non ha certo lasciato un segno indelebile nella storia di quel ministero. L’ultima iniziativa di spicco è stata la nomina nel Consiglio di amministrazione della Scala di Milano di un suo collaboratore all’Università Cattolica, Alessandro Tuzzi, al posto del finanziere Francesco Micheli”. Dopo questi fatti, il presidente del Consiglio superiore dei beni culturali, il professor Carandini (archeologo di fama internazione), ha rassegnato le sue dimissioni scrivendo queste parole al sig. Ministro: ” la mancanza di una politica del governo verso la cultura già mi aveva sorpreso e deluso. Ma esistono per ciascuno di noi dei limiti di tolleranza civica e personale. Le ultime notizie sulla discarica prevista a Corcolle, straordinariamente gravi per la prossimità a Villa Adriana e alle quali non arrivo a credere, rappresentano la goccia che ha fatto traboccare il vaso…”

Questo è un ulteriore fattaccio sulle spalle di un governo che vuole “farsi bello in Europa”, ma si rende veramente ridicolo nel non saper difendere uno dei siti storici più importanti al mondo. La villa di Adriano diventerà la villa della vergogna, il simbolo dei disvalori che dominano la classe dirigente italiana. E come sempre gli interessi enormi e le trame di potere che riposano sui rifiuti vanno a schiacciare la salute  e i diritti di tutti i cittadini di quella zona, che vedono incombere un gravissimo pericolo per la loro salute. Non possono che giungere biasimo enorme e profonda tristezza per le decisioni inique di un Governo, che non ha a cuore il bene comune. Il pieno appoggio a quei cittadini di Corcolle è (http://www.comitatorifiutizerocorcolle.it/) che stanno anche lottando per difendere il territorio.

Domanda e risposta: quale viabilità a Senago?

La nostra città soffre, negli orari di punta, di congestione di traffico da attraversamento. Per questo, molti -troppi- pensano di risolvere il problema costruendo nuove strade (le tangenziali) che permetterebbero di “saltare” il centro di Senago. Noi pensiamo che sia sbagliato. La costruzione di nuove strade risolve il problema solo in un primo periodo: sulla media e sulla lunga distanza i problemi aumentano. Alla loro apertura, le tangenziali richiamerebbero una parte importante del traffico di attraversamento, alleggerendo il centro di Senago. Però, quando i nuovi percorsi richiameranno nuovo traffico, si intaseranno anche quelli e dunque i veicoli ritorneranno a  congestionare il centro, che verrà visto come un’alternativa alle tangenziali intasate. Questo avverrà perché il numero di veicoli è  superiore alle capacità ricettive delle strade. Se non ci credete, provate a verificare in che condizioni si trovano tutti i percorsi alternativi alle arterie intasate (per esempio, la Milano-Meda). Questo è ciò che avverrà nel medio periodo. Ma non basta: nel lungo periodo attorno all’asse viario delle tangenziali sorgeranno inevitabilmente strutture di servizio e commercio (tanto per provare a immaginare:  stazioni di rifornimento, bar, centri commerciali) che richiameranno ancora più traffico nelle tangenziali e dunque nell’attraversamento del centro della nostra città. Avremmo così maggiore traffico e maggiore cementificazione. La nostra politica sarà quindi di convinto rifiuto di questa soluzione. Ma allora in che modo far fronte al traffico senza le tangenziali?

La risposta sta nel trasformare tutto il centro città in “Zona 30 Km/h“. Rispetto a chi vuole un attraversamento veloce, è una dissuasione a praticare il centro e un incentivo a trovare percorsi alternativi.  La ridotta velocità abbatterà le emissioni e ridurrà il numero di incidenti, oltre a diminuirne la pericolosità. Dossi rallentatori e variazioni altimetriche della carreggiata saranno sufficienti per mantenere la velocità prescritta. La spesa sarà sicuramente inferiore a quella delle tangenziali!

Studieremo, incoraggeremo e promuoveremo, inoltre, anche soluzioni alternative all’uso tradizionale delle autovetture: spesso esse sono occupate solo dal conducente. Car pooling e car sharing potrebbero ridurre il numero di vetture in circolazione. Studieremo cioè la fattibilità di un progetto destinato ad incoraggiare l’uso collettivo di uno stesso veicolo o la condivisione di un solo veicolo tra più persone che non hanno necessità di utilizzarlo tutti i giorni.

Anche l’uso del trasporto pubblico migliorerebbe il quadro viabilistico senaghese.  Il collegamento con p.le Machiachini (MI) lungo la  Strada Provinciale 35  è in via di riprogettazione. E’ incerta la sorte del vecchio Gamba de legn, il “trenino” Milano-Limbiate. Dopo tante voci di soppressione della linea, si sa che il Gamba de legn sopravviverà ancora per un po’: il Comune di Milano ha stanziato 3,8 milioni di euro per la manutenzione della tratta, ma prima o poi il “trenino” dovrà andare in pensione. Il CIPE ha stanziato 60 milioni di euro per la riqualificazione della tratta (c’è la possibilità di una metrotranvia, o metrò leggero), ma senza un progetto questi soldi verranno persi: per cui, i Comuni interessati si stanno già consultando. Si vocifera di  una eventuale nuova linea che si fermerà a Paderno; “remano” contro l’idea di una metrotranvia alcuni Comuni che hanno già stazioni ferroviarie sul loro territorio. Ma tutte le consultazioni stanno avvenendo senza il Comune di Senago, che non può dire la sua, poiché è commissariato! Ci batteremo perché la nostra città non venga esclusa dalla rete dei trasporti dell’hinterland e perchè venga realizzata una linea di metrò leggero da Maciachini a Limbiate.

Sarà importante anche costruire una rete di trasporti interna e rinforzare il collegamento con punti di interesse esterni. Due linee circolari potrebbero collegare Senago con l’Ospedale di Garbagnate e le stazioni di Bollate Nord e di Palazzolo. Anche questi trasporti eliminerebbero traffico di attraversamento, soprattutto di chi, provenendo da Limbiate, deve raggiungere Bollate Nord. Si potrebbero aprire consultazioni con il Comune di Limbiate per questo. Infine, riprenderemo l’esperienza purtroppo accantonata delle navette per il cimitero e per il mercato.

Ma la viabilità non è argomento dei soli veicoli a motore: esistono -per fortuna- biciclette e pedoni. Per le une e per gli altri, occorre non solo completare il tracciato dei percorsi ciclopedonali, ma anche collegarli tra di loro, per non avere molti tratti, tra loro scollegati. Nei punti in cui  le piste incrociano le strade percorse dal traffico motorizzato, si può pensare a semafori dedicati, come nei Paesi Bassi o nella stessa Milano. La rete senaghese andrà poi connessa alle reti dei Comuni limitrofi.

Le dimissioni di Boni e le vasche di Belotti

Davide Boni, leghista, presidente del Consiglio regionale della Lombardia, si è dimesso dalla sua carica in seguito alle indagini per corruzione che lo vedono coinvolto, come informano le agenzie di stampa e i siti dei maggiori quotidiani italiani.
Boni segue l’esempio di altri esponenti del suo partito che si sono dimessi nei giorni scorsi per gli stessi motivi. Il gruppo dirigente della Lega non ha chiesto affatto le sue dimissioni, anzi gli ha rinnovato la fiducia.
Che cosa significano per i senaghesi queste notizie?

Boni è stato assessore al territorio prima dell’attuale (Daniele Belotti, anche lui leghista) e gli ha lasciato il posto nel maggio 2010, quando è stato chiamato a presiedere il Consiglio Regionale. Da quel momento è stato Belotti a proseguire l’opera di Boni, sostenendo la “soluzione” delle vasche per rimediare ai disastri delle piene del Seveso.
Belotti ha così portato a termine una prima parte del lavoro di Boni, progettando una raffica di vasche: tre a Vertemate, una a Cantù, due a Carminate; sono inoltre allo studio altre vasche a Lentate, Varedo, Paderno e Milano.
La Provincia, prono ente attuatore, ha già aggiudicato i lavori con gara d’appalto per il raddoppio del canale scolmatore e le vasche di Senago. I progetti sono già finanziati.

Ora, se Boni è fuori gioco dal punto di vista istituzionale, non lo è dal punto di vista politico perché –così sembrerebbe- ha la fiducia di Maroni e del cosiddetto “triumvirato” (il direttorio della Lega): dunque può ancor influire sulle scelte di Belotti, il quale, dal canto suo, per sua stessa dichiarazione (Corriere della Sera, cronaca di Bergamo, 8 marzo 2012), all’investitura non era molto competente in merito ambientale ed urbanistico.

Senago continua a correre un grande rischio: la costruzione delle vasche di Senago è uno tra i primi lavori che dovrebbero partire. Il rischio è stato aumentato dal fatto che per troppo tempo le istituzioni a Senago non si sono opposte davvero ai progetti di marca leghista.

Però Boni si è dimesso perché investito dallo scandalo che riguarda proprio il suo passato di assessore all’urbanistica ed all’ambiente ed anche Belotti, a sua volta, è stato indebolito dalle dimissioni di Boni e da tutta la bufera di scandali che ha di recente investito la Lega.
Sarebbe dunque importante che la nuova amministrazione di Senago si inserisca subito e con decisione nella situazione politica regionale, per riprendere in mano da protagonista la vicenda: sarebbe il momento giusto.

Riassumendo: il rischio è grande e molto vicino, ma la proposta dell’assessore leghista è complessivamente più debole, oggi. Per questo occorre a Senago un sindaco che sappia agire rapidamente, con decisione e nella direzione giusta.
Questo sindaco è Stefano Palazzolo.

La Senago che abbiamo e la Senago che vogliamo

Ecco il progetto della Senago che vogliamo: è quella che c’è già, non utopia, ma una realtà che vogliamo preservare.

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Questo territorio è di tutti ed alcuni partiti di Senago e della Ragione Lombardia lo vogliono far sparire.

FERMIAMO LO SCEMPIO e teniamoci SENAGO!

STOP AL CONSUMO DI TERRITORIO – NO alle VASCHE di LAMINAZIONE

“FEDERAZIONE DELLA SINISTRA di SENAGO

(le foto sono statte scattate domenica pomeriggio, 5 febbraio, nel parco delle Groane di Senago partendo a piedi dal campo sportivo e passando attraverso l’area dove vorrebbero costruire le vasche di laminazione, durante una splendida gita con, e per, i nostri bambini)

Lombardia perde terreno agricolo a favore del cemento

Sembrava l’ultima trincea, ma è caduta pure quella. La Lombardia è scesa sotto la soglia psicologica del milione di ettari di territorio agricolo disponibile.

 

Il dato emerge dall’ultimo censimento 2011 sulle aree rurali ed è stato diffuso questa mattina a Milano durante la presentazione del rapporto Ersaf sul consumo di suolo.

 

“Siamo scesi a quota 984 mila ettari” conferma l’assessore regionale all’agricoltura Giulio De Capitani. Intanto su 1.544 comuni lombardi solo il 40 per cento ha un piano di governo del territorio. “I nuovi Pgt – spiega Ettore Prandini, vice presidente regionale della Coldiretti Lombardia – avrebbero dovuto prevedere la salvaguardia del territorio agricolo di particolar pregio, ma non sta avvenendo. E’ un dato preoccupante. Il consumo di suolo sta aumentando e non è giustificato né dal punto vista residenziale nè produttivo, perché questi terreni sono stati spesso occupati da case invendute o da capannoni vuoti e questo ci deve far riflettere sull’utilità di tante costruzioni in aree che non potranno poi più essere recuperare all’utilizzo agricolo e ambientale”.

 

Anche perché sul totale delle superfici consumate, i due terzi riguardano proprio quelle più fertili. Con un impatto – spiega la Coldiretti regionale – sia sulla produzione alimentare che sulla difesa ambientale: ogni anno in Lombardia si perde una potenzialità di produzione pari a 27 mila tonnellate di grano e si riduce di 850 mila tonnellate la capacità del terreno di immagazzinare anidride carbonica che così, in parte, finisce nell’aria che respiriamo. Inoltre il consumo di suolo ha effetti sul clima e sull’evaporazione delle acque, causando l’accumulo in atmosfera di un’energia pari a 5-6 milioni di chilowattora ogni anno (l’energia necessaria al funzionamento di quasi 20 milioni di frigoriferi).

 

Negli ultimi dieci anni – spiega Ersaf – le province che hanno subito di più l’assalto al suolo sono state Lodi, Mantova e Cremona. Mentre il resto del territorio (Milano e la Brianza, Bergamo e Brescia, Varese, Como e Sondrio) era stato già stato colpito in periodi precedenti. E adesso – conclude la Coldiretti Lombardia – c’è anche la spada di Damocle delle grandi autostrade progettate o in costruzione: dalla Pedemontana alla Brebemi fino alle nuove tangenziali milanesi.

 

Fonte: Bresciapoint.it


Rifondazione c’è!

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