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Il Programma di Potere al Popolo – 14 – UNA NUOVA QUESTIONE MERIDIONALE

La crisi in cui versa il nostro Paese da oltre un decennio colpisce con particolare violenza i territori storicamente più svantaggiati, il Sud e le Isole. Il tasso di disoccupazione in queste aree è quasi il doppio di quello nazionale; un giovane meridionale su due è senza lavoro, a fronte di livelli di istruzione e formazione molto alti. I salari sono mediamente più bassi e il lavoro è più precario, a fronte di un costo della vita che negli ultimi anni è salito vertiginosamente, specialmente nelle aree metropolitane. Il disinvestimento dello Stato dai settori strategici, quando non è coinciso con una svendita, come nel caso dell’ILVA, ha trasformato porzioni enormi di territorio, come Bagnoli, in cimiteri industriali, preda di interessi speculativi senza alcuna prospettiva di sviluppo, martoriati da livelli altissimi di inquinamento ambientale. L’inquinamento è l’altro denominatore comune del Sud, da Bagnoli all’ILVA, dalla mega discarica di Terzigno al fiume Sarno, a Priolo; quando i territori non sono inquinati da residui industriali o da discariche, sono selvaggiamente occupati da foreste di pale eoliche, impianti di produzione di energia da CDR, oppure diventano territorio d’elezione per lo stoccaggio di scorie nucleari, o per l’allargamento e la costruzione di nuove basi militari.

I livelli sanitari garantiti sono inferiori alla media nazionale, così come le risorse destinate a istruzione e formazione che nel Sud e nelle isole diminuiscono. In questo contesto è comprensibile la ripresa drammatica dell’emigrazione da Sud a Nord – a volte forzata, come nel caso degli insegnanti – e dell’emigrazione verso l’estero, che vede i meridionali e gli isolani in testa alle classifiche di chi parte per non tornare. Noi riteniamo che la questione meridionale debba tornare ad essere questione centrale sul piano nazionale ed europeo. Va invertita la rotta: il Sud e le Isole non vanno visto più come un problema, ma come una grande opportunità per il paese, liberandone positivamente le energie.

Per questo lottiamo per:

  • una politica di investimenti pubblici in settori produttivi mirati allo sviluppo dei territori più svantaggiati, contrastando il ricatto inaccettabile che vorrebbe barattare il lavoro con la salute e la tutela dell’ambiente, e perché le ragazze e i ragazzi del Sud abbiamo il pieno diritto di studiare e lavorare nella propria terra;
  • livelli sanitari realmente equiparati a quelli del resto del paese;
  • una rete di infrastrutture e trasporti pubblici radicalmente potenziata;
  • un forte investimento in istruzione e formazione orientato al Sud;
  • la fine di una strategia che vede nel meridione una mega discarica, o una mega centrale elettrica per il paese;
  • la difesa dei territori dagli appetiti speculativi di imprenditori nostrani e grandi multinazionali.
  • l’affermazione di un modello di economia alternativo, che accanto a produzioni qualificate valorizzi la bellezza, la storia, la terra, le nuove tecnologie, la cultura di città che sono da sempre luoghi di pace, crocevia di popoli e culture.

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Il Programma di Potere al Popolo – 10 – DIRITTO ALL’ABITARE, ALLA CITTA’, ALLA MOBILITA’

In un paese colpito da una crisi decennale, dove le imprese sono dedite alla rapina dei fondi pubblici e all’aumento dello sfruttamento ma ciò nonostante non riescono a guadagnare quanto vorrebbero, le case, le città e i servizi pubblici essenziali diventano sempre più centrali nella corsa al profitto. Nonostante lo sbandierato tasso di nuclei proprietari, tra i più alti d’Europa, vediamo sempre più gente senza casa, sfrattata con la forza, costretta a pagare affitti senza controllo o ad occupare, mettendosi in una situazione di insicurezza e illegalità dovuti solo al bisogno. Vediamo inoltre città sempre meno a misura delle persone, dove i servizi vengono tagliati – trasporti -, peggiorano in qualità – igiene pubblica -, costano sempre più cari – acqua, elettricità, gas. Vediamo centri storici trasformati in vetrine, da cui i poveri e gli indesiderati vengono scacciati col DASPO, e periferie ghetto, private dei servizi essenziali, spesso preda del degrado e della criminalità organizzata. I servizi pubblici essenziali sono, ancora, il nuovo terreno di caccia per i profitti: acqua, elettricità e gas costano sempre di più e non sono garantiti, mentre la mobilità e i trasporti non rispondono più agli interessi delle classi popolari ma alle esigenze di guadagno delle grandi imprese. Noi crediamo che la casa, le città vivibili, la mobilità siano diritti fondamentali.

Per questo lottiamo per:

  • un piano straordinario per la messa a disposizione di 1.000.000 di alloggi sociali in 10 anni, attraverso il prioritario riutilizzo del patrimonio esistente;
  • l’introduzione di un’imposta fortemente progressiva sugli immobili sfitti, l’abolizione della cedolare secca e la possibilità per i sindaci di requisire lo sfitto in situazioni di emergenza abitativa;
  • una politica di controllo degli affitti, stabilendo canoni rapportati alla rendita catastale;
  • l’abolizione dell’articolo 5 della legge Lupi, che nega a chi occupa la possibilità di allacciarsi alle reti elettriche, idriche e del gas;
  • un controllo delle tariffe per i servizi pubblici essenziali e la loro garanzia per tutte e tutti, in particolare per chi è in condizioni di disagio socio-economico;
  • una moratoria sulla “morosità incolpevole”;
  • un piano di riqualificazione delle periferie, in cui vivono 14 milioni di persone;
  • un sistema di trasporto pubblico potenziato, e alla portata di tutti, con il contrasto ai processi di privatizzazione e la riaffermazione del carattere pubblico dei servizi e delle aziende, con particolare attenzione ai bisogni dei pendolari e al trasporto locale.

La mafia non esiste !!

Una serie di occhi rivolti alle dita, ma nessuno che provasse a voltarsi verso la Luna ??

Un dibattito davvero surreale quello andato in scena nel Consiglio Comunale di Senago del 29 settembre 2017.

Molte, come al solito, le comunicazioni ed un confronto nel quale si parla del più e del meno senza accorgersi dell’ingresso di un elefante nella stanza. Si continua a parlare del più e del meno ed a ballare, un po’ come gli ignari passeggeri del Titanic, anche dopo la collisione con l’iceberg.

La parte delle comunicazioni è generalmente quella più vivace e più densa di dibattito e di confronto politico, rispetto alle tematiche amministrative e talvolta meramente tecniche.

Ed ecco in sequenza andare in onda una serie di comunicati e pronunciamenti su tutto lo scibile umano o quasi:

  • comunicazioni sul referendum sulla cosiddetta Autonomia Lombarda ed invocazioni a strane similitudini che questo referendum potrebbe avere con quello che si svolgerà o si dovrebbe svolgere domani in Catalogna
  • una importantissima interrogazione sui semafori T Red e sull’utilizzo dei cosiddetti countdown di cui si chiede l’introduzione vista, pare, la recente omologazione da parte del Ministero dei Trasporti
  • una ancor più rilevante comunicazione relativa allo svolgimento dell’iniziativa sullo Street Food che si è svolta senza alcun problema di ordine pubblico e di carattere viabilistico

  • la comunicazione relativa alla introduzione nel sito web del comune di un banner per chi fosse interessato all’adozione di animali abbandonati

    Ed ecco che dopo tutta questa serie di comunicazioni e molto altro ancora, nel quasi torpore generale, entra l’elefante nella stanza….

Una interrogazione relativa ad operazioni Antimafia che si sono svolte sul territorio di alcuni comuni limitrofi e che hanno coinvolto anche Senago, dove i Carabinieri hanno sequestrato documentazioni dal Municipio. Si chiede alla sindaca di tranquillizzare la situazione relativamente al fatto che i documenti e gli eventi di questi giorni non riguardano il comparto amministrativo della città o comunque questa attuale amministrazione. La sindaca tranquillizza sulla propria sicurezza e trasparenza amministrativa.

Ovviamente gli interventi sono quelli di rito, in cui si rilasciano dichiarazioni abbastanza formali, per cui la magistratura farà il proprio lavoro, proseguendo le proprie indagini. La situazione è grave, ma bisogna attenderne gli sviluppi e comunque non trapelano commenti e in futuro si potrebbe tenere un consiglio comunale ad hoc per discutere del tema. Il tutto liquidato in 3-4 minuti o forse un po’ meno.

Ma torniamo all’elefante !! Il pericolo, ma diremmo più probabimente la certezza che, in un passato recente, se non addirittura nel presente, alcune persone con pericolose frequentazioni con la criminalità organizzata possano avere una connessione forte se non addirittura un ruolo palese e centrale all’interno dell’amministrazione del nostro comune non può essere in alcun modo accettabile. Ci saremmo aspettati che l’assessore Vitalone mandasse un comunicato di autosospensione dal proprio ruolo, se non altro per tutelare una Giunta appena nata e metterla in condizione di poter amministrare in totale serenità. Invece nulla di tutto ciò !!

Chiediamo le immediate dimissioni dell’assessore Vitalone perchè nessuna frequentazione con i boss della ‘ndrangheta può essere compatibile con un ruolo di pubblico servizio ed al servizio della cittadinanza. Siamo sicuramente tutti garantisti, ma in alcuni casi e per alcuni di provata malafede questo essere garantisti ha voluto significare spingersi fino a negare l’esistenza dei fatti e cioè che la criminalità organizzata abbia preso possesso del nostro territorio e continui a farlo in maniera impunita e totalmente incontrastata.

Per molti “lumbards” della prima ora forse vale ancora l’antico adagio che la mafia, la camorra e la ‘ndrangheta non esistono nel Nord ed invece purtroppo esistono, sono particolarmente attive e rigogliose e sono troppo vicine a noi e continuano ad essere quelle grosse montagne di merda come le definì Peppino Impastato.

Ordinanza n. 118 del 07.09.2017

A scomodare e parafrasare il mitico androide Roy Batty, dell’ancor più mitico Blade Runner, verrebbe da dire: “Ho letto cose che voi umani non potreste nemmeno immaginare….discriminazioni razziali ed etniche, xenofobia ed egoismo allo stato puro,  fatti passare per salvaguardia della salute pubblica !!”

Ci si riferisce, senza mezzi termini, all’Ordinanza n. 118 del 7 settembre 2017 emessa dal Comune di Senago. Anche il numero toccato in sorte a questa ordinanza non è probabilmente casuale, visto che si richiama ad uno stato urgente ed emergenziale, che poi così emergenziale non è. Almeno per quel che concerne il territorio di Senago e la Lombardia nel suo insieme.

Leggendola si rimane basiti e c’è davvero da strabuzzare gli occhi. Crediamo che ogni cittadina e cittadino senaghese dovrebbe andarsela a guardare e la si può trovare qui.

C’è un non so che di discriminatorio, razzista, incostituzionale ed anche lunare in questo “editto”. Volendo fare l’esegesi del testo, tutto sembra davvero confuso e sbagliato, e l’estensore del documento, già dalle premesse formali, inizia a dibattersi in una serie di errori ed orrori di logica e di sostanza.

Nei preamboli e nelle premesse si continua a ripetere quanto sia legittimo l’intervento in oggetto da parte del Comune, giustificandolo con il ruolo che il Sindaco svolge nella tutela della salute dei cittadini.

E chissà come mai sarebbe il potenziale arrivo di 40-50 richiedenti asilo ad essere portatore di batteri e  pericolose e falcidianti malattie ??  Insomma sarebbero in arrrivo degli untori come nemmeno nel periodo della peste di manzoniana memoria !!

Si definisce una situazione ed un quadro emergenziale, come se la Lombradia fosse una nuova Lampedusa, una zona di confine da cui entrano in modo incontrollato ed indiscrimnato innumerevoli migranti. Se le reminescenze di geografia ci assistono in realtà sappiamo bene come la Lombardia confini ahinoi con la Svizzera, abitata da pericolosissimi extracomunitari. Pericolosi soprattutto per il segreto bancario e l’evasione fiscale !!

Riassumendo per sommi capi il contenuto dell’ordinanza, vi si afferma che le/i senaghesi, che volessero affittare le proprie case sfitte ad altre/i cittadine/i o ad una famiglia che si trova in attesa di valutazione di una richiesta di asilo politico, correrebbero il rischio di sanzioni, da 50 a 500 euro, qualora non lo comunicassero con adeguato anticipo all’amministrazione comunale.

Non si capisce perchè questa differenza di trattamento dovrebbe sorgere affittando casa ad Ahmed e Fatma invece che a Olindo e Rosa (sono due nomi a caso di persone di provata “lombarditudine”). Per quali ragioni dovrebbe sussistere una diversa tempistica ed una differenza di trattamento a seconda della cittadinanza degli inquilini ?? Se non c’è discriminazione qui, spiegatemelo voi !!

Il tutto nasce dalla possibilità di poter dare ospitalità a cittadini proveniente da paesi nei quali la carestia, la guerra ed altro ancora portano a fughe di migliaia di chilometri per poter garantre ai propri figli non un futuro migliore, ma semplicemente un futuro !!

I cittadini che arriverebbro a Senago avrebbero comunque già passato una sorta di “filtro” attraverso le prefetture e quindi, non essendo noi la nuova Lampedusa della Brianza o della Martesana, non siamo certamente soggetti ad alcuna invasione come qualcuno ha più volte sottolineato anche durante la campagna elettorale.

Inoltre si pretende che l’affittuario faccia una relazione scritta, ogni 15 giorni, al Comune stesso, aggiornando l’amministrazione sullo stato di salute delle persone che abitano l’appartamento dato in affitto. Ma questo non viene chiesto e non potrebbe essere preteso da nessuno che affittasse il proprio appartamento ad altri cittadini italiani !!

“Oggi Ahmed ha il raffreddore, ma la relazione l’ho consegnata ieri e lui stava bene. Lo riferiremo nel nostro prossimo quindicinale diario alla sindaca ed alla giunta senaghese. Fatma invece ha un po’ di congiuntivite, ma non è preoccupante. Grazie a quella può ricevere asilo all’Ospedale San Raffaele per una settimana e con un reparto intero a sua disposizione”. Ah no scusate quello era Silvio !!

Ora che si pretenda ciò in un paese che non è stato in grado di controllare la situazione vaccinale delle bambine e dei bambini, ragazze e ragazzi che frequentano le scuole del territorio italiano, supera di gran lunga la soglia del ridicolo. Nel nostro paese, dopo anni, o forse meglio decenni, il morbillo è tornato a mietere vittime, per l’incuria di chi ha ritenuto che il percorso vaccinale dovesse essere totalmente volontario.

Aiutiamoci a casa nostra !! Soprattutto ad essere meno ridicoli !!

Prepariamoci a salire ai disonori della cronaca per tutta una serie di editti che questa amministrazione emetterà nei prossimi tempi. Ancora le barricate, come a Gorino, non sono state fatte, ma il clima è sicuramente favorevole. Comunque non rilassiamoci, una risata li seppellirà, ma nel frattempo bisogna resistere !!

Ci perdonino i simpatizzanti delle associazioni animaliste perchè in questo caso non vogliamo offendere la loro sensibilità, ma permetteteci di rimanere un po’ stupiti di fronte al fatto che il Comune predisponga un banner che pubblicizzi l’adozione di cani e gatti abbandonati, mentre orgogliosamente si mostrano i muscoli dimostrando arcignamente ogni repulsione per l’accoglienza di donne, bambini e uomini in fuga da guerre, miseria, carestie e morte.

Alcuni manifesti apparsi a Senago….(seconda parte)

Per riprendere la discussione relativa ai manifesti in cui si citava una presunta sudditanza ed obbedienza del PRC senaghese nei confronti delle istituzioni milanesi, ci corre l’obbligo di citare alcuni eventi realmente accaduti ed assolutamente non smentibili e nemmeno confutabili.

Nel manifesto in questione che i cittadini senaghesi possono ammirare presso le postazioni elettorali alla posizione n. 1 si parla di una delibera di Giunta del Comune di Milano ed esattamente la n. 2566 del 12.12.2014.

A espressa domanda su un post facebook su quanti fossero gli assessori del PRC che hanno votato a favore della delibera stessa, alcuni interlocutori hanno detto di non conoscere la risposta. Sapevano tuttavia che vi erano due eletti PRC nel Consiglio Comunale di Milano.

Correndo il rischio di essere pedanti, e forse anche noiosi, alcune precisazioni sono d’obbligo. I due consiglieri comunali eletti a Milano (Basilio Rizzo e Anita Sonego) vennero eletti nella lista Sinistra per Pisapia che conteneva candidati appartenenti  a diversi soggetti politici e non solo al PRC. Inoltre, uno dei due eletti divenne Presidente del Consiglio Comunale (Basilio Rizzo tra l’altro indipendente e non aderente al PRC).

La domanda sul post di facebook era ovviamente retorica perchè nessun membro del PRC fu mai assessore nella Giunta Pisapia per tutto il mandato amministrativo.

Una delibera di Giunta immediatamente esecutiva non passa attraverso il voto e l’approvazione del Consiglio Comunale e il PRC che non aveva alcun assessore in quella giunta, non ebbe nemmeno modo di esprimere un parere in Consiglio Comunale a Milano.

Ma veniamo ad eventi a noi più vicini, almeno geograficamente. Una sera di diversi anni fa Sinistra Senago ed il Movimento Cinquestelle locale si incontrarono per discutere di Vasche di Laminazione e di strategie per una più corretta opposizione alla loro realizzazione. Alla serata era presente anche il Dott. Viscomi che fu uno degli animatori della protesta contro la realizzazione delle vasche. Ebbene in quella sera, Sinistra Senago ebbe modo di esprimere la propria opinione relativa ad un percorso difensivo che in quella fase si stava intraprendendo.

L’idea chiave che andava per la maggiore era quella di proporre l’allargamento del canale scolmatore per evitare la realizzazione delle vasche di laminazione. Una sorta di riduzione del danno usato per mostrare comunque la buona volontà di Senago. Sappiamo tutti che quella posizione fu quella che venne assunta anche dall’amministrazione comunale per un certo periodo.

Ebbene, ed anche qui vogliamo essere noiosi e ripetitivi allo sfinimento (Repetita iuvant !!), Sinistra Senago espresse già da allora l’opinione che l’allargamento del Canale Scolmatore di Nord-Ovest non era null’altro che un Cavallo di Troia per portare ancora più acqua del Seveso e più velocemente nelle future vasche.

Il PRC, che aderisce a Sinistra Senago, era fermo su quella posizione e quindi sarebbe bene che alcuni manifesti restituissero dignità e verità alla questione invece di diffondere infamanti elucubrazioni da parte di chi per un certo periodo sposò in pieno una linea difensiva che coincise perfettamente con quella dell’impiccato che sceglie l’albero a cui legare la corda.

Sinistra Senago ha mai affermato che la proposta di allargamento del canale scolmatore fosse una posizione in malafede o che fossero in malafede coloro i quali la sostenevano come M5S ??

Certamente no !!

Possiamo ritenere ingenua quella posizione ??

Probabilmente sì, visti i risultati a posteriori ed aggiungeremmo che fu un tantino suicida.

Indubbiamente con il senno del poi avevamo ragione !! E ci permettiamo di dire che non fu con tutta probabilità la migliore strategia difensiva tra quelle possibili. Insomma sempre un po’ come la Juventus a Cardiff !!

Ora su facebook questi chiarimenti erano stati pubblicati da alcuni tra noi in risposta alla sollecitazione che il manifesto forniva. Qualcuno ha visto bene di cancellarli. Come sempre i paladini della giustizia, dell’onestà e della legalità lavorano imperterriti e non si fermano mai.

Alcuni manifesti apparsi a Senago….(prima parte)

In questi giorni, gli ultimi che ci condurranno al primo turno delle elezioni amministrative, hanno fatto la loro comparsa sulla scena alcuni manifesti relativi alle Vasche di Laminazione del Movimento Cinquestelle. In questi manifesti si insinuerebbe che il Circolo di Senago del Partito della Rifondazione Comunista avrebbe avuto un atteggiamento morbido e servile nei confronti del PRC milanese. Quest’ultimo, per la sola ragione di essere nella maggioranza di Pisapia, avrebbe condiviso la scelta delle Vasche di Laminazione a Senago.

Credo sia doveroso raccontare tutta la storia e soprattutto la verità ai cittadini. Chi ha affisso questi manifesti si scorda di raccontare che Sinistra Senago ed il PRC locale, unici probabilmente su tutto il fronte politico senaghese, non hanno creduto come altri, magari tra gli stessi ideatori del manifesto, alla fandonia che l’allargamento del canale scolmatore potesse essere una linea di eventuale compromesso con il Comune di Milano e la Regione Lombardia per evitare le vasche sul nostro territorio.

Sinistra Senago, nella quale si colloca il PRC, ha prima di tutti e nonostante tutti, avvisato che un canale di maggiore portata sarebbe stato solo prodromico alla costruzione delle vasche. Quanto ai rapporti con i nostri (del PRC) rappresentanti al Comune di Milano siamo prontissimi a fornire documentazione in cui sollecitiamo e sensibilizziamo chi stava allora nel Consiglio Comunale di Milano per il PRC.

Ci pare invece ampiamente testimoniata l’azione di Massimo Gatti, ex-consigliere provinciale della sinistra (l’Altra Provincia) che in diverse occasioni ha appoggiato e sostenuto la nostra battaglia contro le vasche.

Fare di tutta l’erba un fascio non ci sembra il modo migliore e più trasparente per fare informazione. E crediamo che questo dovrebbe stare assolutamente a cuore anche a coloro i quali si dipingono, in diverse occasioni, come gli incontrastati paladini della giustizia e della legalità. E bene che i cittadini ricevano le giuste informazioni e non notizie rimasticate e rielaborate alla ricerca di un facile consenso.

Non nascondiamo parecchia delusione nei confronti di questa operazione che appare davvero strumentale. Forse qualcuno dovrebbe invece raccontarci le posizioni di Mattia Calise, già consigliere Comunale a Milano per M5S, ed il suo voto sulle Vasche di Laminazione a Paderno e Lentate sul Seveso ?? O illustrarci le opere ed il supporto del gruppo consiliare regionale M5S ?? Non pervenuto, un po’ come Dybala e Higuain ieri sera a Cardiff !!

Per quanto attiene inoltre alla legalità ci chiediamo se l’utilizzo del nostro simbolo possa essere così ampiamente disponibile a qualsivoglia campagna denigratoria. Probabilmente la novella Justice League di cui sopra risponderà a breve.

Seveso, Massimo Gatti: “Milano va sott’acqua e lor Signori pensano ad EXPO”

Milano, 8 luglio 2014. Dichiarazioni di Massimo Gatti, già Capogruppo in Provincia di Milano per Lista un’Altra Provincia-PRC-PdCI:

Ormai a Milano sembra diventata un’abitudine: piove un po’ di più e il Seveso allaga strade e cantine, mettendo in crisi la città di EXPO. L’ennesima esondazione sembra stupire soltanto lor Signori, che dopo avere cementificato di tutto e di più, oggi si stracciano le vesti per coprire una nuova pessima figura internazionale di Milano.

Da sempre abbiamo sostenuto che le vere grandi opere di cui il nostro paese ha bisogno sono il riassetto idrogeologico e la manutenzione di strade ed edifici pubblici, invece che investire milioni di euro in opere inutili e dannose, come le nuove autostrade. Le risorse ci sarebbero, eccome! Lo dimostrano i faraonici preparativi di EXPO e il corollario di malaffare, corruzione e mafie che sta ruotando intorno a questo evento. Basterebbe avere il coraggio e il buon senso di fermare questo circolo vizioso per evitare l’ennesima emergenza Seveso e restituire un po’ di respiro a territori massacrati da traffico e inquinamento.

I veri responsabili di questa situazione, che non affrontano queste emergenze, sono i ‘sapientini’ al Governo nazionale e Regione Lombardia, che naviga di male in peggio da Formigoni a Maroni. A ciò si aggiunge l’inadeguatezza di troppi enti locali, a partire da Milano. In questi ultimi mesi a loro disposizione, le giunte provinciali si applichino diligentemente alle opere idrauliche, anziché sperperare denaro pubblico e spartirsi i posti.

L’unica garanzia è la partecipazione popolare, i comitati, le associazioni e qualche amministratore coraggioso, che con tenacia e passione impongano come priorità la salute pubblica e la cura del territorio.

#no2giugno USB-Vigili del Fuoco: “No a parate militari e carnevalesche. Prestiamo soccorso nelle zone terremotate”

L’USB VV.F ha diramato due comunicati per chiedere al presidente Napolitano, e al governo, che i Vigili del fuoco non vengano mandati a esibirsi in “parate militari o carnevalesche”, ma che vengano piuttosto adoperati nelle zone colpite dai due devastanti sismi. Il sindacato inoltre denuncia “i tagli lineari” che il corpo dei VV.F sta subendo, e che si ripercuotono sui cittadini in momenti drammatici come questi. Infine Usb VV.F denuncia l’irresponsabilità di chi, subito dopo il primo sisma, ha dato il via libera alle aziende a riprendere le attività produttive, permettendo che altri operai morissero nella seconda violenta scossa di ieri; e annuncia una proposta di legge che, modificando il ruolo della Protezione Civile, metta i VV.F al centro della macchina dei soccorsi.

I Vigili del fuoco aderenti a USB chiedono che i propri lavoratori “non vengano mandati ad esibirsi in una sfilata, ma a prestare la loro opera di soccorso tecnico urgente alla popolazione delle zone terremotate”. Nel comunicato si specifica che il Corpo nazionale dei VV.F “è un ente sociale che non ha mai avuto alcun motivo di partecipare a parate militari o carnevalesche”, ed è “ incomprensibile e inaccettabile in questo momento la scelta di impegnare un folto gruppo di lavoratori per la sfilata del 2 giugno, lasciando al contempo alcune zone terremotate prive di operatori”. Nel comunicato si denunciano inoltre i tagli lineari che hanno messo in ginocchio l’intero corpo dei VV.F, e che di conseguenza si rivelano deleteri per la sicurezza dei cittadini: “oggi, infatti, il soccorso tecnico urgente alla popolazione è assicurato solo ed esclusivamente con il raddoppio dei turni del personale VV.F. e con la certezza che i lavoratori non saranno retribuiti, perché il Dipartimento non ha fondi e si appresta a nuovi tagli lineari. Tagli che oggi si dimostrano drammaticamente irresponsabili, in quanto hanno anche contribuito a rendere sempre più precaria la sicurezza nei luoghi di lavoro, come risulta dalla lugubre conta dei lavoratori morti in Emilia”.

Questo perché, secondo la denuncia dell’USB VV.F, non solo qualcuno ha permesso che quei capannoni sotto cui sono morti gli operai nei due sismi fossero costruiti senza rispettare le leggi in materia antisismica, ma nessuno avrebbe, inoltre, effettuato attenti controlli fra il primo e il secondo sisma, permettendo che altri operai morissero nella seconda forte scossa di terremoto di ieri. Nel comunicato si legge: “in questo momento i Vigili del Fuoco sono il primo ente preposto alla incolumità privata e pubblica, a ricercare la catena di responsabilità di chi ha autorizzato la lavorazione in capannoni con travi poggiate sui pilastri senza essere ancorate. Come lavoratori si interrogano, ed interrogano quella politica che fino a ieri considerava la sicurezza come un onere per le imprese e ha fatto in modo di ridurre, se non eliminare, i controlli per garantirla”. Ecco perché chiedono al presidente Napolitano e al governo di “porre fine alle parate di essere considerati per la loro professionalità”.

Nel secondo comunicato L’USB VV.F denuncia “la mancata applicazione del principio di precauzione da parte delle autorità politiche e tecniche in Emilia”, e ritiene “una grave imprudenza” l’autorizzazione concessa alle aziende delle zone terremotate di riprendere le attività produttive subito dopo il primo devastante sisma. “Non è accettabile – prosegue il comunicato – che un Paese civile anteponga le ciniche logiche dell’economia alla vita dei suoi cittadini”. Ed è la stessa USB VV.F a fare autocritica, relativamente a presunte concessioni a riprendere le attività produttive date proprio da tecnici dei Vigili del fuoco: “sarà compito della magistratura accertare le responsabilità, sarà compito anche di questo sindacato richiedere un indagine interna, per chiarire se i Vigili del Fuoco in questo frangente hanno fatto tutto quello che dovevano, per scongiurare quanto accaduto. Non possiamo infatti sottrarci a domande importanti, se è vero quanto affermato da alcuni giornali. Se alcune delle strutture che sono crollate avevano avuto il via libera alla ripresa lavori da parte dei nostri tecnici, dovremo domandarci se oggi esistono gli strumenti idonei per dare risposte certe. Risposte che, se sbagliate, costano la vita delle persone”. Intanto il sindacato chiede di fermare le attività produttive nelle zone interessate dal sisma, e dai conseguenti crolli e indebolimenti di strutture ed edifici, e auspica “che venga da subito istituita una cassa integrazione speciale per garantire un reddito a chi non lavora, e che vengano istituiti fondi ad hoc per intervenire nei luoghi di lavoro per la messa in sicurezza degli stessi”.

Infine USB VV.F annuncia che, relativamente alla Protezione Civile, e al fine di dotare l’Italia “di un sistema efficiente di salvaguardia”, presenterà una proposta di legge “che mira ad ottimizzare e migliorare il sistema di Protezione Civile, ponendo i Vigili del Fuoco al centro di questa organizzazione”.

30/05/2012 17:04 | WELFAREITALIA | Autore: luigi mazza (Da Controlacrisi.org)

Milano, la città della bolla speculativa. Intervista a Basilio Rizzo

Cosa sta succedendo al territorio di Milano, quanto si è costruito, perché in dieci anni sono stati dati in pasto al cemento sette ettari del territoriosenza una pianificazione a salvaguardia dei terreni e della loro sostenibilità? Lo chiediamo al Presidente del Consiglio Comunale di Milano, Basilio Rizzo, che negli anni si è impegnato a placare una certa logica di urbanistica, analizzando anche l’ascesa di Ligresti e soprattutto sottolineando il problema del Piano casa. Quali sono le origini di una così selvaggia urbanizzazione della città?

A Milano è avvenuto un consumo poco intelligente del territorio, fatto con il meccanismo della bolla speculativa, costruendo senza la certezza di vendere, ma con la sicurezza di avere finanziamenti dalle banche. Gli immobili sono stati poi messi a garanzia dei prestiti successivi, creando la situazione paradossale di aumentare l’edificazione, senza dare risposte ai problemi sociali della città, che sono quelli delle abitazioni a basso prezzo per i ceti medi. Tutto questo ha generato il fenomeno dei grandi spazi abbandonati a se stessi, con costruzioni, anche le più recenti, che di fatto non vengono concepiti per essere venduti. Oggi il problema è ancora più evidente, dato che gli immobili costruiti sono fuori dalla portata economica di chi ha bisogno di casa.

Politicamente, quali possono essere gli strumenti per rimediare alla politica delle costruzioni e degli abbandoni edilizi?

L’attuale Giunta lavorerà per trovare dei provvedimenti che penalizzino l’operatore, che, per lungo tempo, è stato in possesso di immobili sfitti, non permettendo più a questo di costruire altro. Il più delle volte questi operatori non hanno neanche tentato di mettere gli immobili sul mercato. Degli accorgimenti normativi potrebbero indirizzarsi verso un’intensificazione dell’IMU sugli immobili non utilizzati, ma ben presto si dovrà arrivare allo studio di provvedimenti specifici, come avviene in altri Paesi, che indichino che dopo 3-4 anni (come il provvedimento dei conto correnti dormienti) se un proprietario ha un immobile privo di contratto (di vendita o di affitto) dovrà rassegnarsi a concederlo alle istituzioni, che dovranno riutilizzarlo socialmente. In questo modo si realizzerebbe la sovranità dell’ente pubblico in merito a questo tipo di problematiche.

Le migliaia di abitazioni sfitte saranno finalmente destinate a chi necessita di una dignitosa dimora?

C’è un grande patrimonio di edilizia residenziale pubblico inutilizzato e credo che una delle prossime scelte dell’Amministrazione sarà quella di recuperare le migliaia di alloggi sfitti che ci sono a Milano. Si partirà dal patrimonio pubblico, con degli investimenti di risanamento ed adeguamento delle norme necessarie, perché è intollerabile che, di fronte ad un bisogno così ampio, esistano alloggi, anche di natura pubblica, che non vengano utilizzati.

Quali sono state le debolezze istituzionali che hanno permesso questa marcia libera dell’annientamento del suolo?

Guardando al recente passato, si può imputare alla Giunta che ci ha preceduti di non aver utilizzato i freni del PGT (Piano di governo del territorio), per impedire alle aree agricole di arrivare a diritti edificatori. Si è consegnato un piano, in vigore, che non individua assolutamente terreni non edificabili. Quindi si è concesso anche ad aree a destinazione agricola di esercitare diritti volumetrici. Nel nostro PGT le aree a parco non avranno diritti di edificazione e per le altre aree si dovrà tornare sempre in Consiglio Comunale per decidere se costruire o meno.

AMBIENTEITALIA | Fonte: E – il mensile on line | Autore: lorenzo giroffi(Da Controlacrisi.org)

Villa Adriana: la villa della vergogna!

“Costruì una splendida villa a Tivoli, così da intitolare i vari edifici con i celebri nomi dei provincie e di luoghi famosi, come la Licia, l’Accademia, il Pritaneo, il Canopo, il Pecile, Tempe; per non tralasciare nulla dipinse anche gli inferi” Con queste rapide parole un misteriosissimo storico, vissuto durante il declino dell’Impero romano, descrive la magnificenza della villa che l’Imperatore Adriano si fece costruire presso Tivoli. Già da queste parole emerge il carattere spettacolare e speciale di quel complesso di edifici: un magnifico insieme di elementi architettonici rappresentanti luoghi particolarmente significativi dell’Impero romano. Così il complesso di strutture richiama i luoghi dell’Atene classica (il Pecile, che è una ricostruzione dell’Agorà e dei portici di Atene), le regioni esotiche, ricche ed evocative dell’Egitto (il Canopo: un Nilo in miniatura ornato da colonne). Il desiderio di un solo uomo portò alla costruzione di teatri marittimi con isole, biblioteche, cupole svettanti. Tutto questo è testimonianza di un popolo che già aveva conoscenze architettoniche elevate (Vitruvio, che fu il modello per l’architettura moderna, all’epoca della costruzione era già morto da più di cento anni!) capaci di dar vita a creazioni fantasiose e stravaganti.

Nel complesso di Villa Adriana regna la memoria di luoghi e persone che vissero “quando gli dei non c’erano più e Cristo non ancora, tra Cicerone e Marco Aurelio […] un momento unico in cui è esistito l’uomo, solo”, per dirla come Flaubert. Già si possono immaginare in luoghi del genere le sfarzose feste dell’imperatore, le effigi di dei antichi, i santuari per il suo prediletto Antinoo, deificato dopo una morte misteriosa in Egitto (probabilmente un suicidio rituale in onore dell’Imperatore). Tra le rovine di Tivoli una giovane Marguerite Yourcenar ideò uno dei romanzi più importanti del ‘900: le Memorie di Adriano.

Siamo a Corcolle, nel 2012, queste amenità storiche (protette dall’UNESCO)  rischiano di essere deturpate profondamente per la costruzione di una discarica tendenzialmente abusiva. Stupisce il beneplacito di Palazzo Chigi per adibire una dismessa cava, situata ad un chilometro dal sito della Villa, a luogo di stoccaggio per i rifiuti solidi urbani della città di Roma. Quello che preoccupa è anche il serissimo rischio di inquinamento delle falde acquifere, considerando il fatto che parliamo di zone densamente abitate, la contaminazione delle acque potabili risulta essere uno dei punti più allarmanti di questa vergognosa vicenda. Ma le Istituzioni dinanzi a questa chiarissimo (tentativo di ) stupro del territorio e dei beni (comuni) culturali dove sono? Il prefetto Giuseppe Pecoraro, commissario romano ai rifiuti, è il principale attore di ciò, complici e assieme attori sono l’amministrazione della Provincia, ma anche il governo. Il ministro Ornaghi certamente non si è distinto per durezza e intransigenza nella condanna del fattaccio, le sue reazioni insipidissime sono state “rimango contrarissimo”, ma poi che dire del Ministro Cancellieri che ha ringraziato Monti, per la fiducia data al prefetto Pecoraro. Ma cosa ci si può aspettare, citando il bell’ articolo di Sergio Rizzo (già attivo nella difesa dei beni culturali) sul Corriere  (http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/12_maggio_24/20120524NAZ23_19-201315423420.shtml), da un ministro che “non ha certo lasciato un segno indelebile nella storia di quel ministero. L’ultima iniziativa di spicco è stata la nomina nel Consiglio di amministrazione della Scala di Milano di un suo collaboratore all’Università Cattolica, Alessandro Tuzzi, al posto del finanziere Francesco Micheli”. Dopo questi fatti, il presidente del Consiglio superiore dei beni culturali, il professor Carandini (archeologo di fama internazione), ha rassegnato le sue dimissioni scrivendo queste parole al sig. Ministro: ” la mancanza di una politica del governo verso la cultura già mi aveva sorpreso e deluso. Ma esistono per ciascuno di noi dei limiti di tolleranza civica e personale. Le ultime notizie sulla discarica prevista a Corcolle, straordinariamente gravi per la prossimità a Villa Adriana e alle quali non arrivo a credere, rappresentano la goccia che ha fatto traboccare il vaso…”

Questo è un ulteriore fattaccio sulle spalle di un governo che vuole “farsi bello in Europa”, ma si rende veramente ridicolo nel non saper difendere uno dei siti storici più importanti al mondo. La villa di Adriano diventerà la villa della vergogna, il simbolo dei disvalori che dominano la classe dirigente italiana. E come sempre gli interessi enormi e le trame di potere che riposano sui rifiuti vanno a schiacciare la salute  e i diritti di tutti i cittadini di quella zona, che vedono incombere un gravissimo pericolo per la loro salute. Non possono che giungere biasimo enorme e profonda tristezza per le decisioni inique di un Governo, che non ha a cuore il bene comune. Il pieno appoggio a quei cittadini di Corcolle è (http://www.comitatorifiutizerocorcolle.it/) che stanno anche lottando per difendere il territorio.


Rifondazione c’è!

Luca Mercalli: PREPARIAMOCI

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