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A PROPOSITO DEL VOTO UTILE

Siamo agli ultimi giorni di una campagna elettorale, che sempre più spesso, nell’ottica di una spettacolarizzazione televisiva e mediatica, ha visto toni da ring pugilistico, piuttosto che essere un sereno e pacato confronto ad un tavolo delle idee. E’ stata Inoltre la campagna elettorale delle false promesse, quella di inenarrabili fantasie che sarebbe bene non diffondere per lasciare alla politica lo spazio della realtà e non quello delle impossibili narrazioni, utili solo a far crescere il “mercato delle illusioni” per poi alimentare future frustrazioni che andranno a contribuire a far crescere i prossimi astensionismi.

Puntuale, già dalla prima settimana di campagna elettorale, senza attendere gli ultimi giorni, come avveniva in passato, si è presentata alle nostre porte la richiesta del voto utile. Ancora nessuno riesce a spiegare a quale utilità possa essere legato e ricondotto il voto di ogni cittadino e cittadina. I sondaggi negli ultimi anni sono stati utilizzati sempre più come arma di distrazione di massa; più per indirizzare gli elettori che per registrarne le loro preferenze. La logica dei sistemi elettorali maggioritari ha condotto sempre più spesso a schierarsi con il più forte o con chi era comunque prossimo alla vittoria. Ma è questo il fine vero di una consultazione elettorale ? Siamo davvero immersi in una sorta di folle corsa ippica nella quale chi vince, anche di una sola incollatura, si prende tutto ? È questa la logica per cui chi ha contribuito alla vittoria del più forte, pensa in qualche modo di avere un premio da spartire con il vincitore ? E’ giusto tutto questo ?

NO !! CREDO DECISAMENTE CHE LE COSE STIANO IN MODO DIVERSO !!

Ogni cittadino, quando esprime il proprio voto, lo fa scegliendo un’opzione di campo, una sorta di idea di società che lo debba e lo possa rappresentare quotidianamente per quelle che sono le necessità ed i bisogni reali della quotidianità che ognuno di noi vive. Allora scrolliamoci di dosso questo fardello dell’utilità che è poi solo quella del partito che chiede quel voto utile. Non è e non sarà mai l’utilità di chi quel voto lo esprime !!

Iniziamo finalmente a chiederci a chi deve essere utile il voto e soprattutto la partecipazione al voto !! Iniziamo a pensare ed a far rivivere una società che vuole, anche attraverso la rappresentanza politica, oltre che con le lotte e le battaglie quotidiane, dare voce a chi voce non ne ha. Dare spazio a chi, per mille e più ragioni, non riesce a trovare uno spazio di espressione e di partecipazione in una società sempre più votata alla dura legge del più forte.

Sarà che ho sempre avuto un’idea un po’ romantica del voto e sarà che ogni qualvolta ponevo la mia croce sul simbolo di chi mi rappresentava, e non su chi stava meno distante da me, ma su chi mi era realmente vicino, uscivo dalla cabina elettorale tornando in strada con la gioia e la leggerezza di chi aveva messo il suo piccolo mattone nella giusta direzione del cambiamento in meglio del mondo in cui vive. Sarà per tutto questo che non riesco a vedere, a percepire o a leggere nessuna migliore utilità di un voto se non per chi rappresenta e rappresenterà al meglio l’idea del mondo in cui amerei vivere e far vivere i miei figli e le persone che amo.

Ed allora per tornare a sentire un’aria nuova e pulita e per respirare ancora quell’inebriante senso di leggerezza, domenica voterò POTERE AL POPOLO  e SINISTRA PER LA LOMBARDIA !!

I VOTI PIU’ UTILI CHE IO POSSA ESPRIMERE !!

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Il Programma di Potere al Popolo – 14 – UNA NUOVA QUESTIONE MERIDIONALE

La crisi in cui versa il nostro Paese da oltre un decennio colpisce con particolare violenza i territori storicamente più svantaggiati, il Sud e le Isole. Il tasso di disoccupazione in queste aree è quasi il doppio di quello nazionale; un giovane meridionale su due è senza lavoro, a fronte di livelli di istruzione e formazione molto alti. I salari sono mediamente più bassi e il lavoro è più precario, a fronte di un costo della vita che negli ultimi anni è salito vertiginosamente, specialmente nelle aree metropolitane. Il disinvestimento dello Stato dai settori strategici, quando non è coinciso con una svendita, come nel caso dell’ILVA, ha trasformato porzioni enormi di territorio, come Bagnoli, in cimiteri industriali, preda di interessi speculativi senza alcuna prospettiva di sviluppo, martoriati da livelli altissimi di inquinamento ambientale. L’inquinamento è l’altro denominatore comune del Sud, da Bagnoli all’ILVA, dalla mega discarica di Terzigno al fiume Sarno, a Priolo; quando i territori non sono inquinati da residui industriali o da discariche, sono selvaggiamente occupati da foreste di pale eoliche, impianti di produzione di energia da CDR, oppure diventano territorio d’elezione per lo stoccaggio di scorie nucleari, o per l’allargamento e la costruzione di nuove basi militari.

I livelli sanitari garantiti sono inferiori alla media nazionale, così come le risorse destinate a istruzione e formazione che nel Sud e nelle isole diminuiscono. In questo contesto è comprensibile la ripresa drammatica dell’emigrazione da Sud a Nord – a volte forzata, come nel caso degli insegnanti – e dell’emigrazione verso l’estero, che vede i meridionali e gli isolani in testa alle classifiche di chi parte per non tornare. Noi riteniamo che la questione meridionale debba tornare ad essere questione centrale sul piano nazionale ed europeo. Va invertita la rotta: il Sud e le Isole non vanno visto più come un problema, ma come una grande opportunità per il paese, liberandone positivamente le energie.

Per questo lottiamo per:

  • una politica di investimenti pubblici in settori produttivi mirati allo sviluppo dei territori più svantaggiati, contrastando il ricatto inaccettabile che vorrebbe barattare il lavoro con la salute e la tutela dell’ambiente, e perché le ragazze e i ragazzi del Sud abbiamo il pieno diritto di studiare e lavorare nella propria terra;
  • livelli sanitari realmente equiparati a quelli del resto del paese;
  • una rete di infrastrutture e trasporti pubblici radicalmente potenziata;
  • un forte investimento in istruzione e formazione orientato al Sud;
  • la fine di una strategia che vede nel meridione una mega discarica, o una mega centrale elettrica per il paese;
  • la difesa dei territori dagli appetiti speculativi di imprenditori nostrani e grandi multinazionali.
  • l’affermazione di un modello di economia alternativo, che accanto a produzioni qualificate valorizzi la bellezza, la storia, la terra, le nuove tecnologie, la cultura di città che sono da sempre luoghi di pace, crocevia di popoli e culture.

Il Programma di Potere al Popolo – 12 – AUTODETERMINAZIONE E LOTTA ALLA VIOLENZA CONTRO LE DONNE E LE PERSONE LGBTQI

Nel Gender Gap Report 2017, il rapporto sul divario tra uomini e donne, l’Italia è all’82esimo posto su 144, era al 50esimo nel 2015: si inaspriscono dunque le disuguaglianze. Sulle donne continua a scaricarsi il doppio lavoro produttivo e riproduttivo, le gerarchizzazioni dentro il lavoro, il dominio maschile dello spazio pubblico, la violenza materiale e simbolica che nega i percorsi di autodeterminazione e libertà.

La crisi ha acuito i problemi. L’Italia è penultima in Europa per occupazione femminile, sulle donne si concentrano il part-time imposto (più che doppio rispetto agli uomini), la precarietà e la sottoccupazione. I tagli al sistema di welfare, in una società incapace di rimettere in discussione la divisione dei ruoli maschili e femminili, si traducono nella negazione del “diritto al tempo” con le donne che dedicano al lavoro domestico e di cura una media di oltre 5 ore al giorno, il triplo degli uomini. La violenza contro le donne è cronaca quotidiana, tra le mura domestiche dove si consuma la maggior parte delle violenze, nella perpetuazione di un dominio maschile incapace di fare i conti con l’affermazione di autonomia e libertà delle donne. La questione di genere si intreccia con la questione di classe, e colpisce in particolare i corpi delle donne migranti.

Le discriminazioni sul lavoro e nella società, la violenza riguardano anche gay, lesbiche, trans e tutto l’universo LGBTQI, che combatte quotidianamente contro i pregiudizi, l’odio, l’omofobia, la transfobia. Il non riconoscimento pieno delle relazioni e delle famiglie delle persone LGBTQI significa ridurre le loro vite a esistenze individuali e isolate, e riaffermare un’idea autoritaria di famiglia che compromette la libertà di tutti e tutte.

Al carattere sistemico della violenza risponde oggi un movimento femminista mondiale: “Non una di meno” è la forza politica che tiene insieme e traduce percorsi di liberazione dal dominio di classe, di genere, di razza e orientamento sessuale. La lotta femminista partita dalla Argentina ha portato nelle piazze centinaia di migliaia di donne contro la violenza in tutte le sue forme. Lo sciopero dal lavoro riproduttivo e produttivo dello scorso 8 marzo ha messo in luce le tante forme di sfruttamento invisibili, nel lavoro di cura, nel lavoro da casa e nella richiesta di disponibilità e prestazione permanente. Anche in Italia il movimento femminista ha espresso, e continua ad esprimere, con autonomia e intelligenza, una capacità fortissima di lotta, elaborazione, proposta.

Per questo lottiamo per:

  • la parità di diritti, di salari, di accesso al mondo del lavoro a tutti i livelli e mansioni a prescindere dall’identità di genere e dall’orientamento sessuale;
  • la radicale rimessa in discussione dei ruoli maschile e femminile nella riproduzione sociale ed un sistema di welfare che liberi tempo di vita per tutte e tutti;
  • la rottura del carattere monosessuato dello spazio pubblico e della politica;
  • soluzioni che inibiscano ogni forma di violenza (fisica, ma anche sociale, culturale, normativa) e discriminazione delle donne e delle persone LGBTI (attraverso una legge contro l’omotransfobia);
  • una formazione che fornisca strumenti per decostruire il sessismo e educhi al riconoscimento della molteplicità delle differenze;
  • la piena e reale libertà di scelta sulle proprie vite e i propri corpi, il pieno diritto alla salute sessuale e riproduttiva, negata in tante strutture pubbliche dalla presenza di medici obiettori. Va garantito a tutte l’accesso alla fecondazione assistita, anche eterologa, a prescindere dallo stato di famiglia. Va combattuta la diffusione dell’HIV attraverso la promozione della contraccezione rendendo disponibili a tutte e tutti le nuove tecniche di prevenzione. Vanno vietate le mutilazioni genitali su* bambin* intersessuali prima che possano capire e sviluppare la loro identità di genere;
  • la cancellazione di ogni pacchetto sicurezza. La sicurezza delle donne è nella loro autodeterminazione;
  • i diritti e le aspirazioni di gay, lesbiche e trans, sia come individui che nella loro vita di coppia, con l’introduzione del matrimonio egualitario, del riconoscimento pieno dell’omogenitorialità a tutela dei genitori, dei figli e delle famiglie e con la ridefinizione dei criteri relativi all’adozione, consentendola anche a single e persone omosessuali, per riconoscere il desiderio di maternità e paternità di tutte e tutti.

Il Programma di potere al popolo – 9 – LOTTA ALLA POVERTA’, SANITA’, ASSISTENZA

Un paese sempre più preda della crisi, impoverito e incattivito, vede crescere l’emarginazione sociale, conseguenza del sistematico smantellamento del sistema di welfare pubblico perseguito in questi anni. 18 milioni di persone sono a rischio di povertà e di esclusione sociale, un dato in crescita rispetto agli anni scorsi; 12 milioni di persone rinunciano a curarsi per motivi economici. È particolarmente grave l’attacco in corso al sistema sanitario pubblico e universalistico, riconosciuto come uno dei migliori al mondo per l’efficacia nel garantire a tutte e tutti il diritto alla salute.  La percentuale di PIL destinata alla spesa sanitaria è oggi inferiore alla soglia di rischio indicata dall’OMS e si procede verso ulteriori tagli. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: livelli assistenziali in caduta libera, lunghezza delle liste d’attesa in continua crescita, una conseguente diseguaglianza di accesso ai servizi, accentuata anche dall’introduzione del welfare aziendale che rompe l’universalismo del diritto alla salute e lo vincola al contratto di lavoro. Sono radicalmente insufficienti le  politiche di assistenza, come gli asili, o i servizi sul territorio per il sostegno agli anziani. I diversamente abili ed i soggetti sociali fragili sono sempre più spesso abbandonati a loro stessi o alle loro famiglie, senza alcuna assistenza economica e materiale e alcun serio programma di inserimento e inclusione sociale. Noi invece crediamo che chiunque, in qualunque condizione, abbia diritto alla salute, all’assistenza, ad una vita indipendente, libera dal bisogno e dignitosa.

Per questo lottiamo per:

  • l’istituzione del reddito minimo garantito, contro l’esclusione sociale e la precarietà della vita, per persone disoccupate e precarie: un reddito che consenta di superare la soglia di povertà relativa, che sia a carattere personale ed erogato fino al superamento della condizione di disagio;
  • la garanzia dei livelli essenziali di assistenza erogati dal SSN e la loro omogeneità su tutto il territorio nazionale;
  • l’eliminazione dei ticket sulle prestazioni sanitarie;
  • il taglio drastico dei tempi di attesa, anche attraverso la modifica delle norme che regolano l’intra moenia;
  • un nuovo programma di assunzioni per sanità e servizi socio-assistenziali, che elimini il precariato, con l’immediato sblocco del turn-over lavorativo;
  • l’uscita del privato dal business dell’assistenza sanitaria;
  • il potenziamento dei servizi sanitari esistenti, con il blocco dei processi di ridimensionamento e chiusura degli ospedali e lo sviluppo di una rete capillare di centri di assistenza sanitaria e sociale di prossimità;
  • la definizione di un piano nazionale per la non autosufficienza, centrato sull’assistenza domiciliare integrata;
  • dare attuazione all’inclusione delle persone con disabilità e dei soggetti fragili nella scuola, nel lavoro, nella società, per il diritto ad una vita piena, cancellando gli ultimi provvedimenti che vanno in senso contrario.

Il Programma di Potere al Popolo – 1- DIFESA E RILANCIO DELLA COSTITUZIONE NATA DALLA RESISTENZA

La nostra Repubblica è fondata su chi lavora: questo è scritto nel primo articolo della nostra Costituzione, nata dalla lotta di liberazione dal nazi-fascismo. Il Referendum del 4 dicembre ha mostrato la chiara volontà del popolo italiano di difendere la carta costituzionale.

Noi vogliamo non solo difenderla, ma attuare pienamente le idee che erano espressione di chi ha partecipato alla Resistenza, la costruzione di una nuova società fondata sulla dignità e i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, l’eliminazione di ogni discriminazione, il principio di eguaglianza sostanziale, i diritti sociali, la salvaguardia del patrimonio ambientale e artistico, il ripudio della guerra.

Per questo lottiamo per:

  • ridare centralità e dignità alle lavoratrici e ai lavoratori;
  • far sì che ogni discriminazione di sesso, etnia, lingua, religione, orientamento sessuale venga superata, rimuovere ogni ostacolo di carattere economico e sociale che limita l’uguaglianza;
  • abrogare l’articolo 7 con il richiamo ai Patti Lateranensi, per la piena affermazione del principio di laicità dello Stato in tutte le sfere della vita pubblica;
  • promuovere e supportare la cultura e la ricerca scientifica, salvaguardare il patrimonio ambientale e artistico;
  • ripudiare la guerra e dare un taglio drastico alla spesa militare;
  • rimuovere il vincolo del pareggio di bilancio, inserito di recente con la modifica dell’articolo 81, che sacrifica le vite e la dignità delle lavoratrici e dei lavoratori in nome dell’equilibrio fiscale e dei parametri europei;
  • ripristinare il Titolo V della Costituzione com’era prima della riforma del 2001;
  • contrastare in ogni modo CETA, TISA, TTIP, trattati internazionali aberranti che vorrebbero cancellare ogni parvenza di sovranità popolare e democratica in nome del primato del profitto;
  • ripristinare l’elezione del Parlamento attraverso un vero sistema proporzionale, contro il maggioritario e il rafforzamento del potere esecutivo;
  • contrastare e sciogliere le organizzazioni fasciste, requisire i loro patrimoni e riutilizzarli per finalità sociali, proprio come si fa per le mafie.

CasaPound, Forza Nuova ed altre vecchie conoscenze

Sarà poi così vero che non è possibile fare nulla contro le continue manifestazioni ed i perenni rigurgiti fascisti che assalgono il nostro paese ?

Sarà poi così vero che, come si racconta anche nella nostra città, non è più tempo di forti contrasti tra opposti estremismi ? Così dovrebbe essere, ma temiamo che qualcuno voglia fare sprofondare le cose o meglio derubricare tutto ad una situazione di questo tipo.

Non si tratta di opposti estremismi perchè da una parte c’è l’ANTIFASCISMO che rappresenta la Resistenza che ha dato vita alla nostra Repubblica promuovendo la liberazione dell’Italia dal gioco nazifascista. Dall’altra c’è chi si ritiene fiero erede del Fascismo e quindi fuorilegge. Incompatibile con la nostra Costituzione e con la vita democratica del nostro paese.

Qualcuno difende la libertà da parte di soggetti, quali CasaPound e Forza Nuova, autochiaratisi fascisti del nuovo millennio, di poter manifestare una loro posizione e di poter avere agibilità e spazi pubblici dove veicolare le proprie insane teorie politiche.

Il fatto che un simbolo di una forza politica si trovi su una scheda elettorale concede in automatico, secondo alcuni, il diritto a quel soggetto politico di poter avere a disposizione uno spazio pubblico.

Secondo chi scrive, ma diremmo anche secondo la Costituzione Repubblicana nata dalla Resistenza Antifascista, alcuni soggetti politici non dovrebbero potersi presentare alle elezioni perchè semplicemente non dovrebbero esistere !! Sempre che la suddetta Costituzione, su cui giurano Ministri, Presidenti del Consiglio ed anche i Sindaci delle nostre città, abbia ancora un valore….

Quello che è avvenuto recentemente a Macerata dimostra come la carica di odio razziale e xenofobia possano generare un mostruoso brodo di coltura in cui vengono generati atti di terrorismo.

Quello che è avvenuto a Macerata non può essere definito alrimenti e chi ha definito  patriota un individuo come Luca Traini che ha attentato alla vita di Mahamadou Toure, 28enne maliano, Jennifer Otioto nigeriana di 29 anni, Gideon Azeke nigeriano 26enne, , Wilson Kofi 20enne ghanese, Festus Omagbon, 32enne nigeriano e Omar Fadera 23enne del Gambia è a sua volta un terrorista !!

Le suddette CasaPound e Forza Nuova non hanno semplicemnte espresso sostegno e solidarietà all’attentatore, cosa che sarebbe già degna di ogni orma di biasimo e di condanna. Hanno offerto la propria tutela legale dichiarandosi disponibili a pagare le spese legali che Traini dovrà affrontare mettendo nero su bianco la loro rivendicazione all’attentato perpetrato inneggiando al Duce ed al patriottismo fascista.

Alcuni comuni italiani si stanno dotando di risoluzioni che impegnano tutte le forze politiche che vogliano chiedere uno spazio pubblico a sottoscrivere un documento in cui si dichiara il rispetto per la Costituzione della Repubblica Italiana e ci si dichiara apertamente antifascisti impegnandosi a non diffondere in alcun modo e sotto alcuna forma materiale di propaganda fascista e/o nazista evitando quindi ogni apologia di fascismo e nazismo.

A Brescia, recentemente, una sentenza del TAR ha dato torto a CasaPound che, non avendo avuto accesso ad uno spazio pubblico, in quanto non sottoscrittore del documento in questione, aveva fatto ricorso. CasaPound sosteneva, in nome della libera espressione del proprio pensiero politico, che la sottoscrizione di un simile documento fosse lesiva della ibertà di opinione e della manifestazoione del proprio libero pensiero.

Questa sottoscrizione non dovrebbe comportare alcun problema per chi si riconosca pienamente nei valori della Repubblica Italiana nata dalla Resistenza. Se sussistono problemi allora probabilmente si è fascisti !! La deduzione logica appare assolutamente banale, ma ogni tanto giova anche ricordare e sottolineare ciò che dovrebbe essere scontato. Forse perchè così scontato non è !!

E si badi bene che il fascismo non è un’idea, bensì un reato !!

Quando anche Senago si doterà di una simile dichiarazione, certificando che il diritto all’uso di uno spazio pubblico appartiene solo a coloro che risiedono pienamente nei confini stabiliti dalla Costituzione ??

 

Ordinanza n. 118 del 07.09.2017

A scomodare e parafrasare il mitico androide Roy Batty, dell’ancor più mitico Blade Runner, verrebbe da dire: “Ho letto cose che voi umani non potreste nemmeno immaginare….discriminazioni razziali ed etniche, xenofobia ed egoismo allo stato puro,  fatti passare per salvaguardia della salute pubblica !!”

Ci si riferisce, senza mezzi termini, all’Ordinanza n. 118 del 7 settembre 2017 emessa dal Comune di Senago. Anche il numero toccato in sorte a questa ordinanza non è probabilmente casuale, visto che si richiama ad uno stato urgente ed emergenziale, che poi così emergenziale non è. Almeno per quel che concerne il territorio di Senago e la Lombardia nel suo insieme.

Leggendola si rimane basiti e c’è davvero da strabuzzare gli occhi. Crediamo che ogni cittadina e cittadino senaghese dovrebbe andarsela a guardare e la si può trovare qui.

C’è un non so che di discriminatorio, razzista, incostituzionale ed anche lunare in questo “editto”. Volendo fare l’esegesi del testo, tutto sembra davvero confuso e sbagliato, e l’estensore del documento, già dalle premesse formali, inizia a dibattersi in una serie di errori ed orrori di logica e di sostanza.

Nei preamboli e nelle premesse si continua a ripetere quanto sia legittimo l’intervento in oggetto da parte del Comune, giustificandolo con il ruolo che il Sindaco svolge nella tutela della salute dei cittadini.

E chissà come mai sarebbe il potenziale arrivo di 40-50 richiedenti asilo ad essere portatore di batteri e  pericolose e falcidianti malattie ??  Insomma sarebbero in arrrivo degli untori come nemmeno nel periodo della peste di manzoniana memoria !!

Si definisce una situazione ed un quadro emergenziale, come se la Lombradia fosse una nuova Lampedusa, una zona di confine da cui entrano in modo incontrollato ed indiscrimnato innumerevoli migranti. Se le reminescenze di geografia ci assistono in realtà sappiamo bene come la Lombardia confini ahinoi con la Svizzera, abitata da pericolosissimi extracomunitari. Pericolosi soprattutto per il segreto bancario e l’evasione fiscale !!

Riassumendo per sommi capi il contenuto dell’ordinanza, vi si afferma che le/i senaghesi, che volessero affittare le proprie case sfitte ad altre/i cittadine/i o ad una famiglia che si trova in attesa di valutazione di una richiesta di asilo politico, correrebbero il rischio di sanzioni, da 50 a 500 euro, qualora non lo comunicassero con adeguato anticipo all’amministrazione comunale.

Non si capisce perchè questa differenza di trattamento dovrebbe sorgere affittando casa ad Ahmed e Fatma invece che a Olindo e Rosa (sono due nomi a caso di persone di provata “lombarditudine”). Per quali ragioni dovrebbe sussistere una diversa tempistica ed una differenza di trattamento a seconda della cittadinanza degli inquilini ?? Se non c’è discriminazione qui, spiegatemelo voi !!

Il tutto nasce dalla possibilità di poter dare ospitalità a cittadini proveniente da paesi nei quali la carestia, la guerra ed altro ancora portano a fughe di migliaia di chilometri per poter garantre ai propri figli non un futuro migliore, ma semplicemente un futuro !!

I cittadini che arriverebbro a Senago avrebbero comunque già passato una sorta di “filtro” attraverso le prefetture e quindi, non essendo noi la nuova Lampedusa della Brianza o della Martesana, non siamo certamente soggetti ad alcuna invasione come qualcuno ha più volte sottolineato anche durante la campagna elettorale.

Inoltre si pretende che l’affittuario faccia una relazione scritta, ogni 15 giorni, al Comune stesso, aggiornando l’amministrazione sullo stato di salute delle persone che abitano l’appartamento dato in affitto. Ma questo non viene chiesto e non potrebbe essere preteso da nessuno che affittasse il proprio appartamento ad altri cittadini italiani !!

“Oggi Ahmed ha il raffreddore, ma la relazione l’ho consegnata ieri e lui stava bene. Lo riferiremo nel nostro prossimo quindicinale diario alla sindaca ed alla giunta senaghese. Fatma invece ha un po’ di congiuntivite, ma non è preoccupante. Grazie a quella può ricevere asilo all’Ospedale San Raffaele per una settimana e con un reparto intero a sua disposizione”. Ah no scusate quello era Silvio !!

Ora che si pretenda ciò in un paese che non è stato in grado di controllare la situazione vaccinale delle bambine e dei bambini, ragazze e ragazzi che frequentano le scuole del territorio italiano, supera di gran lunga la soglia del ridicolo. Nel nostro paese, dopo anni, o forse meglio decenni, il morbillo è tornato a mietere vittime, per l’incuria di chi ha ritenuto che il percorso vaccinale dovesse essere totalmente volontario.

Aiutiamoci a casa nostra !! Soprattutto ad essere meno ridicoli !!

Prepariamoci a salire ai disonori della cronaca per tutta una serie di editti che questa amministrazione emetterà nei prossimi tempi. Ancora le barricate, come a Gorino, non sono state fatte, ma il clima è sicuramente favorevole. Comunque non rilassiamoci, una risata li seppellirà, ma nel frattempo bisogna resistere !!

Ci perdonino i simpatizzanti delle associazioni animaliste perchè in questo caso non vogliamo offendere la loro sensibilità, ma permetteteci di rimanere un po’ stupiti di fronte al fatto che il Comune predisponga un banner che pubblicizzi l’adozione di cani e gatti abbandonati, mentre orgogliosamente si mostrano i muscoli dimostrando arcignamente ogni repulsione per l’accoglienza di donne, bambini e uomini in fuga da guerre, miseria, carestie e morte.

La sinistra non comunista ha fallito. Quando un libro nero della socialdemocrazia?

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Il comunismo è stato sconfitto dalla storia”, dicevano. Eppure a ormai oltre vent’anni dalla caduta del socialismo reale quali sono i successi portati a casa della sinistra spogliata del marxismo e della storia dei movimenti a esso ispirati nel XX secolo? Nessuno. E ora perchè non imbastire un processo intellettuale anche sui crimini della “socialdemocrazia” sulla falsariga dei vari libri neri del comunismo?

Chiunque abbia fatto politica negli ultimi vent’anni conosce molto bene quei personaggi che si sono autonominati i rappresentanti della “sinistra” e che dall’alto del loro scranno pontificano indisturbati ormai da troppo tempo. Costoro quando sentono parlare di comunismo mettono, metaforicamente, “mano alla pistola”. Ben si comprende il perchè del resto dal momento che si tratta di una classe politica che ha costruito il proprio potere proprio sulla base dello sgretolamento dell’ideologia comunista, anzi sono stati proprio dei personaggi attivi in questo processo acquisendo prebende e potere parallelamente alla distruzione del passato e di quella tradizione politica che nel corso del XX secolo ha permesso alle classi lavoratrici di conquistare come mai prima diritti e dignità. Pensateci bene, chi ha mai sancito in modo scientifico che il socialismo fosse una ideologia sbagliata e fallimentare? nessuno. Eppure costoro demolendo le impalcature del passato hanno acquisito prestigio e potere facendo credere che una volta distrutte le ideologie passate, ovvero il “totalitarismo” comunista, più nulla si sarebbe frapposto nel percorso verso la democrazia e il benessere globale. Oggi però che sono passati più di vent’anni da quelle scelte scellerate possiamo dire con forza che questi personaggi hanno fallito e che le soluzioni da loro proposte alle presunte criticità del comunismo non solo si sono rivelate completamente fallimentari ma hanno anche creato danni sociali e culturali senza precedenti.

Il dichiarare morta l’unica alternativa seria mai concepita dall’uomo, peraltro basata su criteri scientifici e non metafisico/religiosi, ha sostanzialmente reso il capitalismo come l’unico orizzonte possibile e lo ha quindi rafforzato al punto da farlo diventare esso stesso (lo è sempre stata per la verità) una ideologia estremista e pervicace senza più alcun ostacolo a frapporsi sul suo cammino. E questa assenza di alternative è stata responsabile di aberrazioni e di disgrazie umane di immani proporzioni, disgrazie e lutti che si potrebbe e si dovrebbe a questo punto contare esattamente come hanno fatto i “democratici” che hanno prodotto quel guazzabuglio di testi di dubbie fonti come i vari “libri neri del comunismo”, dove vengono peraltro proposti dati che non corrispondono non solo con la realtà, ma con il buonsenso. Dato che sparlare del comunismo conveniva eccome ( e conviene ancora), qualsiasi diceria contro questo o quel feroce dittatore comunista è stato preso per oro colato senza alcun tipo di verifica storiografica. Al contrario di fronte ai crimini quotidiani commessi dal capitalismo e dal sistema economico vigente regna una sostanziale indifferenza figlia di una evidente propaganda che ormai è diventata quasi goebbelsiana per il modo con cui arriva a distorcere la realtà per piegarla alla propria visione della storia.

Ma a distanza di anni non è forse giusto il momento di fare un “processo”, perlomeno intellettuale, alla socialdemocrazia e alla democrazia? Quando si scriverà un libro nero di tutte le malefatte direttamente e indirettamente causate dal “mondo libero”? Quando i personaggi che nel giro di trent’anni hanno dissipato ogni conquista del comunismo e del marxismo verranno messi di fronte al dato di fatto del loro totale fallimento? E a ben guardare non si tratta di un fallimento che vediamo solo noi, e quindi opinabile, ma di un fallimento sotto gli occhi di tutti in quanto ormai, come è stato ampiamente dichiarato, le differenze tra destra e sinistra sembrano essere venute completamente meno, schiacciate dal peso dell’unica cosa che conta: la finanza e il profitto. Ma di questo appiattimento la colpa è chiaramente di coloro che hanno deciso di uccidere il marxismo e il comunismo senza aver saputo proporre nient’altro, anzi avendo accettato di diventare dei semplici “poliziotti buoni” che si danno il cambio con i “cattivi” della destra nel sigillare lo status quo del sistema capitalistico.

Ecco quindi che ci sembra che i tempi siano finalmente maturi per incalzare i becchini del comunismo e chiedere loro conto di quello che si configura non tanto come un “tradimento”, quanto di un autentico assassinio, l’assassinio della sinistra. E a incalzare coloro che continuano a dichiararsi e a storcere il naso di fronte a termini come comunismo, marxismo, socialismo reale, c’è la realtà; una realtà di concentrazione delle ricchezze nelle mani di pochi, di guerre civili e nazionalismi che provocano migliaia di morti, di assenza di valori, di esseri umani trattati come schiavi. Una realtà che li incalza, e prima o dopo chiederà il conto.

Maschere a Ventotene

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I teatranti sono Renzi, Merkel e Hollande. I quali nell’isola pontina, con gran fracasso di tamburi e tromboni della comunicazione padronale e anche di quel giornale che dichiara (senza vergogna) di essere stato fondato da Gramsci, tentano di mascherare la loro inanità nascondendosi dietro il Manifesto di Altiero Spinelli, un combattente tenace che di certo non avrebbe gradito. Andiamo allora al dunque e diciamo la verità.

L’idea dell’Europa federale e degli Stati uniti d’Europa concepita da Spinelli e Rossi nasce sulla premessa dell’abbattimento dell’imperialismo del capitale, del dominio assoluto dei monopoli privati e della grande finanza. Cioè del nazifascismo, che aveva provocato la tragedia della seconda guerra mondiale e la distruzione di ogni principio di solidarietà, libertà e uguaglianza.

Alla base del loro progetto non c’era il ritorno al modello dello Stato liberale, ma una nuova idea di socialismo, in cui le classi lavoratrici avrebbero dovuto svolgere una decisiva funzione dirigente, fino al superamento degli Stati nazionali, delle loro contraddizioni e contrapposizioni di interessi. Esattamente il contrario di ciò che si sta verificando oggi e che i tre in gita a Ventotene stanno praticando.

Costoro fanno ammuina (con evidenti differenze tra loro) sull’unione politica dell’Europa, e in pari tempo sostengono senza esitazione i tre pilastri che la rendono impossibile: il dominio assoluto della finanza e dei mercati, il contenimento dei salari e l’abbattimento del Welfare, la cancellazione della rappresentanza politica delle classi lavoratrici del XXI secolo.

In queste condizioni anche ai ciechi dovrebbe essere chiaro che l’unità politica dell’Europa è una pura declamazione e un grave inganno. In cui eccelle in noto statista di Rignano, il quale sbrodola dichiarazioni sull’unione politica del Continente mentre in Italia, con la controriforma della Costituzione e non solo, cancella di fatto il fondamento del lavoro della Repubblica democratica. Come egli stesso dichiara, ha in testa (se l’affermazione non è azzardata) un altro modello di democrazia, che rassomiglia molto alla dittatura dell’impresa, cioè del capitale.

Allora bisogna essere chiari fino in fondo: l’Europa dei popoli e dei lavoratori è l’unica Europa possibile. Come sosteneva Berlinguer, del quale Spinelli era diventato stretto collaboratore essendo stato eletto deputato europeo nelle liste del Pci e poi vicepresidente del gruppo parlamentare comunista. Un altro dato di fatto scientificamente occultato, perché del comunismo italiano, e della parola stessa, si teme persino la memoria.

In conclusione, dallo stato attuale delle cose si può uscire oggi per una sola via. Si tratta di lottare perché si sviluppi in ogni singolo Paese e in tutta Europa un vasto movimento politico-sociale per obiettivi concreti: il controllo dei mercati e della finanza contestualmente all’abolizione dei paradisi fiscali; il rilancio dell’occupazione e dei salari in connessione con un piano di investimenti pubblici; la definizione di un Welfare europeo con standard comuni di diritti e prestazioni sociali, che eviti la guerra tra poveri e tenda all’unificazione dei lavoratori.

Anche per questo è necessario riappropriarsi del Manifesto di Ventotene e della linea Berlinguer-Spinelli nella costruzione dell’Europa: per progettare e affermare una vera alternativa in cammino verso una civiltà più avanzata. Diversamente, tutto il resto è chiacchiera e smaccata difesa degli interessi costituiti. Con il risultato di continuare a scivolare inevitabilmente verso il Medio Evo, senza poter escludere una conflagrazione globale.

di Paolo Ciofi Presidente dell’associazione Futura Umanità 

RUBARE IL FUOCO A PROMETEO È UN CRIMINE CONTRO L’UMANITÀ

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Il furto del fuoco rubato a Prometeo si narra in mille modi, però, comunque lo racconti, ricorda l’antichissimo e innato bisogno di emancipazione dell’uomo. E’ un tema universale: la lotta per il progresso, che è soprattutto lotta per la conoscenza e il possesso del sapere. Il fuoco non scalda i corpi diversamente da quanto la conoscenza riscalda l’animo dell’uomo e lo rende ribelle di fronte alla prepotenza del potere. Prometeo «colui che riflette prima», il Titano che ama il genere umano, altro non è se non la metafora d’una lotta inesausta, identica a se stessa nell’apparente trascorrere del tempo: lotta contro il potere dei pochi, affidato all’ignoranza dei molti. Prometeo non ha un suo tempo, perché il nostro passato è stato presente e il futuro domani diventerà un nuovo presente e poi ancora passato. Su tutto, dai primordi, quel conflitto senza il quale – ci ammonisce Eraclito – non ci sarebbe vita.

A fine Ottocento, Prometeo fu l’operaio in lotta per la scuola gratuita, aperta a tutti e per la refezione scolastica. Fu l’operaio che impose con le lotte ai falsi «vati» del liberalismo una legge di riscatto, smascherando l’inganno: non era onesto e non rispondeva ai bisogni reali della gente l’incitamento rivolto al legislatore da Carducci che, dall’alto della sua cultura diventata potere, scriveva con toni di padre e intenti patrigni: «sottraete il figlio del lavoratore alla sofferenza dell’alfabeto». L’operaio voleva soffrire di quella pena, perché ogni parola che imparava a leggere lo rendeva Prometeo e lo spingeva a rubare la scienza dei padroni. arma possente di liberazione. Si videro così cortei con le bandiere rosse attraversare i «corsi» e i «rettifili» di città, rifatte a misura di ricchi, pronte a mettere ai margini le «classi pericolose», facendo ricorso allo sfruttamento del lavoro. Ogni parola svelava il segreto che Prometeo aveva carpito ai numi: senza il fuoco della conoscenza lo sfruttato è il miglior alleato dello sfruttatore, perché non ha coscienza dei diritti.

Il fuoco esiste per riscaldare tutti e tutti hanno diritto all’alfabeto: chi lo userà per sfruttare e chi si approprierà del sapere per lottare.

Il futuro che seguì quelle lotte oggi è il nostro passato. Qualcuno l’ha chiamato «secolo dei lavoratori» e tutti i padroni lo sanno, benché non lo dica nessuno, perché ci sono verità che il potere nasconde come segreti di Stato: la generazione dei rivoluzionari bolscevichi nacque dall’improvviso regalo di uno zar narcisista più che riformatore: la scuola per tutti, gratuita e libera produsse il populismo russo e quest’ultimo i rivoluzionari. Quando si corse ai ripari, si fece la scuola di Renzi, ma era ormai tardi e cadeva il palazzo d’inverno, per merito dell’alfabetizzazione più che dei fucili.

Contro Prometeo, i padroni d’oggi hanno rovesciato la storia e rubato il fuoco, che lasciano deperire, riducendo in cenere le scuole e le università languenti. A chi vuole ravvivarlo si oppone la forza di titani maligni nemici del genere umano: dirigenti del nulla, che hanno il compito di spegnere intelligenze critiche e trasformare le scuole in fabbriche di sfruttati consenzienti, costringendo i docenti a rinnegare Prometeo. Per realizzare il progetto di questo governo liberticida, i dirigenti scolastici hanno scelto un nuovo modo di assumere docenti: un filmato in cui si veda per intero la figura di chi si «candida». E’ sempre più evidente: la nuova filosofia della conoscenza ha cancellato dalla storia l’apologo di Menenio Agrippa e il suo irrinunciabile insegnamento. Essa ci riconduce ai primordi dell’umanità, all’eterna lotta per la libertà contro il potere.

Prometeo però è immortale e il fuoco non può avere padroni. Sarebbe ora che Abravanel, Giavazzi, Ichino e tutti i sacerdoti del neoiberismo se ne ricordassero, invece d’inseguire fantasmi che hanno prodotto disastri: Prometeo non è un solo mito, è un modo d’essere dell’uomo nella storia di tutti i tempi. Come un passero intrappolato, piuttosto che vivere in gabbia, si rompono le ali contro le gabbie per riconquistare la libertà di volare, così l’uomo sfida le imposizioni e mette in gioco la vita, se il potere prova a imporgli un’ideologia di annientamento della sua libertà di scelta. Hai voglia di giocare con le parole. Se hai riconosciuto che la conoscenza è «un bene della vita», è inutile ricordare che costa, come costano le polizze assicurative, sicché i giovani che non possono permetterselo devono rassegnarsi, perché la scuola per tutti ha un prezzo troppo alto.

Non c’è prezzo troppo alto quando si parla di vita e perciò, finché c’è tempo, giù le mani dalla scuola. Sebbene a lunga combustione, una miccia giunge a innescare la carica esplosiva per cui è stata accesa. Qualcosa dovrebbe pur dircela la barbarie che monta ogni giorno di più. Da troppo tempo il potere ha rovesciato con la forza il corso della storia, rubando a Prometeo quel fuoco che filosofia della storia e leggi del progresso umano gli avevano imposto di rubare.

E’ tempo di restituire il fuoco al legittimo proprietario. Per il bene di tutti, padroni compresi.

Giuseppe Aragno da “La sinistra quotidiana”


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