Archive for the 'Sanità' Category

Bene, pensiamo, benissimo!

SegreteriaMilano

Oggi  il Presidente Fontana sbotta sulle pagine del Corriere della Sera : “Insomma Basta! Lo dico con le buone, ma se non sarà sufficiente bisognerà intervenire ancora.

Bene, pensiamo, benissimo!

🏭Finalmente obbligherà a chiudere tutte le fabbriche con produzioni non sanitarie o di beni di prima necessità della Regione.


Finalmente si è accorto che non è una buona idea che ogni giorno centinaia di migliaia di persone si rechino ancora a lavorare, spesso senza  i dispositivi di sicurezza necessari per tutelare la propria salute e quella delle proprie famiglie.

🚉Forse ha visto i treni di pendolari, i vagoni delle metro, gli autobus, i tram dove, avendo tagliato le corse, è impossibile mantenere la distanza di sicurezza.

🏥Oppure intende imporsi per far fare i tamponi al personale sanitario che ne ha bisogno.

E invece no.

Si riferiva a chi fa attività motoria in solitudine e chi porta il cane a fare pipì.

Niente di nuovo sotto il sole quindi, sempre la solita becera strategia. Anche in un momento coì drammatico: il nemico è il tuo vicino di casa che fa il giro del palazzo da solo per sgranchirsi le gambe, è il runner che vaga per il parco, è l’anziano che va in farmacia.🤦‍♀️

⚠️Non il padrone che ti costringe a lavorare e che non è nemmeno in grado di mettere in sicurezza la sua fabbrica ( spesso obsoleta e con sistemi di sicurezza in adeguati anche per tempi “ normali”).

⚠️Non 20 anni di privatizzazioni e tagli che hanno messo in ginocchio il Sistema Sanitario Nazionale.

⚠️Non il fatto di aver rinunciato a produrre in Italia ciò che ora elemosiniamo dal resto del mondo.

Ma le persone non sono stupide, caro Fontana, e il re è ormai nudo.

#coronavirus
#Fontana

La Sgreteria del Partito della Rifondazione Comunista – Federazione di Milano

Acerbo-Ferrero (PRC-SE): i sindacati dichiarino lo sciopero generale. Contro il contagio, si fermino tutte le attività non indispensabili

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Il segretario nazionale di Rifondazione Comunista Maurizio Acerbo e il vicepresidente del Partito della Sinistra Europea Paolo Ferrero dichiarano:

“E’ molto grave che il governo subendo le pressioni del padronato non abbia deciso di sospendere le attività lavorative in tutti i settori non indispensabili. La salute si ferma davanti ai cancelli di fabbriche e aziende.

E’ una scelta sbagliata e incoerente che trasforma milioni di lavoratrici e lavoratori in involontari veicoli del contagio ponendo i profitti delle imprese al di sopra del diritto alla salute.

Tutti sanno che nella maggior parte dei luoghi di lavoro in questi giorni non sono state garantite le precauzioni che sarebbero indispensabili e che non vi è stata alcuna iniziativa significativa di governo e regioni per attivare la medicina del lavoro e i controlli in maniera sistematica.

Rifondazione Comunista esprime il massimo sostegno agli scioperi che le RSU stanno promuovendo in tutta Italia per richiedere il fermo, dalla Electrolux di Susegana (TV) a Fincantieri di Muggiano. Invitiamo le RSU in tutto il paese a seguire l’esempio.

Se non ci pensa il governo i lavoratori si difendano da soli come hanno fatto tante volte nella lunga storia del movimento operaio italiano.

Rifondazione Comunista-Sinistra Europea invita i sindacati a indire lo sciopero generale in tutti i settori non strettamente indispensabili alla vita dei cittadini e alla lotta contro il coronavirus!

Il governo garantisca cassa integrazione a tutte le lavoratrici e i lavoratori e un reddito di quarantena alle partite IVA.

Che il governo non chiuda le fabbriche e gli uffici è una follia omicida che aiuterà il virus di diffondersi.

L’inciucio tra governo e Lega Nord è basato sul cedimento alle folli posizioni degli industriali che guardano ai loro profitti e non alla salute di chi lavora e alla lotta contro il contagio.

Lavoratrici e lavoratori scioperando contro il contagio difendono l’interesse generale del paese e un diritto sancito dalla Costituzione.

Prima la salute, poi i profitti!”

L’emergenza Coronavirus richiede il rafforzamento della Sanità Pubblica e non deve alimentare la speculazione Privata

OIP

Le recenti misure approvate dalla Giunta lombarda sulla collaborazione tra sanità pubblica e sanità privata hanno una serie di conseguenze molto gravi che dovrebbero subito essere chiarite e corrette.

In particolare, è prevista la possibilità per le strutture private di reclutare e cedere personale alle strutture pubbliche senza alcuna intermediazione della Regione. Il personale medico e infermieristico va invece assunto attraverso avvisi pubblici garantendo l’inquadramento contrattuale e non reclutato tramite cooperative o altre forme di esternalizzazione dei servizi che alimentano serbatoi di personale precario e sottopagato.

Per lasciare spazio ai pazienti affetti da Coronavirus sono inoltre sospese tutte le visite ambulatoriali non urgenti nelle strutture pubbliche e private convenzionate. Queste si riverseranno inevitabilmente sulla sanità privata non convenzionata.

Per la tutela della salute pubblica è urgente definire, da parte della Regione, che queste visite siano effettuate al solo costo del ticket, senza alcun onere aggiuntivo a carico dei singoli e della collettività.

A quanto sopra, va aggiunto che l’Assessore al Welfare Giulio Gallera non ha spiegato come le strutture private stiano collaborando alla gestione dell’emergenza, con quali costi a carico della collettività, né con quali criteri sia gestito il convenzionamento delle nuove strutture che, in questi giorni, sta registrando un’accelerazione senza precedenti.

I provvedimenti della Giunta lombarda sembrano dunque andare verso il rafforzamento del ruolo della sanità privata, pronto per essere certificato e reso strutturale non appena l’epidemia di Coronavirus sarà superata.

Questa emergenza, invece, è la dimostrazione che l’intero sistema sanitario regionale lombardo va rivisto e ripensato, restituendo ai cittadini e alle cittadine un servizio sanitario fondato sulla sanità pubblica, unico vero presidio a tutela della collettività e della salute di cittadini e cittadine.

E’ al sistema sanitario nazionale, ai suoi medici e operatori, che oggi è affidata la gestione dell’emergenza, una battaglia resa ancora più complessa dai tagli continui che hanno comportato una riduzione crescente dei posti letto e del personale medico e infermieristico necessario a renderli operativi.

Auspichiamo infine che il Governo intervenga per garantire la corretta gestione del coinvolgimento del privato convenzionato e guidi la necessaria revisione dell’attuale sistema sanitario lombardo e che il Sindaco di Milano, Beppe Sala, a cui spetta il ruolo di garantire la salute pubblica dei suoi cittadini e delle sue cittadine, sostenga e promuova una rinnovata centralità della sanità pubblica, a partire da Milano.

Da subito e guardando alle sfide che i prossimi 10 anni ci porteranno ad affrontare.

Diem25 Milano, èViva, Milano in Comune, Partito Comunista Italiano, Possibile Milano, Punto Rosso, Partito della Rifondazione Comunista – Milano, Sinistra Anticapitalista Milano, Sinistra Italiana Milano e Lombardia, SinistraXMilano, Socialisti in Movimento.

Per contatti: permilano.2030@gmail.com

Coronavirus: è il momento per la sanità privata di restituire alla collettività

SanitàCoronaVirus

Permane l’emergenza sanitaria CORONAVIRUS che crea apprensione tra lavoratori e cittadini/e. Si fanno evidenti, le difficoltà della sanità pubblica sovraccaricata e falcidiata dai passati pesanti tagli economici dei governi e sperpero verso la sanità privata delle Regioni.

Da questa emergenza, che vede anche prime dure ripercussioni economiche (piccoli commercianti, partite Iva, comparto degli eventi, ristorazione e trasporto), se ne esce solo riproducendo la fiducia, che non può essere “consuma e ritorniamo alla normalità”. La  sensazione di normalità non è percepita, perché non vi è serenità di lavoro, scuola per i figli, per i genitori anziani, per le cure sanitarie.

Ci appare vergognoso il silenzio della “sanità privata-convenzionata”, che solo dopo un evidente accordo economico con Regione Lombardia, sembra intervenire con semplici azioni di supporto tampone. Noi riteniamo che “l’emergenza non si paga”, specie da strutture che ricevono milioni di euro dall’ente pubblico ogni anno.

Per questo il PRC ha lanciato una petizione on line insieme a Milano in Comune:http://chng.it/ZXX4vqfHY4 che in poche ore ha già raggiunto le 300 firme.

Vi invitiamo a diffondere anche il video di supporto lanciato e farne occasione di campagna politica, in un momento di grave difficoltà dei lavoratori e cittadini dell’area metropolitana di Milano e Lombarda.


I cittadini e cittadine milanesi e lombardi/e vivono con apprensione lo stillicidio di informazioni, spesso incoerenti, circa la gravità dell’emergenza Coronavirus. E, pur a fronte di messaggi di incoraggiamento a non fermarsi e ritornare alla vita normale (che sono sì utili ma solo se e quando tutti potranno godere della sufficiente fiducia e serenità), vediamo le nostre strutture sanitarie pubbliche – penalizzate da anni di continui tagli economici a favore del privato – in grave e crescente difficoltà, oltre che drammaticamente lasciate sole a affrontare l’emergenza e la normale attività.

Ci domandiamo perché di fronte alla grave emergenza che stiamo attraversando, le strutture private convenzionate, che – lo ricordiamo godono – di ingenti finanziamenti pubblici, non siano attivate a supportare gratuitamente la cittadinanza. Il primo passo per ristabilire quella fiducia e serenità da cui dipende la ripresa dell’attività economica, necessaria per il piccolo commercio e l’attività produttiva, è un segnale determinato di unità sul fronte sanitario.

Chiediamo pertanto un atto e/o un decreto che imponga alle strutture sanitarie private convenzionate di concedere, a titolo non oneroso e per tutto il tempo necessario, le strutture per l’emergenza di rianimazione, come per le analisi e supporto medico infermieristico, così da concorrere a ristabilire la dovuta serenità sociale.

Chiediamo inoltre che le strutture sanitarie private convenzionate siano richiamate a garantire quella continuità del servizio che, nei giorni scorsi non è sempre stata garantita ai pazienti che hanno scelto di rivolgersi, anche per prestazioni diverse da quelle strettamente collegate al Coronovirus, al privato convenzionato.

Riteniamo che il contributo del privato convenzionato a fronteggiare l’emergenza Coronavirus e la necessaria continuità del servizio sanitario siano requisiti fondamentali per mantenere il convenzionamento e, per questo, chiediamo un atto e/o un decreto che diano indicazioni in questo senso.

Il Programma di potere al popolo – 9 – LOTTA ALLA POVERTA’, SANITA’, ASSISTENZA

Un paese sempre più preda della crisi, impoverito e incattivito, vede crescere l’emarginazione sociale, conseguenza del sistematico smantellamento del sistema di welfare pubblico perseguito in questi anni. 18 milioni di persone sono a rischio di povertà e di esclusione sociale, un dato in crescita rispetto agli anni scorsi; 12 milioni di persone rinunciano a curarsi per motivi economici. È particolarmente grave l’attacco in corso al sistema sanitario pubblico e universalistico, riconosciuto come uno dei migliori al mondo per l’efficacia nel garantire a tutte e tutti il diritto alla salute.  La percentuale di PIL destinata alla spesa sanitaria è oggi inferiore alla soglia di rischio indicata dall’OMS e si procede verso ulteriori tagli. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: livelli assistenziali in caduta libera, lunghezza delle liste d’attesa in continua crescita, una conseguente diseguaglianza di accesso ai servizi, accentuata anche dall’introduzione del welfare aziendale che rompe l’universalismo del diritto alla salute e lo vincola al contratto di lavoro. Sono radicalmente insufficienti le  politiche di assistenza, come gli asili, o i servizi sul territorio per il sostegno agli anziani. I diversamente abili ed i soggetti sociali fragili sono sempre più spesso abbandonati a loro stessi o alle loro famiglie, senza alcuna assistenza economica e materiale e alcun serio programma di inserimento e inclusione sociale. Noi invece crediamo che chiunque, in qualunque condizione, abbia diritto alla salute, all’assistenza, ad una vita indipendente, libera dal bisogno e dignitosa.

Per questo lottiamo per:

  • l’istituzione del reddito minimo garantito, contro l’esclusione sociale e la precarietà della vita, per persone disoccupate e precarie: un reddito che consenta di superare la soglia di povertà relativa, che sia a carattere personale ed erogato fino al superamento della condizione di disagio;
  • la garanzia dei livelli essenziali di assistenza erogati dal SSN e la loro omogeneità su tutto il territorio nazionale;
  • l’eliminazione dei ticket sulle prestazioni sanitarie;
  • il taglio drastico dei tempi di attesa, anche attraverso la modifica delle norme che regolano l’intra moenia;
  • un nuovo programma di assunzioni per sanità e servizi socio-assistenziali, che elimini il precariato, con l’immediato sblocco del turn-over lavorativo;
  • l’uscita del privato dal business dell’assistenza sanitaria;
  • il potenziamento dei servizi sanitari esistenti, con il blocco dei processi di ridimensionamento e chiusura degli ospedali e lo sviluppo di una rete capillare di centri di assistenza sanitaria e sociale di prossimità;
  • la definizione di un piano nazionale per la non autosufficienza, centrato sull’assistenza domiciliare integrata;
  • dare attuazione all’inclusione delle persone con disabilità e dei soggetti fragili nella scuola, nel lavoro, nella società, per il diritto ad una vita piena, cancellando gli ultimi provvedimenti che vanno in senso contrario.

ARRESTI SANITÀ LOMBARDA

Milano 16 – Febbraio- 2016

Comunicato Stampa

ARRESTI SANITÀ LOMBARDA – PATTA (PRC-SINISTRA EUROPEA):  «MARONI COME FORMIGONI: CONTINUA IL SACCHEGGIO DELLA SANITÀ PUBBLICA PER ARRICCHIRE POLITICI E IMPRENDITORI AMICI. DIMISSIONI SUBITO!»

110259136-1427e01b-e250-494e-9b15-b353c4f15046Risultano 21 gli arrestati, tra politici, imprenditori e funzionari, su ordine del gip di Monza per i reati di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, turbativa negli appalti, riciclaggio.

Tra questi il leghista Rizzi, nuovo braccio destro di Maroni e padre della riforma sanitaria della Lombardia.
Ci ritroviamo col Presidente della Regione Maroni in attesa di processo, il suo staff rinviato a giudizio, il vicepresidente Mantovani arrestato, mentre su Garavaglia (ex braccio destro) c’è la richiesta di rinvio a giudizio.

Ora tocca a Rizzi… Maroni non non fa in tempo a nominarli che finiscono in manette!
Di fronte a questo scempio, Salvini oserà ancora continuare a definire i magistrati «una schifezza» per il presunto accanimento contro la lega?

Caro Salvini, questa, purtroppo, è la Lombardia della Lega. Cosa ci vuole ancora per restituire la parola ai cittadini andando a nuove elezioni?

“Chi decide se un esame è utile, la Lorenzin?”

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Chi decide se un esame è inutile, la Lorenzin?”. Gino Strada, cardiochirurgo e fondatore di Emergency, non esita a definire la lista dei 208 esami inutili “l’ennesimo taglio alla Sanità pubblica”. Può il ministero entrare nel   rapporto fiduciario tra medico e paziente decidendo quali esami è opportuno prescrivere? È l’ultimo scempio ai danni della Sanità: ormai medici e infermieri fanno il lavoro non grazie alle politiche pubbliche, ma nonostante queste. Nello specifico, alcuni di questi esami si potranno prescrivere solo in caso di anomalia pregressa: ma come posso accertarla se l’esame non si può fare?  

Il ministero dice di voler limitare la medicina difensiva. Di che si tratta? 

Sono le misure diagnostiche cui vengono sottoposti gli ammalati non perché ne abbiano bisogno, ma per tutelare il medico da eventuali rivalse legali. Ma in questa lista ci sono esami, come quello sul potassio o sul colesterolo totale, che sono quasi di routine per gli ospedalizzati. La medicina difensiva non c’entra. 

I medici hanno minacciato lo sciopero. C’è chi sostiene sia una battaglia corporativa per scongiurare le sanzioni sul salario accessorio.  

A me sembra una protesta ragionevole. Come medico ho il diritto e il dovere di utilizzare le prestazioni necessarie per accertare le condizioni di salute del mio paziente. In questo rapporto non può entrare la politica. 

È possibile risparmiare senza intaccare le prestazioni?  

Basta tagliare il profitto. Parliamo di 25/30 miliardi l’anno, una cifra enorme, quanto una grossa finanziaria. Abbiamo una Sanità che ha fatto diventare gli ospedali pubblici uguali a quelli privati convenzionati: entrambi funzionano col meccanismo dei rimborsi. Non le sembra assurdo? 

Cosa intende? 

Abbiamo costruito un sistema in cui fare più prestazioni significa ottenere più rimborsi, un sistema che non promuove la salute ma la medicalizzazione.Ora decidono che queste prestazioni vanno limitate. I Drg (Diagnosis related groups, ndr) dovevano servire a capire quante persone in una determinata area sono affette da una patologia, invece vengono usati come moneta di rimborso. E lo Stato italiano paga le prestazione molto più di quanto costino in realtà. Intanto l’anno scorso si è deciso di non incrementare di 2,3 miliardi il Fondo sanitario nazionale e quest’anno potrebbe succedere lo stesso. È solo un problema di austerity? A me sembra evidente la volontà di favorire le strutture private. Anche perché queste hanno uno stretto rapporto con chi occupa posti di lavoro nel settore pubblico. Lo sa che in Lombardia il 98% dei primari è iscritto a Comunione e liberazione? Altrettanto vale per il Pd in altre regioni. Nella sanità quasi non esistono concorsi pubblici nei quali non si sappia prima chi vincerà. 

Esiste un modello di sanità che dovremmo emulare?  

Molte delle cose che propongo verrebbero considerati passi indietro. Abbiamo 20 sanità regionali che moltiplicano per 20 le spese burocratiche: una follia.

intervista a Gino Strada da “Il Fatto Quotidiano”

Privatizzare la sanità. Il modello Unipol.

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Il piano è sempre lo stesso, qualsiasi sia il settore pubblico da smantellare. Tagli la spesa, restringi i servizi, aumenti le tariffe, fai incazzare gli utenti, muovi un po’ di giornalisti prezzolati, alimenti una campagna contro “il pubblico” che incontra resistenze via via più febili (il servizio funziona sempre meno) e alla fine privatizzi tutto.

Abbiamo visto i “grandi successi” di Telecom e dell’Alitalia, per non dire dell’Italsider diventata Ilva. Lo stiamo vedendo con la scuola e l’università, fatte marcire tra taglio dei fondi, maltrattamento del personale e aumento delle rette, parallelo all’aumento dei fondi regalati alle scuole private.

La “fase finale” ora tocca alla sanità.

Come si privatizza la sanità pubblica? All’americana, naturalmente, dandola in mano alle assicurazioni e alle strutture private. C’è ancora un po’ di timore a presentarla così, quindi si comincia con degli studi, in cui magari un centro di ricerca serio come il Censis si mette a duettare con un qualcosa che si chiama Unipol, si comincia a far circolare il mantra che “bisogna superare certi pregiudizi” (le assicurazioni, in Italia, non godono effettivamente di grandi simpatie nella popolazione…), ma si comincia anche a disegnare teoricamente il nuovo assetto possibile di una sanità completamente privatizzata. A cominciare dal nome, ovviamente in inglese: white economy.

Il rapporto Censis-Unipol prende atto con soddisfazione che la sanità pubblica è stata ormai “frollata” a sufficienza e quindi “Appare ormai maturo il tempo di una nuova integrazione tra pubblico e privato, capace non solo di garantire la tutela sanitaria e sociale delle persone, ma anche di favorire la crescita economica, a partire dai territori”.

In fondo gli utenti sono stati ormai abituati a pagarsi quasi tutte le prestazioni sanitarie, a cominciare dall’assistenza agli anziani. Dunque non ci sarebbero troppi ostacoli pratici. Anzi, bisogna anche sbrigarsi perché la crisi ha ristretto la capacità di spesa delle famiglie in questo settore. Al punto che ci si cura in generale di meno (nonostante l’aumento dei ticket, infatti, nel 2014 la spesa delle famiglie è scesa del 5,7%) e per la prima volta è in diminuzione anche il numero delle badanti assunte per assistere gli anziani.

Per il presidente di Unipol, Pierluigi Stefanini, “Se sapremo superare i pregiudizi consolidati, il pilastro socio-sanitario, inteso non più solo come un costo, può divenire una solida filiera economico-produttiva da aggiungere alle grandi direttrici politiche per il rilancio della crescita nel nostro Paese”. Et voilà, il gioco è fatto. La salute della popolazione smette di essere un diritto individuale garantito dallo Stato e diventa una merce “prodotta” da una “solida filiera economico-produttiva”, con aziende private (cliniche, laboratori di analisi e diagnostica, ecc) che sostituiscono quasi in tutto la rete sanitaria pubblica. Cui dovrebbero essere affidate, in misura assolutamente residuale, tutte quelle prestazioni da cui proprio è impossibile estrarre profitti privati: pronto soccorso, malattie gravi e/o invalidanti di persone con redditi troppo bassi, ecc.

Naturalmente bisogna “comunicare” qualcosa di più attraente e meno volgare. Quindi si argomenta in modo solidale alle famiglie italiane che “nei lunghi anni della recessione hanno supplito con le proprie risorse ai tagli del welfare pubblico”. E anzi ci si presenta come pronti a correre in loro soccorso, perché “oggi questo peso inizia a diventare insostenibile. Per questo è necessario far evolvere il mercato informale e spontaneo dei servizi alla persona in una moderna organizzazione che garantisca prezzi più bassi e migliori prestazioni utilizzando al meglio le risorse disponibili”.

Sembra la pubblicità di una catena di supermercati che garantisce “prezzi bassi e fissi”. E bisognerebbe chiedersi come sia possibile che una “moderna organizzazione” della sanità in mano ai privati riesca a garantire -in futuro – prezzi più bassi e migliori prestazioni. L’esperienza comune, infatti, registra l’esatto opposto: prezzi spaventosi (una clinica privata con una certa affidabilità può arrivare a chiedere 500 euro al giorno per il solo ricovero, senza ancora calcolare i costi di visite specialistiche e medicinali, per non dire delle operazioni chirurgiche), qualche problema con i casi clinicamente più complessi (specie nella neonatologia, dove non è infrequente che bambini nati in cliniche private vengano trasferiti d’urgenza in ospedali pubblici specializzati, come il Bambin Gesù di Roma). Poi, certamente, in una clinica privata il “numero chiuso” – ristretto a chi si può permettere di pagare certe cifre o è coperto da un’assicurazione (appunto…) – garantisce un rapporto meno frettoloso con medici e infermieri, meno affollamento e nessun letto nei corridoi. Queste sono piacevolezze che vengono da sempre assegnate alla sanità pubblica che deve accogliere e assistere chiunque – meritoriamente – anche se non c’è posto.

Ma ci sono dettagli decisamente interessanti nel rapporto Censis-Unipol. Per esempio, lo scorso anno la spesa sanitaria privata è crollata del 5,7%. La riduzione generalizzata dei redditi, insomma, sta mettendo in crisi i profitti dei padroni delle cliniche e dei centri diagnostici privati (gli Angelucci e i Debenedetti, per esempio); quindi è decisamente il “momento” di garantir loro un solido aumento delle entrate.

L’idea è di copiare il modello anglosassone, soprattutto statunitense, con qualche mediazione: “un’integrazione tra offerta pubblica e strumenti assicurativi (che permettano di sottoscrivere polizze a costi accessibili per poter godere in futuro di servizi di assistenza, di cura e di long term care) e di intermediazione organizzata e professionale di servizi”.

Come farlo senza consegnare immediatamente e brutalmente la popolazione agli “intermediatori” sanitari privati? Con una attenta regolamentazione che serva a “stabilire le modalità precise per attivare tale percorso di integrazione, non tralasciando che molti fenomeni di cambiamento socio-demografico variano ed assumono sfumature differenti a seconda dei territori in cui si articola il Paese. Coinvolgere, pertanto, gli Enti territoriali nella definizione di processi di integrazione pubblico-privato, ma soprattutto coinvolgerli nella definizione di strumenti integrativi di welfare può essere una pista di lavoro per attivare servizi maggiormente rispondenti ad uno scenario in cambiamento. In questa prospettiva si pongono le proposte, di alcuni operatori privati, in primis Unipol, di attivare fondi sanitari integrativi di tipo territoriale, con una forte compartecipazione degli Enti locali”.

Decentramento, accordi con enti locali inchiodati dal “patto di stabilità” e dunque impossibilitati ad opporsi validamente alle pressioni dei “privati” in presenza di una riduzione generalizzata della spesa sanitaria pubblica e quindi alle montanti proteste della popolazione. La chiave per disarticolare le resistenze passa da qui.

Il tutto, ovviamente, per “stimolare la crescita del paese”, sviluppando “filiere”. Perché “è evidente che la modernizzazione e la crescita della white economy, non possono passare solo per un investimento pubblico ma, viceversa, dovrebbero passare attraverso l’attivazione di un’offerta privata di servizi e di strumenti assicurativi e finanziari privati, di tipo integrativo, coordinati con l’offerta pubblica e sottoposti, ovviamente, alla vigilanza di organismi indipendenti competenti per materia”.

Preparatevi a fare a schiaffi con le assicurazioni. Che, come in America, pretendono di coprire soltanto i clienti in perfetta salute, scartando tutti quelli che rischiano di costar loro più di quanto non versino di polizza.

Claudio Conti da “Contropiano.org”

CASA DELLA SALUTE: CHI L’HA VISTA?

Puzzle

All’altezza del numero civico 50 di via Cavour a Senago una recinzione chiude un edificio quasi ultimato da diversi anni, ma mai utilizzato.

E’ la Casa della Salute, una struttura che avrebbe dovuto ospitare la terza farmacia comunale, ambulatori specialistici e spazi per la riabilitazione: un polo per la sanità pubblica a Senago.

La Casa della Salute, in edificio di proprietà comunale, fu voluta e (quasi) realizzata dall’Amministrazione Chiesa (2004-2009), che affidò la gestione dei lavori e la realizzazione della struttura all’Azienda Speciale Multiservizi; questa, dopo aver effettuato le lunghe procedure di legge per l’assegnazione ed avvio dei lavori e concordato con la Banca un idoneo finanziamento specifico (non mutuo), concordò anche con la Clinica San Carlo (unica ad accettare l’opportunità) la collocazione al secondo piano di una serie di sue strutture ambulatoriali e riservò il piano terra alla terza farmacia pubblica, da tempo attesa ed autorizzata in Senago.

La convenzione con la Clinica San Carlo prevedeva il pagamento di un affitto che andava a coprire, nell’arco di alcuni anni, le spese sostenute dalla Multiservizi stessa; inoltre la terza farmacia pubblica in posizione così strategica metteva la Multiservizi in condizione di maggiori ricavi e soprattutto di incrementare e meglio organizzare il proprio personale, dando di conseguenza migliori servizi ai senaghesi.

Nel 2009, con l’avvento dell’Amministrazione di centrodestra, tutto magicamente si fermò a soli due-tre mesi dal termine dei lavori. La Giunta di centrodestra guidata dalla sindaca Franca Rossetti, inseguendo una promessa elettorale del partito di (estrema) destra denominato Lega Nord, impose, con un mix di incompetenza e miopia, al nuovo presidente della Multiservizi appena nominato dalla Rossetti, di far spostare  la terza farmacia nel quartiere Mascagni, cosa peraltro poi mai realizzata in quanto risultata impossibile. Questo stop e l’empasse successivo mise in crisi il funzionamento di tutto il progetto; anche l’impresa edile che avrebbe dovuto ultimare a breve i lavori fallì.

E oggi? Dopo 4 anni la terza farmacia non è mai stata realizzata in alcun luogo, con danno agli abitanti di Senago e alla Multiservizi stessa, e la Casa della Salute non è mai stata aperta; l’edificio versa  ormai in uno stato di abbandono che fa dubitare che si possa recuperarne facilmente l’uso, a fronte dei debiti tuttora pendenti sulla Multiservizi.

Queste le gravissime responsabilità politiche ed erariali del centrodestra che dis-amministrò il Comune di Senago e pose suoi uomini “di fiducia” a guida della Multiservizi; questi ultimi, tra litigi e dimissioni vere e fasulle, rimasero in carica anche durante l’anno di commissariamento, peggiorando solo le cose e la mala gestione del problema.

Oggi, per fortuna, quella Giunta e quel CdA della Multiservizi non esistono più e Senago è amministrata dalla Giunta Fois. Nel programma elettorale delle forze politiche che la sostengono si legge che verrà completata la Casa della Salute, ma la cittadinanza è però ancora in attesa di un segnale credibile per il mantenimento di questa promessa, a quasi un anno dalle elezioni che hanno visto l’insediamento del nuovo Sindaco. Questi, nell’ottobre 2012, nominò il Presidente ed il Consiglio di Amministrazione dell’Azienda Speciale Multiservizi, ma non si vede ancora alcun mutamento nella situazione.

Eppure c’è molto da fare, se si vuole arrivare alla promessa apertura della Casa della Salute. Questa è ancora una necessità: Senago è priva di una struttura ambulatoriale pubblica (od ad essa assimilabile): mancano ambulatori diagnostici e specialistici, palestre riabilitative, ambulatori infermieristici, …

Gli sforzi, dopo 4 anni di incuria, incapacità e disastri saranno notevoli: revisione e restauro della struttura, rinegoziazione con San Carlo, studio della nuova normativa vigente sulle farmacie, ridiscussione con le banche, nuova stima di costi e ricavi, riavvio delle pratiche per la terza farmacia pubblica, ridefinizione dell’organizzazione del personale Multiservizi per le future aumentate esigenze, …

Ma questi sforzi vanno affrontati, non si può trascurarli se si vuole veder realizzato il programma elettorale, a meno che qualcuno in amministrazione o in giunta remi già contro.

Cosa dice la Multiservizi? Cosa le impone ora la Giunta? Che strumenti hanno scelto per arrivare a completare e riattivare le strutture della Casa della Salute e della terza farmacia? Quando hanno intenzione di avviare i servizi ai cittadini?

…il tempo non aspetta, e i cittadini ricordano le promesse…

SOS sanità pubblica in Lombardia

Basta privatizzazioni, sprechi e ticket.

Occorre porre con forza l’obiettivo del potenziamento della sanità pubblica in alternativa alla linea lombarda delle … leggi tutto (.pdf)


Rifondazione c’è!

Luca Mercalli: PREPARIAMOCI

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