Archive for the 'Riforma Elettorale' Category

Referendum costituzionale fra demagogia e cialtronismo

renzi

Il Presidente del Consiglio l’11 aprile scorso ha aperto la campagna elettorale sul referendum costituzionale annunciando che, per vincere, è disposto ad «usare anche argomenti demagogici». Un annuncio senza novità, la «demagogia», largamente coniugata alla forma «cialtronismo», è stata la cifra della sua comunicazione politica (propaganda) fin dai tempi della Leopolda.

Il «cialtronismo» è elemento fluidificante della «demagogia». In un contesto frutto di una coltivazione quasi trentennale di plebeismo, il «cialtronismo» può passare come aspetto disinvolto, popolare della comunicazione politica. Renzi può citare male e fuori contesto Chesterston, attribuire a Borges versi non suoi, attribuirsi una compartecipazione al traforo del Gottardo ignorandone persino la localizzazione (le televisioni svizzere si sono indignate e/o divertite; quelle italiane hanno sorvolato), ecc,.

E’ la continuità con Berlusconi, completa: ambedue demagoghi ed ignoranti, e di un’ignoranza di cui non hanno né coscienza né consapevolezza, hanno trasformato tale loro condizione in punto di forza. D’altra parte la «demagogia» si manifesta in maniera più persuasiva se può scaturire da una base «naturale». Sottovalutare le possibilità d’incidenza del connubio cialtronismo-demagogia nello scontro sul referendum costituzionale sarebbe un grave errore. Così come sarebbe un errore pensare al meccanismo propagandistico renziano solo come una sorta di fenomeno di superficie al di sotto della quale ci sarebbe il vuoto.

Al di sotto, invece, c’è una struttura materiale dura: la logica e la realtà evocate nel 2010 da Marchionne quando ha dichiarato: «Io vivo nell’epoca dopo Cristo; tutto ciò che è avvenuto prima di Cristo non mi riguarda e non mi interessa».

Nel tornante del secolo per Marchionne si è verificato il passaggio, a suo parere definitivo, tra la centralità del lavoro, la tensione verso l’uguaglianza, secondo Costituzione, alla riduzione dell’umana forza-lavoro a pura funzione del capitale. Renzi è totalmente interno a tale dimensione dei rapporti economico-sociali che reputa «naturali, esattamente come la sua antropologia culturale. Per questo, con tutta naturalità appunto, ringrazia ripetutamente il padrone globalizzato per la generosità con cui porta occupazione in Italia, mentre redarguisce severamente «certi sindacalisti» che, difendendo i diritti del lavoro, impediscono lo svolgimento della logica di mercato coincidente con la benevolenza padronale.

«Cevital…Merci», si può leggere in un manifesto apparso a Piombino, in una delle città italiane, cioè, dove per quasi un secolo la coscienza di classe è stata elemento essenziale della crescita civile. Cevital è la multinazionale del magnate algerino Issad Rebrab che investirà a Piombino nel settore siderurgico. Dunque un benefattore e bisogna ringraziarlo. Ed infatti, come è visibile in una foto celebrativa dell’evento, festeggiano il benefattore, eletto a «personaggio dell’anno 2015» da un giornale locale, i maggiorenti toscani del Pd, del governo nazionale e del territorio. Una posizione tanto più forte in quanto non frutto di quella che, del tutto impropriamente, viene chiamata «mutazione genetica» renziana.

Ricordiamo perfettamente Massimo D’Alema che nel luglio 2012, confrontandosi davanti a Montecitorio con un picchetto di operai Irisbus, diceva: «Non serve a nulla… tutto questo non serve a nulla … se lo mandiamo affanc…quello chiude e non lo vediamo più».

Ebbene la Costituzione, nello spirito e nella lettera, si pone in una dimensione antitetica rispetto al complesso dei rapporti sociali sotteso ai pronunciamenti di Renzi, D’Alema, e del ceto politico Pd di ogni livello. Del resto l’attacco alla Costituzione, il suo svuotamento, la sua continua manomissione proprio per questa sua incompatibilità con tutte le forme dell’ordo-liberalismo, non è certo cominciato con la riforma Boschi-Verdini, bensì con l’accettazione di fatto e di diritto (costituzionalizzazione del Fiscal compact) di un ordine europeo le cui normative confliggono con il documento fondante della Repubblica.

Si comprenderà, dunque, come la «ditta», ora «sinistra» Pd, che tale processo o ha promosso, o ha accettato, non possa ora opporvisi sulle questioni di fondo. I suoi residui esponenti se ne stanno nell’ombra e attendono (non si sa bene chi e che cosa) mentre pigolano sempre più piano.

Proprio nei giorni scorsi il neo ministro allo Sviluppo economico, fortemente voluto da Renzi, ha chiarito in maniera esemplare il nodo centrale della riforma Boschi-Verdini. Ha sostenuto che gli accordi di libero scambio Ttip e Ceta «sono fondamentali» (per chi?), per cui non si possono lasciare i parlamenti nazionali arbitri della loro approvazione. Dunque, ha concluso, «la governance deve essere ristrutturata sennò ammazzerà la nostra (?) politica commerciale» («Eunews» 13 maggio. I virgolettati sono nel testo).

La riforma costituzionale su cui voteremo a ottobre è tappa decisiva della ristrutturazione della governance su cui insistono da tempo i poteri dominanti internazionali. Renzi-Calenda dicono le stesse cose che un gigante della finanza globale come Jp Morgan Chase ha suggerito ai governi europei in un documento del 28 maggio 2013: liberatevi delle «Costituzioni, adottate in seguito alla caduta del fascismo presentano una serie di caratteristiche che appaiono inadatte a favorire la maggiore integrazione europea».

Questo è il punto centrale che demagogia e cialtronismo tenteranno di occultare. Questo è il punto centrale da rendere chiaro con tutti gli strumenti di demistificazione di demagogia e cialtronismo.

di Paolo Favilli,  storico

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Questo 25 aprile

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Non è un 25 aprile come gli altri. Questo potrebbe essere l’ultimo per la Costituzione nata dalla ‪#‎Resistenza‬. Se non sconfiggiamo nel referendum di autunno le modifiche imposte dal governo Renzi a un parlamento abusivo di nominati grazie a una legge elettorale incostituzionale non potremo parlare più di Costituzione.

Il combinato disposto di Italicum e modifiche costituzionali costituisce uno stravolgimento definitivo e un guazzabuglio autoritario senza pari in nessun paese democratico.
Non avremo più un regime costituzionale ma uno strapotere del capo che con il voto di una minoranza potrebbe nominarsi il parlamento e tutti gli organi di garanzia.
Nessun diritto sarà al sicuro di fronte a un esecutivo così forte e senza contrappesi istituzionali.
Sbaglia chi minimizza la portata autoritaria di questo stravolgimento perché a operarlo e’ il PD e non Berlusconi (che comunque lo ha condiviso).
Nessuna libertà e nessun diritto e’ al sicuro quando si consegna tutto il potere a un uomo solo al comando.
La generazione che scrisse la Costituzione lo sapeva per averlo vissuto sulla propria pelle, molti anzi troppi pare che lo abbiano dimenticato.

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Dalle stelle(cinque) …alle stalle della riforma elettorale (la truffa dietro l’angolo)

Sembra abbastanza facile pronosticare, come già detto e scritto ampiamente da altri, che M5S (Movimento Cinque Stelle) si presenterà da solo alle prossime elezioni politiche sia che esse si tengano nel prossimo autunno o più facilmente alla scadenza naturale nella primavera del 2013. Grillo e Casaleggio ideatori del suddetto movimento hanno la necessità di contare e di contarsi e di capitalizzare la propria “alterità” e/o “diversità” dal sistema. Una alterità che su alcune cose (salario di cittadinanza, patrimoniale, tassa sulle transazioni finanziarie, solo per fare qualche esempio) non dice nulla di diverso da quello che altri partiti, uno su tutti il Partito della Rifondazione Comunista, diceva già 10-15 anni fa. Ma c’è anche una diversità di M5S che può anche e giustamente spaventare. Il tema della cittadinanza a chi nasce sul suolo italiano da genitori provenienti da altri paesi ne è solo un esempio. Oggi non è certo facile circoscrivere un movimento così variegato ed eterogeneo come M5S nei soliti confini di destra e sinistra, o centrodestra e centrosinistra, che mai come in questo caso vanno alquanto stretti. Movimento CinqueStelle e Grillo hanno avuto per la loro prima fase di vita (il periodo dei V-days, ecc.) un discreto rapporto ed una quasi sovrapponibilità con IdV e Di Pietro. Oggi, se di questo si tratta, questo cordone ombellicale va reciso. Per mero interesse di M5S che si trova nella classica condizione dell’allievo che supera il maestro e vuole volare con le proprie ali, camminare con le proprie gambe e così via e soprattutto ha tutto l’interesse a mostrare che tutto ciò che non è Movimento Cinquestelle è assoluta continuità e affinità al sistema attuale. Quindi tutti zombie, eccetera, eccetera.
Il punto principale di tutta la partita è però il sistema elettorale con cui si voterà alle prossime elezioni politiche e questo può costituire quell’unica variabile indipendente che potrebbe portare il Movimento CinqueStelle a riconsiderare l’opzione solitaria.

Sul tema della riforma elettorale il Partito Democratico ha ormai reciso ogni legame identitario e di continuità storica con il Partito Comunista Italiano da cui molto parzialmente trae origine.

Coloro i quali si sentono vicini al PD solo perché anima maggioritaria del vecchio progenitore PCI farebbero bene ormai a rassegnarsi ed una volta per tutte. Non esiste più alcun legame tra i due soggetti, sebbene il PD detenga i diritti sull’uso di simbologie e sedi storiche.

Se nell’immediato dopoguerra il PCI fece una battaglia campale contro la Legge Truffa allora architettata dalla Democrazia Cristiana, oggi il PD è fautore e sostenitore ad ogni piè sospinto dei peggiori sistemi elettorali che impieghino le alchimie più disoneste per trasformare con algoritmi insulsi le minoranze in maggioranze.

Il fatto che si parli di accordi raggiunti tra partiti della maggioranza montiana sulla riforma elettorale dovrebbe quanto meno condurre tutte le altre forze politiche e quelle che si oppongono ad una seconda e più colossale legge truffa, a fare ben più che qualche manifestazione di protesta e di dimostrazione di contrarietà.
In questi giorni, nella torrida estate caratterizzata dai nomi più fantasiosi donati alle correnti portatrici di afa, abbiamo sentito citare argomentazioni molto risibili sull’eventuale ritorno all’uso delle preferenze. Si è parlato, guarda caso da parte del PD, dell’impossibilità di fare ritorno all’uso delle preferenze perché queste farebbero scaturire una “concorrenza” interna ai partiti che sarebbe oggi deleteria per la democrazia. Ci si perdoni l’azzardo ma se le preferenze fossero così nefaste, quale immensa stupidaggine e conflitto mondiale possono scatenare le “primarie” ?  Le primarie napoletane e palermitane, oltre a quelle genovesi, forse qualche avvisaglia l’hanno mostrata, ma pare che i loro ideatori non vogliano ascoltare queste voci allarmate. Le Cassandre sono sempre destinate ad essere biasimate. Spesso le argomentazioni più strane, intricate e contraddittorie si spendono proprio quando si parla di legge elettorale.  Dove l’amore per la democrazia dovrebbe emergere si fa invece largo solo il bieco tornaconto particolare e personale. Un sistema elettorale democratico è per noi espresso solo con il principio “una testa un voto” come scritto anche dai nostri padri costituenti e quindi con un sistema elettorale totalmente proporzionale.

Da notare che le elezioni comunali, le elezioni regionali fatta esclusione per i listini del Presidente, e le elezioni europee si svolgono con l’uso della preferenza e questo non pare ponga i partiti di fronte ad inenarrabili cataclismi.

Ricordiamo che mesi fa il Re Mida alla rovescia, che rovina tutto ciò che tocca, alias Walter Veltroni, diceva che peggio del Porcellum vi era solo il Porcellum con le preferenze. Anche questa volta fieri di pensarla diversamente dall’ “Uolter de noantri”.

Ultimo appunto. Anni addietro la Comunità Europea diede, era solo un consiglio e non un vincolo, un proprio parere ai paesi che erano parte della comunità stessa. Invitava ad approvare leggi elettorali nazionali di natura proporzionale perché era poi quel sistema elettorale quello scelto per l’elezione del Parlamento Europeo. Proprio in quegli anni l’Italia, ubriacata dal Referendum Segni-Occhetto, andò ahinoi in direzione  “ostinata e contraria”, sotto la guida di una Presidenza della Repubblica che anche allora mise più che qualche bastone tra le ruote della Costituzione Italiana.

Sempre grazie al Walter nazionale riuscimmo ad introdurre più recentemente nelle elezioni europee la soglia di sbarramento. Che dire ? Per concludere con De Andrè “dai diamanti non nasce niente dal letame nascono i fior”. Insomma l’utilità del PDS/DS/PD e dei suoi gruppi dirigenti degli ultimi anni è stata assolutamente tale che almeno con il materiale della canzone del grande Faber si concimano i campi…


Rifondazione c’è!

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Massimo Gatti: consigliere della provincia di milano

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