Archive for the 'programma' Category



Il Programma di Potere al Popolo – 2 – UNIONE EUROPEA

Negli ultimi 25 anni e oltre, l’Unione Europea è diventata sempre più protagonista delle nostre vite. Da Maastricht a Schengen, dal processo di Bologna al trattato di Lisbona, fino al Fiscal Compact, le peggiori politiche antipopolari vengono giustificate in nome del rispetto dei trattati.

I ricchi, i padroni delle grandi multinazionali, delle grandi industrie, delle banche, le classi dominanti del continente approfittano di questo ”nuovo” strumento di governo che, unito al “vecchio” stato nazionale, impoverisce e opprime sempre più chi lavora. L’Unione Europea è uno strumento delle classi dominanti che favorisce l’applicazione delle famigerate e impopolari “riforme strutturali” senza nessuna verifica democratica.

Il “sogno europeo” dei tanti che hanno creduto nella possibilità di costruire uno spazio di pace e progresso si è scontrato con la dura realtà di un’istituzione al servizio degli interessi di pochi. Noi ci sentiamo naturalmente vicini ai tanti popoli che vivono nel nostro stesso continente, con i quali la nostra storia si è intrecciata e si intreccia tuttora e che soffrono come noi a causa di decenni di politiche neoliberiste; insieme a tutti costoro vogliamo ricostruire il protagonismo delle classi popolari nello spazio europeo.

Per questo lottiamo per:

  • rompere l’Unione Europea dei trattati;
  • costruire un’altra Europa fondata sulla solidarietà tra lavoratrici e lavoratori, sui diritti sociali, che promuova pace e politiche condivise con i popoli della sponda sud del Mediterraneo;
  • rifiutare l’ossessione della “governabilità”, lo svuotamento di potere del Parlamento, il rafforzamento degli esecutivi, l’imposizione di decisioni dall’alto perché “ce lo chiede l’Europa”;
  • il diritto dei popoli ad essere chiamati ad esprimersi su tutte le decisioni prese sulle loro teste a qualunque livello– comunale, regionale, statale, europeo – pregresse o future, con il ricorso al referendum.

Annunci

Il Programma di Potere al Popolo – 1- DIFESA E RILANCIO DELLA COSTITUZIONE NATA DALLA RESISTENZA

La nostra Repubblica è fondata su chi lavora: questo è scritto nel primo articolo della nostra Costituzione, nata dalla lotta di liberazione dal nazi-fascismo. Il Referendum del 4 dicembre ha mostrato la chiara volontà del popolo italiano di difendere la carta costituzionale.

Noi vogliamo non solo difenderla, ma attuare pienamente le idee che erano espressione di chi ha partecipato alla Resistenza, la costruzione di una nuova società fondata sulla dignità e i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, l’eliminazione di ogni discriminazione, il principio di eguaglianza sostanziale, i diritti sociali, la salvaguardia del patrimonio ambientale e artistico, il ripudio della guerra.

Per questo lottiamo per:

  • ridare centralità e dignità alle lavoratrici e ai lavoratori;
  • far sì che ogni discriminazione di sesso, etnia, lingua, religione, orientamento sessuale venga superata, rimuovere ogni ostacolo di carattere economico e sociale che limita l’uguaglianza;
  • abrogare l’articolo 7 con il richiamo ai Patti Lateranensi, per la piena affermazione del principio di laicità dello Stato in tutte le sfere della vita pubblica;
  • promuovere e supportare la cultura e la ricerca scientifica, salvaguardare il patrimonio ambientale e artistico;
  • ripudiare la guerra e dare un taglio drastico alla spesa militare;
  • rimuovere il vincolo del pareggio di bilancio, inserito di recente con la modifica dell’articolo 81, che sacrifica le vite e la dignità delle lavoratrici e dei lavoratori in nome dell’equilibrio fiscale e dei parametri europei;
  • ripristinare il Titolo V della Costituzione com’era prima della riforma del 2001;
  • contrastare in ogni modo CETA, TISA, TTIP, trattati internazionali aberranti che vorrebbero cancellare ogni parvenza di sovranità popolare e democratica in nome del primato del profitto;
  • ripristinare l’elezione del Parlamento attraverso un vero sistema proporzionale, contro il maggioritario e il rafforzamento del potere esecutivo;
  • contrastare e sciogliere le organizzazioni fasciste, requisire i loro patrimoni e riutilizzarli per finalità sociali, proprio come si fa per le mafie.

MUTUALISMO, SOLIDARIETÀ E POTERE POPOLARE

Le condizioni di vita delle classi popolari peggiorano sempre di più, per ciò che riguarda la salute, l’istruzione, ma anche più semplicemente la possibilità di godere di tempo liberato da dedicare ad uno sport, un hobby, etc.

In quest’ottica mutualismo e solidarietà non sono semplicemente un modo per rendere un servizio, ma una forma di organizzazione della resistenza all’attacco dei ricchi e potenti; un metodo per dimostrare nella pratica che è possibile, con poco, ottenere ciò che ci negano (salute, istruzione, sport, cultura); una forma per rispondere, con la solidarietà, lo scambio e la condivisione, al razzismo, alla paura e alla sfiducia che altrimenti rischiano di dilagare.

Le reti solidali e di mutualismo sono soprattutto una scuola di autorganizzazione delle masse, attraverso la quale è possibile fare inchiesta sociale, individuare i bisogni reali, elaborare collettivamente soluzioni, organizzare percorsi di lotta, controllare dal basso sprechi di denaro pubblico e corruzione.

Tutti i punti precedenti sono strettamente intrecciati con la questione centrale, la necessità di costruire il potere popolare. Per noi potere al popolo significa restituire alle classi popolari il controllo sulla produzione e sulla distribuzione della ricchezza; significa realizzare la democrazia nel suo senso vero e originario.

Per arrivarci abbiamo bisogno di fare dei passaggi intermedi e, soprattutto, di costruire e sperimentare un metodo, che noi abbiamo chiamato controllo popolare. Il controllo popolare è, per noi, una palestra dove le classi popolari si abituano a esercitare il potere di decidere, autogovernarsi e autodeterminarsi, mettendo in discussione le istituzioni e i meccanismi che le governano. Per questo chiamiamo controllo popolare la sorveglianza sulla compravendita di voti alle elezioni, le visite ai Centri di Accoglienza Straordinaria, le battaglie per il diritto alla residenza e all’assistenza sanitaria per i senza fissa dimora, la vigilanza sui ritardi e gli abusi nei rilasci dei permessi di soggiorno, la battaglia contro l’allevamento intensivo di maiali nel Mantovano, quella contro la TAP in Salento, la TAV in Val Susa, l’eolico selvaggio in Puglia, Basilicata, Molise, il DASPO nei centri urbani. Insomma, chiamiamo controllo popolare tutte le battaglie che in questi anni hanno testimoniato la resistenza delle classi popolari e vivificato il nostro Paese.

Costruire il potere popolare significa anche ridurre le disuguaglianze, evitare speculazioni e contrastare efficacemente le organizzazioni criminali che avvelenano e distruggono la nostra terra, sottraendo loro bassa manovalanza, reti clientelari e occasioni per fare affari; significa far vivere nelle pratiche sociali una prospettiva di società alternativa al capitalismo
È per questo, insomma, che crediamo e speriamo che il nostro compito non si esaurisca con le elezioni, ma che il lavoro che riusciremo a mettere in campo ci consegni, il giorno dopo le urne, un piccolo ma determinato esercito di sognatori, un gruppo compatto che continui a marciare nella direzione di una società più libera, più giusta, più equa.

Noi ci stiamo, chi accetta la sfida?

Il Programma di Potere al Popolo: Introduzione

Centinaia di proposte. 4 settimane di scrittura collettiva.
L’unica forza politica con un programma elaborato da migliaia di persone.

Dov’era il no, faremo il sì!

Crediamo nella giustizia sociale, nell’uguaglianza, nella cooperazione, nella solidarietà.

Ci siamo battuti e continueremo a batterci, durante e dopo le elezioni, per contrastare la barbarie che oggi ha mille volti: il lavoro che sfrutta e umilia, la povertà e l’ineguaglianza, i migranti lasciati annegare in mare, i disastri ambientali, i nuovi fascismi, la violenza sulle donne, la crescente repressione, i diritti negati. Nel mondo in cui viviamo 8 persone hanno la stessa ricchezza di 3,6 miliardi di essere umani; c’è la capacità di produrre cibo per 12 miliardi di abitanti, ma un miliardo di persone soffre la fame. Questa è la conseguenza di scelte politiche precise che hanno trasferito poteri e risorse ai ricchi e ai potenti in una dimensione senza precedenti, smantellando i diritti, privatizzando e mercificando ogni cosa, assumendo la competizione di tutti contro tutti come criterio di ogni relazione sociale. A tutto questo diciamo NO, ma accanto al NO c’è il SI che vogliamo costruire.

E’ il #poterealpopolo, la riappropriazione di sovranità popolare a tutti i livelli ed in tutti gli ambiti della società.

E’ la riaffermazione del diritto ad un lavoro liberato dalla precarietà e dallo sfruttamento, la riconquista dei diritti sociali, la salvaguardia della natura, l’affermazione dei diritti delle donne.

Il programma che presentiamo per le elezioni politiche parla del nostro paese, ma è connesso a tutti quei movimenti e soggetti politici che ovunque nel mondo si battono contro lo sfruttamento, la distruzione di vita, diritti, democrazia, in una parola contro il capitalismo che oggi si presenta con il volto della barbarie del neoliberismo. Quei movimenti che, in tanta parte d’Europa e del mondo, sono la vera novità, perché dicono con chiarezza che va costruita un’alternativa alle politiche degli ultimi tre decenni ed indicano con altrettanta chiarezza l’avversario.

Siamo donne e uomini che combattono e ripudiano l’oppressione razzista, di classe, di sesso, la guerra, la devastazione della natura e della vita. Siamo persone e organizzazioni, democratiche e antifasciste, comuniste e socialiste, femministe e ambientaliste. Veniamo da storie differenti, ma vogliamo costruirne una comune tra chi non si rassegna all’ingiustizia, allo sfruttamento, alla sopraffazione dilaganti e vuole cambiare le cose.

Siamo popolo ribelle.

Vogliamo riprenderci il presente e il futuro.

Il calvario degli esodati

Esodati, il calvario non è finito. La ragioneria dello Stato blocca l’emendamento risolutivo

Ennesimo ostacolo per l’emendamento che doveva estendere la salvaguardia prevista per gli esodati. La Ragioneria dello Stato ha evidenziato un ampliamento della platea dei soggetti che rende insufficiente la copertura prevista.
Secondo il nuovo emendamento la platea dei lavoratori ”esodati” avrebbe dovuto comprendere anche quelli licenziati, entro il 31 dicembre 2011, a causa del fallimento o di un altra ”procedura concorsuale” dell’impresa, magari dovuta alla crisi economica. Le risorse non erano pero’ mutate prevedendo un meccanismo di autocopertura, cioe’ di utilizzo delle risorse gia’ stanziate. Si puntava pero’ a risparmiare risorse facendo scontare dal computo degli esodati i periodi di ”non lavoro” coperti finanziariamente grazie alle buonuscite. In pratica, se si e’ andati via dal lavoro contando su uno scivolo economico di due anni i benefici per gli esodati scatterebbero solo dopo questo periodo. A garanzia, di eventuali sforamenti, era comunque previsto che in presenza della possibilita’ di coprire il ‘buco’ con un inasprimento dell’ indice di rivalutazione automatica dei trattamenti pensionistici di importo piu’ elevato. La Ragioneria ha pero’ evidenziato l’insufficienza delle risorse. Il leader Idv, Antonio di Pietro ha definito l’emendamento una ”bufala gigantesca a fini elettorali” mentre il segretario della Lega Nord Roberto Maroni l’ ”ultima presa dei fondelli”. Anche la Cgil ha chiesto al Parlamento di risolvere il problema senza ridurre la platea degli aventi diritto. Un tema che anche per la maggioranza, come ricorda il responsabile economico del Pd, Stefano Fassina, si tratta di una ”questione cruciale”.

11/11/2012 21:25 | LAVOROITALIA | Autore: fabrizio salvatori (Da Controlacrisi.org)

La fiera dell’ipocrisia

Prima di gettare la croce addosso a chicchessia accusandolo di falsità e di disonestà è bene riflettere e contare almeno fino a mille. Talvolta dieci o cento non bastano. La tentazione però di intitolare il post la fiera degli imbrogli(oni) era forte, ma allora è sempre meglio accusare qualcuno di ipocrisia… Inoltre è già scattato il periodo agostano e la tipica canicola estiva eleva a ruolo di notizia ciò che in altri momenti dell’anno è poco più o poco meno di una barzelletta. Le notizie sono tipicamente confuse, poco verosimili e ogni dichiarazione  risulta poco affidabile e scarsamente duratura. Per cui ci aspettiamo da un momento all’altro una smentita relativamente alle ultime uscite di Bersani e Vendola.

La notizia di pochi giorni fa è che Bersani vara, sulle ali di uno slogan mai così lontano dalla realtà come oggi (“Italia Bene Comune”), la carta d’intenti del Partito Democratico. Ovviamente rendere l’Italia un Bene Comune sarebbe una forte necessità ed una condivisibile linea politica se non fosse che lo si dice mentre si sostiene il Governo Monti che va in direzione diametralmente opposta. In questa carta degli intenti il segretario PD afferma di battersi contro il liberismo (delle destre).  Peccato che in questi tempi si stia facendo i conti anche con un certo liberismo di centrosinistra !

Poi Bersani incontra Vendola il quale sottolinea il suo interesse a questa proposta e soprattutto non chiude e non pone veti alla possibilità che della partita faccia parte anche Casini. Casini da par suo, quale spettatore interessato all’incontro tra Pierluigi Bersani e Nichi Vendola, non fa trasparire alcuna espressione del viso, ma probabilmente apprezzerà il fatto che non lo si escluda. Fini e Di Pietro invece, relegati al ruolo di grandi esclusi, rimangono come si suol dire con il cerino in mano, a meno di essere parte di questa strana armata Brancaleone in un secondo tempo dopo ripensamenti e rappacificazioni ora non certo prevedibili.

Riassumendo un po’ delle affermazioni fatte negli ultimi giorni questo è un po’ il punto della situazione.

Bersani avrebbe affermato che intende combattere il liberismo delle destre che ha caratterizzato gli ultimi 20 anni della politica italiana. Inoltre lo slogan di Italia Bene Comune sembra aderire perfettamente all’idea di valorizzare la battaglia dei beni comuni. Peccato che il governo attualmente sostenuto da Bersani e da tutto il PD stia procedendo a spron battuto sulle privatizzazioni e le liberalizzazioni anche di temi su cui è in campo una serrata battaglia per i beni comuni. L’acqua ad esempio, a proposito di beni comuni, è uno degli ambiti su cui ancora non si riesce ad ottemperare al risultato del referendum di un anno fa. E allora ci si chiede cosa si stia a fare tra i sostenitori di Monti…

Vendola avrebbe aggiunto che intende lottare per i diritti civili, le unioni di coppie omosessuali, la difesa dell’articolo 18 e la lotta al liberismo. E probabilmente la cosa migliore che riesce a proporre è quella di una alleanza con il PD e con l’UDC che nel governo Monti, sostenuto da questi ultimi insieme al PdL, hanno cancellato l’articolo 18. Qualcuno dovrebbe avvisare questi impenitenti sognatori che il Governo Monti è più che liberista e che le manovre finora approvate si muovovo nella direzione esattamente opposta. Inoltre se servisse un connotato vecchia maniera sappiate che il Governo Monti è di destra, liberista e liberale, magari un po’ più presentabile sulla scena internazionale del governo che lo ha preceduto, ma rimane di destra !!!

Queste pressappoco le parole usate da Vendola: “Occorre essere chiari: se si è d’accordo nel superare le politiche liberiste delle destre, se si vogliono difendere i diritti sociali e l’equità sociale a partire dall’art.18, se si vogliono difendere i diritti civili a partire dai diritti delle coppie di fatto e gay, tutti sono benevenuti”.

Infine arriva Casini, che molto furbescamente e democristianamente, se ne sta tranquillo seduto sulla sponda del fiume e vede arrivare i cadaveri politici del PD e di SEL. Casini ovviamente per bocca di Bersani e Vendola dovrebbe essere parte di questa alleanza. Sarebbe opportuno riferire ai due speranzosi leader di “qualcosa che era di sinistra” che Casini ha occupato ben 15 degli ultimi 18 anni, cioè dal momento in cui Berlusconi ha fatto il suo ingresso in politica, ad essere alleato con l’ex Presidente del Consiglio. Insomma non voglia oggi Casini venire ad insegnare come si fa opposizione a Berlusconi !!! Anche alle barzellette esiste un limite.

Qualcuno può avvisare questi leader di un cosiddetto centro-sinistra che forse i tempi sono maturi per fare altro ??? Vendola al di là dell’ambizione per le Primarie, dove già sbattè malamente la testa il suo mentore nonchè predecessore Fausto Bertinotti, dovrebbe poi essere in grado di scrivere questo impianto antiliberista in un programma e ancora non è dato sapere come potrà fare.

Pare che sia stato anche proposto un nome per la coalizione e si tratterebbe di Polo della Speranza. Non c’è che dire come dice il saggio: “Chi visse sperando…” i Litfiba intonavano “morì non si può dire”, ma nel film Mediterraneo il sergente Nicola Lo Russo lo dice chiaramente. Sarebbe bello farlo sapere a Vendola e Bersani.

Intanto sta iniziando a montare la protesta su twitter, facebook ed altri social network e siti web tra i militanti di SEL che iniziano a non capire più le manovre che Vendola sta portando avanti e che lo sembrano incastonare all’interno di uno slogan piuttosto amaro: “sVENDO LA sinistra !!! Suvvia la si vende per poco !”

Partecipazione, una politica per tutti

Voialtri siete tutti ladri uguali 
(cittadino/a medio/a ai banchetti elettorali)

Risposte di questo tipo arrivano numerose durante i momenti di propaganda e sono indice di un non indifferente malcontento, sinonimo di un crisi delle istituzioni democratiche.

Non c’è pessimismo a parlare di crisi della democrazia, l’indignazione delle persone è un sintomo da non prendere sottogamba, non bisogna sottovalutare la sfiducia dei cittadini verso i politici ai quali è delegata l’amministrazione della Cosa Pubblica. Come non dare torto a queste persone dinnanzi alla superbia dei tanti parlamentari e amministratori che continuano a detenere potere e privilegi anche dopo essere stati colpiti da vergognosi scandali? Indignarsi non basta – per riprendere il titolo di un pamphlet di Pietro Ingrao pubblicato l’anno scorso – la crisi della politica deve rinascere dai cittadini stessi, che devono andare a votare dopo essersi informati bene dei programmi, dopo aver conosciuto le persone che dovrebbero delegare. Questa indignazione tante volte pare essere una scusa per un certo menefreghismo, un disamoramento per le sorti di casa propria.

Senago Bene Comune e Federazione della Sinistra vogliono reagire alla crisi della politica prendendo le armi della democrazia e presentano alle elezioni amministrative di Senago candidati, che non hanno alcun interesse personale nella gestione della Cosa Pubblica. La nostra non è sete di potere o mani di protagonismo, ma interesse per il bene di tutti. In virtù di ciò noi vorremmo avvicinare chi è interessato alla macchina comunale: in un paese di medie dimensioni come il nostro non è difficile coinvolgere i cittadini in progetti di partecipazione all’amministrazione. Il nostro obiettivo è quello di continuare – ma anche potenziare – il “Bilancio partecipato” attivato durante la giunta Chiesa e interrotto durante la giunta Rossetti e Agenda 21. Le assemblee di Bilancio partecipato sono momenti in cui il cittadino può dialogare apertamente con l’amministrazione ed essere così partecipe delle decisioni che interessano il Comune: la partecipazione non limita la sovranità al voto, ma la estende.

Un’amministrazione giusta non è una “zecca” della società, ma una portavoce forte delle esigenze della collettività. Senza persone forti e competenti come può la cittadinanza difendersi dai soprusi che giungono dall’alto come le “vasche di laminazione”? Nella scorsa legislazione abbiamo visto dei comportamenti ambigui a questo proposito: molti di quelli che oggi includono nei propri volantini lo slogan “no vasche” e che prima sedevano in Consiglio si sono mostrati indifferenti, se non condiscendenti verso quelle costruzioni. L’unica persona che si battuta sin da subito contro la costruzione di quei mostri ecologici è Stefano Palazzolo!

Un’amministrazione comunale giusta deve garantire alla cittadinanza servizi socio sanitari di qualità, è  vero molti servizi durante la scorsa amministrazione sono stati decurtati, ma questo non ci deve impedire di votare, anzi ci deve spingere verso le urne per allontanare le persone, che precedentemente hanno acquistato la nostra fiducia e non hanno portato a compimento le promesse. L’amministrazione deve vegliare sul giusto funzionamento della macchina comunale predisponendo luoghi dove ogni cittadino possa di sua spontanea volontà – non attraverso un “capo-caseggiato” – denunciare dei malfunzionamenti presenti sul suolo comunale. L’ufficio preposto a questo ciò è l’URP, la cui capillarità territoriale è stata diminuita durante la scorsa amministrazione.

L’idea di predisporre cittadini delegati a segnalare all’ente comune i malfunzionamenti è vecchia, si pensi piuttosto a forme di partecipazione politica: obiettivo del nostro programma, come già detto (repetitia iuvant), è rilanciare e potenziare le iniziative di Bilancio partecipato e Agenda 21, scomparse durante l’amministrazione Rossetti.

Noi non vogliamo mantenere il potere nelle nostre mani, ma vogliamo farci promotori di una politica nuova, che sia più vicina alle esigenze di tutti e non garante degli interessi personali di pochi. E una domanda a voi, cittadini di Senago, ora vi mostrate indignati e non volete più andare a votare, ma mettereste volentieri il paese di nuovo nelle mani di chi per due anni non è riuscito a gestirlo bene?

Facciamolo a pezzi 6: “TRASPARENZA”

Abbiamo ormai una notevole esperienza di ciò che significa di per sé la formula “conflitto di interessi”.  Se non altro i governi nazionali a guida centro-destra, e nello specifico con Berlusconi presidente del Consiglio hanno in più occasioni mostrato quali siano i pericoli reali di avere amministratori della cosa pubblica coinvolti personalmente in forti interessi privati. Simili persone lasciano più di qualche dubbio sulla loro imparzialità nel compiere azioni che devono sempre essere indirizzate all’interesse pubblico ed al vantaggio collettivo. In più occasioni in ambito di telecomunicazioni e soprattutto nell’ottica di porre i bastoni tra le ruote alla magistratura, Berlusconiha dato ampia prova di una totale mancanza di imparzialità. Il cambio dell’esecutivo non ha di per sé fatto sparire con un colpo di spugna i dubbi sugli interessi privati nella gestione del pubblico.

Il governo attuale presieduto da Mario Monti vede tra le figure di spicco diversi ministri provenienti dai consigli di amministrazione delle banche. Quegli stessi istituti bancari creatori e generatori della crisi, dovuta alla finanziarizzazione entrano oggi ancor di più nella stanza dei bottoni a decidere il corso degli eventi politici.

Il conflitto di interessi offerto dal Ministro Passera è di per sé un esempio lapidario e paradigmatico.

Una buona e corretta amministrazione, anche nei nostri comuni, tende spesso a dimenticare alcuni aspetti che si traducono poi nella pratica del conflitto di interessi. Quindi un’amministrazione locale deve essere il più possibile sgombra da ogn possibile sospetto.

In una delle ultime sedute del consiglio comunale in cui Franca Rossetti era ancora Sindaco di Senago, un intervento svolto dall’allora prima cittadina si è tradotto in una serie di dichiarazioni relative a tutte le conflittualità che ogni singolo consigliere comunale ed assessore si sarebbe trovato ad affrontare nel momento in cui si fosse andati a discutere di un determinato intervento in una certa area dove il proprietario era direttamente un consigliere comunale piuttosto che un assessore o comunque un rappresentate politico di parte o un suo stretto familiare e quindi coinvolto con un interesse particolare nell’ambito della gestione pubblica.

Questo ci induce a pensare che non soltanto a livello nazionale, in misura enorme e macroscopica, ma anche e soprattutto a livello locale possiamo individuare conflitti d’interesse. A livello cittadino non esistono molte regole che stabiliscono quando un consigliere comunale oppure un assessore e componente della Giunta dovrebbero astenersi dal prendere posizioni e decisioni dirimenti. Ci si affida molto spesso alla sensibilità dei singoli che talvolta è assolutamente ineccepibile, ma talvolta non si manifesta con la dovuta attenzione e accortezza. Succede invece spesso che soprattutto a livello locale vi siano comunque professionisti che siedono tra i banchi dei consigli comunali e votino l’approvazione di progetti che loro stessi in veste professionale hanno presentato all’amministrazione comunale.

La Federazione della Sinistra ha un’idea che si muove in direzione diametralmente opposta. Per evitare anche il minimo sospetto in questo ambito è opportuno che ogni possibile conflittualità sia assente già nella proposta che viene rivolta ai cittadini. Quindi anche a livello locale la composizione delle liste dei candidati al consiglio comunale dovrebbe essere formulata secondo un “codice etico” che porti a non candidarsi a ruoli pubblici coloro i quali possono trovarsi anche minimamente in una potenziale situazione di conflitto di interessi.

Con questo non vogliamo certo proporre un ridimensionamento del diritto civico e costituzionale di ogni cittadino a svolgere anche un ruolo pubblico nella propria e per la propria città, ma proprio perché l’interesse pubblico è prioritario va sicuramente fugato ogni dubbio sul fatto che gli interessi privati debbano essere in ogni modo tenuti in ultimo piano rispetto a quelli della collettività. Questo favorisce anzitutto una notevole trasparenza che può solo essere garanzia di una gestione oculata ed onesta della cosa pubblica.

Facciamolo a pezzi 5: CLIMA ed ENERGIA

Iniziamo questo percorso alla scoperta di nuove possibilità per far fronte alle problematiche ambientali divenute oramai una vera emergenza. Un nuovo piano energetico comunale non è un’opzione: è un obbligo per garantire un futuro di autosopravvivenza ai nostri figli che abiteranno questa città.

E’ però anche una grande possibilità di rinnovare la città abbassando i costi dei consumi e della gestione dell’energia. E’ una possibilità per creare nuovi posti di lavoro e per proiettare la nostra comunità verso il consumo zero.

Vi lasciamo quindi a questa prima, intensa, lettura che delinea e descrive un possibile percorso.

Questa pubblicazione presenta in maniera sintetica, ma con un elevato contenuto scientifico, le basi per orientarsi nel mondo del clima e dell’energia al fine di capire come agiscono quei processi che governano l’equilibrio climatico del nostro pianeta. Di fronte ai problemi ambientali di cui il riscaldamento globale è solo l’aspetto più vasto e complesso, economia, industria e singoli individui sono chiamati a cambiare abitudini e obiettivi, costruendo un mondo più sostenibile attraverso l’efficienza nell’uso delle risorse e dell’energia, la riduzione degli sprechi, la diffusione delle energie rinnovabili. Il primo passo per vincere questa sfida epocale, la cui posta in gioco è il benessere dell’intera Umanità, sta nella formazione di una consapevolezza dalla quale derivino scelte razionali tanto nella politica d’alto livello quanto nella vita quotidiana di ogni persona. Capire per poi poter agire in maniera più consapevole nel percorso della sostenibilità ambientale ed energetica. Queste pagine si pongono proprio questo fine e nascono nell’ambito della Campagna SEE – Energia Sostenibile per l’Europa.

CLIMA ed ENERGIA, capire per agire (.pdf)

Letture per un programma a salvaguardia del nostro territorio

Nella barra laterale trovate un link ad un video di Luca Mercalli: PREPARIAMOCI.

Non è la pubblicità ad un libro ma è l’invito alla lettura di un documento che riteniamo importante per il futuro nostro e dei nostri figli.

PREPARIAMOCI è l’ invito a rivedere il nostro modello di vita. E’ un invito rivolto a tutti i cittadini del mondo, ma è anche un invito rivolto ai cittadini di Senago. E’ un invito al CAMBIAMENTO. Un cambiamento che deve coinvolgere ogni cosa. Un invito a lasciar stare il territorio ed a salvaguardarlo. E’ un invito alo STOP al consumo di territorio, al cambiare i nostri energivori stili di vita che non sono più compatibili con le oramai scarse risorse che il territorio può dare. Che il pianeta terra può dare. E’ un invito alla sobrietà, alla decrescita.

E’ l’invito a resistere ai costruttori di Senago che vogliono a tutti i costi cementificare l’area di Papa Giovanni (si veda il programma di PD-SEL-Insieme Per Senago).

La FEDERAZIONE della SINISTRA di SENAGO accoglie l’invito di questo libro-appello sostenendo l’esigenza di questo cambiamento e ponendo al centro del proprio programma la battaglia STOP al CONSUMO di TERRITORIO per il Comune di Senago.

Questo libro è quasi un manifesto per la politica, o forse lo è già diventato.


Rifondazione c’è!

Luca Mercalli: PREPARIAMOCI

Calendario delle pubblicazioni

marzo: 2019
L M M G V S D
« Ago    
 123
45678910
11121314151617
18192021222324
25262728293031
Annunci