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Il Programma di Potere al Popolo: Introduzione

Centinaia di proposte. 4 settimane di scrittura collettiva.
L’unica forza politica con un programma elaborato da migliaia di persone.

Dov’era il no, faremo il sì!

Crediamo nella giustizia sociale, nell’uguaglianza, nella cooperazione, nella solidarietà.

Ci siamo battuti e continueremo a batterci, durante e dopo le elezioni, per contrastare la barbarie che oggi ha mille volti: il lavoro che sfrutta e umilia, la povertà e l’ineguaglianza, i migranti lasciati annegare in mare, i disastri ambientali, i nuovi fascismi, la violenza sulle donne, la crescente repressione, i diritti negati. Nel mondo in cui viviamo 8 persone hanno la stessa ricchezza di 3,6 miliardi di essere umani; c’è la capacità di produrre cibo per 12 miliardi di abitanti, ma un miliardo di persone soffre la fame. Questa è la conseguenza di scelte politiche precise che hanno trasferito poteri e risorse ai ricchi e ai potenti in una dimensione senza precedenti, smantellando i diritti, privatizzando e mercificando ogni cosa, assumendo la competizione di tutti contro tutti come criterio di ogni relazione sociale. A tutto questo diciamo NO, ma accanto al NO c’è il SI che vogliamo costruire.

E’ il #poterealpopolo, la riappropriazione di sovranità popolare a tutti i livelli ed in tutti gli ambiti della società.

E’ la riaffermazione del diritto ad un lavoro liberato dalla precarietà e dallo sfruttamento, la riconquista dei diritti sociali, la salvaguardia della natura, l’affermazione dei diritti delle donne.

Il programma che presentiamo per le elezioni politiche parla del nostro paese, ma è connesso a tutti quei movimenti e soggetti politici che ovunque nel mondo si battono contro lo sfruttamento, la distruzione di vita, diritti, democrazia, in una parola contro il capitalismo che oggi si presenta con il volto della barbarie del neoliberismo. Quei movimenti che, in tanta parte d’Europa e del mondo, sono la vera novità, perché dicono con chiarezza che va costruita un’alternativa alle politiche degli ultimi tre decenni ed indicano con altrettanta chiarezza l’avversario.

Siamo donne e uomini che combattono e ripudiano l’oppressione razzista, di classe, di sesso, la guerra, la devastazione della natura e della vita. Siamo persone e organizzazioni, democratiche e antifasciste, comuniste e socialiste, femministe e ambientaliste. Veniamo da storie differenti, ma vogliamo costruirne una comune tra chi non si rassegna all’ingiustizia, allo sfruttamento, alla sopraffazione dilaganti e vuole cambiare le cose.

Siamo popolo ribelle.

Vogliamo riprenderci il presente e il futuro.

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CasaPound, Forza Nuova ed altre vecchie conoscenze

Sarà poi così vero che non è possibile fare nulla contro le continue manifestazioni ed i perenni rigurgiti fascisti che assalgono il nostro paese ?

Sarà poi così vero che, come si racconta anche nella nostra città, non è più tempo di forti contrasti tra opposti estremismi ? Così dovrebbe essere, ma temiamo che qualcuno voglia fare sprofondare le cose o meglio derubricare tutto ad una situazione di questo tipo.

Non si tratta di opposti estremismi perchè da una parte c’è l’ANTIFASCISMO che rappresenta la Resistenza che ha dato vita alla nostra Repubblica promuovendo la liberazione dell’Italia dal gioco nazifascista. Dall’altra c’è chi si ritiene fiero erede del Fascismo e quindi fuorilegge. Incompatibile con la nostra Costituzione e con la vita democratica del nostro paese.

Qualcuno difende la libertà da parte di soggetti, quali CasaPound e Forza Nuova, autochiaratisi fascisti del nuovo millennio, di poter manifestare una loro posizione e di poter avere agibilità e spazi pubblici dove veicolare le proprie insane teorie politiche.

Il fatto che un simbolo di una forza politica si trovi su una scheda elettorale concede in automatico, secondo alcuni, il diritto a quel soggetto politico di poter avere a disposizione uno spazio pubblico.

Secondo chi scrive, ma diremmo anche secondo la Costituzione Repubblicana nata dalla Resistenza Antifascista, alcuni soggetti politici non dovrebbero potersi presentare alle elezioni perchè semplicemente non dovrebbero esistere !! Sempre che la suddetta Costituzione, su cui giurano Ministri, Presidenti del Consiglio ed anche i Sindaci delle nostre città, abbia ancora un valore….

Quello che è avvenuto recentemente a Macerata dimostra come la carica di odio razziale e xenofobia possano generare un mostruoso brodo di coltura in cui vengono generati atti di terrorismo.

Quello che è avvenuto a Macerata non può essere definito alrimenti e chi ha definito  patriota un individuo come Luca Traini che ha attentato alla vita di Mahamadou Toure, 28enne maliano, Jennifer Otioto nigeriana di 29 anni, Gideon Azeke nigeriano 26enne, , Wilson Kofi 20enne ghanese, Festus Omagbon, 32enne nigeriano e Omar Fadera 23enne del Gambia è a sua volta un terrorista !!

Le suddette CasaPound e Forza Nuova non hanno semplicemnte espresso sostegno e solidarietà all’attentatore, cosa che sarebbe già degna di ogni orma di biasimo e di condanna. Hanno offerto la propria tutela legale dichiarandosi disponibili a pagare le spese legali che Traini dovrà affrontare mettendo nero su bianco la loro rivendicazione all’attentato perpetrato inneggiando al Duce ed al patriottismo fascista.

Alcuni comuni italiani si stanno dotando di risoluzioni che impegnano tutte le forze politiche che vogliano chiedere uno spazio pubblico a sottoscrivere un documento in cui si dichiara il rispetto per la Costituzione della Repubblica Italiana e ci si dichiara apertamente antifascisti impegnandosi a non diffondere in alcun modo e sotto alcuna forma materiale di propaganda fascista e/o nazista evitando quindi ogni apologia di fascismo e nazismo.

A Brescia, recentemente, una sentenza del TAR ha dato torto a CasaPound che, non avendo avuto accesso ad uno spazio pubblico, in quanto non sottoscrittore del documento in questione, aveva fatto ricorso. CasaPound sosteneva, in nome della libera espressione del proprio pensiero politico, che la sottoscrizione di un simile documento fosse lesiva della ibertà di opinione e della manifestazoione del proprio libero pensiero.

Questa sottoscrizione non dovrebbe comportare alcun problema per chi si riconosca pienamente nei valori della Repubblica Italiana nata dalla Resistenza. Se sussistono problemi allora probabilmente si è fascisti !! La deduzione logica appare assolutamente banale, ma ogni tanto giova anche ricordare e sottolineare ciò che dovrebbe essere scontato. Forse perchè così scontato non è !!

E si badi bene che il fascismo non è un’idea, bensì un reato !!

Quando anche Senago si doterà di una simile dichiarazione, certificando che il diritto all’uso di uno spazio pubblico appartiene solo a coloro che risiedono pienamente nei confini stabiliti dalla Costituzione ??

 

Potere al Popolo a Senago

Potere al Popolo si presenta alle elezioni del 4 marzo 2018, dopo il lancio del progetto politico avvenuto all’assemblea nazionale di Roma al teatro Ambra Jovinelli il 18 novembre 2017.

Dalla proposta scaturita dal centro sociale napoletano “Je so’ pazzo” e con la convergenza di alcune forze politiche quali il Partito Comunista Italiano, Sinistra Anticapitalista, il Partito della Rifondazione Comunista, EuroStop ed altri movimenti di cittadine e cittadine è nata la “lucida follia” che ha dato vita a Potere al Popolo. E’ stato raccolto lo spirito che animava l’iniziativa del Teatro Brancaccio, purtroppo fallita per una serie di veti e di operazioni politicistiche e verticistiche.

Si è costruita l’esperienza di Potere al Popolo sulla base di assemblee pubbliche, come si suol dire “dal basso”, nei territori. Il programma nasce dai tanti contributi delle assemblee popolari e dai tanti altri giunti per mezzo della rete.

La scelta dei candidati è stata operata nelle stesse assemblee pubbliche in modo che le candidature avessero un pieno e totale collegamento con i territori di provenienza e fossero rappresentative anche di lotte e battaglie politiche che coinvolgono lavoratori, studenti, pensionati e cittadini.

Quasi unica tra le liste presenti su tutto il territorio nazionale, Potere al Popolo ha proceduto alla raccolta delle firme non avendo rappresentanti nelle istituzioni che potessero garantirne la candidatura come avvenuto invece per i partiti che possiedono già una minima rappresentanza parlamentare. La lista di Potere al Popolo sarà presente su tutto il territorio nazionale. Erano necessarie 25mila firme ed in pochissimi giorni ne sono state raccolte oltre 40mila per la presentazione delle liste al Senato ed oltre 50mila per le liste della Camera.

Per la Camera, a Senago, che appartiene al collegio uninominale di Cinisello Balsamo, la candidata di Potere al Popolo è Laura Bassanetti mentre per la quota proporzionale, altrimenti nota come plurinominale, i candidati sono Sergio Sardo, Alessandra Barbanti, Mattia Zonza e Giovanna Capelli.

Al Senato per la quota uninominale per Potere al Popolo (Collegio di Cologno Monzese) sarà candidato Osvaldo Colombo mentre per la quota proporzionale i candidati sono: Anna Caioli, Andrea Penoni, Sonia Costanza Coloru e Salvatore Filippo Rosalia.

 

Ordinanza n. 118 del 07.09.2017

A scomodare e parafrasare il mitico androide Roy Batty, dell’ancor più mitico Blade Runner, verrebbe da dire: “Ho letto cose che voi umani non potreste nemmeno immaginare….discriminazioni razziali ed etniche, xenofobia ed egoismo allo stato puro,  fatti passare per salvaguardia della salute pubblica !!”

Ci si riferisce, senza mezzi termini, all’Ordinanza n. 118 del 7 settembre 2017 emessa dal Comune di Senago. Anche il numero toccato in sorte a questa ordinanza non è probabilmente casuale, visto che si richiama ad uno stato urgente ed emergenziale, che poi così emergenziale non è. Almeno per quel che concerne il territorio di Senago e la Lombardia nel suo insieme.

Leggendola si rimane basiti e c’è davvero da strabuzzare gli occhi. Crediamo che ogni cittadina e cittadino senaghese dovrebbe andarsela a guardare e la si può trovare qui.

C’è un non so che di discriminatorio, razzista, incostituzionale ed anche lunare in questo “editto”. Volendo fare l’esegesi del testo, tutto sembra davvero confuso e sbagliato, e l’estensore del documento, già dalle premesse formali, inizia a dibattersi in una serie di errori ed orrori di logica e di sostanza.

Nei preamboli e nelle premesse si continua a ripetere quanto sia legittimo l’intervento in oggetto da parte del Comune, giustificandolo con il ruolo che il Sindaco svolge nella tutela della salute dei cittadini.

E chissà come mai sarebbe il potenziale arrivo di 40-50 richiedenti asilo ad essere portatore di batteri e  pericolose e falcidianti malattie ??  Insomma sarebbero in arrrivo degli untori come nemmeno nel periodo della peste di manzoniana memoria !!

Si definisce una situazione ed un quadro emergenziale, come se la Lombradia fosse una nuova Lampedusa, una zona di confine da cui entrano in modo incontrollato ed indiscrimnato innumerevoli migranti. Se le reminescenze di geografia ci assistono in realtà sappiamo bene come la Lombardia confini ahinoi con la Svizzera, abitata da pericolosissimi extracomunitari. Pericolosi soprattutto per il segreto bancario e l’evasione fiscale !!

Riassumendo per sommi capi il contenuto dell’ordinanza, vi si afferma che le/i senaghesi, che volessero affittare le proprie case sfitte ad altre/i cittadine/i o ad una famiglia che si trova in attesa di valutazione di una richiesta di asilo politico, correrebbero il rischio di sanzioni, da 50 a 500 euro, qualora non lo comunicassero con adeguato anticipo all’amministrazione comunale.

Non si capisce perchè questa differenza di trattamento dovrebbe sorgere affittando casa ad Ahmed e Fatma invece che a Olindo e Rosa (sono due nomi a caso di persone di provata “lombarditudine”). Per quali ragioni dovrebbe sussistere una diversa tempistica ed una differenza di trattamento a seconda della cittadinanza degli inquilini ?? Se non c’è discriminazione qui, spiegatemelo voi !!

Il tutto nasce dalla possibilità di poter dare ospitalità a cittadini proveniente da paesi nei quali la carestia, la guerra ed altro ancora portano a fughe di migliaia di chilometri per poter garantre ai propri figli non un futuro migliore, ma semplicemente un futuro !!

I cittadini che arriverebbro a Senago avrebbero comunque già passato una sorta di “filtro” attraverso le prefetture e quindi, non essendo noi la nuova Lampedusa della Brianza o della Martesana, non siamo certamente soggetti ad alcuna invasione come qualcuno ha più volte sottolineato anche durante la campagna elettorale.

Inoltre si pretende che l’affittuario faccia una relazione scritta, ogni 15 giorni, al Comune stesso, aggiornando l’amministrazione sullo stato di salute delle persone che abitano l’appartamento dato in affitto. Ma questo non viene chiesto e non potrebbe essere preteso da nessuno che affittasse il proprio appartamento ad altri cittadini italiani !!

“Oggi Ahmed ha il raffreddore, ma la relazione l’ho consegnata ieri e lui stava bene. Lo riferiremo nel nostro prossimo quindicinale diario alla sindaca ed alla giunta senaghese. Fatma invece ha un po’ di congiuntivite, ma non è preoccupante. Grazie a quella può ricevere asilo all’Ospedale San Raffaele per una settimana e con un reparto intero a sua disposizione”. Ah no scusate quello era Silvio !!

Ora che si pretenda ciò in un paese che non è stato in grado di controllare la situazione vaccinale delle bambine e dei bambini, ragazze e ragazzi che frequentano le scuole del territorio italiano, supera di gran lunga la soglia del ridicolo. Nel nostro paese, dopo anni, o forse meglio decenni, il morbillo è tornato a mietere vittime, per l’incuria di chi ha ritenuto che il percorso vaccinale dovesse essere totalmente volontario.

Aiutiamoci a casa nostra !! Soprattutto ad essere meno ridicoli !!

Prepariamoci a salire ai disonori della cronaca per tutta una serie di editti che questa amministrazione emetterà nei prossimi tempi. Ancora le barricate, come a Gorino, non sono state fatte, ma il clima è sicuramente favorevole. Comunque non rilassiamoci, una risata li seppellirà, ma nel frattempo bisogna resistere !!

Ci perdonino i simpatizzanti delle associazioni animaliste perchè in questo caso non vogliamo offendere la loro sensibilità, ma permetteteci di rimanere un po’ stupiti di fronte al fatto che il Comune predisponga un banner che pubblicizzi l’adozione di cani e gatti abbandonati, mentre orgogliosamente si mostrano i muscoli dimostrando arcignamente ogni repulsione per l’accoglienza di donne, bambini e uomini in fuga da guerre, miseria, carestie e morte.

Alcuni manifesti apparsi a Senago….(prima parte)

In questi giorni, gli ultimi che ci condurranno al primo turno delle elezioni amministrative, hanno fatto la loro comparsa sulla scena alcuni manifesti relativi alle Vasche di Laminazione del Movimento Cinquestelle. In questi manifesti si insinuerebbe che il Circolo di Senago del Partito della Rifondazione Comunista avrebbe avuto un atteggiamento morbido e servile nei confronti del PRC milanese. Quest’ultimo, per la sola ragione di essere nella maggioranza di Pisapia, avrebbe condiviso la scelta delle Vasche di Laminazione a Senago.

Credo sia doveroso raccontare tutta la storia e soprattutto la verità ai cittadini. Chi ha affisso questi manifesti si scorda di raccontare che Sinistra Senago ed il PRC locale, unici probabilmente su tutto il fronte politico senaghese, non hanno creduto come altri, magari tra gli stessi ideatori del manifesto, alla fandonia che l’allargamento del canale scolmatore potesse essere una linea di eventuale compromesso con il Comune di Milano e la Regione Lombardia per evitare le vasche sul nostro territorio.

Sinistra Senago, nella quale si colloca il PRC, ha prima di tutti e nonostante tutti, avvisato che un canale di maggiore portata sarebbe stato solo prodromico alla costruzione delle vasche. Quanto ai rapporti con i nostri (del PRC) rappresentanti al Comune di Milano siamo prontissimi a fornire documentazione in cui sollecitiamo e sensibilizziamo chi stava allora nel Consiglio Comunale di Milano per il PRC.

Ci pare invece ampiamente testimoniata l’azione di Massimo Gatti, ex-consigliere provinciale della sinistra (l’Altra Provincia) che in diverse occasioni ha appoggiato e sostenuto la nostra battaglia contro le vasche.

Fare di tutta l’erba un fascio non ci sembra il modo migliore e più trasparente per fare informazione. E crediamo che questo dovrebbe stare assolutamente a cuore anche a coloro i quali si dipingono, in diverse occasioni, come gli incontrastati paladini della giustizia e della legalità. E bene che i cittadini ricevano le giuste informazioni e non notizie rimasticate e rielaborate alla ricerca di un facile consenso.

Non nascondiamo parecchia delusione nei confronti di questa operazione che appare davvero strumentale. Forse qualcuno dovrebbe invece raccontarci le posizioni di Mattia Calise, già consigliere Comunale a Milano per M5S, ed il suo voto sulle Vasche di Laminazione a Paderno e Lentate sul Seveso ?? O illustrarci le opere ed il supporto del gruppo consiliare regionale M5S ?? Non pervenuto, un po’ come Dybala e Higuain ieri sera a Cardiff !!

Per quanto attiene inoltre alla legalità ci chiediamo se l’utilizzo del nostro simbolo possa essere così ampiamente disponibile a qualsivoglia campagna denigratoria. Probabilmente la novella Justice League di cui sopra risponderà a breve.

La sinistra non comunista ha fallito. Quando un libro nero della socialdemocrazia?

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Il comunismo è stato sconfitto dalla storia”, dicevano. Eppure a ormai oltre vent’anni dalla caduta del socialismo reale quali sono i successi portati a casa della sinistra spogliata del marxismo e della storia dei movimenti a esso ispirati nel XX secolo? Nessuno. E ora perchè non imbastire un processo intellettuale anche sui crimini della “socialdemocrazia” sulla falsariga dei vari libri neri del comunismo?

Chiunque abbia fatto politica negli ultimi vent’anni conosce molto bene quei personaggi che si sono autonominati i rappresentanti della “sinistra” e che dall’alto del loro scranno pontificano indisturbati ormai da troppo tempo. Costoro quando sentono parlare di comunismo mettono, metaforicamente, “mano alla pistola”. Ben si comprende il perchè del resto dal momento che si tratta di una classe politica che ha costruito il proprio potere proprio sulla base dello sgretolamento dell’ideologia comunista, anzi sono stati proprio dei personaggi attivi in questo processo acquisendo prebende e potere parallelamente alla distruzione del passato e di quella tradizione politica che nel corso del XX secolo ha permesso alle classi lavoratrici di conquistare come mai prima diritti e dignità. Pensateci bene, chi ha mai sancito in modo scientifico che il socialismo fosse una ideologia sbagliata e fallimentare? nessuno. Eppure costoro demolendo le impalcature del passato hanno acquisito prestigio e potere facendo credere che una volta distrutte le ideologie passate, ovvero il “totalitarismo” comunista, più nulla si sarebbe frapposto nel percorso verso la democrazia e il benessere globale. Oggi però che sono passati più di vent’anni da quelle scelte scellerate possiamo dire con forza che questi personaggi hanno fallito e che le soluzioni da loro proposte alle presunte criticità del comunismo non solo si sono rivelate completamente fallimentari ma hanno anche creato danni sociali e culturali senza precedenti.

Il dichiarare morta l’unica alternativa seria mai concepita dall’uomo, peraltro basata su criteri scientifici e non metafisico/religiosi, ha sostanzialmente reso il capitalismo come l’unico orizzonte possibile e lo ha quindi rafforzato al punto da farlo diventare esso stesso (lo è sempre stata per la verità) una ideologia estremista e pervicace senza più alcun ostacolo a frapporsi sul suo cammino. E questa assenza di alternative è stata responsabile di aberrazioni e di disgrazie umane di immani proporzioni, disgrazie e lutti che si potrebbe e si dovrebbe a questo punto contare esattamente come hanno fatto i “democratici” che hanno prodotto quel guazzabuglio di testi di dubbie fonti come i vari “libri neri del comunismo”, dove vengono peraltro proposti dati che non corrispondono non solo con la realtà, ma con il buonsenso. Dato che sparlare del comunismo conveniva eccome ( e conviene ancora), qualsiasi diceria contro questo o quel feroce dittatore comunista è stato preso per oro colato senza alcun tipo di verifica storiografica. Al contrario di fronte ai crimini quotidiani commessi dal capitalismo e dal sistema economico vigente regna una sostanziale indifferenza figlia di una evidente propaganda che ormai è diventata quasi goebbelsiana per il modo con cui arriva a distorcere la realtà per piegarla alla propria visione della storia.

Ma a distanza di anni non è forse giusto il momento di fare un “processo”, perlomeno intellettuale, alla socialdemocrazia e alla democrazia? Quando si scriverà un libro nero di tutte le malefatte direttamente e indirettamente causate dal “mondo libero”? Quando i personaggi che nel giro di trent’anni hanno dissipato ogni conquista del comunismo e del marxismo verranno messi di fronte al dato di fatto del loro totale fallimento? E a ben guardare non si tratta di un fallimento che vediamo solo noi, e quindi opinabile, ma di un fallimento sotto gli occhi di tutti in quanto ormai, come è stato ampiamente dichiarato, le differenze tra destra e sinistra sembrano essere venute completamente meno, schiacciate dal peso dell’unica cosa che conta: la finanza e il profitto. Ma di questo appiattimento la colpa è chiaramente di coloro che hanno deciso di uccidere il marxismo e il comunismo senza aver saputo proporre nient’altro, anzi avendo accettato di diventare dei semplici “poliziotti buoni” che si danno il cambio con i “cattivi” della destra nel sigillare lo status quo del sistema capitalistico.

Ecco quindi che ci sembra che i tempi siano finalmente maturi per incalzare i becchini del comunismo e chiedere loro conto di quello che si configura non tanto come un “tradimento”, quanto di un autentico assassinio, l’assassinio della sinistra. E a incalzare coloro che continuano a dichiararsi e a storcere il naso di fronte a termini come comunismo, marxismo, socialismo reale, c’è la realtà; una realtà di concentrazione delle ricchezze nelle mani di pochi, di guerre civili e nazionalismi che provocano migliaia di morti, di assenza di valori, di esseri umani trattati come schiavi. Una realtà che li incalza, e prima o dopo chiederà il conto.

Maschere a Ventotene

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I teatranti sono Renzi, Merkel e Hollande. I quali nell’isola pontina, con gran fracasso di tamburi e tromboni della comunicazione padronale e anche di quel giornale che dichiara (senza vergogna) di essere stato fondato da Gramsci, tentano di mascherare la loro inanità nascondendosi dietro il Manifesto di Altiero Spinelli, un combattente tenace che di certo non avrebbe gradito. Andiamo allora al dunque e diciamo la verità.

L’idea dell’Europa federale e degli Stati uniti d’Europa concepita da Spinelli e Rossi nasce sulla premessa dell’abbattimento dell’imperialismo del capitale, del dominio assoluto dei monopoli privati e della grande finanza. Cioè del nazifascismo, che aveva provocato la tragedia della seconda guerra mondiale e la distruzione di ogni principio di solidarietà, libertà e uguaglianza.

Alla base del loro progetto non c’era il ritorno al modello dello Stato liberale, ma una nuova idea di socialismo, in cui le classi lavoratrici avrebbero dovuto svolgere una decisiva funzione dirigente, fino al superamento degli Stati nazionali, delle loro contraddizioni e contrapposizioni di interessi. Esattamente il contrario di ciò che si sta verificando oggi e che i tre in gita a Ventotene stanno praticando.

Costoro fanno ammuina (con evidenti differenze tra loro) sull’unione politica dell’Europa, e in pari tempo sostengono senza esitazione i tre pilastri che la rendono impossibile: il dominio assoluto della finanza e dei mercati, il contenimento dei salari e l’abbattimento del Welfare, la cancellazione della rappresentanza politica delle classi lavoratrici del XXI secolo.

In queste condizioni anche ai ciechi dovrebbe essere chiaro che l’unità politica dell’Europa è una pura declamazione e un grave inganno. In cui eccelle in noto statista di Rignano, il quale sbrodola dichiarazioni sull’unione politica del Continente mentre in Italia, con la controriforma della Costituzione e non solo, cancella di fatto il fondamento del lavoro della Repubblica democratica. Come egli stesso dichiara, ha in testa (se l’affermazione non è azzardata) un altro modello di democrazia, che rassomiglia molto alla dittatura dell’impresa, cioè del capitale.

Allora bisogna essere chiari fino in fondo: l’Europa dei popoli e dei lavoratori è l’unica Europa possibile. Come sosteneva Berlinguer, del quale Spinelli era diventato stretto collaboratore essendo stato eletto deputato europeo nelle liste del Pci e poi vicepresidente del gruppo parlamentare comunista. Un altro dato di fatto scientificamente occultato, perché del comunismo italiano, e della parola stessa, si teme persino la memoria.

In conclusione, dallo stato attuale delle cose si può uscire oggi per una sola via. Si tratta di lottare perché si sviluppi in ogni singolo Paese e in tutta Europa un vasto movimento politico-sociale per obiettivi concreti: il controllo dei mercati e della finanza contestualmente all’abolizione dei paradisi fiscali; il rilancio dell’occupazione e dei salari in connessione con un piano di investimenti pubblici; la definizione di un Welfare europeo con standard comuni di diritti e prestazioni sociali, che eviti la guerra tra poveri e tenda all’unificazione dei lavoratori.

Anche per questo è necessario riappropriarsi del Manifesto di Ventotene e della linea Berlinguer-Spinelli nella costruzione dell’Europa: per progettare e affermare una vera alternativa in cammino verso una civiltà più avanzata. Diversamente, tutto il resto è chiacchiera e smaccata difesa degli interessi costituiti. Con il risultato di continuare a scivolare inevitabilmente verso il Medio Evo, senza poter escludere una conflagrazione globale.

di Paolo Ciofi Presidente dell’associazione Futura Umanità 

Altitudine Democratica

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“Una democrazia ha bisogno di cittadini evoluti, che conoscano le materie su cui sono chiamati a deliberare”. Così scrive Massimo Gramellini stamane su “La Stampa”. 

Penso sia vero. Ma chi ha prodotto l’imbarbarimento anticulturale e tutto il grande analfabetismo di ritorno politico e civico che ci circonda?
Chi ha creato falsissime speranze per un mondo del lavoro invece sempre più strangolato dalla ricerca di profitti facili, con contratti da moderno schiavismo, con l’introduzione addirittura di quella vergogna che sono i “voucher”?
Chi ha generato le paure vorticose che ogni giorno si prendono la testa della gente anche più generosa e altruista e la trasformano in diffidente e sospettosa, carica di odio e di disprezzo verso il “diverso”, da qualunque latitudine arrivi, per qualunque cosa sia tale?

La risposta è semplice: siccome non siamo stati noi comunisti, sono stati gli altri, i sostenitori dell’economia di mercato, delle privatizzazioni e, per ultima, anche quella falsa sinistra che ha scoperto nel “liberismo” la panacea di molti mali (per i padroni e finanzieri di mezza Europa e anche d’Oltreoceano).

Dunque, una democrazia ha certamente bisogno di cittadini evoluti, ma la democrazia è solo una sovrastruttura telecomandata dalla struttura economica.

Per essere cittadini evoluti occorrerebbe anzitutto fare maggiori sforzi proprio in mezzo alla giungla di false promesse, di false notizie e di trasformazione del vero in falso (e viceversa) operato dai mezzi di comunicazione di massa.
Insomma, per essere cittadini evoluti e degni della democrazia di Gramellini, servirebbe un sussulto di coscienza, prima ancora etica rispetto a quella “critica” che starebbe alla base del rinnovamento politico consapevole.

Non condivido le parole di chi sostiene che “per fortuna in Italia la Costituzione non consente al popolo di esprimersi sui trattati” e che questa sarebbe stata una lungimirante posizione dei Padri Costituenti.

Lo fu allora, in un mondo diviso in due blocchi che si facevano la guerra definita “fredda”. In quel tempo un referendum avrebbe potuto creare una spaccatura verticale nel Paese e avrebbe rischiato di condurlo sulle soglie di una nuova guerra civile.
Oggi questo rischio è pressoché inesistente.

Dare la parola al popolo su questioni dirimenti come la decisione della permanenza o meno della propria Repubblica, del proprio Stato in un determinato contesto, è forse la più alta forma di democrazia diretta che si possa esercitare.

Anche in questo caso, l’Italia si dimostra culturalmente non adeguata a recepire una eventuale proposta in merito. Si dimostra per quello che è: un Paese del “vivi e lascia vivere”, del menefreghismo più evidentemente espresso nelle lamentele di oggi nel baciare il bastone di domani.

di Marco Sferini

La teoria del “male minore” è fuori gioco

elezioni

Siamo contenti per l’esito del primo turno delle amministrative, ma soltanto a metà. La dura battuta d’arresto del Pd ci conforta, ma non ci nascondiamo che schiude prospettive nefaste. Questa ambivalenza è il nocciolo del problema, lo specchio più lucido della situazione.

Diciamoci una prima verità: le alternative al Pd sono pessime. L’odierno disastro discende in larga misura proprio daI trionfo del berlusconismo, reso oggi ancor più infestante dalla presenza di Salvini.

Non meno inquietante è la forza del M5S, che si dice post-ideologico ma è solo la rincorsa delle pulsioni prevalenti. Grillo ha rivelato un volto orrendo sui migranti, i diritti civili, persino gli ebrei, e l’unico valore agitato dai grillini (oltre alla trasparenza, in un contesto che occulta tutto ciò che conta) è la legalità. Come nell’Italia dei valori, planata nello squallore dei Razzi e degli Scilipoti.

Dunque il risultato elettorale è allarmante. Roma e Milano rischiano di cadere in mano a dilettanti allo sbaraglio e di essere fagocitate dalle lobbies, che peraltro hanno imperversato già in questi anni. Il guaio è tanto più grave in quanto – con buona pace di Renzi e dei suoi ventriloqui – si è trattato di un voto politico, ben più di quello delle europee di due anni fa. Allora si votò sulla faccia di uno sconosciuto e sul più classico degli scambi clientelari (i famigerati 80 euro). Oggi tutti conoscono Renzi e – sulla propria pelle – il valore delle sue sparate. Per di più molti vedono sullo sfondo il referendum di ottobre e sanno che un buon risultato del Pd sarebbe strumentalizzato dal fronte del Sì.

Ma dalla natura politica di questo voto discende una conseguenza immediata. Alla sconfitta del Pd anche a Roma e Milano potrebbe far seguito, appunto, quella nel referendum. Quindi a cascata le dimissioni di Renzi, la fine anticipata della legislatura, nuove elezioni (con l’Italicum) e magari la vittoria dei 5Stelle o del centrodestra. E se immaginare le due capitali d’Italia in mano a Grillo e agli eredi di Berlusconi è disperante, l’idea del paese governato da Salvini o Di Maio fa rizzare i capelli in testa. Quindi? Bisogna per questo correre ai ripari e darsi da fare per un miracoloso recupero dei candidati Pd in corsa per i ballottaggi? Difficile. La verità è che quando le cose si complicano per davvero, non esistono soluzioni miracolistiche. Ogni scelta comporta sacrifici. Si tratta quindi di capire qual è veramente la posta in gioco, quali i pro e quali i contro. Schematizzando al massimo, abbiamo di fronte due ipotesi alternative.

La prima è un classico: scegliere «responsabilmente» il cosiddetto «male minore». Sperare che il 19 Giachetti e Sala (oltre che Fassino e Merola) vincano; che in ottobre il No sia battuto; che Renzi e i suoi «ottimamente rimangano» a Palazzo Chigi e raccolgano i meritati allori alle prossime politiche.

Questa eventualità comporta un indubbio vantaggio, anche grazie alla nuova Costituzione: la «stabilità», invocata a gran voce da Napolitano e dalla ministra Boschi. Tradotto in volgare: un’altra legislatura tutta renziana, senza l’ombra di un’opposizione politica e senza contrappesi istituzionali. Una cosa soltanto non ci si dovrebbe nascondere in questa ipotesi: optando anche questa volta per il «male minore», alla prossima non andrà meglio ma ancora peggio. Perché quel male non sa di essere tale e si sentirà pienamente legittimato a perseverare, con effetti sempre più rovinosi.

Poi c’è l’altra possibilità, che nasce da un preciso convincimento: che l’attuale scempio – uno scenario politico al cospetto del quale metà dell’elettorato è colto da conati di fuga – abbia (tra le altre) una causa fondamentale: l’assenza, da 25 anni, di una sinistra degna di questo nome in grado di incidere sulla scena nazionale.

Il sogno di chi negli anni ’80 e ’90 del secolo scorso (e furono in tanti, variamente dislocati) volle riscrivere la storia d’Italia distruggendo i partiti di massa e «purificandola» dal fattore K e da un possente movimento operaio, si è realizzato. Ma si è rivelato un incubo che ha liberato una corruzione senza precedenti e i mostri dell’antipolitica e del populismo.

Chi rilegge la storia in questi termini, oppone alla rassegnazione del «male minore» un appello al coraggio. Ritiene necessario rompere il circolo vizioso, operare per la crisi irreversibile del renzismo costi quel che costi: anche una transizione, pericolosa, attraverso una fase di governo delle forze più retrive. In compenso vede, a giustificare il prezzo, la fine di uno dei governi peggiori della storia repubblicana e, soprattutto, la possibile implosione del Pd: quindi l’opportunità di ricostruire la sinistra, con un ceto politico radicato nel mondo del lavoro e libero da mestieranti rapaci.

Se è possibile trarre una morale da queste considerazioni, forse è la seguente: non c’è – come parrebbe a prima vista – da una parte l’avventurismo, dall’altra la prudenza.

Piuttosto si contrappongono due diverse prudenze o, se si preferisce, due versioni speculari dell’avventurismo, tra le quali tutti siamo chiamati, inesorabilmente, a scegliere.

C’è da una parte l’avventurismo consapevole di chi ritiene vitale far saltare il tappo dell’oligarchia «democratica» – la premiata ditta – per riavviare un processo a sinistra, a sua volta indispensabile per salvare il paese. E c’è, dall’altra, l’avventurismo nascosto e inconsapevole di chi, temendo il peggio, preferisce tenere in vita lo scenario esistente.

In ogni caso è bene guardare in faccia senza infingimenti la contraddittorietà del quadro. Tenendo presente un dettaglio. Nessuno detiene il copyright del senso di responsabilità: men che meno chi – avendo diretto la politica nazionale in questi trent’anni – ha più di chiunque contribuito al disastro in cui il paese oggi versa.

di Alberto Burgio da “Il Manifesto”

M5, PD e la commedia degli equivoci

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Sulla vicenda di Quarto vale la pena di riconsiderare l’argomento che ha alimentato tutta la polemica. I grillini e il Pd si sono duramente scontrati intorno alla pretesa del M5S di costituire una forza moralizzatrice della politica. I 5Stelle l’hanno rivendicata, i democratici hanno cavalcato il caso di Quarto per confutarla. Ma è molto curioso che nessuno abbia osservato come l’attenzione grillina per la questione morale riguardi aspetti tutto sommato marginali (i cosiddetti costi della politica e i privilegi della «casta») mentre elude necessariamente il problema principale posto anche dal caso di Quarto, e cioè il profilo morale ed etico dei candidati alle assemblee elettive. Lo scontro si è così risolto in una commedia degli equivoci nella quale nessuno ha messo in evidenza come la demagogia dei 5Stelle, sintomatica di una fase di profonda crisi delle forme della politica democratica, finisca con il rovesciare la questione morale nel suo contrario. Vediamo di spiegarci meglio.

Grillo e il suo movimento non selezionano i candidati sulla base della loro moralità. Purtroppo l’esperienza dice che non lo fanno nemmeno i partiti tradizionali. Ma almeno questi potrebbero farlo, dato che selezionano dirigenti e quadri sulla base di rapporti consolidati. I gruppi dirigenti dei partiti conoscono il proprio personale politico e amministrativo, quindi – in linea di principio – possono tenere conto del suo profilo etico (oltre che delle sue competenze). Tutto ciò è precluso al M5S che affida la selezione dei propri candidati alla «società civile» attraverso la rete. Questo significa banalmente che non c’è alcun controllo preventivo sulla moralità dei rappresentanti targati 5Stelle, a meno di considerare un vaglio adeguato l’autoselezione o il consenso raccolto, nella migliore delle ipotesi, tra parenti, amici e vicini di casa.

Se questo è vero, il caso di Quarto non chiama in causa collusioni col malaffare del M5S, che nulla poteva sapere delle frequentazioni e degli stili di vita dei propri candidati al Consiglio comunale di Quarto.

Ma allora sorgono alcune domande. Perché da una parte (Grillo e Casaleggio) non si è risposto ricordando questa circostanza e mettendo subito fine alla polemica? Perché dall’altra (non solo il Pd, ma anche la grancassa mediatica) non si sono attaccati i vertici dei 5Stelle per la loro vera responsabilità: quella di avere messo in moto un meccanismo ad alto rischio, che minaccia di catapultare in ruoli delicatissimi homines novi di cui nessuno sa nulla?

Probabilmente Grillo e Casaleggio non rispondono come potrebbero (e dovrebbero) perché riconoscere questo stato di cose li metterebbe in serio imbarazzo. Un conto è presentarsi come vendicatori della «gente» contro il malaffare dei partiti. Tutt’altro paio di maniche è ammettere che il meccanismo iper-democratico della selezione «dal basso» è manipolabile dal peggio, visto che per mafia, camorra, ‘ndrangheta e fratellanze di ogni sorta è un gioco da ragazzi infiltrarsi in un movimento virtuale e organizzarvi il consenso necessario a farvi prevalere i propri rappresentanti.

Quanto agli avversari del M5S sono molti e molto interessanti i motivi che con ogni probabilità li trattengono dall’inchiodare Grillo e Casaleggio alle loro vere responsabilità. Il primo è che attaccare i 5Stelle sul terreno tradizionale della questione morale serve a far dimenticare o ad attenuare le proprie colpe. Se tutti sono uguali (ugualmente corrotti, ugualmente inquinati da presenze impresentabili), nessuno può essere chiamato a rendere conto delle proprie malefatte. Tutti colpevoli, nessun colpevole. E tutti sappiamo quanto bisogno di una sommaria sanatoria abbia in particolare il Pd, che in ogni sua articolazione e a ogni livello pullula di inquisiti, pregiudicati e condannati a vario titolo, con buona pace della retorica renziana del cambiamento.

Ma ci sono altri motivi, non meno influenti. Mettere in discussione l’ideologia grillina rischierebbe non solo di attrarre l’attenzione sul motivo del vasto consenso raccolto dai 5Stelle, ma anche di aprire un dossier imbarazzante per tutti i partiti della Seconda repubblica. Se il M5S attrae milioni di voti con liste popolate da sconosciuti, è per la dilagante sfiducia e per il diffuso disprezzo nei confronti della classe dirigente del paese. Si può criticare Grillo per mille motivi, ma di qui non si scappa. E prendere sul serio questo dato di fatto implicherebbe fare finalmente i conti con la propria impresentabilità, con le proprie responsabilità politiche e morali.

Inoltre Grillo non ha fatto che portare alle estreme conseguenze l’apologia della cosiddetta «società civile» che fu all’origine della demolizione del sistema costituzionale dei partiti dopo la bufera di Tangentopoli. L’ideologia della rete si basa sull’idea (talora recepita anche dalla «sinistra radicale») che, mentre nel Palazzo si annida la malavita, fuori dal Palazzo c’è la gente perbene. Si tratta di una tesi demenziale, essendo ovvio che il Palazzo è quel che è perché la società è quella che è. Questo è evidente, ma chi ha ormai interesse a dirlo?

La stagione di “Mani pulite” servì anche a distruggere il sistema politico della prima Repubblica sostituendo i partiti di massa con partiti personali e post-ideologici, scalabili da piccole cricche. Oggi l’Italicum compie quel processo, consegnando tutte le chiavi del comando al vertice di un’organizzazione che, a conti fatti, avrà raccolto il 15% dei consensi. È il frutto maturo di una campagna «moralizzatrice» che ha sempre fatto dell’apologia della «società civile» la propria testa d’ariete.

Ecco perché nessuno o quasi ha voglia di parlare seriamente di che cos’è oggi la corruzione politica in Italia. Perché a nessuno o quasi interessa far notare che proprio il modello anti-partito incarnato dal M5S favorisce la penetrazione del peggio nelle istituzioni. E perché conviene invece a tanti una messinscena sulla questione morale che mette la questione morale fuori gioco.

di Alberto Burgio da “Il Manifesto”


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