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No Tav, straordinaria partecipazione alla marcia da Susa a Bussoleno

no tav

“Non faccio mai numeri, ma sono rimasto impressionato, e’ la manifestazione piu’ grande che abbia mai visto”. Almeno 80 mila persone hanno partecipato oggi pomeriggio alla grande marcia da Susa a Bussoleno contro la Tav. Alberto Perino, uno dei leader dei No Tav, che stamattina ha accompagnato la delegazione di parlamentari nell’ispezione del cantiere, proprio non ce la fa a nascondere l’entusiasmo. “Considerando che da fuori saranno venute circa 5.000 persone e che in valle ne abitano circa 60mila – aggiunge – si capisce quanto grande e’ stata la partecipazione dei valsusini. Per la prima volta ho visto persone che non avevano mai sfilato prima e che nemmeno mi sarei aspettato”, ha concluso Perino.

“La situazione e’ cambiata – ha sottolineato Lele Rizzo, uno dei portavoce del. Movimentoi No Tav – un terzo dei parlamentari che oggi siedono in Parlamento sono No Tav, e’ chiaro che le nostre ragioni sono condivise, quel cantiere e’ uno spreco di denaro, sta a noi portare avanti il progetto di liberare la valle, quel cantiere puo’ essere smontato sta a noi farlo “. Una riflessione condivisa da un altro dei leader del Movimento, Alberto Perino che dopo aver ribadito la straordinarieta’ della manifestazione, ha aggiunto “quest’opera va bloccata, ma sara’ possibile farlo solo se dietro di noi ci sara’ la gente, siamo la speranza per l’Italia e Al corteo, quasi interamente sotto la pioggia, hanno partecipato tante delegazioni da tutta Italia dove sono in atto lotte contro le grandi opere ed anche contro le installazioni militari, come No Muos o No Dal Molin. Proprio questi hanno srotolato uno striscione in invitano tutti a partecipare alla mobilitazione in programma il 4 maggio

Anche dall’Europa arrivano segnali di incoraggiamento. Alcuni deputati europei invitano alla partecipazione alla manifestazione ‘Difendi il tuo futuro’, “al fine di dare una risposta ai bisogni reali delle persone che li vivono e una prospettiva sostenibile per il trasporto alpino”. I deputati denunciano anche la crescente evidenza di conflitti d’interesse intorno al progetto del tunnel e la militarizzazione persistente di tutta la Val di Susa”. La petizione è stata firmata da Jose Bove’, vice-presidente della Commissione Agricoltura PE, Isabelle Durant, Vice Presidente del parlamento Europeo, Michael Cramer, capogruppo commissione trasporti Verdi europei, Eva Lichtenberger, MPE, Heide Ruhle, MPE, Raul Romeva, MPE, Bart Staes, vicepreseidnete commissione controllo di bilancio del PE e Karim Zeribi, commissione trasporti Europe Ecologie Les verts. ”L’opposizione alla nuova linea e il tunnel transfrontaliero e’ rilevante e organizzata da anni in Italia, e piu’ di recente in Francia, dove vi e’ una crescente consapevolezza della necessita’ di soprassedere al progetto del tunnel di base dopo la pubblicazione delle gravi obiezioni sollevate dalla Corte dei conti Francese – continua la nota -.A livello europeo, la nostra proposta e’ semplicemente di togliere il tunnel della Valsusa dalla lista dei progetti che dovrebbero essere finanziati con fondi comunitari; e’ per noi infatti chiara la mancanza di priorita’ e l’insostenibilita’ del progetto”.

Hanno aderito alla manifestazione contro la Tav anche Rivoluzione civile e Rifondazione comunista. Il movimento fondato da Antonio Ingroia “risponde alla chiamata nazionale dei NoTav che vogliono chiudere una volta per tutte la questione sull’Alta velocità in Val di Susa e opporsi alla realizzazione della contestata linea. I rivoluzionari civili sfileranno con le nostre bandiere, con l’auspicio che il movimento No Tav si slarghi sempre di più senza opposizioni e preclusioni nei confronti di nessuno, nè dei parlamentari di Movimento 5 Stelle e neppure degli esponenti del Pd, che hanno apertamente preso posizione”. Per Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione comunista “saremo nuovamente in Val di Susa, dalla parte della popolazione valsusina, per ribadire ancora una volta – dice – il ‘no’ che diciamo dall’inizio degli anni ’90 a quest’opera inutile e dannosa per l’ambiente e il territorio, a quest’enorme e vergognoso spreco di denaro pubblico”.

23/03/2013 19:46 | CONFLITTIITALIA | Autore: fabio sebastiani (Da  Controlacrisi.org)

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14 domande al governo sulla TAV

13/03/2012 14:31 | POLITICAITALIA | Fonte: il manifesto | Autore: Paolo Cacciari

Ecco i veri quesiti che la popolazione della Valle si pone sulla costruzione della Tav e ai quali il governo Monti dovrebbe rispondere, se davvero vuole accettare un confronto circostanziato e documentato. Perché o si assume il metodo (giusto) usato per bocciare le Olimpiadi di Roma o quello (sbagliato) dell’alta velocità in Val di Susa

 

Il governo ha pubblicato in Internet e dato alla stampa un documento con cui spiega le sue ragioni sul treno ad alta velocità Torino-Lione. Ne ha tutto il diritto. Anzi, si tratta di una uscita attesa. Peccato solo che abbia scelto una strana forma di comunicazione “non tecnica”, ammiccante e di comodo. La formula, infatti, vorrebbe assomigliare a quella spesso usata nella comunicazione aziendale: le “Faq”, Frequently asked questions. È un modo svelto ed efficace per facilitare l’uso di un prodotto tenendo conto delle capacità di comprensione dei clienti/utenti. Una sorta di istruzioni guidate per l’uso. Ma c’è un’etica deontologica anche nella comunicazione commerciale: per funzionare davvero le questions devono essere le domande che realmente si pongono i clienti alle prese con un nuovo prodotto, non quelle che l’azienda si immagina o preferirebbe le venissero rivolte. C’è una bella differenza! Nel primo caso – Faq davvero utili – l’azienda raccoglie in modo obiettivo i quesiti e si mette in relazione di ascolto con il cliente per cercare di adeguare la propria azione ai suoi bisogni, nel secondo caso – Faq farlocche – si tratta di un penoso tentativo di manipolazione da marketing: far credere che ogni problema sia superabile. Insomma, se davvero il governo avesse voluto avviare una operazione di verità e trasparenza avrebbe dovuto limitarsi a raccogliere in modo scientifico le domande vere più frequenti che si fanno gli abitanti della Val di Susa sul Tav da ventidue anni e, a queste, rispondere. Se ne è capace.
Le 14 sedicenti domande sono una brutta caduta di stile per un governo sedicente tecnico. O si è tecnici o si è imbonitori. O si accetta un confronto circostanziato e documentato, o “si fa politica” alla vecchia maniera. O si assume il metodo (giusto) usato per bocciare le Olimpiadi a Roma o quello (sbagliato) del Tav in Val di Susa.
Vi ricordate quando un bravo giornalista de la Repubblica incalzava quotidianamente Berlusconi con la stessa serie di domande (ovviamente rimaste inevase) sui suoi comportamenti? Bene, sarebbe una bella dimostrazione di obiettività e di servizio pubblico se lo stesso metodo venisse usato anche nel caso del Tav. Provo ad elencare alcune delle domande vere che si fa la popolazione della Valle.
1. Perché non è stata elaborata una analisi comparata preliminare tra varie ipotesi progettuali alternative (tra cui l’ammodernamento delle tratte esistenti che potrebbero assorbire una crescita da 4 a 8 volte i volumi di traffico attuali )? In tutta Europa si fa e si chiama Vas: Valutazione ambientale strategica. Perché il governo non la prevede?
2. Come fa il governo ad essere così sicuro che l’opera verrà comunque realizzata e che non avrà impatti ambientali negativi (ma è verosimile?) se ancora non esiste un Progetto definitivo e tantomeno vi è stata una procedura di Valutazione di impatto ambientale integrale (richiesta dalle Direttive europee) sull’intera opera?
3. Perché il progetto è stato approvato dal governo prima ancora di una analisi economica costi/ricavi?
4. Quali priorità si è dato il governo nell’opera di ammodernamento delle linee ferroviarie italiane, considerando che non si è dotato di un piano nazionale della mobilità?
5. Per quali ragioni tutte le tratte per Tav realizzate fino ad ora in Italia hanno totalizzato, a consuntivo, aumenti dei costi di sei, otto, dieci volte?
6. Per quale motivo è venuto meno il finanziamento inizialmente promesso dai privati per il 60 per cento, tant’è che ora nessuno più propone il project financing?
7. Di quanto tempo sarà abbreviato il percorso con il Tav sulla tratta Milano-Parigi e, di conseguenza, quale dovrà essere il costo reale del biglietto per passeggero trasportato per raggiungere il pareggio di bilancio della linea (ammortamenti e costi di gestione)?
8. Identico ragionamento va riproposto per quanto riguarda le merci: tempo risparmiato, costo per collo trasportato.
9. Per quale motivo sono state scelte procedure “semplificate” nell’esecuzione dei lavori che non rispettano le normali procedure di informazione della popolazione interessata e nemmeno la normale tutela degli interessi dei proprietari dei terreni espropriati (occupati manu militari), evadendo persino l’applicazione di idonee misure di sicurezza del cantiere?
10. Quali sono i piani e i costi dettagliati per le indagini epidemiologiche, il monitoraggio e lo smaltimento dell’”amianto sporadico” presente fino al 15 per cento nel materiale di scavo (“smarino”)? E quali procedure verrebbero adottate nel caso ci si imbatta in una vena significativa di materiale uranifero?
11. Quali misure saranno adottate per abbattere a zero l’inaccettabile aumento dal 10 al 20 per cento (previsto negli stessi studi dei proponenti) delle malattie cardiovascolari e respiratorie dovute agli anni di cantiere (come è già stato accertato in casi di lavori analoghi, per esempio al Mugello)?
12. In forza a quali regole di trasparenza e buona amministrazione i lavori per realizzare la nuova galleria geognostica di Chiomonte non sono stati assegnati con regolare gara, preferendo invece il vecchio raggruppamento di imprese sorto per realizzare la galleria di Venaus cancellata dopo il 2005, che era profondamente diversa nel tracciato e molto meno costosa?
13. Con quali risorse sarà possibile tenere aperta la ferrovia in quota (che serve i paesi e le località turistiche dell’alta valle) quando dovesse venire aperta la galleria di base (come dimostra ampiamente la sorte di treni pendolari, intercity e notturni cancellati dalla rete ordinaria per dare ossigeno all’attuale dorsale Tav)?
14. Perché il governo non adotta processi di democrazia partecipativa, sul modello del débat public francese o analogo public hearing anglosassone, e si rifiuta di istituire un tavolo di valutazione tecnico super partes (per esempio, composto da persone estratte a sorte, sul modello delle giurie popolari) a cui cedere il potere decisionale?
Fino a che il governo e i suoi sostenitori non vorranno rispondere a queste domande, i valsusini – e noi con loro – saremo autorizzati a pensare che le uniche vere ragioni per realizzare l’opera siano quelle delle lobby della movimentazione terra e del cemento.

(Controlacrisi.Org)

TAV e archeologia

Un’archeologa parla dei danni provocati dai lavori per la TAV ad un importante sito archeologico neolitico… Complimenti al nostro superministro della Cultura, che non ha saputo difendere un sito unico, che avrebbe potuto portare tanto a quel territorio e al nostro Paese!

Ecco il link al video su Youtube: http://www.youtube.com/watch?v=UU6FDA3wMeM

Don Gallo: “Io sto con i No Tav”

03/03/2012 14:21 | POLITICAITALIA | Fonte: il manifesto | Autore: red.

 

 

 

 

 

 

«Io sto con chi protesta contro la Tav, sto con i ‘partigianì della Valle’ che hanno scelto la democrazia e la difesa della salute contro affari e cricche». Don Andrea Gallo, fondatore della comunità di San Benedetto al Porto di Genova, sta dalla parte delle persone che «lottano per la verità contro un’opera inutile, pericolosa e disastrosa». «Da quelle parti c’è uno spirito di libertà – osserva il prete di strada – nelle catacombe del convento dei frati di Susa c’era la sede del comitato di Liberazione nazionale. Questa è una vera e propria resistenza per il futuro dell’ambiente e della democrazia». «In quella Valle hanno creato una rabbia, e non sarà facile farla rientrare», rimarca don Gallo. Che punta il dito contro chi condanna il Movimento, chiamando in causa Palazzo Chigi: «Perchè il governo non ascolta i veri comitati della Val di Susa? Come si fa a non sentire la voce del popolo e poi andare a Bruxelles a difendere questa cattedrale inutile dell’alta velocità? Monti e i suoi ministri dovevano fare il punto con la popolazione e gli esperti, e invece non hanno ascoltato nessuno. Il grido al governo è forte: fate una tregua, e ascoltate i comitati».

( Da Controlacrisi.org)

«Chi ha ragione? Fuori i numeri»

 

La comunità scientifica chiede al governo tecnico di confrontarsi sul piano della logica e non dogmatico.Il climatologo Luca Mercalli , presidente della Società di meteorologia «Basta con il dogma dell’opera “strategica”. Il governo usi il metodo scientifico e si confronti con i nostri dati»

«Cosa aspetta il governo tecnico a riportare la questione della Tav Torino-Lione su un piano strettamente tecnico, appunto?». Il climatologo Luca Mercalli, presidente della Società di meteorologia italiana, è tra i 360 ricercatori e docenti universitari di tutta Italia che il 9 febbraio scorso hanno inviato al premier Mario Monti una petizione per chiedere di confrontarsi su dati scientifici, numeri e bilanci in modo da valutare la necessità dell’opera da realizzare in Valsusa. Mercalli e gli studiosi (diventati ormai oltre un migliaio) chiedono una sola cosa: che i ministri tecnici per antonomasia prendano in mano questi numeri, questi studi, e dimostrino con i loro – se ne hanno – di avere ragione. Un confronto sul piano della logica, nulla di più. «Sarebbe l’unico modo razionale e corretto per capire cosa è vero, dirimere le varie posizioni, e disinnescare questa terribile contrapposizione, uscendo dal piano ideologico». I Professori però non hanno mai risposto ai loro colleghi professori.

Professor Mercalli, come cittadino che vive nella Val di Susa da molto tempo, come si sente in questo momento?
Quando vivevo a Torino, fino a quindici anni fa, ero del tutto indifferente alla costruzione della linea ad alta velocità nella valle. Poi ho cominciato, come tutti da queste parti, a documentarmi e ho maturato una posizione critica. Ora, mai come prima, sento un avvilimento totale come cittadino, come docente, come ricercatore e giornalista. Avvilito dalle dichiarazioni come quelle del ministro Cancellieri che vedo chiudersi nella critica esclusiva sulla questione di ordine pubblico, invece di confrontarsi sui fatti. Come ricercatori seguiamo un metodo scientifico che potrebbe non essere rifiutato a priori, basato su dati verificabili e trasparenti di cui dovremmo discuterne come si fa in un paese democratico, con una commissione ad hoc.
C’è già stato un osservatorio, come ha ricordato il governo.
Sì, ma era un osservatorio per la realizzazione della linea, una struttura che non contemplava il se ma solo il come. E invece le motivazioni non sono affatto chiare, rimangono ignote ai più, almeno sul piano della logica. Per esempio: la linea ferroviaria c’è già in Valdisusa ma è utilizzata solo per il 25% delle sue potenzialità…
…perché ha un percorso di montagna e quindi non reggerebbe carichi maggiori, o no?
E chi lo dice che è più vantaggioso spostare un carico su un solo treno ad Alta velocità piuttosto che usare più treni che viaggiano su un’infrastruttura normale? Di fronte a un’opera che costa attorno ai 20 miliardi di euro, qualsiasi altra azione di miglioramento della linea storica è più vantaggiosa. Stiamo parlando di una linea internazionale a doppio binario dove già passa il Tgv che collega Milano con Parigi, via Torino e Lione. In quel tratto di un centinaio di chilometri circa dove si vorrebbe realizzare il tunnel, il Tgv va a 100 km orari e non ad alta velocità: nulla di drammatico.
Da esperto di climatologia, invece, quali sono i punti critici dell’opera?
Uno dei motivi pro Tav si fonda sull’assioma che il trasporto su rotaia di merci e passeggeri è in qualunque caso meno inquinante del trasporto su gomma.
Ma come, lei non è d’accordo?
Secondo gli studi di alcune università: California, Siena, Napoli e un istituto di ricerca svedese, i treni ad alta velocità con una così importante componente di tunnel richiedono una quantità di energia così imponente in fase di costruzione da vanificare ogni vantaggio del passaggio dalla gomma alle rotaie. Insomma è una cura peggiore del male. Allora la domanda che poniamo al governo è questa: possono dimostrare con dati e numeri che questi studi non sono veri? Che sia chiaro: io sono un abituale pendolare e so benissimo che il trasporto su rotaie fa bene all’ambiente, ma solo se si usano le infrastrutture “normali”. E non la Tav nel tunnel, accoppiata altamente impattante.
Possibile che nessun ministro dell’Ambiente finora abbia considerato questi dati?
Invece di sentire solo la parola «strategico» con cui la politica continua a difendere quest’opera, vorrei vedere applicato il metodo scientifico. Vorremmo confrontarci con tecnici e scienziati su bilanci energetici, economici, ambientali e trasportistici. Vorremmo parlare di emissioni, di rocce, di necessità di trasporto. Ci sono esperti che hanno presentato studi e tabelle, come il professor Marco Ponti del Politecnico di Milano uno dei massimi esperti di economia del trasporto, o il prof. Sergio Ulgiati dell’università di Napoli, specialista di bilanci energetici, o come il prof. Angelo Tartaglia del Politecnico di Torino nonché membro dell’osservatorio governativo che ha prodotto dati sull’insostenibilità economica, ma nessuno lo ascolta.
Strano, per un governo tecnico…
Nell’era del metodo scientifico, dove tutto viene quantificato con numeri, grandezze fisiche, piani economici e di ammortamento, perfino sui malati e sui morti si fanno i conti, si pianifica e si calcola, e pure la nostra salute in ospedale non viene considerata «strategica» ma rigorosamente quantificata in euro, solo qui non si fanno cifre ma si ripete solo la parola «strategico».
La vostra non è, quindi, una posizione da «retrogradi valligiani» che rifiutano la modernità o un’opposizione da Nimby.
Ricordo che in questa valle – ormai ghettizzata – abita l’inventore dell’Mp3: non è una valle di montanari retrogradi ma di gente che si interroga sul futuro, su come lo Stato spende i soldi e sul modello delle grandi opere.
Ma solo una minoranza di cittadini è contraria, così almeno ci hanno spiegato.
Ma cosa vuol dire? I numeri non hanno maggioranza o minoranza. Galileo quando sosteneva la sua teoria era solo. Se uno mi dimostra con i numeri che io sono nel torto, va benissimo, sarò il primo ad inaugurare l’opera. Altrimenti non c’è maggioranza che tenga. Se i dati del governo possono smentire quelli oggi a disposizione della comunità scientifica, allora perché hanno paura di riaprire un tavolo tecnico e rimettere tutto in discussione? Ci si muove ormai solo su un piano dogmatico. C’è il dio Tav, e tutto il resto non esiste.

03/03/2012 14:30 | POLITICAITALIA | Fonte: il manifesto | Autore: Eleonora Martini (Da  Controlacrisi.org)

NO TAV, parla Monti a nome del governo del PD

Monti (e il PD che lo sostiene),

immagina cosa possiamo dirti sentendoti e guardandoti ………………..!

Il ragazzo con la barba

Marco Bruno è su tutte le Tv.
E’ il “cattivo ragazzo” che da della “pecorella” al poliziotto armato fino ai denti e con maschera antigas indosso.
Chi è Marco? E’ un padre di famiglia di un magnifico bimbo di 2 anni, un lavoratore che non si risparmia e un no tav valsusino da sempre.
Martedì al posto di mangiarsi un panino nella pausa pranzo è corso insieme a tanti a Chianocco per tentare di resistere al migliaio e più di forze dell’ordine che sgomberavano l’autostrada.
La rabbia è tanta ma Marco non perde la testa, non fa gesti inconsulti, scarica solo verso chi in quel momento sta calpestando per l’ennesima volta la dignità di una popolazione, invadendo in modo violento la Valle dove Marco è nato e cresciuto.
E’ un attimo, le Tv riprendono e la vittima diventa il poliziotto armato e a volto coperto e il carnefice il manifestante a volto scoperto e disarmato.
Che i meccanismi dei media siano perversi già lo sapevamo, ma non riusciamo ancora ad abituarci a tali livelli di mistificazione e manipolazione.
L’unico spezzone trasmesso è quello della sacrosanta rabbia, poi però Marco parla per dieci minuti con l’uomo armato in modo tranquillo e pacato, fino a quando lo saluta poichè deve tornare a lavoro (a stomaco vuoto) dicendogli “…comununque vi voglio bene lo stesso”. Questo però nessuna Tv l’ha fatto vedere.
Cosi finisce Marco la sua “violenta protesta”, “vi voglio bene lo stesso”.
Credo che non ci siano altri commenti da fare, specie dopo la violenza di questa sera compiuta dagli uomini in divisa.
Che ognuno risponda alla propria coscienza

comitato no tav spinta dal bass – Takuma

ndr: marco è stato preso dalle ffoo mentre faceva resistenza passiva in autostrada, la stessa che voi anime candide conoscete già

(post pubblicato sul sito NO TAV)

“Non sono tutte uguali le geografie”

Nella testa di qualcuno
per andare da Torino a Lione
si passa per Genova, stazione Bolzaneto.
E dev’essere un treno
speciale
la sua meccanica dev’essere
quantistica
infatti va a zig-zag nel tempo
Fa scalo a Città del Messico
nel sessantotto
(fico, ci sono le olimpiadi!)
fa il pieno a Pechino, Piazza Tiananmen
nell’ottantanove
passa per Santiago del Cile
nel settantatré
e in altri bei posti, altri bei momenti
e non arriva mai in ritardo
spacca il minuto
coi manganelli
i passeggeri non mancano
una coincidenza (fortunelli!)
o un decennale
E corre corre corre sempre più forte
corre corre corre, verso la…
No, chiedo venia
Quella era un’altra canzone.
E allora pazza gioia, felicitas mundi
Partiremo puntuali per Lione
spaccando il minuto e le teste
passando per tanti bei posti.
Ho visto il meteo, lungo il viaggio
troveremo un po’ di nebbia
urticante
Non c’è da preoccuparsi, basterà
chiudere i finestrini
e affidarci a chi guida.
Chi guida
sa cos’è meglio per noi.

§

(tratto da Selvatici)

Testimonianza NO TAV

No Tav, la testimonianza di Cremaschi sulle

cariche a freddo della polizia a Torino

Sulle cariche della polizia (video) alla stazione di Torino ecco la testimonianza di Giorgio Cremaschi: “Ero sul treno delle 19,50 per Milano e ho assistito a delle azioni assolutamente ingiustificate e ingiustificabili delle forze dell’ordine che, a un certo punto, parevano avere perso completamente la testa arrivando a prendere manganellate, oltre che le persone, i finestrini del treno”. Aggiunge il Presidente del Comitato Centrale della Fiom: “Credo che ci dovrebbe essere un’inchiesta su quanto è accaduto anche perchè dopo un’eccezionale manifestazione pacifica e non violenta, questo episodio pare messo lì apposta, e non certo dai manifestanti, per macchiare una giornata splendida”.

Per il segretario del Prc Paolo Ferrero, “è il pervicace tentativo di ridurre il movimento ad un problema di ordine pubblico”. “Alla grande manifestazione che ha sfilato da Bussoleno a Susa – ha aggiunto – non c’erano riusciti”.

La tensione è aumentata nella fase di cambio dei treni, quando centinaia di manifestanti di ritorno dalla valle si sono spostate sulla banchina del treno in partenza per Milano. Qui i poliziotti schierati davanti alle porte del treno hanno preteso di controllare i biglietti dei manifestanti, e la tensione è subito andata alle stelle dato l’atteggiamento provocatorio e ingiustificato delle forze dell’ordine alla fine di una manifestazione che si era svolta in maniera tranquilla e senza scontri. Dopo una prima fase di fronteggiamento e di alterchi è scattata una carica molto violenta da parte degli agenti in tenuta antisommossa. Alcuni agenti sarebbero addirittura saliti sul treno manganellando e strattonando alcuni passeggeri. Molti i manifestanti che sono rimasti feriti dalle manganellate, alcuni sono stati portati all’ospedale. Dopo le prime cariche, tafferugli e una specie di caccia all’uomo è continuata per parecchio tempo tra i binari e nei vari locali di Porta Nuova. Secondo alcuni testimoni alcuni manifestanti sarebbero stati fermati e identificati, alcuni trattenuti e altri rilasciati.
Secondo la versione della Questura di Torino – naturalmente ripresa acriticamente da Repubblica e dalle agenzie di stampa – “i dimostranti – circa 300 – hanno lanciato pietre e petardi contro le forze dell’ordine. Un agente di polizia è rimasto ferito ad un occhio e l’ambulanza del servizio 118 che e giunta sul posto è stata costretta ad allontanarsi perchè bersagliata da una sassaiola. L’agente ferito è stato poi portato via da un mezzo della polizia”.
Poco prima delle 21 un gruppo di manifestanti è riuscito a prendere un treno e a partire per Milano mentre gli altri sono rimasti ancora a lungo all’interno della stazione Porta Nuova di Torino bloccando i binari dall’11 al 21, creando non pochi rallentamenti alla circolazione dei convogli. Intanto nello scalo ferroviario aumentava di minuto in minuto il numero di poliziotti e carabinieri. Tra i manifestanti intrappolati all’interno della stazione non solo attivisti milanesi arrivati in Valsusa per partecipare al corteo di oggi pomeriggio, ma anche manifestanti di altre città che attendevano convogli per tornare verso sud. Tra questi anche dei manifestanti romani e genovesi che tentavano di tornare alle loro città di provenienza.
“Si è formato un grande gruppo al binario 20 della stazione – ha raccontato a Paese Sera Stefania (video), una manifestante di 46 anni – dove le persone che dovevano salire sul treno per Milano si sono trovate davanti una barriera di celerini in tenuta antisommossa. Non facevano passare nessuno, dicendo che non poteva salire chi non aveva il biglietto, ma molti lo avevano e non potevano passare comunque. I manifestanti si sono messi a cantare qualche slogan, tipo ‘ Liberi tutti’, senza insulti né provocazioni, qualcuno si è avvicinato ai poliziotti per chiedere spiegazioni, ma questi hanno iniziato a caricare all’improvviso e manganellare. Abbiamo visto un ragazzo per terra con la testa spaccata”. Stefania racconta che la stessa barriera di poliziotti in tenuta antisommossa si era formata anche sul binario 10, dove c’era il treno in partenza per Genova, ma molte meno persone. “Ho fatto tante manifestazioni, sono stata anche a Genova, ma ho visto una cosa allucinante stasera, perché c’erano solo persone che volevano prendere il treno, tranquille. Gente di tutte le età con il biglietto del treno in mano”.

Da Controlacrisi.org 27/02/2012

NO TAV: FERMARCI E’ IMPOSSIBILE

Sono ormai lontani gli anni in cui “No Tav” era uno slogan da spiegare ogni volta, il grido di guerra di un pugno di “indiani di valle” che, in un luogo poco conosciuto della provincia di Torino, dichiaravano una guerra persa in partenza. Da allora molta acqua è passata nei nostri torrenti; li abbiamo guadati sotto il sole estivo, al chiaro di luna, con la neve e il ghiaccio sotto gli scarponi, mille volte, e siamo diventati una piccola potenza: quelli che sono in grado di non far dormire la notte ministri dell’interno e delle infrastrutture, commissari dello stato e squali dell’impresa. Quelli che possono dire a tutti i resistenti d’Italia: fermarli è possibile. Sempre pronti, sempre in marcia; consapevoli che essere nel giusto è dura, in questo mondo che nulla sa della pulizia di una vita gradevole, del profumo di resistenza che ancora sprigionano queste montagne. Consapevoli che vale la pena di lottare, nonostante questo voglia dire, naturalmente, anche rischiare la galera, come avviene del resto in tutto il mondo. Oggi vorrebbero confinare i No Tav in carcere, ai domiciliari, al confino nelle loro città; si vorrebbero colpire la valle e il movimento di opposizione all’alta velocità/capacità tentando di terrorizzarli, di spaventarli e criminalizzarli, con gli agenti in borghese che stringono la pistola alla cintola e fanno irruzione nelle case, mettono le mani negli armadi e nei cassetti, trattano in tutta Italia come pericoli per la società persone colpevoli di aver manifestato contro la devastazione ambientale, contro l’incubo della militarizzazione delle nostre vite.
L’operazione poliziesca “Sì Tav” è anzitutto un messaggio politico, un messaggio mediatico. È rivolto, oltre che al movimento, all’intero paese. Si vuole dare una rappresentazione della lotta che ottenga l’obiettivo che la schiera di giornalisti prezzolati non è finora riuscita ad ottenere: rendere i No Tav antipatici alla massa dei telespettatori/elettori/consumatori (gli italiani, così come sono considerati dal potere). L’operazione poliziesca vorrebbe creare una rappresentazione secondo cui, dietro a una “etichetta”, il No Tav, esiste una rete nazionale di oppositori ideologici, estremisti, lontani dalla valle ma vicini ai fantasmi di cui lo stato ha sempre bisogno per sconsigliare ai cittadini di organizzarsi e resistere. I mezzibusti del tg sono stati ben attenti a qualificare gli arrestati non come No Tav “ordinari”, ma come “antagonisti No Tav”: non una parte del movimento, ma una parte estranea al movimento. Illusi. Loro stessi non credono più a ciò che dicono, si vergognano quasi nel dirlo, perché sanno di non essere più creduti. Ormai tutti sanno la terribile e splendida verità: questa valle, tutta la valle, ha preso la strada della resistenza. Le lobbies del Tav, non essendo riuscite quest’estate, proprio attraverso i giornalisti, a infinocchiare la Val Susa con la storia dei black bloc (la valle aveva risposto: “Siamo tutti black bloc!”), provano ora, in modo odioso e patetico, a infinocchiare il resto d’Italia attraverso i magistrati. La valle ha risposto ieri sera, con le fiaccole a Bussoleno: “Siamo tutti colpevoli!”.
Sanno che è un gioco rischioso: la solidarietà valligiana è in queste ore fortissima, quella nel resto d’Italia si sta dimostrando altrettanto estesa e determinata, in un momento in cui un numero sempre più alto di soggetti sociali si ribella alla politica dei sacrifici che vengono assurdamente chiesti per foraggiare la grande finanza. La situazione italiana parla di una degenerazione economica a sociale che è condanna storica del modello di sviluppo che i No Tav hanno sempre contestato; quel modello di cui il governo Monti è ultimo difensore, nel tentativo di arginare la crisi del neoliberismo rendendo l’Italia ancora più liberista. Il movimento No Tav è stato precursore dei conflitti sociali e delle critiche culturali e politiche che si affermeranno, che si stanno già affermando; per questo essere No Tav, per molti in questo paese, è l’ultima bandiera possibile, l’unica pulita: la prima, in verità, di un’epoca di cambiamento che è sempre più urgente veder arrivare.
Non è un caso che la magistratura, nel mettere le manette ai polsi ai No Tav, abbia scelto come volto pubblico il personaggio mediaticamente più spendibile, Giancarlo Caselli; spendibile perché, per la parte più distratta dell’opinione pubblica, può apparire come la persona “onesta” del sistema: quella che non ordinerebbe mai un arresto, se l’arrestato non fosse una persona pericolosa per la collettività. La storia professionale di Giancarlo Caselli è in realtà costellata di pagine tristi, odiose e autoritarie, che nulla hanno a che fare con la lotta contro i potenti, e molto con la lotta contro i movimenti; e questa è storia, anche se troppo poco conosciuta. Non è su questo, tuttavia, che vogliamo qui insistere riguardo alla sua figura. Caselli benedice i poliziotti che sorprendono i No Tav nel sonno perché i No Tav hanno mostrato che contro le mafie si vince davvero, e in maniera trasparente, se ci si organizza dal basso, insieme, in massa; soprattutto, se si evita di propinare una versione comoda e distorta della realtà, secondo cui lo stato e le mafie, all’atto di metter in piedi un cantiere supermiliardario, sarebbero due cose distinte. Caselli benedice le nostre manette perché siamo pericolosi; pericolosi, certo, perché abbiamo mostrato che non ci sono ideologie o partiti di cui abbiamo bisogno per ribellarci: gli schemi sono rassicuranti, noi, invece, imprevedibili. La valle e il Tav sono inconciliabili, così come la militarizzazione e la dignità, la politica cialtrona e l’intelligenza, i lacrimogeni e la libertà di manifestare. Né i valsusini, né coloro che con essi sono stati o sono solidali, in Italia e in Europa, sono uniti tra loro da un’ideologia: la realtà da combattere e quella da affermare sono un vincolo molto più solido, più comprensibile, e per nulla neutrale.
Mentre si svuotano le tasche dei pensionati in tutta la penisola, i pensionati della Val Susa vengono arrestati per essersi opposti alla consegna gratis ai privati di 23 mld di euro di denaro pubblico (previsioni della controparte, sicuramente al ribasso). Mentre il reddito degli italiani perde ogni giorno potere d’acquisto, lo stato spende giornalmente 90.000 euro per militarizzare la valle. Mentre il mondo ruggisce contro il vecchio sistema, e il vecchio sistema porta l’umanità alla rovina, politici e tecnocrati della finanza investono in tecnologie antiquate, in opere pubbliche inutili e dannose, in megatreni, inceneritori, nella privatizzazione dell’acqua (nonostante la voce del popolo!), dei servizi utili, delle risorse. Abbiamo mostrato come combattere contro il malaffare illegale e l’accumulazione capitalistica legale, la devastazione e il governo, gli intimidatori e i partiti, il PD e il PDL, confindustria e i sindacato giallo sia in ultima analisi la stessa cosa. In tutti questi anni il movimento ha affrontato il centro-destra e il centro-sinistra, soldati e mediatori, carrieristi e ruffiani, sindaci di Torino e commissari governativi, le imprese legate al Tav e i loro squallidi servi prezzolati, vergogna della classe operaia. È un movimento che ha visto cose che molti altri italiani non hanno (ancora) visto: la violenza sistematica e oltraggiosa delle divise, gli abusi quotidiani della digos e dei ros, la malafede conclamata della magistratura.
Abbiamo superato la fase difficile di Venaus, dove abbiamo ricacciato le truppe d’invasione con una spallata che impressionò l’Italia; quella di Susa e di Col di Mosso, dove abbiamo impedito la praticabilità del progetto complessivo delle trivellazioni; oggi rispondiamo all’aggressione poliziesca di Chiomonte e all’occupazione militare che ne è seguita con una delle mobilitazioni più grandi, estese ed emozionanti che questo paese ricordi, e che ricorderà in futuro. Ad oggi, non un chiodo per il progetto Tav è stato piantato. Questo è un movimento delle persone contro i robocop, dei beni comuni contro gli interessi privati, delle intelligenze contro la brutalità e l’arroganza che non conoscono discussioni; per questo ha potuto resistere vent’anni alla demonizzazione giornalistica, alle intimidazioni, alla disinformazione, agli incendi dei presidi, alle gomme tagliate, agli arresti, alle botte. Resisteremo anche alla retata della vergogna, alla retata del 26 gennaio. I No Tav non rischiano soltanto la galera, ma la vita durante le manifestazioni; c’è chi ha riportato ferite permanenti, chi ha rischiato e rischia la vista e l’udito, chi è finito in coma. Chi è stato in valle, chi ha visto e ha rischiato con noi, lo sa.  Nella turbolenta fase 2 del governo Monti, in cui ministro-strozzino Passera ha dichiarato ancora che il Tav è opera prioritaria e irrinunciabile, affrontiamo 26 arresti, 41 provvedimenti giudiziari. Non abbiamo paura. I nostri compagni in carcere non hanno paura. Non cederemo di un millimetro, resisteremo un metro e un istante in più di loro. Che sarebbe stata dura, lo sapevamo e lo sappiamo; che sarà forse ancora più dura, in futuro, ce lo aspettiamo. Ma non ci arrenderemo, e l’Italia già se lo aspetta. Vinceremo noi, alla fine. L’Italia pronta a cambiare sarà dalla nostra parte, non dei nostri persecutori. Abbiamo resistito e resistiamo a tutto, perché non rinunciamo a nulla.

Fermarci è impossibile!

Comitato di lotta popolare No Tav – Bussoleno


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