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A PROPOSITO DEL VOTO UTILE

Siamo agli ultimi giorni di una campagna elettorale, che sempre più spesso, nell’ottica di una spettacolarizzazione televisiva e mediatica, ha visto toni da ring pugilistico, piuttosto che essere un sereno e pacato confronto ad un tavolo delle idee. E’ stata Inoltre la campagna elettorale delle false promesse, quella di inenarrabili fantasie che sarebbe bene non diffondere per lasciare alla politica lo spazio della realtà e non quello delle impossibili narrazioni, utili solo a far crescere il “mercato delle illusioni” per poi alimentare future frustrazioni che andranno a contribuire a far crescere i prossimi astensionismi.

Puntuale, già dalla prima settimana di campagna elettorale, senza attendere gli ultimi giorni, come avveniva in passato, si è presentata alle nostre porte la richiesta del voto utile. Ancora nessuno riesce a spiegare a quale utilità possa essere legato e ricondotto il voto di ogni cittadino e cittadina. I sondaggi negli ultimi anni sono stati utilizzati sempre più come arma di distrazione di massa; più per indirizzare gli elettori che per registrarne le loro preferenze. La logica dei sistemi elettorali maggioritari ha condotto sempre più spesso a schierarsi con il più forte o con chi era comunque prossimo alla vittoria. Ma è questo il fine vero di una consultazione elettorale ? Siamo davvero immersi in una sorta di folle corsa ippica nella quale chi vince, anche di una sola incollatura, si prende tutto ? È questa la logica per cui chi ha contribuito alla vittoria del più forte, pensa in qualche modo di avere un premio da spartire con il vincitore ? E’ giusto tutto questo ?

NO !! CREDO DECISAMENTE CHE LE COSE STIANO IN MODO DIVERSO !!

Ogni cittadino, quando esprime il proprio voto, lo fa scegliendo un’opzione di campo, una sorta di idea di società che lo debba e lo possa rappresentare quotidianamente per quelle che sono le necessità ed i bisogni reali della quotidianità che ognuno di noi vive. Allora scrolliamoci di dosso questo fardello dell’utilità che è poi solo quella del partito che chiede quel voto utile. Non è e non sarà mai l’utilità di chi quel voto lo esprime !!

Iniziamo finalmente a chiederci a chi deve essere utile il voto e soprattutto la partecipazione al voto !! Iniziamo a pensare ed a far rivivere una società che vuole, anche attraverso la rappresentanza politica, oltre che con le lotte e le battaglie quotidiane, dare voce a chi voce non ne ha. Dare spazio a chi, per mille e più ragioni, non riesce a trovare uno spazio di espressione e di partecipazione in una società sempre più votata alla dura legge del più forte.

Sarà che ho sempre avuto un’idea un po’ romantica del voto e sarà che ogni qualvolta ponevo la mia croce sul simbolo di chi mi rappresentava, e non su chi stava meno distante da me, ma su chi mi era realmente vicino, uscivo dalla cabina elettorale tornando in strada con la gioia e la leggerezza di chi aveva messo il suo piccolo mattone nella giusta direzione del cambiamento in meglio del mondo in cui vive. Sarà per tutto questo che non riesco a vedere, a percepire o a leggere nessuna migliore utilità di un voto se non per chi rappresenta e rappresenterà al meglio l’idea del mondo in cui amerei vivere e far vivere i miei figli e le persone che amo.

Ed allora per tornare a sentire un’aria nuova e pulita e per respirare ancora quell’inebriante senso di leggerezza, domenica voterò POTERE AL POPOLO  e SINISTRA PER LA LOMBARDIA !!

I VOTI PIU’ UTILI CHE IO POSSA ESPRIMERE !!

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Il Programma di Potere al Popolo – 11 – IMMIGRAZIONE E ACCOGLIENZA

Le principale forze politiche alimentano le tendenze xenofobe e razziste, indicando nei migranti la causa principale del disagio sociale: è una falsità assoluta. E’ la concentrazione di ricchezze e potere nelle mani di pochi la causa dell’impoverimento dei molti, non chi fugge dalle guerre o dai disastri economici e ambientali provocati dalle politiche liberiste.

È necessario un discorso solidale e di alleanze fra sfruttati che porti all’estensione dei diritti sociali per tutte/i, cittadini italiani e migranti. E’ necessario dare accoglienza e diritti tanto ai richiedenti asilo che stanno giungendo dal 2011 quanto alle cittadine e i cittadini migranti residenti da anni in Italia.

Per questo lottiamo per:

  • il superamento della gestione emergenziale, militarizzata e “straordinaria” dell’accoglienza, proponendo – a partire dal modello SPRAR – centri di piccole dimensioni, gestite dal pubblico e che permettano a chi arriva percorsi autonomi di inserimento, abitativo, sociale, lavorativo, indipendentemente dal loro status giuridico;
  • la valorizzazione delle professionalità coinvolte nell’accoglienza, persone oggi costrette a contratti precari e a supersfruttamento;
  • l’abolizione del regolamento di Dublino III, delle leggi Minniti-Orlando e di tutte le leggi razziste che lo hanno preceduto;
  • l’abrogazione degli accordi bilaterali che permettono il rimpatrio forzato e di quelli che servono ad esternalizzare le frontiere, per l’attivazione di canali legali e protetti d’ingresso in Europa;
  • l’abrogazione del T.U. in materia di immigrazione (Bossi–Fini) frutto di emendamenti della Turco–Napolitano, la rottura del vincolo tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro, la chiusura di tutte le forme di detenzione amministrativa, il passaggio di competenze ai Comuni per il rilascio e rinnovo dei titoli di soggiorno, meccanismi di regolarizzazione permanente;
  • l’approvazione dello ius soli e la sua estensione a chi è comunque cresciuto in Italia, una revisione estensiva della legge sulla cittadinanza, il diritto di voto a partire dalle elezioni amministrative per chi risiede stabilmente nel nostro paese.

Il Programma di potere al popolo – 8- BENI E ATTIVITA’ CULTURALI, COMUNICAZIONE E INFORMAZIONE

Con gli ultimi governi l’investimento in cultura è sceso alle 0,7% del Pil; si sono emanate leggi che hanno ridotto la cultura a merce; si è proseguito con la politica degli “eventi”, degli “una tantum” e dei “bonus”. Si è riportato il servizio pubblico radiotelevisivo sotto il diretto controllo del governo; si sono eliminati i finanziamenti pubblici all’informazione indipendente, cooperativa, culturale e scientifica. Per noi la cultura e l’informazione sono un bene pubblico, patrimonio di tutti, non privatizzabile e non mercificabile. Sono diritti fondamentali e inalienabili. Solo l’intervento pubblico può garantire un reale pluralismo e una reale indipendenza della produzione e dell’offerta di cultura e di informazione dalle logiche di mercato. Anche su questo si misura oggi la disuguaglianza: non solo tra chi ha e chi non ha, ma anche tra chi sa e chi non sa.

Per questo lottiamo per:

  • portare l’investimento nella cultura almeno all’1% del Pil;
  • leggi che garantiscano risorse pubbliche certe a sostegno della produzione e distribuzione indipendente, dell’associazionismo culturale, dei luoghi della fruizione;
  • riforme di tutte le istituzioni culturali pubbliche la cui gestione deve essere affidata alle forze sociali, culturali e professionali del settore;
  • costruzione in tutti i quartieri delle nostre città di una rete di spazi pubblici della cultura: luoghi di incontro, partecipazione, fruizione culturale, produzione, sperimentazione e formazione gestiti dal territorio;
  • assicurare ai lavoratori della cultura i diritti di tutti i lavoratori, fermare i processi di precarizzazione. Garantire continuità di reddito e tutele, riconoscendo, nei settori in cui è fisiologico, il carattere “intermittente” del lavoro culturale: dietro il lavoro che “emerge” c’è un lungo lavoro sommerso che è “lavoro” e come va tale retribuito e tutelato;
  • leggi di tutela, conservazione e valorizzazione dei beni culturali ed artistici da parte dello Stato; un piano straordinario di manutenzione del paesaggio e del nostro patrimonio storico ed artistico, bibliotecario e archivistico; il riconoscimento di tutte le professionalità del settore del restauro e dell’archeologia;
  • nuove norme sul diritto d’autore che, difendendo il compenso economico e la possibilità per gli autori di decidere dell’integrità e del destino della propria opera, consentano contemporaneamente di scaricare e condividere opere d’ingegno sulla rete per uso esclusivamente personale; le norme attuali sono inutilmente vessatorie o addirittura d’ostacolo allo svolgimento di servizi pubblici quali, ad esempio, il prestito bibliotecario di opere su supporto digitale;
  • la difesa della neutralità della Rete e un controllo pubblico sui big data, i loro detentori e l’utilizzo che ne fanno;
  • una vera legge sul conflitto di interessi e legge antitrust;
  • una riforma che ribadisca la centralità del servizio pubblico radiotelevisivo e che ne garantisca una gestione democratica e partecipata, pluralista e decentrata;
  • il sostegno pubblico alle testate indipendenti, alle cooperative, alle pubblicazioni culturali e scientifiche.

La mafia non esiste !!

Una serie di occhi rivolti alle dita, ma nessuno che provasse a voltarsi verso la Luna ??

Un dibattito davvero surreale quello andato in scena nel Consiglio Comunale di Senago del 29 settembre 2017.

Molte, come al solito, le comunicazioni ed un confronto nel quale si parla del più e del meno senza accorgersi dell’ingresso di un elefante nella stanza. Si continua a parlare del più e del meno ed a ballare, un po’ come gli ignari passeggeri del Titanic, anche dopo la collisione con l’iceberg.

La parte delle comunicazioni è generalmente quella più vivace e più densa di dibattito e di confronto politico, rispetto alle tematiche amministrative e talvolta meramente tecniche.

Ed ecco in sequenza andare in onda una serie di comunicati e pronunciamenti su tutto lo scibile umano o quasi:

  • comunicazioni sul referendum sulla cosiddetta Autonomia Lombarda ed invocazioni a strane similitudini che questo referendum potrebbe avere con quello che si svolgerà o si dovrebbe svolgere domani in Catalogna
  • una importantissima interrogazione sui semafori T Red e sull’utilizzo dei cosiddetti countdown di cui si chiede l’introduzione vista, pare, la recente omologazione da parte del Ministero dei Trasporti
  • una ancor più rilevante comunicazione relativa allo svolgimento dell’iniziativa sullo Street Food che si è svolta senza alcun problema di ordine pubblico e di carattere viabilistico

  • la comunicazione relativa alla introduzione nel sito web del comune di un banner per chi fosse interessato all’adozione di animali abbandonati

    Ed ecco che dopo tutta questa serie di comunicazioni e molto altro ancora, nel quasi torpore generale, entra l’elefante nella stanza….

Una interrogazione relativa ad operazioni Antimafia che si sono svolte sul territorio di alcuni comuni limitrofi e che hanno coinvolto anche Senago, dove i Carabinieri hanno sequestrato documentazioni dal Municipio. Si chiede alla sindaca di tranquillizzare la situazione relativamente al fatto che i documenti e gli eventi di questi giorni non riguardano il comparto amministrativo della città o comunque questa attuale amministrazione. La sindaca tranquillizza sulla propria sicurezza e trasparenza amministrativa.

Ovviamente gli interventi sono quelli di rito, in cui si rilasciano dichiarazioni abbastanza formali, per cui la magistratura farà il proprio lavoro, proseguendo le proprie indagini. La situazione è grave, ma bisogna attenderne gli sviluppi e comunque non trapelano commenti e in futuro si potrebbe tenere un consiglio comunale ad hoc per discutere del tema. Il tutto liquidato in 3-4 minuti o forse un po’ meno.

Ma torniamo all’elefante !! Il pericolo, ma diremmo più probabimente la certezza che, in un passato recente, se non addirittura nel presente, alcune persone con pericolose frequentazioni con la criminalità organizzata possano avere una connessione forte se non addirittura un ruolo palese e centrale all’interno dell’amministrazione del nostro comune non può essere in alcun modo accettabile. Ci saremmo aspettati che l’assessore Vitalone mandasse un comunicato di autosospensione dal proprio ruolo, se non altro per tutelare una Giunta appena nata e metterla in condizione di poter amministrare in totale serenità. Invece nulla di tutto ciò !!

Chiediamo le immediate dimissioni dell’assessore Vitalone perchè nessuna frequentazione con i boss della ‘ndrangheta può essere compatibile con un ruolo di pubblico servizio ed al servizio della cittadinanza. Siamo sicuramente tutti garantisti, ma in alcuni casi e per alcuni di provata malafede questo essere garantisti ha voluto significare spingersi fino a negare l’esistenza dei fatti e cioè che la criminalità organizzata abbia preso possesso del nostro territorio e continui a farlo in maniera impunita e totalmente incontrastata.

Per molti “lumbards” della prima ora forse vale ancora l’antico adagio che la mafia, la camorra e la ‘ndrangheta non esistono nel Nord ed invece purtroppo esistono, sono particolarmente attive e rigogliose e sono troppo vicine a noi e continuano ad essere quelle grosse montagne di merda come le definì Peppino Impastato.

Ordinanza n. 118 del 07.09.2017

A scomodare e parafrasare il mitico androide Roy Batty, dell’ancor più mitico Blade Runner, verrebbe da dire: “Ho letto cose che voi umani non potreste nemmeno immaginare….discriminazioni razziali ed etniche, xenofobia ed egoismo allo stato puro,  fatti passare per salvaguardia della salute pubblica !!”

Ci si riferisce, senza mezzi termini, all’Ordinanza n. 118 del 7 settembre 2017 emessa dal Comune di Senago. Anche il numero toccato in sorte a questa ordinanza non è probabilmente casuale, visto che si richiama ad uno stato urgente ed emergenziale, che poi così emergenziale non è. Almeno per quel che concerne il territorio di Senago e la Lombardia nel suo insieme.

Leggendola si rimane basiti e c’è davvero da strabuzzare gli occhi. Crediamo che ogni cittadina e cittadino senaghese dovrebbe andarsela a guardare e la si può trovare qui.

C’è un non so che di discriminatorio, razzista, incostituzionale ed anche lunare in questo “editto”. Volendo fare l’esegesi del testo, tutto sembra davvero confuso e sbagliato, e l’estensore del documento, già dalle premesse formali, inizia a dibattersi in una serie di errori ed orrori di logica e di sostanza.

Nei preamboli e nelle premesse si continua a ripetere quanto sia legittimo l’intervento in oggetto da parte del Comune, giustificandolo con il ruolo che il Sindaco svolge nella tutela della salute dei cittadini.

E chissà come mai sarebbe il potenziale arrivo di 40-50 richiedenti asilo ad essere portatore di batteri e  pericolose e falcidianti malattie ??  Insomma sarebbero in arrrivo degli untori come nemmeno nel periodo della peste di manzoniana memoria !!

Si definisce una situazione ed un quadro emergenziale, come se la Lombradia fosse una nuova Lampedusa, una zona di confine da cui entrano in modo incontrollato ed indiscrimnato innumerevoli migranti. Se le reminescenze di geografia ci assistono in realtà sappiamo bene come la Lombardia confini ahinoi con la Svizzera, abitata da pericolosissimi extracomunitari. Pericolosi soprattutto per il segreto bancario e l’evasione fiscale !!

Riassumendo per sommi capi il contenuto dell’ordinanza, vi si afferma che le/i senaghesi, che volessero affittare le proprie case sfitte ad altre/i cittadine/i o ad una famiglia che si trova in attesa di valutazione di una richiesta di asilo politico, correrebbero il rischio di sanzioni, da 50 a 500 euro, qualora non lo comunicassero con adeguato anticipo all’amministrazione comunale.

Non si capisce perchè questa differenza di trattamento dovrebbe sorgere affittando casa ad Ahmed e Fatma invece che a Olindo e Rosa (sono due nomi a caso di persone di provata “lombarditudine”). Per quali ragioni dovrebbe sussistere una diversa tempistica ed una differenza di trattamento a seconda della cittadinanza degli inquilini ?? Se non c’è discriminazione qui, spiegatemelo voi !!

Il tutto nasce dalla possibilità di poter dare ospitalità a cittadini proveniente da paesi nei quali la carestia, la guerra ed altro ancora portano a fughe di migliaia di chilometri per poter garantre ai propri figli non un futuro migliore, ma semplicemente un futuro !!

I cittadini che arriverebbro a Senago avrebbero comunque già passato una sorta di “filtro” attraverso le prefetture e quindi, non essendo noi la nuova Lampedusa della Brianza o della Martesana, non siamo certamente soggetti ad alcuna invasione come qualcuno ha più volte sottolineato anche durante la campagna elettorale.

Inoltre si pretende che l’affittuario faccia una relazione scritta, ogni 15 giorni, al Comune stesso, aggiornando l’amministrazione sullo stato di salute delle persone che abitano l’appartamento dato in affitto. Ma questo non viene chiesto e non potrebbe essere preteso da nessuno che affittasse il proprio appartamento ad altri cittadini italiani !!

“Oggi Ahmed ha il raffreddore, ma la relazione l’ho consegnata ieri e lui stava bene. Lo riferiremo nel nostro prossimo quindicinale diario alla sindaca ed alla giunta senaghese. Fatma invece ha un po’ di congiuntivite, ma non è preoccupante. Grazie a quella può ricevere asilo all’Ospedale San Raffaele per una settimana e con un reparto intero a sua disposizione”. Ah no scusate quello era Silvio !!

Ora che si pretenda ciò in un paese che non è stato in grado di controllare la situazione vaccinale delle bambine e dei bambini, ragazze e ragazzi che frequentano le scuole del territorio italiano, supera di gran lunga la soglia del ridicolo. Nel nostro paese, dopo anni, o forse meglio decenni, il morbillo è tornato a mietere vittime, per l’incuria di chi ha ritenuto che il percorso vaccinale dovesse essere totalmente volontario.

Aiutiamoci a casa nostra !! Soprattutto ad essere meno ridicoli !!

Prepariamoci a salire ai disonori della cronaca per tutta una serie di editti che questa amministrazione emetterà nei prossimi tempi. Ancora le barricate, come a Gorino, non sono state fatte, ma il clima è sicuramente favorevole. Comunque non rilassiamoci, una risata li seppellirà, ma nel frattempo bisogna resistere !!

Ci perdonino i simpatizzanti delle associazioni animaliste perchè in questo caso non vogliamo offendere la loro sensibilità, ma permetteteci di rimanere un po’ stupiti di fronte al fatto che il Comune predisponga un banner che pubblicizzi l’adozione di cani e gatti abbandonati, mentre orgogliosamente si mostrano i muscoli dimostrando arcignamente ogni repulsione per l’accoglienza di donne, bambini e uomini in fuga da guerre, miseria, carestie e morte.

Alcuni manifesti apparsi a Senago….(seconda parte)

Per riprendere la discussione relativa ai manifesti in cui si citava una presunta sudditanza ed obbedienza del PRC senaghese nei confronti delle istituzioni milanesi, ci corre l’obbligo di citare alcuni eventi realmente accaduti ed assolutamente non smentibili e nemmeno confutabili.

Nel manifesto in questione che i cittadini senaghesi possono ammirare presso le postazioni elettorali alla posizione n. 1 si parla di una delibera di Giunta del Comune di Milano ed esattamente la n. 2566 del 12.12.2014.

A espressa domanda su un post facebook su quanti fossero gli assessori del PRC che hanno votato a favore della delibera stessa, alcuni interlocutori hanno detto di non conoscere la risposta. Sapevano tuttavia che vi erano due eletti PRC nel Consiglio Comunale di Milano.

Correndo il rischio di essere pedanti, e forse anche noiosi, alcune precisazioni sono d’obbligo. I due consiglieri comunali eletti a Milano (Basilio Rizzo e Anita Sonego) vennero eletti nella lista Sinistra per Pisapia che conteneva candidati appartenenti  a diversi soggetti politici e non solo al PRC. Inoltre, uno dei due eletti divenne Presidente del Consiglio Comunale (Basilio Rizzo tra l’altro indipendente e non aderente al PRC).

La domanda sul post di facebook era ovviamente retorica perchè nessun membro del PRC fu mai assessore nella Giunta Pisapia per tutto il mandato amministrativo.

Una delibera di Giunta immediatamente esecutiva non passa attraverso il voto e l’approvazione del Consiglio Comunale e il PRC che non aveva alcun assessore in quella giunta, non ebbe nemmeno modo di esprimere un parere in Consiglio Comunale a Milano.

Ma veniamo ad eventi a noi più vicini, almeno geograficamente. Una sera di diversi anni fa Sinistra Senago ed il Movimento Cinquestelle locale si incontrarono per discutere di Vasche di Laminazione e di strategie per una più corretta opposizione alla loro realizzazione. Alla serata era presente anche il Dott. Viscomi che fu uno degli animatori della protesta contro la realizzazione delle vasche. Ebbene in quella sera, Sinistra Senago ebbe modo di esprimere la propria opinione relativa ad un percorso difensivo che in quella fase si stava intraprendendo.

L’idea chiave che andava per la maggiore era quella di proporre l’allargamento del canale scolmatore per evitare la realizzazione delle vasche di laminazione. Una sorta di riduzione del danno usato per mostrare comunque la buona volontà di Senago. Sappiamo tutti che quella posizione fu quella che venne assunta anche dall’amministrazione comunale per un certo periodo.

Ebbene, ed anche qui vogliamo essere noiosi e ripetitivi allo sfinimento (Repetita iuvant !!), Sinistra Senago espresse già da allora l’opinione che l’allargamento del Canale Scolmatore di Nord-Ovest non era null’altro che un Cavallo di Troia per portare ancora più acqua del Seveso e più velocemente nelle future vasche.

Il PRC, che aderisce a Sinistra Senago, era fermo su quella posizione e quindi sarebbe bene che alcuni manifesti restituissero dignità e verità alla questione invece di diffondere infamanti elucubrazioni da parte di chi per un certo periodo sposò in pieno una linea difensiva che coincise perfettamente con quella dell’impiccato che sceglie l’albero a cui legare la corda.

Sinistra Senago ha mai affermato che la proposta di allargamento del canale scolmatore fosse una posizione in malafede o che fossero in malafede coloro i quali la sostenevano come M5S ??

Certamente no !!

Possiamo ritenere ingenua quella posizione ??

Probabilmente sì, visti i risultati a posteriori ed aggiungeremmo che fu un tantino suicida.

Indubbiamente con il senno del poi avevamo ragione !! E ci permettiamo di dire che non fu con tutta probabilità la migliore strategia difensiva tra quelle possibili. Insomma sempre un po’ come la Juventus a Cardiff !!

Ora su facebook questi chiarimenti erano stati pubblicati da alcuni tra noi in risposta alla sollecitazione che il manifesto forniva. Qualcuno ha visto bene di cancellarli. Come sempre i paladini della giustizia, dell’onestà e della legalità lavorano imperterriti e non si fermano mai.

Ciao Valentino

LA SCOMPARSA DI VALENTINO PARLATO Ciao Valentino La notizia della morte di Valentino Parlato ci rattrista profondamente. Ci mancheranno le sue sollecitazioni, le sue idee e le sue provocazioni intelligenti.Le compagne e i compagni di Sbilanciamoci! ​​ Valentino Parlato, una generosità mai spenta Quello che ha sempre caratterizzato Valentino – in anni nei quali le…

via Newsletter n.516 – 4 maggio 2017 — Sbilanciamoci.info

RUBARE IL FUOCO A PROMETEO È UN CRIMINE CONTRO L’UMANITÀ

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Il furto del fuoco rubato a Prometeo si narra in mille modi, però, comunque lo racconti, ricorda l’antichissimo e innato bisogno di emancipazione dell’uomo. E’ un tema universale: la lotta per il progresso, che è soprattutto lotta per la conoscenza e il possesso del sapere. Il fuoco non scalda i corpi diversamente da quanto la conoscenza riscalda l’animo dell’uomo e lo rende ribelle di fronte alla prepotenza del potere. Prometeo «colui che riflette prima», il Titano che ama il genere umano, altro non è se non la metafora d’una lotta inesausta, identica a se stessa nell’apparente trascorrere del tempo: lotta contro il potere dei pochi, affidato all’ignoranza dei molti. Prometeo non ha un suo tempo, perché il nostro passato è stato presente e il futuro domani diventerà un nuovo presente e poi ancora passato. Su tutto, dai primordi, quel conflitto senza il quale – ci ammonisce Eraclito – non ci sarebbe vita.

A fine Ottocento, Prometeo fu l’operaio in lotta per la scuola gratuita, aperta a tutti e per la refezione scolastica. Fu l’operaio che impose con le lotte ai falsi «vati» del liberalismo una legge di riscatto, smascherando l’inganno: non era onesto e non rispondeva ai bisogni reali della gente l’incitamento rivolto al legislatore da Carducci che, dall’alto della sua cultura diventata potere, scriveva con toni di padre e intenti patrigni: «sottraete il figlio del lavoratore alla sofferenza dell’alfabeto». L’operaio voleva soffrire di quella pena, perché ogni parola che imparava a leggere lo rendeva Prometeo e lo spingeva a rubare la scienza dei padroni. arma possente di liberazione. Si videro così cortei con le bandiere rosse attraversare i «corsi» e i «rettifili» di città, rifatte a misura di ricchi, pronte a mettere ai margini le «classi pericolose», facendo ricorso allo sfruttamento del lavoro. Ogni parola svelava il segreto che Prometeo aveva carpito ai numi: senza il fuoco della conoscenza lo sfruttato è il miglior alleato dello sfruttatore, perché non ha coscienza dei diritti.

Il fuoco esiste per riscaldare tutti e tutti hanno diritto all’alfabeto: chi lo userà per sfruttare e chi si approprierà del sapere per lottare.

Il futuro che seguì quelle lotte oggi è il nostro passato. Qualcuno l’ha chiamato «secolo dei lavoratori» e tutti i padroni lo sanno, benché non lo dica nessuno, perché ci sono verità che il potere nasconde come segreti di Stato: la generazione dei rivoluzionari bolscevichi nacque dall’improvviso regalo di uno zar narcisista più che riformatore: la scuola per tutti, gratuita e libera produsse il populismo russo e quest’ultimo i rivoluzionari. Quando si corse ai ripari, si fece la scuola di Renzi, ma era ormai tardi e cadeva il palazzo d’inverno, per merito dell’alfabetizzazione più che dei fucili.

Contro Prometeo, i padroni d’oggi hanno rovesciato la storia e rubato il fuoco, che lasciano deperire, riducendo in cenere le scuole e le università languenti. A chi vuole ravvivarlo si oppone la forza di titani maligni nemici del genere umano: dirigenti del nulla, che hanno il compito di spegnere intelligenze critiche e trasformare le scuole in fabbriche di sfruttati consenzienti, costringendo i docenti a rinnegare Prometeo. Per realizzare il progetto di questo governo liberticida, i dirigenti scolastici hanno scelto un nuovo modo di assumere docenti: un filmato in cui si veda per intero la figura di chi si «candida». E’ sempre più evidente: la nuova filosofia della conoscenza ha cancellato dalla storia l’apologo di Menenio Agrippa e il suo irrinunciabile insegnamento. Essa ci riconduce ai primordi dell’umanità, all’eterna lotta per la libertà contro il potere.

Prometeo però è immortale e il fuoco non può avere padroni. Sarebbe ora che Abravanel, Giavazzi, Ichino e tutti i sacerdoti del neoiberismo se ne ricordassero, invece d’inseguire fantasmi che hanno prodotto disastri: Prometeo non è un solo mito, è un modo d’essere dell’uomo nella storia di tutti i tempi. Come un passero intrappolato, piuttosto che vivere in gabbia, si rompono le ali contro le gabbie per riconquistare la libertà di volare, così l’uomo sfida le imposizioni e mette in gioco la vita, se il potere prova a imporgli un’ideologia di annientamento della sua libertà di scelta. Hai voglia di giocare con le parole. Se hai riconosciuto che la conoscenza è «un bene della vita», è inutile ricordare che costa, come costano le polizze assicurative, sicché i giovani che non possono permetterselo devono rassegnarsi, perché la scuola per tutti ha un prezzo troppo alto.

Non c’è prezzo troppo alto quando si parla di vita e perciò, finché c’è tempo, giù le mani dalla scuola. Sebbene a lunga combustione, una miccia giunge a innescare la carica esplosiva per cui è stata accesa. Qualcosa dovrebbe pur dircela la barbarie che monta ogni giorno di più. Da troppo tempo il potere ha rovesciato con la forza il corso della storia, rubando a Prometeo quel fuoco che filosofia della storia e leggi del progresso umano gli avevano imposto di rubare.

E’ tempo di restituire il fuoco al legittimo proprietario. Per il bene di tutti, padroni compresi.

Giuseppe Aragno da “La sinistra quotidiana”

Altitudine Democratica

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“Una democrazia ha bisogno di cittadini evoluti, che conoscano le materie su cui sono chiamati a deliberare”. Così scrive Massimo Gramellini stamane su “La Stampa”. 

Penso sia vero. Ma chi ha prodotto l’imbarbarimento anticulturale e tutto il grande analfabetismo di ritorno politico e civico che ci circonda?
Chi ha creato falsissime speranze per un mondo del lavoro invece sempre più strangolato dalla ricerca di profitti facili, con contratti da moderno schiavismo, con l’introduzione addirittura di quella vergogna che sono i “voucher”?
Chi ha generato le paure vorticose che ogni giorno si prendono la testa della gente anche più generosa e altruista e la trasformano in diffidente e sospettosa, carica di odio e di disprezzo verso il “diverso”, da qualunque latitudine arrivi, per qualunque cosa sia tale?

La risposta è semplice: siccome non siamo stati noi comunisti, sono stati gli altri, i sostenitori dell’economia di mercato, delle privatizzazioni e, per ultima, anche quella falsa sinistra che ha scoperto nel “liberismo” la panacea di molti mali (per i padroni e finanzieri di mezza Europa e anche d’Oltreoceano).

Dunque, una democrazia ha certamente bisogno di cittadini evoluti, ma la democrazia è solo una sovrastruttura telecomandata dalla struttura economica.

Per essere cittadini evoluti occorrerebbe anzitutto fare maggiori sforzi proprio in mezzo alla giungla di false promesse, di false notizie e di trasformazione del vero in falso (e viceversa) operato dai mezzi di comunicazione di massa.
Insomma, per essere cittadini evoluti e degni della democrazia di Gramellini, servirebbe un sussulto di coscienza, prima ancora etica rispetto a quella “critica” che starebbe alla base del rinnovamento politico consapevole.

Non condivido le parole di chi sostiene che “per fortuna in Italia la Costituzione non consente al popolo di esprimersi sui trattati” e che questa sarebbe stata una lungimirante posizione dei Padri Costituenti.

Lo fu allora, in un mondo diviso in due blocchi che si facevano la guerra definita “fredda”. In quel tempo un referendum avrebbe potuto creare una spaccatura verticale nel Paese e avrebbe rischiato di condurlo sulle soglie di una nuova guerra civile.
Oggi questo rischio è pressoché inesistente.

Dare la parola al popolo su questioni dirimenti come la decisione della permanenza o meno della propria Repubblica, del proprio Stato in un determinato contesto, è forse la più alta forma di democrazia diretta che si possa esercitare.

Anche in questo caso, l’Italia si dimostra culturalmente non adeguata a recepire una eventuale proposta in merito. Si dimostra per quello che è: un Paese del “vivi e lascia vivere”, del menefreghismo più evidentemente espresso nelle lamentele di oggi nel baciare il bastone di domani.

di Marco Sferini

Rai, una partita vitale

Informazione. La pessima legge che consegna al governo il monopolio sulla tv pubblica dimostra come l’emergenza democratica italiana sia sempre più profondamente radicata nella costruzione eteronoma della coscienza collettiva

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Un piccolo assaggio di quel che sarà la Rai plasmata dalla nuova legge renziana si è avuto martedì scorso. La conferenza-stampa di fine anno del presidente del Consiglio è stata somministrata in tutte le salse, sicché nessuno ha potuto risparmiarsi lo spettacolo grottesco di un premier che si erge ad antidoto contro il populismo nel momento stesso in cui punta tutto su un referendum costituzionale che già si profila come l’apoteosi del martellamento propagandistico in stile plebiscitario.

Ma attenzione. Oggi è ancora possibile avanzare e diffondere qualche pur debole obiezione, costringendo il pinocchio nazionale ad arrampicarsi sui vetri e a scoprire il fianco di una retorica sempre più frusta. Domani il governo sarà monopolista assoluto del cosiddetto servizio pubblico e non avrà ostacoli nell’intrappolare il popolo televisivo — il grosso dei sudditi — in una narrazione lontana dalla realtà.

Della nuova legge sulla Rai già non si parla più. Le regole dell’informazione non fanno sconti, l’attenzione si brucia in un paio di giorni al massimo. Ma in questo caso si deve resistere, la partita è vitale. Ricalcando il modello della «buona scuola», la nuova Rai sarà nelle mani di un amministratore delegato scelto in sostanza dal governo e dotato di poteri pressoché assoluti. Come in un’azienda privata, l’ad non solo provvederà alla gestione del personale e all’attuazione del piano industriale, ma avrà anche potere di nomina dei dirigenti (a cominciare dai direttori di rete, canale e testata) e potrà firmare in autonomia tutti i contratti di importo inferiore ai dieci milioni.

È vero che a nominarlo sarà il Cda su proposta del Tesoro. Ma il nuovo Cda sarà composto per la quasi totalità (6 membri su 7) da personale politico governativo (4 parlamentari generati in regime di Italicum e due membri designati direttamente dal Consiglio dei ministri). Insomma il gioco è fatto ed è di una semplicità disarmante. Palazzo Chigi (o Venezia) detterà, e la Rai, amplificando, trasmetterà. O forse non ci sarà nemmeno bisogno di dettare, dato lo zelo degli interpreti legittimi e dei ventriloqui.

È la Rai consegnata al governo (che, con la legge di Stabilità, si è riservato anche il controllo anno per anno dei finanziamenti del servizio pubblico). È la post-democrazia 2.0, senza troppi fronzoli. È il modello dell’uomo solo al comando che scende «per li rami», come ha involontariamente ammesso anche uno dei fautori del nuovo corso. Grazie alla legge, ha sottolineato il capogruppo Pd in Commissione Lavori pubblici del Senato, l’ad potrà «guidare l’azienda senza dovere tener conto dei desideri dei partiti». Vero: potrà fare di testa sua in quanto fiduciario e portavoce dell’esecutivo.

Ci si lamentava un tempo della cappa democristiana sulla tv di Bernabei e già oggi è peggio, come puntualmente documentano gli osservatori imparziali. Con la nuova legge si profila un controllo governativo sul servizio pubblico ancora più assorbente, totalitario. L’informazione Rai sarà l’esatto contrario di quel potere indipendente — di quel contropotere — che dovrebbe incarnare in una democrazia, stando a quel fastidioso rudere che è la Costituzione repubblicana del ’48.

Naturalmente Renzi è convinto che sarà lui a beneficiare di questa innovazione, ma non è sicuro che andrà così e che non stia invece servendo su un piatto d’argento il controllo della tv pubblica all’avversario che potrebbe vincere le prossime elezioni e sfrattarlo finalmente da palazzo Chigi. Sin dai primi anni Novanta (dall’introduzione del maggioritario) i geniali strateghi del partito dei progressisti moderati ci hanno abituato ad astute manovre rivelatesi dei boomerang. Chissà che il film non si ripeta anche stavolta nel paese di Berlusconi, ancora padrone di metà della comunicazione televisiva e quasi monopolista dell’editoria.

Comunque sia, questa partita dimostra la centralità del tema egemonico, cioè del terreno cognitivo: del controllo della comunicazione pubblica e dei cosiddetti apparati ideologici. Centralità esasperata dall’elevato grado di mistificazione delle narrazioni diffuse dal governo con la complicità di un sistema mediatico in larga misura omogeneo e connivente. E da ultimo drammatizzata dalla scommessa annunciata da Renzi sul referendum confermativo sulla controriforma costituzionale come autodafé nel quale giocarsi faccia e carriera. Il che equivale ad annunciare sin d’ora che non si baderà a mezzi pur di convincere un’opinione pubblica disinformata e di estorcerle l’autorizzazione a manomettere definitivamente in senso autocratico la forma di governo di quella che fu a suo tempo pensata come una Repubblica parlamentare.

Ha ragione Vincenzo Vita nel suo recente commento alla «legge-porcata» sulla Rai (il manifesto del 23 dicembre): tra voto amministrativo e referendum costituzionale, l’anno che incombe porta con sé un drammatico finale di partita, e dio non voglia che Renzi vinca la sua scommessa. Ma in questo quadro tutto si tiene, come in un gioco di società. Lungi dall’essere un fuor d’opera, la nuova Rai sarà uno strumento decisivo di governo in un paese in cui metà del corpo elettorale diserta le urne e un altro buon 25% è prigioniero di una messinscena che lo induce a votare inconsapevolmente contro i propri propositi e interessi. Anche questa pessima legge dimostra come l’emergenza democratica italiana sia sempre più profondamente radicata nella costruzione eteronoma della coscienza collettiva, tema concretissimo, materialissimo, che ha a che fare nientemeno che con la produzione della soggettività.

Come sappiamo sin dai tempi di Pericle, una democrazia non vive senza sfera pubblica o con una sfera pubblica ridotta a un simulacro perché ostaggio di un’oligarchia di poteri sovraordinati e coesi. Lo si veda o meno, è proprio questa la condizione verso cui stiamo rapidamente scivolando, anche per effetto di questa nuova controriforma. Dopodiché il cerchio della servitù involontaria rischia di saldarsi ed evadere da questa invisibile prigione non sarà per niente agevole.

di Alberto Burgio da “Il Manifesto”


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