Archive for the 'immigrazione' Category

La scia di sangue.

Bruxelles. Ancora una volta nel mirino della guerra asimmetrica del terrore jihadista, finiscono i civili, ridotti a bersagli insanguinati. Ma i due attentati di ieri a Bruxelles segnano un ulteriore salto di qualità per il simbolismo degli obiettivi colpiti

23desk1-belgio-bruxelles-feriti-piccola-in-basso-0La scia di sangue in Europa non si ferma. Ancora una volta nel mirino della guerra asimmetrica del terrore jihadista, finiscono indiscriminatamente i civili, ridotti a bersagli insanguinati e impauriti, feriti per sempre nella loro attitudine a vivere semplicemente il quotidiano. E soprattutto dopo le ultime stragi che hanno insanguinato Parigi nel novembre 2015 in un normale sabato di divertimento. A conferma della continuità della stagione di terrore.

I due attentati di ieri a Bruxelles, se possibile, segnano un ulteriore salto di qualità per il simbolismo degli obiettivi colpiti. Accadono infatti il giorno dopo la ventilata disponibilità a collaborare di Salah Abdeslam dopo il suo arresto e, più che una ritorsione, mandano a dire che lo Stato islamico non s’arresta; esplodono nell’aeroporto belga davanti alla sede dell’American Airlines, richiamando in causa gli Stati uniti; nella fermata della metro da cui si scende per la sede della Commissione dell’Unione europea, e nella città che è anche sede della Nato. E, non dimentichiamolo, mentre è aperto a Ginevra un difficile, quasi impossibile, negoziato sulla guerra in Siria. Con il presidente Juncker asserragliato dentro la sede Ue e con il capo della Consiglio europeo Donald Tusk che ha parlato dello shock che ha subito per il «bombardamento».

Scriveranno dunque che l’Europa è in guerra, come se i paesi europei e l’intero Occidente non fossero davvero da due decenni in guerra in Afghanistan, Iraq, Libia e in Siria, con centinaia di migliaia di vittime e tante, troppe stragi di civili magari considerate asettiche perché opera di droni telecomandati a distanza. Senza dimenticare le nuove imprese post-coloniali della Francia in Mali, Niger, Ciad. Come se l’avere distrutto e contribuito a distruggere con le nostre guerre tre stati fondamentali del Medio Oriente fosse un arabesco esotico e marginale.

E non invece l’inizio di quella seminagione d’odio che inesorabilmente ci ritorna in casa, ed esplode, «come» in guerra, nelle capitali dell’Unione europea. Impegnata a bastonare i rifugiati di Calais che scrivono sui loro striscioni «Noi non siamo terroristi», a respingere i profughi che fuggono da miseria e conflitti da noi provocati. Che erige muri e fili spinati a «caccia dello straniero» accrescendo il rancore, che accredita regimi repressivi e, soldi alla mano, consegna esseri umani disperati nelle mani del Sultano Erdogan, il leader turco che ha soffiato sul fuoco della guerra in Siria addestrando, anche per conto nostro, i miliziani di Al Qaeda e Isis, perdipiù impegnato in una feroce repressione dei kurdi, una parte del suo popolo.

Questa scia di sangue non si interrrompe evocando il ruolo quasi oggettivo dei servizi segreti, perché spesso e volentieri l’intelligence occidentale ha chiuso gli occhi di fronte al fenomeno dei foreign fighters che partivano per la guerra e finivano ad addestrarsi nelle basi Nato della Turchia, perché coinvolti a destabilizzare lo stesso nostro nemico. Ma soprattutto perché i Paesi del fronte alleato nella guerra in Siria – Usa, Russia, Gran Bretagna, Qatar, Turchia – hanno interessi fra loro a dir poco contrapposti, senza dimenticare l’egemonia criminale dell’Arabia saudita, l’eterno e decisivo punto di riferimento economico e militare dell’Occidente. E non si ferma nemmeno con l’empito renziano che ieri, paragonando la nuova realtà del terrorismo jihadista agli Anni di Piombo, al brigatismo nostrano e alle stragi di mafia, ha invitato a presidiare il territorio «con i maestri e i militari», insomma un’accoppiata «morale» di una libreria e di un cacciabombardiere F-35 insieme, come nuovo evento «culturale».

Si ferma lo Stato islamico solo togliendogli sotto i piedi il terreno fertile della guerra e dell’odio. Basta maledette guerre dunque, cominciando a risolvere le crisi, come quella israelo-palestinese, che restando aperte come voragini, sono brace sotto la cenere che riscalda le basi identitarie dello jihadismo armato. Ed è possibile, come dimostra l’accordo Usa con l’Iran. E invece restiamo avvitati nella spirale guerra-terrorismo-guerra. Basta guardare i preparativi anche italiani dell’avventura libica, l’avvio della nuova impresa italiana a Mosul, la continuazione della nostra presenza in Afghanistan dopo 14 anni di guerra inutile, le nostre spese militari che assommano «culturalmente» a circa 80 milioni di euro al giorno.

di Tommaso Di Francesco da “Il Manifesto”

Assedio, Aleppo e la fabbrica delle balle.

assedioL’assedio di Aleppo. Forse non lo sapevate ma in questi ultimi giorni, e solo in questi ultimi giorni, il mondo delle persone perbene, di coloro che hanno a cuore la libertà, è angosciato dall’assedio di Aleppo. Il che è un po’ curioso, perché Aleppo è sotto assedio da tre anni e mezzo. Guardate la cartina qui pubblicata: raffigura la situazione di Aleppo dal 2012 fino a un mese fa. Com’è facile notare, il verde circonda su tre lati il rosso. E il verde erano le forze dei ribelli. Che quindi per tre anni e mezzo hanno stretto la città in una morsa aperto solo verso Sud. Un assedio quasi perfetto.

Come hanno vissuto i siriani di Aleppo, quelli rimasti nei quartieri controllati dal Governo e dalle truppe di Assad? Le testimonianze non mancano. Bombe sulle scuole e sugli ospedali. Missili sui palazzi. Niente acqua. Niente elettricità. Pochissimo carburante, e a carissimo prezzo, per riscaldare le case d’inverno. Un sacco di morti civili, perché i missili cadevano dove cadevano. Insomma, le cose che succedono durante un assedio. Quando, nel 2014, lanciò l’appello “Salviamo Aleppo”, la Comunità di Sant’Egidio scrisse cose come questa: “La gente non può uscire dalla città accerchiata dall’opposizione, tra cui fondamentalisti intransigenti e sanguinari”. Oppure: “ C’è l’orribile ricatto dell’acqua che i gruppi jihadisti tolgono alla città. È una guerra terribile e la morte viene da ogni parte. Passando per tunnel sotterranei, si fanno esplodere  palazzi “nemici” “. E lo diceva Sant’Egidio, che non aveva mai lesinato le critiche anche verso Assad. Insomma, pochi dubbi: era un assedio.

Assedio o non assedio?

Riascoltiamo che cosa ha raccontato a Repubblica padre Rodrigo Miranda, cileno, missionario del Verbo Incarnato, parroco ad ALeppo dal 2011 al 2015: “”Era mezzogiorno, l’ora di punta, quando sono caduti i tre missili. L’università era piena e molte persone erano in strada. Quando è caduto il primo missile ho iniziato ad aiutare le persone che avevo davanti a me. Poi mentre stavo correndo verso l’università per aiutare gli altri, ho visto il secondo missile che arrivava. Ho cercato di rifugiarmi tra un muro e alcune auto. Ho sentito un rumore, uno strano silenzio, e poi il disastro. È stato un massacro”. Morirono centinaia di giovani, colpiti dai missili dei ribelli. Come spesso avviene quando si è sotto assedio.

Altre testimonianze, di quelle con nome e cognome e la foto, non quelle anonime (“mi dice il taxista”) che vanno di moda nei giornali, le ho raccolte per Famiglia Cristiana in un recente viaggio in Siria. Gli uomini e le donne morte perché colpite dai missili mentre andavano a raccogliere un po’ d’acqua dai camioncini che girano per distribuirla. La bomba, per fortuna inesplosa, sulla parrocchia mentre vengono celebrate le prime comunioni. I rapimenti. I cecchini. I morti. I feriti. Fino all’ultima voce, quella di fra Ibrahim Faltas, francescano, che si trova ad Aleppo il giorno in cui il quartiere cristiano è colpito da cinque missili a cui è agganciata una bombola di gas Gpl, per aumentare la forza esplosiva. Che dire? È un assedio.

A Natale fra Ibrahim Sabbagh, parroco della chiesa di San Francesco ad Aleppo, ancora mi diceva: “In pochi giorni sul solo quartiere di Khalidiya gli islamisti hanno sparato più di 500 razzi. Ci sono stati morti, feriti, case distrutte. Da trentacinque giorni siamo senz’acqua, l’elettricità va e viene, manca il riscaldamento. E quest’anno il freddo è arrivato anche prima del solito. Ero qui anche a Natale dell’anno scorso e devo ammettere che vedo crescere nei cuori l’amarezza, e la sofferenza farsi più profonda». Ma nessuno parlava di assedio.

E avanti così per tre anni e mezzo. Nel silenzio delle Merkel, dei Kerry e della quasi totalità dei politici di presunta buona volontà. E i profughi? È una pagina terribile, le colonne di gente disperata che muove verso la Turchia straziano l’anima. Ma non è una pagina inedita: dei 2 milioni di abitanti che aveva Aleppo prima della guerra, almeno la metà se n’è andata. Molti di loro verso Sud, verso Damasco, e magari di lì in Libano nella speranza di scappare poi anche più lontano, il più lontano possibile. Ma quei profughi, a quanto pare, colpivano meno, non facevano parlare di emergenza umanitaria come avviene adesso. D’altra parte, mica era un assedio, allora, quello di Aleppo.

I profughi di adesso scappano verso un confine, quello con la Turchia, che è improvvisamente diventato impenetrabile, a meno che l’Europa non molli altri miliardi a Erdogan e soci. Ma è impenetrabile solo per i profughi. Perché gli islamisti in fuga davanti a siriani, Hezbollah, iraniani e curdi, possono attraversarlo senza problemi.Così come per anni l’hanno attraversato in senso inverso i foreign fighters e i rifornimenti per i jihadisti che stringevano in una morsa Aleppo. Ma già, quello non era un assedio.

di Fulvio Scaglione da Famiglia Cristiana 

Clicca su questo link per le testimonianze su Aleppo e la campagna in aiuto delle famiglie cristiane

Segui anche “Gerusalemme, Damasco e dintorni”, il blog sul Medio Oriente di Famiglia Cristiana

Non siamo razzisti…siamo peggio.

razzismo-fascista
La sim­bo­lo­gia del pogrom si era già espressa, a Quinto di Tre­viso, col rogo delle sup­pel­et­tili di uno degli alloggi desti­nati ai pro­fu­ghi: raz­ziate, get­tate in strada e date alle fiamme tra la folla plau­dente. Ora il maca­bro festino dell’intolleranza si arric­chi­sce di un det­ta­glio ancor più espli­cito: le minacce al pre­fetto di Roma, Franco Gabrielli, reo di non aver ceduto al ricatto dei cit­ta­dini «esa­spe­rati» di Casale San Nicola.In uno sgan­ghe­rato mes­sag­gio via Face­book, l’autore delle minacce, il vice­pre­si­dente, leghi­sta, del con­si­glio regio­nale delle Mar­che, inde­gno della carica isti­tu­zio­nale che rico­pre, pro­mette «olio di ricino» al «porco di un comunista».

Siamo ormai a un punto di svolta allar­mante, con Sal­vini che vomita quo­ti­dia­na­mente ingiu­rie e cli­ché raz­zi­sti come: «Smet­tete di coc­co­lare migliaia di clan­de­stini. Acco­glie­teli in pre­fet­tura o a casa vostra, se pro­prio li volete».

Men­tre il sistema di acco­glienza dei pro­fu­ghi mostra tutta la sua ina­de­gua­tezza, men­tre sugli sco­gli di Ven­ti­mi­glia il gruppo di gio­vani esuli con­ti­nua a resi­stere da più di un mese, abban­do­nato da ogni isti­tu­zione cen­trale, il blocco fascio­le­ghi­sta, aiz­zato da capo­rioni quali Zaia e Sal­vini, imper­versa da Nord a Sud, gui­dando la rivolta dei «pro­prie­tari del ter­ri­to­rio»: marce, molo­tov, cas­so­netti incen­diati e saluti romani.

Arduo è que­sta volta giu­sti­fi­care i ten­tati pogrom con la reto­rica della guerra tra poveri, seb­bene alcuni media per­si­stano. Non siamo in peri­fe­rie estreme, degra­date e abban­do­nate, ma in un comune tutt’altro che povero, ammi­ni­strato da un mono­co­lore leghi­sta, e in un sob­borgo romano tutto ville e piscine.

In realtà, gli impren­di­tori poli­tici del raz­zi­smo, spal­leg­giati da quelli mediali, non fanno che legit­ti­mare od orga­niz­zare pro­te­ste che si nutrono di una per­ce­zione deli­rante degli altri: quella che li col­loca, sim­bo­li­ca­mente e fat­tual­mente, nella sfera dell’estraneità all’umano. Solo così è spie­ga­bile come si possa par­te­ci­pare o con­sen­tire al lan­cio di sassi e bot­ti­glie con­tro il fur­gone che a Casale San Nicola tra­spor­tava i dician­nove gio­vani richiedenti-asilo, già sgo­menti per aver dovuto abban­do­nare d’un tratto la siste­ma­zione pre­ce­dente e ter­ro­riz­zati dalla torma degli scalmanati.

In realtà, coloro che si sono lasciati gui­dare dai fascio­le­ghi­sti niente sanno dei pro­fu­ghi allog­giati o da allog­giare nel «loro ter­ri­to­rio»: non ne cono­scono nep­pure le nazio­na­lità. Gra­zie al mar­tel­la­mento mediale dovreb­bero, però, essere edotti dell’epopea che li vede tra­gici eroi del nostro tempo: la fuga da mondi in fiamme o in sfa­celo, l’estenuante tra­ver­sata peri­gliosa del Medi­ter­ra­neo, i cada­veri, anche di bam­bini, abban­do­nati alle acque nostre, le madri che sbar­cano orfane dei figli e i figli che appro­dano orfani dei geni­tori… Ma quel che forse sanno non li muove a pietà, non fa scat­tare la molla dell’empatia o solo della com­mi­se­ra­zione: il deli­rio pro­duce anche anaf­fet­ti­vità, com’è ben noto.

Nulla sanno di ognuno di loro. E di tutti non pos­sono dire nean­che che sono ladri e rapi­tori di bam­bini, come dicono abi­tual­mente degli «zin­gari». Eppure li hanno già cata­lo­gati come nemici della loro medio­cre tran­quil­lità bor­ghese o piccolo-borghese, che essa alber­ghi nelle ville con piscina di Casale San Nicola oppure in alloggi ordi­nari di Quinto di Treviso.

Sanno o dovreb­bero sapere quali gaglioffi siano i mili­tanti di Casa­Pound, Forza Nuova, Mili­tia Chri­sti, Fra­telli d’Italia, Lega Nord e via dicendo. Eppure è a loro che si affi­dano «per pro­teg­gere il nostro ter­ri­to­rio dagli extra­co­mu­ni­tari». Così una resi­dente di Casale San Nicola all’inviato del Cor­riere della Sera, Fabri­zio Ron­cone, in una dichia­ra­zione pre­ce­duta dal clas­sico «Noi non siamo raz­zi­sti, ma…», sublime per emble­ma­ti­cità razzista.

La molla dell’empatia, ma verso i difen­sori del loro ter­ri­to­rio, è invece scat­tata nel M5S: una dele­ga­zione, costi­tuita da par­la­men­tari e da con­siglieri comu­nali e muni­ci­pali di Roma, si è affret­tata a rice­vere il «comi­tato spon­ta­neo di Casale San Nicola, riu­nito in presidio».

Niente di nuovo. Del pari, tutt’altro che ine­dita nella sto­ria ita­liana recente è la ten­ta­zione del pogrom. Ma è pro­prio que­sto a farci temere: il fatto che nulla cambi, se non in peg­gio, dopo quasi quarant’anni d’immigrazione in Italia.

Anna Maria Rivera da “Il Manifesto”

La realtà ben oltre ogni più tetra immaginazione

Discutendo di immigrazione, sempre più spesso la vulgata popolare finisce per parlare inevitabilmente ed ignobilmente di terrorismo. Sarà perchè indotta dalle dotte elucubrazioni di Matteo Salvini o di Daniela Santanchè ed altri fenomeni che si aggirano per il bestiario politico di casa nostra. O forse  sarà perchè la natura un po’ xenofoba che è dentro ognuno di noi non vede l’ora di emergere in tutta la sua grassa ignoranza.

Così davanti all’ennesima strage che si manifesta nel canale di Sicilia, quando dal Nord Africa migliaia di uomini, donne e bambini cercano la fuga attraversando il Mar Mediterraneo, ci troviamo al cospetto delle più bieche ed abiette strumentalizzazioni politiche. Chi insegue la valutazione dei costi per l’ospitalità dei migranti, chi inizia ad arruolarli armi e bagagli nel lotto degli invasori che presto taglieranno gole e chi valuta il da farsi ricorrendo immediatamente a proposte belligeranti, chiedendosi perchè l’Europa non sia capace di dare un minimo cenno.

Ed allora arriva garrulo il Presidente del Consiglio italiano, tale Matteo Renzi, che dichiara a gran voce che il vecchio continente ha finalmente ascoltato le preci e le richieste della misera Italietta.

 

Ma cosa siamo andati a chiedere all’Europa ? Abbiamo chiesto che si posssa ripristinare Mare Nostrum con mezzi e finanziamenti gestiti e dosati dall’Unione Europea ?? Abbiamo chiesto che la politica dell’accoglienza diventi basilare per affrontare le difficoltà di chi fugge da paesi in guerra per vincere le persecuzioni, le carestie, la fame, le malattie ed i genocidi ??

Niente di tutto questo !! L’Europa ha finalmente ascoltato il Premier italiano ed il suo ministro degli Interni Angelino Alfano che si sono fatti portatori di una proposta realmente dirimente e capitale. L’Italia chiede la collaborazione internazionale, di ONU, della UE e di altri soggetti perchè è intenzionata a bombardare ed affondare i barconi che servono per il traghettamento dei migranti dalle coste libiche a quelle italiane !! Tutto questo non avviene con un governo presieduto da Salvini, che minaccia un giorno sì e l’altro pure di dare fuoco ai campi rom, ma con il governo del PD di Renzi, che alcuni si ostinano ad imbarcare tra le forze di centrosinistra del nostro misero paese.

Sarebbe bello che la comunità internazionale fosse oggi in grado di valutare gli effetti delle malaugurate ed indicibili pruriginose voglie di conflitto alimentate 3 anni or sono partecipando insieme a Sarkozy ed altri benefattori del civile occidente alla spedizione in Libia. Si eliminò sicuramente un dittatore sanguinario come Gheddafi, ma senza la benchè minima capacità di comprendere quale tipo di situazione e di scenario post-bellico avremmo generato. Da notare che proprio tre anni fa in chiave anti-Gheddafi i primi nuclei dell’ISIS vennero foraggiati ed addestrati dal’occidente così munifico e generoso, ma anche così strabico. Oggi si piange per Charlie Hebdo e per altri attentati kamikaze in Europa ed altrove. Allora si partì invece lancia in resta perchè le commesse libiche ed il petrolio che ancora abbondante esce da quei territori erano  una motivazione “buona e giusta” e facevano chiaramente gola.

Oggi sempre più di frequente ci si imbatte nella penosa conta dei cadaveri che popolano il canale di Sicilia ed il Mediterraneo. Qualche giorno fa la sciagura più triste di tutti i tempi. Circa 800 morti, oggi probabilmente già dimenticati e finiti nel tritacarne della politica nostrana che si occupa della Legge Elettorale, ma non riesce ad andare oltre qualche sparuto ed ormai ridicolo minuto di silenzio. Questi morti sono il risultato più che prevedibile e già previsto quando venne abbandonato Mare Nostrum per fare spazio all’insipiente missione Triton sotto l’egida UE. Eppure, allora, tronfi e gongolanti Renzi ed Alfano annunciavano la fine di Mare Nostrm come una liberazione, la fine di una costosa operazione che mai come allora aveva dato al nostro paese un po’ di lustro ed ai nostri connazionali un po’ di orgoglio di appartenere ad un paese che “restava umano”. Invece nell’ottica della normalizzazione, qualcosa che inseguiamo da almeno vent’anni, da che ci dicono che il paese ha bisogno di riforme, si è deciso di rinunciare a salvare vite umane e si è deciso di comportarci come ignobili  e disumani abbandonando ad un destino di morte certa i profughi ed i migranti.

Qualche tempo fa, su questo blog abbiamo già avuto modo di commentare in modo aspro e certamente senza mezzi termini la ignobile miopia che alberga nelle persone che governano il nostro paese

Lascia realmente interdetti pensare che una persona pur con poco sale in zucca possa pensare alle soluzione della eliminazione dei barconi come modus operandi per eliminare il problema dell’immigrazioone. Oggi con un gesto di questo tipo, che è una dichiarazione di guerra in piena regola, ma molti forse non lo sanno e nemmeno i ministri, non si leniscono e non si intaccano in alcun modo le ragioni per cui chi fugge da paesi in guerra possa smettere di farlo. L’affondamento di un barcone oggi e l’eliminazione di qualche scafista porta semplicemente alla cattura di qualche pesce piccolo che non scalfisce per nulla il business terribile di chi traffica con gli esseri umani. Non attraversa il Mare colui che ha intascato il prezzo salato della traversata pagata dai profughi. Il pesce piccolo cadrà anche nella rete, ma lo schiavista che sta a capo delle organizzazioni dei trafficanti non viene nè individuato nè catturato.

Non si contribuisce a far terminare i conflitti in quei paesi dove chi fugge non ha alternative. Strumento diverso sarebbe forse quello di far terminare il traffico di armi e forse qui il nostro premier potrebbe fare qualcosa visto che si fa ambasciatore del Made in Italy nel mondo e visto che l’esportazione di armi da parte del nostro amato stivaletto è stimabile nell’ordine di oltre 2,9 miliardi di euro nel 2012 e nonostante le crisi di oltre 2,7 miliardi di euro nel 2013.

Forse chi osserva i migranti solo con lo sguardo irrequieto e sospettoso non pensa ad una cosa. Chi lascia le terre dove è nato è di fronte ad un bivio. Un bivio drammatico e tragico: può rimanere in patria ed accettare consapevolmente il proprio ineluttabile destino di morte oppure può scegliere di rischiare di morire attraverando il canale di Sicilia. Ora credo che ognuno di noi, anche Renzi, Alfano, Santanchè, Sallusti, Borghezio e Salvini, tra la certezza della morte ed il rischio della morte propenderebbe per la seconda ipotesi. Vedete alternative ??

Mi pare che nelle scelte italiane proposte all’Unione Europea, e nelle consuetudini della stessa unione di cui i bombardamenti ai barconi sulle coste libiche fanno parte, vi sia un po’ quell’adagio che un grande scrittore che ci ha lasciato qualche settimana fa, Eduardo Galeano, diceva relativamente alla povertà. Il mondo ha deciso di eliminare la povertà e lo farà nel modo più diretto e forte: eliminando direttamente i poveri.

Lo stesso Galeano scrisse in uno dei suoi libri più belli “A testa in giù. La scuola del mondo alla rovescia” una frase iù che mai identificativa del nostro mondo occidentale e sviluppato: “Il neoliberismo è l’espressione più efficiente del crimine organizzato”.

Verrebbe voglia di riconsegnare ogni documento di identificazione nazionnale e rinunciare alla nazionalità italiana.

 

 

Nel freddo della gelida e rigida Europa

Fino a qualche mese fa l’Italia era impegnata nell’operazione “Mare Nostrum”, nella quale la Marina militare pattugliava le coste in acque internazionali intervenendo per aiutare imbarcazioni di profughi in difficoltà provenienti in particolar modo dal Nord Africa. Questa operazione umanitaria ha permesso di salvare migliaia di immigrati che fuggivano da realtà disperate, da carestie e guerre. Matteo Salvini e qualche altro genio della politica di casa nostra, a cui si spera vivamente venga sempre negata solidarietà almeno a Senago, lamentavano un costo di questa iniziativa decisamente esorbitante e non più sopportabile. Così anche nel Governo presieduto dal lungimirante e spregiudicato Matteo Renzi, il Ministro degli Interni Angelino Alfano, certamente non in disacccordo con il giovin e audace signore fiorentino abolivano l’operazione per sostituirla con un’altro intervento questa volta sotto l’egida dell’Europa.

La nuova operazione, dall’altisonante nome Triton, continuava nel pattugliamento delle coste, ma limitandosi ai confini dell’area Schengen e quindi sostanzialmente rimanendo in acque italiane senza intervenire in soccorso di imbarcazioni e passeggeri in pericolo che si trovano oltre una certa distanza dalla costa italiana e quindi in acque internazionali.

La spesa per lo stato italiano in questa nuova tipologia di intervento era ed è sostanzialmente nulla.

Questo dato venne immediatamente sottolineato con grande vanto ed enfasi dal titolare del Viminale all’atto di chiusura dei battenti di Mare Nostrum. Tutti quanti, nel governo e nelle opposizioni, con qualche rara eccezione a sinistra e soprattutto nel mondo della cooperazione e del volontariato, hanno salutato con grande sollievo la fine di Mare Nostrum e l’arrivo di Triton. Per tutti si trattava di far risparmiare soldi alla pubblica amministrazione italiana e di investire l’Europa del problema immigrazione. Ovviamente i soliti idioti, non quelli cinematografici o sanremesi, che ci divertono, ma quelli più tristemente appollaiati su alcuni scranni parlamentari insistevano ancora per la reintroduzione del reato di immigrazione clandestina.

C’è un fondo di verità nel pretendere che l’Europa si occupi del tema dell’immigrazione, ma c’è un gran fondo di menefreghismo e di lassismo da parte di chi ha voluto chiudere i conti con l’esperienza di Mare Nostrum abbandonando al proprio destino cittadini nordafricani in fuga da paesi in guerra. E fu così che intervenne l’europa (assolutamente minuscola) di Angela Merkel e del banchiere Jean Claude Juncker, sostanzialmente lasciando al proprio destino di morte chi rischia la vita nel Canale di Sicilia, tutto ciò si intende col benestare ed il sollievo dei vari politicanti di casa nostra. I limiti e le differenze oltre alle deficienze dell’operazione Triton, rispetto a quella che l’aveva preceduta, sono del tutto evidenti. Anche gli stessi mezzi a disposizione per l’intervento non sono minimamente paragonabili.

 

Oggi, ma non solo, gli sbarchi e le fughe dal Nord Africa continuano ad un ritmo sostenuto, sebbene la stagione invernale avesse fatto prevedere ad alcuni illuminati che vi sarebbe stato un rallentamento quando non addirittura un blocco delle partenze dalle coste libiche. Ieri 29 persone sono morte assiderate nell’attraversamento del tratto di mare che separa la Libia dalla Sicilia. Sono morte perchè i mezzi su cui sono stati ospitati non potevano salvarli dalle intemperie, dal freddo e dal mare grosso. Sono morti perchè al posto di imbarcazioni di media e grande dimensione, l’operazione Triton viene condotta con piccoli scafi che non permettono ai profughi di rifugiarsi al coperto. Sono morti nel freddo della rigida e gelida Europa. L’intervento dell’operazione Triton, con i mezzi messi a disposizione si rivela ovviamente sempre più tardivo ed inadeguato ! 

Questi giovani che attraversavano il Mar Mediterraneo in cerca di una vita migliore sono sulla coscienza di Renzi, di Alfano, di Salvini, della Merkel, di Hollande così fiero sostenitore dell’intervento armato francese in Libia.

Oggi L’Europa è quella stessa Europa che si indigna se un paese non vuole e non può saldare un debito contratto ed imposto da altri (vedi le banche). L’Europa non lascia scampo alla Grecia e vuole venga stretto il cappio al collo di un paese che per primo cerca la fuga da un’austerità che è un autentico suicidio. Un’Europa pronta a sottolineare ogni minimo scostamento da una linea politica che rasenta la follia fondamentalista delpareggio di bilancio e non perdona alla Grecia la ricerca di soluzioni politiche, economiche e sociali diverse da quelle di rigidi e stupidi protocolli continentali. Questa Europa è responsabile del fatto che la vita umana oggi vale meno di qualunque altro parametro economico che solo imbecilli tecnocrati o banchieri ottusi hanno deciso di far rispettare ad un intero continente.

La vita umana, anche la più misera e abbietta, forse anche quella di Salvini, di Alfano e di Renzi e di Merkel, anche quella del più stronzo che possa abitare un misero angolo di questo sempre più ignobile e disumano pianeta vale più di una compatibilità fiscale ed economica.  

 

Oggi l’Europa e lorsignori italiani che hanno buttato a mare una delle poche operazioni di cui l’Italia negli ultimi anni potesse andare fiera, hanno avuto il loro tributo di sangue. Quando i parenti delle 29 vittime, e di altre che li hanno preceduti e di altri che purtroppo seguiranno, cercheranno un colpevole per l’assurda morte dei loro congiunti sapranno dove volgere i loro sguardi. Da Strasburgo a Firenze, da Berlino a Roma, da Parigi a Bruxelles speriamo solo che i fantasmi di coloro che hanno perso la loro giovane vita nel Canale di Sicilia continueranno a perseguitare chi sgoverna questo paese e questo continente. Quanti ancora devono pagare il prezzo di una disumana inettitudine ??

Strano e triste dover leggere che si parla sempre di immigrati per vicende drammatiche e tragiche. Probabilmente questi immigrati non interessavano troppo nemmeno a Renzi che non li aveva ancora contattati e iscritti a qualche Elezione Primaria del PD.


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