Archive for the 'Giovani' Category



Il futuro dei precari

di ROBERTO CICCARELLI (IL MANIFESTO del 08 APRILE 2011)
Inps, per precari e partite Iva, significa «Io Non Posso Sognare». Sullo striscione calato ieri dal secondo piano della sede di via Ambaradan a Roma c’era un punto interrogativo, segno che c’è ancora speranza. Il blitz è stato organizzato dal comitato promotore della street parade che sabato 9 attraverserà il centro di Roma, mentre in altre 30 città verrà ripetuto lo stesso auspicio: «Liberiamoci dalla precarietà perchè il nostro tempo è adesso».

«Siamo qui per denunciare lo scandalo della gestione separata dell’Inps » ha detto Elena degli studenti della Rete della conoscenza, prima che una guardia giurata le strappasse il megafono. E lo scandalo dov’è? La cassa previdenziale dove un milione di lavoratori autonomi e «parasubordinati » versano i contributi è in attivo di oltre 9miliardi di euro e finanzia la cassa integrazione per i lavoratori delle imprese private, mentre per chi oggi è precario non ci sarà una pensione degna di questo nome. È bastato poco per dimostrarlo. Un foglio excel, un computer e uno sportello con la scritta «Nuova Inps» che è stato costruito in fretta all’ingresso dell’agenzia. Un giovane sindacalista si è prestato alla messa in scena e ha calcolato le pensioni sulla base dei Cud di alcuni precari. Trentotto anni di contributi ad un collaboratore a progetto valgono una pensione da 545 euro mensili. Ad un altro 425. E infine 403 euro calcolati sui valori attuali. «Se dicessimo ai precari quanto prenderanno di pensione rischieremmo un sommovimento sociale», ha confessato il presidente dell’Inps Antonio Mastrapasqua mesi fa. Ecco adesso lo sappiamo e, bisogna dirlo, non era certo un gran mistero. «Non vogliamo più sogni intermittenti, ma che il sogno dell’intermittenza diventi realtà» ha urlato al megafono Sylvia, attrice delmovimento degli auto-organizzati dello spettacolo che hanno occupato il cinemaMetropolitan in via del Corso a Roma e martedì 12 aprile al teatro Eliseo rilanceranno la loro lotta dopo il reintegro del Fondo Unico per lo spettacolo. Chiedono, anche loro, un reddito garantito, il diritto alla maternità universale, il sostegno alla formazione permanente. E se gli archeologi e i formatori a partita Iva vogliono l’abolizione dell’Irap e di tutte le misure inique che gravano sul loro reddito del 27 per cento, i giornalisti precari romani dell’associazione «Errori di stampa» dicono di essere «ignorati dal sindacato di categoria che ci chiama “free lance” anche se siamo collaboratori costretti a vendere gli articoli a prezzi stracciati». Con il telefono in una mano e il taccuino nell’altra, ieri parlavano di compensi che vanno da un minimo di 25 ad un massimo di 50 euro ad articolo. Per chi è disoccupato, non è prevista alcuna indennità. Al megafono le studentesse di Anomalia Sapienza hanno denunciato lo strozzinaggio sugli affitti e rivendicato il diritto all’occupazione delle case sfitte. Solo nella Capitale sono 150 mila.

(Da Controlacrisi.org)

La donna tra “festini” e lotta di classe

LA DONNA TRA “FESTINI” E LOTTA DI CLASSE

di Federica Carasi (Giovani Comunisti Milano) 23/02/2011
Da qualche mese a questa parte gli scandali giudiziari e sessuali del Presidente del consiglio sono
riportati praticamente in ogni prima pagina dei quotidiani, oltre che nei telegiornali delle principali
reti televisive.
Ora, alle intercettazioni telefoniche e ai dati sui “salari” percepiti dalle ragazze coinvolte nello
scandalo (per partecipare a una cena veniva dato loro l’equivalente di ciò che in un anno percepisce
un operaio in cassa integrazione), si sono aggiunte anche le foto delle stesse durante i festini di
Arcore o in qualche altra villa del premier sparsa in giro per l’Italia.
Prostituzione minorile (già, non tutte all’epoca dei fatti avevano già compiuto i 18 anni) e
concussione sono i due reati più gravi di questa vicenda. Reati sui quali sono già state aperte
numerose inchieste, con l’invito a Berlusconi e agli altri personaggi coinvolti di presentarsi davanti
ai magistrati.
Fanno francamente ridere i tentativi di difesa messi in campo dagli avvocati del premier, dove le
frasi più ricorrenti sono “Berlusconi è perseguitato dai giudici” oppure “voleva solo aiutare delle
povere ragazze con problemi”.
Giustamente, l’opposizione non ha tardato a farsi sentire ed è scesa in piazza, dove oltre a gridare
allo scandalo, hanno portato parole d’ordine come quelle della moralità e il rifiuto dell’immagine
della donna che ci viene proposta dalla classe dirigente di questo Paese.
È giustissimo affermare che le vere donne sono quelle che dopo il lavoro dedicano altre ore del loro
tempo (14 ore in più rispetto all’uomo) per le faccende domestiche.
Fa specie però pensare che coloro che hanno fatto queste sacrosante affermazioni sono anche coloro
che hanno partecipato attivamente al peggioramento dello stato sociale, senza preoccuparsi
minimamente di attuare serie politiche per l’emancipazione femminile.
Il decadimento della scuola pubblica, consultori che chiudono, rette degli asili nido troppo salate
sono tutte misure che sono state prese dalla classe dirigente per promuovere l’immagine della
donna-angelo del focolare: lei dovrà prendersi cura della casa e dei figli, meglio lasciare all’uomo il
compito di portare lo stipendio a casa.
In realtà, da tutta questa vicenda, chi ne esce peggio è proprio la donna, perché ancora una volta si è
dimostrato che se una donna vuole avere delle possibilità nel mondo del lavoro o nella vita in
generale, non viene giudicata per le proprie capacità ma solo sulla base del proprio corpo.
In Italia solo il 46.4% della popolazione femminile ha un lavoro (stando in ambito europeo, peggio
di noi c’è solo la Turchia, dove sono occupate solo il 25% delle donne). Di queste più dell’80% è
single o non ha famiglia, perciò chi pensa di poter fare una famiglia o chi ne ha già una, non è certo
facilitata.
Poi ci sono le donne che un lavoro ce l’hanno e che lottano per tenerselo stretto. Negli ultimi mesi
abbiamo assistito a grandi lotte operaie, a esempio quelle degli stabilimenti Fiat di Pomigliano e
Mirafiori. Tantissime donne ne hanno preso parte come ne hanno preso parte in passato. Non
dimentichiamoci infatti che le conquiste dei diritti delle donne sono arrivate con le lotte operaie e
sociali che hanno investito in nostro Paese negli anni ’60 e ’70.
Sarà ancora così, perché, in ultima analisi, l’emancipazione femminile passa dalla lotta di classe.
Donne, operaie, lavoratrici: facciamo sentire la voce di chi lavora ad esige con la lotta rispetto,
dignità, salario e stato sociale. Facciamola sentire a tutti quei signori che parlano ma non fanno
nulla. Così ci conquisteremo il diritto a partecipare alla lotta di classe a pari merito dei nostri
compagni maschi.
E lì si che i padroni si spaventano!

Pensionati!

tratto da “Liberetà” (mensile SPI CGIL)

mamma mia


Rifondazione c’è!

Luca Mercalli: PREPARIAMOCI

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