Archive for the 'finanza' Category

LA QUESTIONE DEI RAPPORTI DI FORZA

lettere-sinistra-britain-sostegno-tsipras-grecia-debito-europa-referendum-hgn6

Tutti si ricor­dano la famosa frase pro­nun­ciata da Ram­sey McDo­nald, primo pre­si­dente del con­si­glio di un governo labu­ri­sta in Gran Bre­ta­gna nel 1931, nel pieno dell’altra grande crisi eco­no­mica mon­diale: «Cre­devo che il peg­gio fosse stare all’opposizione senza il potere di cam­biare le cose, ora mi sono accorto che è peg­gio ancora stare al governo e non aver ugual­mente potere». Pochi ricor­dano forse quello che avvenne dopo, quando McDo­nald decise di rom­pere con il pro­prio par­tito le cui riven­di­ca­zioni non era in grado di sod­di­sfare e di dar vita ad un pes­simo governo di unità nazionale.

Ebbene, nella tri­stis­sima serata che tutti abbiamo tra­scorso ieri notte attac­cati alla tele­vi­sione per seguire quanto acca­deva ad Atene, su piazza Sin­tagma e den­tro il palazzo del Par­la­mento che vi si affac­cia, abbiamo, almeno molti di noi, tirato un sospiro di sol­lievo: non solo — lo sape­vamo già prima — Tsi­pras non è Ram­sey McDo­nald, anche se ha dovuto spe­ri­men­tare una ana­loga impo­tenza — ma, quel che più conta, la rot­tura con il suo par­tito non è avvenuta.

Sia i 40 depu­tati di Syriza che hanno votato con­tro il memo­ran­dum, sia i 109 mem­bri del Comi­tato cen­trale che hanno espresso ana­loga oppo­si­zione, hanno riba­dito che que­sto non com­porta sfi­du­cia nei con­fronti del governo. Un’altra bella prova della matu­rità di Siryza. Se que­sta unità reg­gerà anche nelle dif­fi­ci­lis­sime set­ti­mane che ci aspet­tano, il peg­gio potrà forse essere evitato.

La scelta del che fare a fronte di un ricatto tanto arro­gante da non esser stato nem­meno imma­gi­nato è stata per Atene molto ardua, ed è com­pren­si­bile che abbia sol­le­vato un con­fronto così acceso, anzi dram­ma­tico. Tsi­pras, come sap­piamo, ha respinto l’ipotesi di un’uscita dall’eurozona, e ha scelto di cor­rere i rischi dell’accordo leo­nino che gli è stato impo­sto per gua­da­gnare tempo — e man­te­nere una col­lo­ca­zione di governo — due fat­tori che aiu­tano ad affron­tare una situa­zione molto dif­fi­cile, ma meno dif­fi­cile di quella che si sarebbe creata, subito, ove le ban­che fos­sero rima­ste chiuse senza liquido, sti­pendi non paga­bili, blocco dei ser­vizi pub­blici, impor­ta­zioni impos­si­bili in un paese che senza com­prare all’estero il car­bu­rante per i pro­pri pesche­recci non è in grado nem­meno di pescare il pro­prio pesce.

Dif­fi­cile e peri­co­losa: quando una crisi diventa così grave può acca­dere di tutto. Da parte dell’avversario, ma anche — la sto­ria ce lo inse­gna — per le ten­ta­zioni auto­ri­ta­rie cui si potrebbe cedere per con­trol­lare le ine­vi­ta­bili proteste.

Adesso, se non ci saranno lace­ra­zioni nel corpo di Syriza, sarà pos­si­bile lavo­rare per ridurre al minimo, e comun­que per distri­buire più equa­mente il peso delle misure impo­ste. Con­tando anche sull’estrema con­fu­sione che regna nel campo delle “isti­tu­zioni” UE: che non sono Maci­ste, ma una lea­der­ship sem­pre più con­fusa e sem­pre meno cre­di­bile. Basti pen­sare alla esi­la­rante uscita del Fondo mone­ta­rio, che dopo aver par­te­ci­pato ai nego­ziati con la inef­fa­bile signora Lagarde, manda adesso a dire che quell’accordo è ridi­colo, non potrà mai esser rea­liz­zato, per­chè la Gre­cia non potrà mai pagare un debito che negli anni, dopo le amo­re­voli cure dei dot­tori di Bru­xel­les, è pas­sato dal 127 % del PIL all’inizio della crisi al 176 % di oggi, al pre­ve­di­bile 200 % nel pros­simo futuro.

Degli 82 miliardi che ora sono stati con­cessi ad Atene solo il 35 % andrà all’economia reale, il resto a ripa­gare debiti già con­tratti e a rifi­nan­ziare le ban­che, così come del resto è acca­duto dal 2010, quando dei 226,7 miliardi elar­giti allora ne andò solo l’11,7%.

Anche sul piano poli­tico va ben sot­to­li­neato che da que­sta vicenda la lea­der­ship euro­pea è uscita malis­simo. Anche in Ger­ma­nia: basta scor­rere la stampa tede­sca più auto­re­vole per sapere con quanta asprezza viene giu­di­cato l’operato del pro­prio governo: ” Il governo tede­sco ha distrutto in un wee­kend sette decenni di diplo­ma­zia” — ha scritto il set­ti­ma­nale Spie­gel e la auto­re­vo­lis­sima Sud­deu­tsche Zei­tung ha titolato:“La signora Mer­kel ‚il nuovo nemico dell’Europa”. Per non par­lare di come in que­ste set­ti­mane si siano mol­ti­pli­cate le voci, anche isti­tu­zio­nali, di chi dice che biso­gna andar­sene dall’UE.

Tsi­pras ha invece deciso di non abban­do­nare il campo di bat­ta­glia. Poteva deci­dere di lasciar per­dere e cedere a chi sug­ge­riva di imboc­care la strada di uno sbri­cio­la­mento che avrebbe in realtà lasciato ancor più privi di forza rispetto alla finanza glo­bale i sin­goli paesi.

Può darsi che per otte­nere que­sta diversa Europa sia neces­sa­rio ricor­rere anche a que­sta scelta, ma assurdo è pen­sare che dia più forza, ad Atene ma anche a tutti noi, che la Gre­cia, la più debole, imboc­chi que­sta strada da sola. Gre­xit, oggi, diven­te­rebbe solo la pate­tica vicenda di un pic­colo paese mar­gi­nale, la vit­to­ria, per l’appunto, di Scheubele.

Altra cosa è che a met­tere in discus­sione l’eurozona sia uno schie­ra­mento più forte, almeno i paesi medi­ter­ra­nei, sulla base di un chiaro pro­getto di lotta e di reci­proca soli­da­rietà. Que­sto fronte oggi non c’è e noi ita­liani pos­siamo solo ver­go­gnarci per­chè il nostro pre­si­dente del Con­si­glio, che avrebbe potuto, e dovuto, avere un ruolo di primo piano da svol­gere in que­sta situa­zione, ha messo, pau­roso, la testa sotto la sabbia.

Tocca anche a noi costruire un piano B, ma non solo per la Grecia.

Torna in primo piano il famoso con­cetto di “rap­porti di forza”, un ter­mine che sem­bra spa­rito dal voca­bo­la­rio della sini­stra, sic­chè quanto accade ad Atene c’è chi lo rap­pre­senta come l’antico dilemma fra riforme o rivo­lu­zione. Quasi che sia pos­si­bile –scrive con la tra­di­zio­nale voca­zione al richiamo teo­rico tede­sco Blo­kupy su “Neues Deu­tschland” — con­si­de­rare la Gre­cia come un secolo fa la Rus­sia: l ‘anello più debole del capi­ta­li­smo da cui si sarebbe potuti par­tire. Lenin, del resto, quando disse que­sta frase, non sapeva che la rivo­lu­zione tede­sca sarebbe fallita.

Oggi, comun­que, noi sap­piamo che di un pro­cesso rivo­lu­zio­na­rio capace di soste­nere la rot­tura even­tuale della Gre­cia in Europa non c’è nem­meno l’odore. Non è rivo­lu­zio­na­rio sbat­tere comun­que la testa con­tro il muro senza valu­tare se si rompe la testa o si sbri­ciola il muro. Pre­ser­vare la testa non è un atto di viltà, ma di intel­li­genza. Almeno se si intende com­bat­tere ancora e non solo costruire un monu­mento ai mar­tiri.

“La gente pro­te­sta, scende in strada” — ci dicono anche nostri con­na­zio­nali che sono in Grecia.“Nei bar si dice che Tsi­pras ha tra­dito.” E’ com­pren­si­bile, ma per que­sto per vin­cere ci vogliono i par­titi e non i bar: pro­prio nei momenti dram­ma­tici è indi­spen­sa­bile un sog­getto con­sa­pe­vole, unito da una comune cul­tura poli­tica, da un rap­porto vero con le rispet­tive comu­nità, e non un agglo­me­rato emotivo.

Per costruire l’egemonia neces­sa­ria ad affron­tare situa­zioni com­plesse, con lotte mirate e non solo con la mol­ti­pli­ca­zione delle proteste.

E’ vero che lasciare solo alla poli­tica — par­titi e isti­tu­zioni — il potere di deci­dere può esser peri­co­loso, e lo è stato tante volte in pas­sato. Per que­sto sono utili movi­menti e forme dirette di espres­sione della società civile e spe­riamo che ce ne siano in Greci a pun­go­lare, anche con­te­stan­dole, le deci­sioni che ver­ranno prese.

Ma la pro­te­sta indif­fe­ren­ziata di quello che ora viene chia­mato “il basso” che si con­trap­pone all’”alto”, per usare un con­cetto che oggi va di moda, non basta. E infatti, fin’ora, il 99%, seb­bene sia una così grande mag­gio­ranza di sof­fe­renti, non vince. Occorre di più.

Io la penso così. Ma sono molto con­for­tata nel riscon­trare che la grande mag­gio­ranza di coloro che stanno cer­cando di costruire in Ita­lia un nuovo sog­getto poli­tico uni­ta­rio la pensa in modo ana­logo. A qual­che ­cosa la lunga sto­ria della nostra sini­stra — primo fra tutti il “genoma Gram­sci” — ci è pur servita !

Luciana Castellina da “Il Manifesto”

Annunci

Dalla Grecia al TTIP, il punto è la democrazia

 11692654_10207148718705819_6480932384855081725_n

L’ordine del giorno della ses­sione di ieri mat­tina del Par­la­mento euro­peo pre­ve­deva il dibat­tito sulla situa­zione in Gre­cia, alla pre­senza di Junc­ker e Tsi­pras e la vota­zione sul Ttip, il trat­tato di com­mer­cio tra Ue-Usa. Vero oggetto della discus­sione in entrambi i casi, filo rosso tra due que­stioni fon­da­men­tali per il pre­sente e il futuro dell’Ue, la demo­cra­zia in Europa. Da un lato, un primo mini­stro che ha con­vo­cato un refe­ren­dum anche per­ché potesse eser­ci­tarsi pie­na­mente la sovra­nità popo­lare, e che in aula afferma con forza che «o l’Europa è demo­cra­tica o non è »; dall’altro la riso­lu­zione su un trat­tato, il cui man­dato nego­ziale è rima­sto a lungo segreto, e la cui appli­ca­zione svuo­te­rebbe ulte­rior­mente la demo­cra­zia rap­pre­sen­ta­tiva attra­verso mec­ca­ni­smi come il con­si­glio di coo­pe­ra­zione rego­la­to­ria e l’istituzione di tri­bu­nali arbi­trali per diri­mere le con­tro­ver­sie tra Stati e multinazionali.

Le parole di Tsi­pras — accolto dagli abbracci dei depu­tati del gruppo Gue-Ngl, di cui fa parte anche Syriza — risuo­nano di quello stesso orgo­glio, di quella dignità che ha por­tato il popolo greco a dire ’oxi’ (“no”)  al ricatto di Fmi e  Brus­sels group: «La mia patria è stata tra­sfor­mata in labo­ra­to­rio delle poli­ti­che di auste­rità, ma quelle ricette hanno fal­lito». Tsi­pras riven­dica che un governo demo­cra­ti­ca­mente eletto debba poter sce­gliere se repe­rire risorse tagliando le pen­sioni o tas­sando i ric­chi. E, dopo aver evo­cato la neces­sità di una con­fe­renza euro­pea sul debito in pole­mica con il capo­gruppo Ppe Weber, Tsi­pras chiude citando l’Antigone di Sofo­cle, il «diritto umano» che pre­vale sulla legge degli uomini, il diritto del popolo greco alla sua dignità che pre­vale su ogni memo­ran­dum. A spaz­zare via le men­zo­gne di chi rap­pre­sen­tava il refe­ren­dum come scelta tra euro e dracma, o la vit­to­ria del no come gre­xit, le parole del par­ti­giano Gle­zos: «Non solo non lasce­remo l’Europa. Non vi lasce­remo l’Europa», rivolto ai pala­dini dell’austerità.

A pre­sie­dere un dibat­tito acce­sis­simo Mar­tin Schulz, quello che faceva cam­pa­gna per il sì nono­stante il suo ruolo di Pre­si­dente. Lo stesso che nella scorsa ple­na­ria ha can­cel­lato voto e dibat­tito sul Ttip per­ché non vi era accordo nella grande coa­li­zione. Ecco, oggi è stato ancora più lam­pante come chi ha a cuore “almeno” la demo­cra­zia debba essere con Tsi­pras e con­tro Schulz.

E come nella subal­ter­nità nel dibat­tito sulla Gre­cia e nella com­pli­cità con i popo­lari nel voto sul Ttip i socia­li­sti euro­pei abbiano smar­rito qual­siasi fun­zione sto­rica, per usare un eufe­mi­smo. Appro­vato il com­pro­messo voluto dal duo Malmstrom-Schulz sul punto più con­tro­verso (la nuova ver­sione dell’Isds), la riso­lu­zione appro­vata ignora com­ple­ta­mente le pre­oc­cu­pa­zioni mani­fe­state in que­sti mesi da atti­vi­sti e movi­menti su que­stioni fon­da­men­tali come il prin­ci­pio di pre­cau­zione, la salute ali­men­tare, la per­dita di posti di lavoro.

Ieri è stata una gior­nata impor­tante anche per la ride­fi­ni­zione del ruolo stesso del par­la­mento euro­peo, che come Tsi­pras stesso ha ricor­dato avrebbe potuto essere coin­volto molto prima nella discussione.

Ora, se in Ita­lia smet­tes­simo di discu­tere di lea­der e for­mule, se lavo­ras­simo a unire soste­gno alla Gre­cia e lotta all’austerità, con­tra­sto al Ttip e bat­ta­glie per il diritto a lavoro e salute, forse potremmo sen­tire e com­pren­dere meglio l’orgoglio di Tsi­pras e del suo popolo, e costruire una sini­stra, una alter­na­tiva al socia­li­smo euro­peo e alle destre che ricordi, almeno vaga­mente, il Pride (in cui si uni­vano atti­vi­sti LGB e mina­tori) del bel film di Mat­thew Warchus.

Eleonora Forenza par­la­men­tare euro­pea L’Altra Europa con Tsipras

da “Il Manifesto”

Discorso del primo ministro greco Alexis Tsipras al Parlamento Europeo

Rispetto per il popolo greco. “La scelta coraggiosa del popolo greco non è una scelta di rottura con l’Europa, è la scelta di tornare a valori comuni come democrazia, solidarietà, rispetto reciproco e uguaglianza. Il messaggio uscito dal referendum è chiarissimo: l’Europa, la nostra struttura comune, o sarà democratica o avrà serie difficoltà a sopravvivere in queste circostanze difficili. Occorre rispetto per la scelta del nostro popolo”.

Le responsabilità. “Dobbiamo renderci conto che la responsabilità fondamentale del vicolo cieco in cui ci troviamo non riguarda gli ultimi cinque mesi del mio governo, ma i programmi di salvataggio che sono in vigore da cinque anni e mezzo”. “Non sono tra quei politici che danno la colpa dei problemi agli stranieri: per tantissimi anni i governi greci hanno creato uno stato clientelare, hanno alimentato la corruzione tra politica e imprenditoria e arricchito solo una fetta di popolazione. Il 10 per cento dei greci detiene il 56 per cento della ricchezza del paese; e questa enorme disuguaglianza unita ai programmi di austerità, invece di correggere, ha appesantito la crisi”.

Laboratorio fallito. “La Grecia e il popolo greco hanno fatto un sforzo senza precedenti per il cambiamento. In molti paesi europei sono stati applicati programmi di austerità, ma da nessuna parte così duri e per così tanto tempo. La mia patria si è trasformata in un laboratorio di austerità. Ma l’esperimento non ha avuto successo. Rivendichiamo un accordo con i nostri alleati che ci porti direttamente fuori della crisi, che faccia vedere la luce alla fine del tunnel”.

I soldi europei solo alle banche. “I fondi che sono stati stanziati non sono mai arrivati al popolo greco. Sono stati stanziati per salvare le banche greche ed europee ma non sono mai arrivati al popolo greco”.

Oggi la proposta greca all’Esm. “La lotta alla disoccupazione è il primo obiettivo della nostra proposta”. “La nostra proposta comprende la richiesta di un impegno immediato a lanciare un dibattito di merito sulla sostenibilità del debito pubblico, non ci possono essere tabù tra di noi per trovare le soluzioni necessarie”. “Oggi invieremo la nostra richiesta al Fondo salvastati europeo (Esm)”. “La proposta del governo greco per la ristrutturazione del debito non ha l’obiettivo di gravare ancora di più sui contribuenti europei”.

Fiducioso. “L’Europa si trova a un incrocio importante”. “È un problema europeo e non solamente greco, e per un problema europeo serve una soluzione europea. Ma la nostra è una storia di convergenze e non di divergenze, una storia di unioni e non di divisioni. Per questo parliamo di Europa unita e non divisa. Serve un compromesso condiviso in modo da evitare una frattura storica”. “Sono certo che ci assumeremo la nostra responsabilità storica e sono fiducioso che entro due, tre giorni riusciremo a rispettare gli obblighi nell’interesse della Grecia e anche dell’eurozona”.

VENERDI’ 3 LUGLIO GIORNATA DI MOBILITAZIONE NAZIONALE

11692654_10207148718705819_6480932384855081725_n
                    MOBILITAZIONE STRAORDINARIA E PERMANENTE
                                       A FIANCO DELLA GRECIA
                         NO ALL’AUSTERITÀ. SÌ ALLA DEMOCRAZIA!

 Rispondiamo insieme all’appello europeo che chiama tutti e tutte a impegnarsi d’urgenza a fianco del popolo greco e per cambiare l’Europa. 

Facciamo insieme uno sforzo straordinario di partecipazione per riempire l’Italia venerdì 3 luglio sera di manifestazioni unitarie visibili e partecipate in tante città.

 Invitiamo domani martedì 30 giugno in tutta Italia a organizzare riunioni unitarie per far partire da subito la mobilitazione locale.

Ciascuno faccia tutto quello che è possibile, da subito in tutta Italia. Serve la contro-informazione contro le bugie dei media di regime e del nostro governo, schierato come sempre dalla parte dell’austerità.

Mercoledì 1 luglio invitiamo a costruire dove possibile azioni di denuncia contro la follia irresponsabile delle istituzioni e dei governi europei, che operano fuori di qualsiasi mandato democratico.

Data, orario e caratteristiche di tutte le iniziative di questi giorni e delle manifestazioni unitarie di venerdì sera devono essere comunicate a: referendumgrecia@gmail.com

Invitiamo a firmare e diffondere la petizione europea che si trova sul sito: www.change4all.eu

Cambia la Grecia Cambia l’Europa – riunione unitaria di organizzazioni, reti e movimenti del 29 giugno 2015

DA ATENE: APPELLO ALLA MOBILITAZIONE EUROPEA. NO ALL’AUSTERITÀ. SÌ ALLA DEMOCRAZIA!

L’Europa è a un bivio. Non stanno solo cercando di distruggere la Grecia, stanno cercando di distruggere tutti e tutte noi. È il momento di alzare la nostra voce contro i ricatti delle oligarchie europee.

Domenica prossima il popolo greco potrà decidere di rifiutare il ricatto dell’austerità votando per la dignità, con la speranza di un’altra Europa. E’ un momento storico, che impone a ciascuno in Europa di schierarsi.

Diciamo NO all’austerità, ad ulteriori tagli alle pensioni, ad altri aumenti delle imposte indirette. Diciamo NO alla povertà e ai privilegi. Diciamo NO ai ricatti e alla demolizione dei diritti sociali. Diciamo NO alla paura e alla distruzione della democrazia.

Diciamo insieme SÌ alla dignità, alla sovranità, alla democrazia e alla solidarietà con il popolo greco.

Questa non è una questione tra la Grecia e l’Europa. Riguarda due visioni contrapposte di Europa: la nostra Europa solidale e democratica, costruita dal basso e senza confini. E la loro versione che nega la giustizia sociale, la democrazia, la protezione dei più deboli, la tassazione dei ricchi.

Basta! È troppo! Un’altra Europa è possibile ed è davvero necessaria.

Costruiamo un forte OXI, un chiaro NO europeo. Troviamo il nostro modo per dire NO in tutte le lingue d’Europa! Troviamo il nostro modo per dire OXI!

Domenica sarà un giorno decisivo per l’Europa. Per noi, popolo europeo. Per i nostri sogni, per le nostre speranze. Difendiamo insieme la dignità, i diritti, la democrazia.

Mafia Capitale, Rodotà: “Siamo di fronte a un doppio stato con poteri extralegali”

image

«Davanti ai nostri occhi si è aperto un abisso che la parola cor­ru­zione descrive solo par­zial­mente – afferma Ste­fano Rodotà – Mafia Capi­tale con­ferma l’esistenza di un sistema paral­lelo che per­mette solo ai poteri cri­mi­nali di approv­vi­gio­narsi alle risorse pub­bli­che per lucrare sugli immi­grati, sui rom, su tutti coloro che andreb­bero tute­lati con la soli­da­rietà pub­blica e civile. La soli­da­rietà si è capo­volta in un’opportunità di arric­chi­mento di un ceto che eser­cita poteri extra­le­gali o del tutto extralegali».

Come defi­nire que­sto sistema paral­lelo alla poli­tica “isti­tu­zio­nale”?
Quando sco­primmo la P2 venne coniata l’espressione “Dop­pio stato”. A qual­cuno sem­brò un’espressione senza fon­da­mento. I dati di fatto anda­vano invece in que­sta dire­zione. Mafia Capi­tale ci mette di fronte ad un dop­pio stato. E que­sto non è avve­nuto solo a Roma. Il dop­pio stato oggi è un modo con­so­li­dato di gestire lo stato. Lo abbiamo visto all’opera all’Expo, al Mose, e in altre città. L’illegalità non è un feno­meno mar­gi­nale, è cen­trale nella vita dello Stato.

La sua è una visione inquie­tante, pro­fes­sor Rodotà, evoca tra l’altro gli aspetti più cupi della Prima Repub­blica. Non sta esa­ge­rando?
No, non lo credo affatto. Siamo di fronte ad una moda­lità isti­tu­zio­nale di gestione del potere paral­lela alla quella del potere uffi­ciale che ha finito per sovra­starla. Se misu­riamo il rap­porto tra il potere, le isti­tu­zioni e i cit­ta­dini con il metro tra­di­zio­nale oggi non siamo più in con­di­zione di descri­verlo. Il metro di giu­di­zio è affi­dato al sistema paral­lelo. Que­sto rove­scia­mento è inquietante.

Il pre­si­dente del Pd Orfini ha evo­cato i ser­vizi segreti e si chiede per­ché non sono inter­ve­nuti per fer­mare Car­mi­nati.
Sono sem­pre stato ostile alla logica delle devia­zioni. In Ita­lia abbiamo avuto la prova pro­vata che i ser­vizi hanno fian­cheg­giato feno­meni ever­sivi. Quelli erano un pezzo del dop­pio stato. In que­sto caso non mi sem­bra che ci sia una devia­zione rispetto ad una nor­ma­lità demo­cra­tica. Sta invece emer­gendo un vero e pro­prio sistema di governo.

Qual è la dif­fe­renza tra Mafia Capi­tale e Mani pulite?
Allora si diceva la cor­ru­zione che fosse fun­zio­nale all’attività di par­tito, e non ai sin­goli. Ammesso che que­sta spie­ga­zione fosse giu­sti­fi­cata, ciò che accade oggi dimo­stra che quel metodo è pro­se­guito indi­pen­den­te­mente dai par­titi. Oggi esi­ste una società che ha pro­dotto un auto­nomo sistema di «governo» che fa uso pri­vato delle risorse pub­bli­che, sfrutta le per­sone e arriva a schia­viz­zarle. In Ita­lia ci sono per­sone sono ridotte a oggetti pro­dut­tivi di uti­lità per chi eser­cita un potere ammi­ni­stra­tivo, impren­di­to­riale, maschile.

Que­sto sistema si è coa­gu­lato per sfrut­tare la nuda vita dei migranti. I diritti esi­stono solo se sono mone­tiz­za­bili?
È il lato più ter­ri­bile di que­sta vicenda. I diritti non ven­gono impu­gnati per creare un’organizzazione sociale e pra­ti­care la soli­da­rietà, ma sono lo stru­mento che riduce i migranti ad oggetti per spre­merli al fine di un pro­fitto per­so­nale. Que­sta tor­sione fini­sce per scre­di­tare i diritti. Que­sta catena dev’essere spezzata.

Quali sono gli effetti di que­sta situa­zione sui cit­ta­dini?
Un distacco dram­ma­tico rispetto alle isti­tu­zioni e ad un potere che si è fatto oscuro e minac­cioso. L’effetto più visi­bile è quello dell’astensione dal voto alle ultime ele­zioni regio­nali che resta a mio avviso la chiave più signi­fi­ca­tiva per inter­pre­tarlo. Il fatto che si rinun­cia al voto deriva dalla con­sta­ta­zione che gli enti locali sono impo­tenti ad affron­tare i pro­blemi dei tra­sporti o il sociale. Ma credo che il distacco derivi fon­da­men­tal­mente dal fatto che esi­ste un sistema paral­lelo che affianca quello isti­tu­zio­nale e poi se lo man­gia pezzo per pezzo. Que­sta espro­pria­zione della demo­cra­zia è diven­tata un ele­mento costi­tuivo del sistema.

Roberto Ciccarelli da “Il Manifesto”

Tasse, i ricchi non pagano

yacht
da l’Unità 19 agosto 2012

I ricchi non pagano le tasse. Già si sapeva (a denunciare redditi oltre i 100mila euro sono in pochissimi), ma leggerlo nero su bianco sul Sole24ore fa effetto. Stando alle ultime rilevazioni, le tasse sul lusso introdotte dal Salva Italia si stanno rivelando un vero flop. Il governo si aspettava un incasso di 387 milioni, ma finora ne sono arrivati solo 92. Meno di un quarto. La patrimoniale sul lusso colpisce auto di grossa cilindrata, barche e aerei.

Almeno dovrebbe colpire. L’evasione più pesante è quella dei proprietari di yacht superiori a 10 metri di lunghezza, che entro il 31 maggio avrebbero dovuto versare 155 milioni e invece si sono fermati a 23. C’è un motivo «tecnico» per cui è più facile per loro eludere i controlli fiscali. Il Salva Italia, infatti, prevedeva un prelievo sullo stazionamento, dovuto da chi solcava acque italiane o stazionava in porti della Penisola.

Si è subito scatenata la guerra delle associazioni di categoria per salvare i porti italiani da possibili fughe nei vicini approdi stranieri. Così con il decreto liberalizzazioni si è modificata l’imposta, trasformandola in una tassa sul possesso dovuta soltanto dai residenti italiani. Nulla di più facile, per persone di quel livello, che modificare l’intestazione dell’imbarcazione, trasferendola su soggetti non residenti.

Così i porti sono rimasti pieni, ma le casse dello Stato sono ancora vuote. Non va meglio per i proprietari di aerei e elicotteri, che il 31 luglio hanno versato soltanto il 2% dell’imposta attesa. In questo caso, comunque, c’è da aggiungere che la circolare delle Entrate sull’attuazione del prelievo è arrivata in ritardo, e che la data del versamento è variabile. Dunque, qualcosa in più potrebbe ancora arrivare di qui a fine anno.

Il 31 marzo a Milano, ci proviamo. #Occupy Piazza Affari

15/03/2012 12:21 | POLITICAITALIA | Autore: GIORGIO CREMASCHI*

 

Credo che oramai sia evidente che tutti i movimenti, tutte le lotte in corso in questo paese, per quanto differenti negli obiettivi e nelle storie, hanno di fronte lo stesso avversario che argomenta allo stesso modo. I metalmeccanici, da poco scesi in piazza con rabbia e orgoglio, sono di fronte alla devastazione del contratto nazionale e delle più elementari libertà nei luoghi di lavoro.

Milioni di altri lavoratori subiscono le stesse aggressioni senza avere la stessa forza o senza essere chiamati alla lotta da un sindacalismo confederale sempre meno capace di reagire. In Valle Susa nel nome degli affari, della competitività, del «lo vuole l’Europa», si sta procedendo a una sopraffazione democratica e ambientale tra le più gravi della storia della Repubblica. Sulle pensioni il governo ha realizzato il sistema previdenziale più feroce d’Europa, dice la stessa Unione. Il decreto sulle liberalizzazioni reinterpreta l’art. 41 della Costituzione, rovesciandone il significato e i limiti vengono così posti al pubblico e non al privato. Alla faccia del referendum sull’acqua e dei beni comuni. Che anzi, con il patto di stabilità e i vincoli agli enti locali, diventeranno la principale fonte di affari dei prossimi anni.

Con il pareggio in bilancio assunto a norma costituzionale e con l’intreccio di questa norma con il fiscal compact europeo, cioè con l’impegno ventennale a restituire metà del debito pubblico complessivo, lo stato sociale viene posto al di fuori della Costituzione della Repubblica. Ed è stupefacente che un parlamento di nominati possa decidere del nostro futuro senza alcuna consultazione democratica e sono pesanti anche le responsabilità del Presidente Napolitano.Infine l’articolo 18. Che verrà colpito dal governo, proprio perché così vogliono quei mercati e quella finanza internazionale che questo governo rappresenta e rassicura.

Cosa devono farci ancora? Questo governo è ormai chiaramente, anche nelle battute volgari con cui si esprimono i ministri, un governo di destra. Di quella destra europea che attorno a Monti, Merkel e Sarkozy, affronta la crisi con un’operazione tecnicamente reazionaria. Cioè con lo smantellamento dello stato sociale, con le privatizzazioni, con il ritorno a un liberalismo ottocentesco, accompagnato dai poteri dello stato degli anni Duemila. Quando il capo della Banca europea Mario Draghi dice che il sistema sociale europeo è finito,propone una soluzione devastante alla crisi, con l’imitazione di quel modello sociale ed economico degli Stati Uniti, che è la prima causa della crisi mondiale.

Dieci anni fa a Genova e in tutta Europa un grande movimento di lotta e di coscienze contestava il liberismo, il mercato e la globalizzazione, che allora sembravano vincenti ovunque. Oggi che siamo dentro la crisi della globalizzazione e del dominio finanziario su di essa, quelle politiche liberiste che l’hanno provocata paiono avere più consenso di dieci anni fa. E’ giusto cercare spiegazioni culturali,sociali ed economiche approfondite. Però bisogna farlo mentre ci si rimette in moto. A differenza di Alberto Asor Rosa, quando Monti va all’estero e si vanta di aver attuato nel nostro paese brutali riforme sociali senza nessuna reale contestazione, io mi vergogno. Cosi come mi vergogno quando vedo il concerto europeo massacrare la Grecia e usarla come minaccia verso tutti popoli

In Italia abbiamo qualche problema in più che altrove perché, come in Grecia, le principali forze politiche di centrodestra e centrosinistra sostengono il governo ispirato dalla Bce. E deve fare le capriole Bersani, quando dichiara di sostenere Hollande che in Francia vuol mettere in discussione i patti europei, mentre in Italia sostiene Monti che appoggia apertamente Sarkozy.

Dobbiamo provare a ripartire per ricostruire. Dopo il 15 ottobre ci siamo fermati e loro sono andati avanti come treni, anzi come tav.. L’appello che lancia la manifestazione a Milano, Occupyamo Piazza Affari, è sottoscritto da militanti sindacali e politici, da movimenti ambientali e civili, da sindacati e partiti, da protagonisti delle lotte di fabbrica e nel territorio. La decisione di lottare e di essere alternativi senza remore a monti e alla sua politica, questo è ciò che unisce.

* Comitato No Debito

da Il Manifesto 15 Marzo 2012 (Controlacrisi.org)

Innocenti evasioni

Era d’ampezzo che ve lo dicevamo…in Italia c’è un po’ di evasione. Non tanta quel poco che basta a far fare ai governi tre finanziarie all’anno per sistemare i conti di un paese… a pezzi.

Il blitz di Cortina della vigilia di San Silvestro ha prodotto risultati interessanti, ma diciamolo tranquillamente per nulla sorprendenti. Emerge al solito un paese che paga tutto e fino all’ultimo centesimo, quello dei lavoratori dipendenti e dei pensionati e che subisce anche le manovre economiche del Governo Monti. Di fianco a questo paese in parallelo c’è invece la solita Italia degli imboscati del fisco che riesce in ogni modo a farla franca. Bolidi intestati a società di comodo, imprenditori quasi nullatenenti e milionari di ogni tipo squattrinati che si appoggiano a qualche finto sussidio per tirare a campare. Questa è la miseria di un paese la cui classe dirigente non ha mai fatto nulla perchè le cose cambiassero. Anzi forse proporio quei politici che avrebbero dovuto essere vigili sono stati i suggeritori di come fuggire alle adempienze fiscali. Vi sono ormai categorie che mostrano caratteristiche inverosimili: gioiellieri più poveri dei loro commessi, albergatori senza il becco di un quattrino che elemosineranno un po’ di pane dai propri dipendenti stagionali.

Ma cosa è successo del resto ? Semplicemente si è scoperta l’ennesima acqua calda e si è trovata finalmente la polvere sotto il tappeto. Peccato che in questi tempi si è sempre guardato sotto il tappeto sbagliato. Possiamo in tutta franchezza dirci stupiti dei risultati dei controlli effettuati a Cortina d’Ampezzo ? Tutti noi che ci ritroveremo una ICI da pagare, pardon una IMU, insieme alle maggiorazioni delle addizionali IRPEF comunali e regionali, insieme ai rincari di ogni giorno e di un IVA destinata ad ulteriore levitazione non siamo stupiti, soltanto un pochino inca..ati.

Ci stupiamo, questo sì, del fatto che controlli come questo vengano effettuati una tantum invece che essere una sorta di prassi consolidata. Ed è il fatto che questi controlli avvengano così sporadicamente che fa emergere i risultati di una qualsiasi Cortina, ma che si riprodurrebbero pari pari a Porto Cervo, Portofino, Capri ed altre amene località ed in tutte le città non solo di villeggiatura della nostra bella penisola. Non fa nemmeno scandalo l’indignazione di Cicchitto e della Santanchè e di altri politici di casa nostra che vedono in controlli di questo tipo uno stato di polizia insopportabile. Il loro sbracciarsi perchè i ladri possano continuare impuniti a rubare fa solo schifo !

Peccato che non venga mai sollevato il problema dello stato di polizia quando le forze dell’ordine fanno uso generoso e frequente di manganelli e gas lacromogeni nelle manifestazioni di lavoratori e studenti nelle piazze italiane.

Comunque che si viva in due paesi, o meglio in due universi paralleli, è ormai fin troppo noto e consolidato quando una Commissione di indagine sugli stipendi dei nostri parlamentari mette in rilievo che sono i più pagati d’Europa e parte subito una sguaiata, stonata e sconfortante litania sul fatto che siamo alle solite menzogne giornalistiche. Che in realtà abbiamo i parlamentari più poveri dell’intera Unione Europea e che i conti non tornano e sono stati fatti usando parametri sbagliati. Peccato che qualche anno fa un indagine di Report mise a nudo anche il vizio dei parlamentari italiani di pagare il portaborse in nero. Solo il 10% dei parlamentari aveva un collaboratore pagato con regolare contratto ed a norma di legge.

Le cadute di stile non si contano nemmeno più come quando si organizzano i Family Day e poi scopriamo che i politici che li affollano sono quelli che portano con sè il bagaglio multifamiliare da coniugare con i valori cattolici da sbandierare. Sono sempre quelli pronti a fare la morale agli altri salvo poi essere pescati con escort e cocaina nelle camere di alberghi di lusso della capitale.

Fanno semplicemente ribrezzo le dichiarazioni dell’onorevole Casini che redarguisce coloro i quali si oppongono alle manovre dell’attuale governo, fanno schifo soprattutto quando andiamo a leggere che l’onorevole Casini insieme a Rutelli e anti altri ex-democristiani e neo-democristiani hanno appena trascorso una vacanza alle Maldive alla modica cifra di 5700 dollari a notte. Direte che forse siamo caduti nel gossip mediatico, ma se non avessimo una classe dirigente così fashion di tutto questo non parleremmo. Purtroppo i telegiornali non parlano di tutti quei lavoratori che oggi devono ancora salire sulle torri e sulle ciminiere per difendere un posto di lavoro da 800-1000 euro al mese, di coloro i quali devono bloccare gli aeroporti soltanto per ottenere un colloquio con un Ministro che non vuole occuparsi di loro perchè la botanica li definisce ormai rami secchi e quindi esuberi.

Invece abbiamo una classe politica che abita i palazzi del potere che trova che le regole vadano sempre applicate ad altri e mai a se stessi. Non avete la faccia come il c… perchè non avete nemmeno la faccia ! Tornate pure a difendere i ladri di Cortina tanto in quel bar di Cortina, di Portofino o di Venezia non lo pagherete nemmeno il caffè, ve lo offrirà il proprietario in cambio del vostro silenzio e quindi del vostro assenso e del vostro tacito permesso a che lui continui a rubare!

Morale della fiaba…

Riprendiamo una storiella che sta girando a mo’ di catena via mail in questo periodo.

Le similitudini e la morale che questa storia sottende sono più che chiare e quindi non servono altre spiegazioni.

——————————————————————————————————————————-

LA CRISI DEGLI ASINI
Un uomo in giacca e cravatta è apparso un giorno in un villaggio.
In piedi su una cassetta della frutta, gridò a chi passava che avrebbe
comprato a € 100 in contanti ogni asino che gli sarebbe stato offerto.
I contadini erano effettivamente un po’ sorpresi, ma il prezzo era alto e
quelli che accettarono tornarono a casa con il portafoglio gonfio, felici
come una pasqua.
L’uomo venne anche il giorno dopo e questa volta offrì 150 € per asino, e
di nuovo tante persone gli vendettero i propri animali.
Il giorno seguente, offrì 300 € a quelli che non avevano ancora venduto
gli ultimi asini del villaggio.
Vedendo che non ne rimaneva nessuno, annunciò che avrebbe comprato asini a
500 € la settimana successiva e se ne andò dal villaggio.
Il giorno dopo, affidò al suo socio il gregge che aveva appena acquistato
e lo inviò nello stesso villaggio con l’ordine di vendere le bestie 400 €
l’una. Vedendo la possibilità di realizzare un utile di 100 €, la
settimana successiva tutti gli abitanti del villaggio acquistarono asini a
quattro volte il prezzo al quale li avevano venduti e, per far ciò, si
indebitarono con la banca.
Come era prevedibile, i due uomini d’affari andarono in vacanza in un
paradiso fiscale con i soldi guadagnati e tutti gli abitanti del villaggio
rimasero con asini senza valore e debiti fino a sopra i capelli.
Gli sfortunati provarono invano a vendere gli asini per rimborsare i
prestiti. Il costo dell’asino era crollato. Gli animali furono sequestrati
ed affittati ai loro precedenti proprietari dal banchiere.
Nonostante ciò il banchiere andò a piangere dal sindaco, spiegando che se
non recuperava i propri fondi, sarebbe stato rovinato e avrebbe dovuto
esigere il rimborso immediato di tutti i prestiti fatti al Comune.
Per evitare questo disastro, il sindaco, invece di dare i soldi agli
abitanti del villaggio perché pagassero i propri debiti, diede i soldi al
banchiere (che era, guarda caso, suo caro amico e primo assessore).
Eppure quest’ultimo, dopo aver rimpinguato la tesoreria, non cancellò i
debiti degli abitanti del villaggio nè quelli del Comune e così tutti
continuarono a rimanere immersi nei debiti.
Vedendo il proprio disavanzo sul punto di essere declassato e preso alla
gola dai tassi di interesse, il Comune chiese l’aiuto dei villaggi vicini,
ma questi risposero che non avrebbero potuto aiutarlo in nessun modo
poiché avevano vissuto la medesima disgrazia.
Su consiglio disinteressato del banchiere, tutti decisero di tagliare le
spese: meno soldi per le scuole, per i servizi sociali, per le strade,
per la sanità …
Venne innalzata l’età di pensionamento e licenziati tanti dipendenti
pubblici, abbassarono i salari e al contempo le tasse furono aumentate.
Dicevano che era inevitabile e promisero di moralizzare questo scandaloso
commercio di asini.
Questa triste storia diventa più gustosa quando si scopre che il banchiere
e i due truffatori sono fratelli e vivono insieme su un isola delle
Bermuda, acquistata con il sudore della fronte. Noi li chiamiamo fratelli
Mercato.
Molto generosamente, hanno promesso di finanziare la campagna elettorale del
sindaco uscente.
Questa storia non è finita perché non sappiamo cosa fecero gli abitanti del
villaggio. E voi, cosa fareste al posto loro? Che cosa farete?

Se questa storia vi ricorda qualcosa, ritroviamoci tutti nelle strade
delle nostre città e dei nostri villaggi Sabato 15 ottobre 2011 (Giornata
internazionale degli indignati).

Finanza da legare. Manifesto degli economisti sgomenti

Con Finanza da legare, traduzione italiana del Manifeste d’économistes atterrés, Sbilanciamoci.info inaugura la collana e-book. Nella prima uscita un gruppo di economisti francesi legge la fase attuale http://atterres.org.

Finanza da legare è il primo di una serie di e-book che Sbilanciamoci.info vuole lanciare per offrire nuovi strumenti di analisi critica dell’economia e nuove proposte su come può essere cambiata. È la traduzione del Manifeste d’économistes atterrés (Les liens qui libèrent), pubblicato nel novembre 2010 in Francia per iniziativa di un gruppo di “economisti sgomenti” di fronte all’incapacità dell’Europa di affrontare la crisi e mettere sotto controllo la finanza che l’ha provocata.

Il Manifesto – che ha raccolto l’adesione di oltre 700 economisti francesi e vasti consensi in altri paesi europei – è un atto d’accusa contro la politica economica dell’Europa, che non ha messo in discussione il dominio della finanza sull’economia reale, continua a seguire le prescrizioni neoliberiste e scarica gli effetti della crisi sulla riduzione della sfera pubblica, con l’effetto di prolungare la recessione e aggravare le disuguaglianze e le ingiustizie sociali.

Il punto di partenza del Manifesto è la denuncia di dieci “false certezze” che condizionano l’azione politica dell’Unione europea e dei governi nazionali. Tra queste, l’idea che i mercati finanziari siano efficienti e capaci di sostenere la crescita, che spesa e debito pubblico siano responsabili della crisi attuale e che la via d’uscita passi per una loro riduzione che “rassicuri” la finanza globale sulla solidità dell’Europa. Idee che hanno mostrato, soprattutto a partire dalla crisi del 2008, la loro mancanza di fondamento e la loro natura ideologica, e che si sono rivelate fallimentari per le politiche europee.

Negli ultimi mesi, l’aggravarsi della crisi finanziaria della Grecia e di altri paesi della periferia dell’Europa ha reso ancora più urgente un cambio di direzione nella politica europea.

La Grecia, non certo esente da colpe pregresse, è chiamata ad affrontare l’emergenza del debito pubblico – largamente detenuto da banche tedesche e francesi – attraverso gravi tagli di bilancio, esasperando la popolazione con forti riduzioni della spesa sociale e drastici tagli ai dipendenti pubblici. Stesso destino accomuna il Portogallo, anch’esso stretto dalle misure previste dall’intervento di “salvataggio” di Unione europea e Fondo monetario. Irlanda e Spagna sono travolte da analoghe crisi, con drastiche riduzioni della spesa pubblica e prospettive di recessione dietro l’angolo. Fuori dall’euro, ma al centro della finanza internazionale, la Gran Bretagna ridisegna il suo bilancio con una stretta sui dipendenti pubblici più dura di quella imposta trent’anni fa dal governo di Margaret Thatcher.

La pressione della finanza è ora sull’Italia. L’attacco della speculazione del luglio 2011 ha rivelato la fragilità della nostra classe politica, prima ancora che della nostra economia. Si sente aria di rassegnazione di fronte alla manovra correttiva di 60, 70 miliardi che nei prossimi anni imporrà sacrifici aggiuntivi al paese. C’è chi la chiama cura, e invece è l’ennesimo colpo inferto alle prospettive di crescita di un paese che fa fatica a rialzarsi. Rassicureremo i mercati al costo di qualche decina di milioni di euro e di un distacco tra la politica dei palazzi e il paese reale che si fa ogni giorno più marcato. Ci rialzeremo più lentamente di altri, perché la latitanza del governo italiano sul fronte delle strategie di sviluppo è più forte che altrove, e i tagli realizzati continuano a colpire l’investimento sul futuro, la scuola, l’università, la ricerca, l’innovazione.

In questo scenario, l’Europa potrebbe fare scelte diverse. Potrebbe aprire una nuova fase di sviluppo che ridimensioni il ruolo della finanza nella politica economica e imponga una nuova direzione al processo di integrazione europea, temi al centro del dibattito sulla “rotta d’Europa” lanciato a luglio 2011 da sbilanciamoci.info e dal quotidiano il manifesto. Per il Manifeste d’économistes atterrés l’integrazione europea deve appartenere ai cittadini, anziché a politici e tecnocrati. “Legare la finanza” appare il primo passo per una strategia economica e sociale che ridefinisca gli obiettivi dello sviluppo, aumenti la partecipazione dei cittadini alle decisioni e legittimi dal basso la costruzione europea.

Le alternative ci sono. Il Manifesto francese propone ventidue iniziative che sono alla base di un disegno economico alternativo e progressista: la riduzione del peso della finanza nelle scelte politiche, la stabilità delle protezioni sociali e della spesa pubblica, la riduzione delle disuguaglianze all’interno dell’Unione, un maggior coordinamento sovranazionale. Un programma complesso, ma necessario, per un rilancio dell’Europa.

Quella del Manifeste d’économistes atterrés non è l’unica voce che chiede politiche economiche diverse, un modello alternativo a quello neoliberista. Il capitolo di Andrea Baranes in questo e-book integra le analisi degli “economisti sgomenti” con una rassegna delle campagne e iniziative che la società civile europea e internazionale ha realizzato in questi anni per costruire un’economia diversa, riformare i mercati finanziari e ridurre il ruolo della finanza nelle scelte economiche e sociali. Molte sono le proposte concrete fin qui avanzate: la tassa sulle transazioni finanziarie, i controlli sui movimenti di capitale, l’armonizzazione fiscale a livello europeo, l’eliminazione dei paradisi fiscali, una nuova architettura per il sistema finanziario globale, lo sviluppo della finanza etica.

Un piccolo glossario sulle “parole difficili” della finanza chiude questo e-book. Vincenzo Comito ne ha curato la stesura.

La ricerca di alternative all’economia e alle politiche dominanti è da anni al centro del lavoro di Sbilanciamoci. La Campagna Sbilanciamoci, che da dodici anni riunisce 48 associazioni della società civile, presenta ogni anno la “Controfinanziaria”, con proposte su come usare la spesa pubblica per la società, i diritti, l’ambiente, la pace. La “Controcernobbio” – un meeting annuale alternativo a quello dell’élite italiana a Cernobbio – mette a confronto le esperienze migliori per costruire un’economia diversa. I rapporti sulla qualità regionale dello sviluppo (Quars) documentano il benessere nelle regioni italiane. Il libro bianco sulla Cooperazione allo sviluppo propone un ruolo internazionale diverso per il nostro paese.

Il sito di informazione economica Sbilanciamoci.info produce una newsletter settimanale con articoli sull’attualità economica e politica e le alternative possibili. Ha pubblicato nel 2010 il volume Dopo la crisi. Proposte per una economia sostenibile (a cura di Andrew Watt, Andreas Botsch e Roberta Carlini, Edizioni dell’Asino) con contributi di trenta economisti americani, europei e italiani sulle politiche concrete per uscire dalla crisi provocata dalla finanza. Di fronte alla crisi della maggiore impresa italiana – la Fiat – Sbilanciamoci ha realizzato con il manifesto nel gennaio 2011 lo speciale “Grosso guaio a Mirafiori” con analisi e proposte sul futuro industriale dell’Italia. Tutti questi materiali si possono scaricare gratuitamente dai siti http://www.sbilanciamoci.org e http://www.sbilanciamoci.info. Una scheda completa sulle attività di Sbilanciamoci è alla fine di questo e-book.

Per la realizzazione di questo e-book ringraziamo Philippe Askenazy, uno dei promotori del Manifeste d’économistes atterrés, che ha accolto la nostra proposta di traduzione italiana, suggerita inizialmente da Vincenzo Comito. Armanda Cetrulo ha realizzato la traduzione e Matteo Lucchese ha curato il volume. Ringraziamo Roberta Carlini, Giulio Marcon, Mario Pianta, Cristina Povoledo e Guglielmo Ragozzino per i loro suggerimenti. Javier Cabrera, Arnaldo Filippini e Antonella Licitra, del gruppo AnAlphabet, hanno realizzato il progetto grafico e l’impaginazione del volume.

(fonte: http://www.sbilanciamoci.info)


Rifondazione c’è!

Proposta di legge di iniziativa popolare: FIRMA anche TU!

SinistraSenago: per la Senago che vogliamo!

Massimo Gatti: consigliere della provincia di milano

Inserisci il tuo indirizzo e-mail per iscriverti a questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi per e-mail.

Segui assieme ad altri 8.170 follower

Luca Mercalli: PREPARIAMOCI

PETIZIONE: “NO VASCHE”

Firma anche tu la petizione "NO VASCHE" promossa dal COMITATO SENAGO SOSTENIBILE. Clicca sull'immagine
Elezioni 2012

Calendario delle pubblicazioni

novembre: 2017
L M M G V S D
« Set    
 12345
6789101112
13141516171819
20212223242526
27282930