Archive for the 'Energia' Category

17 febbraio: m’illumino di meno!

IL DECALOGO DI M’ILLUMINO DI MENO
Buone abitudini per la giornata di M’illumino di Meno – 17 febbraio 2012 (e anche dopo!)

1. spegnere le luci quando non servono

2. spegnere e non lasciare in stand by gli apparecchi elettronici

3. sbrinare frequentemente il frigorifero; tenere la serpentina pulita e distanziata dal muro in modo che possa circolare l’aria

4. mettere il coperchio sulle pentole quando si bolle l’acqua ed evitare sempre che la fiamma sia più ampia del fondo della pentola

5. se si ha troppo caldo abbassare i termosifoni invece di aprire le finestre

6. ridurre gli spifferi degli infissi riempiendoli di materiale che non lascia passare aria

7. utilizzare le tende per creare intercapedini davanti ai vetri, gli infissi, le porte esterne

8. non lasciare tende chiuse davanti ai termosifoni

9. inserire apposite pellicole isolanti e riflettenti tra i muri esterni e i termosifoni

10. utilizzare l’automobile il meno possibile e se necessario condividerla con chi fa lo stesso tragitto.

Consulta le INTEGRAZIONI AL DECALOGO DI M’ILLUMINO DI MENO
elaborati da Antonio Disi, curatore del Rapporto annuale sull’efficienza energetica dell’Enea

Nucleare: l’Italia come la Germania!

Se la Germania, che è una delle maggiori potenze industriali del mondo ed attualmente copre il 22% del suo fabbisogno di energia utilizzando l’atomo, ha deciso di rinunciare completamente al nucleare, perchè anche l’Italia non può farlo?

 

 

Guerre umanitarie e risorse energetiche

Basterebbero i pochi minuti, quando non addirittura secondi, del TG Zero all’interno della trasmissione televisiva Annozero, in onda lo scorso 24 marzo per spiegare le poche, ma indubbiamente valide ragioni per scatenare l’attacco in Libia e la guerra umanitaria. Ovviamente queste ragioni sono e rimangono valide solo per coloro che hanno deciso l’inizio dei bombardamenti. Potrebbe essere per l’ennesima volta una banalità, ma anche in questo caso NON CI SONO RAGIONI UMANITARIE !!!

Il motivo dell’attacco è, ed anche qui la banalità si spreca, l’acquisizione di risorse energetiche nella fattispecie: il petrolio.

La Libia pratica la maggiore trattenuta di diritti e tasse verso le compagnie petrolifere sulle esportazioni di petrolio, ma possiede una quantità di petrolio pari a quello che tutto il mondo consuma in un anno e mezzo di tempo. Instaurare un nuovo regime con nuove regole chiaramente significherà dare ai vincitori di questa “benemerita operazione umanitaria” il diritto a sancire quale debba essere il prezzo del petrolio e chi lo deve controllare.

Il nostro ruolo di neocolonialisti in sedicesimo, ha portato negli anni governi di tutti i colori e le sfumature politiche a fare affari con Gheddafi. Questo si doveva evitare ! Invece tra inchini, ossequi e baciamano ci siamo ritagliati il nostro ruolo al banchetto.

Fino a qui nulla di nuovo sotto il Sole, se non l’enorme confusione che regna sovrana anche a sinistra, dove il PD rimprovera il governo di destra di non essere stato troppo interventista in questa campagna. I pochi che ancora hanno chiaro in testa che guerra ed umanitaria sono termini che non possono stare legati si trovano in piazza sabato prossimo e speriamo di essere tanti. C’è veramente bisogno di tutti noi perchè l’assordante silenzio che esce dai luoghi della politica ufficiale è realmente imperdonabile e segna per l’ennesima volta il distacco e lo scollamento del paese reale da quello dei “rappresentanti”.

REFERENDUM SUL NUCLEARE

 

NON FACCIAMOCI CONDIZIONARE DALLE RASSICURAZIONI TATTICHE E ANDIAMO CON COSCIENZA A VOTARE AL REFERENDUM DEL 12 GIUGNO PER FAR SAPERE CHE IN ITALIA NON ABBIAMO BISOGNO DEL NUCLEARE.

“E’ finita, non possiamo mica rischiare le elezioni per il nucleare. Non facciamo cazzate” mormorava il Ministro Prestigiacomo, rivolgendosi ai suoi colleghi di partito, qualche giorno fa in un fuori onda intercettato da un’agenzia. Già lo si sapeva ma la ringraziamo comunque per aver dato riprova agli italiani, con poche battute, del fatto che decisioni come quelle del futuro energetico italiano si giocano in base alla conta degli elettori.

Il dietrofront della Prestigiacomo, come la “pausa di riflessione responsabile” annunciata dal Ministro Romani, possono dunque essere letti in un’ottica di convenienza elettorale. Le ragioni di stato, il bene comune, il futuro dei nostri figli e nipoti, il rispetto dell’ambiente, tutto giocato sul tavolo dell’imminente appuntamento alle urne, in particolare di quello referendario. L’importante è saperlo.

La mossa più efficace in questo senso va riconosciuta al Consiglio dei Ministri che ha annunciato la moratoria di un anno al programma nucleare. L’azione cela una rassicurazione tattica mirata a scoraggiare l’affluenza degli elettori ai Referendum, già messa a dura prova dal mancato accorpamento con le elezioni amministrative. Il messaggio pone la sicurezza in primo piano e vuole lasciare ad intendere che alla luce della situazione di emergenza e allarme che si è venuta a creare nelle centrali nucleari di Fukushima, in Giappone, il ritorno al nucleare dell’Italia potrebbe essere scongiurato.

Rassicurati anche dalla programmazione di appositi “stress test”, come stabilito dal Consiglio europeo straordinario del 22 marzo, cui sottoporre le centrali europee più vecchie, ma non solo quelle, gli italiani dovrebbero sentire mitigata l’urgenza di esprimere il proprio vincolante parere in occasione del referendum abrogativo del 12 giugno.

Non cadiamo in questo errore

L’unico modo per fermare davvero il nucleare, per far sì che l’attuale “pausa di riflessione” non si concluda nell’arco di un anno riaprendo l’iter per la realizzazione delle centrali

è votare “SI’” al Referendum

Per raggiungere il quorum devono votare almeno 25 milioni di italiani. Non facciamoci condizionare andiamo con coscienza a far sapere che in Italia non abbiamo bisogno del nucleare.

PRC Senago 24/03/2011

Milano, comunicato stampa

 

COMUNICATO STAMPA

Stop al nucleare!”Blitz davanti alla Prefettura di Milano,una delegazione della Federazione della Sinistra incontra il viceprefetto.

Alla fine del presidio lampo  di uomini e donne vestiti con tute  bianche e mascherine antigas a simboleggiare la fragilità delle difese umane contro le radiazioni nucleari,una delegazione composta dal Consigliere comunale Basilio Rizzo, Capolista della Lista unitaria “Sinistra per Pisapia” che correrà alle Comunali di maggio,dal Consigliere Provinciale Massimo Gatti
Capogruppo in Provincia di Milano per Lista un’Altra Provincia-PRC-PdCI e da Giovanna Capelli e Giansandro Barzaghi della Segreteria provinciale del PRC  hanno incontrato il vice prefetto

La delegazione ha espresso indignazione e preoccupazione per  la posizione irresponsabile del Governo italiano che ignora la tragedia giapponese e, diversamente dagli altri governi europei, prosegue nell’insensata scelta del ricorso all’energia nucleare.Il  piano del Governo ha degli elementi di pura follia e di arroganza politica: non tiene conto delle caratteristiche del territorio italiano per lo  più montuoso  e sismico,disprezza la vite delle persone ,viola il principio di precauzione e il sentire popolare che ha bocciato il nucleare nel referendum nel 1987, è unicamente e acriticamente supino agli interessi privati delle lobby rapaci dei nuclearisti..L’apparente frenata nelle dichiarazioni dei ministri sono ispirate all’opportunismo elettoralista;in realtà prosegue il boicottaggio dei referendum :niente election day,pur con grande spreco di denaro pubblico.

Lista Sinistra per Pisapia -Federazione della Sinistra Milano

ENERGIA PULITA O NUCLEARE ?

 

ENERGIA PULITA o NUCLEARE?

 

Gli ultimi tragici avvenimenti, a seguito del recente terremoto in Giappone, rimettono in prima linea la discussione sulle modalità di produzione dell’energia e questo in un contesto internazionale.

Da anni il dibattito, in previsione della progressiva riduzione del petrolio e di altre materie prime che oggi vengono utilizzate per produrre l’energia, segue due filosofie:

la prima che si basa sulla convinzione che le risorse energetiche siano praticamente illimitate e la seconda che contesta radicalmente questa affermazione e propone un modello di sviluppo sostenibile.

La crisi di livello globale che le economie dei paesi industriali tradizionali ed emergenti stanno affrontando richiede un nuovo pensiero che definisca un nuovo modello di sviluppo economico e sociale che non può più essere basato su un modalità di produzione e stili di vita che hanno causato cambiamenti climatici tali da mettere in discussione, se non si cambierà profondamente, l’avvenire del nostro pianeta.

Il punto centrale è questo: o si cambia lo stile di vita o qualsiasi piccola modifica non fa altro che allungare l’agonia del pianeta.

E su questa questione fondamentale si individua lo spartiacque tra le politiche conservatrici e  quelle che promuovono sostenibilità per le future generazioni.

E basterebbe pensare al tasso di democrazia tra i due modelli:

Il primo richiede di mantenere il potere in poche mani, di ricorrere alle guerre per il controllo delle materie prime, produce un impoverimento complessivo della società che ci fa tornare indietro prima della rivoluzione industriale che fu la base dello sviluppo del XX secolo.

Il secondo è esattamente il contrario: riconosce come BENI COMUNI le risorse naturali come l’acqua, il sole, il vento e si caratterizza dalla partecipazione dei popoli al futuro del proprio paese.

In questa elaborazione del Nuovo Pensiero degli anni 2000, si colloca il dibattito sull’uso delle risorse e quindi la contrapposizione tra utilizzo delle fonti rinnovabili e del nucleare per soddisfare i bisogni energetici del pianeta.

Non possono esserci mediazioni; anche dal punto di vista tecnico e dei costi l’energia prodotta dalle fonti rinnovabili è meno cara, più sicura e sempre disponibile a differenza di quella nucleare.

Ed in tempi di crisi come quello attuale, basterebbe guardare vicino a noi alla Germania, per scoprire che gli investimenti relativi alla produzione di energia da fonti rinnovabili hanno, in un tempo brevissimo, aumentato l’occupazione creando maggiore ricchezza nel paese e riducendo la dipendenza dalle importazioni, con un saldo positivo nella bilancia commerciale.

Ma basterebbe solamente vedere cosa sta accadendo alle centrali nucleari in Giappone per non avere più dubbi ed intraprendere con forza la strada dello sviluppo delle rinnovabili anche nel nostro paese.

A giugno saremo chiamati, tra gli altri come quello sull’acqua bene pubblico, ad esprimerci sulla possibilità di costruire nuoce centrali nucleari nel nostro paese.

Non ci sono dubbi: la vittoria del NO significa intraprendere la seconda strada: quella dello sviluppo sostenibile a salvaguardia delle future generazioni.

PRC-Senago (18-03-2011)

L’ITALIA E L’ENERGIA ATOMICA

AMBIENTE  – ITALIA

Il nostro è un Paese densamente popolato e ad altà sismicità

Il crollo della gabbia di contenimento del reattore della centrale nucleare di Fukushima colpisce noi italiani anche al di là di fervida solidarietà umana. Colpisce perché è avvenuto in un Paese ad alta sismicità, che contro tali eventi si è da tempo attrezzato in modo ammirevole (lo comprova la tenuta delle città alle scosse fortissime). Colpisce perché questa Italia, il cui governo di centrodestra ha imboccato nuovamente la strada del nucleare, dimenticando sbrigativamente il “no” referendario del 1987, è anch’essa sovente percossa da terremoti importanti contro i quali si è messo in sicurezza poco più del 20 per cento del patrimonio edilizio.
Fra le nostre regioni ne abbiamo soltanto una asismica, la Sardegna, a cui va aggiunta la catena delle Alpi (ma non delle Prealpi, come i mille morti del Friuli ci ricordano).
E’ uno dei motivi per cui si sconsiglia il ritorno al nucleare. Aggiungiamoci che pure l’Italia è densamente popolata – a parte la dorsale appenninica quasi desertificata e però tutta altamente sismica, dalle Madonie al Nord – e che taluni dei siti “probabili” sono a poca distanza da zone colpite da forti terremoti: Montalto di Castro nella Maremma laziale è a pochi Km da Tuscania semidistrutta nel 1971 con 34 morti. Ma Montalto non figura più, chissà perché, fra i Comuni sismici. Dal disastro di Fukushima il referendum dell’Idv contro il nucleare trarrà quindi una notevole spinta. Come avvenne nell’87 dopo Cernobyl.
Vi sono peraltro scienziati, penso al fisico Carlo Bernardini, pienamente favorevoli invece al nucleare. Essi sostengono che l’impianto di Cernobyl era obsoleto e di un tipo proibito in Occidente, ricordano che l’incidente di Three Miles Island negli Usa non fece vittime, affermano che gli EPR francesi sono affidabili, e che l’uranio, una volta esaurito (fra 40 anni?), potrà venire ricavato dal mare come già fanno i giapponesi, mentre delle scorie si è troppo drammatizzato lo smaltimento o il nascondimento. In ogni caso, solo il nucleare ci può salvare dal caro-petrolio il cui rubinetto è in mano a Paesi come la Libia. Per contro il premio Nobel Carlo Rubbia consiglia di potenziare la ricerca sulle centrali di quarta generazione – quelle al torio, minerale che possediamo e che, bruciando, lascia poche scorie – coprendo il periodo di saldatura con le energie rinnovabili, soprattutto con quella solare.
Un altro grande scienziato, il chimico Vincenzo Balzani, accademico dei Lincei, fa rilevare che il nucleare fornisce oggi soltanto il 15 per cento dell’energia elettrica mondiale e che nei prossimi anni le centrali atomiche dismesse saranno tre volte di più di quelle attivate, che queste sono talmente costose da non venire costruite da privati (in Francia sono a carico della Difesa), richiedono almeno dieci anni, salvo ritardi, come in Finlandia. Inoltre il problema della sicurezza (il Giappone conferma) non è risolto e nemmeno quello delle scorie. «Un bel rompicapo», ha ammesso un “guru” del nucleare, Richard Garwin. Poi c’è il confine, molto labile, fra nucleare civile e nucleare militare.
Questione di fondo: l’energia in Italia è troppo cara. Per colpa degli idrocarburi? In parte.
Molto di più perché i nostri produttori sono pochi e “fanno cartello” tenendo alti i prezzi. Il solito difetto oligopolistico delle imprese italiane contro cui si batteva decenni fa Luigi Einaudi.

fonte: Il Centro, (Vittorio Emiliani,L’ITALIA E L’ENERGIA ATOMICA MEGLIO RIPENSACI  SUBITO.)
Controlacrisi.org
DOMENICA, 13 MARZO 2011

2010 punto di non ritorno!

Si, una buona notizia: l’energia solare costa meno di quella nucleare!

Mentre in Italia si stanno mettendo le basi per il ritorno al nucleare, uno studio recente, pubblicato il 26 luglio dal New York Times e quasi del tutto ignorato dai nostri principali mass media, ci mostra l’antieconomicità di questa fonte di energia, destinata nel prossimo futuro ad essere scalzata dall’energia solare, visto oramai il più basso costo di quest’ultima.

Lo studio, prodotto da John Blackburn, docente di economia presso la prestigiosa Duke University, indica che dal mese di luglio 2010 il solare costa meno del nucleare e la tendenza futura sarà costantemente in discesa, aumentando ulteriormente il divario tra i due costi, a vantaggio ovviamente dell’energia prodotta dal sole.

Inoltre, sempre dallo studio, si evidenzia come i costi di produzione dell’energia tramite nucleare siano invece di tendenza opposta, cresciuti costantemente nel periodo preso in esame e destinati a crescere anche nei prossimi anni.

Produrre con il solare oggi costa 0,16 dollari al kilowatt, esattamente come il nucleare. Quale quindi la scelta giusta per il nostro paese? Il ritono al nucleare? O scegliere un’energia più pulita e disponibile in enormi quantità proprio sopra di noi?

L’attuale governo di destra, sembra proprio scegliere la via del nucleare e con essa sembra imboccare un punto di non ritorno. Una scelta sbagliata adesso, proprio in questo momento così critico per il lavoro e lo sviluppo, pone le basi per la completa regressione della nostra economia futura che sarà sempre più vincolata ai costi, sempre meno competitivi, che il nucleare imporrà.

Costi che graveranno, come sempre, sulla collettività e quindi sulle casse dello stato, oramai già spolpate fin quasi all’osso e forse solo buone per farci un blando brodino. E si sa, con un brodino le energie vengono sempre meno e per stare in piedi ci riproporranno l’olio di ricino e, se qualcuno non ne vorrà, passeranno al manganello. Guarda a caso giusto quello che questo governo di destra sta proprio facendo.

Auguri Italia.


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