Archive for the 'Domande e risposte' Category

Nuove domande sul merito

Da troppo tempo gli amministratori della scuola pubblica non fanno che parlare di “merito”, “meritocrazia” e ognuno di loro cerca di attivare progetti che possano in una certa maniera salvaguardare e riconoscere particolarmente gli sforzi di coloro i quali risultano “più bravi”, “migliori” in una certa disciplina accademica. Il malcelato, anzi dichiarato, obiettivo di questi personaggi è rendere la Scuola simile ad un’azienda produttiva ed efficiente, dove chi produce di più viene ricompensato con premio. In generale la Scuola e l’Università dovrebbero diventare lo specchio di questi nostri tempi, palestre della vita aziendale, promotrici di un progresso esclusivamente tecnologico (da qui il decurtamento di molte discipline afferenti all’ambito umanistico nella scuola secondaria e trascuratezza degli indirizzi letterari e filosofici nell’Università). Il pericolo di una visione del genere – per altro sonoramente criticata e superata – è quello di arrivare a mercificare un bene davvero comune, prezioso e senza costo come la cultura, distruggendo dalle fondamenta i principî fondanti della scuola pubblica. La goffa insistenza sul merito nasconde infidamente questo pericolo enorme; sarebbe troppo riduttivo far coincidere la valorizzazione delle eccellenze con un misero “premio di produzione”, che si esplicherebbe in iniziative dal vago sapore “prebellico” come quelle dello “studente dell’anno”. In questo modo si rischia davvero di perdere di vista l’obiettivo e il fine del percorso formativo: non si farebbe altro che dare una spinta alla perversa e puerile logica del voto (studio solo e soltanto per il voto) instillando negli allievi una spietata e malsana competitività. Detto che un allievo non è un bullone da produrre in serie, ma un Persona da formare in diversi ambiti della personalità, come si può conciliare la valorizzazione di chi presenta spiccate doti per un determinato ambito alla doverosa necessità di garantire un’istruzione di qualità per tutti, anche per chi presenta capacità nella norma. Non solo il potenziamento, ma anche il consolidamento e il recupero: il progresso intellettuale deve essere garantito a tutti, a prescindere dalla classe di appartenenza, dalla nazionalità. Per fare ciò non è necessario ridurre le richieste della scuola – in realtà la più grande banalizzazione proverrebbe da una crescente aziendalizzazione – ma rendere la scuola così flessibile da adattare persone e spazi alle esigenze di ogni persona, Luciano Canfora dice con finezza che “una scuola facile è un regalo avvelenato alle classi popolari”. Il ritorno ad una scuola davvero umanistica , che abbia al suo centro l’uomo, le sue esigenze, le sue propensioni è un sogno davvero grande, quasi irrealizzabile in una scuola pubblica sempre più martoriata da tagli e riforme scellerate. La scuola deve rimanere tesa su queste due esigenze: valorizzazione, ma anche adattamento ai bisogni e alle intelligenze diverse di tutti. In generale l’accesso alla cultura alta deve essere garantita a tutti coloro che hanno le capacità e la voglia di sostenere un percorso di studi superiori.

Dall’altro lato si vorrebbe premiare il merito dei docenti (già la Gelmini parlava di questo, ma non ha mai fatto nulla di concreto), ma in quale modo? Chi può valutare l’operato di un docente? Sostanzialmente nessuno o comunque lo sforzo economico sarebbe troppo grande… E così, dopo un grande trambusto, più nulla, se non i soliti problemi legati all’inadeguatezza di pochi. Perché, a posto di continuare a minacciare, promettere ecc., non si incomincia veramente a valorizzare i molti e bravi docenti delle scuole secondarie e primarie e non si pensa a regolarizzare la posizione accademica di molti ricercatori, che sono la colonna portante dell’università?

E dunque come possiamo davvero favorire i meritevoli e i capaci garantendo loro sicurezza, fondi per gli studi e la ricerca? Come si può rilanciare davvero la scuola pubblica in vista di un miglioramento qualitativo della didattica e dell’orientamento. Come pensare a tutto il resto del mondo della scuola e dell’università: è vero le eccellenze sono da favorire, ma la scuola è pubblica e aperta a tutti. Come distinguere la massa di chi affolla le università senza alcun scopo da chi si impegna realmente? Come garantire stabilità economica al settore dell’istruzione e fondi adeguati (per lo meno degli di un Stato cosiddetto “occidentale”) alla ricerca pubblica?

Domanda e risposta: quale viabilità a Senago?

La nostra città soffre, negli orari di punta, di congestione di traffico da attraversamento. Per questo, molti -troppi- pensano di risolvere il problema costruendo nuove strade (le tangenziali) che permetterebbero di “saltare” il centro di Senago. Noi pensiamo che sia sbagliato. La costruzione di nuove strade risolve il problema solo in un primo periodo: sulla media e sulla lunga distanza i problemi aumentano. Alla loro apertura, le tangenziali richiamerebbero una parte importante del traffico di attraversamento, alleggerendo il centro di Senago. Però, quando i nuovi percorsi richiameranno nuovo traffico, si intaseranno anche quelli e dunque i veicoli ritorneranno a  congestionare il centro, che verrà visto come un’alternativa alle tangenziali intasate. Questo avverrà perché il numero di veicoli è  superiore alle capacità ricettive delle strade. Se non ci credete, provate a verificare in che condizioni si trovano tutti i percorsi alternativi alle arterie intasate (per esempio, la Milano-Meda). Questo è ciò che avverrà nel medio periodo. Ma non basta: nel lungo periodo attorno all’asse viario delle tangenziali sorgeranno inevitabilmente strutture di servizio e commercio (tanto per provare a immaginare:  stazioni di rifornimento, bar, centri commerciali) che richiameranno ancora più traffico nelle tangenziali e dunque nell’attraversamento del centro della nostra città. Avremmo così maggiore traffico e maggiore cementificazione. La nostra politica sarà quindi di convinto rifiuto di questa soluzione. Ma allora in che modo far fronte al traffico senza le tangenziali?

La risposta sta nel trasformare tutto il centro città in “Zona 30 Km/h“. Rispetto a chi vuole un attraversamento veloce, è una dissuasione a praticare il centro e un incentivo a trovare percorsi alternativi.  La ridotta velocità abbatterà le emissioni e ridurrà il numero di incidenti, oltre a diminuirne la pericolosità. Dossi rallentatori e variazioni altimetriche della carreggiata saranno sufficienti per mantenere la velocità prescritta. La spesa sarà sicuramente inferiore a quella delle tangenziali!

Studieremo, incoraggeremo e promuoveremo, inoltre, anche soluzioni alternative all’uso tradizionale delle autovetture: spesso esse sono occupate solo dal conducente. Car pooling e car sharing potrebbero ridurre il numero di vetture in circolazione. Studieremo cioè la fattibilità di un progetto destinato ad incoraggiare l’uso collettivo di uno stesso veicolo o la condivisione di un solo veicolo tra più persone che non hanno necessità di utilizzarlo tutti i giorni.

Anche l’uso del trasporto pubblico migliorerebbe il quadro viabilistico senaghese.  Il collegamento con p.le Machiachini (MI) lungo la  Strada Provinciale 35  è in via di riprogettazione. E’ incerta la sorte del vecchio Gamba de legn, il “trenino” Milano-Limbiate. Dopo tante voci di soppressione della linea, si sa che il Gamba de legn sopravviverà ancora per un po’: il Comune di Milano ha stanziato 3,8 milioni di euro per la manutenzione della tratta, ma prima o poi il “trenino” dovrà andare in pensione. Il CIPE ha stanziato 60 milioni di euro per la riqualificazione della tratta (c’è la possibilità di una metrotranvia, o metrò leggero), ma senza un progetto questi soldi verranno persi: per cui, i Comuni interessati si stanno già consultando. Si vocifera di  una eventuale nuova linea che si fermerà a Paderno; “remano” contro l’idea di una metrotranvia alcuni Comuni che hanno già stazioni ferroviarie sul loro territorio. Ma tutte le consultazioni stanno avvenendo senza il Comune di Senago, che non può dire la sua, poiché è commissariato! Ci batteremo perché la nostra città non venga esclusa dalla rete dei trasporti dell’hinterland e perchè venga realizzata una linea di metrò leggero da Maciachini a Limbiate.

Sarà importante anche costruire una rete di trasporti interna e rinforzare il collegamento con punti di interesse esterni. Due linee circolari potrebbero collegare Senago con l’Ospedale di Garbagnate e le stazioni di Bollate Nord e di Palazzolo. Anche questi trasporti eliminerebbero traffico di attraversamento, soprattutto di chi, provenendo da Limbiate, deve raggiungere Bollate Nord. Si potrebbero aprire consultazioni con il Comune di Limbiate per questo. Infine, riprenderemo l’esperienza purtroppo accantonata delle navette per il cimitero e per il mercato.

Ma la viabilità non è argomento dei soli veicoli a motore: esistono -per fortuna- biciclette e pedoni. Per le une e per gli altri, occorre non solo completare il tracciato dei percorsi ciclopedonali, ma anche collegarli tra di loro, per non avere molti tratti, tra loro scollegati. Nei punti in cui  le piste incrociano le strade percorse dal traffico motorizzato, si può pensare a semafori dedicati, come nei Paesi Bassi o nella stessa Milano. La rete senaghese andrà poi connessa alle reti dei Comuni limitrofi.


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