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A PROPOSITO DEL VOTO UTILE

Siamo agli ultimi giorni di una campagna elettorale, che sempre più spesso, nell’ottica di una spettacolarizzazione televisiva e mediatica, ha visto toni da ring pugilistico, piuttosto che essere un sereno e pacato confronto ad un tavolo delle idee. E’ stata Inoltre la campagna elettorale delle false promesse, quella di inenarrabili fantasie che sarebbe bene non diffondere per lasciare alla politica lo spazio della realtà e non quello delle impossibili narrazioni, utili solo a far crescere il “mercato delle illusioni” per poi alimentare future frustrazioni che andranno a contribuire a far crescere i prossimi astensionismi.

Puntuale, già dalla prima settimana di campagna elettorale, senza attendere gli ultimi giorni, come avveniva in passato, si è presentata alle nostre porte la richiesta del voto utile. Ancora nessuno riesce a spiegare a quale utilità possa essere legato e ricondotto il voto di ogni cittadino e cittadina. I sondaggi negli ultimi anni sono stati utilizzati sempre più come arma di distrazione di massa; più per indirizzare gli elettori che per registrarne le loro preferenze. La logica dei sistemi elettorali maggioritari ha condotto sempre più spesso a schierarsi con il più forte o con chi era comunque prossimo alla vittoria. Ma è questo il fine vero di una consultazione elettorale ? Siamo davvero immersi in una sorta di folle corsa ippica nella quale chi vince, anche di una sola incollatura, si prende tutto ? È questa la logica per cui chi ha contribuito alla vittoria del più forte, pensa in qualche modo di avere un premio da spartire con il vincitore ? E’ giusto tutto questo ?

NO !! CREDO DECISAMENTE CHE LE COSE STIANO IN MODO DIVERSO !!

Ogni cittadino, quando esprime il proprio voto, lo fa scegliendo un’opzione di campo, una sorta di idea di società che lo debba e lo possa rappresentare quotidianamente per quelle che sono le necessità ed i bisogni reali della quotidianità che ognuno di noi vive. Allora scrolliamoci di dosso questo fardello dell’utilità che è poi solo quella del partito che chiede quel voto utile. Non è e non sarà mai l’utilità di chi quel voto lo esprime !!

Iniziamo finalmente a chiederci a chi deve essere utile il voto e soprattutto la partecipazione al voto !! Iniziamo a pensare ed a far rivivere una società che vuole, anche attraverso la rappresentanza politica, oltre che con le lotte e le battaglie quotidiane, dare voce a chi voce non ne ha. Dare spazio a chi, per mille e più ragioni, non riesce a trovare uno spazio di espressione e di partecipazione in una società sempre più votata alla dura legge del più forte.

Sarà che ho sempre avuto un’idea un po’ romantica del voto e sarà che ogni qualvolta ponevo la mia croce sul simbolo di chi mi rappresentava, e non su chi stava meno distante da me, ma su chi mi era realmente vicino, uscivo dalla cabina elettorale tornando in strada con la gioia e la leggerezza di chi aveva messo il suo piccolo mattone nella giusta direzione del cambiamento in meglio del mondo in cui vive. Sarà per tutto questo che non riesco a vedere, a percepire o a leggere nessuna migliore utilità di un voto se non per chi rappresenta e rappresenterà al meglio l’idea del mondo in cui amerei vivere e far vivere i miei figli e le persone che amo.

Ed allora per tornare a sentire un’aria nuova e pulita e per respirare ancora quell’inebriante senso di leggerezza, domenica voterò POTERE AL POPOLO  e SINISTRA PER LA LOMBARDIA !!

I VOTI PIU’ UTILI CHE IO POSSA ESPRIMERE !!

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Il Programma di Potere al Popolo – 15 – GIUSTIZIA

La rivendicazione di una nuova legislazione più attenta ai bisogni delle fasce economicamente più deboli della società sarebbe inutile senza un sistema giudiziario che ne possa garantire il rispetto con efficacia e celerità.
Anche la giustizia è un bene comune, ed è per questo motivo che riaffermiamo l’essenzialità dell’amministrazione pubblica della giustizia come argine di difesa dei diritti, rigettandone ogni forma di privatizzazione.
Migliaia di persone, negli ultimi anni, si sono trovate colpite da procedimenti penali o misure di polizia perché lottavano per il diritto all’abitare, al lavoro, alla salute, allo studio, per il rispetto dell’ambiente e del territorio. In pratica, grazie ad una politica corrotta e a certa stampa, la “legalità” ha colpito chi lottava per la giustizia sociale. Invece del riconoscimento politico delle rivendicazioni, la risposta dello Stato e della stessa magistratura è stata solo repressiva: chi lotta viene processato e arrestato, chi è bisognoso o più semplicemente ha comportamenti considerati, a ingiusto titolo, devianti o pericolosi, viene represso e condannato.
L’ovvia conseguenza è che le carceri, come ci dicono le statistiche, sono sovraffollate di immigrati, malati psichici, persone senza dimora e tossicodipendenti.

Al contrario, quando sono i settori popolari a reclamare giustizia, questa non arriva mai, a causa del sostanziale classismo del nostro ordinamento giuridico. Anche l’accesso ai tribunali amministrativi è costosissimo; non solo i privati cittadini, ma anche i piccoli comuni spesso non riescono a far valere i propri diritti contro le amministrazioni più forti o, peggio, i privati con maggiori mezzi economici a disposizione (pensiamo per esempio alla multinazionale Tap in Salento).
Il costo della giustizia ordinaria è aumentato anche a causa di marche da bollo e di contributi unificati sempre più esosi; i cittadini sono inoltre costretti, per molte materie, a tentare accordi stragiudiziali (con mediatori o arbitri a pagamento). L’obiettivo è scoraggiare totalmente il ricorso alla giustizia da parte delle classi popolari.
Le campagne d’odio contro il diverso, visto come deviante,  portate avanti anche da alcune amministrazioni locali, istigano all’acquisto di armi. Sono così triplicate in dieci anni le licenze per il porto d’armi, arrivando al dato allarmante che quindici italiani su cento detengono una pistola o un fucile.

Per questo lottiamo per:
• l’amnistia per i reati legati alle lotte sociali, sindacali e ambientali;
• la depenalizzazione di una serie di reati, ereditati dall’ordinamento fascista del Codice Rocco e da sempre nuove leggi speciali;
• la riforma di alcune misure sanzionatorie e di regole procedurali (fogli di via, sorveglianze speciali, avvisi orali);
• l’abrogazione delle norme che hanno aumentato il potere dei sindaci in materia di sicurezza e decoro urbano (es. cosiddetto Daspo Urbano previsto dalla legge Minniti);
• l’abrogazione della legislazione speciale di natura emergenziale risalente agli anni 70 e 80 (legge Reale);
• la legalizzazione delle droghe leggere e la depenalizzazione del consumo di sostanze;
• il contrasto dei fenomeni corruttivi diffusi e della reimmissione di capitali di provenienza mafiosa, inasprendo le pene e allungando i termini di prescrizione per riciclaggio e autoriciclaggio;
• l’educazione all’antimafia, chiedendo ai Comuni di ottemperare all’obbligo di informare la cittadinanza sui beni confiscati, e favorendo le amministrazioni che risocializzino questi beni;
• la smilitarizzazione della guardia di finanza e la trasformazione in polizia specializzata in contrasto alla corruzione, all’evasione ed elusione fiscale e tributaria;
• l’introduzione dei codici identificativi per gli agenti di polizia in servizio di ordine pubblico;
• la modifica della insufficiente legge sul reato di tortura, approvata dal parlamento a luglio 2017;
• contrastare fortemente la libera disponibilità di armi;
• l’abolizione dell’ergastolo, sia condizionale che ostativo: l’assenza di ogni possibilità di uscita è incompatibile con la finalità rieducativa della pena, prevista dall’art. 27 della Costituzione;
• l’abolizione del 41 bis, riconosciuto quale forma di tortura dall’ONU e da altre istituzioni internazionali, adottando al suo posto misure di controllo, per i reati di stampo mafioso, allo stesso tempo efficaci ed umane, che non permettano la continuità di rapporto con l’esterno
• l’emanazione di un provvedimento di amnistia e indulto che risolva il problema del sovraffollamento carcerario;
• una riforma della vita carceraria, soprattutto attraverso un più ampio utilizzo delle misure alternative e di validi percorsi per il reinserimento dei detenuti;
• l’abbattimento dei costi di accesso alla Giustizia al fine di  consentire la tutela dei propri diritti anche alle  fasce economicamente più deboli della popolazione.

Il Programma di Potere al Popolo – 14 – UNA NUOVA QUESTIONE MERIDIONALE

La crisi in cui versa il nostro Paese da oltre un decennio colpisce con particolare violenza i territori storicamente più svantaggiati, il Sud e le Isole. Il tasso di disoccupazione in queste aree è quasi il doppio di quello nazionale; un giovane meridionale su due è senza lavoro, a fronte di livelli di istruzione e formazione molto alti. I salari sono mediamente più bassi e il lavoro è più precario, a fronte di un costo della vita che negli ultimi anni è salito vertiginosamente, specialmente nelle aree metropolitane. Il disinvestimento dello Stato dai settori strategici, quando non è coinciso con una svendita, come nel caso dell’ILVA, ha trasformato porzioni enormi di territorio, come Bagnoli, in cimiteri industriali, preda di interessi speculativi senza alcuna prospettiva di sviluppo, martoriati da livelli altissimi di inquinamento ambientale. L’inquinamento è l’altro denominatore comune del Sud, da Bagnoli all’ILVA, dalla mega discarica di Terzigno al fiume Sarno, a Priolo; quando i territori non sono inquinati da residui industriali o da discariche, sono selvaggiamente occupati da foreste di pale eoliche, impianti di produzione di energia da CDR, oppure diventano territorio d’elezione per lo stoccaggio di scorie nucleari, o per l’allargamento e la costruzione di nuove basi militari.

I livelli sanitari garantiti sono inferiori alla media nazionale, così come le risorse destinate a istruzione e formazione che nel Sud e nelle isole diminuiscono. In questo contesto è comprensibile la ripresa drammatica dell’emigrazione da Sud a Nord – a volte forzata, come nel caso degli insegnanti – e dell’emigrazione verso l’estero, che vede i meridionali e gli isolani in testa alle classifiche di chi parte per non tornare. Noi riteniamo che la questione meridionale debba tornare ad essere questione centrale sul piano nazionale ed europeo. Va invertita la rotta: il Sud e le Isole non vanno visto più come un problema, ma come una grande opportunità per il paese, liberandone positivamente le energie.

Per questo lottiamo per:

  • una politica di investimenti pubblici in settori produttivi mirati allo sviluppo dei territori più svantaggiati, contrastando il ricatto inaccettabile che vorrebbe barattare il lavoro con la salute e la tutela dell’ambiente, e perché le ragazze e i ragazzi del Sud abbiamo il pieno diritto di studiare e lavorare nella propria terra;
  • livelli sanitari realmente equiparati a quelli del resto del paese;
  • una rete di infrastrutture e trasporti pubblici radicalmente potenziata;
  • un forte investimento in istruzione e formazione orientato al Sud;
  • la fine di una strategia che vede nel meridione una mega discarica, o una mega centrale elettrica per il paese;
  • la difesa dei territori dagli appetiti speculativi di imprenditori nostrani e grandi multinazionali.
  • l’affermazione di un modello di economia alternativo, che accanto a produzioni qualificate valorizzi la bellezza, la storia, la terra, le nuove tecnologie, la cultura di città che sono da sempre luoghi di pace, crocevia di popoli e culture.

Il Programma di Potere al Popolo – 12 – AUTODETERMINAZIONE E LOTTA ALLA VIOLENZA CONTRO LE DONNE E LE PERSONE LGBTQI

Nel Gender Gap Report 2017, il rapporto sul divario tra uomini e donne, l’Italia è all’82esimo posto su 144, era al 50esimo nel 2015: si inaspriscono dunque le disuguaglianze. Sulle donne continua a scaricarsi il doppio lavoro produttivo e riproduttivo, le gerarchizzazioni dentro il lavoro, il dominio maschile dello spazio pubblico, la violenza materiale e simbolica che nega i percorsi di autodeterminazione e libertà.

La crisi ha acuito i problemi. L’Italia è penultima in Europa per occupazione femminile, sulle donne si concentrano il part-time imposto (più che doppio rispetto agli uomini), la precarietà e la sottoccupazione. I tagli al sistema di welfare, in una società incapace di rimettere in discussione la divisione dei ruoli maschili e femminili, si traducono nella negazione del “diritto al tempo” con le donne che dedicano al lavoro domestico e di cura una media di oltre 5 ore al giorno, il triplo degli uomini. La violenza contro le donne è cronaca quotidiana, tra le mura domestiche dove si consuma la maggior parte delle violenze, nella perpetuazione di un dominio maschile incapace di fare i conti con l’affermazione di autonomia e libertà delle donne. La questione di genere si intreccia con la questione di classe, e colpisce in particolare i corpi delle donne migranti.

Le discriminazioni sul lavoro e nella società, la violenza riguardano anche gay, lesbiche, trans e tutto l’universo LGBTQI, che combatte quotidianamente contro i pregiudizi, l’odio, l’omofobia, la transfobia. Il non riconoscimento pieno delle relazioni e delle famiglie delle persone LGBTQI significa ridurre le loro vite a esistenze individuali e isolate, e riaffermare un’idea autoritaria di famiglia che compromette la libertà di tutti e tutte.

Al carattere sistemico della violenza risponde oggi un movimento femminista mondiale: “Non una di meno” è la forza politica che tiene insieme e traduce percorsi di liberazione dal dominio di classe, di genere, di razza e orientamento sessuale. La lotta femminista partita dalla Argentina ha portato nelle piazze centinaia di migliaia di donne contro la violenza in tutte le sue forme. Lo sciopero dal lavoro riproduttivo e produttivo dello scorso 8 marzo ha messo in luce le tante forme di sfruttamento invisibili, nel lavoro di cura, nel lavoro da casa e nella richiesta di disponibilità e prestazione permanente. Anche in Italia il movimento femminista ha espresso, e continua ad esprimere, con autonomia e intelligenza, una capacità fortissima di lotta, elaborazione, proposta.

Per questo lottiamo per:

  • la parità di diritti, di salari, di accesso al mondo del lavoro a tutti i livelli e mansioni a prescindere dall’identità di genere e dall’orientamento sessuale;
  • la radicale rimessa in discussione dei ruoli maschile e femminile nella riproduzione sociale ed un sistema di welfare che liberi tempo di vita per tutte e tutti;
  • la rottura del carattere monosessuato dello spazio pubblico e della politica;
  • soluzioni che inibiscano ogni forma di violenza (fisica, ma anche sociale, culturale, normativa) e discriminazione delle donne e delle persone LGBTI (attraverso una legge contro l’omotransfobia);
  • una formazione che fornisca strumenti per decostruire il sessismo e educhi al riconoscimento della molteplicità delle differenze;
  • la piena e reale libertà di scelta sulle proprie vite e i propri corpi, il pieno diritto alla salute sessuale e riproduttiva, negata in tante strutture pubbliche dalla presenza di medici obiettori. Va garantito a tutte l’accesso alla fecondazione assistita, anche eterologa, a prescindere dallo stato di famiglia. Va combattuta la diffusione dell’HIV attraverso la promozione della contraccezione rendendo disponibili a tutte e tutti le nuove tecniche di prevenzione. Vanno vietate le mutilazioni genitali su* bambin* intersessuali prima che possano capire e sviluppare la loro identità di genere;
  • la cancellazione di ogni pacchetto sicurezza. La sicurezza delle donne è nella loro autodeterminazione;
  • i diritti e le aspirazioni di gay, lesbiche e trans, sia come individui che nella loro vita di coppia, con l’introduzione del matrimonio egualitario, del riconoscimento pieno dell’omogenitorialità a tutela dei genitori, dei figli e delle famiglie e con la ridefinizione dei criteri relativi all’adozione, consentendola anche a single e persone omosessuali, per riconoscere il desiderio di maternità e paternità di tutte e tutti.

Il Programma di Potere al Popolo – 11 – IMMIGRAZIONE E ACCOGLIENZA

Le principale forze politiche alimentano le tendenze xenofobe e razziste, indicando nei migranti la causa principale del disagio sociale: è una falsità assoluta. E’ la concentrazione di ricchezze e potere nelle mani di pochi la causa dell’impoverimento dei molti, non chi fugge dalle guerre o dai disastri economici e ambientali provocati dalle politiche liberiste.

È necessario un discorso solidale e di alleanze fra sfruttati che porti all’estensione dei diritti sociali per tutte/i, cittadini italiani e migranti. E’ necessario dare accoglienza e diritti tanto ai richiedenti asilo che stanno giungendo dal 2011 quanto alle cittadine e i cittadini migranti residenti da anni in Italia.

Per questo lottiamo per:

  • il superamento della gestione emergenziale, militarizzata e “straordinaria” dell’accoglienza, proponendo – a partire dal modello SPRAR – centri di piccole dimensioni, gestite dal pubblico e che permettano a chi arriva percorsi autonomi di inserimento, abitativo, sociale, lavorativo, indipendentemente dal loro status giuridico;
  • la valorizzazione delle professionalità coinvolte nell’accoglienza, persone oggi costrette a contratti precari e a supersfruttamento;
  • l’abolizione del regolamento di Dublino III, delle leggi Minniti-Orlando e di tutte le leggi razziste che lo hanno preceduto;
  • l’abrogazione degli accordi bilaterali che permettono il rimpatrio forzato e di quelli che servono ad esternalizzare le frontiere, per l’attivazione di canali legali e protetti d’ingresso in Europa;
  • l’abrogazione del T.U. in materia di immigrazione (Bossi–Fini) frutto di emendamenti della Turco–Napolitano, la rottura del vincolo tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro, la chiusura di tutte le forme di detenzione amministrativa, il passaggio di competenze ai Comuni per il rilascio e rinnovo dei titoli di soggiorno, meccanismi di regolarizzazione permanente;
  • l’approvazione dello ius soli e la sua estensione a chi è comunque cresciuto in Italia, una revisione estensiva della legge sulla cittadinanza, il diritto di voto a partire dalle elezioni amministrative per chi risiede stabilmente nel nostro paese.

Il Programma di Potere al Popolo – 10 – DIRITTO ALL’ABITARE, ALLA CITTA’, ALLA MOBILITA’

In un paese colpito da una crisi decennale, dove le imprese sono dedite alla rapina dei fondi pubblici e all’aumento dello sfruttamento ma ciò nonostante non riescono a guadagnare quanto vorrebbero, le case, le città e i servizi pubblici essenziali diventano sempre più centrali nella corsa al profitto. Nonostante lo sbandierato tasso di nuclei proprietari, tra i più alti d’Europa, vediamo sempre più gente senza casa, sfrattata con la forza, costretta a pagare affitti senza controllo o ad occupare, mettendosi in una situazione di insicurezza e illegalità dovuti solo al bisogno. Vediamo inoltre città sempre meno a misura delle persone, dove i servizi vengono tagliati – trasporti -, peggiorano in qualità – igiene pubblica -, costano sempre più cari – acqua, elettricità, gas. Vediamo centri storici trasformati in vetrine, da cui i poveri e gli indesiderati vengono scacciati col DASPO, e periferie ghetto, private dei servizi essenziali, spesso preda del degrado e della criminalità organizzata. I servizi pubblici essenziali sono, ancora, il nuovo terreno di caccia per i profitti: acqua, elettricità e gas costano sempre di più e non sono garantiti, mentre la mobilità e i trasporti non rispondono più agli interessi delle classi popolari ma alle esigenze di guadagno delle grandi imprese. Noi crediamo che la casa, le città vivibili, la mobilità siano diritti fondamentali.

Per questo lottiamo per:

  • un piano straordinario per la messa a disposizione di 1.000.000 di alloggi sociali in 10 anni, attraverso il prioritario riutilizzo del patrimonio esistente;
  • l’introduzione di un’imposta fortemente progressiva sugli immobili sfitti, l’abolizione della cedolare secca e la possibilità per i sindaci di requisire lo sfitto in situazioni di emergenza abitativa;
  • una politica di controllo degli affitti, stabilendo canoni rapportati alla rendita catastale;
  • l’abolizione dell’articolo 5 della legge Lupi, che nega a chi occupa la possibilità di allacciarsi alle reti elettriche, idriche e del gas;
  • un controllo delle tariffe per i servizi pubblici essenziali e la loro garanzia per tutte e tutti, in particolare per chi è in condizioni di disagio socio-economico;
  • una moratoria sulla “morosità incolpevole”;
  • un piano di riqualificazione delle periferie, in cui vivono 14 milioni di persone;
  • un sistema di trasporto pubblico potenziato, e alla portata di tutti, con il contrasto ai processi di privatizzazione e la riaffermazione del carattere pubblico dei servizi e delle aziende, con particolare attenzione ai bisogni dei pendolari e al trasporto locale.

Il Programma di potere al popolo – 8- BENI E ATTIVITA’ CULTURALI, COMUNICAZIONE E INFORMAZIONE

Con gli ultimi governi l’investimento in cultura è sceso alle 0,7% del Pil; si sono emanate leggi che hanno ridotto la cultura a merce; si è proseguito con la politica degli “eventi”, degli “una tantum” e dei “bonus”. Si è riportato il servizio pubblico radiotelevisivo sotto il diretto controllo del governo; si sono eliminati i finanziamenti pubblici all’informazione indipendente, cooperativa, culturale e scientifica. Per noi la cultura e l’informazione sono un bene pubblico, patrimonio di tutti, non privatizzabile e non mercificabile. Sono diritti fondamentali e inalienabili. Solo l’intervento pubblico può garantire un reale pluralismo e una reale indipendenza della produzione e dell’offerta di cultura e di informazione dalle logiche di mercato. Anche su questo si misura oggi la disuguaglianza: non solo tra chi ha e chi non ha, ma anche tra chi sa e chi non sa.

Per questo lottiamo per:

  • portare l’investimento nella cultura almeno all’1% del Pil;
  • leggi che garantiscano risorse pubbliche certe a sostegno della produzione e distribuzione indipendente, dell’associazionismo culturale, dei luoghi della fruizione;
  • riforme di tutte le istituzioni culturali pubbliche la cui gestione deve essere affidata alle forze sociali, culturali e professionali del settore;
  • costruzione in tutti i quartieri delle nostre città di una rete di spazi pubblici della cultura: luoghi di incontro, partecipazione, fruizione culturale, produzione, sperimentazione e formazione gestiti dal territorio;
  • assicurare ai lavoratori della cultura i diritti di tutti i lavoratori, fermare i processi di precarizzazione. Garantire continuità di reddito e tutele, riconoscendo, nei settori in cui è fisiologico, il carattere “intermittente” del lavoro culturale: dietro il lavoro che “emerge” c’è un lungo lavoro sommerso che è “lavoro” e come va tale retribuito e tutelato;
  • leggi di tutela, conservazione e valorizzazione dei beni culturali ed artistici da parte dello Stato; un piano straordinario di manutenzione del paesaggio e del nostro patrimonio storico ed artistico, bibliotecario e archivistico; il riconoscimento di tutte le professionalità del settore del restauro e dell’archeologia;
  • nuove norme sul diritto d’autore che, difendendo il compenso economico e la possibilità per gli autori di decidere dell’integrità e del destino della propria opera, consentano contemporaneamente di scaricare e condividere opere d’ingegno sulla rete per uso esclusivamente personale; le norme attuali sono inutilmente vessatorie o addirittura d’ostacolo allo svolgimento di servizi pubblici quali, ad esempio, il prestito bibliotecario di opere su supporto digitale;
  • la difesa della neutralità della Rete e un controllo pubblico sui big data, i loro detentori e l’utilizzo che ne fanno;
  • una vera legge sul conflitto di interessi e legge antitrust;
  • una riforma che ribadisca la centralità del servizio pubblico radiotelevisivo e che ne garantisca una gestione democratica e partecipata, pluralista e decentrata;
  • il sostegno pubblico alle testate indipendenti, alle cooperative, alle pubblicazioni culturali e scientifiche.

Il Programma di Potere al Popolo – 7 – SCUOLE, UNIVERSITA’, RICERCA

La scuola, l’università e la ricerca sono state massacrate dalla mannaia neoliberista. Taglio dei fondi e attacchi alla libertà d’insegnamento e ricerca, precarizzazione del lavoro e blocco dei salari sono la norma da decenni a questa parte. Noi crediamo che la formazione sia un pilastro della democrazia, e quindi vogliamo una scuola pubblica di qualità, finalizzata all’acquisizione di un sapere critico e non di semplici competenze funzionali alle logiche mercatiste, gratuita fino ai più alti gradi, laica e aperta davvero a tutte e tutti; vogliamo un’Università pubblica, gratuita, con un reale dritto allo studio per chi non ha i mezzi, e vogliamo che la ricerca nel nostro paese sia libera da interessi e pressioni economiche e possa svilupparsi in autonomia, vivendo dei soli finanziamenti pubblici e mettendosi al servizio della collettività. In tal senso assumiamo la LIP Per la Scuola della Costituzione, www.lipscuola.it, come base di partenza per un progetto complessivo che segni una radicale discontinuità con le politiche scolastiche degli ultimi trent’anni, riconoscendo la piena autonomia del soggetto collettivo e plurale che ne ha costituito la genesi e ne caratterizza il percorso.

Per questo lottiamo per:

  • la cancellazione della legge 107/15 e di tutte le altre riforme che hanno immiserito la scuola, l’università e la ricerca e le hanno messe al servizio delle esigenze delle imprese;
  • la copertura totale del fabbisogno di posti negli asili nido e nella scuola dell’infanzia pubblica;
  • il rilancio della collegialità e della vita democratica nelle scuole, con l’abolizione della figura del “dirigente-manager”;
  • l’introduzione di un limite massimo di 20 alunni per classe e la generalizzazione del tempo pieno per il primo ciclo d’istruzione, l’elevamento dell’obbligo scolastico (e non formativo ) a 18 anni;
  • l’eliminazione dell’alternanza scuola-lavoro;
  • l’abolizione dei test INVALSI;
  • la difesa del carattere pubblico dell’istruzione, con l’abolizione di ogni finanziamento alle scuole private;
  • un serio adeguamento salariale per il personale docente e non docente di ogni ordine e grado, l’assunzione di tutti i precari con 36 mesi di servizio e la cancellazione del precariato per il futuro;
  • la gratuità degli studi universitari e postuniversitari pubblici;
  • l’obbligo della remunerazione dei dottorati e di ogni tipologia di collaborazione con i dipartimenti universitari;
  • l’abolizione dell’ANVUR;
  • un aumento consistente della quota di PIL destinata all’istruzione, il potenziamento dei fondi d’Istituto, l’aumento del Fondo di Finanziamento Ordinario per gli Atenei sulla base del numero degli iscritti e non di criteri premiali;
  • una seria politica pubblica di sostegno alla ricerca, la gratuità dei libri di testo e la certezza del diritto allo studio fino ai più alti gradi, con pari condizioni in tutto il territorio nazionale;
  • un piano straordinario di edilizia scolastica con particolare riferimento alla sicurezza antisismica.

La sinistra non comunista ha fallito. Quando un libro nero della socialdemocrazia?

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Il comunismo è stato sconfitto dalla storia”, dicevano. Eppure a ormai oltre vent’anni dalla caduta del socialismo reale quali sono i successi portati a casa della sinistra spogliata del marxismo e della storia dei movimenti a esso ispirati nel XX secolo? Nessuno. E ora perchè non imbastire un processo intellettuale anche sui crimini della “socialdemocrazia” sulla falsariga dei vari libri neri del comunismo?

Chiunque abbia fatto politica negli ultimi vent’anni conosce molto bene quei personaggi che si sono autonominati i rappresentanti della “sinistra” e che dall’alto del loro scranno pontificano indisturbati ormai da troppo tempo. Costoro quando sentono parlare di comunismo mettono, metaforicamente, “mano alla pistola”. Ben si comprende il perchè del resto dal momento che si tratta di una classe politica che ha costruito il proprio potere proprio sulla base dello sgretolamento dell’ideologia comunista, anzi sono stati proprio dei personaggi attivi in questo processo acquisendo prebende e potere parallelamente alla distruzione del passato e di quella tradizione politica che nel corso del XX secolo ha permesso alle classi lavoratrici di conquistare come mai prima diritti e dignità. Pensateci bene, chi ha mai sancito in modo scientifico che il socialismo fosse una ideologia sbagliata e fallimentare? nessuno. Eppure costoro demolendo le impalcature del passato hanno acquisito prestigio e potere facendo credere che una volta distrutte le ideologie passate, ovvero il “totalitarismo” comunista, più nulla si sarebbe frapposto nel percorso verso la democrazia e il benessere globale. Oggi però che sono passati più di vent’anni da quelle scelte scellerate possiamo dire con forza che questi personaggi hanno fallito e che le soluzioni da loro proposte alle presunte criticità del comunismo non solo si sono rivelate completamente fallimentari ma hanno anche creato danni sociali e culturali senza precedenti.

Il dichiarare morta l’unica alternativa seria mai concepita dall’uomo, peraltro basata su criteri scientifici e non metafisico/religiosi, ha sostanzialmente reso il capitalismo come l’unico orizzonte possibile e lo ha quindi rafforzato al punto da farlo diventare esso stesso (lo è sempre stata per la verità) una ideologia estremista e pervicace senza più alcun ostacolo a frapporsi sul suo cammino. E questa assenza di alternative è stata responsabile di aberrazioni e di disgrazie umane di immani proporzioni, disgrazie e lutti che si potrebbe e si dovrebbe a questo punto contare esattamente come hanno fatto i “democratici” che hanno prodotto quel guazzabuglio di testi di dubbie fonti come i vari “libri neri del comunismo”, dove vengono peraltro proposti dati che non corrispondono non solo con la realtà, ma con il buonsenso. Dato che sparlare del comunismo conveniva eccome ( e conviene ancora), qualsiasi diceria contro questo o quel feroce dittatore comunista è stato preso per oro colato senza alcun tipo di verifica storiografica. Al contrario di fronte ai crimini quotidiani commessi dal capitalismo e dal sistema economico vigente regna una sostanziale indifferenza figlia di una evidente propaganda che ormai è diventata quasi goebbelsiana per il modo con cui arriva a distorcere la realtà per piegarla alla propria visione della storia.

Ma a distanza di anni non è forse giusto il momento di fare un “processo”, perlomeno intellettuale, alla socialdemocrazia e alla democrazia? Quando si scriverà un libro nero di tutte le malefatte direttamente e indirettamente causate dal “mondo libero”? Quando i personaggi che nel giro di trent’anni hanno dissipato ogni conquista del comunismo e del marxismo verranno messi di fronte al dato di fatto del loro totale fallimento? E a ben guardare non si tratta di un fallimento che vediamo solo noi, e quindi opinabile, ma di un fallimento sotto gli occhi di tutti in quanto ormai, come è stato ampiamente dichiarato, le differenze tra destra e sinistra sembrano essere venute completamente meno, schiacciate dal peso dell’unica cosa che conta: la finanza e il profitto. Ma di questo appiattimento la colpa è chiaramente di coloro che hanno deciso di uccidere il marxismo e il comunismo senza aver saputo proporre nient’altro, anzi avendo accettato di diventare dei semplici “poliziotti buoni” che si danno il cambio con i “cattivi” della destra nel sigillare lo status quo del sistema capitalistico.

Ecco quindi che ci sembra che i tempi siano finalmente maturi per incalzare i becchini del comunismo e chiedere loro conto di quello che si configura non tanto come un “tradimento”, quanto di un autentico assassinio, l’assassinio della sinistra. E a incalzare coloro che continuano a dichiararsi e a storcere il naso di fronte a termini come comunismo, marxismo, socialismo reale, c’è la realtà; una realtà di concentrazione delle ricchezze nelle mani di pochi, di guerre civili e nazionalismi che provocano migliaia di morti, di assenza di valori, di esseri umani trattati come schiavi. Una realtà che li incalza, e prima o dopo chiederà il conto.

RUBARE IL FUOCO A PROMETEO È UN CRIMINE CONTRO L’UMANITÀ

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Il furto del fuoco rubato a Prometeo si narra in mille modi, però, comunque lo racconti, ricorda l’antichissimo e innato bisogno di emancipazione dell’uomo. E’ un tema universale: la lotta per il progresso, che è soprattutto lotta per la conoscenza e il possesso del sapere. Il fuoco non scalda i corpi diversamente da quanto la conoscenza riscalda l’animo dell’uomo e lo rende ribelle di fronte alla prepotenza del potere. Prometeo «colui che riflette prima», il Titano che ama il genere umano, altro non è se non la metafora d’una lotta inesausta, identica a se stessa nell’apparente trascorrere del tempo: lotta contro il potere dei pochi, affidato all’ignoranza dei molti. Prometeo non ha un suo tempo, perché il nostro passato è stato presente e il futuro domani diventerà un nuovo presente e poi ancora passato. Su tutto, dai primordi, quel conflitto senza il quale – ci ammonisce Eraclito – non ci sarebbe vita.

A fine Ottocento, Prometeo fu l’operaio in lotta per la scuola gratuita, aperta a tutti e per la refezione scolastica. Fu l’operaio che impose con le lotte ai falsi «vati» del liberalismo una legge di riscatto, smascherando l’inganno: non era onesto e non rispondeva ai bisogni reali della gente l’incitamento rivolto al legislatore da Carducci che, dall’alto della sua cultura diventata potere, scriveva con toni di padre e intenti patrigni: «sottraete il figlio del lavoratore alla sofferenza dell’alfabeto». L’operaio voleva soffrire di quella pena, perché ogni parola che imparava a leggere lo rendeva Prometeo e lo spingeva a rubare la scienza dei padroni. arma possente di liberazione. Si videro così cortei con le bandiere rosse attraversare i «corsi» e i «rettifili» di città, rifatte a misura di ricchi, pronte a mettere ai margini le «classi pericolose», facendo ricorso allo sfruttamento del lavoro. Ogni parola svelava il segreto che Prometeo aveva carpito ai numi: senza il fuoco della conoscenza lo sfruttato è il miglior alleato dello sfruttatore, perché non ha coscienza dei diritti.

Il fuoco esiste per riscaldare tutti e tutti hanno diritto all’alfabeto: chi lo userà per sfruttare e chi si approprierà del sapere per lottare.

Il futuro che seguì quelle lotte oggi è il nostro passato. Qualcuno l’ha chiamato «secolo dei lavoratori» e tutti i padroni lo sanno, benché non lo dica nessuno, perché ci sono verità che il potere nasconde come segreti di Stato: la generazione dei rivoluzionari bolscevichi nacque dall’improvviso regalo di uno zar narcisista più che riformatore: la scuola per tutti, gratuita e libera produsse il populismo russo e quest’ultimo i rivoluzionari. Quando si corse ai ripari, si fece la scuola di Renzi, ma era ormai tardi e cadeva il palazzo d’inverno, per merito dell’alfabetizzazione più che dei fucili.

Contro Prometeo, i padroni d’oggi hanno rovesciato la storia e rubato il fuoco, che lasciano deperire, riducendo in cenere le scuole e le università languenti. A chi vuole ravvivarlo si oppone la forza di titani maligni nemici del genere umano: dirigenti del nulla, che hanno il compito di spegnere intelligenze critiche e trasformare le scuole in fabbriche di sfruttati consenzienti, costringendo i docenti a rinnegare Prometeo. Per realizzare il progetto di questo governo liberticida, i dirigenti scolastici hanno scelto un nuovo modo di assumere docenti: un filmato in cui si veda per intero la figura di chi si «candida». E’ sempre più evidente: la nuova filosofia della conoscenza ha cancellato dalla storia l’apologo di Menenio Agrippa e il suo irrinunciabile insegnamento. Essa ci riconduce ai primordi dell’umanità, all’eterna lotta per la libertà contro il potere.

Prometeo però è immortale e il fuoco non può avere padroni. Sarebbe ora che Abravanel, Giavazzi, Ichino e tutti i sacerdoti del neoiberismo se ne ricordassero, invece d’inseguire fantasmi che hanno prodotto disastri: Prometeo non è un solo mito, è un modo d’essere dell’uomo nella storia di tutti i tempi. Come un passero intrappolato, piuttosto che vivere in gabbia, si rompono le ali contro le gabbie per riconquistare la libertà di volare, così l’uomo sfida le imposizioni e mette in gioco la vita, se il potere prova a imporgli un’ideologia di annientamento della sua libertà di scelta. Hai voglia di giocare con le parole. Se hai riconosciuto che la conoscenza è «un bene della vita», è inutile ricordare che costa, come costano le polizze assicurative, sicché i giovani che non possono permetterselo devono rassegnarsi, perché la scuola per tutti ha un prezzo troppo alto.

Non c’è prezzo troppo alto quando si parla di vita e perciò, finché c’è tempo, giù le mani dalla scuola. Sebbene a lunga combustione, una miccia giunge a innescare la carica esplosiva per cui è stata accesa. Qualcosa dovrebbe pur dircela la barbarie che monta ogni giorno di più. Da troppo tempo il potere ha rovesciato con la forza il corso della storia, rubando a Prometeo quel fuoco che filosofia della storia e leggi del progresso umano gli avevano imposto di rubare.

E’ tempo di restituire il fuoco al legittimo proprietario. Per il bene di tutti, padroni compresi.

Giuseppe Aragno da “La sinistra quotidiana”


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