Archive for the 'Anziani' Category

Pensioni: Sia rispettata la decisione della Consulta.

xarton14506.jpg.pagespeed.ic.dEjT0yxpFBSulle pensioni qualcosa si muove a livello di mobilitazione. Mentre Cgil,Cisl e Uil ancora stanno aspettando il ”favore” di un tavolo di concertazione sulla previdenza, il 16 giugno sarà il Conup a muoversi. Il Coordinamento nazionale unitario pensionati, che ha tra le sue fila anche Ezio Gallori, andrà sotto la sede del ministero dell’Economia e Finanze, per “un presenziamento molto rumoroso”. Il Comup intende protestare contro il mancato rispetto della Sentenza della Consulta, contro il decreto Poletti-Renzi e per la difesa delle pensioni attaccate dall’ennesima riforma del sistema previdenziale che Renzi-Boeri stanno preparando!”.

Il Comup ha stilato anche una lettera inviata a deputati e senatori che riportiamo integralmente perché spiega in modo chiaro e sintetico la partita in gioco.
“Siamo cittadini di tutta Italia che hanno dato vita ad un Coordinamento Nazionale, apartitico e apolitico, che riunisce pensionati, esodati e tutti i lavoratori, futuri pensionati, ai quali soprattutto è rivolto il nostro sforzo di difesa dei principi costituzionali in tema pensionistico.

“La sentenza n. 70 della Consulta ha sancito il principio che la proporzionalità e l’adeguatezza della pensione alla retribuzione debbano sussistere non solo al momento del collocamento a riposo, ma anche successivamente. Alla Consulta non è certamente sfuggito evidentemente che il provvedimento Monti/Fornero di congelamento totale della rivalutazione per gli anni 2012 e 2013 per le pensioni superiori a tre volte il trattamento minimo si inseriva in un meccanismo perverso che prevedeva già parziali o nulle rivalutazioni fin dal 1996.

Il D.L. 65/2015 del Governo Renzi a seguito della suddetta sentenza, si limita a concedere qualche irrisorio arretrato escludendo totalmente i fruitori di una pensione superiore a 6 volte il trattamento minimo, irridendo la Corte Costituzionale e facendosi beffe dei pensionati del ceto medio che hanno svolto per una vita un’attività lavorativa all’insegna della correttezza contributiva e fiscale.

Sarà sufficiente dare uno sguardo al riepilogo allegato sul meccanismo di rivalutazione automatica delle pensioni per capire che c’è un intento chiaro da parte degli ultimi Governi ed in particolare di quello attuale: TUTTE LE PENSIONI DEVONO TENDERE NEL PIU’ BREVE TEMPO POSSIBILE AD ADEGUARSI A TRE VOLTE IL TRATTAMENTO MINIMO.

Non lasciamoci ingannare peraltro dal fatto che il tasso di inflazione in questi anni è basso, niente ci garantisce che esso non possa salire nei prossimi anni. Copiamo dalla Germania dove le pensioni sono agganciate agli aumenti dei lavoratori dell’industria e l’aliquota contributiva è del 24% anziché del 33%. I pensionati non hanno rinnovi contrattuali o bonus o promozioni, se togliamo loro la rivalutazione è la fine. Si può accettare una rivalutazione attenuata, ma mai che non si percepisca neppure l’aumento riconosciuto alle fasce più basse.

Il messaggio Renziano lascia trasparire un progetto di ghettizzazione dei vecchi. I vecchi si devono contentare di un minimo uguale per tutti a prescindere da ciò che hanno fatto nella vita.

In altra sede ci proponiamo di parlare della truffa del meccanismo di calcolo della pensione con il sistema di calcolo contributivo “all’italiana”, un sistema unico al mondo e non presente neppure nei fondi assicurativi delle assicurazioni private”.

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PENSIONI UN PO’ DI CHIAREZZA

Pensionati

 

 

 

 

 

 

PENSIONI. UN PO’ DI CHIAREZZA
Ogni tanto capita che in Tv – dimenticato per un attimo Berlusconi, i suoi reati, le sue escort e le sue barzellette, nonché le liti nel PdL e nel Pd – si discuta di questioni più importanti per i non addetti ai lavori, come ad esempio di pensioni. In questi rari casi però la confusione è massima, facilitata dall’ignoranza – vera o voluta – dei vari conduttori televisivi: Vespa, Santoro, Formigli, Paragone, Porro, Telese, Gruber, ecc. I quali non esitano a farsi portatori di approssimazioni grossolane, mezze verità e vere e proprie falsità.
Per fare chiarezza sarà bene elencare alcune questioni, come opportunamente ci ricorda Sante Moretti, esperto di sistemi pensionistici.

1. I pensionati italiani percepiscono un assegno pensionistico inferiore a quasi tutti gli altri paesi europei. La cosiddetta spesa pensionistica è minore di almeno 3 punti della media europea in quanto in Italia vi è conteggiato il TFR e non si calcolano quei 34 miliardi prelevati dal fisco, cosa che non avviene negli altri paesi europei.
2. L’evasione contributiva viaggia tra i 30 e i 40 miliardi l’anno e l’Inps vanta crediti (concordati) di circa 30 miliardi di mancati versamenti contributivi da parte delle aziende.
3. Il governo Monti ha prelevato dalle pensioni la parte più consistente delle risorse per raggiungere il pareggio di bilancio attraverso la legge Fornero. Legge che tra l’altro garantisce allo Stato per il prossimo decennio un ulteriore prelievo di 10 miliardi l’anno.
4. Tra importi di pensione erogati e i contributi versati, i fondi dei precari e dei lavoratori dipendenti sono in attivo di circa 12 miliardi che vengono utilizzati per ripianare le passività dei fondi dei lavoratori autonomi, del clero e dei dirigenti di azienda.
5. Il passaggio all’Inps della gestione delle pensioni del pubblico impiego vi ha caricato un deficit di circa 10 miliardi maturati a causa dei mancati versamenti contributivi da parte delle amministrazioni pubbliche.
6. Permane ancora una commistione tra previdenza e assistenza e soprattutto con le agevolazioni contributive alle aziende.
7. Il bilancio dell’Inps è in attivo, e persino il suo presidente, lautamente pagato, lo conferma: “Non ci sono problemi per la tenuta del sistema previdenziale”.
8. Le pensioni vengono pagate con i contributi, che sono quote di salario che ogni anno sono versate dai lavoratori e dalle lavoratrici, e quindi non incidono sulla spesa pubblica, come invece sostengono gli interessati detrattori del sistema pensionistico pubblico. I quali ogni volta ripetono che i giovani non avranno la pensione a causa dei “privilegi” dei vecchi, e che quindi è meglio rivolgersi alle compagnie assicurative.
La verità è che si vuole distruggere il sistema previdenziale pubblico, solidale e universale, in quanto non decollano né la previdenza integrativa né le polizze assicurative. E i mercati, poveretti, “soffrono”.

From: puntorossoblog@gmail.com

Italian Revolution

il manifesto del 03/06/2011
Da Bologna a Roma cresce il movimento dei giovani «senza bandiera» che chiedono lavoro, casa, rispetto e politiche dal basso. Con metodi improntati alla democrazia partecipata e alla non-violenza, in connessione con Madrid, Atene ma anche con le «primavere arabe». Intanto a Barcellona, dopo gli sgomberi, riprendono slancio gli «indignados»

Si chiama Italian revolution, per ora, la piattaforma con cui sono presenti in alcune grandi e piccole città gli indignados italiani. Sulle orme dei primi messaggi apparsi su facebook il 19 maggio in appoggio alla grande manifestazione indetta a Barcellona, si erano dati appuntamento per il giorno seguente in Piazza Maggiore a Bologna. Tutto era partito da un gruppo di studenti Erasmus spagnoli che volevano esprimere, com’era accaduto in altre piazze europee, solidarietà al movimento 15-M (dalla data del 15 maggio), altrimenti chiamato DRY (da democracia real ya). Piano piano, con l’avvicinarsi di tante persone, parlando parlando erano emersi i problemi analoghi vissuti in Italia, per cui si è costituito da quel giorno di maggio anche a Bologna «un posto per tutti per parlare di politica». Dove per politica, si badi bene, si intende il suo significato originario, polis ovvero comunità (dal greco), e i due giovani incontrati precisano che «l’immagine guida è la polis e l’agorà, ma liberate dallo schiavismo di un tempo». Lavorare tutti/e, lavorare meno, per avere tutti/e il tempo di dedicarsi anche alla politica in segno della multiculturalità, essendo le strutture oggi presenti non più sufficienti per affrontare la situazione.
Preferiscono non usare i termini usati dai partiti per parlarne, piuttosto chiamano in causa con nome e cognome coloro che gestiscono (male) le risorse. Così nelle assemblee, rigorosamente in cerchio, seduti per terra (per essere tutti/e allo stesso livello) con liste di interventi rispettate e richieste di contributi costruttivi, commentati con segni del linguaggio dei sordo-muti per non interrompere con applausi eventuali flussi di coscienza-pensiero, si toccano argomenti scottanti come l’Hera (società che gestisce gas, acqua, luce e raccolta rifiuti in Emilia-Romagna), l’Atc (società di trasporto pubblico che da poco ha aumentato il biglietto), ma anche la precarietà, gli affitti troppo alti, l’immigrazione, i beni comuni non privatizzabili, i referendum del 12/13 giugno, i tagli all’istruzione.
Chiedono ascolto a Bologna e non solo, perché nel corso delle assemblee, a cui partecipano dalle cento alle trecento persone, tra giovani e anziani, donne e uomini e persino bambini, ci si collega via internet (nel centro di Bologna c’è la rete wireless pubblica) per interfacciarsi con le altre piazze italiane a Torino, Milano, Venezia, Firenze, Pisa, Padova. E a Roma, dove c’è stata un’evoluzione simile al capoluogo emiliano-romagnolo: dalle quaranta persone in Piazza Bologna il 20 maggio si è arrivati alle oltre 400 tra giovani e meno giovani, precari e studenti, di domenica scorsa in Piazza San Giovanni. Primo passo per la costruzione di un’assemblea permanente, anche lì, come a Bologna, dove ormai si raggiungono le 300 ore consecutive (con una ventina di persone che dormono anche in piazza ben tollerati dai vigili urbani), e le parole d’ordine sono sempre confronto, lucidità e non violenza. Citiamo un fatto accaduto a Firenze: la polizia aveva vietato la distribuzione dei volantini che ogni giorno vengono preparati dal gruppo comunicazione (perché hanno anche una ferrea struttura organizzativa le diverse assemblee) per far conoscere alla gente gli argomenti discussi la sera, e come risposta i creativi indignados molto indignati hanno lanciato in aria duecento palloncini con scritti i punti dell’ordine del giorno.
Così come colpisce durante gli interventi il silente assenso mimato con le mani in alto sbattendole come farfalle in volo, che ci fa venire in mente la frase di Lao-tse che dice che un battito d’ali di farfalla qui, può provocare un terremoto in un altro punto del mondo. E se fosse davvero così, visto che dal 29 maggio già si parla di European Revolution? A Bologna ci si connette anche con Barcellona, Berlino o Atene, ma anche con le «primavere arabe», per discutere in contemporanea le questioni più urgenti, e fare quindi delle tecnologie un uso funzionale dal basso per connettere il local al global. Chiedono – abbiamo detto – di rispettare almeno i diritti previsti dalla costituzione (festeggiata in pompa magna più che mai quest’anno del 150° anniversario dell’Unità d’Italia). Chiedono la «coscientizzazione» della cittadinanza riguardo alle questioni ambientali, indicono gruppi di lavoro e workshop sui temi emersi le prime sere come una vera e propria «pioggia di idee», e ai quali sono benvenuti uomini e donne anche di associazioni e/o di partiti, basta che parlino a nome personale e non dell’organismo di cui fanno parte, per apportare il sapere in una realtà apartitica ma a forte carattere socio-politico-culturale. Perché per ribaltare questo sistema in agonia a livello mondiale non bastano più gli scioperi e le manifestazioni: Piazza Tahrir, Plaza Catalunya, Plaza del Sol, e da poco Piazza Syntagma, insegnano a riprendersi lo spazio pubblico e privato a suon di corpi e di cervelli. A Barcellona parlano professori universitari in piazza, si tengono persino alcune lezioni, mentre le (per ora) piccole piazze attive in Italia sono assolutamente ignorate dai media (tranne dalle radio indipendenti). «Il lavoro non è una merce», si è sentito dal microfono qualche sera fa in tutta la piazza a Bologna, e verso mezzanotte l’associazione Ca’ Rossa insieme alla Compagnia dei 13 hanno dato voce poeticamente alla precarietà con Flexible parafrasando l’Amleto shakespeariano: «Essere o non essere… precario, questo è il problema, sentirsi o non sentirsi precario, questo è il vero problema».

Per info: sul profilo fb italianrevolution o sul sito italiarevolution.it

Pensionati!

tratto da “Liberetà” (mensile SPI CGIL)

mamma mia


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