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I FASCISTI DI NUOVO A SENAGO LETTERA APERTA ALLA MAGGIORANZA DI GOVERNO

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Il 16 ottobre 2016 un drappello di militanti dell’organizzazione di estrema destra “Forza Nuova” ha montato un gazebo nel centro di Senago ed ha potuto fare propaganda delle proprie idee. Non è la prima volta.

Le idee di questa organizzazione, fondata da personaggi condannati per banda armata e associazionesovversiva (fonte: Wikipedia) propagano odio contro immigrati, omosessuali, zingari, scegliendo i propri
bersagli proprio tra le vittime che i nazisti vollero nei lager e nelle camere a gas.
Basterebbe già solo questo per impedir loro di diffondere il distruttivo messaggio di odio ed intolleranza.
Basterebbe il ricordo delle conseguenze che la diffusione delle idee di questo tipo portò nel mondo.
Basterebbe l’applicazione delle leggi esistenti (Scelba, Mancino).

Ma di più, la maggioranza di governo di Senago si impegnò, con una Mozione approvata dal Consiglio Comunale il 21 dicembre 2015, a togliere agibilità politica a chi si richiama alle idee del defunto regime fascista.
La mozione votata da SEL, IpS e PD impegna Sindaco, Giunta e Consiglio Comunale ad “escludere qualunque tipo di propaganda o manifestazione sul territorio comunale di organizzazioni o altri soggetti che si ispirino al nazifascismo” e “ad istituire meccanismo di intervento che consentano di negare e/o ritirare il rilascio dell’autorizzazione di occupazione del suolo pubblico ad associazioni che presentino richiami all’ideologia fascista, alla sua simbologia, alla discriminazione razziale, etnica, religiosa o sessuale”.
Erano solo vane parole?
Perché non si impedisce a Forza Nuova di fare propaganda a Senago?
Qualcuno sostiene che non lo si può impedire perché a Forza Nuova venne concesso di presentarsi alle elezioni politiche ed europee, fin dal 2001.

Eppure il presidente Pertini ebbe a dire che il fascismo non è un’opinione, ma un crimine.
La concessione di spazio politico elettorale ad un’organizzazione del genere fu un gesto esecrabile, in contrasto con la Costituzione (XII Disposizione finale), che vieta la ricostituzione del partito fascista sotto qualsiasi forma.
Il fatto che i Ministeri degli Interni del passato, tutti con… trazione a destra, abbiano voluto sfregiare la Costituzione in questo modo richiede un ravvedimento democratico ed antifascista.

La mozione antifascista senaghese, simile a quella approvata in molti Comuni vicini, rappresentava un passo in questa direzione.
La concessione bonaria o corriva di spazio politico all’estrema destra sta facendo dell’Italia, e precisamente della Lombardia, il territorio europeo dove si concentrano le manifestazioni dei più pericolosi estremisti e terroristi europei, che possono fare in Italia ciò che viene loro negato nei loro stessi Paesi.
Forse lo stravolgimento della Costituzione proposto dall’imminente referendum costituzionale prelude proprio all’abbandono dei valori fondativi di essa e della nostra Repubblica. L’antifascismo fa parte di essi.

SEL, IpS e PD facciano seguire i fatti alle parole della mozione che essi stessi votarono.
Non permettano mai più altre offese alla coscienza antifascista senaghese ed ai suoi morti per la libertà Mantica e Lattuada, la cui memoria va onorata e non vilipesa.
Lo spazio pubblico a Forza Nuova, d’ora in poi, va negato.

ANPI Senago, Sinistra Senago

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Questo 25 aprile

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Non è un 25 aprile come gli altri. Questo potrebbe essere l’ultimo per la Costituzione nata dalla ‪#‎Resistenza‬. Se non sconfiggiamo nel referendum di autunno le modifiche imposte dal governo Renzi a un parlamento abusivo di nominati grazie a una legge elettorale incostituzionale non potremo parlare più di Costituzione.

Il combinato disposto di Italicum e modifiche costituzionali costituisce uno stravolgimento definitivo e un guazzabuglio autoritario senza pari in nessun paese democratico.
Non avremo più un regime costituzionale ma uno strapotere del capo che con il voto di una minoranza potrebbe nominarsi il parlamento e tutti gli organi di garanzia.
Nessun diritto sarà al sicuro di fronte a un esecutivo così forte e senza contrappesi istituzionali.
Sbaglia chi minimizza la portata autoritaria di questo stravolgimento perché a operarlo e’ il PD e non Berlusconi (che comunque lo ha condiviso).
Nessuna libertà e nessun diritto e’ al sicuro quando si consegna tutto il potere a un uomo solo al comando.
La generazione che scrisse la Costituzione lo sapeva per averlo vissuto sulla propria pelle, molti anzi troppi pare che lo abbiano dimenticato.

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Non siamo razzisti…siamo peggio.

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La sim­bo­lo­gia del pogrom si era già espressa, a Quinto di Tre­viso, col rogo delle sup­pel­et­tili di uno degli alloggi desti­nati ai pro­fu­ghi: raz­ziate, get­tate in strada e date alle fiamme tra la folla plau­dente. Ora il maca­bro festino dell’intolleranza si arric­chi­sce di un det­ta­glio ancor più espli­cito: le minacce al pre­fetto di Roma, Franco Gabrielli, reo di non aver ceduto al ricatto dei cit­ta­dini «esa­spe­rati» di Casale San Nicola.In uno sgan­ghe­rato mes­sag­gio via Face­book, l’autore delle minacce, il vice­pre­si­dente, leghi­sta, del con­si­glio regio­nale delle Mar­che, inde­gno della carica isti­tu­zio­nale che rico­pre, pro­mette «olio di ricino» al «porco di un comunista».

Siamo ormai a un punto di svolta allar­mante, con Sal­vini che vomita quo­ti­dia­na­mente ingiu­rie e cli­ché raz­zi­sti come: «Smet­tete di coc­co­lare migliaia di clan­de­stini. Acco­glie­teli in pre­fet­tura o a casa vostra, se pro­prio li volete».

Men­tre il sistema di acco­glienza dei pro­fu­ghi mostra tutta la sua ina­de­gua­tezza, men­tre sugli sco­gli di Ven­ti­mi­glia il gruppo di gio­vani esuli con­ti­nua a resi­stere da più di un mese, abban­do­nato da ogni isti­tu­zione cen­trale, il blocco fascio­le­ghi­sta, aiz­zato da capo­rioni quali Zaia e Sal­vini, imper­versa da Nord a Sud, gui­dando la rivolta dei «pro­prie­tari del ter­ri­to­rio»: marce, molo­tov, cas­so­netti incen­diati e saluti romani.

Arduo è que­sta volta giu­sti­fi­care i ten­tati pogrom con la reto­rica della guerra tra poveri, seb­bene alcuni media per­si­stano. Non siamo in peri­fe­rie estreme, degra­date e abban­do­nate, ma in un comune tutt’altro che povero, ammi­ni­strato da un mono­co­lore leghi­sta, e in un sob­borgo romano tutto ville e piscine.

In realtà, gli impren­di­tori poli­tici del raz­zi­smo, spal­leg­giati da quelli mediali, non fanno che legit­ti­mare od orga­niz­zare pro­te­ste che si nutrono di una per­ce­zione deli­rante degli altri: quella che li col­loca, sim­bo­li­ca­mente e fat­tual­mente, nella sfera dell’estraneità all’umano. Solo così è spie­ga­bile come si possa par­te­ci­pare o con­sen­tire al lan­cio di sassi e bot­ti­glie con­tro il fur­gone che a Casale San Nicola tra­spor­tava i dician­nove gio­vani richiedenti-asilo, già sgo­menti per aver dovuto abban­do­nare d’un tratto la siste­ma­zione pre­ce­dente e ter­ro­riz­zati dalla torma degli scalmanati.

In realtà, coloro che si sono lasciati gui­dare dai fascio­le­ghi­sti niente sanno dei pro­fu­ghi allog­giati o da allog­giare nel «loro ter­ri­to­rio»: non ne cono­scono nep­pure le nazio­na­lità. Gra­zie al mar­tel­la­mento mediale dovreb­bero, però, essere edotti dell’epopea che li vede tra­gici eroi del nostro tempo: la fuga da mondi in fiamme o in sfa­celo, l’estenuante tra­ver­sata peri­gliosa del Medi­ter­ra­neo, i cada­veri, anche di bam­bini, abban­do­nati alle acque nostre, le madri che sbar­cano orfane dei figli e i figli che appro­dano orfani dei geni­tori… Ma quel che forse sanno non li muove a pietà, non fa scat­tare la molla dell’empatia o solo della com­mi­se­ra­zione: il deli­rio pro­duce anche anaf­fet­ti­vità, com’è ben noto.

Nulla sanno di ognuno di loro. E di tutti non pos­sono dire nean­che che sono ladri e rapi­tori di bam­bini, come dicono abi­tual­mente degli «zin­gari». Eppure li hanno già cata­lo­gati come nemici della loro medio­cre tran­quil­lità bor­ghese o piccolo-borghese, che essa alber­ghi nelle ville con piscina di Casale San Nicola oppure in alloggi ordi­nari di Quinto di Treviso.

Sanno o dovreb­bero sapere quali gaglioffi siano i mili­tanti di Casa­Pound, Forza Nuova, Mili­tia Chri­sti, Fra­telli d’Italia, Lega Nord e via dicendo. Eppure è a loro che si affi­dano «per pro­teg­gere il nostro ter­ri­to­rio dagli extra­co­mu­ni­tari». Così una resi­dente di Casale San Nicola all’inviato del Cor­riere della Sera, Fabri­zio Ron­cone, in una dichia­ra­zione pre­ce­duta dal clas­sico «Noi non siamo raz­zi­sti, ma…», sublime per emble­ma­ti­cità razzista.

La molla dell’empatia, ma verso i difen­sori del loro ter­ri­to­rio, è invece scat­tata nel M5S: una dele­ga­zione, costi­tuita da par­la­men­tari e da con­siglieri comu­nali e muni­ci­pali di Roma, si è affret­tata a rice­vere il «comi­tato spon­ta­neo di Casale San Nicola, riu­nito in presidio».

Niente di nuovo. Del pari, tutt’altro che ine­dita nella sto­ria ita­liana recente è la ten­ta­zione del pogrom. Ma è pro­prio que­sto a farci temere: il fatto che nulla cambi, se non in peg­gio, dopo quasi quarant’anni d’immigrazione in Italia.

Anna Maria Rivera da “Il Manifesto”

Fermata la parata nazifascista del 29 aprile: ma la mobilitazione antifascista non si deve fermare

Comunicato stampa della Rete Antifascista Nord Ovest Milano

29 aprile 2015 – Vietata la parata nazifascista, ma la mobilitazione degli antifascisti non si deve fermare.

La forza della mobilitazione antifascista che in questi due anni è riuscita a creare nuove condizioni nella città di Milano ha prodotto un risultato importante: la parata nazifascista che da alcuni anni sfilava indisturbata il 29 aprile è stata vietata.
Ma questo obiettivo raggiunto si accompagna a un inaccettabile atteggiamento del Prefetto e del Questore che, in nome di una offensiva ‘equidistanza’, vietano anche le mobilitazioni degli antifascisti. Una scelta che non possiamo accettare.

Nella repubblica nata dalla Resistenza tutti hanno diritto di esprimere e manifestare le proprie opinioni, tranne i fascisti. Gli eredi di chi ha gettato il paese nella tragedia non hanno diritto di cittadinanza. Lo sosteneva il grande presidente Pertini. Lo stesso presidente Mattarella ha recentemente affermato che non si deve equiparare chi ha ridato la libertà all’Italia e chi l’ha
straziato con una feroce dittatura.
Gli antifascisti milanesi tengono ferma la mobilitazione prevista per il 29 aprile, perché solo la presenza di massa organizzata può impedire le provocazioni che la galassia dei gruppi nazifascisti non manca mai di mettere in campo.

Per questo lanciamo fin da ora una manifestazione il 29 aprile alle 20. Nella assemblea di giovedì prossimo all’ARCI Bellezza definiremo le caratteristiche dell’iniziativa: una serata di lotta e testimonianza nella quale intendiamo rendere omaggio alla lapide del nostro compagno Gaetano Amoroso, assassinato nell’aprile 1976 in via Uberti nei pressi di Piazza Dateo, da una squadraccia fascista uscita dalla sede del Msi di via Guerrini.

Milano: nazisti e razzisti, No Grazie                                 Milano meticcia, antifascista e antirazzista

ANPI se ci sei batti un colpo

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L’antifascismo è oggi stretto fra derive opposte. Tra la parte istituzionale incarnata dall’Anpi e l’antifascismo antagonista e giovanile.

L’Anpi in questi ultimi anni ha cercato di rinnovarsi. Un’operazione riuscita a metà. Sono arrivate nuove iscrizioni, spesso di militanti in fuga dai partiti di sinistra, e si è assistito a una ripresa di vitalità. Ma in diverse situazioni si sono anche manifestate chiusure e indisponibilità al dialogo con le nuove generazioni. Un panorama vario e articolato, città per città. Prevalente è stato però, nel complesso, l’affermarsi di un profilo marcatamente istituzionale, con un’attività di tipo celebrativo quasi esclusivamente rivolta al passato. Lontano dal cogliere nella sua portata l’attualità e il pericolo delle nuove spinte xenofobe e razziste, quanto dell’irrompere sulla scena di nuove destre, nostalgiche e populiste.

Emblematico il caso milanese, dove l’Anpi ha considerato pericoloso mobilitarsi il 18 ottobre scorso contro la manifestazione nazionale della Lega e di Casa Pound, con migliaia di camicie nere e verdi in piazza Duomo. Sistematica la rinuncia, anche in seguito, a contrastare ulteriori iniziative dell’estrema destra, tra l’altro in piazza Della Scala, sotto il comune, come di recente accaduto. L’opposto di Roma dove, invece, l’Anpi è scesa in piazza, senza tentennamenti, sempre contro Lega e Casa Pound, a fianco dei centri sociali, in un vasto schieramento antifascista, mobilitando decine di migliaia di persone. Due linee.

Una Repubblica antifascista?
Vi sono certamente, sullo sfondo, le difficoltà del gruppo dirigente nazionale dell’Anpi a comprendere appieno alcuni mutamenti in corso nelle stesse istituzioni, sempre meno rispondenti al dettame costituzionale. In tutta Italia si tengono da anni iniziative pubbliche apologetiche del “ventennio”, con il costituirsi di formazioni apertamente neofasciste e neonaziste, con tanto di corollario di atti violenti, senza alcun vero contrasto istituzionale (si perseguono solo “i casi limite”). Ciò a prescindere dal succedersi di governi, ministri dell’interno, questori e prefetti, in una sorta di assoluta continuità. Un dato di fatto. Come la sospensione dell’applicazione di leggi ordinarie, in primis la legge Mancino, istituita proprio per contrastare l’istigazione all’odio razziale, etnico e religioso.

Alla stessa Anpi, quando protesta, si replica asserendo la legittimità di tutti a esprimersi, fascisti compresi. Allo stesso modo si risponde alle interrogazioni parlamentari, a volte di deputati e senatori del Pd, paradossalmente da parte di altri esponenti del Pd al governo. Una rilegittimazione dei fascisti ormai avvenuta. Una nuova fase nella storia della Repubblica, al passaggio epocale del cambiamento della sua carta costituzionale.
Affidarsi alle istituzioni democratiche per combattere i fenomeni neofascisti sta divenendo un evidente controsenso. Bisognerebbe prenderne coscienza. La crisi dell’antifascismo passa anche da qui.

Lo stesso futuro dell’Anpi appare incerto all’avvicinarsi del suo prossimo congresso nazionale. L’opposizione manifestata alle riforme in campo, sia elettorali sia costituzionali, sta producendo continui tentativi di contenimento, soprattutto attraverso l’azione del Pd ai livelli locali, volta a
depotenziare, sfumare, se non apertamente intralciare, la linea ufficiale. Il rinnovo, in programma, del presidente nazionale dell’associazione sarà probabilmente l’occasione per cercare di “riallineare” l’Anpi, confinandola a funzioni meramente celebrative. Un’eventualità più che concreta.

L’altro movimento
Lontano dall’antifascismo istituzionale si muove ormai da diversi anni un’area composita di giovani organizzati in centri sociali, collettivi e associazioni, presente su una parte importante del territorio nazionale. Quasi un mondo a parte con cui l’Anpi il più delle volte rifiuta il dialogo. A questa realtà si deve spesso l’iniziativa di contrasto, in tante città, delle iniziative razziste e neofasciste. La loro generosità ricorda da vicino i «reietti e gli stranieri» di cui parlava negli anni Sessanta Herbert Marcuse ne L’uomo a una dimensione, quando negli Stati uniti scendevano nelle strade per chiedere «i più elementari diritti civili», affrontando «cani, pietre e galera», a volte «persino la morte» negli scontri con la polizia.

Rappresenta un antifascismo diverso, non istituzionale e poco propenso al perbenismo, cresciuto con propri simboli (le due bandiere dell’“antifa” sovrapposte, mutuate dalle battaglie di strada dei comunisti tedeschi a cavallo degli anni Trenta contro le squadre d’assalto naziste) e propri modelli storici, gli Arditi del Popolo, in primo luogo, espressione di un’unità dal basso dei militanti di sinistra oltre le appartenenze politiche.

Come nel caso recente di Cremona (gli scontri a gennaio dopo il ferimento quasi mortale di un militante di un centro sociale da parte degli squadristi di casa Pound), quest’area, a volte, fa prevalere l’azione diretta rispetto a ogni altro calcolo politico, restando priva di sbocchi e isolata anche dalla sinistra politica.

L’esigenza di un nuovo movimento antifascista è più che matura. Un movimento necessariamente plurale, aperto alle nuove generazioni, privo di steccati e istituzionalismi fuori tempo, in grado di relazionarsi con il presente e i pericoli rappresentati dagli attuali movimenti razzisti e neofascisti. La stessa capacità di trasmettere la memoria della Resistenza non può che partire da qui, per non ridursi a vuota retorica. Un rischio già presente. Questo nuovo movimento non può che nascere dal confronto e dalla capacità di dialogo fra i diversi antifascismi. Sarebbe il caso che per prima l’Anpi battesse un colpo.

Saverio Ferrari da “Il Manifesto”

L’UNICA MALATTIA E L’OMOFOBIA

4UF7FTTP6M35Z   Mentre tutta l’Europa si mobilita in difesa di basilari  libertà della persona contro i fondamentalismi, La Lombardia della Lega e delle destre rilancia l’integralismo familista di ciellina memoria, rispolverando tesi omofobiche pseudoscientifiche che, richiamandosi a una presunta famiglia naturale,  mettono in discussione il diritto ad esprimere l’amore nelle forme che ogni singola persona sente propria.

Per sovrappiù i familisti nostrani si producono in un cortocircuito degno di una copertina di Charlie Hebdo accostando il simbolo dell’Expo, che dovrebbe simboleggiare valori universali, a battaglie grettamente settarie e discriminatorie, ampiamente minoritarie già  nei confini Europei.

Siamo da sempre impegnati come Prc a far crescere la sensibilità e la mobilitazione pubblica contro l’integralismo familista delle destre lombarde e le scelte politiche e di governo in cui si traduce, che, come già  nel caso della fecondazione assistita, negano diritti sacrosanti per tutti con ricadute ancora più gravi sui ceti sociali più disagiati.”

Per questi motivi Il Prc della Lombardia aderisce al presidio indetto dai Sentinelli di Milano con la partecipazione di  molte associazioni  democratiche e del mondo LGBTQ, forze politiche della sinistra e sindacali per contestare il convegno e la sua impostazione omofobica, e invita tutti i democratici a partecipare.

Antonello Patta  segretario regionale PRC da Controlacrisi.org.

Venerdì antifascista a Novate

7 aprile 2014

Antifascisti in piazza

sabato 30 novembre a Bollate (Piazza della Chiesa), dalle ore 10.30, alle ore 17.30, si terrà una manifestazione antifascista promossa dalla Rete antifascista nord ovest, a cui la nostra sezione ANPI partecipa, assieme alle sezioni di Bollate, Paderno, Lainate, Arese, Garbagnate-Cesate, Novate e ad alcune associazioni presenti sul territorio, in particolare il comitato contro la Skinhouse.
La manifestazione vedrà la presenza di stand espositivi con musica dal vivo e presentazioni di libri e materiale informativo, vi sarà inoltre un punto ristoro. Vista l’importanza dell’evento, la presenza di tutte le socie e i soci sarà gradita.
La manifestazione si inserisce in ciclo più ampio di iniziative volte a sensibilizzare la cittadinanza sui temi dell’antifascismo, viste le frequenti emergenze delle nuove destre (sui territori di Legnano, Castellanza, Saronno Forza Nuova è sempre più presente; la Skinhouse di Bollate è viva e vegeta).
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La Repubblichina del terzo millennio

La Repubblichina del terzo millennio – Moni Ovadia (dal sito de L’Unità http://leparole-ipensieri.com.unita.it/mondo/2013/08/31/la-repubblichina-del-terzo-millennio)

Alcuni amici dell’Anpi mi segnalano che sul sito del quotidiano il «Giorno» del 13/08/2013, nelle pagine milanesi, sono comparsi questi titoli e sottotitoli: «Antisemiti, xenofobi e nostalgici. L’Internazionale dell’estrema destra. Il Festival Boreal a settembre: i movimenti si danno appuntamento qui», dove per «qui» si intende l’hinterland milanese. Segue poi, a firma di Nicola Palma, il seguente articolo di cui riporto la prima parte: «Il tam tam è partito qualche giorno fa sul web. Le adesioni sono pronte. Si scaldano i gruppi musicali invitati all’evento. Ci sono anche le date: 12, 13 e 14 settembre. Manca solo il luogo e non c’è da meravigliarsi quando si parla di raduni di neofascisti. Di certo si sa che migliaia di militanti dei movimenti dell’estrema destra di mezza Europa si sono dati appuntamento dalle parti di Italia-Milano Nord, come riporta genericamente il manifesto della seconda edizione del Festival Boreal. Uno spazio nella periferia metropolitana o un Comune dell’hinterland? Presto per saperlo. “Se non vieni non potrai mai dire ai tuoi nipoti: io c’ero”, lo slogan sulla pagina Facebook della sezione locale di Forza Nuova, che sta allestendo la kermesse in grande stile. Basta consultare l’elenco dei partecipanti per accorgersi che sta per andare in scena una sorta di Internazionale nera del Terzo Millennio. Si comincia dal Movimento della gioventù delle 64 contee, movimento ungherese che richiama sin dal nome l’ex impero austroungarico e reclama l’antica estensione della Grande Ungheria: l’ideologo si chiama Laszlo Toroczkai, militante del partito antisemita Jobbik (47 seggi nel Parlamento nazionale e tre a Strasburgo); xenofobo, fa parte di una formazione paramilitare denominata “Esercito dei fuorilegge” e sostiene che “Hitler è stato un politico di calibro europeo il cui apprezzamento deve ancora arrivare”».
Nella seconda parte del pezzo prosegue l’elenco dei partecipanti con la sintesi dei loro programmi e proclami «politici». Ci risiamo. Naturalmente, e giustamente, sono già state espresse le proteste dell’Anpi e di altre associazioni antifasciste contro il raduno. Ma, proteste a parte, c’è la necessità di dare risposta ad una domanda di giustizia che rimane inevasa in gran parte d’Europa e, con particolare nonchalance in Italia, Paese le cui istituzioni pullulano di fascisti irredenti o di opportunisti della pacificazione. I cantori di «legge e ordine», concedono libera riunione a chi propaganda e vorrebbe pianificare il genocidio di rom, ebrei, gay e menomati, la supremazia della razza bianca, l’islamofobia, il totalitarismo come forma di governo e altre amenità del genere mentre vogliono il detentore di un po’ di hashish in galera. Perché? Provo a dare una risposta: perché evidentemente in Italia vendere un po’ di sballo è molto peggio che essere nazifascisti. Questa è la «Repubblichina» che siamo.

Comunicato Comitato Antifascista Bollate

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Bollate – 09/06/2013

Il Comitato Antifascista di Bollate ricorda ai cittadini che dal 2008 opera e lavora in difesa dei valori del moderno antifascismo e dell’antirazzismo, denunciando da sempre la presenza nella nostra città della sede della pericolosa setta neonazista hammerskin, utilizzata anche per azioni di proselitismo.

Ora finalmente anche a Roma si è parlato della skinhouse di Bollate riconoscendo la gravità del problema a livello nazionale, come sempre sostenuto dal Comitato in questi anni in tutte le sue iniziative. Sono state iniziative, dai cortei ai presidi e agli eventi culturali, nelle quali il Comitato ha sempre affrontato il riemergere del fascismo e neonazismo, con tutto quanto di abbietto ciò comporta, nella vita della nostra società.

Il Comitato, operando in rete con le altre associazioni e comitati simili sul territorio, è attivo e lo sarà sempre di più prossimamente, con ulteriori iniziative pubbliche sociali e culturali, a partire fin dalle prossime settimane.

Comitato Cittadino Antifascista – Bollate


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