Archive for the 'Ambiente' Category



STOP DEFINITIVO PORTOGALLO A PROGETTO TAV CON SPAGNA

 

 

 

 

 

 

 

22/03/2012 12:01 | AMBIENTEINTERNAZIONALE

Il governo portoghese del premier Pedro Passos Coelho ha deciso di «sospendere definitivamente» il progetto di treno ad alta velocità fra Lisbona e Madrid, che secondo le previsioni avrebbe dovuto essere pronto per il 2013. Una prima sospensione della parte portoghese del progetto era stata decisa l’anno scorso, subito dopo la formazione del nuovo governo di centrodestra, nel quadro delle misure antideficit. La parte spagnola, fra Madrid e Badajoz, alla frontiera con il Portogallo, è già in corso di realizzazione. Secondo la Corte dei conti portoghese i contratti firmati dal governo precedente del socialista Josè Socrates con il consorzio Elos per la realizzazione della prima tratta portoghese della Tv Lisbona-Madrid non rispettavano le condizioni fissate dall’esecutivo.

(Da Controlacrisi.org)

 

 

 

 

 

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TAV e archeologia

Un’archeologa parla dei danni provocati dai lavori per la TAV ad un importante sito archeologico neolitico… Complimenti al nostro superministro della Cultura, che non ha saputo difendere un sito unico, che avrebbe potuto portare tanto a quel territorio e al nostro Paese!

Ecco il link al video su Youtube: http://www.youtube.com/watch?v=UU6FDA3wMeM

Questioni che riguardano anche noi

Pubblichiamo il link del sito del Comitato “più Limbiate meno cemento” che si occupa da tempo dei problemi legati al gassificatore di Pinzano e della vasca di fanghi tossici che la regione ha concesso di realizzare al Villaggio SNIA in pieno Parco Groane.

Abbiamo seguito alcune loro manifestazioni ed appoggiamo il loro operato che si avvale anche del sostegno del Comitato “SENAGO SOSTENIBILE.

La presenza di comitati di cittadini è oggi sempre più importante e fondamentale per far si che la politica torni ad essere dalla parte dei cittadini. RIFONDAZIONE COMUNISTA sta dalla parte dei comitati.

Più Limbiate meno cemento, clicca qui per visitare il sito.

Rifondazione è con il comitato “NO TAV”

Sono queste le Grandi Opere che hanno in mente: distruggere, aggredire, violentare.
L’illegalità è la loro bandiera, l’impunità è la loro speranza. Parlavano di progetto da realizzare “con il consenso della popolazione”: ecco cosa avevano in mente.

Con lo sgombero del presidio della Maddalena è iniziata il 27 Giugno 2011 una nuova fase di RESISTENZA per fermare la distruzione, per denunciare l’aggressione e la violenza, per fermare l’illegalità. E’ una lotta di resistenza che riguarda tutti, non solo i valsusini, è una battaglia di civiltà in difesa della democrazia.

 

referendum acqua pubblica

Referendum acqua: le differenze fra i quesiti del Forum e quello dell’IdV



Pubblico un intervento, tratto dalla mailing list della campagna referendaria, di Corrado Oddo, del Forum italiano dei movimenti per l’acqua, di chiarimento sulle differenze fra i referendum del Forum e quello dell’Italia dei Valori, con l’intenzione di contribuire a fare chiarezza su questa questione.
Nei link allegati in calce i testi normativi di riferimento.

[t.b., 14 maggio 2010]

di Corrado Oddo

Intervengo a proposito dei chiarimenti sui nostri quesiti referendari e su quello di IdV, perché sono girate in lista interpretazioni non del tutto corrette.

1) Sulla differenza tra i nostri quesiti
Il quesito di IdV nella sostanza prevede che l’affidamento del servizio idrico avvenga sulla base delle norme del Codice ambientale, e cioè il decreto legislativo 152/2006 art. 150, e quindi lasciando libertà agli Enti locali di farlo tramite gara o affidamento ad una Spa mista, con la scelta del socio privato tramite gara, o ad una Spa a totale capitale pubblico.
Per il resto rimane in vigore l’art. 23-bis come modificato dal decreto Ronchi e dunque anche le scadenze del 2011 e 2010 entro le quali decadono le attuali Spa a totale capitale pubblico, a meno che si trasformino in Spa miste con l’ingresso di un socio privato almeno al 40%; rimane anche l’obbligo entro la metà del 2013 e la fine del 2015 per far scendere la quota pubblica nelle società quotate prima al 40% e poi al 30%…
E’ evidente che il quesito di IdV non affronta alla radice la questione delle privatizzazione del servizio idrico, visto che quelle fatte finora sono state realizzate proprio tramite l’art. 150 del d. leg.vo 152/2006 e, inoltre, lascia inalterate le scadenze molto ravvicinate di scadenza delle Spa a totale capitale pubblico e di completa privatizzazione delle società quotate.
La differenza fondamentale con i nostri quesiti è dunque questa: noi chiediamo di abrogare tutta la legislazione che ha favorito i processi di privatizzazione, compreso l’art. 150 del d. legislativo 152/2006, per aprire la strada alla ripubblicizzazione del servizio idrico.

2) Sugli effetti dell’approvazione dei nostri quesiti e sulla questione del vuoto legislativo
L’approvazione dei nostri quesiti referendari di fatto comporterebbe il passaggio ad una reale gestione pubblica del servizio idrico. Infatti, nell’immediato, non ci sarebbe un vero vuoto legislativo, perché rimane in vigore l’art. 114 del Testo Unico Enti Locali 267/2000 che prevede la gestione tramite Aziende speciali. Questa, nell’immediato, sarebbe l’unica scelta per i nuovi affidamenti, perché l’art. 114 non lascia libertà di scelta agli Enti Locali tra varie forme, dalla gestione in economia alla gara…
Poi, è evidente che sarebbe necessario intervenire con una riscrittura complessiva della legislazione, perché, anche con la vigenza dell’art. 114, non ci sarebbe più una norma compiuta sull’affidamento del servizio idrico e, in più, il nostro 3° quesito, quello sull’abrogazione della remunerazione del capitale investito, spinge anch’esso in quella direzione, visto che modifica radicalmente il sistema tariffario.
Tutto ciò apre la strada alla nostra proposta di legge di iniziativa popolare per la ripubblicizzazione del servizio idrico.
E’ utile sottolineare, per ribattere a Bersani del PD, che proprio la strada referendaria favorisce una soluzione legislativa che, invece, senza referendum e stante gli attuali rapporti di forza in Parlamento, è oggi del tutto impraticabile.
Va poi detto che, nelle nostre intenzioni, l’idea della ripubblicizzazione non è puramente un cambio di natura giuridica, ma guarda al modello del pubblico partecipato, che va al di là della dicotomia classica pubblico-privato, e, invece, come ci ricorda sempre Rodotà, è quella più adeguata per affrontare la questione della proprietà collettiva di un bene comune, com’è l’acqua. Su questo piano, per esempio, è molto importante la proposta di legge scritta assieme dal Comitato pugliese e dal Forum nazionale assieme alla Giunte regionale Puglia che, oltre a intervenire per ripubblicizzare l’Acquedotto Pugliese, prevede con l’art. 6 proprio il governo pubblico partecipato dell’Acquedotto Pugliese.

3) Sulla questione dell’ammissibilità dei nostri quesiti e di quello dell’IdV
Come ci ricordano i “nostri” giuristi che hanno elaborato i nostri quesiti referendari, la giurisprudenza della Corte Costituzionale nei giudizi di ammissibilità è estremamente ondivaga e utilizza parametri elastici e principi eterogenei. Quindi è difficile, su questo piano, formulare giudizi definitivi e, anzi, è utile diffidare da certezze indiscutibili. Per dirla con una battuta, ma non troppo, forse per convincere la Corte che i nostri quesiti sono inappuntabili bisogna portare tante firme, puntare a raggiungere il milione di firme, cosa che è nelle nostre possibilità visto l’andamento veramente entusiasmante delle prime 3 settimane di raccolta firme.
Ma, al di là di ciò, se devo esprimere un’opinione, mi pare si possa dire che il quesito referendario dell’IdV presenta difficoltà non minore dei nostri quesiti referendari rispetto all’ammissibilità: infatti, come spiegano bene i “nostri” giuristi (consiglio a tutti la lettura della loro relazione), l’obiezione più forte, anche se non veritiera, che si può opporre all’ammissibilità è quella della “norma comunitariamente necessaria”, cioè proveniente da obblighi comunitari, che non sarebbe possibile sottoporre a referendum. Ma questo vale sia per noi che per il quesito di IdV.

Sperando di aver contribuito alla chiarezza necessaria, abbraccio tutt*.


Allegati:



Argomenti collegati:


L’acqua non si vende. Sito internet del Forum italiano dei movimenti per l’acqua e del coordinamento nazionale promotore dei referendum

Non una authority, ma l’acqua pubblica, di Riccardo Realfonzo

L’acqua non si vende. Partono i referendum contro la privatizzazione dell’acqua e dei beni comuni. Una battaglia di civiltà, una battaglia contro il capitalismo
Giornata mondiale dell’acqua. Preservare l’acqua bene comune e pubblico: una battaglia contro il capitale, una battaglia di civiltà

In difesa dell’acqua bene comune e pubblico. L’appello della manifestazione nazionale del 20 marzo a Roma

Acqua, come ci sarà tolta. Un articolo di approfondimento sulla legge che privatizza i servizi idrici locali.

– Chi della privatizzazione si è pentito: il caso di Parigi.
– Le rivolte dell’acqua in giro per il mondo: Cochabamba, Kerala.
– Per capire la logica della appropriazione capitalistica dei beni comuni (che trasforma i precedenti proprietari/possessori in poveri, in proletari, in “clienti” dipendenti…) sono illuminanti le pagine del XXIV capitolo del I libro del Capitale di Marx dedicate alla “accumulazione originaria”: in questo post se ne trova una sintesi; vi si può leggere anche la testimonianza di Tommaso Moro, l’autore di Utopia, sul fenomeno delle enclosures con cui nel XVI secolo si attuò la privatizzazione delle terre comuni.
Un Nobel comunista? Sul Nobel per l’economia 2009 a Elinor Olstrom, studiosa statunitense che si occupa da decenni della gestione dei beni comuni i cui studi hanno dimostrato che la gestione più efficiente è quella affidata alle comunità locali.

L’ITALIA E L’ENERGIA ATOMICA

AMBIENTE  – ITALIA

Il nostro è un Paese densamente popolato e ad altà sismicità

Il crollo della gabbia di contenimento del reattore della centrale nucleare di Fukushima colpisce noi italiani anche al di là di fervida solidarietà umana. Colpisce perché è avvenuto in un Paese ad alta sismicità, che contro tali eventi si è da tempo attrezzato in modo ammirevole (lo comprova la tenuta delle città alle scosse fortissime). Colpisce perché questa Italia, il cui governo di centrodestra ha imboccato nuovamente la strada del nucleare, dimenticando sbrigativamente il “no” referendario del 1987, è anch’essa sovente percossa da terremoti importanti contro i quali si è messo in sicurezza poco più del 20 per cento del patrimonio edilizio.
Fra le nostre regioni ne abbiamo soltanto una asismica, la Sardegna, a cui va aggiunta la catena delle Alpi (ma non delle Prealpi, come i mille morti del Friuli ci ricordano).
E’ uno dei motivi per cui si sconsiglia il ritorno al nucleare. Aggiungiamoci che pure l’Italia è densamente popolata – a parte la dorsale appenninica quasi desertificata e però tutta altamente sismica, dalle Madonie al Nord – e che taluni dei siti “probabili” sono a poca distanza da zone colpite da forti terremoti: Montalto di Castro nella Maremma laziale è a pochi Km da Tuscania semidistrutta nel 1971 con 34 morti. Ma Montalto non figura più, chissà perché, fra i Comuni sismici. Dal disastro di Fukushima il referendum dell’Idv contro il nucleare trarrà quindi una notevole spinta. Come avvenne nell’87 dopo Cernobyl.
Vi sono peraltro scienziati, penso al fisico Carlo Bernardini, pienamente favorevoli invece al nucleare. Essi sostengono che l’impianto di Cernobyl era obsoleto e di un tipo proibito in Occidente, ricordano che l’incidente di Three Miles Island negli Usa non fece vittime, affermano che gli EPR francesi sono affidabili, e che l’uranio, una volta esaurito (fra 40 anni?), potrà venire ricavato dal mare come già fanno i giapponesi, mentre delle scorie si è troppo drammatizzato lo smaltimento o il nascondimento. In ogni caso, solo il nucleare ci può salvare dal caro-petrolio il cui rubinetto è in mano a Paesi come la Libia. Per contro il premio Nobel Carlo Rubbia consiglia di potenziare la ricerca sulle centrali di quarta generazione – quelle al torio, minerale che possediamo e che, bruciando, lascia poche scorie – coprendo il periodo di saldatura con le energie rinnovabili, soprattutto con quella solare.
Un altro grande scienziato, il chimico Vincenzo Balzani, accademico dei Lincei, fa rilevare che il nucleare fornisce oggi soltanto il 15 per cento dell’energia elettrica mondiale e che nei prossimi anni le centrali atomiche dismesse saranno tre volte di più di quelle attivate, che queste sono talmente costose da non venire costruite da privati (in Francia sono a carico della Difesa), richiedono almeno dieci anni, salvo ritardi, come in Finlandia. Inoltre il problema della sicurezza (il Giappone conferma) non è risolto e nemmeno quello delle scorie. «Un bel rompicapo», ha ammesso un “guru” del nucleare, Richard Garwin. Poi c’è il confine, molto labile, fra nucleare civile e nucleare militare.
Questione di fondo: l’energia in Italia è troppo cara. Per colpa degli idrocarburi? In parte.
Molto di più perché i nostri produttori sono pochi e “fanno cartello” tenendo alti i prezzi. Il solito difetto oligopolistico delle imprese italiane contro cui si batteva decenni fa Luigi Einaudi.

fonte: Il Centro, (Vittorio Emiliani,L’ITALIA E L’ENERGIA ATOMICA MEGLIO RIPENSACI  SUBITO.)
Controlacrisi.org
DOMENICA, 13 MARZO 2011

Consumo di territorio

IL SUOLO MINACCIATO, un film documentario di Nicola Dall’Olio (46 min.).

SINOSSI

Negli ultimi anni, nella pianura padana, migliaia di ettari di suolo agricolo sono andati perduti a causa della dilagante espansione urbana ed infrastrutturale. Nella sola Food Valley parmense, luogo di produzioni agroalimentari di eccellenza, lo sprwal urbano, con i suoi capannoni, le sue gru, le strade e il cemento consuma un ettaro di suolo agricolo al giorno, minacciando la sostenibilità e le basi di quelle stesse produzioni. Partendo da questo caso emblematico e paradossale, il film, attraverso il montaggio di interviste ad esperti di livello nazionale e internazionale in materia di urbanistica, agricoltura e sostenibilità, intende mostrare quanto sta accadendo al territorio e al paesaggio per accrescere la consapevolezza dell’importanza di preservare una risorsa fondamentale e non rinnovabile come il suolo agricolo, sviluppando un discorso articolato sul tema del consumo di suolo e della dispersione urbana, analizzandone costi e cause per poi proporre modelli alternativi di sviluppo urbano e di governo del territorio, alla luce delle esperienze maturate in altri paesi europei, come la Germania e la Francia, o in piccoli Comuni italiani, come Cassinetta di Lugagnano (MI).

E da questo triste spaccato della realtà parmense, possiamo benissimo capire, confrontandolo, come questo scempio sia già successo anche a Senago.

Guardatelo, magari pensando ai vostri figli e al futuro che gli stiamo lasciando.

http://www.viaemiliadocfest.tv/film-IL-SUOLO-MINACCIATO-hd-10.html

 

 

 

 

 

 

Le vasche di laminazione si faranno a SENAGO!

Le vasche di laminazione del Seveso si faranno a SENAGO. E’ questo il risultato dell’Accordo di Programma avvenuto tra Regione Lombardia e il Ministero dell’Ambiente.

Vedremo ora come se la caveranno la giunta Rossetti ed il Consiglio Comunale dopo la delibera con la quale si erano impegnati, di fronte e tutti i cittadini, a non accettare il progetto sul suolo del nostro Comune. Delibera pubblicata in prima pagina sul sito del Comune e quasi subito relegata in archivio, quasi a presagire una situazione che stava per evolvere in senso contrario.

E intanto il Comitato Anti Vasche affila le proprie armi, ben sapendo che forse i giochi (tra Comune e Regione) erano già stati fatti in precedenza e proprio dalla stessa giunta Rossetti, che aveva recentemente avuto un incontro con la Regione e con la quale avevano già parlato anche di cifre affinchè il Comune accettasse la realizzazione delle vasche nel proprio territorio. Dieci milioni di euro, accennava a dire l’assessore Pase presentandosi alla prima assemblea del CAV. Giust’appunto la stessa cifra inserita nell’accordo di programma della Regione. Ed il tutto cercando di scaricare la responsabilità sulla precedente giunta Chiesa, come avrebbe voluto far credere il malevolo articolo apparso sull’ultimo numero del giornalino di Malvestiti e da lui sottoscritto.

Signori, il vostro trucco non è riuscito!

No grazie, NON SVENDIAMO il NOSTRO TERRITORIO e SOPRATTUTTO la NOSTRA SALUTE per un PUGNO di DENARI.

Firmate la petizione del “Comitato Anti Vasche” presente presso la Fiera di Senago.

Leggi la mozione approvata in Comune

Leggi l’accordo di programma approvato dalla Regione Lombardia


Rifondazione c’è!

Luca Mercalli: PREPARIAMOCI

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