Archivio per dicembre 2015

Sono trentamila i docenti che da settembre non ricevono lo stipendio e la chiamano “Buona scuola”

downloadSono più di trentamila i docenti che da settembre sono senza stipendio. Trentamila supplenti per i quali il “Natale 2015” non sarà certo una buona notizia, ma solo un’altra afflizione. Dal Governo arrivano segnali preoccupanti, in un indecoroso rimpallo tra Miur e Mef. Roba da irresponsabili. Ma tant’è. Se alla guida di questa masnada di parolai c’è uno come Renzi la normalità è un obiettivo impossibile. I sindacati promettono lo sfacelo. E da domani la protesta potrebbe arrivare nelle aule di tribunale. Così almeno scrive l’Anief. Anche la Flc-Cgil protesta, ma la sensazione è che alla fine si aspetti che “pass ‘a nuttata”.

L’ultimo caso scoperto in Emilia Romagna ha davvero dell’incredibile. Una professoressa si è vista recapitare un accredito di un euro, un euro di tredicesima per aver lavorato nel periodo gennaio-giugno 2015.
La storia e’ quella di Valentina Caiafa, 37enne originaria della provincia di Foggia, che abita da sei anni a Spilamberto, in provincia di Modena, e ha segnalato il suo caso ai sindacati. Quest’anno la diretta interessata ha ottenuto un contratto a tempo pieno come insegnante di sostegno, all’istituto comprensivo Leopardi di Castelnuovo Rangone. “Come molti altri supplenti delle scuole di Modena e provincia, questa docente sta ancora aspettando il primo stipendio”, denuncia Monica Barbolini, segretaria della Cisl scuola Emilia Centrale. Che continua: “È una situazione inaccettabile quella che si sta determinando a causa del mancato pagamento degli stipendi ai supplenti. Non c’e’giustificazione che tenga quando viene negato a una persona il compenso per il lavoro che svolge”.

Conti alla mano, alla prof Caiafa spettano oltre 5.000 euro (1.300 euro netti al mese), che “le farebbero particolarmente comodo in quanto si e’ iscritta a un corso di specializzazione sul sostegno all’Universita’ di Modena e Reggio Emilia, per il quale ha pagato una retta di 3.000 euro”, riporta ancora la Cisl. Conclude quindi Barbolini: “È paradossale definire ‘Buona scuola’ un’istituzione che riduce a condizioni non dignitose tanti docenti che tengono aperte le nostre scuole, educano e istruiscono i nostri giovani”.

di Fabio Sebastiani da “Controlacrisi”

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NON SCIOGLIEREMO RIFONDAZIONE COMUNISTA !

ferreroSul soggetto unico andremo avanti, ma non scioglieremo il Prc”. Intervista di Ferrero al manifesto

Paolo Ferrero (segretario del Prc, ndr) il nuovo soggetto unitario della sinistra non si fa più?

C’è stato un colpo di arresto. Ma io penso che sia assolutamente necessario e che bisogna continuare a lavorarci. Il neoliberismo sta imbarbarendo e distruggendo la terra, basti pensare che la conferenza sul clima di Parigi ha fissato alcuni obiettivi ma non gli strumenti con cui realizzarli né le sanzioni. Di fronte a tutto questo in Italia dobbiamo costruire una forza politica che raccolga tutti gli strati popolari che per mille e una ragione sono contro le politiche di austerità. E che punti alla maggioranza e a fare un governo alternativo.

Su questo siete tutti d’accordo. Ma questa forza non nasce. Perché per farla nascere voi non volete sciogliere il Prc nel nuovo soggetto, invece Sel sì?

Il dissenso è su cosa dobbiamo fare. Sel propone un partito. Per noi non può essere un partito a riunificare quello che il neoliberismo ha diviso, a meno che non ci si voglia fermare al 5 per cento. La crisi della forma-partito è evidente, il percorso unitario deve darsi una forma allargata, plurale, che valorizzi le autonomie culturali e politiche. Non serve un fortino ma un campeggio. Com’è in tutto il mondo, a sinistra, dall’America latina all’Europa.

Lei parla di crisi della forma-partito. Allora perché non scioglie il suo partito?

Diciamo da anni che il Prc è necessario ma non sufficiente. Proprio per questo serve un percorso unitario, ampio, non federativo, basato su una testa un voto.

Nella vostra idea quale rapporto ci sarebbe fra partiti e soggetto unitario? Proponete una doppia tessera?

Sì. Il soggetto avrebbe piena titolarità sulla costruzione del programma e dell’iniziativa politica. E monopolio della rappresentanza. Il Prc non si presenterà più al voto.

Quindi quale sarebbe il ruolo, se permette l’utilità, di un Prc partito ’parallelo’?

Vi è un enorme lavoro politico che i comunisti e le comuniste oggi fanno poco perché stiamo sempre a discutere di elezioni. Penso all’analisi del capitale e della composizione sociale, all’individuazione delle contraddizioni, alla formazione e controinformazione, al conflitto sociale e alla sua unificazione, alla formazione di militanti in grado di connettere conflitti e linguaggi.

In un’associazione culturale?

No, resterebbe un partito che però si riconosce in una struttura più ampia. In Italia molti fanno politica, la faceva il sindaca dei consigli, la fa la Coalizione sociale di Landini, la fanno i movimenti. È un fatto positivo: bisogna valorizzare la pluralità delle forme della politica, non ridurle ad una. Non capisco perché si pone il problema di chiudere il Prc.
La Coalizione di Landini non non si presenta alle elezioni per statuto. E così farebbe Rifondazione. Il Frente Amplio dell’Uruguay è fatto di quaranta fra associazioni e partiti. Hanno vinto e governano. In Grecia Syriza ha una formula molto più federativa di quella che propongo.

La vecchia Federazione della sinistra doveva funzionare come lei propone, e invece si è rotta. Proprio sulle alleanze.

Quell’esperienza non c’entra niente, e non la ripropogo. Non funzionò perché lì si decideva in quattro, i segretari. E quando il Pdci chiese a Bersani di stare nel centrosinistra si ruppe tutto. Non riproponiamo la federazione. Tant’è che chiediamo che chi fa parte degli esecutivi dei partiti non faccia parte di quelli del soggetto unitario.

A proposito del ’si decideva in quattro’. Non state facendo lo stesso con il ’tavolo’ del soggetto unitario?

Se avessimo raggiunto un accordo a quel tavolo sarebbe stato un passo avanti. Ma accolgo la critica: un processo così deve partire dall’alto e dal basso. E non può fermarsi per un dissenso tra i vertici. Per rilanciarlo serve il protagonismo dei territori.

La sinistra si spacca sull’alleanze. Le differenze fra voi e altri è che sulle alleanze avete un’analisi diversa e irriducibile?

Le politiche di Renzi, l’Italicum e il fallimento dell’ipotesi del condizionamento del Pd, che ormai sta a destra, sono oggi un punto unitario rilevante. Per spirito di unità abbiamo scelto di non far saltare tutto sulle divisioni milanesi. Nel testo ’Noi ci siamo’ (un accordo fra partiti e associazioni approvato a novembre, ndr) era scritto chiaro che occorre costruire una sinistra alternativa alternativa al Pd, ed è stato sottoscritto da tutti: da Sel a Fassina a Civati. Continuo a pensare che uno spazio per stare insieme alle prossime politiche ci sia.

Almeno finché l’Italicum vi costringe a stare insieme?

Da questo punto l’Italicum di vista alza un muro. Ma quando il processo partirà la questione delle alleanze con il Pd sparirà. Io nelle assemblee di gente che chiede il ritorno al centrosinistra non ne incontro.

All’osso: voi dite ’mai con il Pd, altri dicono ’mai con Renzi’.

Con il Pd noi non faremo alleanze. Non le ho fatte neanche con quello di Bersani.

Ma avete governato insieme: dalla Milano di Pisapia alla Liguria di Burlando.

Oggi abbiamo superato quella fase. Il Pd ormai è costitutivamente un pezzo di liberismo. Sono avversari.

Civati si è sfilato dal soggetto unico.

Civati non pone un problema di indirizzo politico ma di modo di costruzione di un soggetto unitario. Sulla forma che proponiamo noi, unitaria ma plurale, Possibile potrebbe starci. Ma va chiesto a lui.

Andrete avanti lo stesso con il soggetto unitario?

Certo, è necessario. Stiamo discutendo con gli altri per vedere come. Sono anni che proponiamo una Syriza italiana, non a caso siamo nel percorso dell’Altra Europa con Tsipras. Un nuovo partito non risolve il problema. Se Sel e Fassina vogliono fare un nuovo partito, nulla da obiettare. Civati lo ha fatto. Ma questo non deve sostituire il processo costituente unitario in cui dobbiamo stare tutti e tutte. Chi dice che il soggetto unitario deve essere un partito in realtà vuole farsi il suo partito.

A Milano il Prc non parteciperà alle primarie con il Pd. Avete un’alternativa?

Ne cominciamo a discutere in un’assemblea mercoledì a Milano, ci saranno anche Revelli e Civati. Alle primarie del Pd può vincere un esponente del centrodestra. Per noi è semplicemente improponibile.

 

 

Piccolo gioco di enigmistica (concatenazioni logiche)

Nel fine settimana tra sabato 5 e domenica 6 dicembre nelle piazze italiane sembra sia tornato il PD. E scriviamo sembra perchè in realtà molti discutono su chi fosse realmente il soggetto sotto i gazebi…

A detta di tale Matteo Orfini, in teoria presidente del Partito Democratico, ma in realtà passacarte di un altro Matteo un po’ più potente, questa presenza segnerebbe il ritorno sul territorio prima della prossima invasione a suon di primarie taroccate.

Ma questa storia la lasceremo alla prossima primavera…

In questo autunno/inverno ci si potrebbe accontentare del salvataggio delle quattro banche che ha visto lasciare sul lastrico sostanzialmente 130 mila piccoli risparmiatori. Tra le quattro banche pare vi sia anche quella di cui il papà della Ministra Boschi era membro del Consiglio di Amministrazione, ma sono ovviamente solo pettegolezzi e bazzecole.

Insomma come insegnano i gialli della migliore fattura, “l’assassino torna sempre sul luogo del delitto !” E l’ha fatto anche questa volta.

All’insegna dello slogan del twittator feroce alias, Presidente del Consiglio Matteo Renzi: “Italia, coraggio !”

Sulle ali  del motto prescelto per questa “ridiscesa in campo” potremmo già vedere la metamorfosi completa prendere corpo in tutto il suo splendore. E farlo compiutamente nel corpo di un partito ormai irriconoscibile anche ai suoi creatori. Così bizzarro da creare una crisi di identità persino al Dottor Frankenstein !

Ma andiamo per gradi, quasi come in un sillogismo aristotelico…

ITALIA, CORAGGIO ! E come nelle più comuni e banali tradizioni ci sentiremo anche dire…

FORZA E CORAGGIO ! Così in un attimo sarà possibile rileggere il messaggio di cui sopra come…

ITALIA, FORZA ! E perdonateci l’ardire, ma da qui a …

FORZA ITALIA ! il passo è davvero breve !!

Ah scusate pensavo che in piazza fosse tornato il PD…

Però riflettendoci bene e facendo uno sforzo di memoria mi ritorna alla mente chi aveva già visto molto lontano ormai circa quindici anni fa ed allora rivediamolo di nuovo in uno dei suoi pezzi migliori.

 


Rifondazione c’è!

Luca Mercalli: PREPARIAMOCI

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