Quando la democrazia è un accessorio.

5a8eb1b63baab2114de37bfc10f700c97421d506977015888258689f_175x175_175x175_175x175

Non c’è mai attenzione, nel dibattito pubblico, alla sostanza dei problemi ma solo agli “effetti che fa” questa o quella mossa di questo o quel leader. Un teatro del conformismo, insomma.

Questo accade non per caso. Accade perché viviamo in un’epoca di residualità democratiche e costituzionali, che non parlano più al cuore delle persone né rispondono più alle esigenze, ai desideri, ai sogni delle loro vite. La democrazia è un bene deperibile, tale che se non si nutre di passione democratica, larga e condivisa, come si dovrebbe avere verso un bene prezioso, non possono che vincere i Renzi, che ne possono fare a meno. L’hanno infatti sostituita con quella che chiamano la democrazia decisionale, di ispirazione neoliberista, che è tutt’altra cosa, ma a molti appare ormai un’alternativa al niente della vecchia politica. Un’alternativa rischiosa. Ma vallo a spiegare.

Residualità democratiche e residualità costituzionali, utilizzabili come va il vento e di cui si alimentano il notabilato e il trasformismo dilagante. Il partito della nazione in costruzione ne sta diventando l’emblema.

In Italia l’unità del sistema costituzionale non c’è più. Il problema andrebbe affrontato, se si vuole dar vita davvero al rilancio di una politica di sinistra diversa. Alcuni articoli della Carta del ’48 sono stati profondamente modificati nella loro “funzione”, oltre che nel loro senso; altri sono stati svuotati di significato, altri ancora semplicemente non sono mai stati applicati. E, soprattutto in Costituzione è stata inserita la “regola aurea” del pareggio di bilancio, con la “riforma” dell’articolo 81. E il tutto è avvenuto attraverso il voto di un Parlamento delegittimato e nel silenzio compiacente dei media. Con quell’inserimento è lo stesso assetto dei poteri “pubblici” su cui poggiava la Carta del ’48 a essere stato modificato. Ma il tutto è passato come acqua fresca.

Questo per dire che la concentrazione dei poteri, di cui si sta rendendo responsabile l’attuale premier, con il combinato disposto di riforma del Senato e legge elettorale, si nutre di un processo di svuotamento del carattere strettamente ordinamentale della Costituzione, che altri prima di lui hanno avviato e alimentato.

L’Italicum per Renzi è, per tutto questo, la sfida delle sfide. Se ce la farà è perché dimostrerà di essere come si presenta e il senso della sua sfida è proprio questo.

Ha ricevuto l’ennesimo endorsement da parte di Giorgio Napolitano, che, a proposito delle difficoltà che il premier incontra per concludere l’iter parlamentare della legge elettorale, ha sprezzantemente parlato di “spregiudicate tecniche emendative che hanno l’unico scopo di affossare le riforme”, chiarendo che non si torna indietro rispetto al testo già passato al Senato.

Mossa tra l’altro, quella di Napolitano, al limite dello sgarbo istituzionale nei confronti del nuovo Presidente della Repubblica, che, si presume, sarà ben libero di esprimere liberamente il suo parere quando la legge arriverà sul suo tavolo. E’ noto d’altra parte il parere dell’attuale Presidente Mattarella, già giudice della Consulta, sul Porcellum, che la Corte ha bocciato, e di cui la nuova legge ricalca gli aspetti deteriori, tra magici cerchi di nominandi e insopportabili esorbitanze premiali da attribuire a chi vince. Forse Napolitano teme perplessità presidenziali su questo versante e reinterpreta a favore del premier il ruolo già ampiamente svolto di Lord Protettore del “giovane” leader.

Di suo, d’altra parte, Renzi ci mette di tutto. Minaccia che salirà al colle, che farà sfracelli, che se la vedranno con lui, i riluttanti agli ordini di scuderia.

Minaccia soprattutto il voto di fiducia sulla legge elettorale. Ne parlano apertamente la ministra Boschi e un po’ più sobriamente il braccio destro di Renzi Guerini: un atto di insolenza istituzionale degna della politica corsare di Renzi e della sua squadra, nonché un grave strappo costituzionale, come scrivono le opposizioni, tra cui Sel, al Presidente della Repubblica. Ma questo strappo non solo è una tipica e ovvia mossa renziana, ma, soprattutto, insisto, è il frutto del tempo che viviamo, di un Parlamento ridotto a ufficio del bollo delle decisioni di Palazzo Chigi e sottoposto nei fatti a una torsione ordinamentale che attribuisce all’esecutivo poteri pressoché totali su tutto, deprivando la rappresentanza democratica della propria funzione di legislatore. Perché no, allora, il voto di fiducia sulla materia elettorale? Ma è materia di tutti, legge fondamentale che deve trovare d’accordo il più possibile tutti, dice sacrosantamente Bindi. Tutti chi? Può rispondere uno dei tanti giovani no future che percorrono le piazze reali del Paese alla ricerca della propria vita.

Discutiamo quanto volete – va cantilenando gioiosa Elena Boschi – “bella e impossibile” ministra delle riforme – ma intanto noi abbiamo deciso quello che gli italiani vogliono e voi dovete stare alla disciplina di partito.

Disciplina di partito e Renzi. Sembra un ossimoro concettuale e invece è il frutto di un inaridimento della democrazia. Una volta il problema era più democrazia nei partiti, oggi è più disciplina in quel che sopravvive alla crisi dei partiti. Spesso solo filiere di notabilati quando non vere e proprie bande di politici d’assalto.

Con Renzi e la sua squadra di fedelissimi sembra di essere stati catapultati in piena epoca di disciplinamento, dopo quella del godimento festaiolo di Berlusconi e dopo quella della contrizione per debito di Monti e Letta. Ma anche sulla disciplina c’è oggi conformismo mediatico.

La scommessa di Renzi sull’Italicum, l’ostinazione con cui difende l’indecoroso testo così denominato, fino alla sfida finale con la minoranza del suo partito, hanno ovviamente poco a che vedere con la preoccupazione politica di portare a temine il “necessario, sono vent’anni che se ne parla” percorso di rinnovamento degli assetti istituzionali, e di rispondere così alle attese degli italiani, come Renzi stesso e la sua squadra amano ripetere fino allo sfinimento. Le attese degli italiani non c’entrano nulla. Non c’entra nulla persino l’Europa. Non c’entra nulla, soprattutto, la ripresa che forse un po’ c’è ma poi si vedrà se c’è davvero.

L’Italicum è per Renzi soltanto lo strumento per assicurare a se stesso il tempo e i modi del suo futuro politico. Gli offre infatti l’opportunità di riorganizzare i ranghi del partito democratico con una robusta risciacquatura in Arno delle parti che sono rimaste fuori dai lavacri della Leopolda ma che nel frattempo hanno subito il fascino del nuovo leader e sono già saltate o pronte a saltare sul carro del vincitore. Serve per questo uno strumento per selezionare la “nuova classe dirigente” da collocare nelle istituzioni, nazionali e territoriali, che sia fedele, fidelizzata e al massimo disponibile alla fidelizzazione, come richiede il modello “partito della nazione” a cui Renzi aspira. Per questo non si può rinunciare all’Italicum che ha tutte le caratteristiche necessarie: il ferreo sistema di nomina della rete dei fedeli e lo strabocchevole premio di maggioranza alla lista vincitrice. E il tempo è adesso, ancora segnato dal successo delle europee e dallo spirito di perdurante attesa fiduciosa dell’elettorato. Nonché dalla possibilità di utilizzare a sfacciati fini di beneficio elettorale, nell’imminente voto regionale, il tesoretto all’improvviso sgusciato fuori dalle pieghe dei conti. L’imperativo è non lasciar sfuggire l’occasione d’oro, che forse potrà non ripresentarsi più.

Il tempo è adesso, per lui e per la nuova leva politica che intorno a lui e grazie a lui è cresciuta e che grazie all’insipienza politica e all’autoreferenzialità degli altri – quella che oggi è la composita galassia delle minoranze – è arrivata sulla tolda dl comando e accumula nelle proprie mani poteri a gogò.

Insipienza e autoreferenzialità delle minoranze dem che tutti gli accadimenti continuano a confermare. Anche, ahinoi, l’ultima “incandescente” riunione del gruppo della Camera. Se ne vedranno delle belle? Vedremo.

Elettra Deiana

Annunci

0 Responses to “Quando la democrazia è un accessorio.”



  1. Lascia un commento

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...




Rifondazione c’è!

Proposta di legge di iniziativa popolare: FIRMA anche TU!

SinistraSenago: per la Senago che vogliamo!

Massimo Gatti: consigliere della provincia di milano

Inserisci il tuo indirizzo e-mail per iscriverti a questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi per e-mail.

Segui assieme ad altri 8.172 follower

Luca Mercalli: PREPARIAMOCI

PETIZIONE: “NO VASCHE”

Firma anche tu la petizione "NO VASCHE" promossa dal COMITATO SENAGO SOSTENIBILE. Clicca sull'immagine
Elezioni 2012

Calendario delle pubblicazioni

aprile: 2015
L M M G V S D
« Mar   Mag »
 12345
6789101112
13141516171819
20212223242526
27282930