AUTUNNO

vauro

Un autunno che non può essere rituale, come dimostra la lotta dei facchini.
Ieri mattina altri due facchini sono stati arrestati a Milano dopo che il loro presidio era stato attaccato dai crumiri e dalla Polizia. Renzi direbbe che questa lotta è ideologica, i grillini o altri ancora direbbero che questa lotta è violenta e non democratica dato che non si permette – attraverso il picchetto – ad altri lavoratori (i crumiri) di entrare al lavoro. In questi ultimi mesi, i facchini della logistica appoggiati da un piccolo ma combattivo sindacato come il Si Cobas hanno dato una enorme lezione di come si lotta in un paese disciplinato alla concertazione ed al “calma regaz”.
La lotta dei facchini assieme a quelle in difesa del diritto all’abitare sono state sicuramente le più interessanti e vivaci degli ultimi tempi, ed hanno visto il protagonismo di un sindacato sociale, metropolitano, che seppur dentro moltissime contraddizioni è riuscito a resistere alle ondate repressive che hanno colpito gli esponenti di spicco di queste lotte. Non è poca cosa, in un periodo di crisi. Non è un caso che la composizione sociale di questi lavoratori segni un elemento di novità da indagare, molti di loro infatti sono diventati sul campo delegati sindacali, ed hanno dimostrato una disponibilità al conflitto che non si vedeva da decenni. Forse perchè hanno tutto da guadagnare, o forse perchè hanno conosciuto altri sindacati. Fatto sta, che in alcuni casi queste lotte hanno vinto, ed in altri ancora pur avendo perso sono riuscite a dimostrare una cosa, che lottare vuol dire costruire coscienza ed organizzazione, che lottare vuol dire costruire soggettività sociale. Ora, ha davvero poco senso chiedere alla Camusso di riflettere su queste lotte, e di dialogare con i sindacati di base e movimenti conflittuali.
Si può invece chiedere alla Fiom di rifletterci. Si può chiederle di non giocarsi la carta d’autunno con la solita ritualità, come ha fatto in altre occasioni nel passato. Si può chiederle di guardare con estremo interesse allo sciopero del 16 ottobre indetto dai facchini del Si Cobas e di guardare con interesse crescente a quello che stanno facendo i sindacati di base in questi mesi. Una riflessione senza telecamere e senza proclami, e senza spirito di polemica ma per provare a capire collettivamente su cosa sarà il sindacato che verrà. Questo autunno non potrà essere l’autunno scorso e il tempo delle sole parole per provare a cavarsela è finito per tutti, anche per la Fiom. Occorre farsi domande serie sul perché poche centinaia di facchini, determinati hanno bloccato e fatto male ai padroni come si faceva un tempo. Prova a riflettere, cara Fiom, su cosa sarebbe uno sciopero sociale generalizzato, dentro il quale tutti possono collocare in autonomia la propria azione contro questo Governo e la controriforma del lavoro. Prova a riflettere se insomma gli operai oltre che fare le solite manifestazioni romane escono dalle fabbriche e si mettono in mezzo alle strade bloccando il paese, come si faceva un tempo, costi quel che costi.
Ieri mattina altri due facchini sono stati arrestati a Milano dopo che il loro presidio era stato attaccato dai crumiri e dalla Polizia. Renzi direbbe che questa lotta è ideologica, i grillini o altri ancora direbbero che questa lotta è violenta e non democratica dato che non si permette – attraverso il picchetto – ad altri lavoratori (i crumiri) di entrare al lavoro. In questi ultimi mesi, i facchini della logistica appoggiati da un piccolo ma combattivo sindacato come il Si Cobas hanno dato una enorme lezione di come si lotta in un paese disciplinato alla concertazione ed al “calma regaz”.
La lotta dei facchini assieme a quelle in difesa del diritto all’abitare sono state sicuramente le più interessanti e vivaci degli ultimi tempi, ed hanno visto il protagonismo di un sindacato sociale, metropolitano, che seppur dentro moltissime contraddizioni è riuscito a resistere alle ondate repressive che hanno colpito gli esponenti di spicco di queste lotte. Non è poca cosa, in un periodo di crisi. Non è un caso che la composizione sociale di questi lavoratori segni un elemento di novità da indagare, molti di loro infatti sono diventati sul campo delegati sindacali, ed hanno dimostrato una disponibilità al conflitto che non si vedeva da decenni. Forse perchè hanno tutto da guadagnare, o forse perchè hanno conosciuto altri sindacati. Fatto sta, che in alcuni casi queste lotte hanno vinto, ed in altri ancora pur avendo perso sono riuscite a dimostrare una cosa, che lottare vuol dire costruire coscienza ed organizzazione, che lottare vuol dire costruire soggettività sociale. Ora, ha davvero poco senso chiedere alla Camusso di riflettere su queste lotte, e di dialogare con i sindacati di base e movimenti conflittuali.
Si può invece chiedere alla Fiom di rifletterci. Si può chiederle di non giocarsi la carta d’autunno con la solita ritualità, come ha fatto in altre occasioni nel passato. Si può chiederle di guardare con estremo interesse allo sciopero del 16 ottobre indetto dai facchini del Si Cobas e di guardare con interesse crescente a quello che stanno facendo i sindacati di base in questi mesi. Una riflessione senza telecamere e senza proclami, e senza spirito di polemica ma per provare a capire collettivamente su cosa sarà il sindacato che verrà. Questo autunno non potrà essere l’autunno scorso e il tempo delle sole parole per provare a cavarsela è finito per tutti, anche per la Fiom. Occorre farsi domande serie sul perché poche centinaia di facchini, determinati hanno bloccato e fatto male ai padroni come si faceva un tempo. Prova a riflettere, cara Fiom, su cosa sarebbe uno sciopero sociale generalizzato, dentro il quale tutti possono collocare in autonomia la propria azione contro questo Governo e la controriforma del lavoro. Prova a riflettere se insomma gli operai oltre che fare le solite manifestazioni romane escono dalle fabbriche e si mettono in mezzo alle strade bloccando il paese, come si faceva un tempo, costi quel che costi.
24/09/2014 14:10 | LAVOROITALIA | Autore: fabrizio salvatori (DA CONTROLACRISI.ORG)
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