Archivio per maggio 2014

Lista Tsipras al 4%. Riparte la Sinistra !!

 

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Un breve messaggio per ringraziare, anche a Senago, tutti cittadini che hanno espresso la loro fiducia ed il proprio sostegno alla lista  L’ALTRA EUROPA con TSIPRAS. In 304 domenica scorsa abbiamo votato e sostenuto una scelta coraggiosa ed in completa contraddizione con le poitiche che oggi vengono portate avanti in Italia ed in Europa. Nel contesto della attuale campagna elettorale, ancor più urlata e fuori tema che in passato, abbiamo visto emergere tutti i personalismi a cui la politica di casa nostra ci aveva abituati negli ultimi anni. In modo ancor più forte e deteriore sono emersi confronti tra persone a suon di insulti e poco altro.

Poco spazio alle idee e molto poco ai programmi. A sinistra si è cercato di arginare la deriva personalistica e plebiscitaria in queste elezioni europee e nel contesto dato crediamo che la lista L’ALTRA EUROPA abbia realmente compiuto un miracolo nel raggiungere una soglia di sbarramento iniqua che non smetteremo di giudicare profondamente illegittima e nata da un inciucio passato tra Veltroni e Berlusconi.

Oggi il risultato della Lista a sostegno di Tsipras può essr capitalizzato per far emergere una sinistra che per troppo tempo è rimasta sopita in Italia mentre in Europa guadagnava consensi nel quadro delle politiche di austerità che hanno strozzato i paesi ed i lavoratori, gli studenti, i pensionati ed i cittadini che vivono nel vecchio continente. Si sono ridotti gli spazi ed i margini di diritto in una società sempre più escludente.

La sinistra italiana deve saper ripartire da qui, dal risultato di domenica scorsa. Comprendendo che nel contesto politico attuale sono difficili se non addirittura impensabili acordi con forze politiche che della austerità si sono fatti portatori, accettando ogni compromesso e votando ogni dispositivo di legge che peggiorasse le condzioni di vita reale di ognuno di noi.

Il Partito Democratico di Renzi, personale trionfatore di queste elezioni, è ormai un soggetto sempre più simile alla Democrazia Cristiana di antica memoria che lascia per strada ogni suo ancoraggio a sinistra. La sinistra deve saper cogliere la sfida per rappresentare chi finora si è senito ai margini di questa società e che le scelte politiche hanno contribuito a marginalizzare ancora di più.

I personalismi e le particolarità che in passato hanno portato la sinistra a spaccarsi e scindersi in mille rivoli devono trovarre una fine qui e ora. L’opportunità offerta da questo risultato elettorale è troppo importante perchè il segnale rimanga inascoltato e perchè non si inizi un percorso unitario in cui tutti coloro che si riconoscono a sinistra ne facciano parte e partecipano con idee, entusiamo forza ed intelligenza ed assoluta pari dignità.

 

Istruitevi perchè avremo bisogno di tutta la vostra intelligenza.

Agitatevi perchè avremo bisogno di tutto il vostro entusiasmo.

Organizzatevi perchè avremo bisogno di tutta la vostra forza.

(Antonio Gramsci)

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Expo, milioni di tangenti e lavoratori gratis

no expoCome hanno già scritto nei giorni scorsi Livio Pepino e Paolo Ber­dini su que­sto gior­nale, non ci si può stu­pire né scan­da­liz­zare più di tanto di fronte alle nuove rive­la­zioni sulle maxi­tan­genti pagate per l’Expò. Ma con­ti­nuare ad indi­gnarsi sì. Se la sta­gione di tan­gen­to­poli è finita in vacca e gli stessi mec­ca­ni­smi si ripro­du­cono al qua­drato, è anche per­ché l’opinione pub­blica, all’inizio scossa e indi­gnata, si è acquie­tata di fronte al cam­bio della guar­dia. Solo che in quella occa­sione, agli inizi degli anni Novanta, furono per­se­guiti solo i cor­rotti, poli­tici o fun­zio­nari che fos­sero, molto meno o niente affatto i cor­rut­tori. Così il sistema del malaf­fare è rima­sto in piedi, solo scal­fito, ma non com­pro­messo nella sua cri­mi­nale efficacia.I cor­rut­tori hanno scal­zato i cor­rotti nell’assunzione delle cari­che poli­ti­che. Quella bor­ghe­sia così priva di spi­rito webe­riano ha spaz­zato via ogni media­zione poli­tica ed ha deciso di rap­pre­sen­tarsi diret­ta­mente da sé stessa. Così è comin­ciato ed è pro­se­guito il lungo ven­ten­nio ber­lu­sco­niano. Così, dopo la paren­tesi dei Monti e dei Letta, prende il volo il periodo renziano.Era stato cal­co­lato che la cor­ru­zione della pub­blica ammi­ni­stra­zione e del potere poli­tico, da noi malat­tia antica e finora incu­ra­bile, costa al nostro paese più di 60 miliardi all’anno. Più dello scia­gu­rato fiscal com­pact, che qua­lora non venisse abo­lito, peserà sul bilan­cio circa 50 miliardi ogni anno per venti anni a par­tire dal 2016. Un costo spa­ven­toso, ma che ha un altro riflesso deva­stante: quella di inge­ne­rare una sfi­du­cia cro­nica dei cit­ta­dini nell’efficienza del set­tore pub­blico ed è quindi per­fet­ta­mente fun­zio­nale alla pro­pa­ganda in favore della eli­mi­na­zione dell’intervento pub­blico diretto in eco­no­mia e delle pri­va­tiz­za­zioni, cui l’attuale governo nuo­va­mente si accinge per tenere fede ai vin­coli europei.

Ma c’è un altro risvolto della fac­cenda. A fine luglio dello scorso anno venne fir­mato tra Expò 2015 e i sin­da­cati con­fe­de­rali e di cate­go­ria, un accordo che tra le altre cose pre­vede l’uso mas­sic­cio di “volon­ta­riato” (18.500 unità lavo­ra­tive) per la durata dell’esposizione. Il com­pito di que­sti volon­tari non è certo quello di assi­stere per­sone in dif­fi­coltà, ma di svol­gere le clas­si­che fun­zioni acco­glienza dei visi­ta­tori della mostra e degli ope­ra­tori eco­no­mici. Un “agire comu­ni­ca­tivo rela­zio­nale” indi­spen­sa­bile per mani­fe­sta­zioni di que­sto genere e facente parte a pieno titolo della catena della for­ma­zione del valore. Solo che non è pagato. E’ lavoro ser­vile. Tale accordo è stato pre­sen­tato come un modello da gene­ra­liz­zare per tutti i grandi eventi. Se così fosse si aggiun­ge­rebbe, come ulte­riore chance a dispo­si­zione dei datori di lavoro, alla distru­zione del diritto del lavoro e dei diritti dei lavo­ra­tori con­te­nuto nel decreto Poletti appena votato dalle Camere a colpi di fiducia.

Impos­si­bile a que­sto punto non sta­bi­lire un rap­porto di reci­proca cau­sa­lità tra i due fatti: il lavoro non pagato e le maz­zette distri­buite. Vi è solo da chie­dersi se è a causa del milione e 200mila euro – ma è solo uno dei tanti pos­si­bili esempi – che stando alla cro­naca l’imprenditore vicen­tino Enrico Mal­tauro, e chissà quant’altri, ha dovuto ver­sare alla “cupola” dei soliti noti, che poi ven­gono a man­care soldi per pagare i lavo­ra­tori, oppure se è la cer­tezza di potere con­tare sul lavoro ser­vile che aumenta i mar­gini eco­no­mici per pagare laute tan­genti. Entrambe le cose, ver­rebbe da dire.

17/05/2014 09:30 | POLITICAITALIA | Fonte: Il Manifesto | Autore: Alfonso Gianni

Commento:

Milano ha bisogno di 18500 volontari con un turn over di circa 500 ogni due settimane per almeno 5 ore di lavoro al giorno,per sei mesi di evento. Un’enormità di forza- lavoro gratuita.
Le mansioni dei volontari vanno dall’”indirizzamento delle persone verso le biglietterie” al “supporto al visitatore in coda in caso di bisogno”. Insomma, mansioni simili a quelle di stewart e hostess alle quali si aggiungono competenze di guida turistica all’interno dei padiglioni dell’Esposizione. Poi però qualcuno lo pagano,non dei volontari;assumeranno ben 640 persone di cui 340 apprendisti sotto i 30 anni e 300 contratti a tempo determinato.Poi ci saranno gli stagisti,saranno 195 e percepiranno un rimborso spese di 516 euro mensile più i buoni pasto.Lo hanno definito “il Volano”della nostra economia.Avvisatela, l’economia, di girare coi pesi nei risvolti,hai visto mai dovesse impennarsi e schizzare alle stelle?
(Da controlacrisi.org)

 

Casa pound attaccata e minaccia i cittadini a Novate (MI)

SinistraSenago

Clicca qui per vedere il filmato
Ecco il video che oggi -11maggio 2014 – YOUREPORTER.IT ha girato a Novate mil.se- La donna che arriva correndo sulla sinistra dello schermo, dopo alcuni minuti, è Angela de Rosa, ex consigliere PDL, ora candidata sindaco a novate per Casa Pound. Tutto ciò è avvenuto per un banchetto del movimento neofascita Casapound in piazza Pertini(!!). Un gruppo di cittadini – tra cui anziani e bambini- ha deciso che era inammissibile che in una piazza con tale nome si potesse mettere un bacnhetto fascista e si è messo a cantare “bella ciao”.
I grossi rasati che vedete nel video sono i suoi amici che hanno due volte cercato di caricare i cittadini novatesi, e molti provengono da casapound di Via Longarone (MI) ma non solo. I camerata hanno inoltre leggermente ferito un poliziotto alla testa.

Senza parole!

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Ucraina: la verità vittima della guerra.

Ucraina: la verità vittima della guerra. L’Europa ha qualcosa da dire? imagesCA1BB3O3

testo a cura di Barbara Spinelli – Eleonora Forenza – Fabio Amato – Guido Viale

Come in tutte le guerre, la verità e l’informazione sono vittime designate. Il caso ucraino non fa eccezione. Si omette deliberatamente di dare notizia sull’uso di paramilitari nazisti al servizio del governo di Kiev, così come dei tragici eventi accaduti ad Odessa (46 persone disarmate uccise in un vero e proprio pogrom antirusso, imputabile alle milizie filogovernative di Pravyi Sektor, Settore di Destra) . Criminale è l’aver fomentato, soprattutto da parte degli USA, una guerra civile e aver sdoganato in Europa forze naziste, che speravamo di aver cancellato definitivamente dal futuro dell’Europa.
Ed è anche il futuro dell’Europa che si gioca in Ucraina: gli Stati Uniti hanno lavorato e stanno lavorando pesantemente per destabilizzare la situazione ucraina, in primo luogo al fine di favorire una espansione ad Est dei confini della NATO. Non solo: nel contesto della trattativa sul Trattato transatlantico sul commercio e gli investimenti (Ttip), gli Stati uniti lavorano per impedire qualsivoglia autonomia geopolitica dell’Europa, e per arginare gli scambi Europa-Russia, soprattuto energetici. Insomma, si vuole rinchiudere l’Europa in un più serrato patto atlantico, volto a fare dell’Europa il cortile degli USA sia sul terreno militare che su quello economico.
Occorre che le pacifiste e i pacifisti si mobilitino in Italia e in Europa, contro la violazione dei diritti umani e il governo di Kiev e in favore di una Ucraina libera e federata. Come ha detto Alexis Tsipras al “Guardian”: “L’Unione europea dovrebbe far di tutto per ristabilire l’accordo di Ginevra del 17 aprile , e cercare la fine immediata delle violenze. Dovrebbe anche lanciare un ultimo monito al governo provvisorio ucraino, esigendo che gli accordi non siano ancora una volta violati. Il massacro nell’edificio dei sindacati a Odessa mostra che esistono elementi nel governo ucraino, intimamente legati a unità paramilitari criminali e naziste, che vogliono un’Ucraina più piccola e “etnicamente ripulita”. È per raggiungere i propri obiettivi che cercano di provocare la Russia. La soluzione praticabile della crisi richiede come prima cosa la rimozione di tutti gli elementi neonazisti e di estrema destra dal governo provvisorio. La pace in Ucraina è difficile se tali elementi restano al potere, perché la loro strategia consiste nel seminare insicurezza in tutte le minoranze etniche e religiose del paese”.
Ultima modifica ilGiovedì, 08 Maggio 2014 17:10

 

Il contratto a termine e la débâcle del Pd

ccnlLa soddisfazione con cui i partiti di centro destra hanno salutato l’ultima versione, uscita dalla Commissione del Senato, del Decreto sui contratti a termine e apprendistato è la miglior certificazione non solo degli ulteriori e quasi incredibili peggioramenti di una legge già pessima, ma della vera e propria banca rotta – non c’è altra parola – della rappresentanza parlamentare del Partito Democratico.

Con la sola meritoria eccezione dell’On. Fassina, i parlamentari del Pd si sono lasciati soggiogare da alcuni notissimi nemici storici dei lavoratori e dei sindacati, a cominciare dall’On. Sacconi.
Ed hanno infine accettato un testo normativo che mai i governi Berlusconi sarebbero riusciti ad ottenere a scapito dei lavoratori e di cui invece il «democratico» Renzi ed il «comunista» Poletti vanno invece addirittura fieri.
Ma occorre venire subito al merito, perché ognuno possa giudicare per proprio conto se questi giudizi drastici siano o meno fondati e per questo articoliamo almeno due punti.

1) Il «fondo» del problema è ben conosciuto ed è già stato illustrato in altre occasioni: con il decreto Poletti i contratti a termine diventano «acausali», vale a dire possono essere conclusi senza una motivazione specifica anche se l’esigenza lavorativa che il lavoratore è chiamato a soddisfare non è temporanea bensì permanente. E’ allora innegabile che il contratto a termine «acausale» abbia una sola finalità: quella di tenere il lavoratore sotto il perpetuo ricatto del mancato rinnovo, né il lavoratore può sperare nella regola per cui dopo 36 mesi dovrebbe passare comunque a tempo indeterminato, perché per questo occorrerebbe che il datore gli faccia un ulteriore contratto che invece non gli farà mai potendo assumere al suo posto un nuovo precario.

Ci si aspettava che di fronte ad una così chiara violazione della dignità del lavoratore, contraria anche allo spirito e alla lettera della normativa europea, i parlamentari del Pd, maggior partito della coalizione, reagissero: invece hanno trangugiato con la massima indifferenza la “acausalità” e fissato, in cambio, un falso obiettivo, onde poter poi vantare falsi successi.

Il falso obiettivo è consistito nel ridurre le possibili proroghe di un contratto acausale da 8 a 5 il che però, come si comprende, non sposta di un millimetro il problema del potere ricattatorio consegnato al datore. Anche perché, come subito notato dai giuristi, una cosa è la proroga di un contratto altra cosa è il suo rinnovo ossia la stipula di un altro successivo contratto del tutto analogo: in altre parole dopo avere prorogato per cinque volte un contratto acausale a termine, niente impedisce di stipulare un altro contratto simile con le sue cinque proroghe e così via. Eppure i parlamentari Pd hanno avuto il coraggio di vantare questo inganno, o autoinganno, come un successo politico.

2) Esisteva tuttavia oltre alla causale del contratto un altro seppur meno efficace argine contro l’abuso dei contratti precari, vale a dire il loro “contingentamento” o fissazione di una percentuale insuperabile, all’interno di una stessa azienda rispetto al numero dei rapporti a tempo indeterminato.

E’ una misura di salvaguardia antica risalente a più di vent’anni fa e adottata già dalla Legge n. 56/1987 che, appunto, demandava i contratti collettivi di stabilire quella percentuale massima che è stata per lo più poi fissata dai Ccnl nel 15-20 per cento per tutte le tipologie precarie ivi comprese, quando sono state introdotte, le somministrazioni di lavoro.
Va notato che la giurisprudenza della Corte di Cassazione in tutti questi anni è stata concorde nell’affermare che in caso di stipula di un contratto precario oltre la percentuale, questo “sforamento” comportasse la sua automatica trasformazione a tempo indeterminato (es. Cass. n. 7.645/2011).

Orbene il Decreto Poletti nella sua versione originale prevedeva una percentuale massima del 20 per cento, comprensiva sia di contratti a tempo determinato sia rapporti di lavoro somministrato, ma già in Commissione lavoro della Camera questi ultimi non sono più stati considerati compresi del 20 per cento col bel risultato che chi ha raggiunto la soglia del 20 per cento potrà continuare tranquillamente ad aggiungere altri rapporti a tempo determinato seppur somministrati tramite agenzia. Sembra addirittura che i parlamentari del Pd si siano fatti imbrogliare da qualcuno che ha raccontato loro che i lavoratori somministrati non sono veri precari perché avrebbero in realtà un rapporto a tempo indeterminato con l’agenzia, il che invece accade non più di una volta su dieci. Come che sia il limite del 20 per cento è stato così aggirato

Ma restava ancora un punto importante e cioè il principio che il suo superamento avrebbe comportato la trasformazione a tempo indeterminato dei rapporti eccedenti. Ebbene, anche su questo i parlamentari del Pd sono stati pronti al grosso passo indietro, a genuflettersi ai Poletti, ai Sacconi, agli Ichino ed ad accettare che il testo normativo preveda, invece della trasformazione, una semplice sanzione amministrativa per lo «sforamento».

Sarebbe come prevedere che chi dà lavoro “in nero” sia soggetto, bensì, alla sanzione amministrativa ma senza più obbligo, allora, di mettere in regola il lavoratore. Si tratta di un assurdo giuridico oltre che di una vergogna politica, che l’ineffabile capo dei deputati Pd ed ex ministro del lavoro Cesare Damiano ha avuto il coraggio di definire come «differenza minimale» rispetto al testo originario.

La verità purtroppo è che alla prova dei fatti tra le forze politiche rappresentate in parlamento solo i deputati di Sel e del Movimento 5 Stelle hanno tenuto un comportamento coerente, limpido e di appassionata difesa della dignità dei lavoratori. Ora, dopo lo scontato voto di fiducia che consentirà di consumare definitivamente questo vero crimine sociale, la parola dovrà passare a quanti nei movimenti e nella società civile hanno davvero a cuore i diritti dei lavoratori cercando di rivendicarli anche nelle aule di giustizia italiane ed europee. E su questo argomento torneremo ben presto.

05/05/2014 10:23 | LAVOROITALIA | Fonte: Il Manifesto | Autore: Pier Giovanni Alleva (da Controlacrisi.org)


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