Archivio per maggio 2013

OMAGGIO A FRANCA RAME

franca rame

FRANCA RAME: IL CORDOGLIO DI RIFONDAZIONE COMUNISTA DI MILANO

COMUNICATO STAMPA

FRANCA RAME, PRENCIPE (PRC): “PERDIAMO UNA GRANDE ATTRICE E UNA DONNA
STRAORDINARIA, PORTEREMO AVANTI IL SUO IMPEGNO”

Milano, 29 maggio 2013. Dichiarazione del Segretario provinciale del
Partito della Rifondazione Comunista, Matteo Prencipe:

“Esprimo il cordoglio e il dolore di tutte le compagne e i compagni della
Federazione milanese di Rifondazione Comunista per la morte di Franca
Rame, una grande attrice e una donna straordinaria che nella sua opera
teatrale e nella sua vita ha sempre lottato per la libertà, la giustizia,
la difesa e l’ affermazione dei diritti sociali e civili. Non
dimenticheremo mai il suo impegno, la sua opera, le sue parole e porteremo
avanti il suo impegno”.
Vogliamo anche esprimere la nostra vicinanza a Dario Fo e ai familiari di
Franca Rame in questo momento di sconforto e dolore.”

Annunci

Salvate il soldato Letta

letta2400x267-170x170

SIGONELLA, USA
Volete ridere? Nella telefonata di lunedì a Enrico Letta il presidente Obama tra le altre cose ha chiesto espressamente aiuto all’Italia per «salvare la Libia dal caos», cioè dalla crescente instabilità per l’avanzata delle milizie islamiche integraliste. Parole tragiche. Come se non fosse stato l’intervento «umanitario» di Nato, Usa e Francia (con bombardieri e migliaia di consiglieri militari) in soccorso degli insorti libici, per buona parte jihadisti, a far cadere Gheddafi nell’autunno 2011.
Sembrano così incredibilmente materializzarsi i fantasmi evocati proprio dal raìs poco prima di soccombere: «State aiutando i nemici dell’Occidente…ve ne pentirete».
Ora dalle parole di Obama quel che viene evocato direttamente è il terrore che si ripeta il «caso Bengasi», l’evento drammatico dell’11 settembre 2012 – solo 8 mesi fa – quando jihadisti ben organizzati attaccarono il consolato americano nella capitale della Cirenaica uccidendo tra gli altri l’ambasciatore Usa Chris Stevens. Un evento tragico sul quale la Casa bianca è sempre più imbarazzata, anche perché la diffusione di tutti i documenti sull’affaire ha messo in evidenza il conflitto aperto tra le diverse agenzie d’intelligence americane. Un conflitto che mise di fatto a repentaglio la vita di Stevens e la leadership statunitense: per quello uscì di scena Hillary Clinton che se ne assunse la responsabilità, il capo della Cia (l’«infedele» eroe di Iraq e Afghanistan) David Petraeus, fino a Susan Rice ambasciatrice all’Onu. Una debacle. Che cosa bisognava nascondere a tutti i costi? Che i criminali protagonisti del bagno di sangue a Bengasi erano stati gli stessi interlocutori della guerra a Gheddafi solo pochi mesi prima.
Per questo Obama ha paura per decidere se intervenire o no in Siria. Non tanto, come fu per l’Iraq, della inesistenza o falsificazione delle armi chimiche, su cui pure c’è stato e c’è scontro nella comunità internazionale. Obama teme nell’immediato il moltiplicarsi dei «casi Bengasi», subito contro le ambasciate Usa dei paesi arabi e poi nella eventualmente «liberata» Siria. Per la quale con Qatar, Arabia saudita e Turchia gli Stati uniti di Obama hanno fatto affluire verso le milizie ribelli (salvo scoprire a posteriori che si trattava di gruppi legati ad Al Qaeda ) miliardi di aiuti in armi, dollari e consiglieri. Vere e proprie finanziarie di morte.
È la grande guerra civile americana: per fermare il «comunismo» durante la guerra fredda, vinta definitivamente nell’89 gran parte per implosione del nemico, dagli anni Cinquanta in poi gli Stati uniti hanno usato, anche militarmente in guerre «pulite» e «sporche», golpe militari, terrorismo di stato, provocazioni, milizie integraliste (internazionalizzando fra l’altro le cellule islamiste che poi sarebbero diventate quella che viene chiamata Al Qaeda). Valori e protagonisti spesso antagonisti e nemici giurati di quella che si vuole a tutti i costi sia invece la democrazia americana. Vinta la guerra fredda, la sfida «innaturale» invece che finire è ripresa più attiva che mai, anzi la guerra combattuta e l’interventismo mascherato da umanitario (dall’ex Jugoslavia, alla Somalia, dall’Iraq all’Afghanistan per vendicare l’11 settembre 2001) sono tornati occupando il cuore della scena globale. Fino a che gli integralisti islamici non si sono messi in proprio, rivolgendo la loro iniziativa criminale contro Usa e Occidente.
Ora, con una telefonata, Obama ha ricordato a Letta che cinquecento marines stanno per arrivare a Sigonella, di pronto impiego in Libia, nella turbolenta Bengasi, santuario con la Cirenaica islamista della scia di sangue che va dall’Algeria al Niger fino al Mali. Ma soprattutto santuario della crisi in Siria, dove si combatte un conflitto per procura tra tutti gli stati mediorientali (che torna a riaprire la ferita mai chiusa dell’Iraq) e tra gli sciiti e i sunniti. E che vede già impegnato, irresponsabilmente, con forniture militari e raid aerei anche Israele.
E’ stata insomma quella di Obama a Letta una telefonata di servitù militare. Per tastare il polso sulla disponibilità italiana a coprire un nuovo intervento militare e per verificare l’asse filoamericano e filoisraeliano dell’ibrido governo Letta-Berlusconi che schiera come ministra degli esteri l’«arabista» Emma Bonino che, a questo punto, pare messa lì a bella posta: sa l’arabo, ma solo per dire no ai diritti dei palestinesi e difendere, come fatto finora, i soprusi del governo israeliano.
Che fare allora? Quello schieramento che è sceso in piazza con la Fiom sabato scorso non può accontentarsi delle pur importanti parole contro la guerra del rigoroso e troppo inascoltato Gino Strada di Emergency. Sigonella ci chiama in causa. Come Aviano. Come dimenticare infatti che nello stesso giorno in cui i giovani terroristi di Boston sono stati incriminati per «armi di distruzione di massa» – (per due pentole di chiodi, che se avessero usato gli ordigni che la Cia fornisce ai jihadisti siriani, altro che tre vittime…) – il Pentagono ha annunciato un investimento di 11 miliardi per adeguare ai nuovi F-35 le 200 testate atomiche americane depositate in Europa, di cui 70 ad Aviano e Ghedi? Testate che Washington da anni prometteva di smantellare.
A proposito, quel che resta di opposizione in parlamento, davvero non ha niente da dire su tutto questo? Non dimentichiamo che, dentro l’attuale crisi del capitalismo, la prima vittima è stata ed è la democrazia. Da questa assenza, cresce una voragine di legittimità della quale la guerra è la fase costituente.

22/05/2013 10:22 | POLITICAITALIA | Fonte: il manifesto | Autore: Tommaso Di Francesco (Da Controlacrisi.org)

Costituzione Fiom. Il popolo delle tute blu invade Roma “per i diritti di tutti”

fiom

“Democrazia e Costituzione si difendono praticandole”. Non è la strabocchevole Fiom del 16 ottobre del 2010. E forse nemmeno voleva esserlo. L’effetto “Roma in rosso” dei cinquantamila in via Merulana, però c’è tutto. E lascia ancora una volta senza fiato. Dietro gli striscioni dei rappresentanti sindacali delle varie aziende, ci sono i volti segnati dalla nottataccia in pullman. Si intona solo “Bella ciao” e “Berlusconi a San Vittore”, ma certo non è il corteo amico del governo Letta. Non è un caso se vice-ministri e parlamentari del Pd se ne sono tenuti a distanza. Tante invece le bandiere del Prc, a fianco a qualcuna di Sel e di Azione civile, N5S.

Il leader della Fiom Maurizio Landini, dal palco, lancia subito il guanto di sfida: “O l’esecutivo cambia quello che han fatto Monti e Berlusconi oppure siamo pronti alla mobilitazione”. Qualcuno potrebbe obiettare che è un po’ poco per una alternativa di società, ovvero per un ruolo politico del più grande sindacato dei metalmeccanici. Difficile però sfuggire alla sensazione che la miccia è accesa. E lo slogan “questo è un inizio” suona come un impegno solenne.

Ecco perché Landini dal palco insiste tanto su democrazia e Costituzione. E’ la democrazia del “poter contare”, così ostica sia a una parte del sindacato, impastoiato in un accordo per momento ancora sui generis sulla rappresentanza, che al Governo, lanciato nella direzione opposta al risultato del voto di febbraio scorso. Quel “poter contare” scritto a chiare lettere nella Costituzione delle Repubblica italiana e per difendere la quale la Fiom mette tutto il suo peso.

Landini si tiene ben lontano dal linguaggio sindacalese. Chiama le cose con il loro nome. I nomi che definiscono la drammatica condizione delle persone, cittadini e lavoratori, in questo periodo di crisi: redistribuzione della ricchezza, patrimoniale, reddito di cittadinanza, estensione della cassa integrazione a tutti i lavoratori, ovunque collocati, tavolo sulla Fiat e sulla politica industriale. Un “programma minimo” perché a pagare la crisi non siano sempre gli stessi. E perché, soprattutto, non se ne esca con un grande salasso dei diritti in nome di quella competitività tra poveri che davvero potrebbe trasformare la crisi in tragedia. Insomma, c’è il rischio che la famosa “uscita da destra” venga spianata proprio dal governo delle larghe intese. “Il Bangladesh non è così lontano”, sottolinea Landini riferendosi alla lotta dei facchini della logistica.

E allora i diritti, “per tutti e di tutti”. Su questo, l’intervento di uno straordinario Stefano Rodotà, galvanizzato dall’abbraccio corale della piazza, è una imperdibile lezione di diritto costituzionale spiegato alle tute blu. Un pezzo da incorniciare, che parte dall’assioma, “assenza di lavoro, assenza di democrazia”. La battaglia per uscire dalla crisi è anche la battaglia per non ridurre questo Paese retto da una sola intoccabile legge, quella del mercato. “Non possiamo aspettare oltre”, chiude Rodotà in mezzo ad un diluvio di applausi.

“Grazie di esistere” urla dal palco Gino Strada, che fa un quadro drammatico del Bel Paese, “in cui ogni giorno ci sono 600 nuovi poveri e in un mese si perdono centomila posti di lavoro”. Difficile uscirne se quelli che stanno al comando, dice Strada, pensano a “soddisfare i bisogni della banche più che quelli delle persone”. Landini su questo usa tutta la diplomazia possibile, ma anche tutta la determinazione necessaria: “Come si puo’ essere al governo con Berlusconi ed avere paura di essere qui in questa piazza? Noi siamo la parte migliore di questo paese”. E nel retropalco Sergio Cofferati, europarlamentare del Pd, commenta: ”Speravo in un comunicato di condivisione degli obiettivi della Fiom come si faceva un tempo, distinguendo i ruoli. Quelli della Fiom sono obiettivi giusti, sono i problemi di milioni di persone che la sinistra politica come il sindacato deve rappresentare in tutte le forme”.

Landini fa a pezzi anche i generici impegni sul lavoro. Quello che manca, e che ancora non si intravede, per Landini, e’ un piano straordinario per l’occupazione che assieme ad una nuova politica industriale riesca a gettare le basi per superare tutte le piu’ grandi crisi aziendali. “In Italia il vero problema non e’ il costo del lavoro ma il fatto che se non investi, se non fai nuovi prodotti, continuerai a perdere sempre quote di mercato”, ammonisce, ribadendo la necessita’ “che si rilanci un piano con cui tornare ad investire anche nel settore pubblico come fa la Germania, la Francia e gli Usa… che non mi paiono paesi del socialismo reale”, aggiunge. E indica anche un modo per reperire le risorse, attingere da quei cento miliardi immobilizzati negli impieghi dei fondi pensioni. Che poi non si dica che la Fiom protesta e basta. “Se aspettiamo – sottolinea il leader della Fiom – c’è il rischio di raccogliere solo macerie”.

Infine, un passaggio Landini lo lascia anche per la Cgil, che in queste ore si sta affannando su un improbabile accordo sulla rappresentanza con Confindustria: “C’è un avanzamento – ammette Landini – ma ci deve essere il diritto di voto dei lavoratori e non le sanzioni sullo sciopero”. Tra gli altri, è intervenuto anche Nicola Nicolosi, della segreteria nazionale della Cgil, fischiatissimo al grido di “Sciopero generale”.

18/05/2013 19:20 | POLITICAITALIA | Autore: fabio sebastiani (Da Controlacrisi.org)

L’ACQUA E’ UN DIRITTO UMANO

Purtroppo, a quasi due anni dai Referendum sull’Acqua Pubblica, le richieste e le decisioni del popolo sovrano italiano vengono ancora disattese.

Per questa ragione i cittadini della Comunità Europea si stanno mobilitando. Come dichiarato dall’Organizzazione delle Nazioni Unite l’acqua è un diritto umano inalienabile ed invece contro ogni logica è anch’essa trattata come una qualsiasi merce con cui alcune multinazionali guadagnano ingenti profitti.

Invitiamo tutti i cittadini a far sentire la propria voce per un diritto che abbiamo recentemente riconquistato e ribadito con una enorme partecipazione popolare. Anche Rifondazione Comunista aderisce a questa campagna e sostiene la necessità che gli stessi comuni si adoperino perché le amministrazioni locali, le più vicine ai cittadini, si facciano ulteriore elemento di pressione per denunciare questa situazione.

Tutte le informazioni su questa campagna europea si trovano al sito dell’acqua pubblica europea: www.acquapubblica.eu.

Di seguito e in allegato l’appello ai sindaci, che inviamo anche al nostro Comune di Senago

Proposta di iniziativa dei cittadini europei: “Acqua potabile e servizi igienico-sanitari: un diritto umano universale L’acqua è un bene comune, non una merce!”.

———————————–

Cari sindaci,

l’impegno per la gestione pubblica del servizio idrico da parte degli Enti locali e del Forum nazionale dei movimenti per l’acqua bene comune continua anche in Europa, dopo lo straordinario risultato referendario del giugno 2011 e la recente ammissione da parte della Corte di Appello di Roma della richiesta di referendum propositivo regionale sulla proposta di legge d’iniziativa popolare promossa dai Comuni della Regione Lazio.

Ora abbiamo l’opportunità d’incidere sul piano legislativo attraverso l’Iniziativa dei cittadini europei (ICE). Strumento introdotto dal Trattato di Lisbona ed entrato in vigore nel mese di aprile 2012, l’ICE consente ai cittadini e alle organizzazioni della società civile di proporre alla Commissione europea un’iniziativa legislativa raccogliendo in un anno un milione di firme in almeno sette Paesi dell’Unione europea.

Il sindacato europeo dei servizi pubblici EPSU intanto ci informa che l’ICE per l’acqua pubblica è praticamente arrivata al traguardo: un milione e mezzo di firme raccolte. Tra i Paesi dell’Unione, Germania, Austria, Belgio, Slovacchia, Slovenia e Lussemburgo sono riusciti a raggiungere la soglia minima. Manca il nostro Paese. Siamo a poco più di 37.000 firme rispetto alle 55.000 necessarie.

Non essendo ancora conclusa la raccolta delle firme, non possiamo permetterci di non centrare l’obiettivo. Pertanto, da oggi alla fine di giugno dobbiamo riuscire a raccogliere altre 20.000 firme. Per questo è necessario impegnarsi e invitare i nostri concittadini a firmare l’iniziativa legislativa direttamente su www.acquapubblica.eu

Ancora un piccolo sforzo, dunque. Con il sostegno alla proposta saremo in grado di affermare in Europa il principio “acqua bene comune, diritto universale” e la gestione pubblica del servizio idrico.

*Coordinamento Nazionale Enti Locali per l’Acqua Bene Comune e la Gestione Pubblica del Servizio Idrico*

Segreteria Operativa Forum dei Movimenti per l’Acqua

Via di S. Ambrogio n.4 – 00186 Roma

Tel. 06/97615507 Fax 06 68136225

Lun.-Ven. 10:00-19:00;

e-mail: segreteria@acquabenecomune.org

Sito web: www.acquabenecomune.org

CASA DELLA SALUTE: CHI L’HA VISTA?

Puzzle

All’altezza del numero civico 50 di via Cavour a Senago una recinzione chiude un edificio quasi ultimato da diversi anni, ma mai utilizzato.

E’ la Casa della Salute, una struttura che avrebbe dovuto ospitare la terza farmacia comunale, ambulatori specialistici e spazi per la riabilitazione: un polo per la sanità pubblica a Senago.

La Casa della Salute, in edificio di proprietà comunale, fu voluta e (quasi) realizzata dall’Amministrazione Chiesa (2004-2009), che affidò la gestione dei lavori e la realizzazione della struttura all’Azienda Speciale Multiservizi; questa, dopo aver effettuato le lunghe procedure di legge per l’assegnazione ed avvio dei lavori e concordato con la Banca un idoneo finanziamento specifico (non mutuo), concordò anche con la Clinica San Carlo (unica ad accettare l’opportunità) la collocazione al secondo piano di una serie di sue strutture ambulatoriali e riservò il piano terra alla terza farmacia pubblica, da tempo attesa ed autorizzata in Senago.

La convenzione con la Clinica San Carlo prevedeva il pagamento di un affitto che andava a coprire, nell’arco di alcuni anni, le spese sostenute dalla Multiservizi stessa; inoltre la terza farmacia pubblica in posizione così strategica metteva la Multiservizi in condizione di maggiori ricavi e soprattutto di incrementare e meglio organizzare il proprio personale, dando di conseguenza migliori servizi ai senaghesi.

Nel 2009, con l’avvento dell’Amministrazione di centrodestra, tutto magicamente si fermò a soli due-tre mesi dal termine dei lavori. La Giunta di centrodestra guidata dalla sindaca Franca Rossetti, inseguendo una promessa elettorale del partito di (estrema) destra denominato Lega Nord, impose, con un mix di incompetenza e miopia, al nuovo presidente della Multiservizi appena nominato dalla Rossetti, di far spostare  la terza farmacia nel quartiere Mascagni, cosa peraltro poi mai realizzata in quanto risultata impossibile. Questo stop e l’empasse successivo mise in crisi il funzionamento di tutto il progetto; anche l’impresa edile che avrebbe dovuto ultimare a breve i lavori fallì.

E oggi? Dopo 4 anni la terza farmacia non è mai stata realizzata in alcun luogo, con danno agli abitanti di Senago e alla Multiservizi stessa, e la Casa della Salute non è mai stata aperta; l’edificio versa  ormai in uno stato di abbandono che fa dubitare che si possa recuperarne facilmente l’uso, a fronte dei debiti tuttora pendenti sulla Multiservizi.

Queste le gravissime responsabilità politiche ed erariali del centrodestra che dis-amministrò il Comune di Senago e pose suoi uomini “di fiducia” a guida della Multiservizi; questi ultimi, tra litigi e dimissioni vere e fasulle, rimasero in carica anche durante l’anno di commissariamento, peggiorando solo le cose e la mala gestione del problema.

Oggi, per fortuna, quella Giunta e quel CdA della Multiservizi non esistono più e Senago è amministrata dalla Giunta Fois. Nel programma elettorale delle forze politiche che la sostengono si legge che verrà completata la Casa della Salute, ma la cittadinanza è però ancora in attesa di un segnale credibile per il mantenimento di questa promessa, a quasi un anno dalle elezioni che hanno visto l’insediamento del nuovo Sindaco. Questi, nell’ottobre 2012, nominò il Presidente ed il Consiglio di Amministrazione dell’Azienda Speciale Multiservizi, ma non si vede ancora alcun mutamento nella situazione.

Eppure c’è molto da fare, se si vuole arrivare alla promessa apertura della Casa della Salute. Questa è ancora una necessità: Senago è priva di una struttura ambulatoriale pubblica (od ad essa assimilabile): mancano ambulatori diagnostici e specialistici, palestre riabilitative, ambulatori infermieristici, …

Gli sforzi, dopo 4 anni di incuria, incapacità e disastri saranno notevoli: revisione e restauro della struttura, rinegoziazione con San Carlo, studio della nuova normativa vigente sulle farmacie, ridiscussione con le banche, nuova stima di costi e ricavi, riavvio delle pratiche per la terza farmacia pubblica, ridefinizione dell’organizzazione del personale Multiservizi per le future aumentate esigenze, …

Ma questi sforzi vanno affrontati, non si può trascurarli se si vuole veder realizzato il programma elettorale, a meno che qualcuno in amministrazione o in giunta remi già contro.

Cosa dice la Multiservizi? Cosa le impone ora la Giunta? Che strumenti hanno scelto per arrivare a completare e riattivare le strutture della Casa della Salute e della terza farmacia? Quando hanno intenzione di avviare i servizi ai cittadini?

…il tempo non aspetta, e i cittadini ricordano le promesse…


Rifondazione c’è!

Proposta di legge di iniziativa popolare: FIRMA anche TU!

SinistraSenago: per la Senago che vogliamo!

Massimo Gatti: consigliere della provincia di milano

Inserisci il tuo indirizzo e-mail per iscriverti a questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi per e-mail.

Segui assieme ad altri 8.170 follower

Luca Mercalli: PREPARIAMOCI

PETIZIONE: “NO VASCHE”

Firma anche tu la petizione "NO VASCHE" promossa dal COMITATO SENAGO SOSTENIBILE. Clicca sull'immagine
Elezioni 2012

Calendario delle pubblicazioni

maggio: 2013
L M M G V S D
« Apr   Giu »
 12345
6789101112
13141516171819
20212223242526
2728293031