«No, non fu una rivoluzione quella della Thatcher. E continua a dare i suoi frutti marci»

THATCHERIntervista a Giorgio Cremaschi che, nel 1985, portò la solidarietà della Fiom
ai minatori gallesi (Da Liberazione online)

Giorgio Cremaschi nel 1985 ero segretario della Fiom Brescia. Inizia subito a raccontare i ricordi che fluiscono da quando s’è sparsa la notizia della morte di Margaret
Thatcher. «In quell’anno, per alcune settimane, partecipai a una delegazione di sindacalisti che andò a Mardy per portare aiuti a quel piccolo villaggio dove c’era l’ultimo
pozzo minerario. Prima di arrivare lì facemmo una colletta radunando tutti i soldi che avevamo, rinunciando a qualsiasi souvenir per fare una colletta.
Erano tutti in sciopero, il villaggio viveva in autogestione. E viveva di solidarietà. Vissi ospite di una famiglia di minatori con cui avevo un rapporto bellissimo. Ricorderò
sempre l’odio profondo di quella famiglia per la signora Thatcher che li affamava. Ricordo un’altra cosa di quella “rivoluzione”conservatrice: prima di arrivare nel Galles
fummo ricevuti nella sede delle Trade Unions a Birmingham dove ci fu un rinfresco, come si usa. Ci colpì, a noi che venivamo dall’Italia, che alla fine del rinfresco
passasse un sindacalista a raccogliere i salatini avanzati. Furono anni terribili di fame e in Grecia, quasi trent’anni dopo, avrei rivisto la stessa miseria».
Cremaschi, storico leader dei metalmeccanici, non ha dubbi: «la signora Thatcher è stata una criminale dell’umanità. E i suoi crimini non si sono esauriti, si perpetuano
grazie al relativo successo per i ricchi delle politiche liberiste che fanno sì che quelle misure vengano ripetute. La Thatcher è la leader del capitalismo che, dopo i
dittatori fascisti, ha fatto più male ai diritti dei lavoratori e anche ai diritti civili. Infatti fu lei a definire criminale Bobby Sands e a lasciarlo morire con altri prigionieri
politici dell’Ira».
Hai ragione, era anche omofoba. Nel terzo mandato promulgò perfino una legge che rendeva un reato parlare nelle scuole, in qualsiasi modo
che non fosse negativo, di omosessualità. Però c’è chi insiste a definirla una rivoluzionaria.
La sua è una cultura reazionaria populista che ha fatto sì che la Thatcher diventasse simbolo di un progetto reazionario. No, non vedo nessuna rivoluzione. E’ una
controrivoluzione, e continua a dare suoi frutti marci.
Secondo te perché vinse?
Perché era brava, scelse il momento giusto, usò la crisi delle miniere per colpire direttamente l’organizzazione sindacale. Non bisogna dimenticare la sua capacità di
organizzare una reazione di massa. In qualsiasi altro paese europeo sarebbe stata attuata con forme fasciste. In Sudamerica, l’esempio più vicino fu Pinochet, che agì
ancor prima di lei.
E perché in Gran Bretagna non accadde in quelle forme?
Per la tradizione liberale più forte, lunga un paio di secoli, una forma flessibile della democrazia. Nella cultura politica di quel paese sarebbe stato difficile scalzarla come
sarebbe avvenuto in paesi con una democrazia liberale più giovane.
Fu comunque piuttosto disinvolta nei riguardi di regimi come quello di Pinochet, suo alleato contro l’Argentina nelle Malvinas, e nei riguardi
del diritto internazionale: fece affindare un incrociatore nemico, il Belgrano, fuori dal limite della zona di guerra. Fu feroce dentro e fuori i
confini britannici.
Sì, la Thatcher stabilì una legge che rendeva illegale lo sciopero, che vietava gli scioperi di solidarietà, che faceva andare in galera i sindacalisti. Ancora adesso, lo
sciopero in Gran Bretagna è ammesso solo nella tua azienda. Centinaia di migliaia di poliziotti furono attivati in uno scontro di classe vinto dal più forte, ma fu vinto con
l’uso della polizia, di leggi speciali, deportazioni di massa dei minatori in prigioni speciali, con l’organizzazione del crumiraggio, con l’uso dei servizi segreti per spiare i
sindacalisti (usò Echelon per spiare perfino due ministri di cui non si fidava, ndr), li trattava alla stregua di spie libiche o, appunto, argentine. Si trattò di una brutale
guerra di classe, anche le collette erano vietate e i fondi venivano sequestrati.
Qual’è la sua eredità?
Quella violenza inaudita che travolse il movimento sindacale inglese, quella guerra contro il suo popolo ha come unico paragone, come eredità vera, solo le politiche di
austerità, le guerre che tutti i governi europei stanno conducendo ora contro i rispettivi popoli. Dire che grazie a quella politica, come dicono alcuni anche a “sinistra”, ci
fu una crescita economica della Gran Bretagna, fondata sulla finanza e la speculazione vuol dire che la Thatcher è all’origine della crisi attuale, è la responsabile della
crisi economica mondiale. Per tutti quegli esponenti politici che oggi dicono che in fondo ha fatto anche delle cose buone, vale lo stesso giudizio che si dà a chi dice lo
stesso a proposito di Mussolini e il fascismo. Ma guarda bene che il suo migliore seguace è stato il “laburista” Blair mica il conservatore Cameron.
Cosa mancò alla sinistra inglese ed europea, a quel sindacato, per contrastarla?
Il sindacato europeo non capì il senso della svolta, volle pensare che la sconfitta era dovuta all’estremismo dei minatori come la sconfitta alla Fiat, qualche anno prima,
sarebbe dipesa dall’estremismo dei metalmecccanici di Torino. Non si capì la svolta reazionaria, l’abbandonno unilaterale del compromesso sociale e che il capitalismo
aveva scelto di tornare alle sue ragioni brutali. Si preferiva pensare “però questi minatori stanno esagerando”. Non faccio nomi, ma ricordo molte discussione in Cgil
dove si paragonava la situazione inglese ai 35 giorni del 1980 a Mirafiori. C’era la paura dell’inizio dell’attacco allo stato sociale e la paura della reazione, come avviene
spesso, ti faceva negare la realtà. La Thatcher non fu compresa come sarebbe avvenuto molti anni dopo a Pomigliano. Ora lo vediamo col milione di disoccupati quello
che si preparava. Ci fu una grandissima solidarietà da tutta Europa ma non bastò a capire che era l’inizio della controrivoluzione sociale. Una colpa che paghiamo
ancora.
Come funzionava la vita quotidiana in quel villaggio?
Le mogli stavano a casa e gli uomini si organizzavano per fare i picchetti, per bloccare il carbone, fare assemblee. Con noi c’era il corrispondente dell’Unità a Londra,
Antonio Bronda. Beh, era un “migliorista” (la corrente di destra del Pci, quella di Lama e Napolitano, ndr) ma quei giorni visse con noi, ascoltò le confessioni dei
minatori gallesi, il loro “odio” per gli inglesi. Alla fine era commosso ed era diventato un ultrà filominatori.
Blasco (red)
in data:10/04/2013

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