Nuova Cina NUOVA SINISTRA: intervista a Minqi Li

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Minqi Li è un economista che ha fatto un percorso inverso rispetto a molti suoi connazionali: dalla scuola di Chicago a Mao. Oggi crede ci sia bisogno di un «riorientamento», dalla «crescita» alla «sostenibilità sociale ed ecologica»

Il professor Minqi Li, che insegna Economia all’università dell’Utah, ha fatto un percorso inverso rispetto a molti suoi connazionali. Prima del 1989 – momento di svolta per molti cinesi – era infatuato dalle teorie economiche della scuola di Chicago. «Eravamo convinti che il sistema economico socialista fosse ingiusto e che privilegiasse i lavoratori statali pigri e inefficienti e punisse i più attivi e liberi imprenditori», ha scritto Minqi Li nell’introduzione al suo The rise of China and the Demise of the Capitalist World Economy, (Londra, 2008). Minqi Li ha studiato proprio nel luogo che poi sarebbe diventata la culla del pensiero neo liberista cinese. Durante le proteste cambiò la sua visione: dopo uno speech in cui richiedeva un ritorno all’economia socialista venne imprigionato. Durante la permanenza in carcere «ebbi modo – dice – di conoscere meglio gli strati più bassi della società e concentrai la mia attenzione nella lettura di Marx». Uscito dal carcere intraprese un viaggio di due anni nella Cina, quella rurale e popolare, modificando – e di molto – la propria visione dell’economia e del suo paese. La sua interpretazione del 1989 si è infine solidificata: «Gli studenti – ha scritto – potevano ritirarsi o scegliere di allearsi a una classe operaia che non aspettava altro. Scelsero di non fare, semplicemente, né l’una né l’altra cosa. E furono per questo sconfitti». Oggi è considerato uno degli economisti di punta di quella che viene considerata la «nuova sinistra» cinese. Ha accettato di buon grado di rispondere alle domande del manifesto.

Professore, dopo la caduta di Bo Xilai (capo del Partito di Chongqing, epurato dal Partito comunista cinese e oggi in attesa di processo, ndr), che influenza politica ha ancora la nuova sinistra in Cina?

La trasformazione capitalista della Cina ha portato sempre più conflitti sociali e il degrado ambientale. Bo Xilai è tra i politici che si erano resi conto che il percorso attuale della Cina di sviluppo è insostenibile. Quando era segretario del partito di Chongqing, ha fatto sforzi per regolamentare il settore privato, per ripristinare la sicurezza delle persone (con il giro di vite sulla criminalità organizzata), e per ridurre le disparità di reddito. La sua sconfitta suggerisce che nel Partito comunista, l’ala neoliberista ha oggi il sopravvento. Mentre la sinistra ha oggi un peso trascurabile tra i primi dirigenti del partito, la sua influenza tra gli strati medio-bassi della società cinese è cresciuta.

Quali sono oggi gli obiettivi principali della nuova sinistra cinese?

Alla fine del 1990, la «nuova sinistra» in Cina era essenzialmente limitata a pochi intellettuali che criticarono la riforma economico neoliberista. Da quel momento in poi la «sinistra» è diventata un movimento sociale. Nel 1990, la Cina si è impegnata in massicce privatizzazioni. Decine di milioni di lavoratori del settore statale sono stati licenziati. Molti hanno partecipato alla lotta contro la privatizzazione e molti dei leader dei lavoratori in seguito sono diventati affiliati alla sinistra. Negli anni tra il 1980 e il 1990, la classe media urbana era una forte sostenitrice di riforme economiche neoliberiste. Ma da allora molti dei membri attuali o aspiranti della classe media hanno subito i prezzi delle case alle stelle, l’istruzione privata e le spese di assistenza medica, l’inquinamento dilagante, così come una crisi di sicurezza alimentare. Alcuni di loro sono diventati politicamente radicalizzati. Nonostante decenni di propaganda antimaoista, sempre più persone delle classi sociali medio-basse hanno ricominciato a valutare in modo positivo il passato maoista. Ogni anno, milioni di persone spontaneamente partecipano alle attività di massa che commemorano Mao Zedong in tutto il paese nonostante l’opposizione ufficiale, o persino la repressione della polizia. La sinistra cinese oggi comprende attivisti operai, giovani studenti, intellettuali progressisti, radicali della classe media, e alcuni vecchi rivoluzionari veterani comunisti. Come la sinistra in molti altri paesi, ci sono molti gruppi diversi e opinioni diverse. In linea di massima, la sinistra cinese oggi si oppone al capitalismo e la sua riforma economica e supporta la trasformazione socialista della società cinese.

Chongqing è ancora un “modello”?

Non c’è una visione unificata economica tra la sinistra cinese. Chongqing (ovvero una riforma relativamente progressista del capitalismo) è probabilmente insufficiente a fornire una soluzione ai problemi attuali economici e sociali della Cina. Mentre l’economia cinese continua a crescere rapidamente, soffre di gravi squilibri economici, sociali ed ecologici. Per far fronte a questi squilibri, sarebbe necessario un riorientamento fondamentale della priorità di politica economica della Cina, dalla crescita economica (cioè, il profitto e l’accumulazione del capitale) verso la sostenibilità sociale ed ecologica. È impossibile concepire un riorientamento economico senza una redistribuzione del reddito e della ricchezza. Ovvero: una grande parte della ricchezza capitalista dovrebbe essere ridistribuita verso la classe operaia o investita nei beni pubblici. Ovviamente questo non sta accadendo.

Qual è la “mappa” della nuova sinistra cinese oggi?

La nuova sinistra negli anni 90 includeva intellettuali soprattutto accademici, come Wang Hui, Cui Zhiyuan, e Wang Shaoguang. Poi è diventato un movimento sociale, molti si sono organizzati intorno a siti web popolari. Uno dei più noti è “Wu Zhi Xiang Tu” (Utopia). Utopia cerca di interpretare il maoismo principalmente come una forma di nazionalismo. Altri attivisti di sinistra si dicono marxisti-leninisti-maoisti. E criticano Utopia per la sua tendenza nazionalista.

Possiamo definire le riforme previste dal nuovo governo di Pechino come neo liberali? E che tipo di impatto avranno sulla società cinese?

Il capitalismo cinese ha tratto grandi benefici dalla ristrutturazione neoliberista globale, posizionandosi come il principale fornitore di manodopera a basso costo per il mercato globale. Al momento, non è ancora chiaro cosa le élite cinese vogliano fare per il futuro. Ma la Banca mondiale ha raccomandato alla Cina di privatizzare le imprese statali restanti e privatizzare la proprietà del territorio rurale. Il nuovo primo ministro Li Keqiang, è ampiamente noto per aver sostenuto con entusiasmo le raccomandazioni della Banca mondiale. Se il piano di Li Keqiang sarà implementato, significa che la Cina ha scelto con forza il sentiero neoliberista.

Quanto è ancora importante lo stato nella visione della nuova sinistra?

Lo stato è sempre importante. Suppongo però che la vera questione non sia se lo stato rimane importante, ma se lo stato rimane uno strumento efficace per regolare le contraddizioni del capitalismo cinese. Se la classe capitalista cinese non è disposta a rinunciare a gran parte della propria ricchezza attuale per il bene di alleviare le diverse contraddizioni economiche, sociali ed ecologiche, queste contraddizioni possono portare ad una grave crisi per la società cinese in cinque-dieci anni. Quando ciò accadrà, non sarà solo una crisi per lo stato della Cina, ma anche una crisi per il capitalismo cinese. E non solo.

il manifesto 20 marzo 2013

leggi anche: Cina, la società armoniosa e le condizioni di lavoro dei migranti

21/03/2013 00:10 | POLITICAINTERNAZIONALE | Fonte: il manifesto | Autore: SIMONE PIERANNI (Da Controlacrisi.org)

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