Archivio per marzo 2013

No Tav, straordinaria partecipazione alla marcia da Susa a Bussoleno

no tav

“Non faccio mai numeri, ma sono rimasto impressionato, e’ la manifestazione piu’ grande che abbia mai visto”. Almeno 80 mila persone hanno partecipato oggi pomeriggio alla grande marcia da Susa a Bussoleno contro la Tav. Alberto Perino, uno dei leader dei No Tav, che stamattina ha accompagnato la delegazione di parlamentari nell’ispezione del cantiere, proprio non ce la fa a nascondere l’entusiasmo. “Considerando che da fuori saranno venute circa 5.000 persone e che in valle ne abitano circa 60mila – aggiunge – si capisce quanto grande e’ stata la partecipazione dei valsusini. Per la prima volta ho visto persone che non avevano mai sfilato prima e che nemmeno mi sarei aspettato”, ha concluso Perino.

“La situazione e’ cambiata – ha sottolineato Lele Rizzo, uno dei portavoce del. Movimentoi No Tav – un terzo dei parlamentari che oggi siedono in Parlamento sono No Tav, e’ chiaro che le nostre ragioni sono condivise, quel cantiere e’ uno spreco di denaro, sta a noi portare avanti il progetto di liberare la valle, quel cantiere puo’ essere smontato sta a noi farlo “. Una riflessione condivisa da un altro dei leader del Movimento, Alberto Perino che dopo aver ribadito la straordinarieta’ della manifestazione, ha aggiunto “quest’opera va bloccata, ma sara’ possibile farlo solo se dietro di noi ci sara’ la gente, siamo la speranza per l’Italia e Al corteo, quasi interamente sotto la pioggia, hanno partecipato tante delegazioni da tutta Italia dove sono in atto lotte contro le grandi opere ed anche contro le installazioni militari, come No Muos o No Dal Molin. Proprio questi hanno srotolato uno striscione in invitano tutti a partecipare alla mobilitazione in programma il 4 maggio

Anche dall’Europa arrivano segnali di incoraggiamento. Alcuni deputati europei invitano alla partecipazione alla manifestazione ‘Difendi il tuo futuro’, “al fine di dare una risposta ai bisogni reali delle persone che li vivono e una prospettiva sostenibile per il trasporto alpino”. I deputati denunciano anche la crescente evidenza di conflitti d’interesse intorno al progetto del tunnel e la militarizzazione persistente di tutta la Val di Susa”. La petizione è stata firmata da Jose Bove’, vice-presidente della Commissione Agricoltura PE, Isabelle Durant, Vice Presidente del parlamento Europeo, Michael Cramer, capogruppo commissione trasporti Verdi europei, Eva Lichtenberger, MPE, Heide Ruhle, MPE, Raul Romeva, MPE, Bart Staes, vicepreseidnete commissione controllo di bilancio del PE e Karim Zeribi, commissione trasporti Europe Ecologie Les verts. ”L’opposizione alla nuova linea e il tunnel transfrontaliero e’ rilevante e organizzata da anni in Italia, e piu’ di recente in Francia, dove vi e’ una crescente consapevolezza della necessita’ di soprassedere al progetto del tunnel di base dopo la pubblicazione delle gravi obiezioni sollevate dalla Corte dei conti Francese – continua la nota -.A livello europeo, la nostra proposta e’ semplicemente di togliere il tunnel della Valsusa dalla lista dei progetti che dovrebbero essere finanziati con fondi comunitari; e’ per noi infatti chiara la mancanza di priorita’ e l’insostenibilita’ del progetto”.

Hanno aderito alla manifestazione contro la Tav anche Rivoluzione civile e Rifondazione comunista. Il movimento fondato da Antonio Ingroia “risponde alla chiamata nazionale dei NoTav che vogliono chiudere una volta per tutte la questione sull’Alta velocità in Val di Susa e opporsi alla realizzazione della contestata linea. I rivoluzionari civili sfileranno con le nostre bandiere, con l’auspicio che il movimento No Tav si slarghi sempre di più senza opposizioni e preclusioni nei confronti di nessuno, nè dei parlamentari di Movimento 5 Stelle e neppure degli esponenti del Pd, che hanno apertamente preso posizione”. Per Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione comunista “saremo nuovamente in Val di Susa, dalla parte della popolazione valsusina, per ribadire ancora una volta – dice – il ‘no’ che diciamo dall’inizio degli anni ’90 a quest’opera inutile e dannosa per l’ambiente e il territorio, a quest’enorme e vergognoso spreco di denaro pubblico”.

23/03/2013 19:46 | CONFLITTIITALIA | Autore: fabio sebastiani (Da  Controlacrisi.org)

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Nuova Cina NUOVA SINISTRA: intervista a Minqi Li

cina

Minqi Li è un economista che ha fatto un percorso inverso rispetto a molti suoi connazionali: dalla scuola di Chicago a Mao. Oggi crede ci sia bisogno di un «riorientamento», dalla «crescita» alla «sostenibilità sociale ed ecologica»

Il professor Minqi Li, che insegna Economia all’università dell’Utah, ha fatto un percorso inverso rispetto a molti suoi connazionali. Prima del 1989 – momento di svolta per molti cinesi – era infatuato dalle teorie economiche della scuola di Chicago. «Eravamo convinti che il sistema economico socialista fosse ingiusto e che privilegiasse i lavoratori statali pigri e inefficienti e punisse i più attivi e liberi imprenditori», ha scritto Minqi Li nell’introduzione al suo The rise of China and the Demise of the Capitalist World Economy, (Londra, 2008). Minqi Li ha studiato proprio nel luogo che poi sarebbe diventata la culla del pensiero neo liberista cinese. Durante le proteste cambiò la sua visione: dopo uno speech in cui richiedeva un ritorno all’economia socialista venne imprigionato. Durante la permanenza in carcere «ebbi modo – dice – di conoscere meglio gli strati più bassi della società e concentrai la mia attenzione nella lettura di Marx». Uscito dal carcere intraprese un viaggio di due anni nella Cina, quella rurale e popolare, modificando – e di molto – la propria visione dell’economia e del suo paese. La sua interpretazione del 1989 si è infine solidificata: «Gli studenti – ha scritto – potevano ritirarsi o scegliere di allearsi a una classe operaia che non aspettava altro. Scelsero di non fare, semplicemente, né l’una né l’altra cosa. E furono per questo sconfitti». Oggi è considerato uno degli economisti di punta di quella che viene considerata la «nuova sinistra» cinese. Ha accettato di buon grado di rispondere alle domande del manifesto.

Professore, dopo la caduta di Bo Xilai (capo del Partito di Chongqing, epurato dal Partito comunista cinese e oggi in attesa di processo, ndr), che influenza politica ha ancora la nuova sinistra in Cina?

La trasformazione capitalista della Cina ha portato sempre più conflitti sociali e il degrado ambientale. Bo Xilai è tra i politici che si erano resi conto che il percorso attuale della Cina di sviluppo è insostenibile. Quando era segretario del partito di Chongqing, ha fatto sforzi per regolamentare il settore privato, per ripristinare la sicurezza delle persone (con il giro di vite sulla criminalità organizzata), e per ridurre le disparità di reddito. La sua sconfitta suggerisce che nel Partito comunista, l’ala neoliberista ha oggi il sopravvento. Mentre la sinistra ha oggi un peso trascurabile tra i primi dirigenti del partito, la sua influenza tra gli strati medio-bassi della società cinese è cresciuta.

Quali sono oggi gli obiettivi principali della nuova sinistra cinese?

Alla fine del 1990, la «nuova sinistra» in Cina era essenzialmente limitata a pochi intellettuali che criticarono la riforma economico neoliberista. Da quel momento in poi la «sinistra» è diventata un movimento sociale. Nel 1990, la Cina si è impegnata in massicce privatizzazioni. Decine di milioni di lavoratori del settore statale sono stati licenziati. Molti hanno partecipato alla lotta contro la privatizzazione e molti dei leader dei lavoratori in seguito sono diventati affiliati alla sinistra. Negli anni tra il 1980 e il 1990, la classe media urbana era una forte sostenitrice di riforme economiche neoliberiste. Ma da allora molti dei membri attuali o aspiranti della classe media hanno subito i prezzi delle case alle stelle, l’istruzione privata e le spese di assistenza medica, l’inquinamento dilagante, così come una crisi di sicurezza alimentare. Alcuni di loro sono diventati politicamente radicalizzati. Nonostante decenni di propaganda antimaoista, sempre più persone delle classi sociali medio-basse hanno ricominciato a valutare in modo positivo il passato maoista. Ogni anno, milioni di persone spontaneamente partecipano alle attività di massa che commemorano Mao Zedong in tutto il paese nonostante l’opposizione ufficiale, o persino la repressione della polizia. La sinistra cinese oggi comprende attivisti operai, giovani studenti, intellettuali progressisti, radicali della classe media, e alcuni vecchi rivoluzionari veterani comunisti. Come la sinistra in molti altri paesi, ci sono molti gruppi diversi e opinioni diverse. In linea di massima, la sinistra cinese oggi si oppone al capitalismo e la sua riforma economica e supporta la trasformazione socialista della società cinese.

Chongqing è ancora un “modello”?

Non c’è una visione unificata economica tra la sinistra cinese. Chongqing (ovvero una riforma relativamente progressista del capitalismo) è probabilmente insufficiente a fornire una soluzione ai problemi attuali economici e sociali della Cina. Mentre l’economia cinese continua a crescere rapidamente, soffre di gravi squilibri economici, sociali ed ecologici. Per far fronte a questi squilibri, sarebbe necessario un riorientamento fondamentale della priorità di politica economica della Cina, dalla crescita economica (cioè, il profitto e l’accumulazione del capitale) verso la sostenibilità sociale ed ecologica. È impossibile concepire un riorientamento economico senza una redistribuzione del reddito e della ricchezza. Ovvero: una grande parte della ricchezza capitalista dovrebbe essere ridistribuita verso la classe operaia o investita nei beni pubblici. Ovviamente questo non sta accadendo.

Qual è la “mappa” della nuova sinistra cinese oggi?

La nuova sinistra negli anni 90 includeva intellettuali soprattutto accademici, come Wang Hui, Cui Zhiyuan, e Wang Shaoguang. Poi è diventato un movimento sociale, molti si sono organizzati intorno a siti web popolari. Uno dei più noti è “Wu Zhi Xiang Tu” (Utopia). Utopia cerca di interpretare il maoismo principalmente come una forma di nazionalismo. Altri attivisti di sinistra si dicono marxisti-leninisti-maoisti. E criticano Utopia per la sua tendenza nazionalista.

Possiamo definire le riforme previste dal nuovo governo di Pechino come neo liberali? E che tipo di impatto avranno sulla società cinese?

Il capitalismo cinese ha tratto grandi benefici dalla ristrutturazione neoliberista globale, posizionandosi come il principale fornitore di manodopera a basso costo per il mercato globale. Al momento, non è ancora chiaro cosa le élite cinese vogliano fare per il futuro. Ma la Banca mondiale ha raccomandato alla Cina di privatizzare le imprese statali restanti e privatizzare la proprietà del territorio rurale. Il nuovo primo ministro Li Keqiang, è ampiamente noto per aver sostenuto con entusiasmo le raccomandazioni della Banca mondiale. Se il piano di Li Keqiang sarà implementato, significa che la Cina ha scelto con forza il sentiero neoliberista.

Quanto è ancora importante lo stato nella visione della nuova sinistra?

Lo stato è sempre importante. Suppongo però che la vera questione non sia se lo stato rimane importante, ma se lo stato rimane uno strumento efficace per regolare le contraddizioni del capitalismo cinese. Se la classe capitalista cinese non è disposta a rinunciare a gran parte della propria ricchezza attuale per il bene di alleviare le diverse contraddizioni economiche, sociali ed ecologiche, queste contraddizioni possono portare ad una grave crisi per la società cinese in cinque-dieci anni. Quando ciò accadrà, non sarà solo una crisi per lo stato della Cina, ma anche una crisi per il capitalismo cinese. E non solo.

il manifesto 20 marzo 2013

leggi anche: Cina, la società armoniosa e le condizioni di lavoro dei migranti

21/03/2013 00:10 | POLITICAINTERNAZIONALE | Fonte: il manifesto | Autore: SIMONE PIERANNI (Da Controlacrisi.org)

Marchionne come il marchese del grillo… e i sottoposti firmano!

by fabur49
di Sergio Bellavita (da www.rete28aprile.it)
Marchionne Bonanni
Io sono io e voi non siete un …
Si potrebbe sintetizzare cosi l’esito della lunga finta trattativa per il rinnovo del contratto specifico Fiat, cioè l’accordo di Pomigliano esteso a tutto il gruppo. Pochi spiccioli ai lavoratori, ma non ai cassintegrati. Un bel risparmio per un gruppo che fa abbondantemente uso della cassa integrazione, giusto quello che consente al già super pagato manager Marchionne di devolversi 9 milioni di euro in piu…
L’intesa, sottoscritta da Fismic, Fim, Uilm, Quadri, peggiora così, pur attribuendo un incremento dei minimi di 40 euro mensili per un totale di 25 euro in più all’anno rispetto al contratto Federmeccanica, il tristemente noto accordo della vergogna rinnovato lo scorso anno. E’ sempre più urgente definire una strategia rivendicativa e contrattuale, dalla condizione di lavoro alla politica industriale, all’altezza dello scontro che viene imposto. Senza la riapertura del conflitto la linea del sindacalismo complice e sottoposto continuerà a produrre danni enormi ai lavoratori ed alle lavoratrici.

Intervista a Wu Ming: «A forza di iniettarsi dosi di male ‘minore’…»

grillo

[Ieri pomeriggio abbiamo rilasciato un’intervista a Giovanni Egidio di Repubblica, da pubblicare oggi, 12 marzo 2013. Ci sembrava importante partire ancora una volta dal grillismo, ma per ribadire quali sono secondo noi (alcune del)le responsabilità del PD, anzi, del centrosinistra tutto. Ci sembrava importante ribadirlo proprio su quel giornale. Lo spazio non era molto e abbiamo provato a dare risposte-pulsar, ad altissima densità. Speriamo di essere riusciti a far passare il messaggio.

Non abbiamo ancora visto se e com’è uscita, questa è la versione che abbiamo approvato.

Dopo Internazionale, il Guardian, Il manifesto, Radio 3, il New Statesman e l’intervista data a Gad Lerner, con Repubblica si conclude il nostro piccolo escrache a Grillo e Casaleggio. E’ stato faticoso, ma crediamo ne sia valsa la pena, pensiamo di aver instillato un po’ di sani dubbi.

Avevamo messo in conto gli insulti e il trollaggio, ma soprattutto, avevamo messo in conto le reazioni incredule: state esagerando, stavolta non vi seguo, quel che dite non è vero… Le abbiamo viste sia in Italia sia all’estero. Nel lungo articolo in inglese – Grillismo: Yet Another Right-Wing Cult from Italy – abbiamo descritto i due tipici discorsi del grillino che rimuove il problema. Li abbiamo chiamati TINA («Non c’è alternativa») e TITA («E’ questa l’alternativa!»). Ebbene, tutti i commenti increduli, delegittimanti e più o meno aggressivi che abbiamo letto in calce ai pezzi sul Guardian, sul New Statesman e sotto il link che ci ha dedicato la London Review of Books, dicevamo, tutti quanti i commenti cadono nell’una o nell’altra casella. Si tratta – non soltanto ma molto spesso – di italiani che dall’Italia avvertono, in inglese o in maccheronglish: non ascoltateli, mentono, vogliono distruggere il nostro sogno.
Uno ha scritto: «Gli autori di quest’articolo dovrebbero incontrare Beppe Grillo, così gli spiega cos’è davvero il M5S». Beh, a noi sembra che la versione di Grillo si sia già sentita fin troppo, fragorosa, metallica, assordante. «Grillo è un megafono», recita la formuletta dei grillini. Anche fosse, un megafono si usa ai cortei, non nelle conversazioni. Chi parla sempre nel megafono ha seri problemi, e ne causa agli altri.
Ma forse il problema è nostro. Forse lui è davvero l’unica speranza che ha l’Italia, mentre noi siamo degli stronzi, gente sospettosa, coi calli sull’anima… Non è da escludere. In ogni caso, non possiamo farci niente: quando sentiamo parlare Grillo, non crediamo a niente di quel che dice. WM].

I Wu Ming, collettivo di scrittori bolognesi (Q fu il loro romanzo storico d’esordio e di inaspettato successo), sono da tempo duramente critici nei confronti del fenomeno Grillo. Al punto di aver scomodato termini decisamente forti come “criptofascismo” o affilate analisi che hanno bollato come destra il modo “né di destra, né di sinistra” con cui da sempre Grillo e Casaleggio definiscono il loro Movimento.

«Nella storia d’Italia – spiegano oggi – dalla palude del “né di destra né di sinistra” sono usciti vapori che il vento ha sempre portato a destra. Di destra – e addirittura totalitaria – è l’idea di futuro espressa nel video di Casaleggio Gaia, il futuro della politica. Di destra sono certe posizioni sugli immigrati. Di destra (ex-leghista, ex-berlusconiano, ex-neofascista, e il prefisso “ex” lo usiamo con le pinze) è circa il 40% del voto preso alle politiche. A Bologna, secondo l’Istituto Cattaneo, il 12% del voto grillino proviene dalla destra radicale. A Torino è il 10%. Questi elementi di destra finora sono rimasti coperti da un manto di confusionismo: dire “né destra, né sinistra” serve a questo, ecco perché diciamo che nel M5S c’è del “criptofascismo”, del fascismo nascosto. Ma la macchina grillina cattura e semplifica anche elementi e parole d’ordine di sinistra, e conquista voto di sinistra. Qui sta la contraddizione principale, il grosso nodo che dovrà venire al pettine: molte persone di sinistra han votato una forza sostanzialmente di destra. Ma se l’hanno fatto ci sono precise ragioni, e c’è chi ha precise colpe».

Se elettori di sinistra votano “sostanzialmente a destra” di chi sarebbe la colpa?

«Della sinistra ufficiale, che per decenni ha pensato di doversi “spostare al centro”, alla conquista dei voti “moderati”. In nome di questa strategia ha rinunciato anche agli ultimissimi residui di alterità, ha smesso di definirsi sinistra a favore del nomignolo “centrosinistra”, ha detto sì a ogni sorta di nefandezza in nome di una presunta “modernizzazione”. Si è adagiata nella subalternità all’ideologia liberista, cantando le lodi del mercato, del privato, della “sussidiarietà”. Ha boicottato e combattuto movimenti sociali che si opponevano a privatizzazioni, speculazioni e scempi ambientali. Quando ha governato, ci ha dato leggi come il Pacchetto Treu e i campi di prigionia per i clandestini. Finché, un bel giorno, non abbiamo scoperto che il “centro” non contava nulla, anzi, non c’era proprio! Quanto ai voti “moderati”, di che stiamo parlando? Un terzo degli elettori continua a votare per “anticomunismo” anche in assenza di comunisti. Siamo un paese estremo, altro che moderato. Il centrosinistra ha gravi colpe ma non ha mai pagato dazio, perché “di là” c’era Berlusconi e poteva presentarsi come “male minore”. A forza d’iniettarsi dosi di male dicendosi che era “minore”, una parte di elettorato non ne ha potuto più, e ha deciso di cambiare spacciatore e sostanza.»

Quindi Grillo di fatto ha raccolto il voto degli scontenti e dato risposte al loro malessere. Non a caso lui ripete spesso che se non ci fosse stato il Movimento 5 Stelle ci sarebbe Alba Dorata. Vi è mai venuto il sospetto che su questo punto possa aver ragione?

«Sì, Grillo fa sempre l’esempio dei nazisti greci di Alba Dorata, ammettendo così di incanalare anche pulsioni nazistoidi. Ma alle elezioni greche del 2012, la vera novità è stata Syriza, la coalizione della sinistra radicale che ha conquistato 77 seggi su 300. Lui si sceglie il babau che gli fa più comodo, ma in Europa negli ultimi anni si è mosso ben altro, dai grandi scioperi francesi contro la riforma delle pensioni di Sarkozy alla marea umana anti-Trojka che una settimana fa ha riempito le città portoghesi, passando per il movimento di massa nato dalle acampadas che in Spagna impedisce sfratti e pignoramenti di case. Grillo ha intercettato e “prevenuto” solo fenomeni tipo Alba Dorata, o ha anche prevenuto esperienze di questo genere?»

Il movimento di protesta più radicale avvistato in Italia in questi anni è senza dubbio il No Tav. E Grillo lo ha intercettato in pieno.

«Ecco, infatti sarebbe bene analizzare il rapporto tra il M5S e i movimenti ai quali offre rappresentanza, appunto come quello No Tav. Quei movimenti potrebbero accorgersi presto che Grillo offre una rappresentanza esibita ma infeconda. L’interesse principale di Grillo & Casaleggio non è realizzare il programma, che è un geyser di richieste contraddittorie spruzzate qua e là. Gli interessa di più prolungare lo scompiglio e tenere alto il polverone finché è possibile, perché il polverone copre le magagne e rinvia l’arrivo dei nodi al pettine.»

E secondo voi fino a quando riusciranno a rinviarlo?

«Non lo sappiamo. Grillo e Casaleggio hanno i capelli lunghi. Comunque, noi tifiamo per il pettine.»

12/03/2013 14:29 | POLITICAITALIA | Fonte: la Repubblica | Autore: Wu Ming (Da Contolacrisi.org)

Oggi i funerali di stato «Riposi con Bolivar»

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Molti vorrebbero per il presidente un posto accanto al Libertador, ma la Costituzione lo vieta
Accompagnata martedì da una folla oceanica vestita di rosso lungo le strade di Caracas, in un crescendo emozionale, la salma di Hugo Chávez ieri è stata visitata da decine di migliaia di venezuelani in lacrime all’interno dell’accademia militare di Fuerte Tiuna, dove il capo di stato bolivariano aveva studiato da giovane cadetto. Non solo comuni cittadini, perché a rendergli omaggio ieri si sono presentati tra gli altri la “presidenta” argentina Cristina Kirchner, il presidente della Bolivia Evo Morales e quello dell’Uruguay José Pepe Mújica. Per i funerqali di stato in programma oggi (non è ancora chiaro dove) sono in arrivo tutti gli altri leader mondiali che hanno annunciato la loro presenza, a cominciare dal presidente iraniano Ahmadinejad. Gli Stati uniti invieranno una delegazione formata da un deputato democratico di New York, Gregory Meeks, l’ex deputato, sempre democratico, Bill Delahunt, e l’incaricato d’affari dell’ambasciata a Caracas, James Derham. Per ricordare il leader venezuelano diverse manifestazioni popolari si sono svolte in varie piazze di Cuba, mentre il presidente Raul Castro ha presieduto l’omaggio nella città di Santiago e il numero due del governo, Miguel Diaz-Canel, ha guidato la cerimonia che si è tenuta sulla piazza della Rivoluzione all’Avana.
Nel frattempo cresce in Venezuela la campagna di quanti, a cominciare dall’esercito, vorrebbero vedere Chávez riposare accanto a Simon Bolivar, il leader delle indipendenze sudamericane del XIX secolo, principale guida e fonte di ispirazione per l’azione rivoluzionaria del «caudillo rosso». Ma per accedere al pantheon nazionale sarebbe necessaria una riforma costituzionale. Infatti la Carta al momento esige che anche nel caso di personalità che avessero maturato il diritto ad avere un posto accanto al «Libertador», trascorrano 25 anni dalla morte. Diosdado Cabello, presidente dell’Assemblea Nazionale venezuelana, ha detto ieri che il parlamento «farà tutto il possibile» per assecondare questa aspirazione. Esponenti del governo invece dicono di voler rispettare i desideri della famiglia, che vuole che il presidente defunto riposi in un terreno di proprietà della nonna, nello stato natale di Barinas.
(Da Lavori in corso a Sinistra)

 


Rifondazione c’è!

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