Il v(u)oto utile, quello inutile, i futili idioti ed i soliti stronzi (Quinta parte)

Ma veniamo finalmente alla questione relativa all’accordo più o meno sancito ed esplicito e più o meno comunicabile pubblicamente da parte del PD con il polo di centrodestra capitanato da Mario Monti.

Non si tratta di un errore di battitura. Il polo Scelta Civica è una coalizione di centrodestra. Sicuramente di stampo europeo, liberale, liberista e non impresentabile come il polo di Berlusconi, ma pur sempre un centrodestra. Del resto all’interno c’è pure Gianfranco Fini…

Sempre Pierluigi Bersani, nei giorni scorsi, interpellato su alcune frasi dell’ancora attuale Presidente del Consiglio, avrebbe detto: “Monti deve ricordarsi che il comune avversario è Silvio Berlusconi, ma attenzione perché se continua così, rimette in discussione la possibilità di collaborare con noi dopo le elezioni. Così l’alleanza dopo il voto salta !”

Ma allora l’alleanza sarebbe già scritta o almeno così si potrebbe evincere da queste parole. Nichi Vendola e Pierferdinando Casini, pienamente arruolati nel gioco delle parti si sgambettano vicendevolmente per dire ai quattro venti che non vi sono minimamente prospettive che possano portare i due poli a governare insieme.

Insomma il gioco delle parti sembra continuare. Ma continuano ovviamente anche le finte rivalità e le avances da parte degli uni e degli altri.

Inoltre, sembra aperta una breccia per cui ogni giorno che passa, una nuova ammissione rende ormai palese quello che è il segreto di Pulcinella. La futura compagine di Governo avrà al suo interno il polo PD-SEL insieme al polo Scelta Civica con Monti, con buona pace di chi finora sembra continuare a vedere delle nette incompatibilità tra i due centri.

A chiarire ulteriormente ogni dubbio ci pensa Riccardo Nencini segretario del PSI (Partito Socialista Italiano) e candidato all’interno delle liste PD. Il PSI, lo storico partito erede di Filippo Turati e di Andrea Costa, ma anche di Pietro Nenni, Riccardo Lombardi e Sandro Petini, farebbe oggi molta fatica a raggiungere anche solo il 4 per mille. Ed allora ecco che i “socialisti” con il loro glorioso avvenire alle spalle entrano nelle liste del PD.

Vi fu un po’ di fibrillazione quando avvenne la composizione delle liste qualche tempo fa. Questo accadde perché sembrava non fosse garantito ai socialisti il numero di seggi sicuri che questi “meritavano” di avere.

E così in barba alle primarie, i candidati del PSI entrano in lista con il PD scavalcando, tra l’altro, candidati che avevano ricevuto preferenze ed investitura popolari durante le primarie di fine anno.

Pressappoco le dichiarazioni di Nencini a Repubblica TV suonano così: “Porte aperte alle forze liberali e moderate e ogni minimo spiraglio chiuso a Ingroia”

Aggiunge il leader degli ex-, dei post- e dei neo-craxiani (perché sapete che….si candida anche Bobo Craxi con loro):

“Non so come sia andata tra Bersani e Ingroia, ma una cosa la so di certo, quando noi abbiamo costruito la carta d’intenti abbiamo fatto una scelta netta, abbiamo aperto la finestra alle forze liberal-democratiche e chiuso ogni finestra, porta, portoncino, spiraglio, alla sinistra massimalista e radicale di Ingroia” .

Posizione più che legittima, ma a questo punto non ci si arrampichi sugli specchi per voler dimostrare che i voti ed i senatori di Monti saranno richiesti se e solo se realmente indispensabili. Quell’accordo è già scritto ed è stato praticamente in più occasioni confessato dallo stesso Bersani:

“Ho sempre detto che alle urne chiedo il 51 per cento, ma che mi rivolgerò a forze alternative a Berlusconi e alla Lega come se avessi il 49 per cento dei voti”.

Tra le altre amenità, tra leopardi e/o giaguari smacchiati, Bersani proprio in questi giorni avrebbe aggiunto frasi chiare come: “Tra Mario e Nichi il traffico lo dirigo io” e “Terrò insieme Monti e Vendola” rassicurato da quest’ultimo che nel comizio di Piazza Duomo a Milano ha dichiarato che il proprio ruolo sarà quello di “garante della stabilità del futuro governo”.

Nencini oggi candida i suoi nelle file del PD, niente meno di quello che accadde nel 2008 quando Veltroni ospitò i Radicali di Marco Pannella ed  Emma Bonino nelle proprie liste. Pare che la stessa proposta sia stata fatta ad Antonio Ingroia ormai quasi due mesi fa, per convincerlo a desistere e non presentare il proprio simbolo al Senato. Ma la proposta, il cui latore pare fosse LucianoViolante, ex-presidente della Camera, ed ancora rappresentante del PD (sempre lui, quello della “riabilitazione” dei “ragazzi di Salò”) era realmente irricevibile.

Si parlava di candidare in posizione sicura due persone vicine a Rivoluzione Civile, ma non così facilmente identificabili con questa “sinistra massimalista”, per non far capire a Monti che si ospitavano persone a lui poco gradite. Insomma una proposta davvero irricevibile almeno per chi conserva quel minimo di dignità politica e di coerenza.

L’accordo è fatto, probabilmente mancano solo i dettagli. A qualcuno piacerebbe avere Romano Prodi come futuro Presidente della Repubblica, mentre altri hanno dichiarato la loro preferenza per Emma Bonino (ma piacerà ai cattolici ???). Piccoli dettagli che potranno essere discussi nelle pause di un prossimo Consiglio dei Ministri.

3 Responses to “Il v(u)oto utile, quello inutile, i futili idioti ed i soliti stronzi (Quinta parte)”


  1. 1 Vale56 febbraio 26, 2013 alle 1:11 pm

    Ingroia si è dimostrato (come se ce ne fosse bisogno, bastava sentirlo parlare) l’INUTILE idiota al servizio di berlusconi, REGALANDO varie regioni al centrodestra.
    L’unica domanda è se lo ha fatto perché è un diota o perché è stato pagato.
    E non so quake delle due prospettivie sia peggiore

    • 2 andreap71 febbraio 26, 2013 alle 6:57 pm

      E’ curioso come il colpevole di ogni errore e di ogni evidente mancanza del centrosinistra sia sempre da cercare altrove. Ora il colpevole è Ingroia e la responsabilità sarebbe tutta nella presenza della lista di Rivoluzione Civile. Certo che se la pretesa di Bersani era quella che Rivoluzione Civile sparisse, mi pare la classica richiesta irricevibile. Ingroia, e sicuramente non tutti quelli che lo hanno sostenuto erano concordi, ha provato ad allacciare un rapporto con il PD. Ha cercato di favorire un allargamento della coalizione di centrosinistra. La risposta è stata chiusura su ogni fronte perché l’idea che si accarezzava prima del voto da parte del PD era quella di trovare l’accordo con Monti e con il centro e quindi Rivoluzione Civile era inutile ed anche nociva a quel progetto politico. Ora poi non vorrei essere pedante e pignolo, ma il voto che ha fatto la differenza per la sconfitta del centrosinistra in alcune regioni è quello che è andato in larga parte al Movimento Cinquestelle, non certo a Rivoluzione Civile. Solo in due regioni il voto a Ingroia determina, ammesso che i voti di Ingroia e di Bersani siano sommabili, la sconfitta del centrosinistra e queste due regioni sono Abruzzo e Calabria. In tutte le altre il divario tra centrodestra e centrosinistra non viene colmato con i voti andati a Rivoluzione Civile. E su questo la matematica non è un’opinione. Per il resto Abruzzo e Calabria per l’appunto determinano una differenza di 7 senatori. Con 7 senatori in più il centrosinistra non conquisterebbe la maggioranza assoluta di seggi. Passerebbe da 123 a 130 seggi e quindi ben lontano dalla maggioranza assoluta che è di 158. E anche qui la matematica non mente. Forse con una calcolatrice alla mano commenti del genere potremmo risparmiarceli.

  2. 3 giacomo febbraio 26, 2013 alle 10:35 pm

    X vale56: pensa che mi facevo le stesse domande quando ero nel PCI, visto che chi ha avuto la brillante idea di scioglimento, adesso si ritrova con meno del 30%, pur con i vari letta e company.


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