Dove va la cultura in Italia?

Il FUS, fondo unico per lo spettacolo, viene decurtato  di 20 milioni di Euro dal ministro “tecnico” Ornaghi. L’ammontare attuale del Fondo è di circa 390 milioni di Euro, contro il 414 del 2010 e i 410 del 2012; questi soldi sono stati così ripartiti: 47% (183 milioni) è destinato alle fondazioni liriche, 18.59% al cinema, 16.4% al teatro e 14.10% alle attività musicali. Il cinema rappresenta un settore critico: il costoso adeguamento delle sale di proiezione al digitale va ad aggiungersi al calo delle affluenze registrato tra il dicembre 2012 e il gennaio 2013.

Questa massa di dati dimostra ulteriormente la natura non tecnica del governo Monti: Ornaghi, del tutto estraneo al mondo della cultura e dello spettacolo, presenta il medesimo atteggiamento di un ministro “politico”, che, per far quadrare i conti, deve tagliare i fondi ad un settore non ritenuto “utile” e “produttivo”. Come è giustamente afferma Gianfranco Capitta su Il Manifesto di oggi, il rettore dell’Università Cattolica Ornaghi non è che il “necroforo della cultura italiana”; egli consegnerà al successore al dicastero del MIBAC un settore profondamente snaturato e impoverito, allo stremo delle sue forze. Il taglio scriteriato allo spettacolo e alle politiche culturali è l’ennesima riprova della scarsa lungimiranza di alcuni ministri, che non sanno valutare il rientro di ricchezza culturale e materiale proveniente dai musei, dai teatri e dalle sale da concerto.

Ma quali ripercussioni potrà avere questo ulteriore taglio?

La prima ripercussione vedrà interessati i lavoratori dello spettacolo, che già si trovano a compiere le loro professioni al limite dello sfruttamento, con tagli ulteriori ai fondi verranno sicuramente colpiti rischiando seriamente il posto. Ma vi è anche una conseguenza “culturale”: calando i fondi pubblici, il mondo dello spettacolo dovrà ancora di più riferirsi a sponsor privati, in conseguenza di ciò l’espressione artistica rischia di perdere la sua libertà.

I vari governi che si sono succeduti negli ultimi anni alla guida del nostro paese hanno considerato la cultura come un ambito secondario, da affidare a persone che con il mondo della cultura non avevano nulla a che vedere; l’ultimo governo dei “tecnici illuminati” avrebbe potuto invertire la rotta, ma i professori della destra colta non hanno fatto nulla di diverso dai predecessori politici: Ornaghi si è comportato nello stesso modo di Bondi!

Si spera che il Governo che verrà dimostri un serio interesse per le politiche culturali e cessi i tagli indiscriminati dei fondi indirizzati a spettacolo, biblioteche e musei. Il settore della cultura contribuisce in modo determinante al progresso del Paese, non è un peso morto da tagliare: l’arte, la letteratura, le scienze sono “riserve di cittadinanza”, che consentono a un popolo di vivere in modo più consapevole.

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