UN PROGRAMMA PER IL GOVERNO DELLA LOMBARDIA

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DISCONTINUITA’

Dopo 18 anni di un uomo solo al comando vogliamo un’altra Lombardia.
Una nuova macchina amministrativa, una nuova dirigenza, più trasparenza, più merito, 50% di donne nei posti di responsabilità, collegialità nel governo.
Aprire una fase costituente a partire dalla revisione dello Statuto.

TERRITORIO, ambiente, agricoltura

In Regione Lombardia la situazione ambientale è estremamente preoccupante. Non solo  la qualità dell’aria e delle acque, ma il gravissimo inquinamento del suolo la desertificazione dei terreni agricoli (sempre più poveri di contenuti organici), la cementificazione speculativa e l’assenza di una politica  capace di coordinare e disegnare l’ambiente del futuro stanno lasciando segni irreversibili.

PRIMO PASSO, RICOSTRUIRE L’ARPA, l’Agenzia Regionale per la protezione dell’Ambiente

L’ARPA è un ente estremamente prezioso per lo studio e il controllo dell’Ambiente (stato del suolo, delle acque, dei rifiuti). La Regione Lombardia deve  invertire la pratica di smantellamento perseguita negli anni formigioniani. L’ARPA deve tornare ad avere pieni poteri di programmazione e controllo nell’interesse della salute dei cittadini, permettendole tra l’altro l’individuazione di procedure snelle per il perseguimento dei reati ambientali. Un’urgenza assoluta è legata alla bonifica dei suoli lombardi che hanno livelli di inquinanti altissimi (ad esempio a Brescia, la cui situazione è ben peggiore che a Taranto):la Regione deve coordinare attraverso l’ARPA un piano di ampio respiro che integri bonifiche e gestione rifiuti, superando il modello degli interventi tampone.

STOP AL CONSUMO DI SUOLO

Il consumo di suolo si combatte attraverso politiche mirate alla rivalutazione delle costruzioni esistenti, alla mobilità sostenibile (v. relativo programma), alla valorizzazione della produzione agricola di qualità:

Stop a nuove infrastrutture e rivalutazione delle costruzioni esistenti.
– La Regione deve bloccare ogni nuovo piano per la costruzione di infrastrutture in financing   (i cui esiti economici sono spesso negativi per la collettività) e deve promuovere una nuova politica della casa basata sulla riqualificazione dell’esistente
– occorre chela Regionefissi per i nuovi edifici e per le ristrutturazioni edilizie consumi inferiori del 30% rispetto ai consumi attuali, agendo sui regolamenti edilizi comunali
– è necessario un piano regionale coordinato per ridurre i coefficienti IMU del residenziale domestico nel caso in cui gli utenti effettuino interventi di efficientamento energetico

Agricoltura ed EXPO:

Il sistema agricolo in una Regione come la Lombardia è centrale, sia come forma di tutela del territorio, sia come settore produttivo (non a caso uno dei pochi che sembra in grado di produrre nell’immediato sbocchi occupazionali).

La Regionedeve essere un’agente di coordinamento in grado di proporre:
– regole per la produzione che ne elevi la qualità e favorisca il biologico
– una politica per la salvaguardia dei prodotti tipici, mappando e coordinando le buone pratiche esistenti, con un occhio particolare alle produzioni montane, fondamentali per l’economia di quelle zone.
– una politica di incontro tra la domanda e l’offerta, offrendo alle mense scolastiche e ospedaliere le produzioni regionali che soddisfino le regole qualitative proposte dalla Regione

Un’occasione fondamentale da questo punto di vista è la riqualificazione dell’EXPO, alleggerendone al massimo l’impatto in termini di di infrastrutture e cemento e dando molto più peso ai contenuti. Occorre un EXPO diffuso che coinvolga le tante realtà ed eccellenze lombarde impegnate nello sviluppo sostenibile attraverso la produzione agricola ed alimentare. Un’occasione per i tanti giovani e le tante donne e un modello di grande impatto sociale, ambientale e culturale, antitetico alle pratiche di Formigoni.

ENERGIA

Il settore energetico è responsabile di circa i due terzi delle emissioni mondiali di gas serra. La maggiore efficienza energetica e l’uso di fonti rinnovabili sono due tra gli strumenti principali per affrontare e vincere tale sfida nonché per ridurre la dipendenza dalle importazioni.

Sviluppo dell’efficienza

L’efficienza energetica presenta diversi vantaggi sia ambientali, inducendo un minor consumo di energia e quindi riducendo le emissioni climalteranti e inquinanti, sia economici, riducendo i costi per le famiglie e per le imprese.

Contrariamente a come ha agito fino ad ora Regione Lombardia occorre ristabilire la giusta priorità: innanzitutto ridurre i consumi finali di energia primaria, e contestualmente implementare le fonti rinnovabili.

Sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili

Compito della Regione deve essere:
– definire una strategia energetica regionale e vigilare sulla sua attuazione
– semplificare le procedure regionali e provinciali e ridurre i costi burocratici per realizzare impianti alimentati da fonti rinnovabili

MOBILITA’ SOSTENIBILE

La mobilità in Lombardia è strozzata da un sistema di trasporto merci inquinante e non coordinato, da sistemi di trasporto persone che insistono eccessivamente sul capoluogo, da un’attenzione molto bassa all’impatto ambientale dei trasporti e alla pianificazione di un sistema di spostamenti che assecondi e al contempo indirizzi le modalità dei flussi.

Partendo dallo studio della realtà esistente in Lombardia e dalle buone pratiche presenti nei territori europei occorre che la Regione predisponga un piano complessivo articolato in 3 aree tematiche:

TRASPORTO SU FERRO
La Regione deve incentivare un piano per il trasporto ferroviario, finalizzato a rimuovere strozzature e colli di bottiglia, mettendo in circolazione treni più lunghi, con capacità di carico maggiore, favorendo l’intermodalità e i collegamenti con le reti svizzere per il trasporto merci e favorendo ulteriormente l’integrazione fra tutti i sistemi di trasporto passeggeri attualmente presenti sul territorio.

AREE CHIUSE AL TRAFFICO, SVILUPPO DELL’ELETTRICO, PIANI DI SOSTENIBILITÀ
Occorre che la Regione si impegni a realizzare, in concerto con il Comune di Milano:
• la definizione di un area metropolitana chiusa al traffico a idrocarburi entro il 2020, predisponendo piani di trasporto intermodale, piste ciclabili, infrastrutture per auto elettriche, incentivi al car pooling e al car sharing, potenziamento del servizio treni pendolari, rimodulazione della tassa possesso auto in funzione dell’uso e dell’impatto ambientale.
• lo sviluppo di infrastrutture per la mobilità elettrica commerciale: la Lombardia da sola comprende il 28% del traffico commerciale del Paese per un volume di 410 milioni di tonnellate; Milano e il suo hinterland sono il principale mercato nazionale per i servizi logistici. Portare l’uso di veicoli elettrici in questo settore avrebbe il doppio effetto di ridurre l’inquinamento atmosferico e di sviluppare l’economia regionale e nazionale legata alla mobilità elettrica. L’uso di mezzi elettrici per il trasporto commerciale regionale è una prospettiva concreta, tenuto conto che in media il trasporto in conto proprio percorre 38 km al giorno.

EFFICIENZA ORGANIZZATIVA
La Regione deve farsi carico di:
• lo sviluppo di infrastrutture basate sull’Information Technology e applicate alla gestione della mobilità
• la promozione e il monitoraggio sull’effettiva operatività dei “mobility manager”
• il miglioramento nella logistica di consegna delle merci attivando progetti di cooperazione distributori-dettaglianti per razionalizzare le reti di approvvigionamento delle merci con il coinvolgimento delle Camere di Commercio
• il decollo del telelavoro. L’Italia, considerando l’Europa a 15, è ultima in classifica per il telelavoro: ha il 3,9% degli occupati contro una media europea dell’8,4%, con la Danimarca al 16%, il Regno Unito al 9,6%, la Germania all’8,5% e la Francia al 7%.

LAVORO, sviluppo, economia

LAVORO E REDDITO

Tra il 1996 e il 2011 il PIL della Lombardia è cresciuto dell’8,3%, un valore pari a poco più del 20% del tasso di crescita medio dell’Unione Europea nello stesso periodo. La minore crescita del PIL ha intaccato il ruolo del lavoro dipendente. Infatti, la quota di reddito da lavoro dipendente della Lombardia sul totale è precipitata velocemente al 35,2%, un valore inferiore alla media delle regioni del nord e dell’Italia, e, ancor di più, alla media dei paesi dell’area euro. Non solo. La variazione percentuale del tasso di occupazione della Lombardia tra il 2004 e il 2011 ha un valore negativo (-1,2%), contro il -0,8% dell’Italia. Per queste ragioni è stato recentemente affermato che la ricchezza della Lombardia è più presunta che reale. Si pone dunque l’esigenza di un intervento pubblico che abbia, da un lato, la finalità di stimolare e indirizzare la politica industriale e, dall’altro lato, di predisporre strumenti di tutela del reddito. Per questo secondo scopo, una prospettiva fattibile è quella del reddito minimo garantito, già sperimentato in alcune regioni italiane, ad esempio il Lazio. Gli obiettivi di questo strumento sono:
a) la riduzione della povertà relativa
b) il reinserimento lavorativo di determinati soggetti “deboli”.
L’intervento potrebbe essere disegnato come erogazione a favore di disoccupati, inoccupati e lavoratori precari, di ammontare significativo (orientativamente tale da consentire un reddito individuale mensile di 416 euro), per un periodo di tempo determinato e condizionato alla presa in carico dell’individuo da parte dei Centri per l’impiego e a requisiti di reddito e di residenza. A ciascun requisito potrebbe poi essere attribuito un punteggio e, sulla base del punteggio, potrebbe essere formata una graduatoria. L’erogazione potrebbe poi avvenire sulla base della graduatoria, fino ad esaurimento delle risorse. Una quantificazione precisa delle risorse disponibili potrà essere compiuta solo dopo aver verificato l’entità delle risorse recuperate tramite le politiche di bilancio. Tuttavia, una prima fonte di risorse disponibili sono quelle stanziate attualmente per le diverse forme di intervento a favore di famiglie in condizioni di difficoltà economica. Si tratta di un ammontare di circa 80 milioni di euro che potrebbero essere immediatamente disponibili.Quanto alle modalità di erogazione, essa potrebbe avvenire direttamente o attraverso il sistema fiscale. Questa possibilità è offerta dall’articolo 6, comma 5 del decreto legislativo 68/2011, che consente di introdurre l’imposta negativa a favore degli incapienti, cioè degli individui con un reddito così basso da non poter fruire delle detrazioni cui hanno diritto. Questo strumento si presta maggiormente ad un intervento a favore degli individui che dichiarano un basso reddito e sostengono spese che per il fisco sono rilevanti (spese sanitarie, carichi familiari). Dovrebbe quindi essere coordinato strettamente con l’erogazione diretta onde evitare sovrapposizioni. Fa parte delle politiche per il lavoro anche, in stretta connessione con la politica industriale, una decisa azione di contrasto delle delocalizzazioni. Ad esempio, la Regione potrebbe condizionare il proprio l’erogazione di contributi pubblici sotto qualsiasi forma alla sottoscrizione di contratti di responsabilità sociale che potrebbero contenere requisiti quali:
a) il piano industriale e di sviluppo dell’impresa
b) l’impegno al mantenimento della unita’ produttiva per almeno quindici anni dall’insediamento
c) l’impegno a non delocalizzare gli impianti produttivi o parte della produzione, anche laddove la delocalizzazione avvenga tramite cessione di ramo d’azienda o attività produttive dalla stessa appaltate ad aziende terze, se a questa consegue riduzione del personale
d) l’impegno a mantenere per almeno dieci anni i livelli occupazionali, o a incrementare gli stessi
e) l’assunzione della responsabilità sociale dell’impresa, intesa quale integrazione delle problematiche sociali e ambientali nelle attività produttive e commerciali e nei rapporti con i soggetti che possono interagire con le imprese medesime.

CRISI E POLITICHE INDUSTRIALI

La crisi economica ha investito pesantemente la Lombardia ed ha determinato pesanti ricadute occupazionali e industriali. Secondo le analisi della Cgil e il recente rapporto della Fim-Cisl, nel primo semestre del 2012 risultano colpite dalla crisi quasi 2500 aziende e quasi 60mila lavoratori nel solo settore metalmeccanico. Agli ammortizzatori sociali statali vanno affiancate, oltre a politiche per garantire un reddito minimo, iniziative finalizzate al contenimento delle conseguenze della crisi. Più in particolare, va identificata una task force regionale in grado di recepire le buone pratiche, intervenire immediatamente nelle grandi crisi aziendali e coordinare, gestire e finanziare progetti di continuità aziendale, riconversione e/o di ricollocazione per non disperdere patrimoni industriali e personali impossibili oggi da ricostruire e far fronte a traumi e drammi personali. L’obiettivo deve essere quello di riconvertire i settori industriali come avvenuto, ad esempio, in Germania con il passaggio dal tessile tradizionale al cosiddetto “tessile/non tessile”. Le iniziative di riqualificazione possono essere finanziate anche attraverso l’utilizzo dei fondi FEG (Fondi europei di adeguamento alla globalizzazione).
E’ poi necessario guardare avanti. Una buona politica industriale e del lavoro si preoccupa di preparare il sistema produttivo alle sfide internazionali, che con il passare degli anni si sono profondamente modificate. Occorre modificare la specializzazione produttiva regionale e attrezzare l’industria lombarda nei settori emergenti ad alto contenuto tecnologico. E’ sbagliato ed ideologico pensare che ciò possa avvenire spontaneamente: è invece necessario ripensare al ruolo pubblico di indirizzo e di sostegno al settore industriale. Le imprese in grado di affrontare meglio la crisi e di competere a livello internazionale sono quelle che sanno coniugare innovazione, internazionalizzazione e orientamento alla green economy. Occorre aiutare queste imprese facendo conoscere e valorizzando le esperienze e le buone pratiche, sia nei settori tradizionali, attraverso l’innovazione di prodotto, sia in quelli emergenti legati alle tecnologie green e ai servizi correlati. Più in particolare occorre:
a) ridurre il costo di approvvigionamento finanziario, che attualmente rende eccessivamente onerosi i finanziamenti per le aziende della green economy, utilizzando a tale scopo Finlombarda;
b) creare un centro pubblico in cui le conoscenze tecniche dei centri di ricerca pubblica mettono a disposizione del sistema delle imprese il know how disponibile, legandolo alla dinamica del mercato;
c) sviluppare l’efficienza energetica, che la Regione Lombardia ha fino ad oggi relegato ad un ruolo subalterno, in modo da ridurre i costi sia per le imprese sia per le famiglie.
Per altro verso, è necessario far crescere l’economia solidale e sostenere l’agricoltura. Anche l’IRAP, come l’addizionale regionale, può essere maggiormente differenziata rispetto a quanto accade oggi, ad esempio prevedendo delle aliquote ridotte per le attività agricole e per le cooperative sociali, anche se non costituite in forma di ONLUS. Più in generale, le imprese che hanno una storia certificata e comprovata di rispetto dell’ambiente e dei diritti dei lavoratori devono essere destinatarie di politiche premiali, come, ad esempio, una white list per la partecipazione agli appalti regionali. Il finanziamento di questi interventi deve avvenire principalmente attraverso il ricorso a risorse già presenti nel bilancio regionale. Sebbene abbiano subito un drastico ridimensionamento, vi sono ancora risorse finanziarie per lo sviluppo e per la formazione per circa 100 milioni nel bilancio regionale che possono essere utilizzate con maggiore efficacia finanziando politiche industriali attive del tipo di quelle qui ipotizzate.

BILANCIO E FISCO

Il bilancio della Regione Lombardia è un documento estremamente complesso che consta di centinaia di pagine e che ha una dimensione di poco meno di 40 miliardi (se valutati per competenza). Nell’epoca formigoniana, l’informazione e la trasparenza sui flussi che caratterizzano il bilancio, sugli obiettivi delle decisioni e sui loro beneficiari sono state praticamente nulle. E’ ora di innovare radicalmente sia il metodo sia il merito delle decisioni. Per quanto riguarda il metodo:
i) la procedura di bilancio deve essere aperta rendendo chiari ed espliciti gli obiettivi che si intendono conseguire e i vincoli a cui si è sottoposti;
ii) obiettivi e vincoli devono essere discussi e condivisi sul territorio attraverso riunioni pubbliche di informazione e di acquisizione di conoscenze portate dai soggetti sociali, individuali ed organizzati;
iii) deve essere garantita la corretta informazione sull’evoluzione della discussione in Consiglio regionale e sulle scelte principali adottate;
iv) la Regione deve utilizzare le strutture di cui dispone per verificare se gli obiettivi sono stati raggiunti e riportare alla discussione pubblica le ragioni del successo/fallimento.
Per quanto riguarda il merito, la situazione della finanza pubblica italiana richiederà anche nel prossimo futuro di cercare nuove risorse sia attraverso la riduzione degli sprechi sia attraverso la leva fiscale.
Secondo la letteratura che ha analizzato in chiave comparativa i sistemi sanitari regionali nell’ambito dell’attuazione della legge 42/2009 il servizio sanitario in Lombardia è caratterizzato dalla presenza di margini di possibile recupero di efficienza sia per la spesa farmaceutica sia per quella per ricoveri ospedalieri, in un ordine di grandezza compreso tra i 500 e i 700 milioni annui. A questi risparmi vanno aggiunti quelli conseguibili attraverso l’erogazione in day hospital, anziché in regime ordinario, di alcune tipologie di ricovero (riferibili a Drg “inappropriate”).
Per quanto riguarda il fisco, la Regione Lombardia ha finora utilizzato le aliquote dell’addizionale IRPEF facendo poche distinzioni per ammontare e per tipologia di reddito: per la parte di reddito superiore a 28mila euro si paga sempre l’1,73%. Bisogna differenziare maggiormente l’aliquota, facendo pagare di più i redditi alti ma riducendo il carico fiscale sui redditi bassi. Per evitare che ciò vada anche a beneficio degli evasori, può essere utilizzato lo strumento dell’aumento regionale delle detrazioni come previsto dall’articolo 6 del decreto legislativo 68/2011. Inoltre, la Regione deve avere un ruolo maggiore nella definizione e nell’attuazione delle politiche anti-evasione. Secondo i dati resi noti dall’Agenzia delle Entrate nel 2006 e recentemente confermati nelle loro tendenze generali, la base imponibile non dichiarata ai fini Irap in Lombardia si colloca in un intervallo compreso tra i 20 e i 25 miliardi di euro annui, cui corrisponde un gettito perso di circa 1 miliardo di euro. La Regione dovrebbe attivare la procedura di elaborazione di studi di settore regionalizzati, previsti dall’articolo 83, comma 19, del decreto legge 112/2008 e utilizzare maggiormente gli spazi di manovra offerti dalla convenzione con la Direzione Regionale dell’Agenzia delle Entrate.

SANITA’, SCUOLA, beni comuni

Le politiche di Formigoni sono state caratterizzate dalla retorica ideologica della “libera scelta” e dalla destrutturazione del welfare; è mancato un pensiero organico, ci si è affidati a logiche settoriali ed ovunque si è introdotta la logica del voucher. E’ necessario un ripensamento radicale che punti a preservare i beni comuni su cui si fondano la convivenza civile e le possibilità di sviluppo reale per la nostra comunità.In particolare, per quello che riguarda la scuola:
a) Sì alla scuola pubblica: progressiva diminuzione dei fondi alle scuole private; nel 2011 l’80% dei 51 milioni destinati dalla Regione alla Dote scuola sono andati alle scuole private con il meccanismo del “Buono scuola” versato alle famiglie. Questo meccanismo costituisce di fatto un finanziamento alle scuole private, in contrasto con lo spirito della Costituzione che vede nella scuola pubblica un soggetto fondamentale per la realizzazione dei principi di libertà, uguaglianza e laicità;
b) i fondi devono essere utilizzati per un piano di formazione e aggiornamento permanente degli insegnanti con un’attenzione particolare ai temi di grande importanza pedagogica, culturale e sociale quali ad esempio:
– la progettazione curricolare verso obiettivi di educazione alla mondialità, allo sviluppo sostenibile, ai diritti, all’intercultura, al patrimonio;
– il rafforzamento della formazione professionale come educazione permanente in coordinamento con i Piani provinciali. È necessario infatti ampliare le risorse per un piano dell’offerta formativa che sviluppi adeguate competenze di cittadinanza e professionali nei giovani e in tutti coloro che vogliono mettersi o rimettersi in formazione, che guardi in anticipo alla domanda di beni e servizi e si indirizzi verso gli obiettivi di un’ economia e una società in cui la green economy sarà centrale, in tutte le sue molteplici e trasversali manifestazioni.
Occorre inoltre che la Regione coordini insieme alle Province un piano di intervento sull’edilizia scolastica che le riqualifichi verso parametri di vivibilità, di efficienza energetica, di sostenibilità ambientale.
Per quanto riguarda il settore socio-assistenziale:
a) va valorizzata l’esperienza che molti territori/comuni hanno portato avanti dal 2004 ad oggi attraverso i Piani di Zona, organizzazione voluta dalla legge nazionale 328/2000 che vede nei Comuni i referenti delle politiche sociali locali, in una logica di sussidiarietà “buona” con il terzo settore e la cooperazione sociale;
b) va superata la “logica della domanda” che ha dominato le politiche degli ultimi anni e che determina sprechi, inefficienze (v. ad esempio le sovrapposizioni tra ASL e Aziende ospedaliere) ed eccessive discrezionalità nell’allocazione fondi; ad essa deve invece sostituirsi la logica di un sistema organizzato, cioé dove la governance pubblica organizza i servizi le prestazioni e le azioni, e integrato, ovvero di cui fanno parte, tramite accordi – partenariati- sia gli enti pubblici che i soggetti del terzo settore, del volontariato, della cooperazione sociale
c) occorre una maggiore attenzione al parere dell’utente e alle modalità innovative di cura (come ad esempio la telemedicina in assistenza domiciliare)
d) vanno riallocate alcune risorse dal sanitario (ASL) al sociale, indicativamente in misura pari allo 0,4% del budget della spesa sanitaria regionale.

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