Archivio per febbraio 2013

Il v(u)oto utile, quello inutile, i futili idioti ed i soliti stronzi (Ottava e… forse ultima parte)

Simbolo-Rivoluzione-civile

 

Vogliamo realizzare una rivoluzione civile per attuare i principi di uguaglianza, libertà e democrazia della Costituzione repubblicana, nata dalla Resistenza.

Vogliamo realizzare un “nuovo corso” delle politiche economiche e sociali, a partire dal mezzogiorno, alternativo tanto all’iniquità e alla corruzione del ventennio berlusconiano, quanto alla distruzione dei diritti sociali, del lavoro e dell’ambiente che ha caratterizzato il governo Monti.

Il voto a Rivoluzione Civile, rappresentata da Antonio Ingroia, è quindi un voto dilettevole ed utilissimo per diverse ragioni.

Per l’Europa dei diritti, contro l’Europa delle oligarchie economiche e finanziarie.

Vogliamo un’Europa autonoma dai poteri finanziari e una riforma democratica delle sue istituzioni. Siamo contrari al Fiscal Compact che taglia di 47 miliardi l’anno per i prossimi venti anni la spesa, pesando sui lavoratori e sulle fasce deboli, distruggendo ogni diritto sociale, con la conseguenza di accentuare la crisi economica. Il debito pubblico italiano deve essere affrontato con scelte economiche eque e radicali, finalizzate allo sviluppo, partendo dall’abbattimento dell’alto tasso degli interessi pagati. Accanto al Pildeve nascere un indicatore che misuri il benessere sociale e ambientale;

Per la legalità e una nuova politica antimafia

che abbia come obiettivo ultimo non solo il contenimento ma l’eliminazione della mafia, che va colpita nella sua struttura finanziaria e nelle sue relazioni con gli altri poteri, a partire da quello politico. Il totale contrasto alla criminalità organizzata, alla corruzione, il ripristino del falso in bilancio e l’inserimento deireati contro l’ambiente nel codice penale sono azioni necessarie per liberare lo sviluppo economico;

Per la laicità e le libertà.

Affermiamo la laicità dello Stato e il diritto all’autodeterminazione della persona. Siamo per una cultura che riconosca le differenze. Aborriamo il femminicidio, contrastiamo ogni forma di sessismo e siamo per la democrazia di genere. Contrastiamo l’omofobia e vogliamo il riconoscimento dei diritti civili, degli individui e delle coppie, a prescindere dal genere. Contrastiamo ogni forma di razzismo e siamo per la cittadinanza di tutti i nati in Italia e per politiche migratorie accoglienti;

Per il lavoro. Non vogliamo più donne e uomini precari.

Siamo per il contratto collettivo nazionale, per il ripristino dell’art. 18 e per una legge sulla rappresentanza e la democrazia nei luoghi di lavoro. Vogliamo creare occupazione attraverso investimenti in ricerca e sviluppo, politiche industriali che innovino l’apparato produttivo e la riconversione ecologica dell’economia. Vogliamo introdurre un reddito minimo per le disoccupate e i disoccupati. Vogliamo che le retribuzioni italiane aumentino a partire dal recupero del fiscal drag e dalla detassazione delle tredicesime. Vogliamo difendere la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro;

Per le piccole e medie imprese, le attività artigianali e agricole.

Deve partire un grande processo di rinascita del Paese, liberando le imprese dal vincolo malavitoso, dalla burocrazia soffocante. Vanno premiate fiscalmente le imprese che investono in ricerca, innovazione e creano occupazione a tempo indeterminato. Vanno valorizzate le eccellenze italiane dall’agricoltura, alla moda, al turismo, alla cultura, alla green economy;

Per l’ambiente.

Va cambiato l’attuale modello di sviluppo, responsabile dei cambiamenti climatici, del consumo senza limiti delle risorse, di povertà, squilibri e guerre. Va fermato il consumo del territorio, tutelando il paesaggio, archiviando progetti come la TAV in Val di Susa e il Ponte sullo Stretto di Messina. Va impedita la privatizzazione dei beni comuni, a partire dall’acqua. Va valorizzata l’agricoltura di qualità, libera da ogm, va tutelata la biodiversità e difesi i diritti degli animali. Vanno creati posti di lavoro attraverso un piano per il risparmio energetico, lo sviluppo delle rinnovabili, la messa in sicurezza del territorio, per unamobilità sostenibile che liberi l’aria delle città dallo smog;

Per l’uguaglianza e i diritti sociali.

Vogliamo eliminare l’IMU sulla prima casa, estenderla agli immobili commerciali della chiesa e delle fondazioni bancarie, istituire una patrimoniale sulle grandi ricchezze. Vogliamo colpire l’evasione e alleggerire la pressione fiscale nei confronti dei redditi medio-bassi. Vogliamo rafforzare il sistema sanitario pubblico e universale ed un piano per la non-autosufficienza. Vogliamo il diritto alla casa e il recupero del patrimonio edilizio esistente. Vogliamo un tetto massimo per le pensioni d’oro e il cumulo pensionistico. Vogliamo abrogare la controriforma pensionistica della Fornero, eliminando le gravi ingiustizie generate, a partire dalla questione degli “esodati”;

Per la conoscenza, la cultura, un’informazione libera.

Affermiamo il valore universale della scuola, dell’università e della ricerca pubbliche. Vogliamo garantire a tutte e tutti l’accesso ai saperi, perché solo così è possibile essere cittadine e cittadini liberi e consapevoli, recuperando il valore dell’art.3 della Costituzione, rendendo centrali formazione e ricerca. Vogliamo portare l’obbligo scolastico a 18 anni. Vanno ritirate le riforme Gelmini e il blocco degli organici imposto dalle ultime leggi finanziarie. E’ necessario accantonare definitivamente qualsiasi progetto di privatizzazione del sistema di istruzione e stabilizzare il personale precario. Vogliamo valorizzare il patrimonio culturale, storico e artistico, come afferma l’art. 9 della Costituzione. Vogliamo una riforma democratica dell’informazione e del sistema radiotelevisivo che ne spezzi la subordinazione al potere economico-finanziario. Vogliamo una legge sul conflitto di interessi e che i partiti escano dal consiglio di amministrazione della Rai. Vogliamo il libero accesso a Internet, gratuito per le giovani generazioni e la banda larga diffusa in tutto il Paese;

Per la pace e il disarmo.

Va ricondotta la funzione dell’esercito alla lettera e allo spirito dell’articolo 11 della Costituzione a partire dal ritiro delle truppe italiane impegnate in missioni di guerra. Va promossa la cooperazione internazionale e l’Europa deve svolgere un’azione di pace e disarmo in particolare nell’area mediterranea. Va abrogata la riforma Monti delle Forze Armate, vanno tagliate le spese militari a partire dall’acquisto dei cacciabombardieri F35 e di tutti i nuovi armamenti.

Per una nuova questione morale ed un’altra politica.

Vogliamo l’incandidabilità dei condannati e di chi è rinviato a giudizio per reati gravi, finanziari e contro la pubblica amministrazione. Vogliamo eliminare i privilegi della politica, la diaria per i parlamentari, porre un tetto rigido ai compensi dei consiglieri regionali e introdurre per legge il limite di due mandati per parlamentari e consiglieri regionali. Vogliamo una nuova stagione di democrazia e partecipazione.

 

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Il v(u)oto utile, quello inutile, i futili idioti ed i soliti stronzi (Settima parte)

Il voto di tutti è utile e la sua utilità è una sorta di terapia che deve avere una validità soprattutto su chi lo esercita. Si deve uscire dal seggio traendo un sospiro di sollievo e sapendo che si è fatto il meglio perché il paese imbocchi finalmente la strada del cambiamento. Non si vota usando la logica del “turarsi il naso” !

A lungo andare si può solo soffocare. Si rischia l’ipossia oppure l’anossia, cioè la carenza o la totale assenza di ossigeno. Queste provocano seri danni ad ogni tessuto periferico ed anche al cervello !

Per parlare ancora del sistema elettorale nazionale è paradigmatico un esempio:

Bruno Tabacci con la sua lista Centro Democratico, che fa parte dell’alleanza di Bersani, con un dato che oscilla tra 0,5% e 1 % (dato raccolto da quasi tutti gli istituti demoscopici) probabilmente entrerà in Parlamento; se Rivoluzione Civile di Antonio Ingroia si fermasse invece al 3,99% ne rimarrebbe fuori. Tutto questo vi pare democratico ???? Le liste di piccolissima entità, racchiuse in una coalizione hanno soglie di sbarramento per l’ingresso nelle istituzioni o addirittura non ne hanno. Chi non appartiene ad una coalizione deve raggiungere il 4% a livello nazionale alla Camera e l’8% in ogni regione per vedere qualche eletto al Senato. Secondo questa logica Tabacci sarebbe un trionfatore delle elezioni ! Penso che nemmeno nelle barzellette potrebbe essere vero ed invece è così !

Nella Carta d’intenti firmata da Bersani e Vendola è scritto che:

“I democratici e i progressisti s’impegnano altresì a promuovere un “patto di legislatura” con forze liberali, moderate e di Centro, d’ispirazione costituzionale ed europeista, sulla base di una responsabilità comune di fronte al passaggio storico, unico ed eccezionale, che l’Italia e l’Europa dovranno affrontare nei prossimi anni.”

Questo fuga ovviamente ogni dubbio sul fatto che la volontà del centrosinistra, sempre più centro e poco di sinistra, è quella di rincorrere l’alleanza con Monti, Fini e Casini. Si capisce anche che il voto utile è una richiesta che serve ad eliminare chi davvero potrebbe rompere con una politica piegata alle logiche ed ai ricatti dell’Europa delle banche e del mondo della speculazione. Rivoluzione Civile è una forza politica che combatte i diktat del mondo finanziario capovolgendo il paradigma sul debito e concentrandosi su altri parametri sociali. Il lavoro, la formazione, la scuola pubblica, la sanità ed i servizi, le pensioni ed una seria lotta all’evasione fiscale devono essere elemento di valutazione della validità di un paese e non certo gli spread usati come un maglio per abbattere lo stato sociale, così come fatto da Monti e dalle tecnocrazie europee e mondiali.

Ma lasciamoci con un indovinello che rivela quanto sia opportunistico e ipocrita il modo di fare politica a seconda delle convenienze e non secondo i valori che dovrebbero guidare almeno a sinistra la lotta per la dignità di un popolo.

Chi ha pronunciato le seguenti parole ?

“Dateci un voto meravigliosamente inutile, sono visceralmente stufo di vivere nella società dell’utilitarismo.”

Chi avrà mai detto le ultime e famose parole qui sotto riportate ?

“E poi, a chi chiede un voto utile, risponderei: utile a chi? A cosa?”

L’aggettivazione, la prosa, il ritmo sono inconfondibili. È il 5 aprile 2008, Nichi Vendola, presidente della Puglia al primo mandato, chiede un voto per la Sinistra –  l’Arcobaleno, «la fabbrica della speranza» nel frattempo cannoneggiata dagli appelli al «voto utile» di Walter Veltroni e compagni democratici.

A ruoli oggi un po’ cambiati Vendola si accoda a quelli che compiono l’estremo tentativo ed estremamente paradossale di chiedere il voto ad elettori di sinistra per traghettare quello stesso voto a destra per fare il governo con la destra di Monti, Casini e Fini.

Per chiudere la saga del voto utile, ammesso che possa mai essere definitivamente chiusa e premesso che potrebbero seguire altre ed eterne puntate, passiamo ad una proposta che potrebbe un po’ collocarsi tra la provocazione ed il voto di scambio.

La personale previsione di chi scrive è che il testa a testa di cui si parla per ciò che concerne il Senato sia più velleitario (da parte della destra) e paventato (da parte del centrosinistra). Lo spauracchio Berlusconi serve a convincere gli indecisi a collocarsi su forze politiche e su coalizioni di maggiore consistenza elettorale.

Ritengo che l Senato il centrodestra berlusconiano, non aspiri a vincere, ma a far perdere la maggioranza assoluta al centrosinistra. Bersani e Vendola affermano di voler essere autonomi dal centro di Monti, che viene corteggiato un giorno sì e l’altro pure per il dopo voto.

Pare che l’accordo sia già fatto e che non dipenda dal risultato del voto. Piaccia o non piaccia a SEL che ha la legittima aspirazione a spostare l’asse del governo più a sinistra.
E’ disposto il centrosinistra a veicolare un certo numero di voti a Rivoluzione Civile, nelle regioni storicamente rosse come Emilia Romagna, Toscana, Liguria, Marche e Umbria ???

La domanda non è peregrina. Questa operazione che altri hanno già suggerito potrebbe raccogliere i famosi due piccioni con una una fava. In queste regioni non è assolutamente in discussione il premio di maggioranza alla coalizione di Bersani. Se anche venisse meno un 4-5% di voti al centrosinistra questo avrebbe ugualmente la maggioranza assoluta. Rivoluzione Civile potrebbe raggiungere il quorum sottraendo un certo numero di senatori alle minoranze di queste regioni (Monti, Berlusconi e Grillo).

Favorirebbe l’ingresso di una sinistra in parlamento che tutto può essere fuorché collusa con Berlusconi ed il berlusconismo. Inoltre permetterebbe a Pd e SEL di essere ancora più autonomi, sempre che davvero lo vogliano, da Monti, Fini e Casini.

E quindi alla fine la domanda è sempre la stessa:

davvero il centrosinistra chiede il voto utile per non dipendere dai voti di Monti ?

oppure chiede il voto utile perché come già ampiamente dimostrato vuole a tutti i costi la normalizzazione del paese ?

Sappiamo cosa questo voglia significare. Le istanze sociali e popolari vengano continuamente compresse e rimangono inespresse in quanto assenti ancora una volta da istituzioni che non rappresentano più i cittadini ??

Due voti utili

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Per costruire l’Italia dei diritti, del lavoro, della dignità

Perché sono possibili altri modi per uscire dalla crisi

Per dare voce ai lavoratori e riportare la sinistra in Parlamento

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Perché acqua, suolo, scuola pubblica, sanità pubblica, trasporti siano beni comuni per tutti

Per Umberto Ambrosoli Presidente della Lombardia

Il v(u)oto utile, quello inutile, i futili idioti ed i soliti stronzi (Sesta parte)

I sondaggi demoscopici a fini politico-elettorali, elemento che caratterizza le campagne elettorali, soprattutto da quando Silvio Berlusconi è sceso in campo, vengono ormai adoperati come arma di distrazione di massa. Nelle ultime due settimane di campagna elettorale possono essere effettuati sondaggi, raccolti i dati, ma non pubblicati ufficialmente attraverso gli organi di stampa.

Ebbene proprio tra gli ultimi sondaggi pubblicati e pubblicabili ne emergeva qualcuno che, guarda caso, ha iniziato a far emergere che il consenso a Rivoluzione Civile rischiava di essere al di sotto della fatidica soglia del 4%, quella che serve per avere accesso all’elezione di rappresentanti alla Camera dei Deputati. Chiaramente ogni sondaggio è credibile fino ad un certo punto, ma alcune chiavi di lettura decisamente parziali nascondono in realtà la volontà di indurre un certo risultato cercando di cristallizzare tutto così come è registrato dagli istituti demoscopici.

Berlusconi docet. Dal 1994 con Forza Italia ha fatto uso spregiudicato delle scienze statistiche, grazie allora al sondaggista  di fiducia Gianni Pilo. Altri sondaggisti si sono poi alternati nel ruolo della sirena incantatrice ancella berlusconiana che diffonde dati al limite della demenza senile.

Il sondaggio invece che registrare una vera tendenza e portare ad evidenziare un dato, che è solo ed esclusivamente, se affidabile, una fotografia istantanea, viene utilizzato per indurre gli indecisi a schierarsi e soprattutto per ricollocare il voto di coloro i quali hanno intenzione di premiare con la loro scelta i partiti minori. Questo avviene in modo spregiudicato e costante da che in Italia non abbiamo più un sistema elettorale che permette di avere un Parlamento speculare rispetto al paese; in poche parole questo succede da che in Italia non abbiamo più un sistema elettorale di tipo proporzionale.

Sulla base dei sondaggi e solo sulla base di quelli che piacciono a lorsignori (metteteci dentro chi vi pare…) si definisce utile oppure inutile il voto ad una certa compagine.

Perché non si dovrebbe avere la legittima ambizione di andare ben oltre i sondaggi che gli istituti demoscopici di turno ci propinano ? Perché ad un partito, lista o coalizione deve essere impedito di sognare e di lavorare per il raggiungimento di un risultato certamente imprevisto anche da parte dei migliori statistici ?

Pensiamo al risultato di Luigi De Magistris a Napoli due anni fa. Nessuno ipotizzava nemmeno la minima possibilità per lui di arrivare al ballottaggio ed oggi De Magistris è il primo cittadino del capoluogo campano. I sondaggi non sempre sono una scienza esatta.

Pensiamo a Syriza, la forza politica greca che ha più elementi in comune con il programma delle forze politiche che si riconoscono in Rivoluzione Civile. Syriza è passata dal 2% al 30% dei consensi e tutto questo in tempi brevissimi, nell’arco di due elezioni tenutesi a distanza di due anni o poco più. Certo se avessero ascoltato i sondaggi…

La campagna ed il tema del voto utile appartengono ormai al nostro modo di fare politica e di fare soprattutto propaganda politica da che i sistemi elettorali sono stati via via inquinati da meccanismi e logiche di tipo maggioritario-uninominale.

In questi sistemi elettorali avviene generalmente che il primo classificato, come numero di voti e con uno scarto anche irrisorio sul secondo classificato, prende tutto. Tutti gli altri non accedono nemmeno ad un un misero diritto di tribuna e ad una minima rappresentanza. Questo avviene con sistemi elettorali basati sui collegi uninominali.

Guarda caso la proposta del PD per la prossima legislatura sarà quella di ritornare proprio ai collegi uninominali. Il Regno Unito è un modello che ha molto da insegnare da questo punto di vista. I cittadini che si recano alle urne sono ormai decisamente meno della metà degli aventi diritto e partiti che hanno una consistenza vicina o anche superiore al 10% talvolta non sono minimamente rappresentati in Parlamento.

Da che la cultura del maggioritario si è introdotta, con tutta la sua antidemocraticità nelle nostre istituzioni,  si vuole far ritenere inutile, o rendere inutile ogni voto che non va a chi vince. Da allora la politica ha istituzionalizzato una gerarchizzazione del voto.

In sostanza, come già detto altrove, se esistono voti inutili, lo sono di conseguenza anche gli elettori che quei voti esprimono. Sistemi elettorali siffatti ci dicono che esistono elettori di serie A ed elettori di serie e categorie inferiori. In barba alla Costituzione Italiana. E’ forte in questo senso la nostalgia per la prima repubblica in cui valeva forte il principio “Una testa un voto” e nessuno si permetteva mai di dire ad altri che il loro voto non era utile. Ricordiamo che il premio di maggioranza dell’attuale legge elettorale, il noto Porcellum è ancor più truffaldino della Legge Truffa voluta negli anni del secondo dopoguerra dalla Democrazia Cristiana. Ebbene allora il PCI si battè contro questo abominio della democrazia. Oggi il Partito Democratico, piegato al volere della governabilità ed ai diktat della BCE accetta ogni strumento che trasformi in maggioranza ciò che maggioranza non è.

Il v(u)oto utile, quello inutile, i futili idioti ed i soliti stronzi (Quinta parte)

Ma veniamo finalmente alla questione relativa all’accordo più o meno sancito ed esplicito e più o meno comunicabile pubblicamente da parte del PD con il polo di centrodestra capitanato da Mario Monti.

Non si tratta di un errore di battitura. Il polo Scelta Civica è una coalizione di centrodestra. Sicuramente di stampo europeo, liberale, liberista e non impresentabile come il polo di Berlusconi, ma pur sempre un centrodestra. Del resto all’interno c’è pure Gianfranco Fini…

Sempre Pierluigi Bersani, nei giorni scorsi, interpellato su alcune frasi dell’ancora attuale Presidente del Consiglio, avrebbe detto: “Monti deve ricordarsi che il comune avversario è Silvio Berlusconi, ma attenzione perché se continua così, rimette in discussione la possibilità di collaborare con noi dopo le elezioni. Così l’alleanza dopo il voto salta !”

Ma allora l’alleanza sarebbe già scritta o almeno così si potrebbe evincere da queste parole. Nichi Vendola e Pierferdinando Casini, pienamente arruolati nel gioco delle parti si sgambettano vicendevolmente per dire ai quattro venti che non vi sono minimamente prospettive che possano portare i due poli a governare insieme.

Insomma il gioco delle parti sembra continuare. Ma continuano ovviamente anche le finte rivalità e le avances da parte degli uni e degli altri.

Inoltre, sembra aperta una breccia per cui ogni giorno che passa, una nuova ammissione rende ormai palese quello che è il segreto di Pulcinella. La futura compagine di Governo avrà al suo interno il polo PD-SEL insieme al polo Scelta Civica con Monti, con buona pace di chi finora sembra continuare a vedere delle nette incompatibilità tra i due centri.

A chiarire ulteriormente ogni dubbio ci pensa Riccardo Nencini segretario del PSI (Partito Socialista Italiano) e candidato all’interno delle liste PD. Il PSI, lo storico partito erede di Filippo Turati e di Andrea Costa, ma anche di Pietro Nenni, Riccardo Lombardi e Sandro Petini, farebbe oggi molta fatica a raggiungere anche solo il 4 per mille. Ed allora ecco che i “socialisti” con il loro glorioso avvenire alle spalle entrano nelle liste del PD.

Vi fu un po’ di fibrillazione quando avvenne la composizione delle liste qualche tempo fa. Questo accadde perché sembrava non fosse garantito ai socialisti il numero di seggi sicuri che questi “meritavano” di avere.

E così in barba alle primarie, i candidati del PSI entrano in lista con il PD scavalcando, tra l’altro, candidati che avevano ricevuto preferenze ed investitura popolari durante le primarie di fine anno.

Pressappoco le dichiarazioni di Nencini a Repubblica TV suonano così: “Porte aperte alle forze liberali e moderate e ogni minimo spiraglio chiuso a Ingroia”

Aggiunge il leader degli ex-, dei post- e dei neo-craxiani (perché sapete che….si candida anche Bobo Craxi con loro):

“Non so come sia andata tra Bersani e Ingroia, ma una cosa la so di certo, quando noi abbiamo costruito la carta d’intenti abbiamo fatto una scelta netta, abbiamo aperto la finestra alle forze liberal-democratiche e chiuso ogni finestra, porta, portoncino, spiraglio, alla sinistra massimalista e radicale di Ingroia” .

Posizione più che legittima, ma a questo punto non ci si arrampichi sugli specchi per voler dimostrare che i voti ed i senatori di Monti saranno richiesti se e solo se realmente indispensabili. Quell’accordo è già scritto ed è stato praticamente in più occasioni confessato dallo stesso Bersani:

“Ho sempre detto che alle urne chiedo il 51 per cento, ma che mi rivolgerò a forze alternative a Berlusconi e alla Lega come se avessi il 49 per cento dei voti”.

Tra le altre amenità, tra leopardi e/o giaguari smacchiati, Bersani proprio in questi giorni avrebbe aggiunto frasi chiare come: “Tra Mario e Nichi il traffico lo dirigo io” e “Terrò insieme Monti e Vendola” rassicurato da quest’ultimo che nel comizio di Piazza Duomo a Milano ha dichiarato che il proprio ruolo sarà quello di “garante della stabilità del futuro governo”.

Nencini oggi candida i suoi nelle file del PD, niente meno di quello che accadde nel 2008 quando Veltroni ospitò i Radicali di Marco Pannella ed  Emma Bonino nelle proprie liste. Pare che la stessa proposta sia stata fatta ad Antonio Ingroia ormai quasi due mesi fa, per convincerlo a desistere e non presentare il proprio simbolo al Senato. Ma la proposta, il cui latore pare fosse LucianoViolante, ex-presidente della Camera, ed ancora rappresentante del PD (sempre lui, quello della “riabilitazione” dei “ragazzi di Salò”) era realmente irricevibile.

Si parlava di candidare in posizione sicura due persone vicine a Rivoluzione Civile, ma non così facilmente identificabili con questa “sinistra massimalista”, per non far capire a Monti che si ospitavano persone a lui poco gradite. Insomma una proposta davvero irricevibile almeno per chi conserva quel minimo di dignità politica e di coerenza.

L’accordo è fatto, probabilmente mancano solo i dettagli. A qualcuno piacerebbe avere Romano Prodi come futuro Presidente della Repubblica, mentre altri hanno dichiarato la loro preferenza per Emma Bonino (ma piacerà ai cattolici ???). Piccoli dettagli che potranno essere discussi nelle pause di un prossimo Consiglio dei Ministri.

Il v(u)oto utile, quello inutile, i futili idioti ed i soliti stronzi (Quarta parte)

Le elezioni si avvicinano e con la campagna elettorale che volge al termine la questione “voto utile” diviene una sottile battaglia psicologica nella quale ognuno piega la logica a proprio uso e consumo. Si finisce con il leggere alcune affermazioni degne di un reparto psichiatrico. La sindrome bipolare e lo sdoppiamento della personalità condite da acuti attacchi di schizofrenia la fanno ormai da padrone. Ora sappiamo quanto insistentemente il candidato Pierluigi Bersani abbia spinto sull’acceleratore per definire l’utilità del voto al PD e l’inutilità del voto alla lista di Rivoluzione Civile. Su questo sarebbe bene ricordare quello che altri hanno già affermato e cioè che “non esistono voti inutili !” semplicemente perché qualora esistessero significherebbe svilire il senso civico di ogni cittadino.

Se esistesse il voto utile esisterebbe anche quello inutile ed esisterebbe di conseguenza l’elettore inutile. L’articolo 48 della Costituzione Italiana invece recita così: “Il voto è personale libero, eguale, segreto e il suo esercizio è un dovere civico che non può essere limitato”.

bersenzi

A dar manforte al vecchio rivale, giunge anche il giovane Matteo Renzi, quello che durante le primarie divideva il popolo degli elettori PD a lui favorevoli e a lui contrari  in NOI  e LORO, a sottolineare ulteriormente come la situazione vedesse ormai la convivenza di due partiti in uno solo.  Oggi anche Renzi sembra usare gli stessi argomenti di coloro i quali fino a pochi giorni fa voleva rottamare. Infatti Renzi, come Finocchiaro, D’Alema, Veltroni e lo stesso Bersani sono tutti sullo stesso carro e nel medesimo coro intonano la solita gracchiante e stonata canzone che il voto a Rivoluzione Civile farebbe vincere Silvio Berlusconi ed il centrodestra. Addirittura si arriva a dire che, o si vota Partito Democratico oppure tutti gli altri voti equivalgono ad un sostegno al mafioso di Arcore (definizione di Bossi Umberto da Cassano Magnago).

Probabilmente anche la vicenda del Monte dei Paschi di Siena ha creato nervosismo nell’ambiente del probabile futuro Presidente del Consiglio ed i fatidici sondaggi hanno iniziato a registrare dati non sempre incoraggianti. Ed allora tra minacce di sbranamenti a chi metteva in discussione l’onorabilità del Partito Democratico e banche sbranate davvero ecco che sembra più utile e dilettevole tornare alla vecchia trita e ritrita litania del voto utile.  Il festival dell’incoerenza delle dichiarazioni su MPS ha visto il meglio quando nei giorni scorsi Bersani si sbracciava affermando che: “Le banche fanno le banche e noi facciamo politica e non siamo per niente coinvolti nella vicenda !” D’Alema di par suo ripeteva invece che orgogliosamente era stato proprio il PD a pretendere che venisse cambiato il CdA di MPS. Sembrava riecheggiare l’intercettazione di Piero Fassino che anni fa con Consorte ridacchiava via etere dicendo: “Ma allora abbiamo una banca ?” In realtà Unipol-BNL sarebbe stata la seconda, visto che MPS era già il giocattolo di casa.

Insomma decidetevi ! O contate qualcosa oppure non contate nulla in MPS e quindi lasciate che le cose facciano il loro corso, anche quello giudiziario…

travaglio

Altri illustri commentatori come Marco Travaglio si sono recentemente cimentati con le continue farneticazioni secondo cui si vogliono vedere assorbiti nel centrosinistra tutti i voti “non di destra”. Ebbene sarebbe anche utile che venisse spiegato all’elettorato per quale ragione, coloro i quali si ritengono l’unica alternativa al berlusconismo abbiano trascorso gli ultimi 14 mesi a sostegno del Governo Monti dove convivono contemporaneamente, facendo convergere il proprio voto sugli stessi provvedimenti, tanto il Partito Democratico quanto il Popolo delle Libertà, l’Unione di Centro e Futuro e Libertà per l’Italia.

Qualcuno obietterà che si trattava di una situazione di emergenza nazionale e che un governo tecnico non ha colore. Ebbene il colore delle decisioni prese lo abbiamo invece visto ed abbiamo avuto modo di capire cosa possa attendere gli italiani che avranno in sorte, dopo queste elezioni, un probabile governo Bersani-Monti.

Gli esodati ancora oggi ringraziano !!!!

Ma sembra ancor più sottile la battaglia psicologica che si combatte tra Mario Monti  e Pierluigi Bersani. Ogni giorno sembra che le schermaglie per fingersi avversari debbano superare il bon ton istituzionale. Tutto poi si ricuce. Ognuno cerca di marciare separatamente dall’altro per poi unire i rispettivi voti e i propri consensi dopo il 25 febbraio. In un impeto di onnipotenza o forse di disperazione Bersani avrebbe detto o forse twittato: Ma quale sinistra è quella che fa vincere la destra ?”

Risposta lapidaria di Antonio Ingroia sempre via twitter: “La tua !”

Ora sarebbe opportuno capire per quale ragione una lista come Rivoluzione Civile che presenta un proprio programma fortemente alternativo a tutto quello che viene indicato e va per la maggiore tra le altre coalizioni si dovrebbe sentire additata come fiancheggiatrice delle destre. Se pensiamo ai favori compiuti alla destra berlusconiana proprio dal centrosinistra può tornare alla mente la mancata legge sul conflitto di interessi mai messa in agenda per avendo governato per circa 7-8 anni degli ultimi 20. Si può pensare alle tante missioni militari, non ultima la guerra in Mali, votate e finanziate lautamente da Bersani e da tutto il PD. Tutto questo sta ancora lì a dimostrare ed in modo paradigmatico come oggi vi sia una continuità di fondo tra centrodestra e centrosinistra che deve certamente preoccupare.

E non bastano certo i distinguo dell’ultima ora sugli F-35 votati e voluti anche da Prodi e D’Alema in tempi non sospetti. Abbiamo già parlato di Veltroni e delle candidature nel solco del “ma anche…” e non ci dilungheremo nel sottolineare chi negli ultimi anni il centrosinistra di governo ha più giovato alla destra piuttosto che adoperarsi per una politica vicina ai valori storici della sinistra come il lavoro, la scuola e la sanità pubblica, i diritti sociali e civili e tanto altro ancora.

Ed il dramma psicologico sembra continuare con Bersani che ogni qualvolta si affaccia sui teleschermi per spiegare la propria linea programmatica l’elettorato si comporta come il Mar Rosso di fronte a Mosè.

Si passa ormai alla ripicca bella e buona: Bersani avrebbe detto “ci vogliono impedire di vincere”, ma ci sembra quasi tautologico affermare che lo scopo delle elezioni, di ogni elezione che si rispetti è quello di fare il possibile, legalmente si intende, per vincere, e quindi di conseguenza per non far vincere gli avversari. Oggi Bersani sembra scoprire tutta questa cattiveria da parte dei suoi competitors. Avversari che lo stesso PD ha alimentato per tutti questi ultimi 14 mesi con un sostegno pressoché illimitato ed incondizionato.

Chi è causa del suo mal…

RIFONDAZIONE C’E’

Rifondazione VOTA ETICO

Rifondazione VOTA RIVOLUZIONE CIVILE

Dove va la cultura in Italia?

Il FUS, fondo unico per lo spettacolo, viene decurtato  di 20 milioni di Euro dal ministro “tecnico” Ornaghi. L’ammontare attuale del Fondo è di circa 390 milioni di Euro, contro il 414 del 2010 e i 410 del 2012; questi soldi sono stati così ripartiti: 47% (183 milioni) è destinato alle fondazioni liriche, 18.59% al cinema, 16.4% al teatro e 14.10% alle attività musicali. Il cinema rappresenta un settore critico: il costoso adeguamento delle sale di proiezione al digitale va ad aggiungersi al calo delle affluenze registrato tra il dicembre 2012 e il gennaio 2013.

Questa massa di dati dimostra ulteriormente la natura non tecnica del governo Monti: Ornaghi, del tutto estraneo al mondo della cultura e dello spettacolo, presenta il medesimo atteggiamento di un ministro “politico”, che, per far quadrare i conti, deve tagliare i fondi ad un settore non ritenuto “utile” e “produttivo”. Come è giustamente afferma Gianfranco Capitta su Il Manifesto di oggi, il rettore dell’Università Cattolica Ornaghi non è che il “necroforo della cultura italiana”; egli consegnerà al successore al dicastero del MIBAC un settore profondamente snaturato e impoverito, allo stremo delle sue forze. Il taglio scriteriato allo spettacolo e alle politiche culturali è l’ennesima riprova della scarsa lungimiranza di alcuni ministri, che non sanno valutare il rientro di ricchezza culturale e materiale proveniente dai musei, dai teatri e dalle sale da concerto.

Ma quali ripercussioni potrà avere questo ulteriore taglio?

La prima ripercussione vedrà interessati i lavoratori dello spettacolo, che già si trovano a compiere le loro professioni al limite dello sfruttamento, con tagli ulteriori ai fondi verranno sicuramente colpiti rischiando seriamente il posto. Ma vi è anche una conseguenza “culturale”: calando i fondi pubblici, il mondo dello spettacolo dovrà ancora di più riferirsi a sponsor privati, in conseguenza di ciò l’espressione artistica rischia di perdere la sua libertà.

I vari governi che si sono succeduti negli ultimi anni alla guida del nostro paese hanno considerato la cultura come un ambito secondario, da affidare a persone che con il mondo della cultura non avevano nulla a che vedere; l’ultimo governo dei “tecnici illuminati” avrebbe potuto invertire la rotta, ma i professori della destra colta non hanno fatto nulla di diverso dai predecessori politici: Ornaghi si è comportato nello stesso modo di Bondi!

Si spera che il Governo che verrà dimostri un serio interesse per le politiche culturali e cessi i tagli indiscriminati dei fondi indirizzati a spettacolo, biblioteche e musei. Il settore della cultura contribuisce in modo determinante al progresso del Paese, non è un peso morto da tagliare: l’arte, la letteratura, le scienze sono “riserve di cittadinanza”, che consentono a un popolo di vivere in modo più consapevole.

UN PROGRAMMA PER IL GOVERNO DELLA LOMBARDIA

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DISCONTINUITA’

Dopo 18 anni di un uomo solo al comando vogliamo un’altra Lombardia.
Una nuova macchina amministrativa, una nuova dirigenza, più trasparenza, più merito, 50% di donne nei posti di responsabilità, collegialità nel governo.
Aprire una fase costituente a partire dalla revisione dello Statuto.

TERRITORIO, ambiente, agricoltura

In Regione Lombardia la situazione ambientale è estremamente preoccupante. Non solo  la qualità dell’aria e delle acque, ma il gravissimo inquinamento del suolo la desertificazione dei terreni agricoli (sempre più poveri di contenuti organici), la cementificazione speculativa e l’assenza di una politica  capace di coordinare e disegnare l’ambiente del futuro stanno lasciando segni irreversibili.

PRIMO PASSO, RICOSTRUIRE L’ARPA, l’Agenzia Regionale per la protezione dell’Ambiente

L’ARPA è un ente estremamente prezioso per lo studio e il controllo dell’Ambiente (stato del suolo, delle acque, dei rifiuti). La Regione Lombardia deve  invertire la pratica di smantellamento perseguita negli anni formigioniani. L’ARPA deve tornare ad avere pieni poteri di programmazione e controllo nell’interesse della salute dei cittadini, permettendole tra l’altro l’individuazione di procedure snelle per il perseguimento dei reati ambientali. Un’urgenza assoluta è legata alla bonifica dei suoli lombardi che hanno livelli di inquinanti altissimi (ad esempio a Brescia, la cui situazione è ben peggiore che a Taranto):la Regione deve coordinare attraverso l’ARPA un piano di ampio respiro che integri bonifiche e gestione rifiuti, superando il modello degli interventi tampone.

STOP AL CONSUMO DI SUOLO

Il consumo di suolo si combatte attraverso politiche mirate alla rivalutazione delle costruzioni esistenti, alla mobilità sostenibile (v. relativo programma), alla valorizzazione della produzione agricola di qualità:

Stop a nuove infrastrutture e rivalutazione delle costruzioni esistenti.
– La Regione deve bloccare ogni nuovo piano per la costruzione di infrastrutture in financing   (i cui esiti economici sono spesso negativi per la collettività) e deve promuovere una nuova politica della casa basata sulla riqualificazione dell’esistente
– occorre chela Regionefissi per i nuovi edifici e per le ristrutturazioni edilizie consumi inferiori del 30% rispetto ai consumi attuali, agendo sui regolamenti edilizi comunali
– è necessario un piano regionale coordinato per ridurre i coefficienti IMU del residenziale domestico nel caso in cui gli utenti effettuino interventi di efficientamento energetico

Agricoltura ed EXPO:

Il sistema agricolo in una Regione come la Lombardia è centrale, sia come forma di tutela del territorio, sia come settore produttivo (non a caso uno dei pochi che sembra in grado di produrre nell’immediato sbocchi occupazionali).

La Regionedeve essere un’agente di coordinamento in grado di proporre:
– regole per la produzione che ne elevi la qualità e favorisca il biologico
– una politica per la salvaguardia dei prodotti tipici, mappando e coordinando le buone pratiche esistenti, con un occhio particolare alle produzioni montane, fondamentali per l’economia di quelle zone.
– una politica di incontro tra la domanda e l’offerta, offrendo alle mense scolastiche e ospedaliere le produzioni regionali che soddisfino le regole qualitative proposte dalla Regione

Un’occasione fondamentale da questo punto di vista è la riqualificazione dell’EXPO, alleggerendone al massimo l’impatto in termini di di infrastrutture e cemento e dando molto più peso ai contenuti. Occorre un EXPO diffuso che coinvolga le tante realtà ed eccellenze lombarde impegnate nello sviluppo sostenibile attraverso la produzione agricola ed alimentare. Un’occasione per i tanti giovani e le tante donne e un modello di grande impatto sociale, ambientale e culturale, antitetico alle pratiche di Formigoni.

ENERGIA

Il settore energetico è responsabile di circa i due terzi delle emissioni mondiali di gas serra. La maggiore efficienza energetica e l’uso di fonti rinnovabili sono due tra gli strumenti principali per affrontare e vincere tale sfida nonché per ridurre la dipendenza dalle importazioni.

Sviluppo dell’efficienza

L’efficienza energetica presenta diversi vantaggi sia ambientali, inducendo un minor consumo di energia e quindi riducendo le emissioni climalteranti e inquinanti, sia economici, riducendo i costi per le famiglie e per le imprese.

Contrariamente a come ha agito fino ad ora Regione Lombardia occorre ristabilire la giusta priorità: innanzitutto ridurre i consumi finali di energia primaria, e contestualmente implementare le fonti rinnovabili.

Sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili

Compito della Regione deve essere:
– definire una strategia energetica regionale e vigilare sulla sua attuazione
– semplificare le procedure regionali e provinciali e ridurre i costi burocratici per realizzare impianti alimentati da fonti rinnovabili

MOBILITA’ SOSTENIBILE

La mobilità in Lombardia è strozzata da un sistema di trasporto merci inquinante e non coordinato, da sistemi di trasporto persone che insistono eccessivamente sul capoluogo, da un’attenzione molto bassa all’impatto ambientale dei trasporti e alla pianificazione di un sistema di spostamenti che assecondi e al contempo indirizzi le modalità dei flussi.

Partendo dallo studio della realtà esistente in Lombardia e dalle buone pratiche presenti nei territori europei occorre che la Regione predisponga un piano complessivo articolato in 3 aree tematiche:

TRASPORTO SU FERRO
La Regione deve incentivare un piano per il trasporto ferroviario, finalizzato a rimuovere strozzature e colli di bottiglia, mettendo in circolazione treni più lunghi, con capacità di carico maggiore, favorendo l’intermodalità e i collegamenti con le reti svizzere per il trasporto merci e favorendo ulteriormente l’integrazione fra tutti i sistemi di trasporto passeggeri attualmente presenti sul territorio.

AREE CHIUSE AL TRAFFICO, SVILUPPO DELL’ELETTRICO, PIANI DI SOSTENIBILITÀ
Occorre che la Regione si impegni a realizzare, in concerto con il Comune di Milano:
• la definizione di un area metropolitana chiusa al traffico a idrocarburi entro il 2020, predisponendo piani di trasporto intermodale, piste ciclabili, infrastrutture per auto elettriche, incentivi al car pooling e al car sharing, potenziamento del servizio treni pendolari, rimodulazione della tassa possesso auto in funzione dell’uso e dell’impatto ambientale.
• lo sviluppo di infrastrutture per la mobilità elettrica commerciale: la Lombardia da sola comprende il 28% del traffico commerciale del Paese per un volume di 410 milioni di tonnellate; Milano e il suo hinterland sono il principale mercato nazionale per i servizi logistici. Portare l’uso di veicoli elettrici in questo settore avrebbe il doppio effetto di ridurre l’inquinamento atmosferico e di sviluppare l’economia regionale e nazionale legata alla mobilità elettrica. L’uso di mezzi elettrici per il trasporto commerciale regionale è una prospettiva concreta, tenuto conto che in media il trasporto in conto proprio percorre 38 km al giorno.

EFFICIENZA ORGANIZZATIVA
La Regione deve farsi carico di:
• lo sviluppo di infrastrutture basate sull’Information Technology e applicate alla gestione della mobilità
• la promozione e il monitoraggio sull’effettiva operatività dei “mobility manager”
• il miglioramento nella logistica di consegna delle merci attivando progetti di cooperazione distributori-dettaglianti per razionalizzare le reti di approvvigionamento delle merci con il coinvolgimento delle Camere di Commercio
• il decollo del telelavoro. L’Italia, considerando l’Europa a 15, è ultima in classifica per il telelavoro: ha il 3,9% degli occupati contro una media europea dell’8,4%, con la Danimarca al 16%, il Regno Unito al 9,6%, la Germania all’8,5% e la Francia al 7%.

LAVORO, sviluppo, economia

LAVORO E REDDITO

Tra il 1996 e il 2011 il PIL della Lombardia è cresciuto dell’8,3%, un valore pari a poco più del 20% del tasso di crescita medio dell’Unione Europea nello stesso periodo. La minore crescita del PIL ha intaccato il ruolo del lavoro dipendente. Infatti, la quota di reddito da lavoro dipendente della Lombardia sul totale è precipitata velocemente al 35,2%, un valore inferiore alla media delle regioni del nord e dell’Italia, e, ancor di più, alla media dei paesi dell’area euro. Non solo. La variazione percentuale del tasso di occupazione della Lombardia tra il 2004 e il 2011 ha un valore negativo (-1,2%), contro il -0,8% dell’Italia. Per queste ragioni è stato recentemente affermato che la ricchezza della Lombardia è più presunta che reale. Si pone dunque l’esigenza di un intervento pubblico che abbia, da un lato, la finalità di stimolare e indirizzare la politica industriale e, dall’altro lato, di predisporre strumenti di tutela del reddito. Per questo secondo scopo, una prospettiva fattibile è quella del reddito minimo garantito, già sperimentato in alcune regioni italiane, ad esempio il Lazio. Gli obiettivi di questo strumento sono:
a) la riduzione della povertà relativa
b) il reinserimento lavorativo di determinati soggetti “deboli”.
L’intervento potrebbe essere disegnato come erogazione a favore di disoccupati, inoccupati e lavoratori precari, di ammontare significativo (orientativamente tale da consentire un reddito individuale mensile di 416 euro), per un periodo di tempo determinato e condizionato alla presa in carico dell’individuo da parte dei Centri per l’impiego e a requisiti di reddito e di residenza. A ciascun requisito potrebbe poi essere attribuito un punteggio e, sulla base del punteggio, potrebbe essere formata una graduatoria. L’erogazione potrebbe poi avvenire sulla base della graduatoria, fino ad esaurimento delle risorse. Una quantificazione precisa delle risorse disponibili potrà essere compiuta solo dopo aver verificato l’entità delle risorse recuperate tramite le politiche di bilancio. Tuttavia, una prima fonte di risorse disponibili sono quelle stanziate attualmente per le diverse forme di intervento a favore di famiglie in condizioni di difficoltà economica. Si tratta di un ammontare di circa 80 milioni di euro che potrebbero essere immediatamente disponibili.Quanto alle modalità di erogazione, essa potrebbe avvenire direttamente o attraverso il sistema fiscale. Questa possibilità è offerta dall’articolo 6, comma 5 del decreto legislativo 68/2011, che consente di introdurre l’imposta negativa a favore degli incapienti, cioè degli individui con un reddito così basso da non poter fruire delle detrazioni cui hanno diritto. Questo strumento si presta maggiormente ad un intervento a favore degli individui che dichiarano un basso reddito e sostengono spese che per il fisco sono rilevanti (spese sanitarie, carichi familiari). Dovrebbe quindi essere coordinato strettamente con l’erogazione diretta onde evitare sovrapposizioni. Fa parte delle politiche per il lavoro anche, in stretta connessione con la politica industriale, una decisa azione di contrasto delle delocalizzazioni. Ad esempio, la Regione potrebbe condizionare il proprio l’erogazione di contributi pubblici sotto qualsiasi forma alla sottoscrizione di contratti di responsabilità sociale che potrebbero contenere requisiti quali:
a) il piano industriale e di sviluppo dell’impresa
b) l’impegno al mantenimento della unita’ produttiva per almeno quindici anni dall’insediamento
c) l’impegno a non delocalizzare gli impianti produttivi o parte della produzione, anche laddove la delocalizzazione avvenga tramite cessione di ramo d’azienda o attività produttive dalla stessa appaltate ad aziende terze, se a questa consegue riduzione del personale
d) l’impegno a mantenere per almeno dieci anni i livelli occupazionali, o a incrementare gli stessi
e) l’assunzione della responsabilità sociale dell’impresa, intesa quale integrazione delle problematiche sociali e ambientali nelle attività produttive e commerciali e nei rapporti con i soggetti che possono interagire con le imprese medesime.

CRISI E POLITICHE INDUSTRIALI

La crisi economica ha investito pesantemente la Lombardia ed ha determinato pesanti ricadute occupazionali e industriali. Secondo le analisi della Cgil e il recente rapporto della Fim-Cisl, nel primo semestre del 2012 risultano colpite dalla crisi quasi 2500 aziende e quasi 60mila lavoratori nel solo settore metalmeccanico. Agli ammortizzatori sociali statali vanno affiancate, oltre a politiche per garantire un reddito minimo, iniziative finalizzate al contenimento delle conseguenze della crisi. Più in particolare, va identificata una task force regionale in grado di recepire le buone pratiche, intervenire immediatamente nelle grandi crisi aziendali e coordinare, gestire e finanziare progetti di continuità aziendale, riconversione e/o di ricollocazione per non disperdere patrimoni industriali e personali impossibili oggi da ricostruire e far fronte a traumi e drammi personali. L’obiettivo deve essere quello di riconvertire i settori industriali come avvenuto, ad esempio, in Germania con il passaggio dal tessile tradizionale al cosiddetto “tessile/non tessile”. Le iniziative di riqualificazione possono essere finanziate anche attraverso l’utilizzo dei fondi FEG (Fondi europei di adeguamento alla globalizzazione).
E’ poi necessario guardare avanti. Una buona politica industriale e del lavoro si preoccupa di preparare il sistema produttivo alle sfide internazionali, che con il passare degli anni si sono profondamente modificate. Occorre modificare la specializzazione produttiva regionale e attrezzare l’industria lombarda nei settori emergenti ad alto contenuto tecnologico. E’ sbagliato ed ideologico pensare che ciò possa avvenire spontaneamente: è invece necessario ripensare al ruolo pubblico di indirizzo e di sostegno al settore industriale. Le imprese in grado di affrontare meglio la crisi e di competere a livello internazionale sono quelle che sanno coniugare innovazione, internazionalizzazione e orientamento alla green economy. Occorre aiutare queste imprese facendo conoscere e valorizzando le esperienze e le buone pratiche, sia nei settori tradizionali, attraverso l’innovazione di prodotto, sia in quelli emergenti legati alle tecnologie green e ai servizi correlati. Più in particolare occorre:
a) ridurre il costo di approvvigionamento finanziario, che attualmente rende eccessivamente onerosi i finanziamenti per le aziende della green economy, utilizzando a tale scopo Finlombarda;
b) creare un centro pubblico in cui le conoscenze tecniche dei centri di ricerca pubblica mettono a disposizione del sistema delle imprese il know how disponibile, legandolo alla dinamica del mercato;
c) sviluppare l’efficienza energetica, che la Regione Lombardia ha fino ad oggi relegato ad un ruolo subalterno, in modo da ridurre i costi sia per le imprese sia per le famiglie.
Per altro verso, è necessario far crescere l’economia solidale e sostenere l’agricoltura. Anche l’IRAP, come l’addizionale regionale, può essere maggiormente differenziata rispetto a quanto accade oggi, ad esempio prevedendo delle aliquote ridotte per le attività agricole e per le cooperative sociali, anche se non costituite in forma di ONLUS. Più in generale, le imprese che hanno una storia certificata e comprovata di rispetto dell’ambiente e dei diritti dei lavoratori devono essere destinatarie di politiche premiali, come, ad esempio, una white list per la partecipazione agli appalti regionali. Il finanziamento di questi interventi deve avvenire principalmente attraverso il ricorso a risorse già presenti nel bilancio regionale. Sebbene abbiano subito un drastico ridimensionamento, vi sono ancora risorse finanziarie per lo sviluppo e per la formazione per circa 100 milioni nel bilancio regionale che possono essere utilizzate con maggiore efficacia finanziando politiche industriali attive del tipo di quelle qui ipotizzate.

BILANCIO E FISCO

Il bilancio della Regione Lombardia è un documento estremamente complesso che consta di centinaia di pagine e che ha una dimensione di poco meno di 40 miliardi (se valutati per competenza). Nell’epoca formigoniana, l’informazione e la trasparenza sui flussi che caratterizzano il bilancio, sugli obiettivi delle decisioni e sui loro beneficiari sono state praticamente nulle. E’ ora di innovare radicalmente sia il metodo sia il merito delle decisioni. Per quanto riguarda il metodo:
i) la procedura di bilancio deve essere aperta rendendo chiari ed espliciti gli obiettivi che si intendono conseguire e i vincoli a cui si è sottoposti;
ii) obiettivi e vincoli devono essere discussi e condivisi sul territorio attraverso riunioni pubbliche di informazione e di acquisizione di conoscenze portate dai soggetti sociali, individuali ed organizzati;
iii) deve essere garantita la corretta informazione sull’evoluzione della discussione in Consiglio regionale e sulle scelte principali adottate;
iv) la Regione deve utilizzare le strutture di cui dispone per verificare se gli obiettivi sono stati raggiunti e riportare alla discussione pubblica le ragioni del successo/fallimento.
Per quanto riguarda il merito, la situazione della finanza pubblica italiana richiederà anche nel prossimo futuro di cercare nuove risorse sia attraverso la riduzione degli sprechi sia attraverso la leva fiscale.
Secondo la letteratura che ha analizzato in chiave comparativa i sistemi sanitari regionali nell’ambito dell’attuazione della legge 42/2009 il servizio sanitario in Lombardia è caratterizzato dalla presenza di margini di possibile recupero di efficienza sia per la spesa farmaceutica sia per quella per ricoveri ospedalieri, in un ordine di grandezza compreso tra i 500 e i 700 milioni annui. A questi risparmi vanno aggiunti quelli conseguibili attraverso l’erogazione in day hospital, anziché in regime ordinario, di alcune tipologie di ricovero (riferibili a Drg “inappropriate”).
Per quanto riguarda il fisco, la Regione Lombardia ha finora utilizzato le aliquote dell’addizionale IRPEF facendo poche distinzioni per ammontare e per tipologia di reddito: per la parte di reddito superiore a 28mila euro si paga sempre l’1,73%. Bisogna differenziare maggiormente l’aliquota, facendo pagare di più i redditi alti ma riducendo il carico fiscale sui redditi bassi. Per evitare che ciò vada anche a beneficio degli evasori, può essere utilizzato lo strumento dell’aumento regionale delle detrazioni come previsto dall’articolo 6 del decreto legislativo 68/2011. Inoltre, la Regione deve avere un ruolo maggiore nella definizione e nell’attuazione delle politiche anti-evasione. Secondo i dati resi noti dall’Agenzia delle Entrate nel 2006 e recentemente confermati nelle loro tendenze generali, la base imponibile non dichiarata ai fini Irap in Lombardia si colloca in un intervallo compreso tra i 20 e i 25 miliardi di euro annui, cui corrisponde un gettito perso di circa 1 miliardo di euro. La Regione dovrebbe attivare la procedura di elaborazione di studi di settore regionalizzati, previsti dall’articolo 83, comma 19, del decreto legge 112/2008 e utilizzare maggiormente gli spazi di manovra offerti dalla convenzione con la Direzione Regionale dell’Agenzia delle Entrate.

SANITA’, SCUOLA, beni comuni

Le politiche di Formigoni sono state caratterizzate dalla retorica ideologica della “libera scelta” e dalla destrutturazione del welfare; è mancato un pensiero organico, ci si è affidati a logiche settoriali ed ovunque si è introdotta la logica del voucher. E’ necessario un ripensamento radicale che punti a preservare i beni comuni su cui si fondano la convivenza civile e le possibilità di sviluppo reale per la nostra comunità.In particolare, per quello che riguarda la scuola:
a) Sì alla scuola pubblica: progressiva diminuzione dei fondi alle scuole private; nel 2011 l’80% dei 51 milioni destinati dalla Regione alla Dote scuola sono andati alle scuole private con il meccanismo del “Buono scuola” versato alle famiglie. Questo meccanismo costituisce di fatto un finanziamento alle scuole private, in contrasto con lo spirito della Costituzione che vede nella scuola pubblica un soggetto fondamentale per la realizzazione dei principi di libertà, uguaglianza e laicità;
b) i fondi devono essere utilizzati per un piano di formazione e aggiornamento permanente degli insegnanti con un’attenzione particolare ai temi di grande importanza pedagogica, culturale e sociale quali ad esempio:
– la progettazione curricolare verso obiettivi di educazione alla mondialità, allo sviluppo sostenibile, ai diritti, all’intercultura, al patrimonio;
– il rafforzamento della formazione professionale come educazione permanente in coordinamento con i Piani provinciali. È necessario infatti ampliare le risorse per un piano dell’offerta formativa che sviluppi adeguate competenze di cittadinanza e professionali nei giovani e in tutti coloro che vogliono mettersi o rimettersi in formazione, che guardi in anticipo alla domanda di beni e servizi e si indirizzi verso gli obiettivi di un’ economia e una società in cui la green economy sarà centrale, in tutte le sue molteplici e trasversali manifestazioni.
Occorre inoltre che la Regione coordini insieme alle Province un piano di intervento sull’edilizia scolastica che le riqualifichi verso parametri di vivibilità, di efficienza energetica, di sostenibilità ambientale.
Per quanto riguarda il settore socio-assistenziale:
a) va valorizzata l’esperienza che molti territori/comuni hanno portato avanti dal 2004 ad oggi attraverso i Piani di Zona, organizzazione voluta dalla legge nazionale 328/2000 che vede nei Comuni i referenti delle politiche sociali locali, in una logica di sussidiarietà “buona” con il terzo settore e la cooperazione sociale;
b) va superata la “logica della domanda” che ha dominato le politiche degli ultimi anni e che determina sprechi, inefficienze (v. ad esempio le sovrapposizioni tra ASL e Aziende ospedaliere) ed eccessive discrezionalità nell’allocazione fondi; ad essa deve invece sostituirsi la logica di un sistema organizzato, cioé dove la governance pubblica organizza i servizi le prestazioni e le azioni, e integrato, ovvero di cui fanno parte, tramite accordi – partenariati- sia gli enti pubblici che i soggetti del terzo settore, del volontariato, della cooperazione sociale
c) occorre una maggiore attenzione al parere dell’utente e alle modalità innovative di cura (come ad esempio la telemedicina in assistenza domiciliare)
d) vanno riallocate alcune risorse dal sanitario (ASL) al sociale, indicativamente in misura pari allo 0,4% del budget della spesa sanitaria regionale.

UN PROGRAMMA PER GOVERNARE L’ITALIA

Simbolo-Rivoluzione-civileALTERNATIVO A BERLUSCONI E A MONTI

Vogliamo realizzare una rivoluzione civile per attuare i principi di uguaglianza, libertà e democrazia della Costituzione repubblicana, nata dalla Resistenza.
Vogliamo realizzare un “nuovo corso” delle politiche economiche e sociali, a partire dal mezzogiorno, alternativo tanto all’iniquità e alla corruzione del ventennio berlusconiano, quanto alla distruzione dei diritti sociali, del lavoro e dell’ambiente che ha caratterizzato il governo Monti.

Per l’Europa dei diritti, contro l’Europa delle oligarchie economiche e finanziarie.

Vogliamo un’Europa autonoma dai poteri finanziari e una riforma democratica delle sue istituzioni. Siamo contrari al Fiscal Compact che taglia di 47 miliardi l’anno per i prossimi venti anni la spesa, pesando sui lavoratori e sulle fasce deboli, distruggendo ogni diritto sociale, con la conseguenza di accentuare la crisi economica. Il debito pubblico italiano deve essere affrontato con scelte economiche eque e radicali, finalizzate allo sviluppo, partendo dall’abbattimento dell’alto tasso degli interessi pagati. Accanto al Pil deve nascere un indicatore che misuri il benessere sociale e ambientale;

Per la legalità e una nuova politica antimafia

che abbia come obiettivo ultimo non solo il contenimento ma l’eliminazione della mafia, che va colpita nella sua struttura finanziaria e nelle sue relazioni con gli altri poteri, a partire da quello politico. Il totale contrasto alla criminalità organizzata, alla corruzione, il ripristino del falso in bilancio e l’inserimento dei reati contro l’ambiente nel codice penale sono azioni necessarie per liberare lo sviluppo economico;

Per la laicità e le libertà.

Affermiamo la laicità dello Stato e il diritto all’autodeterminazione della persona. Siamo per una cultura che riconosca le differenze. Aborriamo il femminicidio, contrastiamo ogni forma di sessismo e siamo per la democrazia di genere. Contrastiamo l’omofobia e vogliamo il riconoscimento dei diritti civili, degli individui e delle coppie, a prescindere dal genere. Contrastiamo ogni forma di razzismo e siamo per la cittadinanza di tutti i nati in Italia e per politiche migratorie accoglienti;

Per il lavoro. Non vogliamo più donne e uomini precari.

Siamo per il contratto collettivo nazionale, per il ripristino dell’art. 18 e per una legge sulla rappresentanza e la democrazia nei luoghi di lavoro. Vogliamo creare occupazione attraverso investimenti in ricerca e sviluppo, politiche industriali che innovino l’apparato produttivo e la riconversione ecologica dell’economia. Vogliamo introdurre un reddito minimo per le disoccupate e i disoccupati. Vogliamo che le retribuzioni italiane aumentino a partire dal recupero del fiscal drag e dalla detassazione delle tredicesime. Vogliamo difendere la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro;

Per le piccole e medie imprese, le attività artigianali e agricole.

Deve partire un grande processo di rinascita del Paese, liberando le imprese dal vincolo malavitoso, dalla burocrazia soffocante. Vanno premiate fiscalmente le imprese che investono in ricerca, innovazione e creano occupazione a tempo indeterminato. Vanno valorizzate le eccellenze italiane dall’agricoltura, alla moda, al turismo, alla cultura, alla green economy;

Per l’ambiente.

Va cambiato l’attuale modello di sviluppo, responsabile dei cambiamenti climatici, del consumo senza limiti delle risorse, di povertà, squilibri e guerre. Va fermato il consumo del territorio, tutelando il paesaggio, archiviando progetti come la TAV in Val di Susa e il Ponte sullo Stretto di Messina. Va impedita la privatizzazione dei beni comuni, a partire dall’acqua. Va valorizzata l’agricoltura di qualità, libera da ogm, va tutelata la biodiversità e difesi i diritti degli animali. Vanno creati posti di lavoro attraverso un piano per il risparmio energetico, lo sviluppo delle rinnovabili, la messa in sicurezza del territorio, per una mobilità sostenibile che liberi l’aria delle città dallo smog;

Per l’uguaglianza e i diritti sociali.

Vogliamo eliminare l’IMU sulla prima casa, estenderla agli immobili commerciali della chiesa e delle fondazioni bancarie, istituire una patrimoniale sulle grandi ricchezze. Vogliamo colpire l’evasione e alleggerire la pressione fiscale nei confronti dei redditi medio-bassi. Vogliamo rafforzare il sistema sanitario pubblico e universale ed un piano per la non-autosufficienza. Vogliamo il diritto alla casa e il recupero del patrimonio edilizio esistente. Vogliamo un tetto massimo per le pensioni d’oro e il cumulo pensionistico. Vogliamo abrogare la controriforma pensionistica della Fornero, eliminando le gravi ingiustizie generate, a partire dalla questione degli “esodati”;

Per la conoscenza, la cultura, un’informazione libera.

Affermiamo il valore universale della scuola, dell’università e della ricerca pubbliche. Vogliamo garantire a tutte e tutti l’accesso ai saperi, perché solo così è possibile essere cittadine e cittadini liberi e consapevoli, recuperando il valore dell’art.3 della Costituzione, rendendo centrali formazione e ricerca. Vogliamo portare l’obbligo scolastico a 18 anni. Vanno ritirate le riforme Gelmini e il blocco degli organici imposto dalle ultime leggi finanziarie. E’ necessario accantonare definitivamente qualsiasi progetto di privatizzazione del sistema di istruzione e stabilizzare il personale precario. Vogliamo valorizzare il patrimonio culturale, storico e artistico, come afferma l’art. 9 della Costituzione. Vogliamo una riforma democratica dell’informazione e del sistema radiotelevisivo che ne spezzi la subordinazione al potere economico-finanziario. Vogliamo una legge sul conflitto di interessi e che i partiti escano dal consiglio di amministrazione della Rai. Vogliamo il libero accesso a Internet, gratuito per le giovani generazioni e la banda larga diffusa in tutto il Paese;

Per la pace e il disarmo.

Va ricondotta la funzione dell’esercito alla lettera e allo spirito dell’articolo 11 della Costituzione a partire dal ritiro delle truppe italiane impegnate in missioni di guerra. Va promossa la cooperazione internazionale e l’Europa deve svolgere un’azione di pace e disarmo in particolare nell’area mediterranea. Va abrogata la riforma Monti delle Forze Armate, vanno tagliate le spese militari a partire dall’acquisto dei cacciabombardieri F35 e di tutti i nuovi armamenti.

Per una nuova questione morale ed un’altra politica.

Vogliamo l’incandidabilità dei condannati e di chi è rinviato a giudizio per reati gravi, finanziari e contro la pubblica amministrazione. Vogliamo eliminare i privilegi della politica, la diaria per i parlamentari, porre un tetto rigido ai compensi dei consiglieri regionali e introdurre per legge il limite di due mandati per parlamentari e consiglieri regionali. Vogliamo una nuova stagione di democrazia e partecipazione.


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