Sul Monte dei Paschi di Siena sono tutti colpevoli. Controlacrisi.org intervista Fiorino Iantorno

“Sull’ affare Monte dei Paschi mi sembra che da parte di molti “big” della politica nazionale ci sia solo ipocrisia. Le dichiarazioni di Bersani, D’Alema e Alfano poi sono semplicemente ridicole, almeno per chi vive a Siena”
E’ secco Fiorino Iantorno, fondatore e attivista nel 1999 di ATTAC ITALIA, portavoce del Genoa Social Forum e poi ritornato a Siena dove vive, lavora e ha fatto politica. Ex di Rifondazione, oggi guarda le cose cittadine attraverso il suo blog (www.fiorinoiantorno.it) e la sua pagina fb molto lette in città.

Quali sono le ipocrisie che vedi in queste dichiarazioni, ce le puoi spiegare meglio?
Innanzitutto la più grande bugia l’ha detta Bersani: e cioè che il Pd non si è mai occupato della banca. Una fandonia che a Siena non se la beve più nessuno. Tra l’altro, magari D’Alema e Bersani potrebbero mettersi d’accordo su cosa dire alla stampa. Mentre Bersani affermava che il Pd non sa nemmeno che cosa è il Monte dei Paschi, D’Alema ribadiva che “Noi abbiamo fatto dimettere Mussari”… E anche questa è ancora una bugia, che ha ripetuto l’ex sindaco dimissionario Franco Ceccuzzi, che è stato riconfermato, con delle primarie assolutamente ridicole – 2500 votanti su 60.000 abitanti – candidato di uno striminzito centrosinistra di cui fa parte a Siena, solo SEL. Mussari ha finito il suo mandato regolarmente e nessuno lo ha fatto dimettere…Ma questo a Siena lo sanno tutti. Come sanno che neanche Alfano può fare la vergine vestale.
Scusa cosa c’entra Alfano? Il Monte dei Paschi è tradizionalmente considerata la banca rossa per eccellenza di una regione e di una città di antiche tradizioni di sinistra. Perchè Alfano non dovrebbe parlare?
Perchè negli ultimi quindici anni il Monte dei Paschi è diventato un laboratorio molto interessante per il PDS, poi DS e poi Pd su come, attraverso un pezzo di potere finanziario, si poteva costruire delle intese con settori tradizionalmente lontani dalla sinistra.. A Siena il braccio destro di Berlusconi, il fiorentino Verdini, ha costruito un patto di non belligeranza con ampi pezzi del Pd, basato tutto sulla spartizione di posti all’interno degli asset della banca e delle sue società. Quello che ti voglio raccontare e che magari sfugge a chi vede la crisi del Monte inserito solo nel contesto della crisi generale dei meccanismi speculativi, e che dietro i disastri dell’MPS c’è anche la politica. Con il degradare della classe politica, è peggiorata anche la qualità della banca. E’ veramente assurdo sentire oggi alcuni politici locali e nazionali del Pd far finta di non conoscere Mussari. L’ex presidente Abi è stato colui che ha dovuto costruire relazioni pericolose – sicuramente con l’assenso di ampie parti del Pd, usando lo straordinario potere della banca – non solo con il Pdl ma anche con ambienti del cattolicesimo di destra. C’è più di una inchiesta giornalistica in questo senso.
Vuoi dire che quindi la responsabilità non è solo di Mussari?
Io parlo della responsabilità politica, non conosco bene la vicenda dei prodotti derivati. Dico che Mussari è un personaggio molto più complesso di quello che si pensa. Non è solo uno spregiudicato finanziere che ha giocato con i derivati e che ha acquistato, per sbaglio, Antonveneta pagandola il triplo del suo valore. Voglio dire che Mussari non è stato un capitano solitario alla guida della banca: alcune di queste operazioni non potevano non essere conosciute dalla politica, e quanto meno la politica, da quella locale fino ai vertici del Pd e del Pdl, non hanno detto una parola contro l’operazione Antonveneta. Anzi… In questo senso la rete ci aiuta, basta fare una semplice ricerca per leggere quali le dichiarazioni di tanti esponenti importanti di destra e di sinistra ad esempio, sull’acquisto di Antonveneta; e prima di questa vorrei ricordare che il Monte dei Paschi aveva vissuto un altra crisi e un altro scandalo, quello della Banca 121, operazione tutta pilotata e voluta da D’Alema, che di Monte dei Paschi si interessa e anche molto.
Ci racconti uno spaccato molto complesso dove ci sembra di capire che la politica ha delle responsabilità fortissime.
Guarda il Monte dei Paschi fino ad un certo punto è stato un modello positivo di relazione fra politica e finanza. A Siena la politica ha sempre discusso gli indirizzi strategici della banca. E una classe politica sana ha gestito questo rapporto in modo positivo per la città e non solo. A Siena i servizi per i cittadini sono sempre stati ottimi, così come la sanità, i trasporti e in generale tutto il sistema del welfare, grazie agli utili che la Fondazione distribuiva sul territorio attraverso, appunto, gli indirizzi strategici che la politica discuteva. Sia chiaro non mancavano distorsioni e clientele, ma erano pochissime. Ad un certo punto questo modello è stato messo in crisi: un po’ dalla politica romana che ha sempre mal sopportato il modello senese, un po’ dal mutamento del Pds in Ds e poi in Pd. Voglio dire che le sorti della banca hanno seguito quelle del partito che da anni governa la città. Quando quel partito si è allontanato ed ha tagliato i ponti con una certa tradizione ed è andato verso il liberismo temperato, la banca l’ha seguita e la connivenza politica fra diversi settori ha mandato a gestire il terzo gruppo bancario d’Italia, ad uomini che hanno fatto diventare il Monte dei Paschi una banca che ha fatto e fa speculazione finanziaria. E Mussari è stato il campione di questo nuovo paradigma d’accordo con molti pezzi del Pd e non solo. Il campione sia chiaro, non l’unico: basta vedere la qualità dei nominati nei board del Monte, di Antonveneta, nelle collegate, nei collegi dei revisori…Ci sono nomi che non hanno grandi competenze se non quello di essere targati politicamente.
Dunque la crisi del Monte dei Paschi è dovuta, a tuo modo di vedere, a questo mix tra politica e congiuntura con la crisi della finanza speculativa.
Si dico, per recuperare una parola che ci era cara un po’ di tempo fa, che la crisi del Monte è una crisi “glocale” , e ci aggiungerei anche l’assoluta inefficenza del sistema di controllo statale sulle banche. Bankitalia che cosa ha fatto? Veramente possiamo credere che non si è accorta di nulla? La crisi del Monte ci dice che è urgente anche guardare a come funzionano determinati meccanismo che dovrebbero controllare le banche nel nostro paese. Francamente mi convince poco la fiducia del Presidente Napolitano su Bankitalia…
E ora? Che succederà?
Il Monte è un problema economico grave che non a caso Bersani, D’alema, Alfano cercano di svicolare o di cavalcare maldestramente. Credo che bisogna avviare seriamente una riflessione sulla nazionalizzazione delle banche in crisi. E bisogna anche ricordare che ci sono tantissimi lavoratori e lavoratrici all’interno del Monte dei Paschi che stanno rischiando il posto di lavoro. Non vorrei che quando si pensasse alle banche si pensasse solo ai top manager. Ci sono oggi lavoratori precari che hanno perso il loro posto di lavoro, tanti dipendenti “normali” della Banca che temono chiusure e piani drastici di risanamento dove, a farne le spese saranno sempre e solo i lavoratori e le lavoratrici. Non credo che succederà nulla a Mussari o ad altri manager. Come sempre succede nel nostro paese a farne la spesa saranno la collettività e i lavoratori e le lavoratrici più deboli. In questo il Monte dei Paschi è davvero una storia italiana. Speriamo che la città sia capace nelle prossime elezioni comunali di mandare a casa tutti coloro che si affannano in questi giorni a raccontare bugie. La città è stanca, il timore e che possa arrivare una svolta qualunquista che a Siena non servirebbe. Serve una forte autocritica nel centro sinistra e bisogna recuperare quel fare politica popolare e sano che è stato a Siena, di diverse tradizioni politiche e che oggi sembrano davvero , purtroppo, un passato lontanissimo.

da www.

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