Il v(u)oto utile, quello inutile, i futili idioti ed i soliti stronzi (Seconda parte)

Ma veniamo ai giorni nostri ed alle proposte veramente indecenti della campagna elettorale appena iniziata. Oggi fortunatamente, oppure no, oppure booooh, non è più Walter Veltroni a guidare il PD. Pierluigi Bersani, suo successore, butta però sul tavolo della discussione ancora lo stesso spettro: quello del voto utile. Anche qui verrebbe da chiedersi a chi sarà poi utile questo voto.

Sappiamo ormai tutti che non si tratta di un possibile accordo di desistenza quello proposto da Bersani e Franceschini per conto della coalizione PD-PSI-SEL ad Antonio Ingroia, leader di Rivoluzione Civile.

La desistenza tecnicamente prevede che si chieda un sacrificio ad un partito o ad una lista e si sia pronti, in cambio di quel sacrificio, a fare altrettanto o comunque a concedere un riconoscimento dal punto di vista politico. Insomma direbbero gli antichi un “do ut des”.

Due piccoli esempi:

Caso 1

La lista A su richiesta del (o mediante accordo col) partito-coalizione B non presenta il proprio simbolo e propri candidati nella regione X per l’elezione del Senato della Repubblica. La lista A in quella regione indica ai propri elettori di votare il partito B. Tutto questo al fine di non far vincere il partito-coalizione C oppure la lista D, ideologicamente più lontani da A. In cambio il partito-coalizione B non presenta sue candidature al Senato in un’altra regione, diciamo Y, non necessariamente di pari peso politico, oppure non è presente in alcune circoscrizioni alla Camera, lasciando ai propri elettori l’indicazione di votare per la lista A qui invece presente.

Caso 2

Alternativamente la lista A non si presenta con il suo simbolo e suoi candidati autonomi in una regione, ma i suoi candidati vengono inseriti all’interno della lista di candidati del partito-coalizione B permettendone l’elezione in un certo numero. In questo caso vi sono generalmente accordi politici che implicano anche la condivisione di programmi comuni almeno su punti dirimenti della futura azione del governo che nascerà dopo il voto. Questo caso non si configura nemmeno tecnicamente come una desistenza.

Queste sono due possibili forme di accordo politico dal punto di vista tecnico. Ora è chiaro che i tempi attuali sono un po’ stretti perché si pratichi la seconda ipotesi ed è abbastanza difficile che si pratichi  la prima ipotesi in quanto politicamente difficile da realizzare con liste ormai complete ed in fase di presentazione. Ma nessuna di queste ipotesi è oggi sul tavolo.

Il PD chiede a Rivoluzione Civile di farsi da parte e basta !

 “Altrimenti si partirà con il solito tormentone per cui la presenza di una sinistra di alternativa fa un favore a Berlusconi e così dicendo da qui al 25 febbraio. Insomma non vorrete che noi si vada in giro dicendo queste brutte cose sul vostro conto ?” sembra minacciare Bersani. 

E questo in ragione del fatto che in alcune regioni italiane (Campania, Sicilia e Lombardia su tutte) i consensi di Rivoluzione Civile, a detta dei cosiddetti democratici, potrebbero essere quelli che sottraggono al PD la facoltà di raggiungere la maggioranza assoluta dei senatori eletti. Bersani avrebbe anche aggiunto:

“Chi non vota PD a questo punto consegna il suo voto a Berlusconi e questa è matematica !”

Ora, chi scrive questo post ha quel minimo di formazione scientifica che permette di usare un po’ di logica. Capiamo che in campagna elettorale anche il vocabolario possa e debba essere stravolto a proprio uso e consumo ed in nome del risultato finale, ma mi permetterei di dire a Bersani, che ha alle spalle brillanti studi, ma non in ambito scientifico, di non avventurarsi troppo in definizioni ardite su matematica e altro.

La matematica, ci perdoni il segretario PD e futuro premier, è altro ! Chieda anche al Professor Odifreddi, il matematico impertinente che, fortunatamente per lui, ha transitato per un periodo molto breve all’interno del Partito Democratico, prima di rassegnarsi al fatto che posizioni di sinistra e di forte laicità là dentro venivano vissute con un certo fastidio. Insomma caro Pierluigi Bersani ci spiace doverle far sapere che matematica e politica sono cose diverse. Quindi non sarà sicuramente possibile accettare la sua candidatura alla prossima Medaglia Fields (il corrispettivo del Premio Nobel per i matematici).

Ma torniamo seriamente ad un ragionamento politico.

Perchè ed in quale misura il Partito Democratico si arroga il diritto di ritenere come sottratti a sè i voti espressi a favore di altri partiti e soprattutto della lista Rivoluzione Civile ?

In questo momento è probabilmente dimostrabile che il voto a Rivoluzione Civile è un voto che può provenire probabilmente  da elettori delusi dal centrosinistra, magari per una liasion con Monti, che ha approvato molti provvedimenti poco graditi a sinistra durante l’azione di governo negli ultimi 13 mesi.

fields

Ma il voto a Rivoluzione Civile può essere anche un voto di elettori intenzionati inizialmente a privilegiare la scelta del Movimento CinqueStelle, attualmente un po’ in fase di riflusso per alcune uscite di Beppe Grillo.

Oppure ancora Rivoluzione Civile starebbe recuperando al voto quella larga fetta di elettorato disilluso che rischiava  di andare ad alimentare ulteriormente l’astensione.

O infine, ed ancor più semplicemente, si tratta degli elettori che in passato si sono già riconosciuti nelle forze di sinistra che hanno partecipato alla formazione di Rivoluzione Civile e parliamo quindi degli elettori di Italia dei Valori, dei Verdi, del Partito dei Comunisti Italiani del Partito della Rifondazione Comunista insieme a tanti altri cittadini che oggi non sentono di riconoscersi all’interno dei partiti, ma partecipano all’interno di associazioni, movimenti, liste civiche ed altro ancora e che, come Società Civile, intervengono nel processo democratico del nostro paese.

Quindi il PD commette due diversi errori uno di merito ed uno di metodo nel ritenere facilmente riversabile sulle proprie liste il voto che invece premierà Rivoluzione Civile. E’ anzitutto da dimostrare che l’assenza di Rivoluzione Civile porterebbe tutti i suoi potenziali elettori a dare il proprio consenso alla coalizione PD-SEL. Inoltre questo atteggiamento tradisce un concetto proprietario della democrazia: quello che guarda caso molto spesso viene rimproverato a Berlusconi, proprio lui l’odiato nemico.

Chichen Itza

Ci insegnano inoltre, e la realtà lo sta a dimostrare, che in politica il vuoto non esiste e che uno spazio lasciato vuoto finisce presto o tardi per essere riempito. Con opzioni che possono essere di volta in volta differenti. Oggi il PD reduce dell’esperienza di sostegno al Governo Monti porta con sé l’eredità di aver sostenuto e votato per:

– la riforma Fornero delle pensioni che ha introdotto un allungamento della vita lavorativa per alcune generazioni di lavoratori che farebbe impallidire lo scalone di maroniana memoria (a confronto la piramide di Chichen-Itzà è un giocattolo)

– la modifica dell’articolo 18, che introducendo motivazioni economiche per operare dei licenziamenti ingiusti ha ristretto il valore e l’applicazione dello statuto dei lavoratori

– il fiscal compact ed il pareggio di bilancio in Costituzione che impongono riduzioni tali e drammatiche che i tempi dei sacrifici non finiranno praticamente mai e nemmeno arriveranno quelli della redistribuzione

– la riforma del lavoro che ha creato un numero di circa 400mila esodati che senza possibilità di avere un lavoro , ma con il combinato disposto dell’aumento del numero di anni di contributi anche senza la possibilità di andare in pensione, si trovano a non avere alcun reddito nè da lavoro e nemmeno dal sistema previdenziale

– i continui tagli di finanziamento alla scuola pubblica ed al sistema sanitario nazionale che riducono drasticamente servizi e diritti alla cittadinanza mantenendo invece i caccia F-35  e non modificando significativamente le spese militari e mantenendo i privilegi del finanziamento pubbico alle scuole ed università private e telematiche

– l’introduzione dell’IMU anche sulla prima casa di abitazione che diviene la beffa finale per chi crede  ancora alla possibiltà di avere davvero un sistema fiscale equo

Non si capisce a questo punto come, chi ha potuto votare questa serie di amenità e tanto altro ancora insieme a Monti e a Berlusconi possa oggi ergersi a baluardo oppure ad ancora di salvezza o semplicemente a clausola di salvaguardia delle politiche progressiste e democratiche in questo paese.

Chi finora ha sostenuto la linea del sacrificio a senso unico dei soliti noti per il mantenimento del privilegio di soliti pochi non può lamentarsi della eventuale fuga del proprio elettorato che cerca altrove quello che non trova più nel vecchio partito di riferimento.

Ci spiace concludere con un aggiornamento delle ultime ore. Pare che Bersani abbia categoricamente escluso che il prossimo governo possa introdurre una tassa patrimoniale. Non c’è che dire abbiamo raggiunto il fondo e continuiamo ancora a scavare, purtroppo anche un bel solco nei confronti dei democratici e dei progressisti che abitano questo paese.

Pare che Gad Lerner in un afflato di fideismo politico-elettorale a favore del PD si sia trovato a chiedere a Sandro Ruotolo, candidato in Campania per Rivoluzione Civile:  “Che gusto si prova ad ostacolare per l’ennesima volta la vittoria della sinistra ?”.

In tutta sincerità e dati i programmi in gioco la domanda andrebbe probabilmente rivolta a Bersani che per l’ennesima volta, e come il suo predecessore Veltroni, candida rappresentanti di Confindustria per la precisione l’ex direttore generale Giampaolo Galli e dell’Azione Cattolica ed anche qui per la precisione l’ex-vicepresidente Ernesto Preziosi per rassicurare tutti che con la sinistra il PD non ha più nulla a che fare.

Vorremmo intanto rassicurare Bersani che noi ce ne eravamo già accorti !

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