Archivio per gennaio 2013

Caro Ingroia, non ti curar di loro, ma “guarda e passa”

I veleni del Pd contro Rivoluzione civile

E’ una vera campagna diffamatoria quella scatenata contro Ingroia e la lista Rivoluzione civile dai supporter, mediatici e non, del Partito democratico, con in pole position Repubblica e la terza rete della Rai tv.

Prima la vicenda della candidatura di Andolina, shakerata come un cocktail dalla televisione amica dei Democrat, per trasformare un caso di proporzioni e merito limitati nella dimostrazione incontrovertibile che tutti, nessuno escluso, hanno i propri scheletri nell’armadio. Ora l’invettiva di Ilda Bocassini, che si è inventata di sana pianta una surreale polemica contro l’ex pm di palermo colpevole, ohibò, di aver osato paragonarsi a Giovanni Falcone. E questo per aver egli detto di essere stato, come Falcone, “oggetto di critiche (eufemismo, ndr) dai colleghi magistrati” e di avere riconosciuto in Paolo Borsellino il proprio maestro.

Nelle parole di Ingroia, in realtà,  non è possibile rintracciare alcuna enfasi autocelebrativa, nè il tentativo di lucrare rendite politiche issandosi sulle spalle di Falcone e mettendosi – come chiosa velenosamente il foglio di Ezio Mauro – “sullo stesso solco di un martire”.

Chi invece si ingaggia in una gratuita, sgradevolissima impresa di denigrazione (Ingroia?, “piccola figura di magistrato” (…) la cui distanza da Falcone è “misurabile in milioni di anni luce”) è la Bocassini, che interpretando i “sentimenti” di una larga fetta della magistratura, si erige in realtà a censore morale della scelta di Ingroia di impegnarsi in politica. E, guarda caso, proprio nelle liste di Rivoluzione civile. Si guarda bene, l’Ilda nazionale, dal pestare i piedi a Pietro Grasso, ben più corazzato competitor, che dei meriti conseguiti in qualità di magistrato si è fatto più e più volte vanto. Ma, si sa, Grasso è candidato nelle liste del Pd…

A suffragare il carattere “politico” dell’attacco è poi sopraggiunta – in un battibaleno – la dichiarazione del Presidente di Corte d’appello di Roma, Giorgio Santacroce, che così ha tuonato: “Non mi piacciono i magistrati che non si accontentano di far bene il loro lavoro, ma si propongono di redimere il mondo”. A “redimere” il mondo – ammesso che il mondo debba essere redento e non, piuttosto, cambiato – devono infatti restare altri, i soliti noti, che non hanno dato proprio grande prova di sè.

Che il ferro va battuto finchè è caldo l’hanno capito bene i media amici di Bersani e soci, i più preoccupati per l’entrata in scena di Rivoluzione civile e impegnati come non mai a spacciare la merce avariata del “voto utile”.

Repubblica, però, va oltre e ci fa capire molte cose, non soltanto offrendo alla polemica una spettacolre rilevanza, come si usa fare per le notizie davvero importanti. Repubblica (nell’edizione di oggi, per la penna di Piero Calaprico) mostra fino in fondo il nervo scoperto di amici e compari e affonda il colpo decisivo: “Mentre le inchieste su quello che combina Cosa nostra oggi a Palermo e in Italia sembrano languire – scrive Calaprico – l’ex procuratore aggiunto palermitano si è dedicato soprattutto a riesaminare il “passato”: come la trattativa, circa vent’anni fa, tra Stato e mafia, che tante critiche ha suscitato per i titoli di reato ipotizzati, per le telefonate registrate tra il Quirinale e l’ex ministro Pietro Mancino, per l’utilizzo dei documenti falsificati da Ciancimino”.

Capito dove batte la lingua?

Avanti, dunque, caro Ingroia, non ti curar di loro, “ma guarda e passa”.

Dino Greco
da Liberazione (www.liberazione.it)
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Ipocriti e Falsi

Se non vogliamo essere masochisti e irresponsabili dobbiamo cacciare i “mercanti dal tempio”.

I mercanti sono i soliti noti, Berlusconi, Bersani, Casini & Co, che nella loro ipocrisia, dimenticano in questi giorni, distratti dalla campagna elettorale il sostegno dato all’unisono e di concerto nel 2012 al Governo Monti, uomo della Finanza europea e delle Banche, uomo della Trilateral e del Gruppo Bilderberg. Tutti soggetti beninteso legalmente riconosciuti, ma indubbiamente interessati a condizionare le politiche nazionali in direzione ultraliberista attraverso l’uso di azioni lobbistiche. Il distinto professore dell’ Università Bocconi, sempre promosso a pieni voti in parlamento, dai soliti mercanti ha nell’ordine:

– distrutto il presente ed il futuro del sistema previdenziale

– introdotto una pesante tassa sulla prima casa ormai tristemente nota a tutti con il nome di IMU

– compromesso l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori

– condotto sull’orlo della disperazione intere famiglie creando il caso degli esodati, senza reddito né da lavoro né da pensione, generando quindi disoccupazione e povertà

Diciamo basta a tutto questo ed al penoso spettacolo delle falsità messe in scena da eminenti ministri dell’attuale governo come Fornero e Profumo e da parte di una politica compromessa con gli affari, i poteri forti e la corruzione.

Che fare allora ? Si chiederebbe il saggio Vladimiro (detto Lenin).

Iniziamo la nostra Rivoluzione Civile nel paese e per avere voce in parlamento, per difendere e realizzare i principi fondanti della nostra Costituzione.

Il 24 ed il 25 febbraio andiamo a votare e sosteniamo la lista di Rivoluzione Civile con a capo Antonio Ingroia e a sostegno dell’unico programma veramente alternativo alle logiche del mercato e dell’illegalità.

Sul Monte dei Paschi di Siena sono tutti colpevoli. Controlacrisi.org intervista Fiorino Iantorno

“Sull’ affare Monte dei Paschi mi sembra che da parte di molti “big” della politica nazionale ci sia solo ipocrisia. Le dichiarazioni di Bersani, D’Alema e Alfano poi sono semplicemente ridicole, almeno per chi vive a Siena”
E’ secco Fiorino Iantorno, fondatore e attivista nel 1999 di ATTAC ITALIA, portavoce del Genoa Social Forum e poi ritornato a Siena dove vive, lavora e ha fatto politica. Ex di Rifondazione, oggi guarda le cose cittadine attraverso il suo blog (www.fiorinoiantorno.it) e la sua pagina fb molto lette in città.

Quali sono le ipocrisie che vedi in queste dichiarazioni, ce le puoi spiegare meglio?
Innanzitutto la più grande bugia l’ha detta Bersani: e cioè che il Pd non si è mai occupato della banca. Una fandonia che a Siena non se la beve più nessuno. Tra l’altro, magari D’Alema e Bersani potrebbero mettersi d’accordo su cosa dire alla stampa. Mentre Bersani affermava che il Pd non sa nemmeno che cosa è il Monte dei Paschi, D’Alema ribadiva che “Noi abbiamo fatto dimettere Mussari”… E anche questa è ancora una bugia, che ha ripetuto l’ex sindaco dimissionario Franco Ceccuzzi, che è stato riconfermato, con delle primarie assolutamente ridicole – 2500 votanti su 60.000 abitanti – candidato di uno striminzito centrosinistra di cui fa parte a Siena, solo SEL. Mussari ha finito il suo mandato regolarmente e nessuno lo ha fatto dimettere…Ma questo a Siena lo sanno tutti. Come sanno che neanche Alfano può fare la vergine vestale.
Scusa cosa c’entra Alfano? Il Monte dei Paschi è tradizionalmente considerata la banca rossa per eccellenza di una regione e di una città di antiche tradizioni di sinistra. Perchè Alfano non dovrebbe parlare?
Perchè negli ultimi quindici anni il Monte dei Paschi è diventato un laboratorio molto interessante per il PDS, poi DS e poi Pd su come, attraverso un pezzo di potere finanziario, si poteva costruire delle intese con settori tradizionalmente lontani dalla sinistra.. A Siena il braccio destro di Berlusconi, il fiorentino Verdini, ha costruito un patto di non belligeranza con ampi pezzi del Pd, basato tutto sulla spartizione di posti all’interno degli asset della banca e delle sue società. Quello che ti voglio raccontare e che magari sfugge a chi vede la crisi del Monte inserito solo nel contesto della crisi generale dei meccanismi speculativi, e che dietro i disastri dell’MPS c’è anche la politica. Con il degradare della classe politica, è peggiorata anche la qualità della banca. E’ veramente assurdo sentire oggi alcuni politici locali e nazionali del Pd far finta di non conoscere Mussari. L’ex presidente Abi è stato colui che ha dovuto costruire relazioni pericolose – sicuramente con l’assenso di ampie parti del Pd, usando lo straordinario potere della banca – non solo con il Pdl ma anche con ambienti del cattolicesimo di destra. C’è più di una inchiesta giornalistica in questo senso.
Vuoi dire che quindi la responsabilità non è solo di Mussari?
Io parlo della responsabilità politica, non conosco bene la vicenda dei prodotti derivati. Dico che Mussari è un personaggio molto più complesso di quello che si pensa. Non è solo uno spregiudicato finanziere che ha giocato con i derivati e che ha acquistato, per sbaglio, Antonveneta pagandola il triplo del suo valore. Voglio dire che Mussari non è stato un capitano solitario alla guida della banca: alcune di queste operazioni non potevano non essere conosciute dalla politica, e quanto meno la politica, da quella locale fino ai vertici del Pd e del Pdl, non hanno detto una parola contro l’operazione Antonveneta. Anzi… In questo senso la rete ci aiuta, basta fare una semplice ricerca per leggere quali le dichiarazioni di tanti esponenti importanti di destra e di sinistra ad esempio, sull’acquisto di Antonveneta; e prima di questa vorrei ricordare che il Monte dei Paschi aveva vissuto un altra crisi e un altro scandalo, quello della Banca 121, operazione tutta pilotata e voluta da D’Alema, che di Monte dei Paschi si interessa e anche molto.
Ci racconti uno spaccato molto complesso dove ci sembra di capire che la politica ha delle responsabilità fortissime.
Guarda il Monte dei Paschi fino ad un certo punto è stato un modello positivo di relazione fra politica e finanza. A Siena la politica ha sempre discusso gli indirizzi strategici della banca. E una classe politica sana ha gestito questo rapporto in modo positivo per la città e non solo. A Siena i servizi per i cittadini sono sempre stati ottimi, così come la sanità, i trasporti e in generale tutto il sistema del welfare, grazie agli utili che la Fondazione distribuiva sul territorio attraverso, appunto, gli indirizzi strategici che la politica discuteva. Sia chiaro non mancavano distorsioni e clientele, ma erano pochissime. Ad un certo punto questo modello è stato messo in crisi: un po’ dalla politica romana che ha sempre mal sopportato il modello senese, un po’ dal mutamento del Pds in Ds e poi in Pd. Voglio dire che le sorti della banca hanno seguito quelle del partito che da anni governa la città. Quando quel partito si è allontanato ed ha tagliato i ponti con una certa tradizione ed è andato verso il liberismo temperato, la banca l’ha seguita e la connivenza politica fra diversi settori ha mandato a gestire il terzo gruppo bancario d’Italia, ad uomini che hanno fatto diventare il Monte dei Paschi una banca che ha fatto e fa speculazione finanziaria. E Mussari è stato il campione di questo nuovo paradigma d’accordo con molti pezzi del Pd e non solo. Il campione sia chiaro, non l’unico: basta vedere la qualità dei nominati nei board del Monte, di Antonveneta, nelle collegate, nei collegi dei revisori…Ci sono nomi che non hanno grandi competenze se non quello di essere targati politicamente.
Dunque la crisi del Monte dei Paschi è dovuta, a tuo modo di vedere, a questo mix tra politica e congiuntura con la crisi della finanza speculativa.
Si dico, per recuperare una parola che ci era cara un po’ di tempo fa, che la crisi del Monte è una crisi “glocale” , e ci aggiungerei anche l’assoluta inefficenza del sistema di controllo statale sulle banche. Bankitalia che cosa ha fatto? Veramente possiamo credere che non si è accorta di nulla? La crisi del Monte ci dice che è urgente anche guardare a come funzionano determinati meccanismo che dovrebbero controllare le banche nel nostro paese. Francamente mi convince poco la fiducia del Presidente Napolitano su Bankitalia…
E ora? Che succederà?
Il Monte è un problema economico grave che non a caso Bersani, D’alema, Alfano cercano di svicolare o di cavalcare maldestramente. Credo che bisogna avviare seriamente una riflessione sulla nazionalizzazione delle banche in crisi. E bisogna anche ricordare che ci sono tantissimi lavoratori e lavoratrici all’interno del Monte dei Paschi che stanno rischiando il posto di lavoro. Non vorrei che quando si pensasse alle banche si pensasse solo ai top manager. Ci sono oggi lavoratori precari che hanno perso il loro posto di lavoro, tanti dipendenti “normali” della Banca che temono chiusure e piani drastici di risanamento dove, a farne le spese saranno sempre e solo i lavoratori e le lavoratrici. Non credo che succederà nulla a Mussari o ad altri manager. Come sempre succede nel nostro paese a farne la spesa saranno la collettività e i lavoratori e le lavoratrici più deboli. In questo il Monte dei Paschi è davvero una storia italiana. Speriamo che la città sia capace nelle prossime elezioni comunali di mandare a casa tutti coloro che si affannano in questi giorni a raccontare bugie. La città è stanca, il timore e che possa arrivare una svolta qualunquista che a Siena non servirebbe. Serve una forte autocritica nel centro sinistra e bisogna recuperare quel fare politica popolare e sano che è stato a Siena, di diverse tradizioni politiche e che oggi sembrano davvero , purtroppo, un passato lontanissimo.

da www.

Il v(u)oto utile, quello inutile, i futili idioti ed i soliti stronzi (Terza parte)

Ancora ci pare di ricordare, o comunque si narra nelle terribili notti di plenilunio, la storia di una campagna elettorale di qualche anno fa. Non troppo distante né nello spazio e nemmeno nel tempo. Si trattava di andare a votare nel 2009 per il ballottaggio per l’elezione del Sindaco di Senagh, dal latino Sanacum, cioè luogo salubre, ma questo era molto tempo fa, decisamente prima che qualcuno decidesse che nel piccolo comune si dovessero costruire delle vasche di laminazione per il contenimento delle acque putride e luride di un fiume che tutti i comuni lambiva, tutti i comuni fuorchè Senagh, per l’appunto.

Senagh era un piccolo comune alle porte di Milano, un comune che confinava, ma forse confina ancora a sud con Bollate, ad ovest con Garbagnate Milanese e Cesate, a nord con Limbiate ed invece a est con Paderno Dugnano. Nel piccolo comune (ventimila abitanti più o meno), il primo turno di elezioni comunali si era concluso con la vittoria del sindaco uscente tale Enrico Parrocchia, espressione di un centrosinistra formato da liste civiche , da Italia dei Valori e da generici zozzi comunisti, probabilmente gli ancestrali abitanti delle putride acque di cui sopra. Il primo turno di votazione aveva sancito inoltre l’esclusione dal ballottaggio, in quanto meno votato tra tutti i contendenti, del candidato del Partito Democratico, un certo Gianfranco Sale, che in quella occasione decise di fare corsa da solo. In effetti il PD, in quei tempi guidato da Rocco Brillante, si sentiva ormai poco affine agli altri partiti di centrosinistra.

Capitò che il candidato della Lega Nord, Riccardo Barbaro, anch’egli escluso dal turno di ballottaggio perché classificatosi terzo dopo il primo turno di elezione, si accordasse al secondo turno con la candidata del centrodestra senaghese Franca Bianchetti Ombretti, giunta per pochi voti alle spalle del sindaco uscente. Si costituì così ufficialmente il cosiddetto apparentamento.

Ebbene ragionando di voto utile in voto utile la logica e la matematica bersaniana, traslate nel piccolo paese di quei giorni, avrebbero voluto ed avrebbero dovuto suggerire che il secondo turno utilmente vedesse gli elettori ed i militanti ed anche perché no i dirigenti locali del Partito Democratico esprimere una indicazione di voto favorevole al sindaco uscente. Insomma per non favorire Berlusconi. Niente di più, niente di meno. 

Invece, dati alla mano e testimonianze telefoniche all’orecchio, raccontano di una grande attività e di un notevole fermento all’interno del PD per traghettare voti, i propri voti e quelli dei propri elettori, transitoriamente per il solo turno di ballottaggio delle elezioni comunali verso il centrodestra. Fu così che si registrò la vittoria dell’alleanza di centrodestra e probabilmente con il decisivo apporto dei “democratici” e fu così che il PD iniziò ad esercitarsi nell’aiuto a Berlusconi, ma pare che allora di tutta questa storia Bersani, Veltroni, Franceschini, D’Alema, Bindi, Finocchiaro ed altri dirigenti nazionali di quel partito non si accorsero.

Se aggiungiamo l’aggravante che in un voto di ballottaggio partecipano solo i primi due contendenti e che la propria opzione politica viene esclusa dal regolamento elettorale quando non ci si classifica al primo oppure al secondo posto diviene chiara l’operazione condotta nel piccolo paese di Senagh.

Che volete che sia mai ? Si tratta solo di storie da piccolo paese ! E forse anche solo di frutto della fantasia perversa e malata di qualche maligno. Vecchie leggende metropolitane, parto della fantasia degli Zozzi (i comunisti di cui sopra, nemmeno lontani parenti dei più simpatici elfi e degli spassosissimi gnomi). Comunque sono  cose che non si raccontano più nemmeno ai bambini per non farli addormentare con il rischio che vengano poi assaliti dagli incubi notturni.

Il v(u)oto utile, quello inutile, i futili idioti ed i soliti stronzi (Seconda parte)

Ma veniamo ai giorni nostri ed alle proposte veramente indecenti della campagna elettorale appena iniziata. Oggi fortunatamente, oppure no, oppure booooh, non è più Walter Veltroni a guidare il PD. Pierluigi Bersani, suo successore, butta però sul tavolo della discussione ancora lo stesso spettro: quello del voto utile. Anche qui verrebbe da chiedersi a chi sarà poi utile questo voto.

Sappiamo ormai tutti che non si tratta di un possibile accordo di desistenza quello proposto da Bersani e Franceschini per conto della coalizione PD-PSI-SEL ad Antonio Ingroia, leader di Rivoluzione Civile.

La desistenza tecnicamente prevede che si chieda un sacrificio ad un partito o ad una lista e si sia pronti, in cambio di quel sacrificio, a fare altrettanto o comunque a concedere un riconoscimento dal punto di vista politico. Insomma direbbero gli antichi un “do ut des”.

Due piccoli esempi:

Caso 1

La lista A su richiesta del (o mediante accordo col) partito-coalizione B non presenta il proprio simbolo e propri candidati nella regione X per l’elezione del Senato della Repubblica. La lista A in quella regione indica ai propri elettori di votare il partito B. Tutto questo al fine di non far vincere il partito-coalizione C oppure la lista D, ideologicamente più lontani da A. In cambio il partito-coalizione B non presenta sue candidature al Senato in un’altra regione, diciamo Y, non necessariamente di pari peso politico, oppure non è presente in alcune circoscrizioni alla Camera, lasciando ai propri elettori l’indicazione di votare per la lista A qui invece presente.

Caso 2

Alternativamente la lista A non si presenta con il suo simbolo e suoi candidati autonomi in una regione, ma i suoi candidati vengono inseriti all’interno della lista di candidati del partito-coalizione B permettendone l’elezione in un certo numero. In questo caso vi sono generalmente accordi politici che implicano anche la condivisione di programmi comuni almeno su punti dirimenti della futura azione del governo che nascerà dopo il voto. Questo caso non si configura nemmeno tecnicamente come una desistenza.

Queste sono due possibili forme di accordo politico dal punto di vista tecnico. Ora è chiaro che i tempi attuali sono un po’ stretti perché si pratichi la seconda ipotesi ed è abbastanza difficile che si pratichi  la prima ipotesi in quanto politicamente difficile da realizzare con liste ormai complete ed in fase di presentazione. Ma nessuna di queste ipotesi è oggi sul tavolo.

Il PD chiede a Rivoluzione Civile di farsi da parte e basta !

 “Altrimenti si partirà con il solito tormentone per cui la presenza di una sinistra di alternativa fa un favore a Berlusconi e così dicendo da qui al 25 febbraio. Insomma non vorrete che noi si vada in giro dicendo queste brutte cose sul vostro conto ?” sembra minacciare Bersani. 

E questo in ragione del fatto che in alcune regioni italiane (Campania, Sicilia e Lombardia su tutte) i consensi di Rivoluzione Civile, a detta dei cosiddetti democratici, potrebbero essere quelli che sottraggono al PD la facoltà di raggiungere la maggioranza assoluta dei senatori eletti. Bersani avrebbe anche aggiunto:

“Chi non vota PD a questo punto consegna il suo voto a Berlusconi e questa è matematica !”

Ora, chi scrive questo post ha quel minimo di formazione scientifica che permette di usare un po’ di logica. Capiamo che in campagna elettorale anche il vocabolario possa e debba essere stravolto a proprio uso e consumo ed in nome del risultato finale, ma mi permetterei di dire a Bersani, che ha alle spalle brillanti studi, ma non in ambito scientifico, di non avventurarsi troppo in definizioni ardite su matematica e altro.

La matematica, ci perdoni il segretario PD e futuro premier, è altro ! Chieda anche al Professor Odifreddi, il matematico impertinente che, fortunatamente per lui, ha transitato per un periodo molto breve all’interno del Partito Democratico, prima di rassegnarsi al fatto che posizioni di sinistra e di forte laicità là dentro venivano vissute con un certo fastidio. Insomma caro Pierluigi Bersani ci spiace doverle far sapere che matematica e politica sono cose diverse. Quindi non sarà sicuramente possibile accettare la sua candidatura alla prossima Medaglia Fields (il corrispettivo del Premio Nobel per i matematici).

Ma torniamo seriamente ad un ragionamento politico.

Perchè ed in quale misura il Partito Democratico si arroga il diritto di ritenere come sottratti a sè i voti espressi a favore di altri partiti e soprattutto della lista Rivoluzione Civile ?

In questo momento è probabilmente dimostrabile che il voto a Rivoluzione Civile è un voto che può provenire probabilmente  da elettori delusi dal centrosinistra, magari per una liasion con Monti, che ha approvato molti provvedimenti poco graditi a sinistra durante l’azione di governo negli ultimi 13 mesi.

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Ma il voto a Rivoluzione Civile può essere anche un voto di elettori intenzionati inizialmente a privilegiare la scelta del Movimento CinqueStelle, attualmente un po’ in fase di riflusso per alcune uscite di Beppe Grillo.

Oppure ancora Rivoluzione Civile starebbe recuperando al voto quella larga fetta di elettorato disilluso che rischiava  di andare ad alimentare ulteriormente l’astensione.

O infine, ed ancor più semplicemente, si tratta degli elettori che in passato si sono già riconosciuti nelle forze di sinistra che hanno partecipato alla formazione di Rivoluzione Civile e parliamo quindi degli elettori di Italia dei Valori, dei Verdi, del Partito dei Comunisti Italiani del Partito della Rifondazione Comunista insieme a tanti altri cittadini che oggi non sentono di riconoscersi all’interno dei partiti, ma partecipano all’interno di associazioni, movimenti, liste civiche ed altro ancora e che, come Società Civile, intervengono nel processo democratico del nostro paese.

Quindi il PD commette due diversi errori uno di merito ed uno di metodo nel ritenere facilmente riversabile sulle proprie liste il voto che invece premierà Rivoluzione Civile. E’ anzitutto da dimostrare che l’assenza di Rivoluzione Civile porterebbe tutti i suoi potenziali elettori a dare il proprio consenso alla coalizione PD-SEL. Inoltre questo atteggiamento tradisce un concetto proprietario della democrazia: quello che guarda caso molto spesso viene rimproverato a Berlusconi, proprio lui l’odiato nemico.

Chichen Itza

Ci insegnano inoltre, e la realtà lo sta a dimostrare, che in politica il vuoto non esiste e che uno spazio lasciato vuoto finisce presto o tardi per essere riempito. Con opzioni che possono essere di volta in volta differenti. Oggi il PD reduce dell’esperienza di sostegno al Governo Monti porta con sé l’eredità di aver sostenuto e votato per:

– la riforma Fornero delle pensioni che ha introdotto un allungamento della vita lavorativa per alcune generazioni di lavoratori che farebbe impallidire lo scalone di maroniana memoria (a confronto la piramide di Chichen-Itzà è un giocattolo)

– la modifica dell’articolo 18, che introducendo motivazioni economiche per operare dei licenziamenti ingiusti ha ristretto il valore e l’applicazione dello statuto dei lavoratori

– il fiscal compact ed il pareggio di bilancio in Costituzione che impongono riduzioni tali e drammatiche che i tempi dei sacrifici non finiranno praticamente mai e nemmeno arriveranno quelli della redistribuzione

– la riforma del lavoro che ha creato un numero di circa 400mila esodati che senza possibilità di avere un lavoro , ma con il combinato disposto dell’aumento del numero di anni di contributi anche senza la possibilità di andare in pensione, si trovano a non avere alcun reddito nè da lavoro e nemmeno dal sistema previdenziale

– i continui tagli di finanziamento alla scuola pubblica ed al sistema sanitario nazionale che riducono drasticamente servizi e diritti alla cittadinanza mantenendo invece i caccia F-35  e non modificando significativamente le spese militari e mantenendo i privilegi del finanziamento pubbico alle scuole ed università private e telematiche

– l’introduzione dell’IMU anche sulla prima casa di abitazione che diviene la beffa finale per chi crede  ancora alla possibiltà di avere davvero un sistema fiscale equo

Non si capisce a questo punto come, chi ha potuto votare questa serie di amenità e tanto altro ancora insieme a Monti e a Berlusconi possa oggi ergersi a baluardo oppure ad ancora di salvezza o semplicemente a clausola di salvaguardia delle politiche progressiste e democratiche in questo paese.

Chi finora ha sostenuto la linea del sacrificio a senso unico dei soliti noti per il mantenimento del privilegio di soliti pochi non può lamentarsi della eventuale fuga del proprio elettorato che cerca altrove quello che non trova più nel vecchio partito di riferimento.

Ci spiace concludere con un aggiornamento delle ultime ore. Pare che Bersani abbia categoricamente escluso che il prossimo governo possa introdurre una tassa patrimoniale. Non c’è che dire abbiamo raggiunto il fondo e continuiamo ancora a scavare, purtroppo anche un bel solco nei confronti dei democratici e dei progressisti che abitano questo paese.

Pare che Gad Lerner in un afflato di fideismo politico-elettorale a favore del PD si sia trovato a chiedere a Sandro Ruotolo, candidato in Campania per Rivoluzione Civile:  “Che gusto si prova ad ostacolare per l’ennesima volta la vittoria della sinistra ?”.

In tutta sincerità e dati i programmi in gioco la domanda andrebbe probabilmente rivolta a Bersani che per l’ennesima volta, e come il suo predecessore Veltroni, candida rappresentanti di Confindustria per la precisione l’ex direttore generale Giampaolo Galli e dell’Azione Cattolica ed anche qui per la precisione l’ex-vicepresidente Ernesto Preziosi per rassicurare tutti che con la sinistra il PD non ha più nulla a che fare.

Vorremmo intanto rassicurare Bersani che noi ce ne eravamo già accorti !

Vasche: i soldi sono tanti, milioni di milioni …

IMG_1463C’è un lato molto oscuro nella faccenda delle vasche di laminazione: “gli interessi che la grande opera nasconde”.

Ne hanno parlato già in tanti. Chi libero come cittadino postando commenti ai vari blog, chi come consigliere parlando in consiglio comunale, chi, sempre come fonte istituzionale,  affermandolo durante le assemblee pubbliche. Ma mai il problema è emerso nel suo chiaro aspetto. Noi abbiamo provato a fare chiarezza semplicemente cercando nei documenti pubblici disponibili via internet.

Abbiamo iniziato sfogliando semplicemente i documenti di analisi sulle vasche proposti dalla regione e già si vede che i soldi disponibili per gli espropri sono a dir poco un ampio regalo ai proprietari terrieri dove  sorgeranno le vasche. Per intenderci l’area più indicata dalla regione per questa operazione sono i due ampi campi siti ad est e ad ovest di via De Gasperi.

Tutti terreni agricoli, la cui parte maggiore addirittura risiede all’interno del parco e quindi vincolata da più ampio interesse comunitario e scarso (o nullo) valore commerciale. Quindi terreni il cui valore non supera i tre euro a metro quadro. Invece la regione offre, magicamente, 25 euro. Un enorme guadagno, conseguibile senza dover fare proprio nulla. Un vero affare. Questo lo dicono apertamente i consiglieri ed il presidente durante l’ultima commissione territorio aperta sulle vasche.

Ma chi sono i proprietari?

Bè, anche questo è noto. Lo dicono gli stessi consiglieri: la società Alpina è uno di questi, forse il più grosso proprietario. Andiamo allora a vedere chi è questa società Alpina.

Innanzitutto sembra essere proprietaria dei terreni dove dovrebbe sorgere la vasca più grande. Ma non solo. A Senago, dopo aver costruito case e capannoni per almeno tre decenni, detiene ancora molti ettari (da una recente visura trovata sul sito della regione sembra circa cinquanta) di terreni vergini che vorrebbe edificare.

La società è un’azienda privata che nasce negli anni ’80 con lo scopo di acquistare terreni nel territorio del Comune di Senago per costruirci edifici, come da sua vocazione. Terreni agricoli che poi, con un po’ di pazienza, diventeranno terreni edificabili. Ed in questo ci riesce benissimo, tanto che a Senago, lo sanno tutti, ha costruito praticamente in tutte le zone.

Non è una società di beneficenza, ma è una “società che intende speculare”! Così leggiamo nella trascrizione di uno degli ultimi consigli comunali.

Nero su bianco appunto, basta leggere i verbali pubblici dei consigli.

Intanto, uno dei primi atti ufficiali della giunta Fois, è quello di firmare l’ennesima convenzione con questa società. Anzi, una bi-convenzione, ovvero viene siglato uno strano accordo col quale la società vende ad un terzo soggetto, la società Polaris, il diritto di vendita di palazzine già convenzionate in precedenza. Insomma un gran CASINO! Un arruffarsi di danaro pubblico (circa 2.350.000 euto) per rivendere un immobile che nessuno vuole comprare perchè nessuno ha più soldi e voglia di acquistare case. Già finanziato poco prima da altri soldi pubblici, tra l’altro. Tutto regolare, anche se non si capisce bene perchè un’immobile già convenzionato a 1950 euro/mq ora viene riconvenzionato per la stessa cifra pur usufruendo di più di due milioni di euro di soldi pubblici piovuti dal celo,  tant’è che qualcuno, in un commento ad un blog, invocava addirittura la Bocassini (esagerato! ha altre cose di cui occuparsi in questo momento).

Ma chi sono i veri soci della società Alpina, che avrà buone probabilità di essere al centro dell’operazione Vasche di Laminazione a Senago? Cercando tra i vari documenti pubblici abbiamo trovato diverse indicazioni interessanti.

Intanto la società ha diversi soci. Il primo è il noto imprenditore che a Senago tutti conoscono, Albanese, ovvero colui che tratta direttamente con gli amministratori locali, e la signora Albanese.

Altro socio è un libero cittadino della vicina repubblica elvetica, DE BEAUMONT OLIVIER, che evidentemente ha ben pensato di far fruttare i suoi risparmi investendoli in Italia, pensando forse che l’andamento dello spread lo aiuti in questo. Mentre gli italiani li portano tutti in Svizzera. Mistero.

Ci sono poi alcuni soci che con Senago hanno veramente poco a che fare. Forse in apparenza però.

La società RECOFIN LIMITED, un società di affari sita in Gran Bretagna, e soprattutto la società finanziaria INTERNATIONAL FINANCE & MANAGEMENT HOLDINGS INC., registrata, indovinate un po’, nella LIBERIA, nota area di paradisi fiscali.

Un bel mix, non c’è che dire.

Ora, riflettendo, pensate forse che a costoro interessi qualcosa del territorio di Senago da preservare dalle speculazioni e da ogni intervento che ne modifichi l’origine agricola e di Parco?

Non è la sola cosa comunque. A Senago ci saranno altri beneficiari. Ne avevano scritto lo scorso anno quelli del Comitato Senago Sostenibile che avevano calcolato in numero di camionate di terra che saranno trasportate. La cava Movil Beton, area sud di Senago, sarà anch’essa la più papabile per ospitare i due milioni di metri cubi di terra vergine da lavorare e rivendere a lauto prezzo. Un altro vero affare.

Ma se in tanti ci guadagnano, chi ci perde?

I cittadini di Senago in primo luogo e quelli di Niguarda che non vedranno, alla fine dei lavori, risolto il loro problema delle esondazioni. Anche questo è scritto nella relazione della regione lombardia. Davvero strano, non c’è che dire.

Noi continueremo a lottare come abbiamo sempre fatto per impedire lo scempio e contrastare le speculazioni ai danni della comunità e dell’ambiente.

Sinistra Senago – Federazione della Sinistra – Senago Bene Comune.

Il v(u)oto utile, quello inutile, i futili idioti ed i soliti stronzi (Prima parte)

Ad ogni campagna elettorale che si rispetti, puntuale sul primo binario, ferma il treno del voto utile. Ad ogni campagna elettorale da che l’Italia ha deciso di dotarsi di sistemi elettorali costruiti praticamente con materiale escrementizio. Chiedo sempre scusa al letame da cui nascono e continueranno fortunatamente a nascere meravigliosi e profumatissimi fiori, parafrasando il poeta De Andrè, ma purtroppo non è altrettanto nobile il materiale con cui si fertilizza la politica italiana. Da che lo spirito del maggioritario ed i suoi frutti amari albergano e pervadono questo paese il voto non è più quello che è sempre stato. Non è più la semplice e nobile azione utile a scegliere partiti e loro candidati da cui i cittadini vogliono farsi rappresentare ed in misura proporzionale alle proprie scelte.

Così, guardandoci intorno ed anche un po’ indietro nel tempo, negli ultimi anni abbiamo assistito a richiami al voto utile a sinistra da parte del PD veltroniano. Il “patetico Walter” epigono del “giovane Werther”, se non altro per i dolori provocati alla sinistra, diceva che era necessario scegliere e votare PD ed i suoi candidati per non far vincere Berlusconi ed i suoi accoliti e/o alleati.

Ma chi candidava Veltroni alle Elezioni Politiche del 2008 ???? Due soli esempi: Paola Binetti, la supercattolica intransigente e Massimo Calearo, il rappresentante di Confindustria del Veneto. Due esempi di dialogo cristallino tra modi diversi di concepire la famiglia ed i valori (sempre e solo cattolici) la prima e le relazioni tra imprenditori e sindacati (sempre e solo a favore di Marchionne) il secondo.  Ora, non per fare dietrologia, ma pare acclarato che, sia Binetti, ora capolista nell’UDC e quindi con Mario Monti, che Calearo, transitato per i Responsabili di centrodestra e quindi a sostegno delle ultime agoniche fasi del Governo Berlusconi, non gravitino più nell’area PD.

Ma il voto utile, che veniva chiesto per questi candidati ad elettori di sinistra, non era domandato perché questi candidati fossero un argine alla destra ?? Almeno così pareva ! Altrimenti l’utilità dove starebbe ? Era un po’ la logica del “…ma anche” quella per cui “candidiamo gli operai, ma anche gli imprenditori, la guardia ma anche il ladro, il bianco ma anche il nero, Coppi ma anche Bartali ed alla fine li rappresentiamo tutti noi !”

Ci sarebbe anche un terzo coniglio uscito dal cilindro del buon Veltroni…

Do you remember Pietro Ichino ??? Anche lui, PD di stampo liberal, ha oggi scelto di andare direttamente con Mario Monti. Forse perché alla fin fine, tra la fotocopia e l’originale, si preferisce sempre questa seconda opzione ed Ichino ha seguito il richiamo della foresta liberale e liberista.

Rimanendo invece ad altre elezioni, anch’esse trascorse, ma a livello regionale, anche nel 2010 il voto utile era a favore del PD, che in quel periodo aveva come suo principale condottiero il candidato, ex-sindaco di Sesto San Giovanni ed ex-Presidente della Provincia di Milano, Filippo Penati, detto Robespierre. No scusate mi è scivolata la tastiera !  Robespierre era detto l’Incorruttibile, Penati forse…, invece…, dunque…ehhhm, …booooh !!

Non credo sia il caso di tornare sui recenti trascorsi e sulle attuali disavventure politiche, “ma anche” giudiziarie del fu avversario di Formigoni Roberto nelle ultime Elezioni Regionali. Meglio consolarsi con l’impegno politico attuale e futuro per favorire la vittoria di Umberto Ambrosoli sul barbaro Roberto Maroni ed all’interno di questo risultato, lavorare per ottenere un successo ed una buona affermazione della lista Per un altra Lombardia guidata da Andrea Di Stefano.

Se volessimo invece compiere un volo pindarico un po’ a più lungo raggio e tornando indietro ancora di più nel tempo, dovremmo andare a ripercorrere le richieste di voto utile che pervennero nel 1995, allorché ancora per le Elezioni Regionali in Lombardia, l’Ulivo chiedeva il voto per Diego Masi, poi transitato per il Patto Segni, poi per Rinnovamento Italiano con Lamberto Dini ed infine approdato a Forza Italia (partito oggi scomparso, ma creato da un brillante (im)prenditore brianzolo poi fondatore del PDL). Per quanto riguarda Diego Masi pare che il bollettino dia sempre l’ennesima risposta: non più pervenuto; ma le sue ultime tracce riportano sempre nell’ambito del centrodestra.

Sempre in quegli anni si votava, nel 1997, per l’Elezione diretta del Sindaco di Milano e l’Ulivo, in quella campagna elettorale, tutta giocata dentro Assolombarda, associazione degli industriali della Regione Lombardia, opponeva all’imprenditore Gabriele Albertini, il giovane imprenditore Aldo Fumagalli, responsabile dei giovani di Confindustria della Regione. Il tizio in questione non vinse e ovviamente non convinse ed inoltre non trascorse nemmeno un giorno da consigliere comunale dell’opposizione. Forse non una scelta di grande rispetto nei confronti dei milanesi che lo sostennero; ma del resto lo stesso Bruno Ferrante, che oggi si occupa dell’Ilva di Taranto, candidato contro Letizia Moratti nelle Elezioni Comunali del 2006 riservò ai propri elettori lo stesso servizio.

Oggi del citato Aldo Fumagalli non rimane grande traccia in politica e qualcuno vocifera che si tratti forse del Fumagalli che fa il paio con il Brambilla di uno sketch di Aldo, Giovanni e Giacomo. Insomma non ha trovato e non ha assaggiato “la cadrega” e quindi è andato via…!

Ora è da ritenersi così utile il voto ad una coalizione o ad un partito così poco attento nella scelta del cavallo su cui puntare ? Quanto meno definiremmo quel partito o quella coalizione un pessimo scommettitore !!

(continua)

Rosa Luxembourg

Il 15 gennaio 1919 viene barbaramente uccisa Rosa Luxembourg dai Freikorps del governo social democraticotedesco; a più di novant’anni di distanza suona ancora forte la sua domanda retorica: “riforme o rivoluzione”? (come Rosa, ci sbilanciamo per la seconda…).
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Vasche a Senago: quale soluzione?

IMG_1429Riceviamo e pubblichiamo integralmente l’articolo di riflessione inviato da un cittadino (Giuseppe Viscomi) a tutte le forze politiche ed associazioni di Senago circa la tematica delle vasche di laminazione.

Una riflessione piuttosto tecnica che non vogliamo valutare nei suoi aspetti specifici in quanto definiscono ed accettano comunque il fatto che per Senago dovrà passare un fiume, nonostante che per sua natura lì non c’è mai stato. Riflessioni che portano quindi ad un criterio di soluzione del problema “SEVESO” a nostro giudizio non corretto.

E’ però certamente un contributo importante che dovrebbe condurre tutte le forze politiche a proporre una successiva SERIA analisi sul tema, per condurle a riflettere sul come interporsi alla volontà persecutoria della regione, che VUOLE le vasche, ed a giudicare criticamente l’immobilità di quei partiti di Senago che pure hanno una propria rappresentanza politica in regione o provincia e che, ad oggi, nulla hanno ancora fatto per contrastare la colossale opera.

Siamo ora più che mai convinti che la soluzione unica al problema dovrà e potrà essere solo politica, partendo dal fermare l’allargamento del canale scolmatore per giungere a bloccare completamente le vasche.

La questione degli allagamenti a Niguarda è solo ed unicamente un capro espiatorio per giustificare la valanga di milioni che sta per cadere su questo progetto che pone Senago al centro dell’attenzione degli speculatori i mestiere.

§

(Lettera di Giuseppe Viscomi, Senago 22-12-2012)

PROGETTO DEFINITIVO AIPO – PROVINCIA DI MILANO- ALCUNI ELEMENTI DI RIFLESSIONE
 
“Il  progetto  definitivo  di  AIPO  e  Provincia  di  Milano,  LAVORI  DI  ADEGUAMENTO  FUNZIONALE  DEL  CANALE SCOLMATORE DI NORD OVEST NEL TRATTO COMPRESO TRA SENAGO (MI) E SETTIMO MILANESE (MI) ‐ MI.E.781,  è stato sviluppato secondo il seguente schema (vedi Relazione Generale pag. 15):
 
‐ interventi  prioritari,  oggetto  del  presente  progetto,  finalizzati  ad  ottenere  un  potenziamento  della capacità di portata derivata dal T. Seveso da 30 a 36 m3/s, in modo da ottenere un funzionamento del canale  definito  “in  regime  transitorio”.  Con  la  realizzazione  di  questi  interventi,  viene  assicurato  il deflusso  delle portate  di  progetto  (aumento  portata  derivata  dal  Seveso  da 30  a 36 m3/s,  con afflussi puntuali dei corsi d’acqua interferenti calcolati per piene con Tr = 100 anni), con sufficiente franco (pari ad almeno 50 cm) rispetto alle sommità arginali e all’intradosso di tutti i manufatti di attraversamento.
 
‐ interventi  di  completamento,  costituiti  sostanzialmente  dalla  realizzazione  di  vasche  di  laminazione ubicate a valle dell’attraversamento del T. Garbogera, del volume ad opere completate pari a 2.200.000 m3; la realizzazione di tali vasche consentirà di derivare dal Seveso 60 m3/s (per tale portata è già stato adeguato  il  canale  scolmatore  dalla  presa  fino  al  ponte  di  Via  Martiri  di  Marzabotto).  A  seguito  della realizzazione  delle  casse  di  laminazione  defluiranno  nel  canale  a  valle  circa  25  m3/s,  portata  che consentirà, in linea generale, un franco di sicurezza su tutti i manufatti pari a circa 1 metro.
 
Alcuni  elementi  di  riflessione  che  renderanno  evidente  la  “forzatura”  della  necessità  della  vasca  di laminazione in Senago come dichiarato nel progetto definitivo di AIPO ‐ Provincia di Milano:
‐ L’assetto provvisorio del progetto (vedi pag. 26, Tabella 7 – Risultati di simulazione), prevede una portata di 60 m3/s fino all’immissione del T. Garbogera e una portata minima di 55 m3/s a partire  dal  T.  Pudiga,  fino  a  una  portata  massima  di  90  m3/s  a  valle  dello  scaricatore denominato “Olone 2”.
‐ Il  tratto  che  funge  da  “imbuto”,  con  una  portata  di  42  m3/s,  è  ubicato  in  Senago  tra l’immissione del T. Garbogera e l’immissione del T. Pudiga.
‐ Adeguare questo breve tratto, lungo circa 700 m, permetterebbe di convogliare dal T. Seveso, in caso di piena, una portata di 55 m3/s con un franco di sicurezza su tutti i manufatti pari ad almeno 50 cm (gestibile e controllabile come dichiarato nella Relazione Generale a pag. 16).
‐ Essendo i bacini del T. Seveso e dei T. delle Groane, del T. Lura e del fiume Olona ben distinti e separati,  la  probabilità  di  scolmare  simultaneamente  nel  CSNO  le  acque  proventi  dai  bacini sopra indicati è di fatto nulla. Defluire a valle del T. Garbogera una portata di soli 25 m3/s per garantire  un  franco  di  sicurezza  di  1  m,  come  previsto  nell’assetto  definitivo  di  progetto, avrebbe una valenza puramente teorica e non reale o necessaria.
 
Grazie all’adeguamento del CSNO da 42 m3/s a 55 m3/s nel tratto sopra descritto, essendo la portata del CSNO superiore al 90% della portata di 60 m3/s prevista dall’obiettivo finale del progetto definitivo, decadrebbe, di fatto, la necessità della vasca di laminazione prevista nel nostro comune di Senago.

PGT di Senago: sulla scuola, un progetto terrificante

Senago e il parco delle Groane
Nel Piano di Governo del Territorio di Senago una parte, importante e prescrittiva, è costituita dal Documento di Piano. Il documento dedica solo poche righe alla scuola, per disegnare grossolanamente una sua radicale trasformazione.
Come si possa pensare una cosa del genere in poche righe, rimane un mistero.
Ma, ciò che è peggio, la trasformazione pensata dagli urbanisti estensori del DdP atterrisce.
La ristrutturazione del sistema scolastico definito “dell’obbligo” (erroneamente: comprende la scuola dell’infanzia, che non è scuola dell’obbligo) nel Documento di Piano è da rigettare.
Ecco perché.
L’idea base è quella di costruire tre mega-complessi (centro, Castelletto, Papa Giovanni), nella convinzione che tre sia meglio di undici: tanti sono i plessi scolastici oggi.
Innanzitutto, l’idea non tiene conto del recente dimensionamento scolastico, per cui si dovrebbe supporre che uno dei tre poli scolastici sia in “comproprietà” tra i due Istituti di Senago. Non è nelle competenze comunali la definizione del numero degli Istituti e stupisce che un urbanista progetti trascurando questo dato. Se invece è stata volutamente progettata una “comproprietà”, viene da pensare che non siano state immaginate le conseguenze di caos gestionale a cui condurrebbe una soluzione del genere. Oppure, l’idea potrebbe essere stata che ad un Istituto sarebbero toccati due poli e ad un altro uno solo. Ma l’idea è in contrasto con il dimensionamento. Più facilmente, non è venuto in mente a nessuno il problema.
L’aggregazione in grandi strutture edilizie della popolazione scolastica attualmente distribuita in undici plessi causerebbe problemi innanzitutto a bambini e ragazzi. Orientarsi in uno spazio piccolo è meglio che in uno spazio esteso e complesso. Presupponendo che nessuno avrà le risorse per allestire molte palestre o laboratori di informatica, quante centinaia di metri dovrà fare ogni classe per raggiungere i laboratori e tornare? E quanto tempo si perderà, in una situazione in cui i troppo ripetuti “cambi” di insegnante rendono sempre mancante il tempo della didattica? Per stare nei tempi, gli insegnanti saranno costretti a “rubare” dal tempo della formazione quello dello spostamento. Esito atteso: meno informatica, meno palestra per tutti.
E ancora: per una popolazione scolastica di circa duemilacinquecento alunni, suddivisi in solo tre poli, che locali mensa sarà necessario costruire? Ogni polo dovrà somministrare il triplo o il quadruplo dei pasti erogati oggi nelle mense. E’ pensabile una mensa che ospiti sette-ottocento alunni? In alternativa, quanti turni di mensa occorrerà prevedere? A che ora pranzerà l’ultimo bambino? Quanto velocemente dovranno pranzare quelli che lo precederanno?
Di più: che congestione subirà il traffico in prossimità del polo-monstre, all’orario di fine lezioni, magari in un giorno di pioggia, che come sanno tutti, tranne gli urbanisti, rende l’esodo degli alunni più complicato?
In aggiunta a tutto ciò, i tre grandi poli verrebbero implementati da altri attrattori sociali, che ne ingrandirebbero la dimensione, aggravandone la complessità gestionale e di manutenzione e i problemi di traffico e parcheggio nelle aree limitrofe.
La realizzazione del progetto è assegnata ai meccanismi del project financing e/o del leasing. Contemporaneamente, le aree degli undici plessi, di proprietà comunali, verrebbero vendute. E’ il modo per fare cassa, evidentemente, facendo leva sui privati, che vogliono lucrare e che non sono tenuti a fare filantropia o beneficenza. Che non hanno nella loro mission l’educazione e l’istruzione. Che non hanno l’obbligo di elevare le condizioni culturali della popolazione. Per questo il capitale privato va tenuto lontano e distinto dalla scuola pubblica, anche per quello che riguarda la struttura edilizia.
E le aree dismesse degli undici plessi “alienati”, che fine faranno? Saranno oggetto di speculazione edilizia, presumibilmente, in virtù di altri generosi PGT che concederanno l’edificabilità in zone di pregio urbanistico: sarà un nuovo giro di affari per i costruttori e magari anche per le casse Comunali, che tra vendita e oneri di urbanizzazione faranno lauti incassi: ma al prezzo del contrario di quello che in altre parti del DdP si predica: una città verde e sostenibile.
Tutto si basa sulla convinzione che grande sia meglio di piccolo. Che concentrato sia meglio di diffuso. Si tratta di una concezione economicista e mercantile: bada al soldo e non al sodo.
Prima di tutto, anche qui ed anche stavolta, c’è il dio denaro, il guadagno ed il risparmio che governano le scelte. Ma qui si tratta di risparmiare sui bambini.
In quale famiglia assennata i genitori sono disposti a risparmiare sui loro figli?
Undici plessi sono meglio di tre, anche se costerà di più allo Stato e al Comune mantenerli. Allo stesso modo in cui una piccola città è più vivibile di una megalopoli: ci vuole davvero tanto a capirlo?
Se alla scuola pubblica sarà concesso di vivere ancora, di svilupparsi, potrà maturare la sua funzione elettiva di centro di cultura e di collante sociale. Nella scuola si incontrano classi sociali diverse, ceti differenti, culture diverse tra loro. Nella scuola e a causa della scuola socializzano non solo i bambini ed i ragazzi, ma anche i genitori. Undici scuole invece di tre possono rappresentare lo stroma della convivenza sociale, una struttura attorno alla quale far vivere la città, se lo si vuole fare e se lo si sa fare.
Allora è necessario mantenerla, questa struttura, arricchendola, invece di impoverirla. Nel DdP compare l’idea dei centri di quartiere per anziani, per giovani, dei parchi gioco, dei centri di aggregazione. Bene: ci vogliono, in una città che sia vivibile. Ma perché affastellarli attorno ai poli-monstre e invece non avvicinarli ai cittadini? Dovrebbero essere diffusi, non concentrati, allo scopo di aumentare i nodi della rete, non più undici, ma ventidue o quarantaquattro. Sembra che invece all’urbanista a cui preme l’economicità di gestione (ma sarà poi così economico concentrare?) piaccia un’idea di cultura e aggregazione come ghetto, con tre luoghi deputati a cultura, ricreazione, educazione. Solo tre.
E nel resto della città?

Rifondazione c’è!

Luca Mercalli: PREPARIAMOCI

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