UNA PENSIONE, UN LAVORO PER UNA ESISTENZA LIBERA E DIGNITOSA

murales chile

 
La Costituzione della Repubblica Italiana stabilisce fra i principi fondamentali una norma, l’articolo 36: il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro ed in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla sua famiglia un’esistenza libera e dignitosa.
Oggi più che mai questo diritto fondamentale viene di fatto eluso, dimenticato, in buona parte anche tradito dalle massime cariche dello Stato, dai governi e dalle maggioranze parlamentari che approvano leggi capestro su pensioni e politiche del lavoro, cosiddette “riforme” che vanno contro i diritti dei lavoratori, dei pensionati e delle future generazioni: leggi e scelte governative che rafforzano e legittimano ancor più lo strapotere delle organizzazioni padronali e dei manager come Marchionne, che alla Fiat pratica solo la strada dei bassi salari, della precarietà e del ricatto, soprattutto con gli operai iscritti alla Fiom che rifiutano accordi fasulli e i soprusi aziendali.
Questo modello padronale vecchio stampo arbitrario e anticostituzionale, che fa scempio dei rapporti contrattuali e sindacali e cancella la libertà e la dignità del lavoratore, non si giustifica nemmeno con la grave crisi economica di mercato determinata dal sistema capitalistico, crisi che in modo strumentale anche il governo Monti e la Fornero hanno utilizzato a piene mani a giustificazione delle scelte politiche dei tagli e sacrifici a senso unico, con il sostegno di Alfano, Bersani e Casini e il borbottio dei segretari della Cisl e della Uil.
Tanto meno si giustifica la posizione traballante della Cgil con la sua debole risposta di lotta, insufficiente a contrastare le due pesanti controriforme attuate da Monti e Fornero: quella sul fronte delle pensioni e quella sul lavoro.
Questi gli effetti delle controriforme:  il peggioramento del sistema pensionistico, con l’allungamento dell’età pensionabile, la brutta vicenda irrisolta degli esodati e il blocco della già misera rivalutazione delle pensioni; sul fronte del lavoro, abbiamo assistito alla manomissione dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori: un principio elementare di civiltà, che stabiliva che senza giusta causa non si può licenziare. Il lavoratore non può essere sottoposto all’arbitrio padronale al punto tale da poter perdere da un momento all’altro il proprio posto di lavoro senza che questo atto abbia una sua legittima giustificazione.
Per finire e non per ultimo (chissà cosa ci riserverà il futuro),  il governo Monti e la Confindustria, la Cisl e la Uil hanno firmato un accordo sulla produttività che rispecchia gli aspetti recessivi dell’articolo 8 introdotto dall’ex governo Berlusconi nella finanziaria del 2011. L’articolo 8  sostanzialmente ha svuotato il valore nazionale del Contratto Collettivo di Lavoro e  ha introdotto un sistema di deroghe che favorisce le sole imprese nella gestione del mercato del lavoro e condiziona in peggio la contrattazione aziendale sui salari, orari di lavoro, inquadramento, flessibilità e mobilità senza garantire l’occupazione.
In poche parole si lascia mano libera ad ogni singola azienda nel gestire come meglio le aggrada le condizioni di vita e di lavoro dei lavoratori. Sono misure che vanno a ledere la libertà e la dignità del lavoratore.
Bene ha fatto la Cgil a rispondere no a questo accordo sulla produttività, giudicando l’intesa un ulteriore arretramento sui salari reali e sul Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro; sarebbe importante che a questa decisione seguissero iniziative di lotta e di contrasto.
Le forze della sinistra, Rifondazione Comunista, il PdCI, la FdS, con SEL e l’IdV, con la FIOM e ANPI, di fronte a questa situazione di gravità e di disagio, sociale, politico ed economico di milioni di cittadini colpiti dai provvedimenti ingiusti del Governo Monti, hanno promosso una campagna di raccolta firme perché vengano abrogate tramite referendum popolari le odiose norme su pensioni e lavoro: la manomissione dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, l’articolo 8 del decreto legge della finanziaria del 2011, la “riforma” Fornero.
Su queste questioni che riguardano i diritti Costituzionali del lavoro, per la difesa e dignità delle lavoratrici e lavoratori, le forze tutte della sinistra devono rispondere a tutto campo e con chiarezza se vogliono rappresentare ancora la classe lavoratrice, assumendo coerentemente delle posizioni politiche decise, nette e di forte critica all’attuale governo, allineato a quello precedente, e alle forze politiche che lo sostengono, tra le quali il PD, che stanno distruggendo le conquiste sociali e storiche di civiltà del mondo del lavoro e non solo.
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