Archivio per dicembre 2012

Sul volantino di Lerici: contro il femminicidio, per il femminismo

Se ingrasso è colpa del barattolo di Nutella che mi sta davanti, non è colpa mia, se lo faccio fuori a cucchiaiate. Ovvio, la Nutella è dolce, cremosa: mi tenta; non ingrasso per la mia smoderata golosità di dolci, ma per l’azione tentatrice della crema di nocciole! Eh no, questo discorso non fila, non è logico: dovessi andare da un dietista a raccontare questa cosa, verrei sicuramente (e giustamente) preso in giro!

Il volantino recentemente affisso dal parroco di San Terenzo di Lerici, Piero Corsi, viaggia sullo stesso binario: «Le donne e il femminicidio. Facciano sana autocritica: quante volte provocano?». Non per essere a tutti i costi anticlericali, ma gli unici che devono fare autocritica sono gli stessi sacerdoti, che pensano e scrivono cose del genere, per questa ragione siamo così sicuri che la Chiesa (o almeno una parte della Chiesa) abbia seriamente fatto i conti con la “questione femminile”, oltre la Mulieris dignitatem di Giovanni Paolo II? Lasciamo in sospeso questa domanda e vediamo da dove il prete ligure ha preso spunto per il breve messaggio: la fonte è il sito ultrareazionario “Pontifex.org” un blog vicino alle posizioni della destra estrema, che non si risparmia attacchi violenti contro le donne, gli omosessuali, i laici e gli atei. Sono parecchi i post in cui viene odiosamente condannata la condizione moderna della donna, colpevole di abbandonare il focolare domestico e la cura della prole, per dedicarsi a professioni altrimenti destinate esclusivamente agli uomini.  Ad esempio, in un articolo di Giovanni Toffal, intitolato “Le donne facciano le donne”, si legge: “arrivò il sessantotto. Anarchici, rivoluzionari, figli dei fiori, libertini, sinistri, pagani, atei, agnostici e femministe, insinuarono che la donna poteva realizzarsi maggiormente uscendo di casa […] la classe politica invece di perdere tempo a parlare di quote rosa e baggianate analoghe, dovrebbe piuttosto impegnarsi a varare politiche famigliari che permettano alla donna di fare la madre e la moglie a tempo pieno senza costringerla ad andare a lavorare”. In un’intervista di Bruno Volpe ad Arduino Bertoldo, vescovo emerito di Foligno, si leggono alcune scioccanti dichiarazioni dell’alto prelato: “Se una donna cammina in modo particolarmente sensuale o provocatorio, qualche responsabilità nell’evento la ha e voglio dire che dal punto di vista teologico anche tentare è (è ndr) peccato. Dunque anche una donna che camminando o vestendosi in modo procace suscita reazioni eccessive o violente, pecca in tentazione”. Gettate queste premesse non è stato difficile giungere alla fonte del volantino incriminato: “Le donne e il femminicidio facciano sana autocritica, quanto volte provocano?”, il pezzo firmato dallo stesso Bruno Volpe si lascia andare a dichiarazioni pericolosamente misogine e ai limiti di ogni sopportazione. Per il blogger la colpa delle violenze sulle donne non dovrebbe essere attribuita nella maggior parte dei casi agli uomini, come fanno i media, ma alle donne stesse, vere macchine tentatrici (le donne – si legge nell’articolo – sempre più spesso provocano, cadono nell’arroganza, si credono autosufficienti e finiscono con esasperare le tensioni esistenti. Bambini abbandonati a loro stessi, case sporche, piatti in tavola freddi e da fast food, vestiti sudici e da portare in lavanderia, eccetera…).

Gli esempi possono essere infiniti, mi fermo per rispetto alla decenza e per rispetto alle donne. Questo piccolissimo saggio di grande letteratura giornalistica dimostra in modo lampante quale sia la considerazione della donna tuttora vigente presso le frange più estrema della Chiesa cattolica. Nella prospettiva orribilmente maschilista di quelle persone ogni movimento di emancipazione femminile è sinonimo di regresso sociale, in quanto pericolo estremo per la famiglia naturalmente costituita. Una donna non può lavorare e progredire nel suo lavoro, non può assumere posizioni di responsabilità sugli uomini, poiché dimenticherebbe i suoi obblighi di madre devota e sposa fedele. Irrita ancora di più la giustificazione insensata delle violenze sulle donne; un uomo ha tutto il diritto di stuprare se “tentato” dalla serva di Satana, anzi dopo l’atto violento deve pure rimanere impunito: non è colpa sua. La colpa è attribuire alla morale deviata delle donne moderne, che preferiscono uscire di casa, anziché rimanere sotto il tetto coniugale, per prendersi cura di marito e prole.

L’estremo male dell’occidente è la donna libera, ma chi avrà mai istillato nella mente della donna questa insubordinazione verso il focolare? I comunisti, ovviamente, il male dei mali, il male sommo! Una simile visione della società ci riporta indietro ai tempi del libro Cuore, anzi no a tempi della Caccia alle streghe! Per questa ragione è utile, soprattutto in un momento di grave crisi del lavoro, recuperare tutte quelle idee che hanno animato la lotta di emancipazione della donna, depurandole da ogni fanatismo, in modo da tutelare quell’uguaglianza tra i sessi, che è legalmente sancita dalla nostra Costituzione. Signori cari, nel rispetto delle credenze religiose dell’altro, bisogna rendersi conto che si sta chiudendo il 2012, non siamo più ai tempi di Pio X: i problemi sociali sono cambiati e così anche la mentalità con la quale ci si approccia ad essi. Si spera che i gestori di quel sito, dopo il mare di polemiche appena sorto, facciano marcia indietro, rispetto le posizione precedentemente prese: sarebbe un auspicabile segno di intelligente autocritica.

Annunci

Milano,cambiare si può

Cambiare si può, Milano: con intelligenza e senza arroganze.

di Anna Camposampiero, Vincenzo Vasciaveo, Nadia Rosa, Massimiliano Lio, Giancarlo Broglia
L’assemblea milanese di “Cambiare si può” è stato un importante appuntamento, partecipato con un dibattito ricco, che ha fatto proprio il principio della pari dignità, di singoli, di associazioni, di militanti di partito, di organizzazioni, tutti uniti nel raggiungimento dell’obiettivo. Una pratica questa naturale, di chi si riconosce simili e uguali nelle tante vertenze territoriali e nelle tante lotte, dove cittadinanza attiva e militanti di partito operano da anni senza differenze e primogeniture. Per questo l’assemblea è stata un successo di partecipazione e di totale assenza di polemiche pretestuose sul ruolo dei partiti. Se qualche sparuto intervento ha cercato di porlo questo è apparso estraneo alla grande maggioranza dei partecipanti.
Questo è ciò che noi abbiamo visto e vissuto, sia come componenti la presidenza che da compagni/e intervenuti portando il proprio contributo.

Stupisce quindi l’articolo di Guido Viale sul Manifesto, il quale legittimamente esprime una sua personalissima tesi, ma accostandola all’assemblea milanese generando un equivoco di fondo che per molti militanti di partito e non solo risulta insopportabile. La tesi secondo la quale, le oligarchie e gli apparati partitici “vetusti” e in cerca di “posti”, debbano con “garbo” fare un passo indietro, raccogliere le firme necessarie (senza gli apparati vetusti ciò è impossibile), ma poi perché portatori di “sconfitte” arrendersi alla “cittadinanza attiva”. L’errore di Viale e di molti intellettuali, non avvezzi forse a frequentare le tante vertenze territoriali (NO TEM, lotta agli inceneritori, difesa dell’occupazione, lotta ambientali, lotte antirazziste, difesa dei beni comuni), è quello di non prendere neanche in considerazione, che tra la “cittadinanza attiva” e i militanti di partito della sinistra (come molti interventi hanno sottolineato nell’assemblea) nei movimenti sociali non ci sono differenze, perché tutti lavorano per il raggiungimento dell’obiettivo. Tutti sono “cittadinanza attiva” e questa è l’unità e la pari dignità, che a Milano ha preso forma in “Cambiare si può”. Un “Cambiare si può” molto diverso da ciò che auspica Viale, che rispettiamo e apprezziamo ma con cui non concordiamo.
La nave di “cambiare si può” a Milano è partita bene e ha preso il largo. Nel mare tempestoso che ci aspetta al governo di questa nave, non ci devono essere primogeniture e arroganze, dei partiti certamente, ma anche degli “intellettuali” che se anche hanno avuto il merito di “lanciare” una proposta, oggi devono avere anch’essi l’umiltà di mettersi al servizio della nave, facendo tutti lo stesso lavoro, il mozzo, il marinaio e il cuoco, senza la presunzione di essere i soli al timone “essendo unti” dalla primogenitura.

milano_navigli

Treni & disagi

I ritardi e i disagi che in questi giorni hanno colpito il sistema ferroviario locale della Lombardia hanno focalizzato l’attenzione di giornali e telegiornali verso il mondo dei pendolari, che si spostano quotidianamente dalla provincia verso le grandi città. Ogni testata giornalistica ha mostrato le immagini di stazioni gremite dalla folla e treni stipati di persone, sicuramente saranno state registrate le (giuste) lamentele dei passeggeri nei confronti dei ferrovieri, spesso ignari e vittime loro stesse del caos formatosi. L’introduzione repentina di un nuovo software per la gestione dei turni del personale e dell’orario invernale, inoltre l’inaugurazione di una nuova linea (la Saronno, Seregno, Albairate) hanno bloccato la circolazione dei treni in gran parte della regione, causando danni e disagi notevoli per moltissimi lavoratori e studenti. Come se non bastasse, l’amministratore delegato di Trenord è stato messo agli arresti per la bancarotta della società Urban Screen (non andiamo fuori tema, a proposito questo articolo tratteggia molto chiaramente la figura dell’ex AD dell’azienda http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-12-11/biesuz-trenord-arrestato-bancarotta-204815.shtml?uuid=Ab60OBBH)… Proprio il nove di dicembre è entrato in vigore per i lavoratori di Trenord un nuovo contratto, non debitamente discusso: ai ferrovieri viene chiesto di lavorare di più e “con minor riposo”, poi ci si stupisce se il servizio è di giorno in giorno più scadente!

Legambiente ha denunciato il fatto, i comitati dei pendolari si stanno organizzando per una class action, per chiedere i danni causati dall’azienda la scorsa settimana, nei social network sempre più utenti hanno aperto gruppi di discussione per protestare contro i disagi. Ma l’amministrazione regionale cosa ha fatto durante questa settimana? Formigoni ha detto semplicemente che i pendolari dovranno essere risarciti, ma poi è stato fatto qualcosa? E l’assessore ai traporti Cattaneo?

Intanto, i pendolari di Senago, che utilizzano la stazione di Bollate Nord, avranno ulteriori disagi per la decisione dell’Amministrazione di Bollate di istituire nei pressi della stazione un parcheggio a pagamento. Chi viaggia verso Milano sa che è impossibile trovare un posto per l’auto dopo le otto-otto e mezza del mattino e sa anche che il servizio bus non è adeguato alle esigenze dei viaggiatori e comporterebbe un ulteriore spesa per l’acquisto di un abbonamento. L’assessore Zoani si è mosso incontrando il suo collega bollatese, cercando di concordare delle agevolazioni per i cittadini di Senago, ma pare proprio che la decisione di far cassa con i soldi dei pendolari sia ineluttabile. I costi degli abbonamenti ferroviari sono aumentati considerevolmente nel giro di pochi anni, aggiungere anche i costi di un abbonamento al parcheggio o al pullman può costituire per le famiglie una spesa non indifferente. Senago, per quanto riguarda i trasporti per Milano è molto sfortunata: la stazione di Bollate Nord, utilizzata da una gran parte dei cittadini, non ha un collegamento ciclabile e pedonale diretto, non ci sono luoghi custoditi per lasciare la bicicletta, come già detto i parcheggi sono pochi e probabilmente saranno a pagamento. Il collegamento tranviario da Castelletto è comodo per l’interscambio con la fermata Comasina della Linea 3, ma risulta essere inadatto ad elevati flussi di cittadini. Cosa si può fare? In un primo momento continuare ad opporsi alle decisioni ingiuste dell’Amministrazione comunale di Bollate, reclamando i diritti dei cittadini senaghesi, privi di un collegamento ferroviario veloce con il capoluogo. In un secondo momento, oltre alle velostazioni e ai percorsi comunali, occorrerebbe promuovere iniziative di car sharing, in modo da alleggerire notevolmente il traffico attorno alle stazioni. A questo proposito attendiamo dall’Amministrazione di Senago ulteriori risposte ad un problema di molti cittadini.

Santo subito

Il beato Monti diventa santosanto subito

È vero, i tagli del governo tecnico producono infine i danni che ci fanno greci, ma questo è vietato raccontarlo. Non si deve sapere. Siamo al punto che a Napoli da giorni si gela, ma a scuola non c’è riscaldamento. Fai fatica a dirlo perché lo sai, non ci vuole molto ad avviare l’inaccettabile scaricabarile: «E i genitori non protestano? Magari gli insegnanti sono contenti»! E tu prova a dire che quelli gelano con gli alunni. «È il sindaco-Masaniello, sono i soliti napoletani!»

Il governo no. Il governo non c’entra.

Ciò che più colpisce è che la brutta faccenda passa sotto silenzio. La stampa, sempre pronta a lottare contro i bavagli, s’è zittita da sola, fa da “filtro” e il santino di Monti, costruito apposta per abbagliarci, continua a brillare. C’è un dire e non dire che fa paura. Si ammette e si sopporta, perché, divisi in due squadre per vent’anni, tutto ciò che ci resta è tornare a tifare. E si sa, al tifoso non importa nulla di come hai giocato. Conta che vinci. Il meccanismo è semplice e collaudato.
È vero, si dice, in tredici mesi la disoccupazione è cresciuta e ai giovani s’è negata la speranza. Prima, però… E si tace. Altro non serve e ci si capisce. Prima, “quando c’era lui, all’estero ci prendevano in giro! Come se oggi ci portassero ad esempio.
È verissimo, in pensione si va ormai dopo morti e chi sopravvive alla Fornero farà i conti con la fame. È stata una manna dal cielo per gli assicuratori. Sì, però prima… E per quel prima che avremmo voluto, ora accettiamo il poi che ipoteca il futuro quanto e più del passato.
D’accordo, sì, con gli esodati l’errore è stato veramente tragico e sarebbe stupido negarlo, qualcuno s’è ammazzato… È vero, sì, lavoro non ce n’è e di tutto si sentiva il bisogno, tranne che d’un legge per licenziare… Certo che è vero, s’erano promesse due regole fisse, il rigore e l’equità, poi, strada facendo, il rigore è diventato macelleria sociale, l’equità è sparita, i ricchi hanno scialato e i poveri hanno pagato. Sì, però prima…
Non c’è dubbio, è così: la violenza delle forze dell’ordine ha toccato punte cilene e in piazza non c’è stato un giorno senza manganellate, lacrimogeni e onesti cittadini trattati come malfattori. Ed è vero, sì, in tredici mesi la scuola è stata rasa al suolo e nessuno ha trovato la cosa contraria ai principi della Costituzione. Le scuole dei preti hanno fatto fortuna e quelle statali sono ridotte in miseria. Per un mistero glorioso, Gelmini, travestita da professore universitario, s’è fatta una e trina e ha potuto governare la scuola passando per Profumo, Rossi Doria e la dott.ssa Ugolini. Il Paese, confuso, ha taciuto e non s’è scosso nemmeno quando Napolitano, sorpreso a telefono con un inquisito, ha denunciato i giudici per lesa maestà.
Abbiamo ministri indagati per frode fiscale e sottosegretari rinviati a giudizio per truffa, ma ci siamo detti che però prima… In quanto ai giornali e alle televisioni, c’è mancato solo che il Papa rivendicasse il suo diritto a nominare i santi. Tutto il governo Monti, persino un sospetto ateo come Polillo, è stato levato alla gloria degli altari.
È vero, sì, per tredici mesi non s’è parlato di Berlusconi e dei suoi processi, non s’è avuta notizia di escort, scandali e malgoverno. Era un pilastro del paradiso e bisognava tacere. Ci siamo raccontati di un male necessario per una colpa da espiare: con mille euro al mese, vivevamo sopra le righe e lo sapevamo. Napolitano, Bersani, Casini e Fini sono serviti: non s’è votato quando Berlusconi era davvero finito e si sarebbe potuto ripulire il Paese e questo è il risultato. Si è mentito e si continua a mentire: Berlusconi era d’un tratto diventato uno statista, tutto prudenza, saggezza e senso di responsabilità e i tecnici, che hanno saputo solo scodinzolare ai mercati, son diventati d’un tratto comunisti, pronti a far pagare la crisi a chi l’ha prodotta: un ceffone mai visto è pronto per gli evasori, si farà guerra a mafia e corruzione e via di corsa con la patrimoniale. I fatti, però, parlano chiaro: uniti e concordi, Berlusconi e Monti hanno consentito le spese più inutili e vergognose, ci hanno addossato i miliardi per lo sporco affare Tav, per gli F-35 e per le banche degli usurai.
Per tredici mesi è stato il trionfo del buongoverno. Ora che il Paese affonda e il dubbio si fa strada nelle menti ottenebrate, ora che un accenno di polo delle sinistre si va costituendo, ecco il colpo di teatro: c’è il diavolo che torna. E fa paura. Come un gregge impaurito dal lupo che minaccia, ci gettiamo imploranti davanti all’altare dei nuovi santi. Va bene tutto e ci facciano a pezzi governi di brava gente e di incorrotti professori. Sulla stampa torna il baccanale: Ruby è sparita ma ricompare, i fari si accendono sui tribunali, non c’è scandalo su cui non si torni. Avremo tre mesi di fuoco incrociato: da un lato l’inferno, che però sosteneva il paradiso, dall’altro l’incontaminata purezza tecnica affiancata da tutto il nuovo della politica: Casini, Bersani, Vendola e Napolitano. Accadrà di tutto e sembreremo persino liberi: voteremo. Poi ci risveglieremo. La prima immagine che vedremo sarà di una chiarezza olimpica: Monti, beato e santo, nella gloria degli angeli Fornero, Profumo, Catricalà e Polillo e un governo di larghe intese. Forse allora qualcuno si ricorderà che San Polillo, quando era solo beato di mestiere, faceva il consulente economico del gruppo parlamentare del Popolo della Libertà…

15/12/2012 14:18 | POLITICAITALIA | Fonte: il manifesto | Autore: Giuseppe Aragno (Da Controlacrisi.org)

Primarie Regione Lombardia, scegli Andrea Di Stefano

vai al suo sito

distefano

Dove si vota

A SENAGO si vota presso la sede di partito del circolo PD in via Garibaldi, 33.

Come si vota

Si vota dalle ore 8.00 alle ore 20.00 di sabato 15 dicembre 2012. Occorre portare con sé la carta di identità e la tessera elettorale (per chi ne è in possesso). Chi non potesse raggiungere il proprio seggio potrà chiedere ai coordinamenti provinciali di votare fuori sede entro le ore 20 di giovedì 13 dicembre.

La partecipazione alle Primarie del Patto Civico è aperta a tutte le cittadine e i cittadini italiani residenti in Lombardia, in possesso dei requisiti previsti dalla legge; alle cittadine e ai cittadini dell’Unione Europea residenti in Lombardia; alle cittadine e ai cittadini di altri Paesi, residenti in Lombardia e in possesso di regolare permesso di soggiorno e carta d’identità; ai giovani residenti in Lombardia che abbiano compiuto i 16 anni entro il 15 dicembre 2012. Gli elettori dovranno versare un contributo alle spese organizzative di almeno 1 euro e fornire i propri dati anagrafici.

Non è possibile il voto all’estero e fuori da regione Lombardia.

Ancora e sempre NO alle VASCHE di LAMINAZIONE

121120_ManifVasche_06b

…perché la verità è più forte di qualsiasi cosa, più luminosa del giorno, più terribile di un uragano…

 Di notte la prigione spandeva intorno una grande luce e il tiranno nel suo palazzo faceva tirare tutte le tende per non vederla, ma non riusciva ugualmente a dormire.

Giacomo di cristallo, anche in catene, era più forte di lui, perché la verità è più forte di qualsiasi cosa, più luminosa del giorno, più terribile di un uragano.

 

Da Gianni Rodari, Favole al telefono.

In questo clima di apocalisse annunciata, di post montismo, di caos ferroviario, come non si può, almeno per un istante, non portare la memoria a quella piazza del centro, che vede passare ogni giorno migliaia di studenti, turisti e uomini di affari? Tralasciando un momento l’emozione della data palindroma 12-12-’12, sarà forse bene non scordarsi della bomba che scoppiò quel pomeriggio di quarantatré anni fa nella filiale di piazza Fontana della Banca dell’Agricoltura. E ovviamente non possiamo nemmeno permetterci che discolorino nella nostra mente tutte le mancanze, gli errori, i crimini, che seguirono l’attentato, perché le ferite provocate dall’esplosivo sono ancora aperte, perché la verità sull’accaduto non è un bene comune.  È triste constatare in occasione degli anniversari delle Stragi, che la “verità” sui fatti è un lusso non destinato alla moltitudine dei cittadini. Il mistero che ammanta i volti degli stragisti, dei mandati italiani o stranieri, non è nemmeno minimamente degno di un paese civile, di un paese che si è formato dopo aver sconfitto quelle stesse persone che hanno piazzato la bomba a Piazza Fontana! Di questa vicenda noi possediamo  soltanto una verità frammentaria, incerta e traballante; dobbiamo costantemente mettere assieme i pochi tasselli che abbiamo in mano, sperando di poter dare la giusta ricompensa alle vittime e ai loro familiari.

Spesso lavorare sulle Stragi significa affidarsi a prove indiziarie, percorrere strade sbarrate, sia dalla negligenza, sia dalla malcelata volontà di insabbiare. Magari c’è la speranza di ritrovare in un qualche ufficio un armadio goffamente nascosto, ma forse sarà troppo tardi per poter vedere i volti dei bombaroli  davanti ad una  tribunale!

Viste queste cose non si può non dire che l’Italia abbia fatto completamente i conti con il fascismo, dalle stragi di Stato, agli eccidi nazifascisti riscontriamo la totale inadeguatezza delle minime azioni giudiziarie intentate contro quei fatti.  Gli “scheletri nei nostri armadi” non sono stati rimossi, il cancro della violenza e della sopraffazione intacca ancora i gangli vitali del nostro paese. Certamente una sentenza non ripara i danni intimi provocati da una bomba, ma ridarebbe al popolo quella consapevolezza della sua sovranità, che non lo farebbe suddito delle decisioni  violente di persone nascoste sotto la maschera di moderati e democratici.

Ma cosa si può fare in questo momento, mi si scusi la domanda retorica?

L’unica cosa in nostro possesso è il ricordo: non a caso tante parole di questo mio breve intervento si rifanno all’ambito della memoria! La memoria  e quelle piccole scintille di verità che possediamo sono armi potentissime (più potenti delle bombe!), capaci di far vivere chi è stato deliberatamente e ingiustamente ucciso!

LO SPREAD

Investimentiinvestirelordiistat300x300

11.12.2012 – Lo spread ha già vinto le elezioni

di Giorgio Cremaschi

Il ruolo dello spread nelle prossime elezioni come in tutto ciò che resta della nostra democrazia è potentemente riemerso. Lo aveva già annunciato Giorgio Napolitano dichiarando di attendere i mercati. Gli hanno fatto eco i mass media e gli attori, da Fiorello a Littizzetto. Così lunedì mattina le banche e i fondi, soprattutto quelli italiani , hanno unito l’utile con il dilettevole. Hanno venduto titoli di stato che avevano acquistato a prezzo più basso realizzando un discreto utile. E hanno fatto risalire lo spread chiarendo a tutti coloro che si candidano alle elezioni chi comanda davvero.

Berlusconi e ‘ stato solo un utile idiota di questa operazione di regime. Tutti in Italia sanno che non solo non ha alcuna possibilità di vincere, ma che il suo ritorno in campo e’ il segno di una crisi della destra e dei suoi penosi gruppi dirigenti che è destinata durare. Quel vero politico cinico e spregiudicato quale è Mario Monti, ha usato la disperazione del populista di Arcore per mettere sull’avviso tutti e in primo luogo Bersani ed il centro sinistra.

Io sono lo spread, ha fatto sapere il nuovo Re Sole, la politica italiana deve inchinarsi a me e alla mia agenda, il modo si vedrà.

Subito il can can di regime si è scatenato.

Il problema non è solo Berlusconi, ma anche l’ inaffidabilità del centro sinistra che ha al proprio interno chi, udite udite, osa mettere in dubbio qualche parte dell’operato del governo. I telegiornali si sono diffusi nell’intervistare i nuovi leader della indignazione civile, i broker della Borsa, trovando pensosa conferma di queste preoccupazioni. A cui il centro sinistra ha risposto o con balbetti, o con la fiera affermazione di Bersani sul Wall Street Journal: noi siamo con Monti, che non ha bisogno di candidarsi perché manterremo tutti i suoi impegni e magari lo faremo Presidente della Repubblica.

Così lo spread ha già vinto le elezioni prima dello scioglimento delle Camere. Chi oserà più, stando al governo, non dico mettere in discussione il fiscal compact o il pareggio di bilancio, ma la controriforma delle pensioni e del lavoro o l’Imu? Ma andiamo, sappiamo tutti che a questo punto le elezioni diventano soprattutto una bolla mediatica di chiacchiere nelle quali diventa difficile anche promettere, e per questo tornerà in scena il vecchio spettacolo di berlusconiani e anti berlusconiani.

Se si volesse fare diversamente si dovrebbe avere il coraggio di sfidare apertamente lo spread e di predisporre misure atte a neutralizzarne i contraccolpi. Così come, se si mettono le tasse ai ricchi ci si deve preparare alla loro fuga all’estero e agire di conseguenza, così se si vuole fare qualcosa di diverso da Monti bisogna dare per scontata la vendetta dello spread e attrezzarsi contro la speculazione e la finanza. Altrimenti è quest’ultima che governa, con Monti.

Non è lo stanchissimo populismo di Berlusconi a farmi paura, ma quello dello spread, la lotta di classe dall’alto del grande capitale che fa appello al popolo per difendere il governo delle banche. Il palazzo politico e lo stesso Vaticano si sono già prostrati. E non credo che Grillo possa rappresentare una reale alternativa, per la semplice ragione che i voti li prende contro i ladri di galline della casta politica e non contro i signori dello spread.

La sinistra alternativa si sta precipitosamente e disperatamente organizzando, ma non so se c’è il tempo per superare anni di ritardi nelle scelte e nei programmi. Così siamo politicamente molto più indietro della Spagna o della Grecia, ma come la Grecia andremo a votare sotto la dittatura dello spread.

L’unico vantaggio che abbiamo è che queste elezioni già segnate sono vicine e passeranno presto. Poi ci sarà la lotta contro il potere dei signori dello spread che dovremo organizzare, e che sarà sempre più forte man mano che l’avanzare della crisi di quel potere mostrerà l’inutile ferocia.

Per definire una agenda politica ed economica alternativa a quella che ci domina, noi che abbiamo organizzato il primo No monti Day e che già sappiamo ce ne vorranno altri ci incontriamo a Roma il 15 dicembre.

gcremaschi.r28@gmail.com

 

Primarie Regione Lombardia: Andrea Di Stefano

adstef_2

Dove è l’uscita? Cambiare si può !

Non va cambiato solo Monti. È fallita la sua politica!

monti9

Un anno dopo, stessi attori, stessa regia… Questa volta però la freccia indica l’uscita. L’avventura governativa di Mario Monti si sta per concludere.

Ieri, sabato 8 dicembre, l’annuncio delle dimissioni, “a condizione che venga approvata la legge di Stabilità..”. Alla furbesca manovra di Berlusconi ecco arrivare l’inaspettata risposta del “bocconiano di ferro”. Un gioco sporco non poteva che finire nello stesso modo in cui era iniziato. Non si illudano però lor signori, nessuno è fesso! Questa volta non cadremo nella trappola, e finché avremo voce “spiegheremo” agli italiani le vere ragioni di questa “storia infinita”.

Non utilizzeremo le colpe di Berlusconi per fare il gioco di tutti (e son tanti!) i partiti del “Palazzo” che in realtà hanno accolto la sua mossa quasi fosse la manna caduta dal cielo… Quello che ci interessa è invece far capire che il punto centrale dal quale è necessario non allontanarsi, è rappresentato dal fallimento totale delle politiche portate avanti da questo governo. Ma ritorniamo alle (imminenti) dimissioni di Monti… C’è davvero qualcuno che crede al fatto che lo stesso Premier abbia “offerto” la sua testa a Napolitano solo per la sfiducia venutagli dal PDL? Suvvia, non siamo poi così ingenui… Lo stesso Monti ha fatto i suoi conti, non tardando a capire la situazione che per due validissime ragioni lo avrebbe poi portato a questa scelta: da ora in poi il suo lavoro sarebbe stato molto meno “libero” di quanto non lo fosse stato finora. Gli stessi partiti che gli hanno giurato “fedeltà fino alla morte” sono infatti da tempo in campagna elettorale e non avrebbero potuto ingoiare tutto così come hanno sempre fatto e come Lui avrebbe ancora voluto; specialmente il PD, che non vuol rimanere imprigionato nell’avventura montiana per poi pagarne le conseguenze a livello elettorale. L’altra ragione importante (per Monti) è rappresentata dal fatto che, dimettendosi, non avrebbe compromesso di fronte agli occhi dell’opinione pubblica, quell’immagine di “salvatore della patria” che molti a suo tempo gli hanno costruito attorno, salvo poi rilanciarla nella prossima legislatura in modo da conquistarsi un posto “al sole”. Se guardiamo bene, Berlusconi, pur resuscitando e recuperando buona parte (forse..) del PDL, non ha messo in conto quello che poteva tramutarsi in un vero e proprio assist per i suoi ex “compagni di merende”. I ben informati non tacciono a questo proposito riguardo ad una vera e propria strategia d’uscita concordata tra i maggiori “azionisti” di questo governo, Monti, Bersani e Casini. Ma quale atto di responsabilità o atto di dignità?! Smettiamo di celebrare qualcosa che porta con sé un significato ben diverso. Siamo di fronte alla sconfitta di un ampio arco di forze politiche (parlamentari!) che hanno permesso e sostenuto un governo che dopo un anno di “lavoro” lascia in eredità al Nostro paese una disoccupazione che è aumentata dal 8,5% al 10,8%; l’inflazione che dal 2,7% è passata al 3,6%; la voce “consumi” dal 0,1% al -3,2% ed infine il PIL, dal +0,4% è scattato al -2,4%. Il tutto mentre il debito pubblico è salito al 124% del PIL! Altro che salvatore della patria! Berlusconi in qualità di precursore di queste politiche non è neppure menzionabile, ma degli altri cosa dovremo dire? …E ora dovremo cadere nel solito giochetto de “l’è tutta colpa del Berlusca”?? I numeri parlano chiaro; così come la macelleria sociale portata avanti con le riforme del lavoro e delle pensioni (per non allungare la lista delle altre nefandezze!). Ci chiediamo dove fossero i partiti che una volta erano all’opposizione, mentre Monti e il suo governo massacrava il Paese a suon di colpi di fiducia e di decreti legge(?)… Malgrado questo, si vuol dare al governo Monti l’opportunità di uscire “dignitosamente”, in modo tale da renderlo giustificabile e vittima di mosse politiche avverse, quando in realtà, la sua caduta, camuffata da “dimissioni”, altro non è se non una palese perdita di credibilità che ha poi indirettamente dato l’opportunità ai suoi stessi sostenitori di “consigliarlo” alla resa. Ma che bella idea! Con quale legge elettorale si andrà a votare sembra non interessare più a nessuno. Sembra… anche se così in realtà non è! Il “porcellum”, adesso che le “quotazioni” di certi partiti sono in rialzo, non è più oggetto di attenzione. La cabina di regia sarà ancora affidata a Re Giorgio? Se così fosse, abbiamo già visto i risultati quali potrebbero essere, e non ci sorprenderemo in qualunque dei casi.
Al contrario mai come oggi è necessaria una vera alternativa. Cambiare si può!

09/12/2012 11:21 | POLITICAITALIA | Autore: Franco Frediani (Da controlacrisi.org)

Rifondazione c’è!

Inserisci il tuo indirizzo e-mail per iscriverti a questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi per e-mail.

Segui assieme ad altri 8.116 follower

Luca Mercalli: PREPARIAMOCI

Calendario delle pubblicazioni

dicembre: 2012
L M M G V S D
« Nov   Gen »
 12
3456789
10111213141516
17181920212223
24252627282930
31  
Annunci